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La disperazione di chi sapendo, riconosce la sua propria impotenza nella saggezza


GioCo
Noble Member
Registrato: 13 anni fa
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[immagine significativa ripresa da un bell'articolo di polisemantica.blogspot.com(*)]

Mettetevi dei panni di un viaggiatore del tempo che proviene dal futuro e sa esattamente quello che ci aspetta. Ma non solo quello, sa anche che non può in alcun modo interferire nell'ordine delle cose, avvisando ad esempio dei pericoli più orrendi che ci attendono. Perché? Principalmente perché cambiare il Tempo ha una serie di ricadute indesiderabili che ci suggeriscono senza mezzi termini che è molto più saggio "lasciare pedere".

Prima tra tutte è che il viaggiatore potrebbe rimanere intrappolato nel corso degli eventi che lui stesso ha contribuito a modificare, illudendosi di avere ottenuto ciò che non era comunque possibile ottenere. A questo proposito ricordo la "soluzione" del paradosso del nonno che mi è capitato già di riportare. Mettiamo che risalgo all'epoca in cui mio nonno genera mio padre e lo impedisco, cioé impedisco a mio padre di nascere. Come faccio a "esistere" fisicamente per impedire quello che è di fatto "la causa" della mia venuta al Mondo? Questo paradosso sembrerebbe dirci che viaggiare nel tempo è impossibile, ma niente potrebbe essere più lontano dalla realtà dei fatti. Niente, come considerare che il Tempo, come lo Spazio, debba essere uno e uno soltanto.

Ultimamente ho iniziato a suggerire che il Tempo è molto più strano di quello che oggi immaginiamo o sappiamo. Molto più versatile ed elastico tanto per iniziare. Ad esempio che se viaggio nello Spazio inevitabilmente viaggio anche nel Tempo e noi siamo su una "barca" spaziale in viaggio verso l'ingnoto che è il nostro pianeta. Per avvicinarci a comprendere almeno una parte di queste stranezze di un ente che è un unicum ma noi lo vediamo come non lo fosse, dobbiamo però rovesciare completamente l'approccio che abbiamo nel considerare la realtà così come ci ha lasciato in eredità il pensiero e la tradizione millenaria umana. Quindi riprendiamo dall'inizio e dalla Storia.

L'Uomo è da sempre cosciente dell'importanza cruciale che ha l'informazione. Pensiamo a individui che dovevano affrontare veri e propri momenti apocalittici come i nostri avi alla fine dell'ultima glaciazione (circa 11.700 anni fa) il Würm, che di fatto rese desertiche gingantesche zone equatoriali prima lussuregganti, obbligando le popolazioni locali ad affrontare condizioni climatiche a cui non erano preparati, con mezzi ridicoli come pietre, archi e frecce e vivendo le conseguenze quello che poi forse ci è pervenuto come il mito del diluvio universale, tramadato dai popoli più antichi a noi noti come quelli mesopotamici come periodo storico a loro molto antecendente. Per questi antichissimi scampoli di umanità sapere dove si poteva trovare una fonte di acqua pulita ad esempio, poteva fare la differenza tra soppravvivere o estinguersi.

Mano a mano che la situazione umana è andata migliorando e i popoli hanno iniziato a moltiplicarsi stabilendosi in zone che garantivano una certa abbondanza ciclica ma comunque permanente (come le rive del Nilo ad esempio) furono altre le nozioni necessarie. Come ad esempio il computo del Tempo e dello Spazio, necessario ad avere una chiara visione della stessa ciclicità degli eventi. Nello straripare periodico il Nilo garantiva la fertilità dei terreni ma spazzava via anche i confini e quindi i lotti dati in gestione ai relativi latifondisti dell'epoca, responsabili delle messi e della continuità delle forniture di cibo necessario al sostentamento di tutta la comunità. Era quindi obbligatorio ripristinare quanto più correttamente possibile questi confini e sapere se e quando prepararsi ad un evento così importante per quella comunità.

Tuttavia non sfugge come erano principalmente gli eventi (nel nostro caso metereologici) a guidare il corso della Storia e lo sviluppo delle conoscienze e quindi dell'informazione gestita dai popoli nel Tempo. Questo è andato avanti migliaia e migliaia di anni inalterato e quindi è coerente oggi pensare che siano gli eventi a dare forma alle informazioni. Ad esempio le notizie che leggiamo sul giornale, se escludiamo i commenti, sono di fatto notizie ex-post. Prima accade l'evento e poi se ne parla e quindi se ne fa in qualche modo esperienza.

