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Slavoj Zizek: Coronavirus.....could lead to reinvention of communism


Primadellesabbie
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Qui l'articolo di Slavoj Zizek, comparso in inglese su Saker, che prende a pretesto una leggendaria mossa delle arti marziali (riproposta dalla scena di un film, link nell'articolo), l'effetto letale della quale si manifesta dopo che la vittima abbia percorso 5 passi, per arrivare ad una conclusione sorprendente (ma non troppo):

https://www.rt.com/op-ed/481831-сoronavirus-kill-bill-capitalism-communism/

Questa la parte finale dell'articolo:

In a recent speech, Hungarian Prime Minister Viktor Orban said: “There is no such thing as a liberal. A liberal is nothing more than a communist with a diploma.”

What if the opposite is true? If we designate as “liberals” all those who care for our freedoms, and as “communists” those who are aware that we can save these freedoms only with radical changes since global capitalism is approaching a crisis? Then we should say that, today, those who still recognize themselves as communists are liberals with a diploma – liberals who seriously studied why our liberal values are under threat and became aware that only radical change can save them.

Che traduco:

In un recente discorso, il PM ungherese Viktor Orban ha detto: "Non esiste un liberal. Il liberal é nient'altro che un comunista con un diploma."

E se fosse vero il contrario? Se definissimo "liberals" tutti quelli che si preoccupano per la nostra libertà, e "comunisti" coloro che sono consapevoli che possiamo conservare queste libertà solo con cambiamenti radicali, dato che il capitalismo globale sta entrando in crisi? Allora possiamo dire che, oggi, coloro che ancora si riconoscono comunisti sono dei liberal con un diploma - dei liberal che hanno studiato seriamente perché i nostri valori liberal sono messi a rischio e hanno preso coscienza che solamente un cambiamento radicale può preservarli.


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Sirius
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Se le persone nei governi ci tenessero alla nostra libertà, l'unica cosa che dovrebbero fare è levarsi di torno. Comunisti o meno. Anche se definire i comunisti come difensori della libertà mi pare totalmente assurdo e folle.


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Primadellesabbie
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L'anarchia, per funzionare, richiede una forma di coscienza molto sviluppata ed una grande maturità, io non la ho verificata che in pochissime persone. Chissà, un giorno forse...

Che senso ha assumere un'opinione se non si é disposti a metterla in discussione?

A volte Slavoj sembra uno confusionario creativo perennemente al lavoro, ma ho conosciuto persone con queste caratteristiche che stimo preziose, ho potuto constatare che, come nel suo caso, possiedono una capacità di cogliere segnali e aspetti dei fenomeni che, benché rilevanti, sfuggono ai più.


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comedonchisciotte
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L'argomento è suggestivo e potrebbe avere validità. Comunque bisognerebbe leggere l'articolo per intero. Vediamo se lo traducono (una volta ho tradotto Zizek ma è faticoso).


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Primadellesabbie
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comedonchisciotte;c-242438 wrote: L'argomento è suggestivo e potrebbe avere validità. Comunque bisognerebbe leggere l'articolo per intero. Vediamo se lo traducono (una volta ho tradotto Zizek ma è faticoso).

(Ho visto tardi il commento, questa é una parte dell'articolo, circa metà, fai controllare se credi, domattina cerco di tradurre il resto)
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La diffusione in atto dell’epidemia di coronavirus ha scatenato anche epidemie di virus ideologici che erano latenti nelle nostre società: fake news, teorie complottistiche paranoiche, esplosioni di razzismo.

La ben fondata necessità di quarantene ha trovato eco nella pressione ideologica di stabilire chiari confini e di mettere in quarantena nemici che pongono una minaccia alla nostra identità.

Ma forse si diffonderà ed é auspicabile che ci infetti un altro, e molto più benefico, virus ideologico: il virus di pensare ad una società alternativa, una società che superi la nazione-stato, una società che si realizzi nelle forme della solidarietà e cooperazione globale.

Oggi si sente spesso ipotizzare che il coronavirus possa portare alla caduta del potere comunista in Cina, allo stesso modo che (come Gorbachev stesso ammise) la catastrofe di Chernobyl é stato l’evento che ha innescato la fine del comunismo sovietico. Ma qui c’é un paradosso: Il coronavirus potrebbe anche costringerci a reinventare un comunismo basato sulla fiducia nel popolo e nella scienza.

