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Il Perfetto


GioCo
Noble Member
Registrato: 13 anni fa
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Ho letto molti eruditi interventi rispetto questo aspetto dell'esistenza umana apparentemente assente, la Perfezione, ma nessuno coincide con il mio che rimane certamente un contributo miserabile, uno tra i tanti, dal momento che oppongo solo la logica e un metodo, su cui insisto senza pretendere copyright, mi basterebbe un copyleft, cioé evitare che poi qualcun'atro ci faccia su profitto.

Cosa che non mi riesce bene perché di professionisti che poi hanno usato alcune delle mie indicazioni per farci (carriera e) profitto ne ho incontrati (e ne incontro ancora) diversi. Ma pazienza, non ce l'ho con loro, almeno il principio poi gira e contrasterà almeno un poco un mondo che sembra preferire in ogni aspetto l'assurdo e il grottesco.

Un esempio su tutti (poi torno aull'argomento in oggetto) l'Uomo in macchina. Dove ca%%o va? Nella stragrande maggioranza dei casi non lo sa, ma va in macchina (vuoi mettere?) e magari dentro un bel SUV nuovo di pacca e con davanti una plancia che sembra quella di un 737 con la radio a tutto volume e questo gli basta, lo fa sentire a posto. Grottesco! Ma so che molti leggendo potrebbero non vederla in questo modo, quindi proseguiamo.

La Perfezione è un argomento (per me) così importante e dirimente che non riesco a trovarne altri più importanti. Forse ne posso trovare giusto alcuni altrettanto importanti. Perché ci permette di osservare in traslucito una certa quantità di fenomeni che rimarrebbero altrimenti in ombra.

La faccio breve: se considero il corpo perfettibile, quindi premetto che la biologia del corpo per quanto affascinante non è di per sé perfetta (nel principio) in quanto poi organicamente si declina sempre in un sacco di aspetti indesiderabili, tra cui danni permanenti, fatica e bisogni fisiologici, mi concentro sulla perfezione corporea e quindi rigetto la perfezione spirituale che ha tutto un altro significato incompatibile con quello materiale del corpo.

La perfezione in senso spirituale è infatti una questione che riguarda l'equilibrio emotivo che si stabilisce con i fenomeni che ci circondano e quindi prescinde completamente dallo stato fisico. Anzi, spesso uno stato fisico degradato esalta la perfezione spirituale, proprio perché la mette alla prova.

La perfezione in senso spirituale è sempre emotivamente calda, mai fredda, perché è sicuramente una pace interiore rispetto al ribollire dell'animo per ciò che ci accade (dentro e fuori da noi) che però non scompare davanti al disastro, alla sconfitta ad esempio, ma che integra l'amore infinito per ogni cosa che rende accettabile il divenire a prescindere dal manifesto, mettendo in armonia sia le cose buone e belle che quelle cattive e brutte.

Vi è poi un altro senso che si può dare alla perfezione che per comodità potremmo definire gnostica. In alre parole non è una perfezione che riguarda un equilibrio centrato sull'umore, anche se lo integra, ma un equilibrio di natura "energetica". Le energie che permeano la nostra presenza sarebbero da intendere solo in parte come fenomeni elettromagnetici (fotosensibili) del nostro mondo. Per chiarire potremmo intendere i significati che diamo a ciò che accade come l'equivalente di una forma di energia esotica vicina alla luce (percepita come tale ma non sovrapponibile) frutto dell'accordo tra l'accadere del mondo fisico e quello di un altro mondo che ci vede protagonisti su un piano differente, quello dell'immaginazione e della "conoscenza" (QUI) o "apprendere tramite la facoltà dell'intelletto" ma anche qui non disgiunto dal calore, cioé da una ricerca passionale (QUI) ma integrata proprio come precesso, passaggio obbligato per la conoscienza. Platone ad esempio per introdurre il concetto parlava di iperuranio dove abiterebbero le idee (astratte) ma ometteva di sottilineare come vi fosse un processo in nuce nell'Uomo che lo spinge alla passione, come il fuoco spinge verso l'alto la mongolfiera. Nel mio piccolo invece preferisco parlare di confine tra realtà sensoriale e immaginazione. L'immaginazione è infatti un prodotto fisico di cellule visive sulla superfice della pineale dove si trovano fotorecettori interni (bastoncelli - vedi QUI) che come noto non visualizzano tanto i colori quanto le forme e il movimento.

