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Il Distacco come Arte Superiore: il Debito


GioCo
Noble Member
Registrato: 13 anni fa
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Qualche tempo fa ho lasciato un commento riguardo il debito, indicando che c'era un problema di confusione semantica e uno sottostante archetipico ancora più profondo e che l'argomento era troppo vasto per essere trattato in quel contesto. Ci ho pensato molto se trattarlo o no, rimane un argomento per pochissimi e forse non faccio bene a condividere. La facilità con cui si travisa è altissima e le parole scivolano via con eccessiva leggerezza. Ma al solito il mio demone non sente ragioni.

In effetti è abbastanza vasto come argomento da non poter essere trattato adeguatamente nemmeno in un libro, per ciò come sempre questo contributo andrebbe preso più come una provocazione che come un tentativo di affrontare la questione. Poi rammento a chi non avesse letto altri miei contributi che non cerco la verità, non ci provo neppure! Non perché non la considero fondamentale ma perche mi accontento di qualcosa che viene prima e che riguarda la coerenza di insieme dei principi, in termini sia pratici che allegorici. In sostanza discetto di logica in senso aristotelico, seguendo il doppio principio di sapere di non sapere (=non esiste nessuno che conosco più miserabile di me) e di non sapere di sapere (che in troppi si scordano essere l'approccio maieutico socratico che dipende proprio dal sapere di non sapere).

Il 16 gennaio scorso, mi è capitato di vedere ripreso (QUI) su CDC un articolo a firma di Davide Gionco, uscito su attivismo.info (QUI) del 28 dicempre precedente dal titolo "Il debito buono e il debito cattivo" che affrontava la questione del debito dal punto di vista economico.

Ecco, il primo scoglio da affrontare è proprio quello che riguarda l'econocentrismo, una visione del mondo che storicamente è molto recente ed è un serio problema di condizionamento, un occhiale con lenti spesse che ci è stato fuso addosso ed è diventato parte del nostro scheletro e che quindi diventa difficile da rimuovere. Un tempo ai giovani veniva spesso ricordato che non si può comperare tutto con il denaro. Ma oggi è diventata un po' una barzelletta. In altre parole anche se vogliamo ripeterci allo specchio che in effetti il denaro non compera tutto, quello che dentro nel profondo ci è stato imposto di credere (principalmente attraverso il canale televisivo ma non solo) e in cui ora crediamo è che si tratta solo di renderlo acquistabile nel tempo. Cioé che qualsiasi cosa può essere comperata e se non può esserlo adesso è solo questione di tempo prima che possa diventarlo. Poi ovviamente stabilire il costo è tutta un altra faccenda e qui entrano in @GioCo i grandi potentati economici moderni.

Ovviamente è la tecnologia, figlia (oggi degenere) della ricerca che ha reso possibile questo passaggio epocale del pensiero che ci abita e la prima vittima indiretta e controintuitiva di tale "conquista" ideologica umana, molto moderna, è stato il concetto di debito, ovviamente. Non mi soffermerò a discutere sul fatto che si tratta di pure illusioni, fate le vostre ricerche a riguardo. Mi limito in questo contesto a far notare che gli occhiali che portiamo addosso dell'econocentrismo fanno vedere i miracoli che fanno vedere, escludendo tutto ciò su cui non hanno potere. Cioé funzionano ottimamente come filtri percettivi. Così se dico che "posso comperare tutto" mi accorgo che c'è come un "misunderstanding" o scalino percettivo in cui inciampo se parto dall'idea che "il Tempo" è il termine su cui ho spostato l'attenzione rispetto lo spazio (=il "non tutto"). Tra l'altro non sappiamo nemmeno bene cosa sia "il Tempo", ad esempio cosa lo rende infinito.

Partiamo come sempre dall'Etimo, dove scopriamo che "debito" deriva dal francese e significa semplicemente un dovere, verso qualcuno o qualcosa. In effetti anticamente non si parlava di "dovere" (MAI) ma di "peccato" (termine diffuso in europa derivante dal latino ma con radice ignota) e ancora più anticamente si parlava esplicitamente di "peso" (dell'animo o spirituale) in riferimento diretto ed esplicito al pensiero e non all'azione. In effetti in tempi dove massacri di massa a fil di spada (molto poco asettici rispetto i moderni "massacri a distanza" teleguidati da quest'era digitale) comportavano anche bottini come donne e bambini "nemici" tra le "economie" di guerra, pensare che l'etica passasse per un "buon comportamento" e non il pensiero saggio, era abbastanza stupido.

