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La corruzione dell'Uomo è l'eternità nella materia


GioCo
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Nell'antichità Platone ci parlava di uno specifico Male che veniva indicato dal filosofo con riferimento a uno stato, quello in catene, con la famosa metafora della grotta. L'Uomo quindi che si liberava dalle sue catene era quello che era in grado di uscire dalla grotta e vedere la luce del sole per la prima volta e che spinto dall'amore verso il prossimo rientrava per tentare di liberare i suoi simili, ma doveva mettere in conto che non sarebbe stato un compito facile.

In quella metafora però l'ingresso della grotta è anche l'uscita e l'Uomo deve passare da dove è uscito per rientrare e sempre da quel passagio sperare di poter accompagnare qualcuno dei suoi simili nuovamente all'esterno.

Con Dante molti anni dopo abbiamo una geniale intuizione, non a caso secondo me da un poeta e non più un filosofo. L'ingresso non è più lo stesso da cui si può uscire, se si entra nell'inferno poi non c'è speranza di poter uscire seguendo lo stesso percorso a ritroso. Bisogna andare fino in fondo, ci dice Dante, finchè una volta raggiunto il punto più basso del vizio e della morale umana, poi non si può far altro che capovolgere fisicamente il mondo (cioé i suoi significati) per ritrovare la luce delle stelle e l'immensità della volta celeste e non semplicemente il sole.

Ma questa intuizione nasconde un altra faccia, un altro aspetto più importante ancora, come un gioco a incastri, una specie di rebus. La questione dell'eternità e in particolare della vita che acquisisce la qualità "senza fine" che non è esattamente l'immortalità, ma quanto di più vicino possa esserci, l'assenza di vecchiaia e di morte per malattia. Ci dice infatti Dante che entrando all'inferno si accede al mondo della non-vita che è di suo vita immortale anche se si esprime ancora come materia.

Ho appena finito di scrivere una breve recensione del film Cabal (Nightbreed) del 1990 di Clive Barker (QUI) in cui il tema della vita eterna affiora nitidamente associato al mondo delle tenebre. Anche il vampiro, figura mitica che affonda nella notte dei tempi, è indicato come una creatura immortale, dove però la sua (come per i figli delle tenebre del racconto di Barker) è una non-vita. In pratica queste creature vivrebbero senza morire perché la loro esitenza nega la vita stessa e con essa quindi la morte. Vi è quindi una associazione stretta tra Vita e Anima, tanto che rinunciando ad una si rinuncia inevitabilmente anche all'altra. Siccome però SIAMO Anima, non si rinuncia tanto alla stessa ma alla capacità/possibilità di riconoscersi come Anima e per farlo è sufficiente una vita eterna che diventa non-vita-trappola (cioé una maledizione) da cui è impossibile fuggire a meno che non intervenga qualche evento esterno.

La morte quindi non sarebbe beffata senza incorrere nella negazione anche della Vita  nel mondo della materia. Inoltre con l'eternità si rinuncia anche all'essenza umana. Ciò non significa che non sia possibile esprimere una esistenza residua di apparenza vitale di qualche tipo, come per esempio quella di una macchina o mostruosa. Ma che la stessa perde il suo significato originario e diventa qualcos'altro, una esistenza che rientra in altri schemi, esterni alla Vita e quindi all'Uomo in quanto epigone della perfezione.

Quindi, la semplice pretesa della vita eterna nella materia corrisponde sempre a una forma di corruzione dell'animo, alla perdita del principio di perfezione, perché pretende di esprimere l'infinito entro un sistema finito, fatto di cose che hanno un senso se esistono entro un tempo finito e diversamente perdono significato.

Come nel caso del cancro(*) quindi, la semplice caratteristica dell'eternità nella vita espressa nel mondo materiale e finito non fa che renderla implicitamente incompatibile ed incapace di misura e quindi di equilibrio con il finito. Manca sempre la relazione di interdipendenza energetica, come il leone che se fosse infinito non potrebbe prosperare, crescere e moltiplicarsi senza finire le gazzelle per poi morire di fame.

