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Commenti dall'Inferno: Criptovalute

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GioCo
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Da poco è uscito un ottimo contributo di Roberto Quaglia su Pandora TV che ci illustra con buona sintesi e anche ottima analisi, come il mondo delle criptovalute stia lentamente passando dagli investimenti speculativi a quelli dell'economia produttiva e cita a quel propostito la cosidetta "blockchain" (per approfondimenti che consiglio caldamente, suggerisco questo esaustivo articolo QUI).

Un esempio concreto di blockchain e il famoso protocollo "peer to peer" (di cui un applicazione pratica è BitTorrent) che per anni abbiamo usato per il file sharing, cioè la condivisione di materiale elettronico su internet, ma in effetti non si tratta di qualcosa di concreto quanto di un paradigma di intenti, cioè un ideologia o "manifesto politico", raccolto in quattro concetti chiave: decentralizzazione, trasparenza, sicurezza e immutabilità.
In effetti questi quattro concetti sembrano ritagliati su misura per la rivoluzione digitale economica in corso d'opera. Ma è così?

Dato che vi parlo dall'Inferno, potreste già trarre le vostre conclusioni, ma non così in fretta. Abbiate pazienza e lasciate che vi spieghi qualcosina che forse vi siete persi ...

Pero, prima di cominciare voglio ricordare uno dei meccanismi chiave della schematica cognitiva (che in altri consessi è chiamata "paradigma", oggi trattato più nel linguaggio e nell'ambito delle scienze esatte che non per l'attività cognitiva umana o la comunicazione non linguistica) a cui ho dato il nome di mutua esclusione.

La mutua esclusione ha un enorme peso nel caso del blockchain, per esempio quando associato al valore (lasciando perdere per un attimo l'aspetto speculativo). Per esempio (ma solo a titolo di esempio) possiamo citare il darkweb associato (ma guarda che caso) esclusivamente alle criptovalute. Nel senso che installando un browser per navigare il darkweb puoi comprare tutto (senza limiti) in modo anonimo, con criptovaluta e in modo "sicuro", cioè "siccome non tracciabile è sicuro che ci puoi fare qualsiasi acquisto spregevole".

Un esempio cretino, tanto per capirci: improvvisamente la Corea del Nord mostra di possedere armi nucleari prodotte in casa, quando l'Iran pare ancora aspettare l'assenso della comunità internazionale per lo sfruttamento del nucleare ad uso civile. Lasciando ancora per un attimo da parte le conoscienze necessarie, dove hanno preso i materiali se sono sotto embargo? Faccio notare che un privato su suolo NATO può trovarsi in casa le forze speciali (operative già dal 2012) anche solo in caso di sospetto acquisto di oggetti comuni sfruttabili per perparare un attentato, figuriamoci se dovessi acquistare dell'uranio arricchito o propellente per missili balistici.

Tra l'altro sappiamo dalle rivelazioni (ad esempio di Snowden) quando sia efficiente la macchina bellica digitale americana. Però sappiamo anche che la Corea del Nord aveva una connessione garantita dalla Cina e adesso ne ha un altra garantita dalla Russia, e sappiamo che ha investito in criptovalute ... per comperare cosa? E' evidente che l'America per l'ennesima volta ha contato su un giocattolo tecnofrenico che gli è sfuggito di mano (il darkweb) e adesso può solo prendersela con se stessa, ma hei, sapete che c'è all'orizzonte? La militarizzazione della rete cellulare ...

A questo proposito saltano alla mente gli acquisti civili di armi esclusivamente militari su suolo americano, alla base di stragi che si rinnovano ogni anno, assieme alla polemica sulla libera circolazione delle suddette armi: ma com'è che se prendi un ferro da stiro, un trapano elettico e qualcos'altro che componga la scatola giocattolo del piccolo terrorista arriva la SWAT per verificare che non ci fai niente di pericoloso, poi però abbiamo il "maniaco solitario" armato meglio di Schwarzy in "Commando" liberamente in circolazione che fa sfracelli e "nessuno nota niente"? Una parola: darkweb, il vero figlio del blockchain. Cioè il motivo per cui esiste una cosa chiamata blockchain.

