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Dominio Vidocq: sfruttare il senso della responsabilità


GioCo
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Ho scritto molte volte che non sono contro nessuno e in generale contro niente. Non sono contro i vaccini e la prima volta che l'ho scritto sono stato criticato. Ovviamente non posso essere in accordo con la terapia genica sperimentale in corso ma se c'è chi vuole farsela a patto che sia bene informato sui rischi anche ignoti che corre, ha tutta la mia solidarietà.

Ma non sono nemmeno contro chi è contrario ed è qui che il @GioCo si fa oscuro e attenzione che è lo stesso su ogni argomento, gender incluso.

Ci sono cose che non sono accettabili, ma non lo sono a prescindere e non lo sono per motivi logici e di coerenza spiccia. Ad esempio, non è accettabile che alberghi in noi il desiderio di buttarci giù da un ponte o dal tetto di un edificio molto alto, per farla finita. A prescindere dalle motivazioni, non c'è una logica che sorregge un tale atto, a parte quella che riguarda la disperazione e quindi uno stato emotivo.

Persino gli animali se messi in condizioni di forte stress emotivo cadono nella tentazione del suicidio. La logica biologica sottostante è abbastanza sensata: se il disagio della situazione è abbastanza forte e privo di una fine auspicabile, nel senso che non riusciamo a immaginarla, porre fine a quel disagio significa di fatto porre fine alla Vita. Ovviamente sono situazioni estremamente limitate quelle che possono portare al suicidio, nel caso degli animali, situazioni che in natura, per quando possiamo concepire la ferocia spietata nella condizione selvatica, praticamente non si realizzano mai.

Quando diviene invece più facile che si realizzino? In quella specifica della domesticazione. L'unica che crea le premesse, il terreno fertile, per la depressione che altro non è se non quella specifica incapacità di immaginare alternative che costituirebbero un argine di uscita, una scappatoia che quasi certamente non è gradita alla volontà dominante. In certa misura (e qui arriva la nota che pochissimi accettano nel suo senso concreto) anche il domesticato non l'accetta, perché la libertà di immaginare ha un prezzo e non sempre siamo disposti a pagarlo.

Di questo ho cercato di discutere ultimamente sfiorando l'argomento economico dalla prospettiva del suo significato e di come è profondamente mutato nel tempo, quindi dal punto di vista storico, ahimè scatenando polemiche che non desideravo assolutamente ma che erano prevedibili perché ho toccato il mezzo con cui il potere è esercitato, il denaro, il bastone nero di Moloch che domina nel contemporaneo con l'educazione alla sua sottomissione, la volontà dominante. Quindi ho lasciato cadere.

Chi non è preparato a cogliere, non potrà infatti vedere niente altro che la superficie e risponderà per come è stato educato a rispondere.

Ora c'è però da aggiungere qualcosa che in questo periodo ci tocca profondamente. Spesso ho parlato della sindrome di stoccolma, cioé una condizione particolare di sottomissione esecrabile da cui però la vittima ne esce "amando" spregiudicatamente i suoi seviziatori al punto da difenderli.

