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Squadra Verde e squadra Rossa: cosa ci aspetta nel prossimo futuro?


GioCo
Noble Member
Registrato: 14 anni fa
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Oggi siamo alle finali: da una parte del campo la squadra Verde, maggioritaria, aggressiva e sicura del proprio obbiettivo (la vittoria finale) dall'altra la squadra rossa, minoritaria, piena di dubbi, spaventata e senza strategie chiare. La regola del @GioCo è molto semplice: la squadra verde può aggredire come e quanto vuole, sarà sempre un aggressione valida, la squadra rossa non può reagire, perché sarà sempre una reazione inaccettabile. Il fischio di avvio è risuonato forte... solo che nessuno era ancora pronto a giocare e in campo si è scatenato il caos.

La politica divisiva dello scaricabarile di una società governata dai pavidi, serve a instaurare una nuova normalità: quale?

Nelle mie visioni, quelle che il demone poi mi impone di svelare a piccoli passi, è qualcosa già in essere da molti anni, ma che nessuno (al solito) nota.

Come sempre, ricordo che non ho la verità, non la "vendo" e non la cerco, tutto ciò che faccio è applicare un metodo e se devo dirla tutta, a me non interessa il risultato, quello è un modo surrettizio per verificare la validità del metodo che poi è l'unico vero obbiettivo che mi interessa veicolare.

Il primo passo del metodo, che mette al centro l'emozione (=l'emozione comanda sempre, è uno dei miei tormentoni) è creare un quadro coerente il più allargato possibile, cioé capace di includere quanto accade ed è osservabile in ogni aspetto, rispettando il principio di non contraddizione. Quello che ne viene fuori è tutto, tranne ciò che possiamo accettare come reale o più spesso ancora che vogliamo o desideriamo. Tuttavia il quadro non ci dice niente circa la verità, quella è un obbiettivo certamente, ma ci dice molto sul punto di partenza (stabile) per arrivare alla verità, sul "trampolino di lancio" (=mezzo) che ci può facilitare il compito. Certo, anche usando il rasoio di Occam però si possono ottenere quadri molto lontani da quelli che siamo disposti ad accettare o che ci aspettavamo ed anzi, proprio cercando le soluzioni più semplici e banali ad ogni passo in cui risolvo le incoerenze, si arriva all'inaccettabile che è nell'insieme, nel complesso del quadro, non nel singolo aspetto.

Putroppo a limitare questo compito già abbastanza oneroso c'è un processo proprio della Mente che mente, sempre attivo (anche adesso che stai leggendo) a cui ho dato il nome "mutua esclusione". Questo processo è responsabile del governo dell'attenzione che non è "muscolare" ma è dato per sottrazione (ciò che resta di ciò che nego e ciò su cui va l'attenzione). Per cui è centrale, al fine di arrivare al governo emotivo. Ne consegue che per capire cosa sono e come funzionano le emozioni bisogna passare per le forche caudine dell'indirezione e dalla controintuitività che forniscono l'aspetto caotico e quindi irrazionale (dal punto di vista della disamina di una Mente che mente) tipico delle emozioni. Aspetto che è tale solo se applichiamo in modo intuitivo e diretto la logica aristotelica (=sillogismo) per cercare di spiegare il rapporto tra emozione e comportamento. Questo perché in mezzo c'è qualcosa (=la mutua esclusione) che altera il rapporto tra A e C: un mediatore "strano". Tuttavia, se considero il mediatore osservo che la razionalità intriseca dell'emozione è ferrea e inizio a fare previsioni corrette circa il comportamento. Certo, la sfera di cristallo non ce l'ha nessuno e il comportamento non è dettato esclusivamente dalla volontà umana, emotiva o meno. C'è una ridda di imprevisti che si inseriscono e che possono deviare in qualsiasi momento il risultato ottenuto da quello atteso. Ma ciò nonostante il metodo regge ed è questo che conta.

Considerare il mediatore significa allenare l'attenzione portandola dove normalmente non finisce. Qui torniamo finalmente all'oggetto e termino il preambolo.

