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Avere opinioni diverse significa negare?


GioCo
Noble Member
Registrato: 14 anni fa
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Ovviamente la domanda nel titolo appare retorica a chi ancora desidera salvaguardare la possibilità di avere un opinione diversa da quella della maggioranza.

Ora, viviamo tempi difficili per chi ama il dibattito e il confronto e pensa che il dialogo sia un luogo di arricchimento della persona (così come ci ha insegnato la nostra cultura greco-latina) a patto ovviamente che vi sia in tutti la stessa idea.

Mai come in questo periodo il conformismo ha battuto tasti così visceralmente dirimenti e strumentalmente con lo scopo di monopolizzare il dibattito in un unico pensiero, condiviso e condivisibile ma non criticabile. Non affrettatevi però a pensare che mi stia riferendo alla campagna sanitaria in corso, perché le radici della mala pianta hanno attecchito in modo profondo e non sono solo quello che sembra in superficie.

Ad esempio, l'ormai epitaffio di Voltarie nel disegno in testa, che potremmo dire sia stato dimenticato sulla lapide della tomba del dialogo, è stato sostituto da un bipensiero particolare, dove certamente la verità è flottante (=confusa, perennemente in moto, fluida) tra diverse verosimiglianze che danno tutte l'apparenza di una pluralità di intenti e opinioni su cui costruire un dibattito, ma ha una caratteristica precisa: siccome DEVE esclusivamente riconfermare un pensiero unico, riconducendo ogni dissenso verso il consenso di un pensiero che è unico solo in quanto prestabilito in altre sedi da altri soggetti, il suo scopo è creare un fronte del dissenso da poter aggredire e dissolvere.

Tale operazione però ha una pecca tremenda. Per creare questo fronte c'è bisogno di delineare in modo netto le linee rosse da non superare. Il recinto. Questo recinto va creato con dei no-qualchecosa secchi, ma la nostra Mente che mente lavora in modo strano e ignora il no. Cioè se io dico a un bambino di NON fare qualcosa di sbagliato e insisto, è molto probabile che prima o poi proverà a disubbidire. Siccome le manipolazioni del consenso si basano tutte su un linguaggio di basso profilo e verticale, dall'alto verso il basso (come si se parlasse a degli adolescenti o dei bambini) con discorsi ipocritamente costruiti su dialoghi che sembrano aperti ma rimangono (educativamente) dirimenti, come la pubblicità che "ti offre un prodotto" che in fondo sei tu a scegliere, ma se non lo scegli è "peggio per te", allo stesso modo il recinto non può essere imposto ma va dato in mano a chi lo deve subire perché lo realizzi facendolo proprio. Un po' come i prodotti al supermercato, è salvaguardata la scelta apparente. In altre parole, devo costruire un fronte di etichette (facili e immediate da comprendere) che sono poi assunte nel dibattito come "regole imprescindibili di conversazione" e ne devo creare diverse in modo che rimanga una "scelta" degli interlocutori quale usare, ma tutte di fatto costruiscono lo stesso limite, lo stesso steccato.

Allora abbiamo ad esempio i no-tav, no-euro, no-vax, i terrapiattisti, i negazionisti, i fascisti, etc.

Ovviamente tali etichette hanno un solo scopo, quello di isolare i dissidenti e poi aggredirli al fine di rendere la loro opinione irrilevante.

Ora, siccome questa è un tecnica che funziona benissimo, perché è un esercizio di potere, si capisce benissimo che funziona solo se chi orchestra il dibattito e lo dirige si pone (e pone i suoi sodali) "eticamente al di sopra" della dissidenza. In altre parole vanno costantemente foraggiati di incoraggiamento morale coloro che si offrono spontaneamente per allinearsi con "il potere" che altro non è se non la presa di posizione che ti porta a difendere il recinto ad ogni costo. Non importa se ci credi, se pretendi in cambio qualcosa (=ti fai corrompere) o se lo fai perché hai un tornaconto di qualche tipo anche indiretto (=salvaguardare il posto di lavoro, il tenore di vita, la serenità dei rapporti in ambito famigliare) ciò che conta è che tu possa ingrossare le fila di coloro che assumono il rischio (e con esso la responsabilità) di difendere il recinto, allontanandosi dalla dissidenza.