Un esempio di come funziona in generale questo meccanismo della Mente che mente e che ci porta ad adorare chi ci perseguita è nella condotta di questo Governo che è perfettamente consapevole di sfruttare al meglio questi "trucchi". Dato che si tratta di un inganno che riguarda il sistema timico, la prima regola (l'ho scritto tante e tante volte) è l'indirezione. Cioè il legame tra lo stimolo (emotigeno) e ciò che accade non deve mai essere sensato (=intuitivo) ne diretto. Come il campanello per i cani di Pavlov. Sono proprio queste caratteristiche specifiche a ripetersi: l'insensato (=controintuitivo) e l'indiretto. Il punto è che una volta agganciato il sistema timico, questo reagisce molto più velocemente di quello della corteccia proprio del ragionamento e della logica, quindi lo scavalca e se si tenta di ostacolarne il corso reagisce come se fosse una bestia ferita e messa all'angolo. Ovviamente tutto accade nella dimensione dell'immaginazione, non nella realtà e ciò induce a un prepotente distacco dalla realtà che diventa automatismo, acriticità e funziona nella misura esatta in cui accettiamo il suo esercizio educativo. Qualsiasi tentativo di smontare un educazione basata su stimoli di questa natura (timica e quindi emotiva) è percepita come dolorosa e induce a una reazione emotiva logica ma solo dal punto di vista emotivo e quindi totalmente irrazionale che per funzionare ha bisogno però di un supporto superficiale che sembri sensato e che metta in relazione apparente lo stimolo con la risposta emotiva. Ad esempio, se il cane di Pavlov sapesse parlare ci direbbe: "Vedi, ogni volta che suona il campanello arriva il cibo, quindi è il campanello che crea il cibo". Se noi cercassimo di dire al cane che non c'è nessun legame tra il campanello e il cibo, lo percepirebbe esattamente come un tentativo di attacco per sottrargli il cibo e sarebbe molto facile aizzarlo contro di noi con pochi margini di manovra per poter evitare il peggio.

Poi, può essere che il soggetto in questione sappia del meccanismo e sia allenato a gestirlo prima di tutto riconoscendolo e tenendo sotto controllo la prima reazione emotiva, ma non può provare un disagio diverso da un altro che invece lo subisce in modo incosciente finendo per eseguire una volontà a lui estranea.

Ma veniamo al Governo e al trucco utilizzato: il legame emotivo è con il senso di responsabilità (non con la paura come spesso leggo, quella viene DOPO). Il legame emotivo di una condizione di domesticazione avviene attraverso un duro addestramento, ma non è quello che induce alla resa perché stimola solo risposte timiche negative e invece è verso quelle positive che si deve instaurare il legame. Ciò che induce alla resa è sempre e solo la zolletta di zucchero concessa dopo il duro esercizio "riuscito". Senza è impensabile qualunque forma educativa di domesticazione.

Se pensiamo a questo punto di esserne scevri solo perché non crediamo alla narrazione del Vidocq, siamo davvero molto fuori strada. Noi abbiamo vissuto una vita intera praticamente di condizionamenti continui tutti simili tra loro, solo che non li abbiamo mai visti ne riconosciuti come tali. Tutto qui. Ogni volta che dovessimo prestarci ad esaminarli con attenzione ciò ci provocherebbe disagio per forza. Pensate solo al periodo scolastico, cosa veniva concesso e cosa no e rispondete a questo semplicissimo quesito: "Qual'è il motivo per cui si doveva rimanere seduti al posto per così tante ore al giorno e ci si poteva alzare solo al suono della campanella?". Per il motivo dei cani di Pavlov e ci vuole poco a capirlo, o no?

Come dico sempre, una cosa è capire, ben altro è accettare e la difficoltà in queste cose è sempre nella seconda parte, quella di accettare e poi gestire il proprio sistema timico. Per esempio accettare il discorso di chi sostiene la condotta di questo Governo, non perché lo ritenga giusto o migliore dei precedenti, ma perché c'è una pandemia che ci mette tutti in pericolo e non può essere che in una condizione di generale pericolo chi sta al Governo faccia qualcosa che ci metta tutti in pericolo, perché questo (appunto) coinvolge tutti e tutti sono tenuti a rispettare le nuove regole che dettano i comportamenti corretti rispetto le nuove condizioni in essere.

Cioè suona la campanella e arriva il cibo perché è evidente a tutti che la campanella crea il cibo. Quindi metti la maschera, rispetta le distanze e fatti inoculare un prodotto ignoto e sperimentale anche tossico ma che può arginare il pericolo, perché è questo un comportamento responsabile. La zolletta, il senso di responsabilità premiato. Che in realtà non centra niente con il comportamento ma con il giudizio verso il Governo che a questo punto può fare di te ciò che vuole e tu lo difenderai perché non hai scelta se vuoi sentirti responsabile.