Quindi vediamo che prima dei concetti affascinanti che promettono il paradiso economico dell'ideale tecnofrenico, c'è qualcosa di oscuro di cui non si parla, perchè il darkweb è la chiave per capire l'esatto significato di arpanet, cioè la sua nascita e la sua diffusione strutturale così prepotente da soppiantare i pochi anni la rete radiotelevisiva per grazia della tecnologia cellulare.

Adesso quindi cerchiamo di capire bene di cosa stiamo parlando, perchè anche se il quadro inizia ad essere più completo sappiate che è peggio, infinitamente peggio di così.

Per capire perchè dobbiamo smarcare subito due punti cruciali: com'è possibile anche solo credere esista quest'incubo e perché non ce ne siamo accorti prima, data l'evidenza e la portata.

La faccio breve e rispondo in modo caustico: ci si può credere perché ci viviamo dentro ed è un incubo sostenuto non solo e non tanto dall'ignoranza ma dalla cupidigia, che non è quella dei ricchi ma quella propria della fede per la ricchezza. Cioè la fede cieca che la ricchezza materiale privata ordolibersita (di una casa, di una macchina ma anche di un cellulare) sia una soluzione ai problemi del passato e del futuro. Non ce ne siamo accorti prima perchè abbiamo accettato il pensiero unico in economia, cioè il modello competitivo del mercato che si regola da solo "magicamente", esattamente come un illusionista fa apparire tutte le cose (o il denaro) che vuole dal nulla, noi abbiamo accettato che gli oggetti meravigliosi comparissero del nulla e sparissero nel nulla (della pattumiera). Per questo e solo per questo la struttura economica dominante che abita nei nostri cervelli per fede è per una crescita illimitata in un pianeta dalle risorse limitate. Non può essere altrimenti e non può nemmeno cadere tale dogma senza perdere inevitabilmente la fede che regge l'illusione. Iniziate a capite perché bisogna morire massacrati a oltranza?

Da queste poche righe emerge che è impossibile capire di cosa parliamo se non la smettiamo di guardare fuori per iniziare a guardare dentro di noi, se non iniziamo a prendere coscienza della balla cosmica che ci siamo bevuti e che ci ha fatto vivere questa allucinante sbronza tecnofrenica detta "benessere", condivisibile socialmente esclusivamente finché stai sbronzo e te la canti e te la suoni da solo. Però occorre un passo in più, occorre iniziare a capire che non siamo davanti alla prospettiva di un "risveglio quantico collettivo" (o scemenze quantiche simili) ma esattamente il contrario, siamo a un passo dalla trappola che sigillerà la coscienza dentro l'illusione: per sempre.

Ci sono molti punti piuttosto critici, dalla confusione dello stimolo sensoriale dovuto all'introduzione del virtuale, che permette l'invasione tecnofrenica nella realtà sensibile (chi può dire con quella roba in giro cosa è vero e cosa no?), alla problematica ancora più insidiosa del "web delle cose" dove ogni elemento della realtà sarà mappato e avrà un ID (identificativo) sulla rete 5G di prossimo sbarco pubblico in corso di sperimentazione in anteprima in Italia, fino all'ingresso di prepotenza delle intelligenze digitali ad alverare, resilienti abbastanza da prefigurare una skynet, cioè quella rete web resa famosa dal film "Terminator" (e il titolo non è solo un programma politico, ma il nome di macchine già operative per sterminare umani a cui viene data specificatamente la caccia).

Ma come è possibile che qualcuno possa desiderare o anche solo immaginare abbia un senso realizzare quest'incubo disumano senza confini? Teniamo conto che la mente arranca quando le dimensioni dell'orrore iniziano a palesarsi come sterminate. Pensiamo a quello che è accaduto a Primo Levi nel resoconto "Se questo è un uomo" sia nel tragitto che arrivato al campo di sterminio: è una fotografia perfetta di come la mente sociale collassa entro l'impossibilità pratica di dare significato a quello che accade, rimandando a comportamenti di placida remissione e arrendevolezza infantile. Quindi, togliamoci dalla testa che sia impossibile perché è un orrore cosmico (togliamoci cioè dalla testa la fesseria "too big to be realized") e iniziamo a capire che è realizzato esattamente orrendo così -grande più che sia possibile- perché questo è il modo per renderlo possibile!

