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La quinta colonna di Pechino in Italia


PietroGE
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https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/pechino-amp-friends-nbsp-appena-draghi-si-39-mosso-allontanare-273749.htm

I filocinesi d'Italia? Sono tanti e potenti, e stanno tutti venendo fuori. Dopo tre anni in cui i due governi a maggioranza grillina guidati da Giuseppe Conte hanno stretto una rete di legami tra Roma e Pechino, ora il governo di Mario Draghi cerca d'imporre un'inversione di marcia.
Draghi spinge per riportare il Paese in una collocazione più lontana dal regime di Pechino, schierandolo in quel fronte occidentale che vede l'aggressività della Cina come minaccia per la libertà globale.
Come insegna la fisica, però, ogni spinta provoca controspinte. Così la pressione di Draghi ha costretto gli amici di Xi Jinping a esporsi, e se ne sono schierati alcuni di peso.
Il primo è stato Beppe Grillo, che con la sua verve da provocatore è corso a far la riverenza all'ambasciatore cinese Li Junhua proprio mentre il G7 era al culmine, e poi ha usato il suo blog per negare la pulizia etnica che da anni Pechino conduce contro la minoranza islamica di 10 milioni di Uiguri, e per criticare la «propaganda atlantista» che lancia sospetti più che ragionevoli sui laboratori cinesi come origine della pandemia di Covid.
Nelle stesse ore, Massimo D'Alema s'è fatto intervistare da New China Tv ed è riuscito nell'impresa di appuntare al petto del dittatore Xi Jinping - e dei suoi predecessori fino a Mao Zedong - un'improbabile medaglia umanitaria: «Credo che la cosa più importante che la Cina è riuscita a fare è togliere almeno 800 milioni di persone dalla povertà».
Questo ha dichiarato l'ex presidente del Consiglio, nonché primo premier postcomunista d'Italia, dimenticando milioni di oppositori morti o reclusi nei campi di concentramento cinesi, e tutti gli altri orrori di uno dei più sanguinari totalitarismi della storia. Poi D'Alema ha aggiunto, ammirato: «Nessuno nella storia dell'umanità era riuscito a realizzare una così immensa trasformazione».

Si parla di trasformazioni (meglio, di trasformismo) ed ecco viene in mente un altro grande filocinese: e cioè Conte, l'ex presidente del Consiglio che nella primavera 2019 per primo in Europa ha messo la firma sotto i protocolli con cui Xi Jinping spinge per la creazione di un ponte infrastrutturale tra Pechino e il Vecchio Continente
Il giorno in cui Grillo è andato a fare la riverenza all'ambasciatore cinese, Conte doveva essere con lui, ma aveva percepito il rischio di una polemica e s'era tirato indietro. Resta il fatto che per tutto il 2020, sotto Conte, Palazzo Chigi ha celebrato un'ininterrotta apoteosi della Cina come salvifico fornitore di mascherine e di respiratori.
Peccato sia scoperto che le mascherine made in China erano per metà farlocche e che i respiratori, di cui guarda caso proprio D'Alema aveva spinto l'acquisto attraverso l'amico supercommissario Domenico Arcuri, non funzionassero.
Sono questi i grandi filocinesi di oggi. Cui si aggiunge qualche esponente nei media, come Marco Travaglio che giorni fa, per difendere Grillo, ha scritto che «basta leggere i numeri dell'economia per capire che l'Italia può fare a meno più degli Stati Uniti che dalla Cina».

Di certo non è il solo giornalista ad aver scoperto inclinazioni filopechinesi, se si pensa alla quantità di accordi siglati due anni fa tra Cina e Italia nella tv e nella carta stampata sotto l'attenta regia di Vito Crimi, allora sottosegretario grillino alla presidenza del Consiglio con delega all'editoria: nell'elenco c'erano l'Ansa, l'Agi, il Sole 24 Ore, la Rai.
Certo, dietro e prima di tutto questo c'è una lunga marcia, più lunga ancora di quella del compagno Mao. Una marcia iniziata poco prima del 2000, quando Romano Prodi stava per concludere la sua missione da presidente dell'Ue.

