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Per un Satyagraha globale contro i cambiamenti climatici

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marcopa
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Per un Satyagraha globale contro i cambiamenti climatici

http://lecorvettedellelba.blogspot.com/2019/05/per-un-satyagraha-globale-contro-i.html

Giuliano Pontara, “ Quale pace ? “, 2016:
Il pensiero nonviolento verte in primo luogo sull’ azione, sull’ azione nonviolenta, tant’ è vero che il contributo più originale fornito da Gandhi è la pratica e teoria della strategia nonviolenta che egli, coniando un neologismo, chiamò satyagraha

Il Satyagraha, la lotta nonviolenta, è molto più efficace del termine nonviolenza per spiegare il significato vero delle idee e dell’ opera di Mohandas K. Gandhi. La parola nacque nel 1908 in Sudafrica da una sorta di brainstorming, un concorso di idee, lanciato dal Mahatma per sostituire l’ espressione “resistenza passiva” che fino a quel momento veniva usata per indicare le lotte nonviolente ma che non esprimeva compiutamente il loro aspetto attivo, innovativo, costruttivo e rivoluzionario.

Satyagraha è una parola composta da satya, verità, e graha, attaccarsi fortemente, e una sua bella traduzione è “la forza della verità”.
Il termine Satyagraha dimostra anche l’ importanza fondamentale della verità nella nonviolenza. Per Gandhi: “verità e nonviolenza sono due facce della stessa medaglia” e titolò “Storia dei miei esperimenti con la verità” la sua autobiografia scritta attorno al 1925. Una verità che per gli uomini, con i loro limiti, non può che essere relativa, perché G. pensava come uno scienziato, mentre solo Dio possiede la Verità assoluta, perché G. era prima di tutto uno spirito religioso. Ma, secondo il Mahatma, la ricerca sincera della verità, pur trovando solo verità relative, porta quasi sempre l’ azione a risultati positivi, è comunque l’ unica strada giusta da percorrere e certamente non è dannosa.

Mi piacerebbe dunque che prendesse forma l’ idea di un
Satyagraha globale contro i cambiamenti climatici,

una definizione che unirebbe tra loro lo sciopero mondiale per il clima dei giovani di Fridays for Future, le disobbedienze civili degli Extinction Rebellion, movimento internazionale nato in Inghilterra, tutte le altre lotte contro i cambiamenti climatici presenti sul pianeta e troppo isolate, e soprattutto tutte le lotte che verranno.

La lotta nonviolenta del Satyagraha globale contro il climate change dovrebbe essere portata avanti:

- dagli amici della nonviolenza, per i quali la nonviolenza è un ideale o addirittura un progetto di vita,
- ma anche da chi sceglie il satyagraha solo in questo unico, enorme, conflitto,

come avvenne per il Satyagraha per la liberazione dell’ India, che fu sviluppato da Gandhi e dai suoi seguaci più coerenti, insieme a moltissimi altri indiani che hanno adottato la lotta nonviolenta solo in quella occasione.

Come tutte le lotte nonviolente, per essere vincente il Satyagraha per il clima dovrà essere ben impostato e ben condotto. Ma la sua guida non dovrà essere di un leader carismatico, bensì di un “Gandhi collettivo “ e nessuna strategia dovrà essere calata dall’ alto, ma saranno le strategie migliori, meglio impostate e meglio portate avanti, che daranno il contributo maggiore alla vittoria.

Gli ambiti interessati dal Satyagraha dovranno essere diversi, dal locale al globale, e il S. non dovrà solo esprimere ai politici una richiesta ad agire in una forma tale che questi non potranno rifiutare, ma dovrà comprendere una multiforme attività collettiva che dovrà portare, in ogni caso, al risultato dell’ abbassamento delle emissioni e del cambio radicale che garantirà un futuro al pianeta, un futuro, oggi non sicuro, che dovrà essere anche migliore del presente.

Le lotte nonviolente per il clima già ci sono, e, anche se oggi prevale il pessimismo, lo sviluppo futuro del conflitto è tutto da vedere e al momento imprevedibile. E’ sicuro invece che il tema, in qualsiasi caso, rimarrà nella storia dell’ umanità e del mondo. Ognuno di noi deve dare la sua parte di contributo, che sarà di una dimensione infinitesima, ma, se i contributi infinitesimi saranno milioni, l’ esito di questa enorme questione sarà positivo per tutti.