Poi aggiungiamo che il mondo presente non è stato costruito da un desiderio collettivo: noi non abbiamo richiesto collettivamente proprio un bel niente della nostra realtà tecnofrenica attuale. Tutto ciò che abbiamo fatto fin'ora e adattarci e cogliere di ogni novità proposta (leggi "piovuta dall'alto") l'aspetto piacevole, desiderabile, condivisibile, senza farci troppe domande sulle conseguenze pratiche, individuali, sociali, ambientali. Solo quello. Ma chi ce le ha proposte aveva ben presente le conseguenze devastanti e insostenibili, come ogni illusionista sa perfettamente che il suo è solo un trucco il cui segreto va gestito gelosamente perchè è su quello che costruisce la sua fortuna. Se però stiamo parlando di un uomo di spettacolo, non c'è nulla di male. Diventa una tragedia se parliamo invece di uno dei cardini sociali, cioè l'economia che persino treccani ci dice essere indissolubilmente legata al denaro per effetto di una gigantesca "miss direction", dato che la prima economia umana è quella emotiva, non quella razionale. Non comperiamo il SUV perchè ha un qualche vago senso logico, ma perché emotivamente ci fa sentire meglio, cioè più sicuri e affermati, come suggerisce la pubblicità, la cosidetta anima -perversa- del commercio. A livello comportamentale accettare il dogma del pensiero unico ordoliberista come implicito porta quindi a rovesciare compulsivamente gli atteggiamenti in modo da rispondere in modo razionale dove sarebbe sensata una risposta emotiva e una emotiva dove è richiesto un comportamento razionale.

Secondo infatti gli autori dell'ordoliberismo a capo della riqualificazione dell'economia del secondo dopoguerra tedesco: "Ogni genere di politica economica interventista (economia protetta, pianificata, assistenziale e keyensiana) ha come presupposto e risultato la crescita del potere dello Stato e l’erosione degli spazi di libertà individuale ...".
In altre parole il pensiero ordoliberista attacca le fondamenta della sovranità nazionali s-t-r-u-t-t-u-r-a-l-m-e-n-t-e e per un preciso mandato politico che interessa pochi molto ricchi e potenti che hanno in mente il padariso per loro e l'inferno per tutti gli altri. L'ordoliberismo per ciò è contro sia il nazionalsocialismo (destra) sia il comunismo (sinistra) come è contro qualsiasi politica di salvaguardia umana non per vanità di qualche riccastro ma perché ha l'obbiettivo di distruggere tutta la politica statale e sovranista. Quindi l'ordoliberismo è l'ideologia di punta dell'élite occidentale che sta scientemente portanto al collasso la vita del pianeta perchè può permetterselo, è conveniente, spazza via il nemico ideologico nazionale.

Ora, l'ordoliberismo -inconfessabile- non solo spalanca le porte alla follia del turbocapitalismo dei falsari legalizzati, cioè del denaro facile senza copertura di un sistema che "ruba ai poveri per dare ai ricchi", ma anche alla follia tecnofrenica per sostenerlo nel cervello della "società del godimento" e alla ancora più spaventosa follia della sicurezza privata planetaria digitale che ha l'obbiettivo primario di schiacciare la massa nell'Inferno Borg e conservare l'elite nella formalina umanista digitale (come fosse un epitaffio per la tomba del faraone) "in eterno". In questo quadro la questione non è della macchina intelligente (inventata dai dementi) che sostituisce il lavoratore nelle mansioni e quindi mancherà il lavoro futuro, ma del fatto che le macchine intelligenti serviranno una ideologia che ha per nemica dichiarata la massa umana povera e bisognosa e la sua sostituzione come servitore unico dell'élite (leggi "il servo umano non serve più") e non si placherà finchè non l'avrà sterminata per diretto ed esplicito mandato, epperò guarda un po' chi le costruisce quelle forche per i poveri? I poveri, che persi nell'illusione di una promessa di vita da ricchi servi futuribile (manco fosse il paradiso) non ci hanno capito una mazza di quello che accade. Chi dirige l'orchestra ha quindi la necessità primaria di coprire tutto finché non sarà troppo tardi per fermare il massacro di massa degli "oramai" inutili servi.


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lurker
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GioCo wrote: Un esempio concreto di blockchain e il famoso protocollo "peer to peer"

Direi che un'applicazione che usa le blockchain deve usare una rete peer-to-peer, ma un'applicazione peer-to-peer non deve necessariamente implementare una blockchain, ne' tantomeno e' una blockchain.

