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Tutto FINISCE  

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GioCo
Noble Member
Registrato: 12 anni fa
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25 Giugno 2020 , 20:36 20:36  

Nell'Universo, almeno in questo, c'è una sola garanzia. Buoni o Cattivi, Belli o Brutti a un certo punto tutto finisce.

Ecco, è normale che finisca quindi anche l'Italia, il suo passato, la sua splendida gente. Anche la mafia è normale che prima o poi finisca, come la nostra vita e quella dei nostri cari. Ci sarà qualcosa che sostituirà il vecchio con il nuovo? Si, ma più importante ancora è che non c'è una fine secca e basta.

L'homo neanderthalensis è convissuto con il sapiens per migliaia di anni e si discute ancora oggi del perché si sia estinto. Le ipotesi non mancano ma non si riesce a trovare quella convincente. La carta stampata si diceva che sarebbe scomparsa con l'avvento della radio e la radio con l'avvento della TV. Eppure ancora oggi esistono le edicole e viene pubblicata ed ha ancora successo la settimana enigmistica dal 1932 (prima della seconda guerra mondiale) per non parlare della radio che continua tranquillamente a trasmettere su tantissime frequenze addirittura trovando sbocco in nuovi canali, come il moderno podcast.

Certo, non tutto convive troppo a lungo. Ad esempio la pergamena che si usava nel medioevo e che rendeva i libri molto preziosi e unici con l'avvento della stampa è stata infine sostituita. Questo non vuol dire che non si usa persino oggi o che non sia stata usata anche un certo tempo dopo la carta stampata, solo che c'è stato un passaggio di significato nel nostro rapporto con l'ambiente che ha comportato una perdita di interesse. Certamente oggi nessuno si sognerebbe di usarla al posto della carta, tuttavia ogni supporto comunicativo dischiude possibilità ma allo stesso tempo ne preclude altre. Prendiamo il caso limite della pergamena. La pergamena sostituì il papiro tra il VII e l'VII secolo e continuò ad essere usata per quasi tutto il XV secolo per gli atti notarili in modo da sottolinearne l'importanza e l'unicità [fonte eBook "Il documento medievale e moderno" di Fernando J. de Lasala Claver, F. De Lasala, Paulius Rabikauskas]. Ancora oggi accade nelle fiere di trovare l'artista che usa la pergamena per lo stesso motivo ed anche se potrebbe essere prodotta industrialmente, non c'è convenienza. Quindi il suo dover essere prodotta manualmente conserva il significato di "unicità".

Il mondo moderno è di fatto stato modellato dall'industria (che ha sovrapposto il concetto di copia con quello di perfezione) con l'effetto che la maggioranza assoluta di disponibilità produttiva non segue le esigenze del consumatore, se non esteticamente. Segue le esigenze produttive. Il costo relativamente alto (dal punto di vista del lavoro necessario) per produrre una pergamena, non rendeva solo la stessa preziosa, ma di riflesso rendeva prezioso anche l'opera di chi la usava. Se da una parte oggi tutti possono scarabocchiare su un foglio proprio perché produrlo non costa niente (anche perché i costi possono essere scaricati sull'ambiente) non poteva essere concesso lo stesso lusso quando c'era solo la disponibilità della pergamena che obbligava alla parsimonia. Allo stesso tempo occorreva molto esercizio per sfruttarla al meglio per ciò era necessario selezionare i più abili tra quelli che avevano la possibilità di imparare a leggere e scrivere, cioè accedere alla pergamena. Il monachesimo era un percorso quasi obbligato per i ceti più poveri in quel periodo storico, ma non andava meglio per quelli nobili che preferivano in genere imparare l'arte della guerra per conservare il loro privilegio sempre minacciato.

