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Manifestazione di Milano


GioCo
Noble Member
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https://ibb.co/nfYKCvG

Come vedete il mio bel facciUone spiattellato in rete non è sfottogenico. 🤔 🤨 🤣 

Pazienza.

Basta che lo scopo sia raggiunto, cioé andare in piazza e cercare contatti sul territorio, eeeeh... Beh, la cosa è andata meglio di come prevedevo.

Oh Dio, non prevedevo assolutamente nulla, diciamo allora meglio di come "temevo". Per esempio temevo che la maggioranza "gentile" mi dicesse cose tipo "adesso manifestiamo, poi si vedrà" che tradot era "levati dal ca%%o", ma in verità ho raccolto un sacco di complimenti.

Cosa a cui (sinceramente) non ero preparato.

Voglio dire, "sapevo" che non è ancora il momento. Perché so che ero il solo in piazza a vederci chiaro. La massa era andata per protestare, sperando che questo faccia cambiare almeno in parte idea al governo.

Dal mio punto di vista questa è un immensa miopia, ciò non di meno il mio demone mi ha comandato di andare e fare quanto ho fatto. Insomma, se era per "io", me ne sarei stato a letto è chissene. Non perché non sia d'accordo con la proteste e le sue ragioni, tutt'altro! Solo "so" perfettamente che è inutile. Non sortirà alcun effetto significativo e con l'andare del tempo la gente che adesso è in piazza finirà per non adare più, perché avrà capito che non serve. Come il voto, c'è un immane popolazione che non va a votare, perché ha capito che non serve a niente.

Ma siccome adesso a spingere la gente è la disperazione, trovo che sia un ottimo momento, direi "straordinario" per fare tutt'altro. Ma come al solito sono perfettamete consapevole che il significato di ciò che farò non verrà capito. Non ora almeno. Perché adesso comanda il desiderio, la voglia, di ripristinare ciò che è stato tolto e che è stato tolto perché tutt'ora si fa finta che "nulla sia cambiato". Siccome in tanti desidarano davvero crederlo (e vorrei anche vedere che non fosse così) c'è anche tanta gente che condanna le proteste, come esagerate o come pericolose, comunque senza condividere le ragioni, qualsiasi sia la ragione che si creda poi porti in piazza a protestare una massa di questo tipo.

Ma veniamo un po' a quanto accaduto che mi sembra più importante. Prima di tutto, qual'è (alla luce di quanto ho detto) il mio obbiettivo? Semplice, trovare contatti vicini terrorialemente a me, in modo da creare una rete sociale fuori da internet e fatta di persone vere, volti, corpi, nomi, non roba virtuale. Della mia zona (Bresso) ho trovato ben tre contatti in mezzo al quel marasma. Che spero presto di incontrare di nuovo, anche perché era bella gente, più o meno spaventata dalla situazione ma belle persone. Chi non vuole conoscere nuove belle persone? In qualsiasi altro periodo sarebbe stato complicato, adesso invece è possibile. Un miracolo.

Mi sto inventando di tutto e devo dire che sta cosa di andare con un cartello mi inquietava un po' perché non sapevo come le persone l'avrebbero presa. Ci ho riflettuto anche bene bene su cosa scrivere e la volta scorsa ero già prondo ad andare ma poi non sono riuscito all'ultimo. Meglio, perché ho imparato un poco a usare Telegram e ho avuto modo di creare un gruppo dove spero di radunare questi contatti.

Ma non mi sono limitato a questo, perché "in corsa" mi sono reso conto che c'era bisogno di altro. Vendiamo quindi cos'è successo. Mentre avvicinavo le persone e chiedevo da quale zona provenivano invitandoli a registrarsi nel gruppo, ne ho vissute di ogni tipo. Da gruppi di giovani che mi chiedevano incuriositi cos'è una "rete sociale" a meravigliosi anziani che mi hanno raccontato episodi del fascio che coinvolgevano Bresso e il suo campo volo. In generale quindi ho iniziato a capire che c'era qualcosa che non avevo calcolato.

Sono arrivato in Piazza Fontana alle 16:30 c.ca, poi sono schizzato in un bar perché me la stavo facendo addosso e nel mentre guardavo i cordoni della polizia che cintavano la piazza, lasciando il corteo "libero" di incanalarsi verso Piazza Duomo come le volte precedenti. Soddisfatte le mie necessità torno al mezzo con cui ero arrivato e monto il cartello con su scritto: "PER RESISTERE, FACCIAMO RETE SOCIALE, CERCO CONTATTI IN ZONA" poi la mia zona (appunto Milano Nord e periferia Est) e il riferimento telegram: t.me/ReteSocialeNordMilano.