Una parola: darkweb, il vero figlio del blockchain

Il darkweb e' temporalmente precedente di qualche anno al blockchain, quindi questa affermazione ha poco senso. E a questo punto mi sembra che il nesso tra la blockchain e il resto dell'articolo (peraltro interessante) si perda.


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GioCo
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lurker;235617 wrote: ...
Direi che un'applicazione che usa le blockchain deve usare una rete peer-to-peer, ma un'applicazione peer-to-peer non deve necessariamente implementare una blockchain, ne' tantomeno e' una blockchain.
...
Il darkweb e' temporalmente precedente di qualche anno al blockchain, quindi questa affermazione ha poco senso. E a questo punto mi sembra che il nesso tra la blockchain e il resto dell'articolo (peraltro interessante) si perda.

Se la premessa è che il blockchain non è una tecnologia, vorrei capire come fai a fare tutte queste affermazioni: è interessante. Psicologicamente intendo.

Mi spiego meglio. Se riduco il blockchain nei quattro concetti chiave "decentralizzazione, trasparenza, sicurezza e immutabilità" non ha senso dire che il blockchain viene prima o dopo questo e quello o fare altre distinzioni tecniche: ciò che risponde al paradigma ne è una applicazione pratica. Come dire, se stabilisco che il principio della penicillina è antibiotico non posso dire che "siccome prima della penicillina non sapevamo della penicillina allora non c'è un collegamento tra farmaci antibiotici e le medicine precedenti la penicillina". Ma forse sai cose che non so sul peer-to-peer o sul darkweb: illustraci dove questi protocolli non implementano il paradigma.
Il termine "figlio" poi, non risponde necessariamente a una genealogia temporale (forse non era chiaro) ma ideologica: blockchain è pubblicizzata e in evidenza, darkweb no, ma è evidente che tra le due ci sia un rapporto sovrapponibile e di dipendenza ed è evidente che darkweb "sta sotto", viene concettualmente dopo.


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cedric
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due considerazioni sulle criptovalute e sulla mitica blockchain che viene descritta come "decentralizzata, trasparente, sicura e immutabile" ed anche come " conveniente, solida, irrevocabile, digitale/virtuale" senza ovviamente dire nulla sulla sua effettiva "gestibilità" da parte di un singolo (per le grandi organizzazioni è invece diverso)
1) qualcuno ha una vaga idea di "quanto sia grande" la blockchain di bitcoin? E di "ogni quanto tempo" occorre aggiornarla per essere sicuri di una transazione?
Non basta la solita chiavetta ma serve un hard disk dedicato (e si spera esterno) per tenercela tutta (ed un secondo hard disk per il backup perchè tutto si rompe), e poi serve un portatile robusto sempre collegato alla rete per ricevere gli aggiornamenti delle transazioni.
In alternativa il pensionato o la casalinga che vogliono usare criptovalute basate su blockchain per le proprie spese segrete (viagra per lui e sextoy per lei) possono depositare il proprio "vallet" presso un gestore sperando che non scappi col malloppo come hanno già fatto in tanti.

2) è vero che la criptovaluta consente il pagamento anonimo, ma l'"ordine" e la "consegna" non possono mica essere altrettanto anonimi. Come lo si contatta il venditore nella darknet ormai piena di pensionati e casalinghe e dove tutti sono regolarmente tracciati? Forse è più sicura una richiesta scritta a mano in busta chiusa col francobollo, magari coi caratteri dei giornali. Per ultimo farsi spedire una bustina di semi o pistola a casa (pagati in bitcoin) non è così semplice come sembra visti gli scanner in tutti gli aeroporti e lo è ancor meno consegnare in un porto coreano cento chili di uranio arricchito che viene visto già alla partenza da tutti i satelliti in giro per il cielo...


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GioCo
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cedric;235627 wrote: due considerazioni sulle criptovalute ...

Grazie @cedric di cuore. Due considerazioni bomba che aggiungono una serie di domande sull'effettiva portata "miglioratrice" di questa ennesima follia tecnofrenica e che (putroppo) ci mettono davanti al fatto compiuto che "forse" (e dico "forse") non è nata per farci un favore o salvarci dall'Inferno ...