Dato che il nutrimento è il senso di responsabilità, cosa sarà mai stimolato se tenteremo di insinuare che il Governo ci sta marciando su questa epidemia per scopi e fini che nulla hanno a che vedere con la sicurezza sanitaria? Nella più pura e specifica logica emotiva un preciso attacco a quel senso di responsabilità che non può che essere coltivato come se venisse a mancare il cibo. Perché se suona la campanella e non arriva il cibo è per forza colpa di chi ne ostacola il normale funzionamento, quello che gli permette di creare cibo.

Ovviamente la realtà osservabile ci restituisce un infinita serie di armi di evidenza evidente che cozzano contro la narrazione che tutto quello che ci viene richiesto è per la nostra stessa incolumità. Ma se rimaniamo nel terreno dell'immaginazione e cerchiamo di portare la realtà dei fatti ci faremo solo del male, non porteremo acqua al nostro mulino. Ciò che andrebbe fatto è prima di tutto vedere bene questi meccanismi e comprenderli iniziando dal comprendere bene bene che non ne siamo affatto liberi. Anche se li conosciamo li subiamo e per ciò non potremo che essere minoranza in ogni consesso e non potremo fare altro che subire il nostro disagio e imparare a gestirlo per gestire anche quello degli altri dove occorre.


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Citromax
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Postato da: @gioco

Ma veniamo al Governo e al trucco utilizzato: il legame emotivo è con il senso di responsabilità (non con la paura come spesso leggo, quella viene DOPO). Il legame emotivo di una condizione di domesticazione avviene attraverso un duro addestramento, ma non è quello che induce alla resa perché stimola solo risposte timiche negative e invece è verso quelle positive che si deve instaurare il legame. Ciò che induce alla resa è sempre e solo la zolletta di zucchero concessa dopo il duro esercizio "riuscito". Senza è impensabile qualunque forma educativa di domesticazione.

Grazie, innanzitutto, per questo post stimolante: la pratica del pensare, di costruire un ragionamento logico e comprensibile, per poi infine offrirlo alla pubblica discussione è, oggi, già di per sé un atto rivoluzionario. Ci obbliga, oltre che a metterci in discussione, anche a intervenire attivamente nel meccanismo di fruizione dell'informazione, processo che altrimenti diviene automatico e perciò non autentico, non interiorizzato. In particolare vorrei interloquire con te sulla paura come stimolo 'primo', per così dire.

Premesso che, qualunque sia il trucco, chi lo ha capito tenderà più spesso a non cadere in trappola. Premesso che, dal mio punto di vista, molti, forse tutti, gli esseri umani nascono e ripeto, nascono, pecore e, come dice Fromm, hanno paura della libertà perché implica autonomia e unicità. Premesso, infine, che parlare di 'domesticazione' è corretto dato che l'essere umano da millenni ha via via perso i tratti dell'animale selvatico, nel senso migliore del termine,

secondo me la Paura viene prima del Premio nelle dinamiche del potere, e ancora prima di essi c'è la Violenza. Se ci pensi bene un lupo o un qualsiasi altro animale allo stato di brado non solo non si fida a ricevere lo 'zucchero' dalla tua mano, ma neanche si avvicina. E' la Natura la sua garanzia. Come istinto e pure in quanto abbondanza. Quando però lo catturi, gli togli le unghie, lo bastoni, lo selezioni, allora lo rendi dipendente con la forza dal tuo dominio. Solo a quel punto, riconosciuto il tuo potere, l'arma più utile per farti agire secondo la sua volontà sarà quella dello stimolo positivo.