Non avevo intenzione di rimanere molto, il tempo di capire l'aria che tirava. Non che mi aspettavo di venire preso a sassate, ma ero pronto a ogni evenienza. Quando mi sono poi mescolato alla folla, ho iniziato a vedere volti che mi guardavano e leggendo sorridevano. Sembravano distendersi leggendo il mio cartello. Poi ho iniziato a parlare con qualcuno e in molti mi hanno detto che ci voleva una iniziativa di questo tipo, perché siamo troppo "scollegati" e dichiaravano che era un problema di Milano.

No, ho pensato, so che non è così perché chiunque mi dice la stessa cosa a prescindere da dove proviene rispetto tutto lo stivale. Già verso la fine di questa estate quando un gruppo di CDC ha deciso di provare a trovarsi e confrontarsi, evento a cui ho avuto l'onore di partecipare, era emerso subito chiarissimo questo aspetto.

Lo scollamento tra chi dissente. In quell'occasione, ci siamo ritrovati tutti nell'esperienza dell'insolamento in mezzo persone che non volevano nemmeno saperne di noi e di come la pensavamo. Tutti avevamo storie identiche da raccontarci, vissuti difficili dove avevamo tentato di far ragionare i nostri simili, amici, parenti, affetti, senza riuscire a trovare una quadra con loro, eppure luoghi, età, e condizioni di vita di ognuno erano diversissimi tra loro. L'omogeneità delle esperienze nella eterogeneità assoluta dei contesti.

Se me lo avessero raccontato solo tre anni fa mi sarei messo a ridere.

La stessa identica cosa la stavo "misurando" in piazza. Quindi ho inziato a invitare le persone a fare rete anche loro, nei loro luoghi di riferimento. Non importa da dove provenissero, ma spingerli ad agire, a muoversi per organizzare anche loro sul loro territorio gruppi di "dispersi". Radunarsi, contatarsi, ma non in generale per tutto il paese, ma tra i vicini, quelli che in caso di bisogno possono esserci subito.

Faccio un esempio per tutti che mi riguarda: adesso siamo alle porte dell'inverno e ho la necessità di trovare posti dove andare con i ragazzi che seguo. Ma se non posso sedermi a un tavolo e non posso stare al caldo, dove diamine vado? Un tempo bastava un bar, un museo, una fiera, un cinema al limite. Ora tutti questi luoghi mi sono inaccessibili. Ma c'è tanta gente che non è d'accordo e non ci sta a diventare ducetto in questa distopica visione del Mondo rettiliano, manco fossero sbarcati i V come visitors per "salvarci" da noi stessi. Dove sono? Dove li trovo? Come faccio a metterli insieme? Come posso fare in modo che quello che ognuno di noi ha da offrire possa essere ridiretto in un circuito dedicato di auto-sostegno? Ognuno di noi può dare un contributo, senza che ciò gli venga a danno, ma allo stesso tempo mettendolo insieme ad altri, ognuno di noi può avantaggiarsi del contributo messo in comune.

Allora mi sono messo a dire a chi era interessato come fare. Come avevo fatto io: creare un canale Telegram, iniziare a spalmare ovunque messaggi per raccogliere sugli altri canali persone interessate, girare con cartelli appositi alle manifestazioni e organizzare incontri in presenza, dove discutere del presente e del futuro, per trovarsi e trovare un modo per resistere, ma no da soli, insieme, no virtualmente, ma concretamente, per tendere una mano al prossimo per le cose pratiche e provando a ricostruire la comunità che il tempo, la TV e le nuove tecnologie hanno contribuito a disfare.

Ovvio, in tanti mi hanno ricordato che "non è più come un tempo, le nuove tecnologie esistono e ci risucchiano dentro, e siamo obbligati a imparare a convivere trovando modi per evitare di essere completamente risucchiati".

Si, certo, per ciò ci si deve incontrare e dobbiamo trovare un modo per affrontare il presente e anche il futuro. Dobbiamo sapere su chi possiamo contare e su cosa ognuno può fare, fin dove possiamo arrivare a staccarci dal digitale. Dobbiamo tornare a stringere legami di amicizia e di sostegno anche morale, perché ne avremo bisogno e più le cose procederanno, più solo Dio sa quanto ce ne sarà bisogno.

Ma se aspettiamo a fare questi gruppi, se perdiamo questa occasione, dopo non ne saranno altre così "ghiotte". Dopo, quando la sfiducia inizierà a serpeggiare, quando si vedrà chiaramente che "il nemico" non retrocede nemmeno di un passo, perché è sicuro ed è cosciente della sua superiorità e della superiorità dei mezzi che ha messo in campo, siamo noi che ne siamo totalmente incoscienti, saremo chiamati a rendercene conto e sarà una scoperta molto amara.