Marco Palombo


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oriundo2006
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Non sono uno storico dell' India ma ho letto diversi testi sull'argomento, testi reperibili ovunque e di cui consiglio la lettura specie dell' Edwards. Il satyagraha fu tutt'altro che un movimento pacifico. Vi furono centinaia di migliaia di morti, ed alla fine la minoranza islamica, sentendosi minacciata, si separò non aderendo alla Federazione ma creandone una propria, all'est come all' ovest del Paese. La scissione fu sponsorizzata ampiamente dagli ex-padroni, gli inglesi, che avevano fatto di tutto per limitare, soffocare, stornare, denigrare i movimenti di massa indù: ed alla fine amputarono l' India di due realtà geografiche essenziali, ad arte accendendo il nazionalismo islamico ( come poi è avvenuto DOPO ), una delle quali contiene parte del corso del fiume Indo che ha dato luogo al nome stesso del Paese ( in realtà l' India si chiama Bharata ). Morale: si può essere pacifici quanto si vuole, ma gli indù dell'epoca lo furono solo in parte, si può essere seguaci di chi si crede, a patto di non farne un mito ma una persona storica, si può sognare un mondo pacifico, ma allora ci si può chiedere se questo non debba a forza somigliare al famoso 'deserto' reso tale dall'egemonia di uno stato superpotente. Quello di cui ci si deve guardare, a mio avviso, è di pensare che ce lo lascino fare aderendo alle istanze buoniste che altrimenti patrocinano. Queste sono per NOI: non valgono per LORO. Quelli ammazzano.


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MarioG
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Secondo me sarebbe piu' urgente un Satyagraha Globale contro tutte le attivita' sismiche e piroclastiche


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Pegaso
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Ben detto! Per non lasciare niente di intentato propongo di aggiungere un Satyagraha Globale contro la deriva dei continenti.


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marcopa
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Innanzi tutto sono contento che il post non sia passato inosservato, in altri spazi al momento non ho avuto reazioni, mi ha risposto solo un ecologista che però riguardo al clima segue tesi negazioniste.

Oriundo scrive cose vere sulle violenze durante la liberazione dell' India, ma probabilmente senza Gandhi tutto il processo di liberazione sarebbe stato molto più sanguinoso.

Quanto ai cambiamenti climatici aggiungo alcuni altri spunti:

- le elezioni europee hanno visto un piccolo successo verde, 22% in Germania, 13% in Austria, dove però talvolta i verdi hanno avuto percentuali maggiori, 12% in Gran Bretagna e Francia, dove però solitamente i verdi hanno buoni risultati alle elezioni europee e sono penalizzati nelle politiche per il sistema elettore.

- sul clima sarà sempre più evidente uno scontro inter capitalistico, che vede da una parte Germania e Cina, che hanno poco petrolio e gas e stanno sviluppando con decisione le fonti rinnovabili, dall' altra USA, Russia e paesi del Golfo che stanno frenando il processo della limitazione delle emissioni.
Ma tutta l' Unione Europea avrebbe interesse a una forte accelerazione nelle rinnovabile.

- in realtà nel mondo c'è uno spreco enorme di energia fossile e sarebbe possibile una drastica diminuzione delle fonti fossili senza intaccare troppo i livelli di consumi generali.

Per fare un esempio i paesi OCSE nel loro complesso dopo la crisi finanziaria del 2008 non sono ancora tornati ai consumi petroliferi pre crisi, dal 2009 ci fu un crollo di consumi e una lenta risalita, ma che per ora non ha riportato al livello di consumi petroliferi precedenti.

Penso che riparleremo presto dei cambiamenti climatici,
e grazie per l' attenzione

Marcopa


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marcopa
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Dopo lo sciopero globale per il clima del 24 maggio
Guido Viale

https://www.pressenza.com/it/2019/05/dopo-lo-sciopero-globale-per-il-futuro-del-24-maggio/

La seconda giornata mondiale di sciopero per il clima si è conclusa positivamente. In Italia, e in particolare a Milano, ha registrato una partecipazione più ridotta, ma sicuramente più consapevole e convinta, di quella del 15 marzo, come è nella natura di un movimento che sta crescendo. Era prevedibile: non c’era più la novità del primo colpo, del primo strike; i media erano concentrati sulle elezioni europee (d’altronde, il modo in cui hanno trattato le manifestazioni il giorno dopo evidenzia la volontà di “chiudere la partita” con Greta al più presto: hanno cose più importanti di cui occuparsi…); l’anno scolastico volge al termine ed è tempo di verifiche; infine minacciava maltempo, anche se poi la giornata è stata bellissima: piena di sole e di slogan, canzoni, cartelli, striscioni autoprodotti. E senza quella selva di bandiere di partito e di simboli di associazioni che trasformano le manifestazioni – anche le più belle, come quella del 23 marzo a Roma per la Terra – in una specie di supermercato dove la merce in vendita viene esposta, nella speranza che qualcuno la compri…

Inutile parlare di numeri: eravamo, sia al mattino (lo sciopero degli studenti) che al pomeriggio (il corteo per chi al mattino non poteva esserci), più di quanti ne abbiano riuniti Salvini e Zorro in Piazza Duomo, pur tenendo per buono il falso pallottoliere pro-partiti di maggioranza in dotazione a tutte le Questure d’Italia; d’altronde nelle piazze di Salvini una buona metà è lì per fischiarlo e solo metà per ascoltarlo.