Si è parlato moltissmo della possibilità che il tempo possa essere precorso, cioé anticipato. Oggi abbiamo molti modi di precorrerre il Tempo, ad esempio con le previsioni metereologiche. Un caso? Beh, come sempre se si legge la realtà come elemento metaforico in sé e per sé, come fosse essa stessa un Sogno e noi gli analisti chiamati a interpretarlo, senza aver bisogno di ricorrere alla pratica di leggere le viscere di un animale o il volo degli uccelli evitando così di prestare attenzione all'evidenza evidente, direi proprio di no.

Ma ci sono modi molto, molto più interessanti per gestire il Tempo precorrendolo. Ad esempio realizzando opere di fantasia. Nell'antichità il Mito era usato esattamente a questo scopo. Era un modo si di raccontare il passato, per esempio la genesi di un popolo, non necessariamente "vero" ma comunque in forma epica ed eroica perché glorificatrice e realizzata con l'esplicita intenzione di riorganizzare le coscienze al fine di creare un identità etnica comune, distinta dalle altre umane per motivi sempre autodeterminati. Nessuno ha imposto mai a un russo (come per qualsiasi altra etnia) di sentrisi russo ed è indubbio che abitare o persino nascere in un paese come la Russia non fa sentire automaticamente un popolo come appartenente alla discendenza di questa etnia. I ceceni ad esempio avrebbero molto da dire a riguardo, ma non solo. Pensiamo alla lunga storia che è di fatto un braccio di ferro secolare, tra l'autodeterminazione dei popoli dell'Ucraina e il desiderio di sapersi autonomi dalla tradizione Russia e la sua storia così tanto profondamente intrecciata alla stessa da renderla praticamente una "piccola Russia" agli occhi degli stessi Russi. In casa nostra non è diverso. Pensiamo ai sardi, solo per rimanere in terra italica o ai corsi per stare tra l'Italia e la Francia.

In Italia poi, per rimanere in tema letterario, abbiamo Manzoni che "inventa un romanzo storico" che di fatto renderà la lingua un unicum perché il testo verrà preso come punto di riferimento a livello nazionale, dal momento che prima imperversavano ovunque "dialetti" e la maggioranza delle persone nascevano e morivano avendo imparato solo quelli che erano retaggi di antichissimi e straordinari avvenimenti storici che avevano attraversato la penisola lasciando una diversità di vedute e una ricchezza di usi e costumi che non si è replicata in modo così straordinario e concentrato in nessun altro luogo al mondo da quando l'Uomo ha memoria e per quanto ne sappiamo ad oggi della Storia dell'Uomo.

Se infatti la lingua italiana è antichissima, perché parte da quella toscana e latina, nessun altro dialetto parlato da noi è meno ricco e antico. Solo meno studiato. Eppure, anche in questo caso, sono comunque gli eventi che comandano.

Quando inziamo quindi a vedere che è l'informazione che prevarica sugli eventi?

Non dobbiamo attendere la tecnologia anche se è la tecnologia che indirettamente segna questo passaggio storico cruciale. La tecnologia a cui mi riferisco è il motore a vapore, quello che nel '700 fu protagonista assoluto dell'avvento della fabbrica con la prima rivoluzione industriale (per muovere i mantici delle fonderie) quella che portò alla rivoluzione Francese che tutto fu tranne una rivolta dal basso dei poveri contro i nobili come pedissquamente ci viene raccontata in tutte le istituzioni scolastiche. Solo l'evidenza evidente ce lo racconta e non volerla vedere segna chi non la vuole vedere, non chi la vede.

Ma ci sono altre evidenze storiche, come ad esempio che il motore a vapore e molte altre invenzioni che iniziarono questa avventura umana provenivano da quegli ambienti anglofoni che all'epoca avevano un acceso constrasto con i francesi e uscivano da poco (vincenti) da quello con la Spagna (così come l'Olanda Vs il Portogallo) per la corsa alla conquista delle americhe e del controllo delle rotte marittime. L'inghilterra fu la prima nazione a sperimentare i problemi dell'ascesa della borghesia, cioé di una massa di persone che cumulavano ricchezze grazie alle nuove tecnologie ma che provenivano dai ceti più bassi.