In altre parole il nostro mondo è l'espressione di una esistenza collaborativa interdipendente e mai nessuna parte potrà esprimersi infinita e pretendere di vivere così senza assumere una forma corrotta, cioè maligna.


(*) è curioso notare come in biologia si conosca già da tempo una forma di vita che abita i corpi senza morire di vecchiaia: la cellula cancerogena. Inoltre c'è un altra curiosità, il fatto che questa forma maligna per vivere e crescere abbia bisogno di quantità di sangue crescenti che drenano sempre più energie senza limiti, non avendo questa cellula un termine, fino a uccidere l'ospite. Il cancro quindi è un sistema infinito che muore uccidendo il sistema finito entro cui nasce, cresce e prospera, letteralmente succhiando sangue, come i vampiri.


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PietroGE
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Il mito della caverna era di Platone, non Socrate.

L'eternità della vita materiale è resa impossibile dalla finitezza dell'ambiente necessario per la vita. Tutte le cosmologie moderne dicono che l'universo ha avuto un inizio e avrà una fine. Lo stesso sole ha una vita limitata e il sistema solare avrà una vita sicura per molti meno anni. 

L'unico concetto di vita eterna che abbia senso è quindi quello della vita spirituale o di qualunque cosa trascenda l'ordine materiale.


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GioCo
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Postato da: @pietroge

Il mito della caverna era di Platone, non Socrate.

L'eternità della vita materiale è resa impossibile dalla finitezza dell'ambiente necessario per la vita. Tutte le cosmologie moderne dicono che l'universo ha avuto un inizio e avrà una fine. Lo stesso sole ha una vita limitata e il sistema solare avrà una vita sicura per molti meno anni. 

L'unico concetto di vita eterna che abbia senso è quindi quello della vita spirituale o di qualunque cosa trascenda l'ordine materiale.

Corretto grazie. Putroppo nella mente dislessica spesso c'è uno sfasamento tra ciò che leggi/scrivi e ciò che pensi. Questo porta alla confusione, per il resto lo so benissimo che è Platone. Solo che anche a rileggere mille volte potrei non accorgemene, semplicemente perché leggo/scrivo una cosa e ne penso un altra. Un problema che mi perseguita da quando ho memoria.

Per il resto la vita eterna è ovviamente un concetto relativo e in particolare all'indentità divina. Non discetto di scienza che come fai notare ci ribadisce la finitezza del nostro cosmo (mi rifiuto di chiamarlo uni-verso, dato che per me non esiste nessun UNI ma un MULTI e noi siamo immersi in quello, comunque questo è un altro argomento interessante che esula) anche se con teorie che quindi ci danno indicazioni per creare modelli, cioé poco più che miti matematicamente coerenti.

Ciò di cui mi interesso sono le proiezioni immaginifiche collettive. E in quella l'eternità e la vita eterna ti assicuro non sono scomparse e non scompariranno. In scienza e coscienza puoi scrivere e ribadire infinite volte che non credi all'eternità terrene, ma il problema è che esiste ed è manifesta, l'esempio di biologia che ho lasciato era proprio per prevenire questo genere di critica lecita, cioé che razionalmente oggi non siamo disposti a credere alla vita eterna. Ma smettere di credere non vuol dire smettere di osservare. Non prendere atto che l'eternità nella vita esiste è poco sensato.

Questo però (e vale anche con la vita esageratamente più lunga non necessariamente eterna) crea evidentemente scompensi con le forme di vita comuni che rimangono brevi. Che come mi confermi rende poco sensato concepire la vita eterna, però (di nuovo) è manifesta e non prenderne atto ha ancora meno senso.

Aggiungerei ad esempio che le neoplasie se hanno modo di svilupparsi in via anomala, cioé raggiungere una certa massa, tendono a riprodurre abbozzi di organismi complessi con organi completi (occhi, bocca, etc.). Il che se è coerente con il materiale genetico residuo delle cellule neoplasiche rimane comunque abbastanza spiazzante. Poi ognuno può trarre le proprie conclusioni sulla faccenda.

 


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