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Austerità o prosperità col Drago avvolto intorno al Mondo?


GioCo
Noble Member
Registrato: 13 anni fa
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Ho appena finito di vedere l'ultima fatica della finanza sul Web di Vitangeli (QUI) e devo dire che per una volta non mi trovo d'accordo con lui praticamene su niente.

Non so cosa farà Draghi, so che la sua sarà una politica delle sorprese che servirà a spiazzare, così come ha fatto e sta facendo includendo Salvini nel governo (spiazzando appunto) al fine di gestire l'emergenza per renderla più efficace ancora sul piano politico. Conte ha cavalcato la situazione ma pasticciando e questo lo aveva costretto ad accentrare sempre di più su di sé le decisioni irritando Mattarella che tra i visibili del nostro teatrino è l'unico vero Re. Il motivo è semplice, se si scoprono troppo presto la carte poi la gente mangia la foglia e diventa più difficile prendere per il culo. Questo finché non si ha una presa salda sulla popolazione (leggi "ricatto") non deve accadere.

Ma di cosa parla @GioCo? Semplice, guarda la politica di TUTTO l'occidente, non solo quella italica. I paesi con o senza residua apparente autonomia politica sono disposti tra loro in un ordine a piramide e fanno tutti la stessa idendica politica: all'esterno dove possono fare la voce grossa con quelli più in basso agiscono scimmiottando il passato, apparentemente predando economie più deboli per favorire quella del loro paese (ad esempio noi con la ex Jugoslavia o la Germania con la Grecia) mentre subiscono quella dei paesi che stanno in posizione superiore (per esempio gli USA e la pipeline del nordstream 2 germanico). All'interno però tutti i paesi perseguono la stessa politica deflattiva, di impoverimento dei cittadini e di frattura tra volontà autarchica di una minoranza che si autolegge rappresentante di tutti unilateralmente e il resto sempre più deprivato di una voce e leggittimità politica. In pratica ovunque nell'accidente di occidente, al comune cittadino è riservata sempre la stessa sorte. Però, mentre i paesi si impoveriscono e l'economia reale stagna, le multinazionali ingrassano e gli eserciti non fanno che gonfiare i muscoli moltiplicando le esercitazioni. I paesi che non rispettano questo trend e non fanno politiche deflattive sono quelli con la massima autonomia politica rispetto il conglomerato di banche centrali, multinazionali e apparati militarizzati più o meno visibili e transnazionali massimamente operativi in occidente, come la NATO o lo SWIFT ad esempio.

Quindi le Nazioni occidentali sono oggi scatole vuote che stanno servendo un agenda che è (oltre ogni evidenza evidente) sovrannazionale e unitaria. Le aziende tecnologiche costituicono la garanzia, il collante che tiene insieme tutte le politiche dei diversi paesi, uniformando l'agenda. Senza non sarebbe possibile nemmeno immaginare una unità d'azione globale che oggi si regge principalmente tramite il ricatto della guerra ibrida asimmetrica, ma anche con operazioni di apparente generosità filantropica anche se (guardacaso) sempre e solo quella gestita dalle stesse multinazionali, banche o privati di un unico conglomerato plutocratico. Come il vaccino o gli ecoincentivi. Altrimenti vengono bloccate alla fonte, oppure rimangono contenute.

Fin qui tutto bene. Ma non finisce bene perché ci sono tanti, troppi aspetti strani che stridono per incoerenza rispetto a quanto appena descritto e che le analisi che leggo in rete, anche autorevoli, anche approfondite, non includono. Una tra tutte le micro-imprese gestite da persone che provengono da paesi terzi molto più poveri e che colonizzano in flussi migratori massicci e apparentemente fuori controllo i paesi occidentali resistendo nonostante tutto, cioé nonostante le economie interne in flessione non dovrebbero dare spazio a queste micro-imprese, se l'obbiettivo più generale fosse uccidere la piccola impresa e svuotare la politica nazionale che le garantisce. Invece prosperano e a scapito delle piccole imprese locali, soprattuto quelle più antiche e tradizionali. Per ciò qualcuno vuole che questo accada.

