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Che significa golpe?


AlbertoConti
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Chi ha coscienza e contezza dei fatti già lo sa, ma i più no, sono e saranno in balia delle mille opinioni che si formano e si spostano “qual piuma al vento”, come un contagio pandemico.
Se è vero, come è vero, che tutti noi cittadini abbiamo pari dignità, proprio per questo sentiamo l’esigenza di difenderla, la nostra dignità, riconquistandola tenacemente ogni giorno della nostra vita, per il bene nostro e dell’intero popolo di cui siamo parte, che va ben oltre l’orizzonte temporale che ci è concesso. E come? Proprio così, ponendoci continuamente delle domande.
Quella di oggi è: tra Sergio Mattarella e Paolo Savona chi ne capisce di più di economia politica?
Conosco poco entrambi, ma quanto basta per esprimere un giudizio netto oltre ogni ragionevole dubbio, dopo averli sentiti parlare.

Data la gravità del momento alcuni tra i più autorevoli commentatori scavano dietro i fatti pubblicamente acclarati, ipotizzando subdole strategie e inconfessabili motivazioni da più parti, contrapposte a ingenuità e inadeguatezze dalle altre parti in gioco, un gioco che si fa particolarmente duro ora che i processi economici e politici sono arrivati a maturazione nei loro percorsi tracciati già da troppo tempo.
Questa dietrologia machiavellica è sicuramente affascinante, quando è fondata e plausibile, ma riguarda un altro piano di realtà, che non è quello della coscienza collettiva che vive sempre e solo al presente, e si fonda sulle apparenze, sulle regole ufficiali dei giochi, su tutto ciò che è reale alla luce del sole, o se si preferisce alla luce dei teleschermi retroilluminati di TV, smartphone e computer.

Questa è la dimensione standardizzata della vita moderna, la nostra vita presente, ed è in questa dimensione che dobbiamo lottare per la nostra dignità.

In questa dimensione, non sappiamo quanto apparente o reale, abbiamo votato il 4 marzo scorso, secondo le regole della nostra Costituzione, dopo un lungo periodo di sospensione della democrazia rappresentativa, da Monti in avanti. Ci siamo espressi politicamente, abbiamo espresso le nostre frustrazioni, la nostra rabbia, la nostra volontà di risorgere da una crisi che è molto più che solo economica, o solo sociale, o solo culturale, o solo spirituale, o solo drammatica e piena di paure, con la Grecia ormai alla soglia di casa. E il responso è stato chiarissimo, abbiamo castigato la vecchia casta politica e premiato le forze del cambiamento, esprimendo quantomeno speranza e fiducia nelle nostre storiche potenzialità, tenacemente difese con silenti sacrifici dalla maggioranza del popolo italiano, alla faccia dei ricatti finanziari e delle politiche repressive che imperversano in questa parte di mondo, a beneficio di altre.

La nostra sacra Carta Costituzionale contempla una particolarissima forma di Presidenza della Repubblica, che Mattarella conosce molto bene, questo sì. Unica tra le repubbliche occidentali, e non solo, l’Italia prevede che il ruolo del Presidente sia essenzialmente quello di un arbitro super partes, cioè di un garante della democrazia, che può anche avere personalmente le proprie convinzioni politiche di parte, questo è umanamente inevitabile, ma non può in alcun modo esercitare i propri poteri istituzionali per imporle contro la volontà popolare, o per interpretarla arbitrariamente. Certamente il ruolo di garanzia del Presidente non riguarda solo il corretto svolgimento del confronto democratico tra le forze politiche in campo, ma contempla anche la facoltà di negare, in casi eccezionali, il proprio necessario consenso ad atti istituzionali palesemente contrari al bene degli italiani secondo i Principi Costituzionali, anche se compiuti nel rispetto formale della rappresentanza popolare. Ma in questi casi il Presidente deve esplicitare i motivi sostanziali del proprio operato, che giustificano la gravità della decisione adottata. E Mattarella l’ha fatto, subito, non appena congedato Conte con un NO irremovibile e definitivo alla proposta di Savona al ministero dell’economia, il più importante soprattutto nella possibile svolta storica di un governo del cambiamento come voluto dalla maggioranza espressa dal voto popolare.

