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La dichiarazione universale dei diritti (dis)umani e il DISASTRO  

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GioCo
Noble Member
Registrato: 13 anni fa
Post: 1195
18 Novembre 2020 , 19:07 19:07  

Cosa manca al UDHR (Universal Declaration of Human Rights) - (QUI)? Il diritto comune (condiviso con altri individui) e quello dell'ambiente. Ma non solo. Manca anche (e questa è una pecca devastante) l'attuazione, cioé come si intende far rispettare quella carta. Perché attraverso l'attuazione emerge l'impossibilità di metterla in pratica senza che ciò si traduca in un DISASTRO.

Quali organi dovrebbero muoversi per farla rispettare quando stati, governanti o altri enti e singoli che hanno una forza (cioé capacità politica di esercitare pressione) infinitamente superiore alla media, mancano del giusto contrappeso politico? Io posso confrontarmi con la Cina o la Fiat Chrysler Automobilest? Posso confrontarmi con la RAI o anche solo un quotidiano come il NewsGuard (QUI) dal momento che vengo preso di mira dai loro strali?

In altre parole, ciò che manca è ciò che brilla per la sua assenza, come se l'ingiustizia sia diventata legge dichiarando il giusto ma parziale e putroppo questo non solo rende lettera morta quella dichiarazione, ma la trasforma in una formidabile arma contro l'Uomo, perché una mezza verità è comunque una bugia e "non c'è peggior codardo di chi fa uso costante di mezze verità" (fonte QUI).

Questo ovviamente non vuol dire che non sia più che condivisibile quello che viene dichiarato, ma che le forze che hanno prodotto queste carte sono più che sospettabili di aperta complicità criminale globale dal momento che la sua sostanza (legale) è pura propaganda alla Edward Bernays, quella delle "fiaccole della libertà" per vendere sigarette alle donne o dei "biscotti come natura crea". Natura? Già, come il mercato che esige di poggiare le sue leggi sulla Natura. Quella Umana, al limite egocentrica, perché a legittimare tutta "stammerda" deve poi esserci per forza l'egoismo a sostituire la "natura". Noi sappiamo che non ci è stato permesso in settant'anni di criticare l'idea che l'UDHR fosse uno strumento per legittimare il soppruso. Ma è l'evidenza evidente incontrovertibile che abbiamo davanti al naso, il risultato senza appello di un soppruso che domina nel globo al posto del diritto.

Personalmente preferisco smontare pezzo a pezzo ogni aspetto della propaganda del diritto al fine di capire come siamo passati dalla dichiarazione sacrosanta dei diritti Umani alla dichiarata propensione per i rovesci unilateralmente disumani.

Il diritto sacrosanto dell'Uomo non è esercitabile senza cio che rende possibile l'esercizio pratico di quel diritto, lo capisce anche un bambino. Dice un vecchio adagio "tra il dire il fare c'è in mezzo il mare". Se sono davanti a una ingiustizia e non ho modo di far valere le mie ragioni perché sono la parte più debole e non perché ho torto, una dichiarazione può cambiare le cose? Oppure farò solo ridere (o inca%%are a seconda) la controparte? Cosa impedisce che il forte mi copra di fango e mi obblighi non solo a subire la sua protervia, ma anche a risultare colpevole davanti agli occhi dei miei stessi affetti?

Se poi questa ingiustizia coinvolge la stragrande maggioranza dell'umanità, perché mai la minoranza  che si gode sta pacchia dovrebbe "ravvedersi"? Quale mitologico intervento dovrebbe  rimettere le cose in equilibrio secondo Voi? Dio?

Ma se nessuno se ne interessa, se si preferisce stare dietro a ordini emessi dal più forte al solo fine di schiacciare il più debole "sparito dai radar sociali", se il pensiero comune è che questo soppruso sia giusto e doveroso, perché mai Dio (o chi per esso) dovrebbe invervenire per fare "giustizia"? Non è forse "l'ingiustizia" volontà dell'Uomo?

Non è forse che stia solo esercitando un suo diritto?!

Se ho il diritto di parcheggiare vicino a casa ma occupando il posto di qualcuno che ha il mio stesso diritto, il mio diritto diventa automaticamente una prevaricazione verso altri. C'è poco da fare. Se state obbiettando che però vale la logica del primo che arriva (tanto perché siamo evoluti e l'universalità preferiamo dichiararla solo unilateralmente) allora mettiamola in questo modo: io rientro all'orario che preferisco perché non ciò un ca%%o da fare e faccio quello che voglio, per ciò quello che rientra tardi la sera perché non può fare altrimenti (ad esempio perché ha un parente da assistere) rimmarrà senza parcheggio e dovrà rassegnarsi. E' giusto? A questo punto la maggioranza risponde con argomentazioni (di convenienza) del tipo "il mondo non è un posto giusto" o analoghe stron%ate che tendono a generalizzare, come se la gestione del comportamento collegiale fosse un problema del "mondo", ma solo quando fa comodo. Se no è un problema TUO, mai MIO.

Se non sono stati dichiarati diritti per "il mondo", quindi ovunque l'Uomo è soggetto isolato nel suo proprio diritto, già nella relazione vige la legge selvaggia. In sostanza "la tutela della persona" con la dichiarazione dei diritti dell'Uomo diventa l'impossibilità di tutelare ciò che ci circonda e quindi di riflesso la stessa persona che è condannata al massimo a blaterare di diritti per ricevere rovesci, a meno che non abbia la possibilità di imporli con la forza, cioé di difendersi. In altre parole diventa la legalizzazione del diritto del più forte nella pratica, dato che "il diritto universale dell'Uomo" sarà sempre il più forte che potrà esigerlo a sua discrezione. Ma un principio ispiratore monco di questo genere diviene la costituzione di una società concepita per selezionare il peggio dal meglio, dal momento che solo il peggio, tramite l'arroganza e la prepotenza predatoria selvaggia, eletto dall'ingnoranza strumentale atta all'autoincensamento e alla autoelezione, riuscirà a rappresentare questa mezza verità.