Un altro aspetto poco chiaro riguarda il legame tra industria e apparati militari non globalmente uniforme, stato di cose che dovrebbe essere obbligatorio se si fa una politica deflattiva unilaterale dei pochi contro i molti, altrimenti per semplice confronto con chi non la fa, se ne esce con la ossa rotte. Ad esempio: se la produzione di tencologia sensibile (come quella digitale) si concentra nei paesi asiatici, al punto che ormai parti componenti di armi cruciali per gli equilibri globali come i missili atomici non sono assemblabili senza, dall'altra c'è una strana commistione tra l'uso della politica occidentale come manganello delle multinazionali che delocalizzano in Asia e l'autonomia produttiva ed economica di paesi come la Cina che fanno concorrenza sleale alle stesse multinazionali occidentali private con aziende di Stato.

In altre parole le multinazionali private che fanno politica deflattiva e svuotano le democrazie dei paesi ospitanti di potere in loro favore unilateralmente, non possono comprimere anche un solo attore internazionale che scelga politiche espansive e inflattive a direzione statale moderatamente favorevoli all'arricchimento della massa civile privata se c'è una popolazione sufficientemente numerosa e di origini povere a sostenerla.

Il punto infatti cruciale (secondo me) è storico, demografico e territoriale. La Russia è semplicemente troppo vasta territorialmente per potersi permettere una politica deflattiva. Spera da secoli infatti se mai in una potente crescita demografica che di sicuro le politiche occidentali non incentivano ed è proprio questo che rende la Cina (e in maniera leggermente minore l'India) pericolosa anche per loro. Il capitale umano praticamente sterminato già disponibile di questi paesi li rende incontrollabili. Quello su cui tutti gli attori mondiali stanno scommettendo, l'oro del futuro, noi, è ciò di cui questi paesi già dispongono e hanno dimostrato senza mezzi termini che non intendono condividere "amministrativamente" questo aspetto. Questo apre a prospettive di guerra che per ora si mantiene sotto-tono, ma rimane ibrida e asimmetrica.

Chi gestirà alla fine quest'oro? Si intravede un cartello di accordi transnazionali, per accedere alla risorsa ambita: il profilo digitale. Per adesso è ancora il far west che impera tra colonie e riserve indiane diffuse un po' in tutto il pianeta, per ciò c'è ancora spazio per dire qualcosa in relativa libertà. Ma presto sarà necessario uniformare l'intero settore digitale con le buone o le cattive, in modo che abbia un ordine a cui sia l'utente che la multinazionale possano fare riferimento.

Chi sta pensando a quest'ordine? Noi no di certo, dato che inneggiamo un giorno si e l'altro pure alla "bontà della selva digitale" con una ottusità che sfiora il grottesco. Ovvio per ciò che se ne occupino alcuni privati eletti da nessuno che si trovano storicamente nella posizione di poter decidere per tutti e non c'è alcun motivo per cui non debbano decidere in via unilaterale di salvaguardare i loro interessi anche a scapito di chi insiste a sognare libertà creative e nella misura esatta che gli riesce a reprimerle. Sono malvagi? Echissene, anche non lo fossero sarebbero costretti a fare ciò che stanno facendo ed esattamente come lo stanno facendo.

Non è vero infatti che non abbiamo provato a tempo debito a chiedere cosa preferivamo ottenere da un futuro che non sarebbe più stato generoso con noi. Certo, ogni volta con tempi, modalità e contenuti discutibili. Ad esempio ricordo perfettamente una battuta della Guzzanti ai bei tempi in cui dominava nel teatrino nostrano il cavaliere delle sottane, in cui ricordava un incontro avvenuto durante la prima repubblica tra Agnelli che disse "la festa è finita" e i suoi operai che gli risposero "per noi non è ancora iniziata". Agli imprenditori italiani di più alto profilo negli anni '80 era chiarissimo qual'era il destino della nostra industria. In particolare Agnelli aveva sfruttato al massimo la manodopera del Sud Italia impoverito da massicce politiche deflattive che arricchirono una parte del paese, ma tutto era legato proprio alla capacità di rilasciare "carne" da sfruttare per l'industria ed era chiaro che "non c'era più trippa per gatti". Quindi si doveva prendere la manodopera altrove, ma come farlo in un paese politicamente e civilmente ingessato e provinciale come il nostro?