Nella scena finale di ‘Kill Bill 2’ di Quentin Tarantino, Beatrix disarma il diabolico Bill e lo colpisce con il “Five Point Palm Exploding Heart Technique” - il colpo più letale di tutte le arti marziali. La mossa consiste nel colpire l’avversario con una combinazione di cinque toccate con la punta delle dita in cinque punti. Dopo che l’avversario ha fatto cinque passi, il cuore gli esplode e cade al suolo.

Questo attacco fa parte della mitologia delle arti marziali e non é consentito in un vero combattimento corpo a corpo. Ma, tornando al film, dopo che Beatrice lo mette in atto, Bill con calma fa la pace con lei, fa cinque passi e muore…

Ciò che rende questo attacco così affascinante é il tempo che intercorre tra l’essere colpiti e il momento della morte: posso avere una piacevole conversazione finché rimango seduto tranquillamente, ma sono cosciente per tutto il tempo che, nel momento in cui inizio a camminare, il cuore esploderà e cadrò fulminato.

Non é simile l’idea di coloro che fanno congetture sul modo in cui l’epidemia di coronavirus potrebbe portare alla caduta del potere comunista in Cina? Come una specie di “Five Point Palm Exploding Heart Technique” sociale sul regime comunista del Paese, le autorità possono stare ferme, osservare e praticare la quarantena, ma ogni cambiamento reale nell’ordine sociale (come dare fiducia al popolo) determinerà la loro caduta.

La mia modesta opinione é molto più radicale: l’epidemia di coronavirus é una sorta di attacco “Five Point Palm Exploding Heart Technique” al sistema capitalista globale - un segnale che non possiamo proseguire sulla strada percorsa finora, che é necessario un cambiamento radicale.

Fatto triste, ci serve una catastrofe

Anni or sono, Fredric Jameson ha richiamato l’attenzione sul potenziale utopico nei film aventi per soggetto una catastrofe cosmica (un asteroide che minaccia la vita sulla terra, o un virus che stermina l’umanità). Una tale minaccia globale fa nascere una solidarietà globale, i nostri meschini contrasti diventano insignificanti, tutti cooperiamo per trovare una soluzione - ed oggi siamo a questo punto, nella vita reale. La questione non é di gioire sadicamente per la sofferenza diffusa nella misura in cui giova alla nostra causa - al contrario, la questione é riflettere sul fatto triste cha ci serve una catastrofe per indurci a ripensare i tratti fondamentali della società in cui viviamo.

Il primo approssimativo modello di tale coordinamento globale é l’Organizzazione Mondiale della Sanità, dalla quale non stiamo ricevendo il consueto chiacchiericcio burocratico ma precisi avvertimenti proclamati senza panico. A tali organizzazioni bisognerebbe dare maggior potere esecutivo.

Gli scettici prendono in giro Bernie Sanders per la sua difesa dell’assistenza sanitaria universale negli US - la lezione del coronavirus non significa che bisogna fare ancora di più, che dovremmo cominciare a mettere insieme una qualche rete di assistenza sanitaria GLOBALE?


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Primadellesabbie
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Non mi riesce di mandare la seconda parte, compare un riquadro nero: "Word 403 forbidden".


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Primadellesabbie
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Qui, finalmente, l'intero articolo tradotto, spero passabilmente:
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La diffusione in atto dell’epidemia di coronavirus ha scatenato anche epidemie di virus ideologici che erano latenti nelle nostre società: fake news, teorie complottistiche paranoiche, esplosioni di razzismo.

La ben fondata necessità di quarantene ha trovato eco nella pressione ideologica di stabilire chiari confini e di mettere in quarantena nemici che pongono una minaccia alla nostra identità.

Ma forse si diffonderà ed è auspicabile che ci infetti un altro, e molto più benefico, virus ideologico: il virus di pensare ad una società alternativa, una società che superi la nazione-stato, una società che si realizzi nelle forme di solidarietà e cooperazione globale.

Oggi si sente spesso ipotizzare che il coronavirus possa portare alla caduta del potere comunista in Cina, allo stesso modo che (come Gorbachev stesso ammise) la catastrofe di Chernobyl è stato l’evento che ha innescato la fine del comunismo sovietico. Ma qui c’è un paradosso: Il coronavirus potrebbe anche costringerci a reinventare un comunismo basato sulla fiducia nel popolo e nella scienza.