Con la forza ovviamente e (senza scampo) in tutti gli ambiti relazionali. Infatti cos'abbiamo da eleggere in rappresentanza delle nostre società? Virtuosi? Andiamo ... quelli non li caca nessuno!

Se c'è un albero che fa mele e ci sono due mele, possiamo mangiare in due. Ma se la mela è una sola e non la dividiamo da bravi fratelli, uno dei due la mangerà a scapito dell'altro. Ma se l'albero non ha mele e non siamo d'accordo sul suo destino, perché io voglio farne legna per l'inverno che si preannuncia rigido, dal momento che soffro il freddo e rischio di ammalarmi, mentre tu che non lo soffri vuoi aspettare perché l'anno venturo potrebbero esserci delle mele che procureranno da mangiare e dal momento che senza albero non si mangia non lo vuoi abbattere, come si risolve la disputa?

Semplice, in assenza di terze parti che mediano, ci faremo la guerra finché il più forte non risolve la questione a sua discrezione. Da sempre è stato così, poi improvvisamente abbiamo sperato che tutto questo fosse un incubo del passato.

Le fiaccole della libertà (QUI) ricordate? CI ABBIMO CREDUTO!!! C'è poco da fare, ci abbiamo creduto tantissimo, abbiamo difeso per anni tenacemente quell'idea che è percolata dentro nella nostra coscienza collettiva profonda, non è mai andata via e chi lo nega è un fesso pericoloso per se stesso e per il suo prossimo.

L'esempio della mela mette in risalto due problemi distinti: il sacrosanto diritto dell'Uomo quando rivendicato lede sempre il diritto comune, ma insieme ad esso viene leso anche il diritto ambientale. Perché è esclusivamente la volontà di sfruttare una certa situazione a muovere "la rivendicazione di un diritto" se questo è "solo" il diritto dell'Uomo! Forse non ve ne siete accorti, ma non esiste "solo" l'Uomo e il suo straca%%o di diritto!

Sia pure quello di vivere. Perché se il mio vivere diventa il tuo morire, cosa ce ne facciamo della "dichiarazione dei diritti"? Ce ne puliremo il c...?

Naturalmente senza il diritto comune, il primo che viene a mancare è il diritto del più fragile, nel senso che la fragilità stessa sparisce come ente proprio del rapporto tra individui. Quando mi immagino di rivendicare un mio diritto, ad esempio il parcheggio, cancello in automatico l'evidenza evidente che quasi nessuno ha la mia stessa forza nel rivendicare quel diritto. Differenze fisiche, d'età, di stato economico, di stato di salute, di investitura (pensiamo a un polizziotto) o di legame affettivo ci mettono tutti su piani differenti quando rivendichiamo i nostri diritti e quindi il confronto "alla pari" è un illusione da film. Eppure, il diritto dell'Uomo forza l'immaginazione a cancellare qualsiasi differenza, appiattendo tutto come fosse scontato comunque il confronto alla pari. Perché il mercato ragiona così. Quindi ad esempio se una azienda entra in una contesa legale con un individuo, per il parcheggio, viene messa sullo stesso piano dal suo stato di "persona giuridica", come se i rapporti di forza fossero identici.

Da questo se ne deduce che non solo avremo la selezione del peggio dal meglio, ma tutta la conseguenza più sgradevole, sarà sempre e comunque scaricata sul più fragile.

Qui dovrebbe chiudersi definitivamente il mito dei due panettieri che siccome concorrono in una città per vendere il pane il mercato autoregola il loro comportamento verso il pane più buono venduto meno caro. Con il "diritto dell'Uomo" a gestire la faccenda, basta inventarsi una "persona giuridica" mettendola sullo stesso piano di una "persona fisica" nel rispondere alle leggi "et voilà", la fregatura è servita: uno dei due panettieri potrebbe essere una multinazionale e l'altro sarà semplicemente fottuto. Non ci arriva neppure a rivendicare i suoi diritti, verrà spazzato via in modo tale che non ci ricoderemo neppure sia esistito.

Le fiaccole della libertà, ricordate? Guardatele bene. Erano "per la libertà" e vi pare che oggi le donne abbiano più diritti in un mondo dove il genere non riconosce l'identità biologica?

La selezione del peggio in un mondo dominato dai diritti dell'Uomo più forte non è la selezione naturale. Non solo perché la natura ha almeno il pregio di selezionare il meglio (per tutta la Vita) per quanto non si curi del metodo (ad esempio di quanto debba essere per noi violenta o ripugnante questa selezione) ma perché ha cura almeno di una parte delle categorie fragili, come i neonati, fornendo i mezzi minimi per difenderli.

La natura ha per ciò a cuore il futuro di tutta la Vita, non di qualcuno che ritiene più forte. Non esiste il forte in natura, esiste la sfida per tutti che in un dato momento può premiare qualcuno su un altro in una specie di terno al lotto, poi però nessuno che abbia prevalso può dire nell'economia delle cose se la volta successiva gli andrà altettanto bene.

Preda e predatore in un ecosistema sano hanno per ciò sempre pari dignità di successo.

Una realtà che non può entrare nelle stanze dell'ONU, non può dirsi compatibile a organizzazioni come la Lucid Trust (QUI) che l'evidenza evidente ci suggerisce sia lo spirito che anima la dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo.

La Chiesa del DISASTRO prossimo venturo.


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