Allora ecco il mio piccolo contributo da miserabile quale sono: anticipo i tempi, di nuovo, facendo qualcosa, di nuovo, secondo il dettato del mio demone, di nuovo.

Se devo dirla tutta poi, lo faccio ma "non me ne frega niente". Non mi interessa cioè il risultato, non mi interessa trarne vantaggio, anche se sarà inevitabile immagino a un certo punto se le cose andranno come prevedo; non desidero profittarne se non per il mio stretto necessario, non mi interessa prendermi un merito, qualsiasi merito, non mi interessa venire lodato o vilipeso, ciò che mi interessa è fare ciò che il mio demone mi comanda e che faccio da più di un decennio ormai, con fortune alterne, cioé spingere ognuno a migliorare se stesso, aiutare le persone a divenire più consapevoli dei meccanismi che ci goverano e usarli per quella società che non siamo mai riusciti a sperimentare, per avere quelle relazioni desiderabili che ognuno sogna, cioè ricche e degne di essere vissute.

In questo senso non me ne frega niente. Non dei risultati, perché non ho idea di cosa sto facendo e di dove mi porterà quello che sto facendo, solo ho una strategia e un metodo e li seguo, come un segugio la pista. A naso... Meglio, a vista, dato che la nostra specie sviluppa più quella del fiuto. Perché li seguo? Perché funziona, brutalmente solo perché funziona e ne ho continue conferme. Non mi interessano i meriti, perché se esiste qualcuno di più miserabile di me non lo so davvero, ma non ne ho ancora incontrati, quindi tendo a credere di no. Non dei fallimenti perché ne conto talmente tanti che uno in più o in meno non mi sconvolge di certo. Non desidero nemmeno non metterci tutto il mio impegno, perchè non ho motivo di fare il contrario, cioé astenermi dal dare il massimo che riesco a dare.

Eppure non è "ciò in cui credo". Mi spiego: a me non interessa che la situazione sia tragica, lo vedo e l'ho previsto, ma vivo le cose con uno strano senso di distacco totale che non saprei definire bene in altro modo. Mi interessano le persone, la loro spledida natura, mi interessa vederle felici. Ma non perché sia bello, piuttosto per un banalissimo senso di "estremo egoismo": banalmente se gli altri stanno bene, sto bene anche io. Mentre se gli altri stanno male sto male anche io, è un principio talmente terra terra, che ci arriva anche bambino.

Quindi il drago è al di sotto della soglia di una intelligenza emotiva infantile e si vede, così chiaramente che non ci possono essere dubbi in merito.

Verso le 18:30 ho iniziato a percorrere al rovescio il corteo che nel frattempo era arrivato quasi a Porta Venezia. Sempre esponendo bene il cartello e molta gente l'ha fotografato. In tantissimi poi hanno ripreso con il telefonino i manifestanti e tra loro alcuni commentavano "...poi dicono che siamo 4 gatti". In effetti, se non riuniamo le forze, continueremo ad esserlo, perché in tanti ma divisi, anche in corteo, contiamo un ca%%o. Possiamo illuderci di contare qualcosa, ma solo chi è organizzato può pretendere di contare qualcosa e anche questo si vede bene, perché in tanti erano in piazza in solidarietà con i portuali di Trieste.

Tornando indietro mi avvio a riprendere il mio mezzo, non senza passare da un negoziante mio amico. Lui essendo vicino ai luoghi della manifestazione non era contento. Si è sfogato un po' con me e mi ha detto "ai miei tempi li avrebbero già manganellati tutti perché non si può manifestare per mesi e mesi, ognuno la pensa come vuole ma quando si esagera si esagera" (ma il tono era pacato e non volerva dire seriamente quello che ha detto) e mi ha fatto ridere. Ho cercato di confortarlo, perché il suo piccolo negozio stava risentendo delle continue manifestazioni e lui era esasperato dal fatto che il luogo della manifestazione fosse proprio così vicino al suo luogo di lavoro. In fondo perché doveva pagare solo per il fatto di trovarsi nel posto sbagliato a lavorare? Un sacco di suoi colleghi potevano lavorare solo perché si trovavano in un altro posto.