Ho ascoltato in diretta questa breve comunicazione al Paese da parte del Capo dello Stato, ho sentito con le mie orecchie queste sue personalissime motivazioni. Ricorderò per sempre le parole “mercati”, “spread”, “tutela dei risparmiatori”, “uscita dall’euro”, “Europa”, ecc. ecc.
Al mio personale no comment sulla veridicità e coerenza di questa dichiarazione, non ne vale la pena, aggiungo però una semplice quanto inoppugnabile considerazione: si tratta di una valutazione squisitamente politica, di economia politica, di cui Mattarella ne capisce molto meno del ricusato Savona, della cui dignità umana e culturale, anche tralasciando volutamente quella politica, a nessuno, neppure a Mattarella, è lecito dubitare se solo si vuol ascoltare le parole di Savona espresse ultimamente e nell’arco della sua lunghissima carriera di economista. Aggiungo, anche se irrilevante, che non condivido affatto l’impostazione generale del Savona-pensiero, politicamente ancora troppo “liberal” per i miei gusti, ma soprattutto per contrapporsi al pensiero dominante che tanti danni ha già prodotto e ben peggiori sta per maturare. Tuttavia a contenuti di altissima professionalità e responsabilità civile, politica, democratica, si sono contrapposti luoghi comuni del più squalificato mainstream da bar sport, che purtroppo è quello che ancora fa presa sulle paure indotte ai tanti ignoranti dell’economia che li riguarda (facile ironia sarebbe citare la “risposta” dei mercati a tanto zelo presidenziale, con spread a 282 in questo momento). Ma chiedo scusa, questa è già una mia personale opinione sui fatti, mentre intendevo semplicemente sottolineare questi episodi di cronaca nella loro sostanza reale, a mio avviso più che sufficiente per rendere auspicabili le dimissioni di Mattarella.

Non credo con questo intervento di aver mancato di rispetto al Capo dello Stato. Penso invece che con questo episodio di una gravità storica il mio Capo dello Stato abbia mancato di rispetto a me come ad altre decine di milioni di elettori, e questo lede una democrazia già malata di suo. Non ce lo meritiamo!


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lurker
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Ben scritto e condivisibile.


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AlbertoConti
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A pochissimo da questa mia esternazione di sdegno verso un Presidente della Repubblica che non è più il mio Presidente, la situazione si è notevolmente acclarata e aggravata, sia per mano dello stesso Mattarella, che dei più arroganti eurocrati, che dei più subdoli "amici americani", dei quali, questo sì, Mattarella è sempre stato il garante.

Adesso basta, l'Italia maggioritaria e più progredita politicamente dice basta all'inettitudine e alla conservazione dei vecchi schemi, che ogni giorno che passa perdono il loro significato e la loro forza.

La truffa finanziaria mostra ormai tutte le sue oscenità, ma anche i suoi limiti, e lo sdegno diventa ogni ora più forte delle paure artificiali che vorrebbero ingabbiarci.

Ai vecchi "tecnocrati" del "lo vuole l'Europa" è il momento di sostituire un più sano ed attuale "lo vuole l'Italia"!

Per questo Presidente aspettiamo le sue dimissioni. Lo vuole l'Italia migliore e maggioritaria, l'Italia sconfitta da ciò che Lei rappresenta e che vuole, e può risorgere. Abbiamo pagato anche troppo per gli errori suoi e di quelli che Lei rappresenta anzichè rappresentarci.


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comedonchisciotte
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AlbertoConti;99719 wrote:
La nostra sacra Carta Costituzionale contempla una particolarissima forma di Presidenza della Repubblica, che Mattarella conosce molto bene, questo sì. Unica tra le repubbliche occidentali, e non solo, l’Italia prevede che il ruolo del Presidente sia essenzialmente quello di un arbitro super partes, cioè di un garante della democrazia, che [...] non può in alcun modo esercitare i propri poteri istituzionali per imporle contro la volontà popolare, o per interpretarla arbitrariamente. Certamente il ruolo di garanzia del Presidente [...] contempla anche la facoltà di negare, in casi eccezionali, il proprio necessario consenso ad atti istituzionali palesemente contrari al bene degli italiani secondo i Principi Costituzionali, anche se compiuti nel rispetto formale della rappresentanza popolare.

Tutto ciò si potrebbe sintetizzare in una parola, che rende una prima idea del ruolo: "notaio".


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AlbertoConti
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In terza battuta, a frittata fatta, poche parole sul fattaccio.
Mattarella, paradossalmente rispetto al suo operato maldestro, è "brillantemente" riuscito a stravolgere la volontà popolare, piazzando Tria al posto di Savona al ministero che veramente avrebbe potuto realizzare il cambiamento. Questo non è un "compromesso", come dicono i forzatamente bonari commentatori stipendiati, è una totale capitolazione del "governo del cambiamento".
Non solo il nostro è riuscito in extremis a "salvarsi il ...." ma ha pure ottenuto i classici due piccioni con una fava: cambiare tutto per non cambiare niente e introdurre un precedente accettato dalle istituzioni, un lasciapassare per futuri golpe bianchi in caso di "necessità" dei poteri forti.

Mi viene la nausea ad ascoltare i commenti benevoli su Mattarella, ed al pensiero di quanti danni possa ancora fare entro il limite naturale del suo mandato. Se ci fosse libertà d'opinione ben altri commenti, più autorevoli del mio, lo indurrebbero a dimettersi subito, ora che il Paese è "messo in sicurezza".

Ma ci rendiamo che "bisognava far presto" per scongiurare l'aumento automatico dell'IVA, ed ora il nuovo "ministro del cambiamento" la prima cosa che dice è di finanziare la flat tax con l'aumento dell'IVA? Doppia bestemmia costituzionale. Neppure i piddini sarebbero arrivati a tanto.


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