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Da abuso in abuso: vediamo la responsabilità  

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GioCo
Noble Member
Registrato: 13 anni fa
Post: 1160
24 Settembre 2020 , 16:36 16:36  

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Oddio, mi sto cimentando di nuovo con uno di quegli argomenti di cui non mi sento per nulla all'altezza. Spero mi perdoniate in caso di scivoloni che saranno abbastanza facili a causa dell'impervia via che sto per affrontare. Il mio demone al solito non sente ragioni e mi impone questa specie di calvario, ma voi che mi leggete sappiate che siete dispensati da ogni resposabilità dovuta alla mia miseria.
 
Ecco, "responsabilità", questo è il termine che vorrei portare all'attezione nella mia solita disamina dell'ovvio e lo faccio qui, ancora in quest'angolo delle opinioni, nonostante non sia un opinione, perché me ne assumo interamente la responsabilità: non posso farne a meno.
 
Intanto di cosa stiamo parlando? "Responsabilità" è una parola che ci sta pesantemente sul ca%%o ultimamente, ripetuta in ogni angolo del nostro ormai inqueto vivere, ma che dovremo abituarci a subire spesso e volentieri quasi esclusivamente proferita da chi non sa quello che dice e non gliene può fottere di meno. Constatiamo tristemente come domini ancora la legge degli ingiusti nell'era del "progresso" dei pochi sulla pelle dei molti.
 
Allora cerchiamo di vedere meglio in dettaglio e non fare come al solito di fretta, andando oltre i significati, come quella splendida donna che mi è capitato di incrociare un paio d'ore fa a un semaforo che attraversava con la faccia dentro lo smarphone: Dio santo! (spero mi perdoni per l'esclamazione) Come si fa?! Come si fa a dare retta allo smartphone e non alla strada che stai attraversando?! Non hai 10 secondi da dare alla tua vita?! No, è un atteggiamento ormai diffuso ed è non solo scusato ma protetto. Se quella disgraziata fosse stata messa sotto da un cretino che non rispettando il semaforo per qualsivoglia motivo l'avesse investita, ovviamente tutti l'avrebbero scusata e protetta anche se di imbecilli in quel caso ne avremmo avuti due, non uno solo. Però aveva la mascherina ben calzata in volto.
 
Ecco, questa è l'irresponsabilità totale senza scuse. L'impossibilità di vedere che il dovere non è mai qualcosa di esterno, non è mai un adesione incondizionata e acritica alle regole. Con buona pace di quell'altro sornione del mio docende di pedagogia che nel 2006 ha fatto di tutto (e anche di più) per convicere del contrario nel suo corso di scienze dell'educazione che avevo ribattezzato per ciò "scienze della maleducazione". Se così si fosse intolato il corso avremmo perso forse meno tempo in ca%%ate colossali, ma tant'é che se devi prenderti una laurea non puoi che prendertela a forza di ca%%ate colossali.
 
Oggi, l'ho detto e lo ribadisco, ci troviamo al di là dello specchio, un posto dove la destra è rovesciata con la sinistra e viceversa. Lo vediamo a scuola, in politica ma anche quando andiamo a fare la spesa e pensiamo di scegliere non di essere scelti, quando parliamo con il vicino di diritti e mai di doveri, quando mettiamo le mani nel portafoglio pensando di avere qualcosa di "prezioso" se disponiamo di denaro, oppure di valere qualcosa solo se abbiamo case e macchine costose. Non tutto ovviamente è rovesciato. L'alto non si rovescia con il basso e se fai il tifo (tanto nei social come allo stadio) rimane tutto invariato: tiri fuori il peggio di te e scendi gli scalini del tuo inferno personale.
 
La parte rovesciata che più mi lascia perplesso però (permettetemi l'ulteriore digressione) riguarda la proprietà. E' qualcosa che mi sconcerta. Non capisco come sia possibile per la persona media tenere la proprietà staccata dalla difesa dello Stato di Diritto e quindi la nazione in cui siamo nati e che ci ha dato la cittadinanza come garanzia di quella proprietà. Perché è ovvio che lo Stato non sta garantendo più quel diritto e quindi non esiste di fatto la pretesa di una proprietà (di qualsivoglia natura) se non sulla carta (ormai da culo?!) che è la costituzione lasciata indifesa. Come se la carta scritta si potesse difendere da sola e non fosse una semplice dichiarazione di intenti comunemente accettata e condivisa. Abbiamo dato via il culo all'estero non solo senza ricevere ringraziamenti, ma finendo per radunare squali affamati che ora imperversano con ancora più brutale ferocia per strappare ogni brandello riescano ad azzanare dalle ossa del corpo italico. Pazienza, il futuro non è di sicuro per gli imbecilli anche se onesti.
 