Forse qualcun altro gli avrebbe ricordato che "i motivi per protestare anche fino alla morte sono più che legittimi" e che "pochi e coraggiosi stanno dando tutto per difendere le libertà di ognuno, anche le tue", ma questi sono ideologismi, la vita è un altra cosa e quando lo impareremo i draghi smetteranno di essitere, semplicemente. Ci sono persone là fuori legate ad altri mondi, altri modi di pensare e continueranno ad esserci, diritti da difendere o meno. Non si possono cancellare, non si può mancare loro di rispetto, cioé obbligarli ad avere il punto di vista che a noi pare "più giusto", tanto più se loro non vogliono questo da noi. Se quest'uomo era più preccupato del suo negozio, se non poteva e non riusciva a fare di più che essere preoccupato (giustamente) di sopravvivere in un era che non è generosa con nessuno anche per dare lavoro ad altri, se si sentiva diversamente discriminato da una situazione a cui non aderiva, che non sentiva "giusta", perché aggredirlo? Perché non amarlo semplicemente per ciò che in quel momento poteva dare, senza aggiungere ne togliere nulla? Perché mettersi in quel momento a dire la mia? Cosa mi cambiava prendere le sue parti per un po'?

Emotivamente mi cambiava che potevo "stare" anche con lui. Avevo la forza per farlo e l'ho fatto.

Per ciò anche in questo senso non me ne frega niente. Lui era un altra bella persona e non c'era alcun motivo per non essere con lui e con la sua preoccupazione anche se le mie sono idee discordanti che mi portano lontano, non mi costava niente metterle da parte in ragione di una ragione superiore: riconoscere che il mio prossimo non sarà mai uguale a me.

Questo, che la pensiamo o meno allo stesso modo, non cambia il dato di fatto e cioé che per superare ogni ostacolo, prima di tutto deve venire il bene che desideriamo per il nostro prossimo a prescidere da ciò che ci divide. Poi qualsiasi altra ragione. Ma sarà difficile, non mi illudo che "magicamente" condividerlo basti, perché l'emozione comanda sempre e noi questo principio non lo abbiamo ancora acquisito.


Cristoduli hanno apprezzato
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Pfefferminz
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"Perché so che ero il solo in piazza a vederci chiaro."

Come fai ad esserne così sicuro?

"Solo "so" perfettamente che è inutile. Non sortirà alcun effetto significativo e con l'andare del tempo la gente che adesso è in piazza finirà per non adare più, perché avrà capito che non serve."

Purtroppo devo darti ragione. Ho infatti osservato il sorgere dei movimenti in Germania ed è accaduto proprio questo. All'ultima grande manifestazione di Norimberga hanno partecipato in pochi, la gente è stanca, molti si abituano ai cambiamenti imposti. Il dottor Bodo Schiffmann, qualche giorno fa, si è lamentato proprio di questo, del fatto che oramai i suoi follower "consumano" i suoi interventi come i teledipendenti guardano la tv, senza  poi agire nel mondo reale per cambiare le cose. Lo stesso discorso ha fatto il giornalista Ken Jebsen, il quale si è ripromesso di occuparsi in un prossimo futuro di questo fatto, del perché la gente, anche dopo aver letto centinaia di articoli e pur avendo capito quello che c'era da capire, poi non agisce.

Ottima l'idea di mettersi in contatto con altre persone che abitano non lontano dalla propria abitazione, per potersi dare una mano vicendevolmente.

"Ma se aspettiamo a fare questi gruppi, se perdiamo questa occasione, dopo non ne saranno altre così "ghiotte"."

Esattamente! 

"... perché l'emozione comanda sembre e noi questo principio non lo abbiamo ancora acquisito."

Posso solo intuire quello che vuoi dire. Mi ricorda tanto un episodio raccontato dal prof. Bhakdi. Quando era ragazzino, era molto nervoso e sua madre gli prescrisse la permanenza per un periodo piuttosto lungo in una stanza dove doveva fare degli esercizi mentali. Bhakdi spiega che da allora lui ha il controllo della sua mente. Dice che lui "medita" anche quando risponde alle domande di un intervistatore. Bhakdi è buddista. 

Grazie della condivisione del tuo vissuto e dei pensieri che turbinano nella tua mente. 

 

 

 


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Pfefferminz
Reputable Member
Registrato: 8 mesi fa
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Per puro caso ieri sera ho ascoltato un video di un esperto, certamente non complottista, che spiegava che non sarebbe per niente improbabile che in tutta Europa venga a meno la corrente elettrica per un periodo di una o due settimane. Sarebbero cioè necessarie una o due settimane per rimettere in funzione i rifornimenti di energia elettrica alle popolazioni europee. La relazione dell'esperto è del febbraio 2020 e già allora consigliava di fare scorte di acqua e generi alimentari,, oltre a tutta una serie di precauzioni da prendere, non ultimo buoni rapporti con il vicinato. Mi risuona nella mente "l'operazione dark winter"...