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omega86
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E' da diversi anni che provano a "spingere" queste criptovalute, direi con scarso successo.
Da totale ignorante, mi limito ad analizzare ciò che vedo:
http://www.blockchain4innovation.it/esperti/blockchain-perche-e-cosi-importante/
Le prime frasi che troverete a questo link sono
"Per spiegare la Blockchain occorre riuscire a spiegare l’evoluzione del significato e del concetto di Fiducia, di Trust nel corso del tempo. Ovvero degli strumenti, tecnologici e organizzativi che permettono di rappresentarla e di realizzarla." e
"Per alcuni è la Blockchain è la nuova generazione di Internet, o meglio ancora è la Nuova Internet. Per maggior precisione si ritiene che possa rappresentare una sorta di Internet delle Transazioni e per coloro che guardano oltre al concetto di transazione può rappresentare la Internet del Valore."

Leggendo queste 2... cose, ho l'impressione di trovarmi davanti a uno di quei motivatori / mental coach che cercano di trasmetterti un senso di utilità per poter spiegare la propria parcella.

Tralasciamo il fatto che le persone non sanno neanche come avviene la generazione del denaro che usano tutti i giorni, come si può pretendere ci vengano a spiegare una cosa complessa come la blockchain? ma in fondo cos'è la blockchain? un algoritmo? una way of life? mele? pere? dai, su... cerchiamo di non aggiungere ulteriore merda a quella che già dovranno spalare la mia e le future generazioni

Vogliamo parlare di tutte le pubblicità-cancro che si trovano su internet riguardo i bitcoins? "Tassista di roma è stato pagato 20€ in bitcoin nel 2011, oggi è milionario", oppure "mamma single investe una piccola somma in bitcoins nel 2012, oggi è milionaria"?

Vogliamo parlare di ciò che miliardari (in € e $) dichiarano riguardo il bitcoin?

Ho come il sospetto che a molti sia bastato leggere "LIBBERO DALLE BBANCHEEEH" per spegnere quel briciolo di facoltà mentali di cui disponevano

opinione personalissima, eh. spero di sbagliarmi.


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cedric
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omega86;235647 wrote: ... ma in fondo cos'è la blockchain? un algoritmo? una way of life? mele? pere?

La blockchain di bitcoin è semplicemente l'archivio informatico pubblico di TUTTE le transazioni dall'inizio fino ad oggi. E' come se tutti i correntisti (anonimi) di una banca avessero l'estratto conto sempre aggiornato di TUTTI i conti correnti dei possessori di bitcoin. Ad oggi tale archivio (la blockchain appunto) occupa la bellezza di 135 gigabites che occorre portarsi sempre appresso per accettare un pagamento con ragionevole sicurezza.
https://blockchain.info/it/charts/blocks-size
Se continua così la dimensione raddoppia ogni anno.....


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pingus
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Una blockchain e' semplicemente un file sequenziale dove ogni record ha un timestamp ed e' concatenato a quello precedente. Quindi immodificabile, mai.
Su questo tipo di file hanno costruito un sistema di distribuizione e controllo peer-to-peer. Poi ci hanno aggiunto difficolta' elaborative per rendere cumputazionalmente sempre piu' difficile creare le chiavi random necessarie a concatenare i nuovi record... e ci hanno attaccato un valore, una unita' di moneta, in quanto dato scarso. E poi e poi e poi...
L'impatto, come invenzione tecnologica, e' rapportabile a quello della commutazione dati a pacchetto... la base della trasmissione dati odierna.


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pingus
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Che poi il suo uso migliore sia quellodi creare ua moneta e' discutibile. Una blockchain puo' essere ad esempio utilizzata per marcare temporalmente un file, una immagine o un video,in modo da poter certificare e verificare la data esatta di registrazione e la non modificazione a posteriori...


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GioCo
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pingus;235663 wrote: Una blockchain e' semplicemente un file sequenziale ...

Ti ringrazio @pingus del contributo ma ancora una volta rimango basito. E' come se fosse complicato per il pensiero moderno passare dal tecnico al concettuale e non mi riferisco al tuo intervento, ma anche ad un mio problema di "fatica". Se vai a vedere il link che ho messo su blockchain dove ho raccomandato caldamente un approfondimento, troverai che si parla di un paradigma, cioè un insieme di caratteristiche desiderabili e realizzabili che per quanto ci riguarda potrebbero descrivere bene pure un insieme di qualità dei piccioni di piazza Duomo a Milano. Però non vorrei (e per favore credimi) che la mia sia presa come un attacco personale alle tue doti o conoscienze, dato che è solo panico (personale). Ho programmato per 15 anni e dai tempi del linguaggio C ho imparato cos'è un paradigma (per esempio con l'orientamento agli oggetti) e che non c'è alcun legame tra la tecnologia e il concetto astratto: l'uno e l'altro viaggiano come binari paralleli e non si incontrano mai, come il buco nero e la matematica che lo descrive. Non è detto che quello reale sia quello matematico e non è detto che quello matematico sia fisicamente possibile.