Ora, a sQuola (quella che serve a formare mediamente teste di ca%%o) ci insegnano che le regole scritte valgono di più delle norme sociali. Ovviamente l'ovvio è al solito poi quello che si deve fare finta di non vedere per sostenere simili corbellerie. Partendo dall'assunto che una regola è tale solo se viene accettata e condivisa dalla maggioranza (l'unica forma di democrazia -indiretta- che mi pare abbiamo concretamente conosciuto per esperienza acquisita) perché poi diventa di fatto un obbligo e se la scrivi non fai che prenderne atto, avremmo un indicazione già più sensata. Ma no, a furia di alimentarci di ca%%ate abbiamo iniziato a pensare che la costituzione "magicamente" si difendesse da sola, manco fosse un oggetto senziente alla stregua di "excalibur" protetta dalla dama del lago di sta cippa (Mattarella?!) e non una semplice dichiarazione di principi. Poi ovviamente per correggere il tiro arrivano robe tipo "finestra di Overton" per diventare consapevoli che l'acqua è bagnata. Bastava un poco di buon senso, ma quello è smarrito da tempo oramai.
 
Allora torniamo alla "responsabilità": di che cosa e per chi? Si dice che non esiste responsabilità senza consapevolezza. Bella stronzata! E' come dire: non esiste Angelo senza Amore di Dio. Poi t'arriva Lucifero e rimani come un ciucio a chiederti cosa diamine è andato storto lassù: quindi? Quindi spostare la questione da una parola a un altra altrettanto miseriosa solo perché non sai quello che stai dicendo è una mossa occulta tipica da oratoria che serve solo a nascondere ignoranza. Cioé propaganda. Come i biscotti della Mulino Bianco "come natura crea". Uguale. Ottieni consenso condiviso e felice ma sul niente o sul Male.
 
Allora il primo pezzo "responsabilità di che?" Finché non parliamo di "perdono" (concetto pesantemente inquisito) legato a quello di "giudizio" (altro concetto inquisito) non ne usciamo. Abbiamo per ciò una catena di vincoli inquisitori e dobbiamo iniziare a sgranarla all'indietro come un rosario, anello per anello. Ma senza credere o pregare, solo per capire. Primo: "giudizio" non è quello divino o terreno, ma quello emotivo e individuale. Giudicare ha come etimo il significato "pronunciare giutizia" con il cuore ed a questo concetto ci fa eco la parabola dei giusti di Gesù: "Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato" [Luca 18,9-14].
 
L'Umiltà l'ho scritto più volte, non è umiliazione. L'umiltà è solo al cospetto di ciò che ci sovrasta, del destino che ci è imposto "obtorto collo" ben prima della nascita. Prima bisogna riconoscerlo, poi possiamo accettarlo (senza giustifiche o giudizi) oppure combatterlo. L'umiliazione è quando non riconosciamo come nostro Maestro indiscusso il destino e iniziamo a combatterlo per questo, per tramite della risibile identificazione, il "piccolo" mostriciattolo che abbiamo dentro e che grida "mio, mio, mio" come i bambini viziati, trasformando il Mondo (e tutto quello che vi si trova dentro) in una proprietà privata da scippare al destino. Risibile sciocchezza.
 
Il perdono non serve ad affrancare il nostro persecutore dalle sue responsabilità. Serve ad alleggerire noi delle nostre. Punto. Non va quindi mai inteso in senso altruista, non c'è mai stato e mai ci sarà alcun perdono altruista. Il perdono è solo quello egoista e non c'è niente che lo può diconoscere: il peso del giudizio sulle spalle dell'animo si leva col perdono. Non c'è altro modo. Vedete, i maghi hanno il vizio di comminare fatture solo se si sono assicurati che la responsablità ricada interamente sul cliente. Pensano di farsi strumento nelle mani del Male evitandone le conseguenze. Ma non c'è modo di sfuggire alle proprie responsabilità emotive, ci si può solo illudere rimandando l'inevitabile. Perché le emozioni non sono dentro di noi, sono il mediatore con l'etere eterno. Se anche non proviamo nulla ma l'eterno ci trasmette (emotivamente) che stiamo sbagliando, questo non ci salva da noi stessi. Se un mago è un umano non esiste modo per lui di privarsi della coscienza dal momento che partecipa nel fare quel Male. A meno che non vogliamo pensare che siano dispensati i killer per ogni omicidio che commettono solo perché lo fanno senza avere nulla contro il malcapitato.
 
Il distacco (emotivo) è una grande meta, ma non dovrebbe servire a giustificare il Male, ma ad avere la forza per riconoscerlo sia quando a commetterlo siamo noi, sia quando è qualcun altro, sia quando lo condividiamo (la maggioranza delle volte). Poi, il destino è il destino e non possiamo evitarlo: se ha deciso che correremo nudi per lo stadio e nel bel mezzo di una partita di calcio, gli eventi si metteranno in fila perché accada, che lo vogliamo o no non ha nessuna importanza. Lo faremo e basta.
 
Eppure se chiediamo perdono per l'inevitabilità del destino che ci attende in agguato dietro l'angolo, allora il destino eterno risponde come un argano del corpo risponde alle cellule che vegono attaccate da un virus: ci riconosce la nostra nullità perché noi la riconosciamo a noi stessi. Ma se ci identifichiamo nel virus, nessun corpo risponderà per noi. Ecco allora che la "responsabilità" diventa chiaro verso chi è rivolta, non verso l'eterno che può rispondere solo a se stesso dato che è troppo vasto per noi miserabili cose, ma verso noi stessi e verso la nostra emotività, cioé il legame che ci rende organici all'eterno, il Mondo delle forze che ci circondano da sempre.
Questa discussione è stata modificata 1 mese fa 16 tempo da GioCo

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