Come iniziamo a vedere in questi pochi passaggi, il significato di "debito" è stato pesantemente rimaneggiato nel tempo ed è passato gradatamente dall'essere un peso della coscienza e dell'animo, quindi un peso emotivo in buona sostanza, ad essere qualcosa di misurato, calcolato e basta. Ad esempio dai computer e poi scambiato da reti digitali e intelligenze artificiali. L'emozione è diventata quindi una accessorio, un "peso" si ma di cui liberarsi, da amputare perché divenuta ingestibile come un nodo gordiano, non da decifrare o rimettere in armonia. Da qui l'uso massiccio di psicotropi.

Senza quindi addentrarci nei meandri a mio avviso troppo dispersivi e sofisticati che vorrebbero distillare debito buono dall'Oceano montante e caotico del digitale, regno indiscusso della speculazione e che regna proprio grazie alla speculazione, non ci rimane che affrontare la questione da tutt'altra angolatura, più di natura metaforica che tecnica. Cioé a guardare al debito come a un peso e non come un peso fisico, dato dalla gravità terrestre, ma come un peso dell'animo dato dalla gravità di un "prezzo" da pagare a causa di un patto. Ecco che allora c'è una domanda che emerge spontea: quale patto? A cui ne segue un altra ancora più inquietante: con chi?

La chiesa cattolica nei secoli ha riassunto in concetto con "patto del demonio" il che non è peregrino se no non avrebbe avuto tanto successo. Cioé segue una linea logica, ma emotiva e quindi come sempre difficile da rintracciare e da vedere perché indiretta e controintuitiva. Ora perdonatemi ma devo fare un altra digressione obbligatoria inerente il link dell'immagine che ho messo all'inizio. Si tratta di una scena di un gioco relativamente famoso della Blue Tea intitolato "red riding hood sisters", l'etteralmente "la confraternita delle sorelle cappuccettorosso"; la ditta è specialzzata in puzzle games e famosa per aver ideato la linea a tema fiabesco "Dark Parables" che si traduce l'etteralmente in "parabole oscure" e sfrutta ambientazioni sofisticate, visivamente e acusticamente ricche, oltre che apertamente massoniche nel simbolismo. La scena riproduce una delle tipiche quest del game, l'equivalente nella settimana enigmistica del "Aguzzate la Vista". In sostanza si tratta di trovare forme (non necessariamente oggetti definiti) nel caos di un ambiente che le nasconde in vari modi. Ad esempio, quella forma a "ruota di carro" che trovate in basso come secondo oggetto in elenco da cercare, la trovate sotto la lampada in alto a sinistra. Cliccando sullo stesso nella scena durante il game, questo scompare dall'elenco e dalla scena.

Non c'è niente di meglio di questo giochino elementare (secondo me) per osservare come la Mente nasconda l'evidenza evidente al nostro sguardo interiore e all'immaginazione, cioé niente ci pone meglio davanti al trucco che ci impedisce di vedere quello che abbiamo sotto il naso e non riusciamo a riconoscere. Tra l'altro con l'aggravante che spesso "non vogliamo" riconoscere nella realtà quello che non vediamo, perché per farlo è obbligatorio pagare un prezzo emotivo a cui "il nascosto" e legato.

Se vi continuano a venire in mente detti popolari come "occhio non vede cuore non duole", significa che gli indizi che stiamo seguendo vi portano a capire che tutto quello che la tradizione ha veicolato di inerente al "debito" aveva un significato altamente coerente ma diverso da quello che abbiamo creduto fin'ora e che da questa prospettiva differente più organica inziamo a mettere a fuoco una serie impressionante di elementi che prima rimanevano "fuori posto".

Il debito in questo contesto è quindi un legame emotivo di qualche natura. Un patto stabilito con un ente terzo di cui per ora diremo solo che "regge" l'ecosistema in cui vegetiamo. Affrontare tutto il rapporto con questo "ente terzo" vale da sola come argomento un enciclopedia, quindi mi fermo qui, ma non senza lasciare al solito qualche traccia. Inziamo a disperdere subito fraintendimenti: non è il Male ne Lucifero. Non è il demonio. L'ente terzo potremmo definirlo più correttamente il Mondo o l'Uovo Cosmico che ci circonda ed è in tutto e per tutto "neutro". Prende cioé le esatte contro-offerte di significazione che noi gli attribuiamo, come lo specchio, ci restituisce le nostre (impietose) ed esatte sembianze spirituali. Potremmo anche definirlo (se vi piace) il "dispositivo" che risponde ai nostri richiami emotivi. Va da se che se l'emozione per noi è un ente irrazionale e incontrollabile, non abbiamo il controllo del disposivo che ci permette di navigare nel Mondo. Un po' come fare i piloti di un aereo ubriachi fradici pretendendo di seguire la rotta senza nemmeno avere nozioni di geografia insomma.