Tuttavia il vero spartiacque che divise l'europa di fatto fu la cosiddetta "Guerra dei Trent'anni" (1618 e il 1648) inziata come una guerra tra gli stati protestanti (collocati più a nord) e quelli cattolici (che si affacciavano sul mediterraneo) che poi vedrà prevalere storicamente quelli protestanti su quelli cattolici nel corso del tempo. Da allora l'onta perpetua dei "popoli meridionali" non ha fatto che segnarne il declino che è stato anche il segno di quel declino cattolico che è tutt'oggi in corso. Quest'onta, costata così tanto, fu anche però un modo per togliere quel sigillo "magggico" che la chiesa cattolica aveva messo sul progresso scientifico, bollato (non del tutto a torto) da subito come "opera del demonio". Non fu quindi un caso che la rivoluzione industriale di fatto ebbe inizio nell'Impero di Sua Maestà, certamente più tollerante verso certe forme di "guadagno facile" come quello speculativo ed infatti fu questo che permise successivamente l'ascesa dei Rothschild con la concquista della borsa di Londra grazie all'insider trading sulla disfatta di Napoleone a Waterloo (QUI). Un ottimo modo di "precorrere i tempi" con l'informazione. Oggi come allora, il divorzio tra chiesa romana cattolica e apostolica (che pose una pietra tombale definitiva al sogno fino a quel momento inseguito di ripristinare un qualche tipo di "Sacro Romano Impero" di cui la fede avrebbe dovuto essere il garante) e l'Impero nascente anglofono che tutt'ora perdura in ogni ambito, diede ragione agli inglesi e al loro disegno di un altro impero, non più europeo e territoriale ma basato sul controllo delle rotte e sulla gestione economica (leggi "ricattatoria" e "monopolistica" oltre che speculativa cioé usuraia). Chiaro che anche la scoperta delle americhe ebbe un ruolo centrale nell'abbandono sia della sacralità cattolica che del concetto stesso di "impero romano" in senso latino e della lingua romanza. Ma anche la volontà di unire l'europa non si estinse con questi eventi e rimane come eredità del passato, piuttosto gracile e confusa (come possiamo constatare ad oggi). Semplicemente era la centralità romana ad essere messa in discussione e di certo la Chiesa, che da sempre era garante di quella centralità, ne fu da subito ben consapevole.

Da qui la lotta, via via sempre più sottile che vide sempre più acquirsi quella frattura ideologica tra due visioni del mondo che in questo modo iniziavano a delinearsi con sempre maggiore chiarezza: quello del passato che faceva affidamento sulla realtà ed aveva la consapevolezza chiara che solo gli eventi e l'esperienza che da essi proviene guidano l'informazione e il nascente econocentrismo di matrice anglofona e di natura speculativa che per svincolarsi dal principio associato indossolubilmente alla catechesi dell'esperienza come motore della conoscienza e dell'evoluzione (spirituale) invece tentava di capovolgere quell'idea, immaginando e prefigurando come l'informazione potesse avere ragione della realtà. Questo prefigura l'avvento del concetto di "realtà virtuale" che non a caso viene indicata come "realtà" nonostante sia solo informazione "pura". In pratica però, se affermo che è l'informazione che plasma la realtà, non mi riferisco agli eventi, ma a come "adattare" la comprensione degli stessi ai miei scopi e con l'inganno che a questo punto diventa indissociabile dal pensiero. Cioé quando affermo il primato dell'informazione sulla realtà, non cambio la realtà, cambio il significato che attribuisco agli avvenimenti, fino al rifiuto categorico di constatare qualsiasi evidenza a discapito di quello che "credo" sia Verità.

Con questo discorso non intendo dire che non sia possibile in qualche misura modificare la realtà in via precorsiva. Ad esempio sapendo che domani pioverà potrei mettere a punto un qualche intervento tecnologico che impedisce quell'evento "fabbricando" una bella giornata di sole, quando invece doveva essere pioggia. Chiaramente poi dovrei però soppesare i benefici rispetto le conseguenze, perché se l'atto genera un uragano che spazza via un intera economia da un altra parte del Mondo, forse non ne valeva la pena. Comunque...

Intendo ben altro. Sto indicando una mentalità precisa che oggi ci abita e che si sovrappone e confligge spiritualmente con quella del nostro passato dentro di noi. Luci e Ombre di entrambe sono solo da contemplare in tutta la loro vastità desertificatrice nel nostro animo e in tutta la loro capacità di proiettarsi poi nella nostra quotidianità.