Nella scena finale di ‘Kill Bill 2’ di Quentin Tarantino, Beatrix disarma il diabolico Bill e lo colpisce con il “Five Point Palm Exploding Heart Technique” - il colpo più letale di tutte le arti marziali. La mossa consiste nel colpire l’avversario con una combinazione di cinque toccate con la punta delle dita in cinque punti. Dopo che l’avversario ha fatto cinque passi, il cuore gli esplode e cade al suolo.

Questo attacco fa parte della mitologia delle arti marziali e non è consentito in un vero combattimento corpo a corpo. Ma, tornando al film, dopo che Beatrice lo mette in atto, Bill con calma fa la pace con lei, fa cinque passi e muore…

Ciò che rende questo attacco così affascinante è il tempo che intercorre tra l’essere colpiti e il momento della morte: posso avere una piacevole conversazione finché rimango seduto tranquillamente, ma sono cosciente per tutto il tempo che nel momento in cui inizio a camminare il cuore esploderà e cadrò fulminato.

Non è simile l’idea di coloro che fanno congetture sul modo in cui l’epidemia di coronavirus potrebbe portare alla caduta del potere comunista in Cina? Come una specie di “Five Point Palm Exploding Heart Technique” sociale sul regime comunista del Paese, le autorità possono stare ferme, osservare e praticare la quarantena, ma ogni cambiamento reale nell’ordine sociale (come dare fiducia al popolo) determinerà la loro caduta.

La mia modesta opinione é molto più radicale: l’epidemia di coronavirus è una sorta di attacco “Five Point Palm Exploding Heart Technique” al sistema capitalista globale - un segnale che non possiamo proseguire sulla strada percorsa finora, che é necessario un cambiamento radicale.

Fatto triste, ci serve una catastrofe

Anni or sono, Fredric Jameson ha richiamato l’attenzione sul potenziale utopico nei film aventi per soggetto una catastrofe cosmica (un asteroide che minaccia la vita sulla terra, o un virus che stermina l’umanità). Una tale minaccia globale fa nascere una solidarietà globale, i nostri meschini contrasti diventano insignificanti, tutti cooperiamo per trovare una soluzione - ed oggi siamo a questo punto, nella vita reale. La questione non è di gioire sadicamente per la sofferenza diffusa nella misura in cui giova alla nostra causa - al contrario, la questione é riflettere sul fatto triste cha ci serve una catastrofe per indurci a ripensare i tratti fondamentali della società in cui viviamo.

Il primo approssimativo modello di tale coordinamento globale é l’Organizzazione Mondiale della Sanità, dalla quale non stiamo ricevendo il consueto chiacchiericcio burocratico ma precisi avvertimenti proclamati senza panico. A tali organizzazioni bisognerebbe dare maggior potere esecutivo.

Gli scettici prendono in giro Bernie Sanders per la sua difesa dell’assistenza sanitaria universale negli US - la lezione del coronavirus non significa che bisogna fare ancora di più, che dovremmo cominciare a mettere insieme una qualche rete di assistenza sanitaria GLOBALE?

Un giorno dopo che il Vice Ministro della Sanità iraniano Iraj Harirchi è apparso in una conferenza stampa per minimizzare la diffusione del coronavirus e per sostenere che non sono necessarie quarantene generalizzate, ha fatto una breve dichiarazione ammettendo di aver contratto il coronavirus e di essersi messo in auto isolamento “(già nella sua prima apparizione in TV aveva mostrato segni di febbre e debolezza). Harirchi ha aggiunto: “Il virus é democratico, e non distingue tra poveri e ricchi o tra uomo di stato e semplice cittadino”.

In questo aveva ragione - siamo tutti nella stessa barca. È difficile non cogliere la suprema ironia del fatto che ciò che ci ha uniti tutti e spinti verso una solidarietà globale si esprima, sul piano della vita quotidiana, in rigorosi ordini di evitare contatti ravvicinati con gli altri, e persino di auto isolarsi.

E non stiamo affrontando solo minacce da virus - altre catastrofi incombono all’orizzonte o sono già in atto: siccità, periodi di temperature eccessive, uragani, ecc. In tutti questi casi la risposta non é il panico ma un serio e urgente lavoro per realizzare qualche forma efficiente di coordinamento globale.

Saremo al sicuro solo in una realtà virtuale?

