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Il virus del terrore


Maia
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Patrizia Cecconi
16 Febbraio 2020
Per i gufi e le civette, si sa, il crepuscolo è l’ora della colazione e dove gli indù vedono una vacca sacra c’è chi guarda invece un gigantesco hamburger. Eduardo Galeano ci ha raccontato come nessun altro quanto sia importante tener presente il proprio punto di vista, l’angolazione da cui si guarda la realtà. Poi, sarà bene renderlo pubblico e fare dei paragoni. Perché anche saper mettere a confronto le cose aiuta a capire ciò che stiamo guardando. La prospettiva da cui guarda la psicosi mediatica sul coronavirus “cinese” Leopoldo Salmaso, specialista padovano in malattie infettive che ora vive e lavora in Tanzania, è quella di un medico. Si tratta di un infettivologo che ha collaborato con Carlo Urbani, il microbiologo italiano che per primo ha identificato e classificato la SARS, da cui poi sarebbe stato ucciso. Salmaso, però, è un medico che non vive di realtà “percepite”(quelle che, secondo autorevoli opinion leader valgono quanto i numeri e i fatti), sa dunque che l’invasione delle locuste in corso – di cui si parla forse un po’ poco – potrebbe fare 20 milioni di morti nel continente in cui vive.
Quella, in Africa, pianeta terra, è un’emergenza. Non si tratta certo di sottovalutare l’aggressività del virus “cinese”, nessun medico con le sue conoscenze lo farebbe, ma Salmaso non può evitare di ricordarci che nel mondo i morti di morbillo sono ben più di centomila l’anno e che le comuni influenze stagionali arrivano a uccidere mezzo milione di persone. Sarà utile trarne le debite conseguenze, sul piano della comunicazione. Anche di quella politica. Una lunga e straordinaria intervista, realizzata in due tempi, per riscoprire che quando si parla di malattie killer non è lecito dire o ripetere fesserie come si trattasse di giudicare un calcio di rigore sospetto o le incontinenze verbali di qualche divo (anche politico) dello spettacolo. A qualcuno sembrerà strano, ma non conviene farlo neppure se si è firme illustri del commento televisivo o del giornalismo da bar. Sarà utile invece, per esempio, conoscere bene il numero delle persone che quelli presi in esame e altri virus uccidono. Poi, però, arriverà inevitabilmente il momento di decidere se classificare l’impossibilità di accedere al cibo sano e all’acqua pulita come una “malattia” oppure come una sfortunata condizione naturale. Questione di punti di vista

Da oltre un mese il virus del terrore occupa un posto di primo piano nei media occidentali, ed esperti di diversa caratura vengono intervistati più o meno ovunque. Tutto giusto, i cittadini hanno il diritto di essere informati per potersi difendere dal virus che ha aggredito la Cina e che si teme infetti il mondo. Però, a ben guardare, facendo un rapporto con la popolazione, i numeri delle vittime e dei contagiati rappresentano percentuali irrisorie rispetto a quelli di batteri o virus “banali” come le comuni influenze stagionali per le quali si arriva fino a 500.000 morti l’anno nel mondo. Senza sottovalutare l’aggressività del virus e la sua capacità di diffusione, visto in un’ottica comparativa il suo impatto verrebbe a ridimensionarsi e non si arriverebbe alla psicosi che ha fatto emergere fenomeni di razzismo anti-cinese da un lato e teorie complottistiche dall’altro, oltre a irresponsabili esternazioni di politicanti e pennivendoli, finalizzate a creare insicurezza e conseguente intolleranza.

Di interviste a virologi, microbiologi, ricercatori ed esperti di ogni tipo ce n’è stata una quantità incredibile e quindi l’ennesima intervista potrebbe considerarsi superflua, però non lo è se il medico in questione, specialista in Malattie Infettive e Tropicali, nonché in Sanità Pubblica, da 42 anni si alterna tra l’Italia e l’Africa e di epidemie ne ha viste, seguite e combattute tante direttamente sul campo.