Non procederò oltre in questo POST a descrivere questa evidenza evidente, ci porterebbe inutilmente lontano da considerazioni che trovo più significative. La prima è la confusione che facciamo tra informazione e spiritualità che fa il paio con il problema di tenere distinta la scienza dalla tecnologia. Ad esempio, considerare che la chiesa cattolica abbia torto a vedere la tecnologia come "il Male del nostro Tempo" che poi corrisponde a controbattere che "allora sei antiquato" oppure "contro il progresso", come se si trattasse di una abiura "tout court" della scienza, quando essere contro una specifica conoscienza non significa ripudiare l'evidenza che sia vincente (pensiamo alla bomba atomica) ma essere contro la sua conseguenza indesiderabile e quindi contrari alla tipica "prevaricazione dell'informazione" sulla realtà dei fatti e quindi ancora prima che sulla logica, sulla semplice constatazione di ciò che tutti possono vedere e condividere (solo volendo). Dire che "non accetto il progresso" perché mi fa vomitare una realtà come la bomba atomica che respingo con tutto me stesso, non mi segna indelebilmente come "cristiano cattolico" pro-vita e non mi fa disconoscere il primato militare indubbio che conferisce a chi la possiede anche se non a caso sono proprio i fedeli cattolici a prendere le posizioni più critiche pubblicamente a riguardo.

Ma d'altronde accettare che la conoscienza dell'atomo ci ha fatto fare passi da gigante e che tutto ciò che gravita attorno agli studi sull'atomo non è per forza "il Male", non mi rende un fedele difensore del progresso (e del liberismo a cui è indissolubilmente legato) a tutti i costi. Ogni conoscienza ci dovrebbe interrograre criticamente circa i rischi che possiamo e dobbiamo accettare insieme a quella conoscienza che non è MAI neutra. Se imparo a leggere e scrivere, non imparo niente che sia "neutro", ma una volta che ho appreso e posso sfruttare questa conoscienza a mio vantaggio, devo anche accettare il rischio che potrei farne un uso sconsiderato. Altrimenti posso farne lo stesso un uso sconsiderato ma senza rendermene conto.

Ogni atto della nostra Vita basato sull'informazione comporta una responsabilità totale, quella che ci consente di gestire con saggezza quella conoscienza. Dal momento che immagino che l'informazione a qualsiasi titolo, forma e livello, sia il mezzo con cui posso dominare la realtà, plasmandola, assumo su di me il principio del Mago Oscuro, che opera la Magia per scopi e fini che riguardano il Potere sulla realtà e con esso tutta la Brama e l'indolenza spirituale, tutta la Superbia e la ferocia propria di chi non sente ragioni a parte le proprie, ovviamente.

Ma questo non vuol dire che se mi pongo contro il Mago Oscuro e il suo principio allora sono contro la Magia come principio, come se tutta la Magia fosse solo quella Oscura, emarginando il resto, come se la Vita non sia essa stessa Magia ed anzi proprio il perno del concetto di Creazione che è Madre indiscussa di tutte le forme di Magia o di "meraviglia" che colpiscono il nostro lato sensibile, cioé la nostra immaginazione da innumerevoli generazioni.

Questo non vuol dire che se combatto certe deviazioni nella ricerca, sono contro la ricerca. Pensiamo ad esempio la perversa ossessione per la sessualità che certamente abitava l'uomo medievale ma mai ai livelli visibili nel "tecno porno" moderno che in rete rimane accessibile a tutti e dall'industria cinematografica passata alla storia come "pornhollywood" che imperversa nel mediatore videoludico e ha dato la stura a una inarrestabile serie di profonde e ributanti pratiche che popolano tutt'ora il deep web come questa QUI. La straordinaria e delicata magia dell'incontro tra due mondi come quello sessualmente distinto e per il fine procreativo (non necessariamente goduto ma cercato e desiderato) che a dato per tutto questo tempo materiale infinito ai massimi poeti di ogni Tempo, oggi sembra appartenere alla polvere insieme alla stessa poesia che è diventato un modo quasi "psicoanalitico" per esprimere se stessi, qualsiasi cosa questo "vago" significato voglia dire. Come se la Commedia di Dante, Tristano e Isotta o l'Odissea, non fossero basati sull'Amore Umano e non rappresentassero una delle vette massime della produzione creativa, poetica, narrativa e artistica dell'umanità di ogni Tempo e latitudine.

Come se tutto questo offendese le pretese di chicchessia di non avere il corpo che la nostra storia genetica ci ha consegnato ed anzi (questo è il dramma) chi si riconosce nel suo corpo debba vergognarsene come se questo fosse un delitto!!!