Ma ammettiamo pure che blockchain sia un file e non un paradigma che una volta realizzato nel mondo digitale può prendere le sembianze di un file immodificabile. Immodificabile ma continuamente aggiornato, il che già ci porta a una domanda: how do you function?
Allora andrebbe precisato che nella declinazione concreta non c'è nulla di immodificabile perchè tra il dire e il fare ci sta immezzo il digitale, quindi è la porzione pregressa che è garantita: una volta scritta rimane. Ma sarà vero? Nel mondo digitiale dire questo equivale a dire che è "vera l'illusione": in effetti si tratta di fare sembrare vera qualsiasi illusione. Cioè convincerci che tutto e niente è vero. Come la terra piatta o le fate. Ma giusto per non farci mancare nulla, perché non è stato chiesto un parere alla SEC, cioè quella accademia di certificatori di monetamarcia? Loro si che se ne intendono di truffe ... Ah già è vero, ci hanno provato ... :s

Questo non toglie che (riportando l'attenzione in alto e guardando tutta la faccendo nel complesso) si stia cercando in tutti i modi e freneticamente di affermare concetti di un certo tipo: ma ca%%o con un globo terraqueo sulla soglia del collasso multisistemico ci sarà pure un (dico UN) impiego di risorse intellettive più intelligente di quello? No. Quindi il problema rimane ... how do you function?


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pingus
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Ti faccio altri esempi che secondo me, moneta a parte, possono fare delle blockchain strumenti molto utili:

-registrazione di immagini dal satellite (roba militare o che so... i momenti dell'esplosione di un aereo...)
-scatole nere di aerei, navi e altri mezzi
-telecamere di vigilanza
-sistemi di arma collegati in rete

tutti dati che finora rimangono manipolabili...
Da ex informatico devo dire che trovo il "trusted timestamp" la cosa piu' interessante della blockchain.


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pingus
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a livello finanziario interessante e' il collegamento tra i depositi di lingotti di oro e il loro possesso fisico, allocato, frazionale... registrato su blockchain...
quindi niente piu' moneta fiat creata sulla scarsita' computazionale (creata artificialmente), masu ver oro allocato, con possibilita' immediata di trasferimento da un forziere ad un altro, pagamento a terzi con carta, ecc niente banche e niente monete fiat e men che meno digital coins.


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cedric
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Giusto per continuare la discussione, magari qualcuno legge ed apre gli occhi.

Molti insistono sulla "immutabilità" e sulla "sicurezza intrinseca" di una blockchain e questo è abbastanza (ma non del tutto) vero. Quasi nessuno invece evidenzia l'esigenza che tale blockchain sia "distribuita" cioè che tutti (o almeno tutti gli interessati) ne abbiano una propria copia e la tengano sempre aggiornata.

Restando nel tema bitcoin (ma vale per tutt i gli usi) solo un pazzo si fiderebbe della blockchain di altri, magari residente su un server gestito da chissachi, quando deve accettare una transazione di un paio di milioni di euro (fino a qualche centinaio di euro invece si può anche rischiare). Chi accetta bitcoin (virtuali) in cambio di merci (vere) si fida solo ed esclusivamente della propria blockchain e la tiene aggiornata scaricando i nuovi blocchi ogni mezzora ed aspettandone la validazione per un paio di ore prima di considerala affidabile.

Pensare di estendere questo ambaradan a tutto il resto (filmati, scatole nere, ecc) è una follia perchè implica che ci devono essere centinaia di migliaia se non milioni di copie da tenere aggiornate e validate di ogni singola blockchain (ciascuna di parecchi gigabites) altrimenti la sicurezza intrinseca va a donne perse.

Ovviamente ci si può sempre "fidare" di una blockchain gestita su un server da qualcuno di buona volontà, ma allora non è più una blockchain distribuita, ma una fregatura pressochè sicura.