Mutatis mutandis sic homini

 


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emilyever
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Molto, molto stimolanti le vostre osservazioni, che mi hanno anche suggerito un altro nesso, forse azzardato, forse no, con il "gioco del Fort-da" di cui parla Freud, cioè del bambino che per superare il senso dell'abbandono da parte della madre, durante un'assenza temporanea, lancia un giocattolo lontano da lui, ma tenuto con una cordicella, e poi lo riprende.Qui, nella prima fase, c'è stata un'assenza dello Stato, la mamma che ci abbandona in mezzo alla malattia, o sopravviene troppo tardi, e non è amorevole, ci intuba, ci lascia morire da soli. Ecco invece che ci viene lanciato il rocchetto sostitutivo, il vaccino, con cui lo Stato mamma si avvicina di nuovo a noi, anzi si prende cura di noi, e ci assicura che così non ci lascerà più, non ci intuberà: il vaccino è insieme il giocattolo di cui noi abbiamo la cordicella per tirarla e rassicurarci che non saremo più soli.


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Citromax
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@emilyever

ottimo esempio

da sempre il potere torce i nostri bisogni primari e atavici 

a suo vantaggio:

questo

è

il suo

modus operandi

il Nostro legittimo e ineludibile bisogno di sicurezza, di aggregarsi, di fare parte di un 'branco' e quindi di sentire l'approvazione degli altri, nasce con noi. L'educazione poi però dovrebbe portarci ad una consapevolezza della nostra unicità e con essa ad una responsabilità nelle scelte. Mancando una SQUOLA volta ad e-ducere queste qualità in noi,  sormontati invece sin dall'infanzia da una pletora di particolari irrilevanti, cresciamo con la rassicurazione del conformismo. A questo punto, nella tabula rasa del nostro intelletto sarà un gioco da ragazzi farci andare nella direzione prestabilita, basterà fare leva sulle nostre paure e aspirazioni emotive.


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GioCo
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[...] secondo me la Paura viene prima del Premio nelle dinamiche del potere, e ancora prima di essi c'è la Violenza. [...]

@citromax, accidenti, questa si che è una risposta degna della massima attenzione!

Tu (giustamente) ritieni che per via del modo in cui procede di solito l'addestramento sia la paura da mettere al primo posto. E' quello che ci hanno insegnato, ma il problema è "chi" ce l'ha insegnato e se guardi a coloro che hanno redatto il programma di addestramento... Beh, forse non è proprio proprio esatto quello che dicono. Come sempre il diavolo fa le pentole e anche molto buone, ma... Qualcuno un tempo disse che anche una mezza verità è una bugia.

Al solito infatti non è interessante ciò che viene proposto ed esaminato, ma ciò che risulta "nascosto", in altre parole ciò che rimane assente e l'assenza si riflette sempre nell'incoerenza. Quindi osservare la coerenza, seguirne le tenui tracce mai del tutto celabili, significa prima di tutto fare emergere ciò che è stato seppellito. Di solito inaccettabile e per ciò scartato a prescindere dalla Mente che mente e per questo (sempre di solito) rimane a noi nascosto. Poi non so se è la verità, la coerenza non te lo dice. Ti permette di avere i pezzi del puzzle ma non di sapere come comporlo e non che forma avrà l'immagine una volta composta e di solito non c'è mai un solo risultato, ma diverse combinazioni possibili e tutte plausibili. Quindi per la verità c'è ancora della strada da fare. Ma almeno il primo e più difficile passo è fatto: hai i pezzi per comprendere e l'osservazione attenta insieme alla logica può guidarti per metterli insieme.