Quel mondo è finito. Anche molti altri mondi sono finiti nel frattempo, altri modi di concepire la relazione con l'ambiente. Non tutti erano desiderabili, alcuni però dispiace che siano andati perduti. Questa nuova era digitale che ci sta minacciando in modo sempre più evidente dovrà imparare a convivere (volente o nolente) o sarà condannata comunque a sparire. Credo che il modello zootecnico che ci verrà imposto darà più frutti amari a chi lo propone rispetto a chi lo subirà e nonostante i numeri ci suggeriscono il contrario, ma questo non eviterà che venga imposto. Per esempio sarà a un certo punto evidente che tutte le promesse ad ogni livello saranno disattese e in via disastrosa. Il potere non solo sarà costretto a fare marcia indietro in più di una occasione, ma dovrà a un certo punto abbandonare questo progetto in favore di qualcosa che si spera sia meno bizzarro. Quanto tempo ci vorrà? Temo parecchio e nel frattempo vedremo stridere convivenze impossibili in quanto ineluttabili. Tuttavia se non si tornerà indietro, a un certo punto non si potrà più nemmeno andare avanti. Perciò saremo costretti a scendere a compromessi per questioni che per ora "sembrano" favorire unilateralmente una parte, perché non è ancora chiaro cosa effettivamente ognuno ci guadagna e cosa invece perde. Si tratta di una scommessa che però non rischia solo di far saltare il banco, ma il concetto stesso di "scommessa". Il prezzo per tutto questo sarà altissimo e sinceramente non credo ne valga la pena. In futuro penso che sarà proprio questo il rammarico più grande che l'Umanità dovrà affrontare.

Ma andiamo per gradi che se no al solito non si capisce niente. Partiamo dall'evidenza evidente che la stragrande maggioranza vive senza aver capito in quale mondo vive. Le trasformazioni che stanno interessando il nostro tempo sono di tale portata e in tale numero che non temo di sbagliare se dico che nemmeno chi le porta avanti ha un idea precisa di quello che sta facendo. Ad esempio, trasformando l'aviazione da aerea in aerospaziale, cioè estendendo la rete di controllo da veicoli pilotati da personale umano a reti di controllo digitale e intelligenze artificiali, satelliti, droni e quant'altro, cosa stiamo facendo? Stiamo accentrando verso degli attori oscuri l'intero controllo dei cieli, attori che non sappiamo esattamente quello che faranno nel grado esatto in cui controlleranno i cieli e non abbiamo nemmeno idea se tutto ciò ha un senso, cioè se esiste una alternativa che ci permetterebbe di mantenere il controllo decentrato senza perdere nulla nel confronto.

Mi spiego meglio. Nel mito di Kasparov battuto da big blue (un vero e proprio mito voluto, perseguito e concepito ad arte per poi essere difeso dalla propaganda) abbiamo avuto un passaggio in cui siamo stati convinti che vi fosse in effetti una superiorità dimostrabile della macchina e dell'intelligenza artificiale rispetto quella biologica. Nel mito il calcolo delle probabilità ha dimostrato la superiorità matematica rispetto alla capacità più limitata umana di previsione della mossa. Se vi dicessi che la mente umana nelle condizioni corrette vede il tempo, secondo voi questo mito reggerebbe ancora? Ovvio che no. Nessun calcolo di probabilità può competere con l'ovvio che una mossa calcolata vista prima si può sempre evitare, obbligando l'intelligenza artificiale alla confusione. Il @GioCo di Kasparov senza l'imbroglio avrebbe smesso di avere senso per la macchina, mentre sarebbe risultato geniale per tutti gli altri. Kasparov non è mai stato messo al corrente di come funzionava big blue mentre big blue ha ricevuto un addestramento specifico su come era abituato ad agire Kasparov ed è su questo che hanno contato i programmatori dell'intelligenza artificiale. Ma l'Uomo può fare molto di più perché banalmente non funziona come la macchina. Il problema è che la persona media messa davanti ad aspettative di questo genere sbrocca, non si pone nemmeno il problema di come siamo fatti. Tipo "siamo Dio" o assolute ca%%ate del genere. In altre parole, essere perfetti non significa essere illimitati. Significa che i limiti entro cui si inscrive l'azione dell'Uomo sono stati concepiti in perfetto equilibrio con il mondo entro cui siamo nati. Un mondo che abbiamo perduto (in parte) e con esso abbiamo perduto i riferimenti di quel mondo e quindi non solo "sembriamo" squilibrati, ma non ci ricordiamo più neppure qual'è il nostro mondo. Ora che l'ho detto, non è forse una evidenza evidente? Ma lo era prima? No, perché non è parte dell'addestramento a cui siamo sottoposti fin dalla nascita e quindi non è un pensiero che ci coglie. Lo escludiamo a prescindere perché dobbiamo invece pensare che è il mondo in cui viviamo e che abbiamo realizzato (in parte) ad essere il nostro.