Oggi tutto è nella polvere, perché la meraviglia l'abbiamo seppellita noi con le nostre mani, prima facendola a pezzi e poi pezzo dopo pezzo, sparpagliandola in tutta la realtà che ci circonda, per evitare che potessimo "anche solo inavvertitamente" rimetterla insieme. Oggi, come beduini senza meta giriamo in un panorama desertico che non ha niente da offire se non una pena immortale. Infatti questo ci promette, l'immortalità, come se la pena eterna fosse un bene da desiderare che solo un pazzo potrebbe rifiutare.

Ci sono ancora scampoli di umanità che ricordano e cercano di rimediare bradelli di realtà che si disfa tra le dita giorno dopo giorno, senza che nessuno riesca veramente a farci qualcosa. Finché non avremo bene in Mente che QUESTA tecnologia è un mezzo di promozione della perversione, in tutte le sue forme, perché è il business del futuro che chi ce le propone vuole cavalcare sotto l'insegna di un "radioso" Mondo Nuovo, non ci sarà nessuna contro-offensiva e ogni atto diventerà inevitabilmente una conferma della disfatta.

In altri POST ho spiegato come il Male è un concetto che è riconoscibile bene dai tre passi che ci portano all'Inferno. Il Male non è mai manifesto fuori da Noi e se lo è significa che è già tardi per agire perché il solo motivo per cui diventa manifesto è perché sa bene di poterselo permettere. I tre passi sono semplici da osservare e riconoscere, ma avvengono a tanti livelli e spesso si presentano in modo confuso. Il primo riguarda la fascinazione che in altri contesti può essere definito "corruzione". Pensiamo a Renzi che nel pieno di una crisi di governo da lui stesso innescata se ne va in Arabia Saudita a stendere elogi perché pagato dalla stessa per farlo infischiadosene di tutte le conseguenze. Quando fai il primo passo, ti accorgi generalmente dopo che quello che ti veniva promesso era l'esca di una trappola perché si chiude alle tue spalle e ti presenta il secondo passo: la minaccia. Non puoi "tornare indietro", recita la minaccia, perché hai stretto un patto e adesso lo dovrai mantenere che ti piaccia o meno. Non hai scelta. Non ricorda l'adesione all'Europa che doveva difenderci e renderci più competitivi nel Mondo? Se si forza poi il secondo passo e si cerca di fare il terzo, dalle minacce si passa alla pratica repressiva. Come in Grecia ad esempio. Questo meccanismo è in realtà un processo capace di autoalimentarsi: se si resiste alla repressione se ne esce comunque provati e quindi più esposti alle fascinazioni successive.

In questo modo l'Inferno rimane un luogo di Pena Eterna, nel senso che rimani impigliato nei suoi anelli mefisofelici che ogni volta si presentano come soluzioni solo per peggiorare la condizione pre-esistente anche quando c'è la resa totale ad essi, figuriamoci quando li si compatte "dall'interno", perché non scordiamoci che parliamo di entità perverse, profondamente sadiche e masochiste, cioé che traggono piacere (ed energia) dal generare pena. Basta rendersi conto che esiste una cosa come il deep web per realizzarlo con una lucidità che è solo disarmante. La cosa migliore in questi casi è "non aderire" a prescindere e si può fare anche subito. Ma non senza sapere bene che questo porterà a una risposta particolarmente crudele. Assange deve essere chiaro non è un caso a se stante ma la norma per chinunque "non aderisce" e in particolare che persisterà a non accettare il primato del virtuale (e della menzogna che esso rappresenta) sulla realtà che lo circonda. Una realtà che possiamo constatare è dettata da Menti perverse a cui sono state date le chiavi in mano del nostro futuro e siamo noi ad avergliele date.

Anche adesso, qui ed ora.


(*) copio e incollo dal sito dove ho ripreso l'immagine (QUI):

Eugène Delacroix raffigura in questo quadro gli ultimi istanti di vita dell'imperatore romano Marco Aurelio, famoso per il suo amore per la filosofia, la saggezza e la giustizia.
Sentendo avvicinarsi la sua fine il vecchio sovrano, costretto a letto dalla malattia, affida il figlio Commodo agli amici filosofi affinché lo aiutino a percorrere la strada della virtù e del buon governo.
Tuttavia sin dai primi momenti il giovane principe, in antitesi rispetto alla raccomandazione paterna, resa con un eloquente codice gestuale, espresso con dalla sua mano destra sollevata, sembra prendere le distanze dai suoi insegnamenti, disdegnando l'esempio del padre e vivendo soltanto per il soddisfacimento del proprio piacere.

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