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Ideologia Frodi&Frodi: l'intelligenza è riducibile a un artificio?


GioCo
Noble Member
Registrato: 13 anni fa
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[Immagine ripresa dal significativo pezzo di repubblica.it (QUI) intitolato: "Lookdown", ritratti fotografici di ciechi e ipovedenti dopo l'isolamento, che tratta delle differenze di prospettiva come questo articolo e di come la distopia della dittatura dei significati imbecilli crea intrisecamente razzismo, diseguaglianza ed emarginazione]

1) Se attacco un peso equivalente a quello di una portaerei alla zampa di una papera, posso concludere vedendola affondare rapidamente che "il suo sistema di galleggiamento" è meno efficace di quello della portaerei ?

2) Se confronto due criniere, quella di un leone di pezza e quella di un uomo che si è appena rasato, posso concludere che il pelo del leone di pezza cresce meglio perché è più folto ?

3) Se prendo una persona, la lego, la imbavaglio, la sodomizzo e torturo, la deprivo di tutto ciò che gli occorre per stare bene, acqua, aria, luce, cibo, conforto e poi la confronto a una sedia, posso concludere che la sedia ragiona meglio perché "non è incattivibile come la persona" ?

Questi tre esempi ci aiutano a capire perché il confronto ossessivo e prepotente tra l'artificio e l'Uomo è oltre ogni evidenza evidente stolido, cioè dimostra la mancanza di intelligenza nel momento in cui si prospetta e questo soprattutto se il confronto è dato dall'artificio dell'intelletto, perché la domanda che nessuno si pone mai nel confronto è: cos'è l'intelletto e cos'è l'artificio?

Se stabilisco che l'intelletto è ciò che mi occorre per simulare i processi cognitivi umani che sfuggono a qualsiasi definizione, evidentemente non ottengo un "intelletto" generico e a prescindere ma un simulatore di intelligenza. Cioé un apparecchiatura che assomiglia a ciò che considero "opera intellettuale umana" ma che di fatto è un sottoprodotto sconnesso dalla realtà che è propria dell'Uomo, ad esempio dalla sua autocoscienza creativa ed emotiva. Per correggere il tiro posso solo renderla un estensione o meglio un simbionte. In altre parole devo nascondere l'artificio dietro la creatività ed emotività umana, sovrapponendola come una maschera teatrale e dire che quella è (nel suo risultato finale) la coscienza dell'artificio. Anche se rimane solo una maschera che a questo punto può rappresentare qualsiasi cosa, anche Dio.

I tre esempi in apertura suggeriscono come i tre paralleli grotteschi che sottendono la superiorità dell'artificio nel simulare l'intelletto servano per concludere in modo autarchico che "esiste una singolarità", singolare più che altro nella definizione. La singolarità sarebbe un supposto momento storico in cui l'intelletto simulato dell'artificio supererà quello umano, qualsiasi cosa questa stronzata voglia affermare.

Questo significa che non c'è pericolo e non dobbiamo preoccuparci? No, tutt'altro, significa che la preoccupazione rimane grave anche se dovrebbe riguardare tutt'altro. Ma andiamo per gradi, la faccenda è parecchio ingarbugliata.

Approfondiamo allora le tre domande in apertura. Iniziamo con una definizione fallace che ci restituisce una pagina di europarl.europa.eu (QUI) su cos'é l'intelligenza nell'artificio: "[...] l’abilità di una macchina di mostrare capacità umane quali il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione e la creatività. [...]". Ora, mettiamo che la macchina debba apprendere una qualche forma di comunicazione in un corpo in crescita che cambia fisicamente struttura mentre evolve e che lo fa coordinadosi in modo complesso con altri corpi distinti e simili che devono imparare a riconoscersi e relazionarrsi in una struttura sociale in costante evoluzione, disturbati dai sensi in infiniti modi diversi, tra cui il conflitto con la volontà degli altri e i legami affettivi e che entro questi parametri si debba misurare la sua capacità di memorizzare, di gestire un linguaggio, rispondere a delle domande, risolvere dei giochi di logica e matematica, etc.

