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Il carcere dell'identità digitale  

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GioCo
Noble Member
Registrato: 13 anni fa
Post: 1195
26 Ottobre 2020 , 20:03 20:03  

Ultimamente per poter partecipare a un bando della regione, siamo stati obbligati (come associazione) a firmare digitalmente i documenti da depositare: la firma digitale è obbligatoria anche per ottenere il finanziamento una volta vinto il bando. Non vi tedierò con le procedure burocratiche perché non è questo l'intento. Solo vorrei riflettere sia nel merito della firma che per la scelta della regione Lombardia (QUI) di renderla obbligatoria per ottenere fondi, scelta che ha scatenato il panico tra le associazioni in un momento delicato come questo, determianto da decenni di malgoverno seguiti da condizioni decisamente peggiorate con la nuova emergenza  sanitaria, l'ennesima "temporaneamente eterna".

Di sicuro non avevamo bisogno di questa complessità burocratica gratuita, ma per ora tutto è nascosto dalla necessità sanitaria. Sono certo che alla terza chiusura (ora siamo in prossimità della seconda) a singhiozzo e "per piccoli passi" a macchia di leopardo non ci potranno essere più dubbi sull'intento di queste marionette politiche e la partita si giocherà in quel frangente tra chi ha il frigo vuoto e chi dovrà imporre più tasse.

D'altronde noi italiani con i disastri passati (ci ricordiamo la gestione dei terremotati?) dovremmo averci fatto il callo alle soluzioni d'emergenza temporaneamente eterne della nostra politica e al fatto che le scelte "bizzarre" che partorisce possono essere imposte con la più dura cervice di sempre. Per ciò fin da subito, da quando il neo-governo del Conte (dracula) e la sua corte di morti viventi (a partire Renfield-Speranza, l'aiutante di dracula) ha iniziato con la gestione dell'emergenza, non si poteva pretendere di meglio.

A questo proposito, vorrei ricordare come i grillini si siano battuti per ottere il famigerato reddito di cittadinanza. L'unico obolo riconosciuto al popolo per essere stati venduti in blocco a BigPharma facendo da cavie più meno volontarie. In molti non sono d'accordo su quest'obolo perché lo ritengono un modo per disincentivare l'attività lavorativa (e in effetti è proprio così) ma per quanto mi riguarda invece lo trovo il minimo sindacale per lo sfruttamento infame che comunque non potremo evitare e che dato l'andazzo non era neppure scontato. Certo, non penso a questa battaglia politica vinta esattamente come a un vanto, ne a Grillo come a un semplice comico prestato alla politica. Semplicemente ritengo ci siano due correnti che muovono i morti viventi (tutti): quella dei mercanti oscuri che per evitare future proteste troppo sconclusionate, temendo forse che possano inzaccherargli il farfallino durante le loro feste, chissà, preferiscono comperare il silenzio e la remissione dai peccati veniali del liberismo passato (e la conseguente rinuncia della foglia di fico di qualsiasi pretesa libertà o diritto) con quattro spiccioli e quella vicina ai militari e alle tante agenzie in ombra che invece preferisce sempre la rivolta civile (più violenta possibile) da spegnere nel sangue, come a Genova nel 2001 durante le proteste del G8, perché ritiene che sia un ottima occasione per sfoltire un po' di marmaglia renitente tenendo il resto al guinzaglio con le maniere dure. Trump segue la prima ad esempio, mentre è evidente che i suo avversari seguono la seconda, ma non è una questione di colore politico, semplicemente a casaccio ognuno sceglie quello che crede sia il cavallo vincente su cui scommettere. Entrambe però sono correnti molto, molto oscure.

Ora il problema è capire come mai l'identità digitale sia così importante nei processi storici che stiamo vivendo. Ma ancora di più è importante capire come si stia imponendo in modo strisciante e perché non è un argomento centrale in tutte le sedi e in ogni dibattito, quando invece dovrebbe esserlo.

L'argomento è così fondamentale, così centrale, così imprescindibile che per me è normale non stia nemmeno nell'anticamera del cervello di chi protesta. Meglio protestare contro le nuove libertà di genere, l'immigrazione, i provvedimenti sempre più sconclusionati per gestire un emergenza alimentandola, portati avanti da un governo di bersagli, marionette messe apposta per essere prese di mira dal malcontento popolare.

Come si noterà tutto ciò che sfiora l'argomento "tecnocrazia" è oggetto di immediate ripercussioni, peggio che i pareri sulle scie chimiche o la terra piatta. Ma non esiste una tecnocrazia senza identità digitale. Allora cerchiamo di capire bene di cosa si tratta.

L'identità digitale è un insieme di informazioni raccolte dai BigData che possono in qualsiasi modo ricondurre alla identità biologica di una persona. Un tempo sulla carta di identità si allegava una foto e la descrizione sommaria avvalorati da un incaricato dell'anagrafe comunale davanti al quale la persona doveva comparire. Le informazioni sulla carta erano completate dalla data di nascita, il sesso, lo stato civile e la firma del sindaco o di un altra autorità riconosciuta. Questi dati venivano poi registrati dall'ente pubblico in un archivio cartaceo e facevano da riferimento rispetto la cittadinanza di un avente diritto.