Vi sorprenderà (forse) apprendere che il primo riferimento perduto è dato dalla parola. Nel senso che la parola ha oscurato quel riferimento, di cui non parlerò qui. Noi non abbiamo bisogno della parola. Meglio, noi non dovremmo dipendere dalla parola perché possediamo tutto ciò che ci occorre per farne un accessorio tutto sommato marginale. Tutta la deriva che stiamo vivendo è quindi di natura comunicativa ed è dovuta proprio a questo "peccato originale", qualcosa che riguarda il verbo, cioè la comunicazione verbale. Le evidenze a cui ho accesso in questo momento sono incontrovertibili. Dal momento in cui abbiamo affidato il nostro futuro alla parola, passo dopo passo, mezzo dopo mezzo, siamo arrivati a quest'era che accelerando sempre di più ci sta portando verso l'afasia, cioè l'incapacità (totale o parziale) neurologica di esprimere significati per tramite verbale. La identifichiamo come demenza, cioè perdita di intelligenza. La tendenza è talmente evidente, solare, persino monumentale, da ammutolire qualsiasi tentativo di nasconderla. Il corollario è che avendo poggiato tutte le nostre migliori fortune sulla comunicazione verbale, l'afasia rischia di portarci verso l'asocialità di massa e quindi l'estinzione.

Eppure, non ci sogniamo nemmeno per l'anticamera del cervello di rivisitare almeno un pochino l'esaltazione acritica delle nuove tecnologie e la spinta verso un futuro di cui non sappiamo niente e non possiamo prevedere niente.

Attualmente il problema che individuo è questo: chi spinge per le nuove tecnologie sa che se non lo farà e nella misura in cui non lo farà, avrà da misurarsi con la concorrenza che non aspetta altro che di essere la prima e la sola a imporsi. Ma tutto questo è permesso unicamente dal fatto che siamo noi ad accettare con entusiasmo tutta l'innovazione come "grandiosa". Nessuno ci ha obbligato a comperare forsennatamente cellulari, TV al plasma, videogiochi e quant'altro. C'è una corsa che punta alla progettazione delle infrastrutture massicciamente invasiva. La questione è che non si può non farlo e allo stesso tempo farlo condanna all'inesorabile epilogo distruttivo. Le nuove tecnologie, non si limitano infatti a rinnovare un mezzo per la comunicazione, ma puntano a sostituire quello umano. Se la scrittura ha sostituito il ricordo dell'Uomo e noi oggi non riusciamo a dire civile una società se almeno non ci ha lasciato testimonianza scritta, dal momento che "carta canta" (altro mito, la carta si falsifica, mentre una società che "vede il tempo" non ha modo di "falsificare la storia") l'era del digitale e della rete si propone come sicura, esatta e condivisa promettendo una nuova democrazia universale, anche se è evidente che falsifica il dato esatto (con la statistica) mentre virtualizza distanze (con la telecomunicazione) e crea problemi di stabilità e sicurezza immensi accentrando in pochissime mani un finto controllo che non garantisce niente a nessuno.

Si tratta di un gigantesco "fail to fail" senza appelli e senza scuse e a me lascia perplesso come questo fallimento epocale in corso d'opera non lo veda praticamente nessuno. Potrei condensare tutto con la frase "troppo grande per essere visto". Anche se sono più propenso a credere che non sia un problema di vista, ma di accettabilità. Non è il momento di pensarci, ora è il momento di tuffarsi nel vuoto e poi si vedrà. Ad ogni modo tutto finisce, anche questo precipitare verso l'abisso surreale. Quindi anche questa ennesima illusoria ubriacatura di tecnofrenia è destinata a finire, portandosi dietro come sempre tante sciocchezze e anche qualche aspetto che sarebbe stato meglio conservare.

Come la memoria, prima della scrittura.

Questa discussione è stata modificata 2 settimane fa 15 tempo da GioCo

oriundo2006 e esca hanno apprezzato
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