Per questo abbiamo deciso di intervistare il dottor Leopoldo Salmaso e riusciamo a prenderlo mentre è in partenza per la Tanzanìa, dove porta avanti progetti sanitari, in particolare per bambini. Iniziamo l’intervista in Italia il 9 febbraio, ma la concluderemo telefonicamente dalla Tanzanìa il 14.

Salmaso è di Padova e la prima domanda che gli facciamo riguarda una “direttiva” della Regione Veneto, pubblicata sui giornali regionali il 29 gennaio, secondo la quale i medici di famiglia avrebbero dovuto ricoverare tutti i pazienti sospettabili di infezione da Nuovo Coronavirus, e porre in isolamento domiciliare tutti i loro contatti, cosa che, date le comuni malattie da raffreddamento di fine gennaio, avrebbe rappresentato una situazione a dir poco kafkiana per l’impossibilità di reperire anche solo un decimo dei posti letto necessari. Inoltre, una notizia del genere lasciava intendere che l’Italia fosse gravemente minacciata e, indirettamente, alimentava la caccia all’untore, concretizzatasi proprio nel Veneto dove si sono avuti i primi fenomeni di razzismo contro alcuni cinesi.

Abbiamo letto di questa circolare della regione Veneto e le chiediamo: realmente i medici di base hanno proceduto all’internamento di tutti i pazienti con febbre?

Guardi, nel bollettino regionale non c’è ancora nulla, però i giornalisti avranno pure avuto l’imbeccata da qualcuno…

Che la circolare fosse reale, o che i giornalisti abbiano capito male, resta il fatto che il coronavirus sta terrorizzando tutti per la riferita facilità di trasmissione. Se si ascolta una conversazione al bar si percepisce una clima di inquietudine, come se il virus fosse là, pronto ad aggredire noi e i nostri figli...

Con tutta l’attenzione dovuta a questo virus, vorrei rimarcare che più della metà delle morti di bambini sotto i 5 anni, e parliamo di oltre 5 milioni e mezzo ogni anno nel mondo, è causata da banali affezioni respiratorie o da ancor più banali malattie diarroiche, che uccidono semplicemente perché aggrediscono corpi debilitati da malnutrizione.

Capisco, ma questo non ha a che fare col virus cinese che al momento sta allarmando il globo e che è considerato un vero e proprio killer.

Se parliamo di killer dobbiamo anche considerare il numero di morti che fa, allora io le dico che il primo killer in assoluto in tutta la storia del mondo e dell’umanità è stato ed è la malnutrizione.

Non ho motivo di mettere in dubbio le sue parole e so che lei ha lavorato nelle zone più povere del mondo, collaborando anche col Carlo Urbani, il medico che identificò la Sars nel 2002 e ne rimase colpito mortalmente. Però ora vorrei sapere la sua opinione su questo coronavirus, su come poterne evitare il contagio e sulla reale portata del rischio che si corre.

Bene, allora questo coronavirus ha un tasso di contagiosità del 2,5, mentre il tasso di contagiosità del morbillo è 15. Ciò significa che, partendo dal primo contagiato, dopo quattro passaggi il Nuovo Coronavirus avrà infettato 39 persone, mentre il virus del morbillo ne avrà infettate… ascolti bene: 50.625. E sa perché un normale morbillo è un killer tanto temibile per i bambini africani? Perché sono malnutriti. Quindi il semplice morbillo rappresenta un rischio a livello globale ben più alto del coronavirus, ma non genera terrore.

Ok, ma al momento i morti per il nuovo coronavirus sono oltre 1.000 e gli infettati oltre 40.000, di cui 390 fuori dalla Cina (alla fine dell’intervista saranno molti di più. Questi dati sono riferiti al 9 febbraio. Nda)

Sì, e questi dati fanno paura a persone ben nutrite, che temono di non riuscire a cavarsela, mentre il virus del morbillo, o il comunissimo batterio escherichia coli, non ci preoccupano perché la possibilità di esserne infettati è bassissima, e quella di morirci è quasi zero. Noi abbiamo acqua potabile e cibo abbondante. È chiaro il concetto?