È da allora che Prodi dice che Pechino abbia realizzato «un comunismo sui generis in cui conta la meritocrazia», ed evidentemente è un modello che gli piace. Per questo può dirsi l'alfiere della via italiana alla Cina o, per chi la vede nell'altro modo, dell'invasione cinese dell'Italia. Prodi ha lavorato per quell' obiettivo anche da capo dei governi dell'Ulivo, ed è questa forse la sola cosa (con l'antiberlusconismo) che lo vede d'accordo con D'Alema. Ancora un anno fa, del resto, era Prodi a premere perché il governo Conte accelerasse sugli accordi con la Cina per il 5G, la tecnologia per le telecomunicazioni che oggi si teme sia il «cavallo di Troia» tecnologico con cui colossi come Huawei potrebbero regalare una messe di dati strategici al governo di Pechino.
Anni fa era stato l'ex ministro prodiano dei Lavori pubblici Paolo Costa, nonché ex presidente dell'Autorità portuale di Venezia, ad aprire i porti italiani all'occupazione cinese.
La stessa deferenza filocinese ha mostrato fin dall'inizio del suo pontificato papa Francesco. Nel 2020 il suo Vaticano ha rinnovato un accordo che ha dato al Partito comunista cinese il diritto di nominare il capo della Chiesa nella Repubblica popolare. A nulla sono servite le proteste di Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong, il quale un anno fa prediceva che l'accordo avrebbe «ucciso la Chiesa in Cina».Da allora, gli arresti di religiosi sono continui. In maggio un vescovo, sette sacerdoti e dieci seminaristi sono stati fermati e costretti alla «rieducazione politica». La Chiesa non ha detto una parola. Da questo punto di vista, forse il filocinese più potente d'Italia sta in Vaticano e si chiama Jorge Bergoglio.

 


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oriundo2006
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Pekino oggi come stato 'moderno' è una creatura del sistema capitalista ne più ne meno di altre entità statali. Di suo ci mette una cultura millenaria, un 'comunismo' assai simile alla statolatria di un certo fascismo corporativo, il solito disprezzo per i 'deplorables' uiguri e tibetani che sono 'fuori' dal sistema ( però come non considerare implicitamente 'protestatari' antisistema i senza tetto americani ? ) ma però con una direzione politica quantomeno pubblica, ottima: pluralità e non ricerca di egemonia, consenso e non suprematismo, ampie vedute economiche di sviluppo e non la solita minestra liberista\monetarista ammanita da personaggi malthusiani. 

La perfezione non esiste, è chiaro e la Cina si vede aggredita ideologicamente da mille punture di spillo mediatiche a proposito di diritti umani ed altri importanti temi per i quali non esiste un 'brevetto' occidentale: anzi, direi il contrario. Ma è inevitabile quando si vogliono portare fuori dalla povertà e sopratutto dall' ignoranza ( tema assai poco praticato nei commenti ma essenziale ) centinaia di milioni di individui specie contadini gravitanti in una vita poverissima di stimoli e ambizioni, nonchè di beni materiali ( che vengono dopo...).

Il prezzo che stanno pagando i lavoratori cinesi nel loro complesso vale la candela ? Complessivamente sì ed i problemi per questo Paese gigantesco non verranno dall' occidente vizioso e arrogante ma dal fattore culturale millenario: questo è oggi in 'contraddizione' ( come si diceva una volta ) con lo sviluppo accellerato di questi ultimi decenni, sopratutto sotto l'aspetto della conservazione dei valori familiari e di clan, che sono laggiù molto più forti che da noi. 


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PietroGE
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 un 'comunismo' assai simile alla statolatria di un certo fascismo corporativo..

Infatti, la Cina sin dall'inizio ha perseguito una politica economica nazionalista, solo che l'occidente, rincoglionito dal liberismo economico e dalla globalizzazione non se ne è accorto. Oddio anche il Giappone e la Corea, e un po' tutta l'Asia è orientata al nazionalismo economico, la Cina però in modo particolare sia per le dimensioni sia per il successo ottenuto. D'Alema ha ragione su questo punto : elevare il tenore di vita di quasi un miliardo di persone non è impresa da poco. Se il successo è avvenuto rubando tutto quello che potevano rubare dall'occidente la colpa è prima di tutto dell'occidente che ha creduto allo specchietto per le allodole del mercato da un miliardo e mezzo di persone da sfruttare e che ha fornito la tecnologia con la quale i cinesi hanno compiuto il grande balzo in avanti tecnologico che ora li ha catapultati al primo posto. Ora non hanno più bisogno di rubare, non come prima, almeno. L'unico ad accorgersi del pericolo per lo status di potenza economica (e militare)  sia degli USA che dell'occidente in generale è stato Trump. Il vecchietto Biden che doveva riportare il mondo a come era prima di Trump è costretto invece a proseguire con la politica del predecessore e non solo nei confronti della Cina. Ti ricordi il famoso muro al confine con il Messico? Tribunali che cercavano di impedirlo, i media scatenati contro il razzista Trump, i buonisti negli USA e in Europa che si strappavano i capelli dalla testa per la disperazione? Beh, la costruzione del muro va avanti, ora nel silenzio del media.