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GioCo
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Certamente vedremo queste applicazioni realizzate prima o dopo e certamente saranno quelle più materialmente utili @pingus. Non nego l'ultilità della tecnologia, che in quanto tale non nasce per essere "cattiva" o "buona". Come il cellulare (verso cui mi scaglio molto spesso) o la TV. Basta ricordare che la TV nel suo primo periodo è stata capofila del più straordinario mediatore di apprendimento sociale mai visto, praticamente sradicando in un decennio l'analfabetismo che durava da millenni e portando l'insegnamento scolastico di base direttamente dentro la casa degli studenti, spesso troppo adulti o troppo legati alle attività quotidiane per permettersi di frequentare un istituzione scolastica. Fosse continuata così oggi la TV sarebbe molto difficile descriverla come un orrore lovercraftiano vestito da Barbie, al più sarebbero uscite delle norme sanitarie con i problemi di esposizione eccessiva e i "consigli per un uso corretto". Persino l'acqua quando è troppa diventa mortale!
Quello che scrivi adesso può essere essenziale per avere un metro di quello che la tecnologia dovrebbe essere, ma non sarà per la massa. Tuttavia quando capiranno questo confronto? Quanti possono capire qualitativamente la differenza?

Pochi e ancora più difficile per quei pochi comunicare al resto degli umani quel minimo perché caspiscano: è un lavoro difficilissimo. Banalmente se uno fa il medico chirurgo non è un cretino ma potrebbe non avere proprio nessuna competenza e nemmeno voglia di applicarsi per capire cos'è una criptovaluta o il blockchain, quindi non si sta parlando di "ignoranza" ma di impossibilità pratica che tutti si occupino di tutto. Vogliamo poi dare del cretino a un professionista dello sport o del combattimento? Ma pure loro potrebbero non avere voglia ... Da sempre esiste un altro modo per sopperire che è la fiducia. Ma oggi @pingus di chi ci si può fidare quando il primo bersaglio sociale di questa "cultura" sono le relazioni vicine? Di me? Di te? Oppure dell'attore imbonitore di turno? Guarda la realtà e prova dire che sia la razionalità a vincere, facendo l'errore che fecero i greci. Cioè pensare che "siccome la ragione ha ragione ...", allora adesso come duemila anni fa vincerà la passione. Questa cultura ha dimostrato l'assioma che la furbizia (economica) prevale sulla passione (fede), così come la precedente cattolica (fede) ha dimostrato che la passione prevale sulla ragione (logos). Ma nessun governo può fare a meno di mettere in armonia (rendere coerenti tra loro) ragione, passione e furbizia, ne dentro l'individuo, ne tantomeno fuori. Solo un educazione armonica può dare la speranza di avere governi duraturi e desiderabili per chiunque, anche per chi vuole solo comandare.


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GioCo
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cedric;235675 wrote: Giusto per continuare la discussione, magari qualcuno legge ed apre gli occhi.
...
Ovviamente ci si può sempre "fidare" di una blockchain gestita su un server da qualcuno di buona volontà, ma allora non è più una blockchain distribuita, ma una fregatura pressochè sicura.

Magari, sarebbe bello che interventi come questo aprissero gli occhi. Ma noi sappiamo che non è così, che se non è il bitcoin qualche altra criptovaluta finirà per diventare la moneta del futuro (volenti o meno) e sono davvero troppi gli indizi che ce lo raccontano. Abbiamo forse chiesto la tecnologia GSM, GPRS, UMTS/EDGE e VSF-Spread OFDM (sigle di un linguaggio nato per sputare)? C'era qualcosa di meglio? Certo che c'era, la radio credo sia un invenzione della seconda metà del 1800 e renderla portatile era già possibile con il walkie-talkie del 1940. C'era un problema di portata e di pulizia del segnale dato era una trasmissione in analogico e non richiedeva intelligenza per la tramissione. Ma era più facile tradurla in un telefono portatile. Tuttavia gestire il cellulare come un nodo di rete in quel modo sarebbe stato difficilissimo. Allora a cosa serve un cellulare? A telefonare o a portarsi in giro un sensore per conto di una skynet -intelligenza artificiale- che avrà il compito di tenerci sotto controllo fisico? Guardando le applicazioni militari, non dovrebbero esserci ancora dubbi, no?


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