Tipo quello che accade a un normale bambino di 6 anni a scuola durante un normale giorno di apprendimento.

No eh? No. L'intelligenza di una macchina è misurata sempre nell'equivalente di un laboratorio asettico dove tutti i potenziali disturbi sono rimossi e dove l'efficacia della risposta non tiene mai conto del rapporto armonico tra l'artificio e tutto l'ambiente circostante (in perpetuo cambiamento altamente dinamico) o al suo interno in un contenitore elettronico che non ha evoluzione "innata" perché l'artificio sterilizza ogni relazione con l'ambiente o verso se stesso che non sia quello attorno al quale è relizzato (il suo fine) come l'intelletto simulato nel riconoscimento ottico di un volto umano o la capacità di sopprimere in modo mirato (se un drone killer). Come una portaerei d'altronde che misura solo la capacità bellica di un sistema di armamento rispetto ad altri e non il rapporto con l'ambiente in generale, ad esempio la sua impronta ecologica. Quindi ha senso dire che una portaerei "ha un sistema di galleggiamento" migliore di un altra nave militare, ma non di una papera. Non ha senso appendere alla zampa dell'animale un tonnellaggio equivalente alla portaerei per dimostrare che la sua efficacia nel galleggiare non è altrettanto buona, come non lo avrebbe vedere come si muove bene mentre si procaccia il cibo la portaerei in una laguna. Semplicemente sono due sistemi così diversi e distanti che ogni confronto è grottesco e pretestuoso anche se il sistema di galleggiamento della nave fosse derivato da uno studio di quello di una papera.

Ma le cose sono anche più paradossali di così e il confronto tra un leone di pezza e un uomo appena uscito dal barbiere lo mette in evidenza. "L'abilità di mostrare capacità [...]" (secondo la definizione che abbiamo preso in esempio) implica che sto cercando nel leone di pezza (l'artificio) un attributo, cioé la volontà dietro la capacità di mostrare, che non solo è indimostrabile ma è persino parascientifico come i miei attributi di mago nel far crescere le verze (o i miei coglioni). Le verze crescono anche da sole (come i miei coglioni) ma se mi metto a fare "zurlì zurlà anche sta ca%%o di verza crescerà" assicurando che "adesso la verza crescerà!" come si fa dimostrare che non è vero? Tanto cresce comunque! Si tratta di un assioma autodimostrato dai fatti e quindi indipendente dalla mia misurazione. Se misuro la capacità creativa di un artificio che simula l'intelletto nell'apprendimento di un linguaggio, non misuro una abilità "migliore" di quella umana perché ad esempio eseguita in tempi molto più rapidi, come non misuro l'abilità di un caterpillar nello spalare terra meglio di una talpa perché ne rimuove di più in minor tempo. La macchina non se ne fa un ca%%o del linguaggio! Anche perché nel caso dell'intelligenza digitale si tratta già di un linguaggio (quello binario) che ne simula un altro, quello "umanizzato".

Fin'ora abbiamo però visto problemi "tecnici" dell'artificio, di definizione e misurazione di cosa sia l'intelletto e di quale rapporto debba avere con l'ambiente. La terza domanda, anche questa volutamente paradossale, mette in luce un altro problema, quello del confronto che evidenzia come "l'operazione dell'artificio intellettuale" riguarda più le PR (pubbliche relazioni) o propaganda che qualcosa di più sensato dei "biscotti come natura crea" della nota industria. Anche l'intelletto concettualmente ridotto ad artificio è una operazione evidentemente di PR che riguarda l'industria (bellica) e il profitto più che la questione umana. Ma noi siamo qui a discutere del sottoprodotto di quell'industria e di quella propaganda, cioé la cosidetta "nuova era" in cui si è già sentenziato che ci debba essere un momento in cui l'artificio supererà l'intelletto umano e non si può mettere in discussione. Come se ci mettessimo a discutere di "quando i biscotti come natura crea saranno più naturali di quelli che crescono sulle piante dentro i cestini delle merende del meraviglioso mondo del Mago di Oz". Facendo non uno ma ben due paralleli grotteschi, quello tra un biscotto e il frutto di un albero e quello tra il nostro mondo è uno di fantasia che esiste solo per raccontare una fiaba e certi contenuti.