Chiarissimo, però gli infettati crescono e i morti pure. E il killer sta varcando i confini nonostante le misure (forse tardive?) prese dalle autorità cinesi.

Intanto le massime autorità mondiali hanno riconosciuto che, forse per riscattarsi dalla reale negligenza dimostrata in occasione della SARS, questa volta i cinesi hanno reagito con una tempestività ed efficienza quantomeno pari a quella occidentale. Noi poi chiamiamo killer un virus che su una popolazione di 1 miliardo e mezzo di individui ne ha uccisi 1.000, più forse 3 o 4 fuori dalla Cina, ma non badiamo a un killer che miete milioni di vittime non tanto per la sua virulenza quanto per la debolezza dovuta a povertà estrema dei corpi in cui si insedia.
Le sembrano paragonabili 140.000 morti di morbillo con 776 morti di SARS, per esempio? E guardi che di SARS è morta una delle persone più degne e più generose che io abbia conosciuto nel mio lavoro tra i disgraziati della terra, il dottor Urbani da lei citato, ma credo che lui le risponderebbe più o meno come sto facendo io.

Credo di capire che il suo lavoro in Africa e il suo stare a contatto con situazioni per noi immaginabili solo attraverso il filtro televisivo, influenzi il suo pensiero, ma ai nostri lettori, fossero anche solo una decina, vorremmo far arrivare il suo punto di vista, quello dello specialista in malattie infettive che con i microbi e i loro effetti letali ci combatte ogni giorno, il suo punto di vista rispetto a questo preciso virus che sta creando panico anche nel nostro Paese.

Ha ragione, quando si lavora per anni in situazioni dove la morte è sempre dietro l’angolo e si organizza una rete vaccinale per salvare qualche decina di migliaia di bambini sapendo che, se le loro condizioni di vita fossero diverse, non morirebbero, vaccinati o no, i confronti vengono spontanei.
Sì, ho avuto il “privilegio” di battermi insieme al dottor Carlo Urbani e ad altri colleghi per togliere i brevetti sui farmaci anti-AIDS che strangolavano l’Africa subsahariana, e ho avuto esperienze sconcertanti con il rappresentante degli USA (tramite la potente ong USAID) che tentò di vanificare la deliberazione di tutte le autorità competenti, e di tutte le ong che allora rappresentavo in Tanzania nel Fondo Globale per la lotta contro AIDS, Malaria, e Tubercolosi. Proprio per questo non considero il Nuovo Coronavirus un flagello del Signore. Flagello fu la terribile influenza “Spagnola” di cento anni fa, che fece oltre 50 milioni di morti in tutto il mondo, cioè più di tutti quelli uccisi nella Prima Guerra Mondiale e sa perché? Perché colpì popolazioni stremate proprio da quella lunga guerra. Credo sia una questione di onestà professionale confrontare queste situazioni, e di conseguenza ridimensionare di molto la pericolosità di questo virus.

È senz’altro comprensibile, ma sembra di capire che secondo lei si sta montando un eccessivo interesse e una sorta di terrorismo psicologico sul coronavirus che investe la Cina, considerandola colpevole invece che a sua volta vittima. È così?

In un certo senso sì. Ancora non si era arrivati a 300 o 400 contagi su una popolazione di 12 milioni di abitanti nella città di Wuhan, che già i social erano pieni di fake. Video che mostravano persone accasciarsi a terra come colpite da una fucilata, o racconti che sembravano tratti dal romanzo “Cecità” di Saramago, per non parlare di alcuni cosiddetti esperti che non conoscevano neanche la differenza tra un virus e un batterio ma che invitavano a stare lontani da tutto ciò che avesse attinenza anche solo virtuale con la Cina. Quello che si sta diffondendo è il virus del terrore, perché il coronavirus si diffonde sì nell’aria attraverso le micro goccioline espulse con un colpo di tosse o uno sternuto, ma per ridurre il rischio di contagio basta seguire le regole di igiene basilari, quelle che si insegnano ai bambini, prima tra tutte quella di lavarsi le mani col sapone. Noi che acqua corrente e sapone ne abbiamo in abbondanza!