Quindi veniamo alla paura che non può mai e poi mai venire per prima. Al solito è l'evidenza evidente che ce lo dice. Cioè quella parte di realtà che fa saltare fuori dove c'è "lo scalino" dell'incoerenza. Il pezzo che non combacia ma è stato fatto combaciare dalla verosimiglianza. Per esempio non seguendo il disegno ma i contorni, le forme nude. La paura deve essere parte di qualcosa che viene accettato e non semplicemente perché si presenta sull'uscio della nostra coscienza a bussare, ma perché sapevamo perfettamente di cosa si trattava. E' come il venditore di enciclopedie, sa benissimo che ha un prodotto scandente da rifilare ma deve convicerti che è proprio quello che a te serve perché tu possa avere paura di "non afferrare l'occasione" di ricevere la preziosa fregatura. Tu sai benissimo che è robaccia ma se ti fai convicere la comperi e sei pure contento quindi la difenderai, magari persino prima di acquistarla concretamente, perché è l'immaginazione che arriva prima. Questo è sempre il primo passo dei tre per superare la soglia dell'inferno ed accedervi e ne ho parlato tante e tante volte. Come ho scritto tante volte della coerenza e di altri aspetti della struttura emotiva che possiedono questi nostri corpi e che ci aggancia alla dimensione "altra", quell'esterno vasto quanto l'infinito e pieno di opportunità, ma anche e per questo di pericoli, qualcosa che ci rende umani e che per questo rimane per noi irrununciabile.

Il primo passo è detto "blandimento". Di fatto è una forma più generale di corruzione. Se accetti è quello che poi ti obbliga al secondo passo. Ma non si può blandire con la paura, non c'è verso di rendere questo possibile perché la paura non funziona così. Quella arriva DOPO sempre DOPO. Allora prendiamo il Lupo che citi giustamente come ottimo esempio simbolico, Lupo o Iena (è lo stesso ai fini del principio) che diventa cane in un processo di addestramento e che viene allettato perché se no diffida istintivamente e non si lascia avvicinare. Per arrivare a togliergli quello strato di selvaticità e addomesticarlo, prima lo devi catturare e come lo catturi? Sempre con il primo passo.

Veniamo a noi, qual'è il primo passo? Ma è banale, sono i servizi telematici parte del blandimento più generale che è la comodità, come l'infrastruttura 5g e come i servizi che offre google, ma anche e sempre la pubblicità vera anima del commercio di anime... Anche un bimbo lo ha capito ormai e guarda guarda come elemento di evidenza evidente poi spicca subito per la sua coerenza con il resto dei pezzi a nostra disposizione se lo si inquadra nella prospettiva coerente. Solo che poi relazionarlo, cioé comporre un quadro di insieme, con la gestione di questa epidemia... Beh, questo riguarda la verità che dobbiamo sapere di dover ancora raggiungere, nonostante quanto ci sia costato arrivare fino qui. Però possiamo fare delle ipotesi. Dietro l'epidemia c'è sempre stata la manina militare e anche dietro le infrastrutture telematiche che banalmente oggi rendono ad esempio possibili guerre condotte da droni. Quindi il fatto che debbano essere espanse e potenziate non dipende certo dalla nuova app che ti si permette di scaricare sul tuo smartphone e che ti masturba in qualche modo nuovo il cervello.

Questo ci dice però qualcos'altro. Cioé che i tre passi sono ciclici. Per ogni avanzamento verso il degrado occorre ricominciare da capo. Come quando accarezzi il coniglio per dargli il colpo che gli spezzerà il collo, perché così rilassa la parte e si offre senza difese. Ma il coniglio ingoiato non c'è più e ti viene fame e ne vuoi un altro e siccome non è uno solo il coniglio ad ogni coniglio la scena si ripete e si ripete all'infinito.

Tutto qui. Spero di essere stato chiaro.


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Citromax
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@gioco

chiarissimo

l'unica cosa che non capisco è: 

che ruolo gioca la paura nel tuo puzzle?

mi verrebbe da rispondere perdere quelle blandizie 

che il potere ti ha così bene confezionato

può essere?

a questo punto forse Blandizia Paura Violenza sono solo momenti cronologici che distinguiamo razionalmente ma che sono un unico corpus fraudis.

in ogni caso il giocattolo è rotto e per una volontà forte non funziona più...


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GioCo
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@citromax, le emozioni in generale giocano un ruolo fondamentale nel governo del rapporto (armonico) con il mondo che ci circonda.