Fonte:

  (in tedesco) 


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inyourarms
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Registrato: 3 mesi fa
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L'emozione comanda sempre.


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GioCo
Noble Member
Registrato: 14 anni fa
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Postato da: @pfefferminz

"Perché so che ero il solo in piazza a vederci chiaro."

Come fai ad esserne così sicuro?

[...] 

Ovviamente non ho certezze, solo il metodo che troppe volte si è dimostrato predittivo e in special modo su queste "lunghezze d'onda".

Vedi, per vedere chiaro (meccanicamente e per questioni strutturali di come siamo fatti) devi nutrire un distacco totale da quello che accade. Cioè, il tuo coinvolgimento emotivo, che non può e non deve essere "toccato" e va vissuto fino in fondo esattamente così com'è, deve poter "scivolare via" come la pioggia sull'impermeabile o sul tetto della casa, deve poter essere "incanalato" dove non crea attaccamento a ciò che avviene.

Senza ombra di dubbio tutti quelli che ho visto avevano invece un forte attaccamento emotivo a quanto accadeva. Questo però non va preso come un giudizio, non c'è traccia di giudizio in ciò che ho appena scritto, solo constatazione. Constato che la piazza era gremita da gente MOLTO preoccupata, per se stessa, per gli altri, per i cari. MOLTO attaccata alle preoccupazioni. MOLTO significa che era tanto evidente che null'altro si può aggiungere. Era solare e cristallino, inappuntabile.

Allora? Allora il metodo applicato mi dice che quando c'è un emozione forte in azione, l'andamento sarà sempre lo stesso: ADSR

Cioé avrà un attacco, salirà di intensità, avrà poi un leggero decadimento, poi sarà sostenuto per un periodo e infine scemerà definitivamente. Il gruppo allargato fa in modo (per effetto delle risonanze) che il sostegno si prolunghi, ore, giorni a volte, ma non si può sostenere un emozione "monotematica" troppo a lungo senza uno sforzo enorme. Questa "carica" (in italia) è di mesi ma è esplosa adesso. Quindi abbiamo appena vissuto la fase di attacco e siamo nella fase di sostegno in cui si moltiplicano le risonanze. In Germania hanno reagito prima e adesso da loro siamo nella fase di rilascio. Funziona sempre così, è meccanico, è fisico, non ci si può fare niente.

Le emozioni comandano sempre!!! Ma dirlo so che è inutile, non riesco a far passare questo concetto e sono anni che martello nelle più pura indifferenza generale. La gente SEMPRE interpreta ciò che dico in altro modo, perché non abbiamo educazione, non siamo addestrati a capire e interpretare il "codice emotivo", saperlo imprescindibile e centrale nelle nostre vite, tanto delle persone in generale come nel nostro quotidiano, dove il generale non è altro che la somma dei singoli comportamenti emotivamente condivisi.

Io lo so che è dura da capire, è stata durissima anche per me, perché non è una questione di comprensione ma di accettazione. Non accettiamo ciò che abbiamo escluso a priori e ci da immensamente fastidio accettare che le cose vadano in modo così "diverso" e "storto", cioè come abbiamo escluso perchè non ci piace. Ci fa stare male, ma una volta accettato profondamente, si inizia a vedere che è SOLO un meccanismo di cui siamo preda e il solo modo per iniziare a liberarsene e sapere che ne dipendiamo totalmente. Non parzialmente o forse un poco, totalmente significa totalmente!

In più ignoriamo "volutamente" il suo funzionamento. La prerogativa emotiva di essere al centro e al di sopra dei nostri sistemi cognitivi sommata all'ignoranza partorisce incapacità di auto-gestione oltre che miopia e c'è veramente poco da fare. Finché l'emozione non verrà messa al centro della nostra attenzione e non cominceremo a considerarla MOLTO seriamente, non c'è niente da fare. Ne rimarremo preda.

Sto cercando di organizzare dei corsi. Da parte mia gratis ma poi il posto andrà pagato un poco per i costi di gestione e per chi offre gli spazi. Non so, è un altro modo che mi sta girando per la testa per cercare di fare qualcosa. Ma è un altro tentativo tra i miei extra-miserabili tentativi, non so quanto potrà fare ne cosa potrà produrre e nemmeno se riuscirò a farli. So solo che il demone spinge e comanda e a me tocca eseguire.
 
Se lui comanda... eseguo.

Pfefferminz hanno apprezzato
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