Quindi l’igiene al primo posto ci salverebbe anche dalle comuni influenze?

Se per “salvare” lei intende l’impossibilità di essere contagiati, ovviamente no. Ma ridurrebbe di molto le probabilità di contagio e non si arriverebbe alle centinaia di migliaia di morti che abbiamo ogni anno per le comuni influenze, che però non terrorizzano il mondo perché nessun giornalista scrive, come il Corriere della Sera e altri quotidiani importanti roba tipo: “scoperto il super diffusore che ha infettato decine di persone” riferendosi a un uomo d’affari che, ignaro di essere portatore sano, è andato ad alcuni meeting. Me lo lasci dire da cittadino e non da medico, chi mette titoli del genere sta incitando alla caccia all’untore e sta commettendo un’azione delinquenziale.

Allora le chiedo cosa pensa delle scoperte che sono state fatte su questo virus da parte di tre ricercatrici italiane

Hanno fatto il loro lavoro e lo hanno fatto bene. Ho letto che volevano portarle a Sanremo come fenomeni da esibire, ma essendo ricercatrici serie hanno rifiutato l’invito. Però le faccio presente che già i ricercatori cinesi avevano pubblicato l’intera sequenza genetica del Nuovo Coronavirus, ed hanno anche confermato che l’antimalarico clorochina può inibire in vitro l’infezione da Nuovo Coronavirus. La clorochina, che tra l’altro costa pochissimo, è in grado di bloccare alcune infezioni virali, come già dimostrato nel virus della SARS.

Sta guardando l’orologio e la valigia, dottore, non le farò perdere l’aereo per la Tanzanìa, ma vorrei ancora farle qualche domanda. Si è parlato dei pipistrelli (cinesi anche loro) come possibili portatori che avrebbero infettato l’uomo. Le sembra possibile?

La famiglia dei coronavirus è preistorica, i suoi ceppi datano oltre un miliardo di anni e convivono con molte famiglie animali, dai pesci ai mammiferi. I pipistrelli sono mammiferi situati in un peculiare incrocio fra habitat aereo, terrestre e acquatico. Ciò ne fa un “serbatoio concentrato” di agenti infettivi. Il loro sistema immunitario – come dimostrato recentemente dai ricercatori di Berkeley – è particolarmente efficiente, perciò essi selezionano varianti sempre più aggressive di agenti patogeni. Quindi sì, mi sembra assolutamente possibile. Del resto il passaggio di virus e batteri dagli animali all’uomo, in determinati contesti ecologico-evolutivi, è da considerarsi normale. I coronavirus possono provocare un banale raffreddore o evolvere in forme ben più gravi come nel caso della SARS, che comunque ebbe una letalità (rapporto tra contagiati e deceduti) 5 volte superiore al Nuovo Coronavirus.

Fra poco devo andare ma, siccome in questi giorni usciranno altri aggiornamenti, se non ha urgenza di pubblicare l’intervista sentiamoci per telefono dalla Tanzanìa.

Posso chiederle qual è il progetto che sta seguendo ora?

Abbiamo appena completato un acquedotto a Kisiju, nella regione Costale, che porta acqua potabile a 7.000 persone. È una piccola cosa rispetto all’ampiezza dei problemi africani, ma lei sa cosa significa? Significa che nei prossimi anni sarà salvata la vita a qualche migliaio di persone, soprattutto bambini, a prescindere dalle misure contro il colera. È vero che qualche casa farmaceutica avrà meno occasioni di profitto, ma settemila persone avranno l’acqua potabile. Se vuole le manderò qualche foto.

Perfetto, dottore. Allora concluderemo l’intervista tra qualche giorno. Aspetto le sue foto e le auguro buon viaggio.

Questa conversazione avveniva domenica 9 febbraio. Avremmo anche potuto chiudere qui, ma qualche domanda era rimasta in sospeso e così, grazie ai prodigi delle tecnologia, abbiamo potuto concluderla a distanza.
CONTINUA QUI: https://comune-info.net/il-virus-del-terrore/


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