L'Italia nonostante la chiesa ci abbia provato in tutti i modi a incentivare le nascite negli anni '70 e '80, non andò verso un espansione demografica di pari passo a quella economica, anzi dopo un primo baby-boom iniziò una lenta e inarrestabile flessione ed era questo che cercava di dire Agnelli, ma lo diceva a un pubblico che non era preparato a comprendere niente di quello che accadeva fuori dalle fabbriche della FIAT e fuori dal paese. Come sempre qui (in occidente e in particolare in Italia) la colpa è di una faccia da mettere al rogo e mai di una strategia comune sbagliata. Questa forza egocentrica creò un iniziale prepotente arricchimento della società civile dello stivale e una redistribuzione di ricchezza come non se ne erano mai viste prima nel mondo ma che tagliò fuori dalla "guerra" internazionale la nostra industria a cui mancò il carburante per sopravvivere alla pressione delle altre multinazionali in una fase successiva. Ciò che segnò il destino del paese fu una gerontocrazia affiancata da un arricchimento aggrappato a consorterie di potere sempre più inamovibili e quindi corruttibili. Era il timore di Moro prima che fosse rapito e ucciso. Il Giappone segue tutt'ora esattamente quel modello di successo di democrazia sociale e produttiva della prim'ora italiana, ma con accortezze che nel nostro paese non sono replicabili perché proprie della tradizione orientale, da sempre più predisposta al pensiero collettivo che a quello individuale. Quindi molto più coesa e determinata nel portare avanti politiche che avantaggiano la comunità a scapito del singolo. Da noi ci sono troppe consorterie che lavorano in modo predatorio e individualista, tant'è che ci viene da scherzare che a trovare due italiani che la pensano allo stesso modo si fa già un partito. La forte conflittualità interna del nostro paese è sempre stata la nostra forza ma anche la nostra debolezza.

Draghi non può cambiare questo stato di cose e non può far tornare il magico momento della crescita esponenziale della politica espansiva che abbiamo conosciuto del primo dopoguerra grazie alla solidarietà partigiana che per un po' riuscì a tenere insieme la produttività. Può fare qualcosa che gli somiglia, cioé può fare finta e dare il contentino ad alcuni per zittire altri che non servono più, ma non dipenderà certo da lui la politica generale che sceglierà, quanto l'agenda dei Padroni Universali (delle Super Stronzate) sovrannazionali che adesso gestiscono i destini di tutto l'accidente di sto occidente.

Questa agenda ha un suo scopo che (ripeto alla nausea) a noi rimane celato dietro a una spessa coltre di inchiostro come quello della seppia. Possiamo fare delle ipotesi, niente di più. Nemmeno i documenti che trapelano da organi autorevoli come WEF vanno presi alla lettera, perché non sappiamo quali intenzioni hanno portanto alla loro diffusione. Si intravede l'intenzione di cinesizzare l'occidente, certamente, ma a che scopo? A chi giova se tanto il denaro si stampa senza soluzione di continuità e rimane saldamente nelle mani dei soliti noti? Perché insistere con politiche deflattive gestite centralmente se queste indeboliscono la risposta militare di cui l'accidente di occidente nel suo complesso ha così tanto disperato bisogno per contenere le pretese politiche di autonomia dei paesi "rivali" come la Russia, l'Iran e la Cina? Perché rischiare di scoprire il @GioCo e far saltare il banco di un casinò dentro il quale tutti non chiedevano altro che di continuare a giocare e che conveniva a tutti mantenere?

L'unica risposa che mi viene è: "per un eccesso di avidità incontrollabile". Ma non so se è vero, rimane una mia ipotesi.

Un altra cosa poco chiara è come si svilupperà la nuova guerra mano a mano che la rete digitale legherà il pianeta e i suoi abitanti come una rete a strascico, soffocando ogni attività esterna alla stessa e creando punti di pressione e frizione mai osservati prima. Se da una parte la rivoluzione digitale promette un futuro sociale omogeneo come non l'abbiamo mai conosciuto, perché infinitamente più omologatore della televisione e della radio messi insieme, dall'altra la stessa si sta già fratturando lungo linee di faglia che sembrano seguire le volontà geopolitiche del pianeta. Così come aerei, navi a motore, treni e automezzi prima sembravano promettere di unire i popoli e la società civile di tutta la terra e poi invece ci hanno donato ben due guerre mondiali, non si capisce perché invece con l'era digitale debba essere diverso.

Ovviamente non sarà così e non avremo il mondo futuribile dei nullatenenti ca%%oni solo perché lo dicono i Padroni dell'Universo delle Super Stronzate. Almeno, non lo avremo senza guerra e senza collaborazione da parte nostra. Quindi il problema con il Drago sarà: come conciliare la richiesta di collaborazione con l'agenda delle Super Stronzate globali? Auguri.


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