Ora, sapendo quella una zona altamente vascolarizzata (la più vascolarizzata rispetto le altre ghiandole corporee) possiamo ritenere abbia sede l'incontro tra fenomeni fisiologici e non (significati dati a forme e movimenti) similmente al concetto alla base della gnosi (QUI) tali da generare un altro punto di equilibrio, quello tra pensiero e azione che potremmo tradurre con la parola "conoscenza", nel senso che i significati che daremo a quei fenomeni (immaginati) saranno il centro dell'attività perfetta.

Quindi un punto di equilibrio manifestamente energetico, nel senso che poi si declina in un modo di agire e di interagire fisico ma che ha delle peculiarità specifiche "luminose" (a partire dallo sguardo) non tanto e non solo fisiologiche e di natura spirituale quanto "magico-rituale" simbolica (nel significato di "capacità di influenzare" purificando - QUI) mettendo d'accordo sia la perfezione allegorica e simbolica che quella più organica. In questo senso "immaginare luce" non corrisponde quindi a "fare luce", cioé produrre fotoni in un fascio più o meno coerente e di conseguenza ombre dietro gli oggetti che riflettono o assorbono quella luce, ma a mettere in armonia "il pensiero profondo" (l'immaginazione) con ciò che segue, ad esempio l'apparato neurologico che può essere addirittura guarito in caso di necessità, come già ci insegnava Milton Erickson guarito per ben due volte nella sua vita da una malattia neurodegenerativa (che conduceva a morte certa alla sua epoca) applicando tecniche audodidatte (dedotte dall'osservazione di fenomeni del suo corpo "malato") di manipolazione dell'immaginazione.

Ora, qui mi fermo perché si apre tutto un mondo di relazioni verso noi stessi e i fenomeni che ci circondano che non mi interessa approfondire in questa sede e la cui vastità medica e scientifica, propria della ricerca di un certo benessere spirituale dell'Uomo più che della ricerca fine a se stessa, va ben oltre l'intento di questo breve articolo.

Anche perché mi interessa riprendere il concetto di perfezione corporea. Perché se il perfetto deve essere ciò che è fisico, non solo si fa l'errore di considerare perfettibile ciò che si è definito imperfetto, come se un certo oggetto sia considerabile perfetto per le qualità diverse che offre rispetto a un altro, che so un vaso blu è perfetto invece uno rosso no, ma si deve per forza tralasciare la componente simbolica, tra l'altro usando in astratto la stessa per abbandonarla.

Mi spiego meglio. Quando noi guardiamo una forma anche semplice, ad esempio un cerchio, possiamo vederci molte cose, ad esempio la perfezione stessa. Ma non c'è una traduzione meccanica tra il significato e la forma, nemmeno dal punto di vista matematico, perché la matematica è nient'altro che una rappresentazione quantitativa per mezzo di simboli. Se l'indagine dei fenomeni è quindi prettamente simbolica e il simbolo è il ponte tra una realtà fisica e qualcosa che va al di là della realtà fisica, eliminare il simbolo (e quindi il ponte) equivale a giudicare perfetta una opinione "ad ca%%um" rispetto le altre, o una formula, o un vivente (infatti nel film "Alien" di Ridley Scott, Ash che è un androide dice la famosa battuta riferita allo xenomorfo "un perfetto organismo, la sua perfezione strutturale è pari solo alla sua ostilità... un superstite, non offuscato da coscienza, rimorsi, o illusioni di moralità") a prescindere da come la stessa opinione poi si declini rispetto lo stato di benessere umano. Anzi, la sua capacità di generare supplizio (=orrore) virtualmente infinito diventa un arte superiore, un altro modo di concepire l'esistente nella perfezione. Ma solo materiale.

Lo dico in un altro modo ancora. Non conta ciò che viene considerato ma ciò che viene escluso. Se escludo che esiste qualcos'altro oltre il bene materiale e quindi oltre la perfezione corporea, ecco che mi ritrovo in automatico imprigionato (nel corpo perfetto) all'inferno e impossiblitato a elevarmi al di sopra della realtà materiale da cui dipendo integralmente, quindi di evolvere e di adattarmi al divenire che inizierò implicitamente a odiare nella misura esatta in cui non posso controllorarlo.

Avrò quindi certamente una qualche perfezione, ma opposta a quella propria di ciò che trascende la materia e per il solo fatto di aver reciso tutti i ponti con ciò che va oltre il bene materiale.