Un aspetto che su cui abbiamo prestato fin'ora poca o nessuna attenzione è quello dei centri di raccolta degli immigrati i cosiddetti CPR. Ce ne sono anche a Bergamo, come (prendo a caso) La Fenice (coop) o Casa Amadei (Caritas) ed altre che potranno essere facilmente recuperate da una ricerca in internet.  Bergamo ricordo che è stato l'epicentro della epidemia nel suo momento più intenso, ma non ha interessato questioni facilmente identificabili come "pericolose" (per evidenti problemi di distanziamento, disinfezione e quant'altro) ma le RSA dove di fatto il contagio è avvenuto tra ospiti e personale addetto. Successivamente la colpa non è mai ricaduta sull'immigrato ma sempre e solo selettivamente sui cittadini.

Insieme a questi c'è un altro aspetto poco indagato, su cui l'attenzione sfugge: l'economia dell'immigrazione che ha cifre importanti ma sommerse. In particolare mi riferisco a tutti i negozi e negozietti "etnici" che partono dalla distribuzione esterna a quella dei supermercati e che è quella dei mercati rionali, poi ai mestieri artigiani, come l'idraulico e l'elettricista e al comparto della manodopera agricola, dove tutto ciò configura di fatto una realtà parallela.

Essa convive con la nostra, ma ci sono interi settori della società nostrana che non vi entrano praticamente mai in contatto anche se ce l'hanno in ogni ambito accanto, gomito a gomito. Diciamo che sono realtà "autoignoranti", nel senso duplice del termine "ignorare", in quanto attivamente voluto e passivamente vissuto. L'una "sa" perfettamente dell'esistenza dell'altra e non mancano i punti di contatto (=le traversine) ma come con altre realtà del passato (per esempio i senza tetto) l'una "pensa se stessa" come "naturalmente" inconciliabile con l'altra. Allora capitano cose anche curiose, come la nonna da sola in casa con la badante rumena che finisce per attaccarsi di più alla stessa che al resto della famiglia, nonostante la realtà della rumena non ci azzecchi nulla con quella dell'anziana, magari vissuta tutta la vita a casa sua e con mentalità irrigidite dai limiti culturali, con tutto ciò che questo comporta.

Ora, questa "divergenza" atta a creare surrettiziamente un nuovo mondo parallelo è in atto anche all'interno nella società italiana, in quanto le politiche mirate per spaccare la stessa, stanno cercando attivamente di promuovere esattamente una nuova realtà parallela di nicchia come quella dell'immigrazione.

Se il popolo degli adeguati al caos dei provvedimenti privi di ogni senso se non quello emotivo si avvia a diventare "cittadino-modello", cioè cavia perenne per questo e i prossimi esperimenti che di fatto saranno al centro della nuova economia e in cambio avranno garantito vitto e alloggio anche gratis (tanto pagano già con la salute) tutti gli altri costituiranno altre economie, basati su altri patti, ma sommersi. Non in vista. Paralleli e conviventi.

E' evidentissimo che i luoghi riservati alle cavie non potranno essere gli stessi degli altri e che le cavie vanno fin da subito "tutelate" dagli altri. Ed è evidentissimo che la preoccupazione di chi sta governando il processo di separazione è che nei recinti delle cavie ci arrivino abbastanza individui, per costruire l'economia su nuova base, su un altro patto sociale con il potere costituito. E' altresì evidentissimo che non potranno essere tutti, questo è stato già messo in conto. Allora sarà necessario creare una riserva, dove siano comunque trattenuti in altri recinti "i selvaggi", cioé quelli che non aderiscono al nuovo patto sociale per infiniti motivi diversi. Come d'altronde le nuove cavie aderiranno al nuovo patto sociale per altrettanti infiniti motivi diversi.

Ciò che conta è la separazione, che avvenga con la brutalità e la repressione o con una transizione morbida, questo andrà attribuito alla bontà residua di chi ha il timone e dirige la barca.

Allora qual'è questo "mondo parallelo" non allineato, chi imbriglia il nuovo recinto della dissidenza, qual'è il patto sociale con cui questa "gente selvaggia" vorrà procedere? Dipenderà da tante cose, dai numeri certamente e quindi dalla forza con cui si potrà gestire sul tavolo delle mediazioni le reciproche esigenze, tra potere e "selvaggi". Chiaro che il potere cercherà in tutti i modi di far arrivare al tavolo delle trattative una componente avversaria il più debole possibile.

Una delle poche certezze in tutto questo, circa quanto ci attende, è che non si potrà eludere a lungo il potere, bisognerà per forza scendere a patti.

Quello che è meno evidente è che a governare tutti questi processi socio-economici e geopolitici, non è nient'altro che l'emozione, che rende chiaramente ferreo ogni epilogo. O no?


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