Certo, il recinto deve anche avere dei cancelli per permettere a tutti i dissidenti di potersi ravvedere in qualsiasi momento.

Ma non è questo il tallone d'Achille di questa specifica manipolazione del consenso. Il suo tallone d'Achille sta nel volersi legittimare a tutti i costi come "democratico", cioè consumato entro un dibattito pluralista dove "si sceglie" da che parte stare (e in effetti è così, ma con un significato indiretto e contro-intuitivo, quello di assumersi la responsabilità in prima persona di escludere, isolare e muovere guerra contro la dissidenza) con l'effetto immediato di scaricare dalla medesima responsabilità la direzione centrale che non ha bisogno in questo modo di sporcarsi le mani, mentre nel contempo deve "scoprire le carte", cioè rendere espliciti e chiari i confini che vuole imporre.

Questo bias cognitivo (=sostenere l'insostenibile) viene così assorbito da chi si conforma insieme al suo "arruolamento" nell'esercito della nuova fede, un esercito che per quanto detto deve essere incensato continuamente come "quello dalla parte del bene", in modo che la mutua esclusione della Mente che mente collettiva metta in automatico dall'altro lato (quello del male) tutta la dissidenza che ovviamente comprenderà per forza di cose un popolo variegato di diverse opinioni che avranno in comune tra loro solo di essere dissidenti rispetto all'unico discorso accettabile e conforme ai confini dettati.

Questo esercito si autoincenserà come quello dell'ordine in quanto oltre ogni evidenza evidente "fuori" governerà il caos, il disordine, la Babele di individui che spiccano solo per la loro incapacità di coalizzarsi e avere un opinione comune, chiara, condivisa e condivisibile. Ovviamente per il gruppo che dirige il discorso e pianta i paletti del limite del dibattito è @GioCo facile alimentare le divisioni tra i dissidenti e fuori dal recinto, anche condividendone i principi, ma solo per favorirne alcuni al fine di metterne in ombra altri più importanti o fare giochetti di questo genere che "rimestano" la zuppa di opinioni divergenti, così da affievolire la forza d'urto che il discorso logico che alimenta la critica verso la fede "dell'esercito dei conformi" attecchisca sui dubbiosi che stanno ancora in bilico tra le sponde.

Tutto ciò ci suggerisce anche che fare parte dell'esercito dei fedeli ha come contraltare l'abbandono della logica al fine di sposarsi verso l'accettazione passiva della verosimiglianza. Ad esempio considerare un preparato medico "miracoloso", come fosse un elisir di una fiaba che come tale è assunto nei suoi effetti indesiderabili al pari di una responsabilità privata e personale di cui vergognarsi perché non lo si è "convintamente accettato abbastanza" ed è per questo che non ha funzionato bene, esattamente come fosse una preghiera rivolta alla Madonna (è il meccanismo della Mente che mente lo stesso, un meccanismo razionale ma solo dal punto di vista emotivo e non rispetto una valutazione dei fatti) che premia i probi e punisce i reprobi, ma è lei che stabilisce surrettiziamente chi è degno e chi no, non chi si conforma al rito.

In definitiva quindi "avere opinioni diverse" non significa mai negare, ma nella cerchia dei negazionisti vengono gettati coloro che avendo a cuore la salvaguardia del confronto "a tutti i costi", non possono essere accettati da chi a priori ha già aderito a un discorso unico e intollerante per definizione.

Quindi per paradosso, chi finisce tra i negazionisti "obtorto collo" è per forza a conti fatti pluralista e chi inneggia al pluralismo è per forza a conti fatti negazionista e si mette nella posizione del bue che da del cornuto all'asino.


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