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Simsim
Estimable Member
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Ho fatto onestamente fatica a seguirti stavolta, e forse non ho ancora ben capito dove volessi andare a parare. Ma per giustificarti, in passato ho scritto anche io roba su un quaderno, che riletta a distanza di mesi e con stato d´animo mentale e diverso, mi é risultata di difficile comprensione. Prendo lo spunto e ció che ci ho letto per una mia riflessione, che magari ti porterá ad esplicare ancor meglio il pensiero.

Il perfetto é un punto asintotico ed estremamente relativo e variabile nel tempo. Ció che é perfetto oggi, non lo é piú domani perché siamo persone diverse, e per istinto tenderemo a rianalizzare per trovare un "difetto" successivo su cui lavorare e raggiungere un ulteriore grado di perfezione. Il perfetto é anche ció che puoi ottenere dando il tuo massimo, ció non significa che non ci sia nulla oltre. Esso é un driver impareggiabile per l´evoluzione, ma é allo stesso tempo anche il piú grande portatore di frustrazione e depressione nel momento in cui ci si focalizza su di esso al punto da non vedere piú la realtá.


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GioCo
Noble Member
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Postato da: @simsim

Ho fatto onestamente fatica a seguirti stavolta, e forse non ho ancora ben capito dove volessi andare a parare. Ma per giustificarti, in passato ho scritto anche io roba su un quaderno, che riletta a distanza di mesi e con stato d´animo mentale e diverso, mi é risultata di difficile comprensione. Prendo lo spunto e ció che ci ho letto per una mia riflessione, che magari ti porterá ad esplicare ancor meglio il pensiero.

Il perfetto é un punto asintotico ed estremamente relativo e variabile nel tempo. Ció che é perfetto oggi, non lo é piú domani perché siamo persone diverse, e per istinto tenderemo a rianalizzare per trovare un "difetto" successivo su cui lavorare e raggiungere un ulteriore grado di perfezione. Il perfetto é anche ció che puoi ottenere dando il tuo massimo, ció non significa che non ci sia nulla oltre. Esso é un driver impareggiabile per l´evoluzione, ma é allo stesso tempo anche il piú grande portatore di frustrazione e depressione nel momento in cui ci si focalizza su di esso al punto da non vedere piú la realtá.

Si, @simsim, hai ragione, è colpa mia! Devo aver dato un po' troppe cose per scontate. Quando mi riferisco al perfetto, nell'articolo, indico una specifica "figura retorica" -metafora- non ideale (cioè non riferita al fantastico ma a pure e semplici constatazioni) che indica IL principio atratto dell'essere Umano di cui avevo già trattato e che avevo descritto in questo modo: se si guarda alle divinità spicca l'assenza di quella che si occupa delle cose perfette. La perfezione non sembra fare parte del mondo del divino in nessuna religione politeista. Eppure è l'ideale di aspirazione umano. Strano, no?

Quindi concludevo che il principio "Uomo" (in senso simbolico ovviamente) è di per se la perfezione e di qui l'assenza del suo corrispettivo divino (sovrumano) tra divinità anch'esse non-perfette (ed è un principio ben noto del pensiero ellenico e latino). Cioé le due cose (perfezione/Uomo) sono sovrapponibili. In un certo senso, dato che poi il pentagramma e la stella a cinque punte sono spesso associate all'Uomo, la conferma deriva dal rapporto matematico-geometrico come la sezione aurea, strettamente legata al pentagramma che ne estende il concetto retorico di "perfezione", secondo un principio iniziatico che fu di quei movimenti pitagorici. Per ciò, per paradosso, l'Uomo pur essendo un gradino sotto la divinità e uno sopra la bestialità, può aspirare a divenire qualcosa di più di un dio (rimanendo per certi altri aspetti meno di un dio) cioé assurgere (=innalzarsi) alla sua nemesi (parte giusta) perfetta, saltando oltre il divino dal punto di vista della sobrietà e della saggezza, non necessariamente "dei poteri" fisici. Anzi, arrivando a osservare come gli stessi "poteri divini" non siano altro che limiti materiali più stringenti e quindi cessando di desiderarli.

Partendo da questa riflessione che facevo tempo fa, qui riporto un altro pezzo e vado un poco avanti.

Sempre mantenendo due piedi, uno nell'osservazione dei fenomeni concreti (ad esempio come funziona la pineale e -lo aggiungo adesso- la vicina amigdala) e l'altro in quelli metaforico-simbolici.
 
Spero di aver chiarito un poco. Ma se riesci a individuare cosa ti risulta ostico, magari riesco a essere più preciso e mi aiuti anche a semplificare.

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