Questo vuol dire quindi che non ci dobbiamo preccupare del futuro e di quali sviluppi prenderà la simulazione artificiale dell'intelletto? No, affatto, anzi!

Un primo esempio ce lo da il sito osservatoriodiritti.it (QUI) nel caso olandese in cui si è tentata una gestione complessa della profilatura delle utenze con i cittadini per avere una politica sociale più equa nel paese. Ovviamente un disastro che ha costretto l'interruzione del programma "di demenza sociale" che però non era stato preventivato, perché la prospettiva era quella data dalla UE che abbiamo visto nella definizione.

Se avessero seguito la mia (che sono un ca%%one ignorante ma ci prendo meglio a quanto pare di un sacco di cervelloni dietro ste porcate immonde) diventava invece evidente che l'esperimento non poteva che trasformarsi in un disastro sotto ogni profilo (di investimento, di immagine e anche nella pratica amministrativa) e non ci avrebbero neppure provato!

Ma questo esempio fa il paio con "l'instruzione a distanza" che va bene finché la fa il CEPU ma è facile prevedere sia un disastro se deve sostituire quella in presenza istituzionale e di massa e da un giorno con l'altro a meno che gli occhi nel camminare in quella direzione non guardino dietro il culo come accaduto in Italia a marzo del 2020. Anche in questo caso, siccome la burocrazia, l'amministrazione pubblica e la società in generale sono certamente più miopi della media della logica di un bambino di 6 anni, abbiamo dovuto passare le forche caudine della controprova pratica per fare marcia indietro.

Ma non è finita: tg24.sky.it ci propone in un altro articolo un secondo preoccupante sviluppo dell'artificio nella simulazione dell'intelligenza (QUI). Anche in questo caso seguendo la mia prospettiva non era difficile immaginare l'uso truffaldino che queste nuove tecnologie dischiudono alla mente umana perversa. Se infatti persistiamo a pensare che l'intelletto sia equiparabile a quello artificiale, addirittura credendo che possa essere migliore se non proprio e solo indistinguibile, allora per le coscienze abbastanza amorali tanto vale sfruttare questa "ingenuità" a proprio vantaggio e una mente scaltra come quella di un truffatore non può farsi sfuggire questa "gallina dalle uova d'oro" il cui impiego solo la fantasia e la creatività (umane) possono limitare.

L'uomo è massimamente artefice del suo ambiente (da sempre) e non potrà mai essere che l'artificio possa sostituirlo in questo a meno che non si decida di ottundere l'umanità al punto da spingerla all'apoptosi di massa, lasciando come un coglione con il cerino acceso in mano il plutocrate di turno che si è spinto fino a quel punto, dal momento che qualsiasi intelligenza artificiale non potrà mai sostituire il Vivente. La Vita si esprime in ciò che rimane inosservabile direttamente a lei stessa. La Vita è quindi osservabile nell'artificio indirettamente perché rimane una sua conseguenza. L'orma di un dinosauro lasciata nel fango che si è cristallizzato in roccia in un tempo molto lungo o il vaso prodotto dalle mani di un tornitore non possono "essere la vita", ma la rappresentano. Allo stesso modo se guardo una pipa disegnata, mi dice Magritte, quella non è una pipa ma un disegno che la rappresenta. Il Mondo che ci circonda non ha la possibilità di "essere la Vita" ma solo di rappresentarla, tramite i corpi biologici come i segni che essi producono. Poi se questi segni stanno dentro un calcolatore digitale o decorano un tempio, non cambia niente, rimarranno comunque infinitamente più semplici della più semplice forma di Vita.


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