L'identità digitale non è esattamente la stessa cosa di una carta di identità, anche se viene spesso associata e sembra svolgere le stesse funzioni. Siccome descrivere queste differenze è troppo complicato senza approfondire nel dettaglio cos'è l'identità digitale (e ci porterebbe fuori tema) è necessario semplificare trattando qualcosa che svolge però un compito istituzionale simile, cioé identifica la persona in carne e ossa: la firma digitale.

Ora c'è da chiarire subito un difetto di questo parallelo, poi procediamo. L'identità digitale non è da intendersi "fissa", come la firma che una volta adottata non si cambia, ma attaccata più dei cirripedi sotto la chiglia delle navi alla vita dell'individuo. Quindi non è qualcosa di burocratico che si fa una volta e poi basta, ma qualcosa che deve forzatamente accompagnare la persona per esistere, se possibile anche dopo la morte. Ma su questa cosa della morte dobbiamo soprassedere, perché non ci serve (ci porterebbe di nuovo fuori tema).

La firma digitale è sempre più richiesta. Per ora farla non è obbligatorio, ma questa del futuro obbligo non è la cosa peggiore. La cosa peggiore è che ad amministrare questa delicatissima fetta di realtà giuridica è un ente privato. Vi chiedo di soffermare un poco la vostra attenzione su questo aspetto, considerando bene quet'ultima frase: ad amministrare la vostra identità è un ente privato. Ad esempio, chi garantisce questo "ente privato" se lui stesso determina l'identità su cui si basa l'intero assetto istituzionale dello Stato? Lo Stato sono i cittadini, ma se i cittadini non sono più lo Stato ... Cosa diventa "lo Stato"?

Ora, voi ci sareste andati a fare la carta di identità cartacea da Mc Donald o all'Esselunga vent'anni fa? Perché di questo stiamo parlando. No vero? Perché? Semplice, perché nella nostra testa un conto è l'atto ufficiale pubblico che deve avere per forza un ente terzo garante (lo Stato) per esistere e un altro è il panino se hai fame.

Ci arriva anche un bambino (se glielo spieghi bene) che unire le due cose non è una buona idea, o no? Tuttavia, dato che il problema non sembra sfiorarci, cerchiamo almeno di capire le conseguenze di adottare una firma digitale, garantita da un ente privato (quindi non terzo) direttamente interessato a gestire quell'informazione. Quindi in pieno conflitto di interesse.

Iniziamo a ragionare: cos'è la firma digitale? Non è il deposito presso quell'ente privato di un segno grafico che si rifà al nostro nominativo anagrafico. Quindi non è una firma vera e propria. Non c'è un OCR che la valida nei documenti che si usano. Poteva esserci? Certo, era anche la cosa più logica da fare dal punto di vista del cittadino e dello Stato di diritto, ma non andava nella direzione di soddisfare gli interessi dell'ente privato sovrannazionale. A lui interessano altre cose, ad esempio l'impronta vocale, quella video, nonché l'accettazione (capestro) circa il trattamento che  potrà fare di queste informazioni. Non necessariamente per il nostro interesse. D'altronde non è un ente pubblico anche se dal momento che la firma digitale diventa una validazione di documenti ufficiali obbligatoria, di fatto quell'ente privato scavalca (per importanza) l'anagrafe dello Stato di diritto di cui siamo cittadini. In altre parole, se per quel documento mi viene richiesta la firma digitale, non è lo Stato che mi sta identificando, ma l'ente privato sovrannazionale che ha interessi propri del tutto opachi.

Chiaramente si innestano una serie di conseguenze che obbligano lo Stato a trasformarsi in un garante per il processo di trasformazione in schiavi (cittadini venduti ad enti privati) ovviamente con il nostro consenso poco informato. Consenso che però non è figlio di una scelta vera: se vuoi accedere a certi servizi essenziali nel prossimo futuro non è certo il criterio Umano che governerà la proposta contrattuale, dal momento che scegli se vuoi essere schiavo o morire. Un po' come scegliere con la pistola puntata alla testa se leccare gli stivali del tuo aguzzino o crepare male. Anche se in realtà la questione qui è più subdola, perché ci è stato detto (previo assunzione obbligatoria di pesanti allucinogeni) che il gerararca è il nostro genitore e vuole solo il nostro bene, non dobbiamo fare i difficili o protestare sputando sul piatto che ci offre per il nostro bene e se faremo i bravi #andràtuttobene. No?

Per ciò stiamo agendo di conseguenza.

Al solito le dittature (anche quelle digitali) funzionano così: sanno perfettamente che nessuno le seguirebbe volontariamente se dicessero che vivono schiavizzando, quindi ti lasciano una scelta tra due mali e ogni male ti fa scendere i gradini dell'etica verso il basso, come nei campi di sterminio.

Si procede calcolando che la massa comunque sceglierà il meno peggio, cioé quello che farà scendere la scala senza uscire dai cordoni di sicurezza (mentali). Ovviamente l'imposizione tra i due mali non è fatta nell'ottica di fornire alternative più sensate, ma nella costrizione feroce e vessatoria perseguita implacabilmente e senza remore, propria di una fede religiosa. Una fede certo strana, alienante e sinistra che si propone come una non-fede salvatrice dell'Uomo e che ci salva da noi stessi, come quella luminosa luciferiana (ad esempio QUI) che professa la sconfitta di chiunque pensi di essere sottomesso a una divinità qualsiasi per la sua propria elevazione spirituale. Come se lucifero si proponesse di essere un fratello fidato che ti accompagna (=non si schioda da te) per il tuo bene. O no?


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