Pensare ad esempio che un emozione sia "male" è il Male. Un emozione e solo un emozione, un "picco herziale" come lo definisce la Dottoressa Lucangeli (QUI) o esplosione di energia e dove c'è energia... C'è chi la brama e la consuma. Esattamente come il luogo dove si trova ogni risorsa fondamentale.

Tutte le emozioni (l'ho già decritto più e più volte) possiamo ricondurle a una soltanto, una proto-emozione che sta alla base della meccanica stessa. La chiamo proto-emozione perché non è esattamente un emozione come le altre, anche se la possiamo percepire come tale quando la percepiamo ed è una specie di condensato di Gioia e Amore dove Amore lo puoi sostituire con un "affetto generalizzato" e fuori scala. Non è ovviamente nessuna di queste due cose.

L'emozione quindi "inizia" come una sola (non potrebbe essere altrimenti dato che il picco herziale è sempre quello dello stesso sistema) e poi si degrada velocemente a seconda di come la decliniamo nella situazione (cioé a seconda dei circuiti nervosi trovati in quel momento) e questo dipende in gran parte dai percorsi nervosi che abbiamo già concepito. In altre parole questo guizzo di energia alimenta i circuiti neuronali e li "sconvolge" a seconda di come la situazione richiede nel senso dell'adattamento (nervoso). Cioé costruisce nuovi percorsi e ne sfoltisce altri pre-esistenti in modo che la successiva volta non saranno mai gli stessi circuiti ad attivarsi per quello specifico stimolo.

Tutto questo cosa vuol dire? Che ogni "trattamento" della struttura nervosa corrisponde a una emozione impressa. La paura è una delle emozioni inibitorie e tende a interrompere circuiti quindi più provi paura più provi paura (una delle regole più generali dell'e. è che "ogni e. chiama sempre se stessa"). In altre parole costruisce dei limiti all'immaginazione. Questo è terribilmente utile quando è necessario prendere decisioni veloci. Se sei nella foresta e una belva ti attacca, non hai tutto il tempo di chiacchierare con te stesso per decidere cosa fare. Se hai già affrontato la belva e sei scampato al pericolo semplicemente cercherai di ripetere quello che hai fatto e che la prima volta ha funzionato. La paura quindi esclude ed è uno dei cardini della mutua esclusione, un altro principio che ho descritto tante e tante volte e che riguarda il governo dell'attenzione.

Una emozione diversamente da quanto si crede e ci viene insegnato, non è mai svincolata dalla logica e dalla nostra volontà. Mai significa proprio MAI. Perché la volontà è impressa dalla materia emotiva, sempre. Non possiamo volere qualcosa senza emozione, è impossibile. Persino quando studiamo. Se studiare ci annoia sarà quella l'emozione legata al momento dello studio. Questo dipende da come vengono impressi i circuiti e la Dottoressa lo spiega bene: insieme ai ricordi viene impressa anche l'emozione ad essi correlata che non è mai la stessa. Non si può provare la stessa paura due volte, ma un certo imprinting di paura sarà legato a un certo gruppo di neuroni deputato a rispondere a quella emozione e solo a quella che dipende dalla condizione (una certa situazione o scenario) in essere immaginata. Tendenziamente se tutto va bene uno specchio di quello che poi sta succedendo nella realtà, ma non è una condizione essenziale.