La prima illusione da dissipare è quella formulata dal Presidente degli US Donald Trump durante la sua recente visita in India, dove ha detto che l’epidemia si sarebbe attenuata rapidamente e dobbiamo solo aspettare il picco e poi la vita sarebbe tornata alla normalità.

Contro queste troppo facili speranze, la prima cosa da accettare è che la minaccia sia qui per rimanere. Anche se questa diffusione si dovesse attenuare, ricomparirà in forme nuove, forse anche più pericolose.

Per questa ragione, possiamo aspettarci che l’epidemia virale interessi le nostre più elementari interazioni con gli altri e con le cose intorno a noi, compreso il nostro stesso corpo - evitare di toccare oggetti che potrebbero essere (invisibilmente) sporchi, non toccare maniglie, non sedere sulle tavolette dei gabinetti o sulle panchine pubbliche, evitare di abbracciare persone o di stringere loro la mano. Potremmo anche dover fare maggiore attenzione ai gesti spontanei: non toccarsi il naso o strofinarsi gli occhi.

Non saranno solo lo stato ed altre istituzioni a controllarci, dovremo imparare anche a controllarci e disciplinarci da soli. Può darsi che solo la realtà virtuale verrà considerata sicura, e che la libertà di movimento in spazi aperti sarà limitata ad isole di proprietà dei super ricchi.

Ma anche qui, a proposito di realtà virtuale e internet, dovremmo tener presente che, negli ultimi decenni, i termini “virus” e “virale” sono stati usati principalmente per indicare virus digitali che infettavano il nostro spazio web e dei quali non eravamo consapevoli, almeno finché non si fosse scatenato il loro potere distruttivo (cioè, distruzione dei nostri dati o del nostro hard drive). Quello a cui assistiamo ora é un massiccio ritorno al significato letterale originario del termine: le infezioni virali agiscono, mano nella mano, in entrambe le dimensioni, reale e virtuale.

Ritorno dell’animismo capitalistico.

Un altro bizzarro fenomeno che possiamo osservare è il ritorno trionfale dell’animismo capitalistico, che tratta fenomeni sociali, come mercati o capitali finanziari, quasi fossero entità viventi. Se si leggono i nostri media principali, si ha l’impressione che ciò di cui dovremmo realmente essere preoccupati non sono le migliaia di morti (e le migliaia che moriranno) ma del fatto che “i mercati stanno diventando nervosi”. Il coronavirus sta progressivamente sconvolgendo il regolare andamento del mercato mondiale e, come si sente, la crescita può diminuire del due o tre per cento.

Tutto ciò non è un chiaro segnale della necessità urgente di riorganizzare l’economia mondiale in maniera che non sia più alla mercè dei meccanismi di mercato? Qui, naturalmente, non parliamo di comunismo vecchio stile, ma di qualche forma di organizzazione globale che possa controllare e regolare l’economia e, quando necessario, limiti anche la sovranità delle nazioni-stato. I Paesi sono stati in grado di farlo in passato in uno scenario di guerra, e oggi siamo, tutti noi, vicini ad uno stato di guerra sanitaria.

Inoltre non dovremmo temere di prendere nota di alcuni benefici effetti secondari dell’epidemia. Uno dei simboli dell’epidemia sono i passeggeri intrappolati (in quarantena) sulle grandi navi da crociera - una buona occasione per sbarazzarci dell’oscenità di queste navi, oserei dire. (Dobbiamo solo fare attenzione che viaggiare in isole solitarie o altri luoghi esclusivi non diventi nuovamente privilegio di pochi ricchi, com’era il volare decenni or sono.) Anche la produzione di automobili é seriamente colpita dal coronavirus - il che non é negativo, dato che può costringerci a pensare ad alternative alla nostra mania di mezzi di trasporto individuale. L’elenco continua.

In un recente discorso, il PM ungherese Viktor Orban ha detto: "Non esiste un liberal. Il liberal é nient'altro che un comunista con un diploma."

E se fosse vero il contrario? Se definissimo "liberals" tutti quelli che si preoccupano per la nostra libertà, e "comunisti" coloro che sono consapevoli che possiamo conservare queste libertà solo con cambiamenti radicali, dato che il capitalismo globale sta entrando in crisi? Allora possiamo dire che, oggi, coloro che ancora si riconoscono comunisti sono dei liberal con un diploma - dei liberal che hanno studiato seriamente il perché i nostri valori liberal sono messi a rischio, e hanno preso coscienza che solamente un cambiamento radicale può preservarli.


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