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oriundo2006
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Occorre a questo punto non dimenticare l' importanza enorme dell' apparato militare che in Cina, al pari degli USA o della Russia, domina le scelte strategiche della nazione nel suo complesso: ad onta, in Occidente, delle chiacchiere su liberismi e zero-stato. Menzogne pure e semplici. In Cina l'apparato statale si può dire sia in funzione diretta del complesso militar-scientifico e questi ha l' ultima parola su tutto, con gran disappunto del Partito che pensa di essere la 'guida' ma è vulnerato da inefficienze, nepotismi e scarsa qualità dei quadri: la dimostrazione lampante è la gestione caotica sotto l'aspetto 'civile' delle prime fasi della pandemia a Wuhan, prima che i militari prendessero il controllo della situazione. 

Qui un rapidissimo excursus sulle interazioni ( nefaste ) fra le diverse componenti del gigante asiatico:

https://lecourrierdesstrateges.fr/2021/06/15/les-origines-du-covid-19-2e-partie-guerre-biologique-il-y-a-loin-du-discours-de-larmee-chinoise-a-la-realite/

la mano militare è quella che detta la strategia complessiva del Partito come dei gangli statali interessati.

Che vi sia una quinta colonna sino-italica non è certo cosa di poco conto ma non bisogna sorprendersene più di tanto. Sorprende invece l' incapacità di fissare delle regole ai nostri interessi...posto che l' accordo globale fra Italia e Cina non sia del tipo: tu sottoscrivi i nostri bond centennali e puoi fare quello che vuoi qui, con gran gaudio della mosca cocchiera il cui unico scopo è far sì che gli attori egemoni si scannino in una lotta senza quartiere, avvinti dalle proprie e altrui 'contraddizioni' e dai loro ciechi interessi.

Ma torna opportuno chiedersi CHI e COME ha potuto diffondere questo virus ingegnerizzato pressochè in contemporanea in Cina, Iran e Italia. La risposta indica l' autore...


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PietroGE
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Quello che non si capisce è perché dopo che si è saputo che i militari cinesi avevano in progetto una guerra biologica, sia la Francia sia gli USA hanno finanziato il laboratorio di Wuhan. Che cos'è, masochismo? Oppure cercare di capire dove volevano andare a parare i ricercatori cinesi per poter poi prenderli in contropiede? Boh. Fatto sta che ora i militari cinesi hanno avuto conferma della efficacia della guerra biologica, anche con un virus letale solo per una parte più anziana della popolazione. La necessità del lockdown vuol dire lo scompiglio nelle file del nemico, con il sistema sanitario sull'orlo del collasso e quindi impossibilitato a condurre anche una guerra limitata.

L’équipe  de scientifiques concernée a été de ce fait soumise à la pression de l’Armée soucieuse d’aller vite pour fournir les « gains de fonction » qui permettraient ensuite de développer des armes. Joseph Tritto raconte comment les chercheurs civils chinois ont fait des manipulation de plus en plus dangereuses, sous la double pression du rattrapage de l’Occident et des attentes de l’Armée

Ricorda proprio quello che è successo a Cernobyl.


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oriundo2006
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Tutto torna se si suppone, oramai cosa alla portata anche dei benpensanti, che esiste una superstruttura di comando che prescinde largamente dagli stati nazionali: questa superstruttura esiste ovunque anche negli stati tendenzialmente ostili all’ Occidente e si serve di costoro per i suoi scopi di dominio totalitario.

E’ cosa allora secondaria capire se e come la dirigenza cinese fosse o meno avvertita e consapevole degli esperimenti di Wuhan e dei link con gli altri laboratori di ‘ricerca’. 

Questa sovrastuttura semplicemente se ne frega dei cinesi o degli americani o degli europei: considera tutto ciò retaggio del passato, anzi di un passato che li ha visti oggetto di discriminazione e dunque di un passato da abolire in toto, in un modo come in un altro.

Ed è esattamente quello che sta avvenendo.

 

 

Questo post è stato modificato 4 settimane fa da oriundo2006

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