Tutto questo cosa significa in soldoni? Semplice, che noi rispondiamo emotivamente ai significati che abbiamo impresso nella nostra struttura nervosa e che sono il risultato di un cumulo in continuo rimodellamento. Ma se qualcosa ci fa paura non è che per questo continuerà imperterrita sempre a farci paura. La paura è progettata per eventi specifici e quindi se gli eventi si prolungano la paura si trasforma e diventa qualcosa d'altro che può essere coraggio, depressione, disperazione o chissà cosa. Chi governa queste declinazioni? In parte ciò che avviene ma il grosso lo facciamo noi. In un certo senso, se provo paura è perché "lo voglio" ed è assurdo ma potrei persino desiderare di riprovare quell'emozione proprio per gestirla. Questo non vuol dire che se non lo voglio non provo paura, la paura si prova e basta perché arriva come un impulso di energia che viene rapidamente degradata a seconda di come abbiamo significato ciò che avviene. Se intendiamo ciò che avviene un pericolo e arriva l'impulso, proveremo paura perché sarà lì che viene incanalata la stessa.

Ma questo non significa che: 1) non si possa tasformare in corso d'opera in qualcosa d'altro - e infatti succede spesso - perché la reincanaliamo da qualche altra parte 2) non possa essere usata per mutare i circuiti a nostro favore in modo che non rispondano in quel modo la successiva volta, banalmente cambiando i significati attribuiti a ciò che accade cambiando quindi la natura dell'emozione, pensa ad esempio a una tua "prima volta" e poi come l'hai gestita nel tempo 3) non sia comunque possibile gestire il picco perché si sfoghi in luoghi neutri, neutralizzando proprio la sua potenziale efficacia rimodellatrice e di conseguenza la sua capacità di imprimere paura.

In altre parole, non possiamo controllare la proto-emozione perché arriva prima di qualsiasi ragionamento che però ha valore postumo, cioé non funziona durante l'emozione ma dopo, sfruttando i circuiti già presenti, ma questo non ci impedisce di governare il processo emotivo in essere quando si esprime per rimodellare il significato e quindi l'emozione sul momento, sia durante che dopo, dato che il processo (non la sua partenza) rimane sempre sotto il nostro ferreo controllo. Se ne siamo coscienti e nella misura in cui riusciamo a concepire l'emozione come una parte integrata di strumenti a nostra disposizione con le sue regole e logica che la biologia ci fornisce, ne più e ne meno che le gambe e le braccia, impareremo a gestirla e non a pensare che sia meglio farla andare per i fatti suoi perchè "selvaggio è più fico". Come se camminare fosse fatto facendo andare le gambe dove ci portano a casaccio.

Quindi la paura è una risposta perfettamente funzionale e integrata al sistema che serve a determinati compiti, ma se usata impropriamente e abusata (come spesso accade) non porta nessun vantaggio.

Tutto qui.

Poi a lato c'è da aggiungere che un certo modo di concepire il potere, un modo propriamente emotivo e riferito alla brama del possesso (in senso proprio di desiderare il possesso della volontà del prossimo) tende a pensarla diversamente e crede che la paura sia il mezzo più funzionale per ottenere quello che desidera. Di contro chi rimane vittima di questo pensiero disfuzionale, tende a pensarla allo stesso modo diventando di fatto vittima e carnefice (inevitabilmente) allo stesso tempo. Ma siccome tutto è giocato sulle emozioni, chi ne rimane vittima in un certo senso se la cerca perché accetta una versione disfuzionale del suo modo di funzionare. Tutto ruota intorno al residuo controllo emotivo o più propriamente a quello che crediamo debba essere questo residuo controllo emotivo. Se come accade siamo abituati a pensare che non possiamo avere il controllo delle emozioni o che (peggio) controllare significhi reprimere, come se una pentola a pressione sia da gestire tappando tutti gli sfoghi "perché non esploda", ovviamente avremo riconfermata una idea sballata, esattamente come ogni profezia autoavverante. Cioé avremo la dimostrazione (falsa) che non possiamo controllare le emozioni quando invece sono sotto il nostro ferreo controllo.

Il controllo è tanto ferreo che nel mito il Male per agire in noi deve sempre prima tentare, cioé ottenere il nostro consenso (tendenzialmente con l'inganno) se no non può semplicemente possederci e basta. Può ucciderci ma non possederci e il Male non vuole uccidere, vuole possedere.


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