Al solito poi l'esoterismo ci viene in aiuto e ci da un suggerimento. Poniamo di essere Maghi. Non speciali, nel senso che la magia non è niente di speciale in un mondo dove tutti sono maghi. Solo inconsapevoli. Cioé inconsapevoli di cosa sia la magia, di come funziona, di chi la possiede e di come gestirla. Secondo Voi, quanto è difficile combinare incantesimi senza rendersene conto? Cioé quanto sarebbe difficile in questo contesto, dare della magia un interpretazione così distorta, assurda e grottesca da rimanerne pedissequamente vittime? Ve lo dico io: nessuna, "difficoltà" in questo caso è un ossimoro. Meglio sarebbe parlare di "facilitazione al disastro". Più o meno come vivere in un cartone animato della Warner, un Looney Tunes.

Ma allora, per concludere, cos'è "un debito"? In effetti è un legame "magggico" di qualche tipo con il mondo che ci circonda. Non raramente un debito affettivo ad esempio quando si trasforma in desiderio. Nel classico triangolo un desiderio che non possiamo soddisfare e che porta facilmente verso il conflitto. Un debito è quindi un patto stipulato in un qualche momento della nostra esistenza (e secondo gran parte dell'esoterismo anche di altre vite legate alla stessa manifestazione ultraterrena) in quei momenti di forte passione, ad esempio disperazione, in cui abbiamo "pronunciato parole cariche di emotività" di qualche genere. Ad esempio "mai più mi innamorerò di uno che si arrabbia". Bene, a questo "patto" va sommato il problema della significazione (estremamente labile e personalizzata) delle parole che putroppo sono tutto tranne che principi scritti nella pietra e alcune regole "magggiche", cioè inerenti il mediatore: non esiste la negazione. Quindi negare qualcosa corrisponde ad affermarla e nell'esempio la "vittima" non tarderà a ripetere la condizione di disagio che NON voleva ripetere. Le parole evocano e putroppo evocano spesso Male. Così per risolvere situazioni che ci hanno ferito, tendiamo ad agitarci nella rete (invisibile) di queste relazioni (spesso delicate, soprattutto se affettive) che si incasinano e costruiscono una specie di trappola, di bozzolo che ci soffoca, come se quella fosse la rete del ragno e il bozzolo la sua strategia per nutrirsi... di noi.

Come quasiasi altro luogo angusto, proviamo allora il desiderio di fuggire e se non possiamo o meglio crediamo di non potere, quello ovvio di suicidarci. Solo questo dovrebbe iniziare a far suonare diversi campanelli d'allarme e a richiamare la nostra attenzione sulle parole. Ad esempio sul termine "magggico" che io storpio apposta prendendolo un po' in giro perché è stato nel tempo pesantemente ridicolizzato senza per altro che chi lo ha ridicolizzato si sia mai preso la briga di andare a fondo circa le sue radici significative che non hanno niente di mistico ed esotico ma rimandano a qualcosa di orribilmente concreto.

Una faccenda che qualcuno (o qualcosa) ci impedisce di vedere dentro di noi.


P.S.

Nella famosa preghiera evangelica del padre nostro, compare a un certo punto la frase: "rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori". Il significato di questo passaggio è uno dei più criptici se non si utilizza la chiave di lettura coerente. Che non è quella cattolica evidentemente, del bene e del male e di un Dio buono. In effetti il problema è dovuto al mediatore, allo specchio del Mondo. Come a dire che noi siamo stati invitati a pensare che "non è bene essere ignoranti" e quindi abbiamo abbracciato l'idea che "non vogliamo essere ignoranti". Di sicuro questa "promessa" o "patto" da qualche parte nella nostra infanzia scolastica l'abbiamo ribadito con intensità e non una sola volta. Ovviamente siamo stati accontentati ma senza la negazione e oggi viviamo nell'ignoranza della tecnica. Non solo non sappiamo niente della tecnologia a cui ci siamo votati, ma nemmeno questa risponde ad alcuna delle domande fondamentali circa il Mondo che ci circonda. Ci mantiene ignoranti a 360° e l'unica cosa che ci garantisce è la possibilità di non apparire ignoranti agli occhi del nostro prossimo. Occulta l'evidenza, salvando le apparenze e questo è tutto. Allora, rimettere i debiti ha nel come la chiave di lettura. Come noi rinunciamo ad esempio a sapere di sapere, allo stesso modo il nostro prossimo è dispensato dal sapere e quindi l'incantesimo si spezza. Non sempre e non con chiunque, ma almeno con il nostro interlocutore nel momento in cui lo interroghiamo e ci interroghiamo circa ciò che sappiamo.

 


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