Lo strike di Milano si è concluso con un forse inutile dibattito nei giardini della Triennale; con una prima parte, impostata sulla contrapposizione tra buonisti (chi si batte per il clima) e ingenui (chi non se ne cura), denunciata sì come falsa, ma senza opporvi alcuna alternativa valida: per esempio quella tra responsabili (chi ascolta gli allarmi degli scienziati) e impostori (chi volutamente li ignora per non colpire interessi dominanti). Tutto sembrava invece risolversi in una serie di buoni comportamenti – tracimati anche nella seconda parte del dibattito, con l’insistenza sulla raccolta differenziata – a cui affidare l’uscita dall’emergenza, ignorando completamente l’esistenza di imprese, enti, media e interessi che lavorano ogni giorno per imporci uno stile di vita insostenibile.

Quando poi si è passati agli enti – Comune, media, imprese – lo spettacolo è stato devastante: tutti sono all’avanguardia nella lotta per l’ambiente; tutti hanno fatto tutto quello che andava fatto. Resta da spiegare però come mai siamo arrivati lo stesso a questo punto. L’architetto Boeri ha proposto di mettere a dimora tre milioni di alberi, senza spiegare se per piantarli basta il suolo (per esempio quello degli scali ferroviari o dell’ippodromo in via di cementificazione), o se per ogni ciuffo di piante bisogna costruire un apposito grattacielo come quello che lo ha qualificato come archistar, con i suoi inevitabili consumi energetici. Mentre il direttore del Corriere della Sera ha vantato il lungo impegno del suo giornale sul tema dei cambiamenti climatici, senza ricordare che per anni il suo giornale (lui però non ne era ancora il direttore) dava voce solo all’unico – insieme a Rubbia – scienziato negazionista italiano, Guido Visconti, recentemente pentitosi e passato dalla nostra parte senza mai riconoscerlo.

Tra inevitabili alti e bassi il movimento Fridays for future ha comunque confermato non solo la sua permanenza, ma anche la sua forza, che poggia, per ora, su due pilastri fondamentali. Innanzitutto è un movimento mondiale: a uno a uno, chi prima e chi dopo, tutti i governi dovranno cominciare a tenerne conto, con i fatti e non a parole. Poi si confronta con un peggioramento del clima di cui tutti – anche i negazionisti – sono ormai costretti a prendere atto e che con i suoi eventi estremi sempre più gravi e frequenti impedirà a tutti di metterlo nel dimenticatoio (o di continuare a sfotterlo, come fanno tutti coloro che si fanno un vanto della loro ignoranza e cattiva fede).

Il movimento continuerà con la moltiplicazione di azioni sparse, come l’occupazione della sede dell’Enel a Milano o a Napoli, che non fanno capo direttamente a Fridays for future, o quelle messe in atto da Extinction Rebellion, che sono indispensabili per tener alta l’attenzione sul tema. E crescerà mano a mano che, dopo Milano e Napoli, altri Comuni – e, si spera, Regioni – saranno spinti a dichiarare l’emergenza climatica: per ora solo a parole, ma legittimando con ciò le rivendicazioni sempre più radicali che il movimento presenterà loro.

Intanto, dopo il 24, e in vista del prossimo strike mondiale del 20 settembre, c’è l’urgenza dimettere a fuoco i prossimi impegni.

Il primo l’ha esplicitato Greta: il prossimo sciopero deve coinvolgere anche gli adulti, quelli che non sono studenti o studentesse. Non che finora siano mancati, ma sono arrivati in ordine sparso; sempre, peraltro, bene accetti. D’ora in poi bisogna lavorare perché “gli adulti” e soprattutto i lavoratori si convincano a partecipare in massa al movimento perché siamo tutti esposti allo stesso rischio mortale. E quindi occorre agire innanzitutto sulle famiglie – e sui condominii, sui Municipi e le associazioni di quartiere – degli studenti impegnati nel movimento. Poi sul personale di aziende, stabilimenti, enti – e non solo attraverso i sindacati, oggi riluttanti se non contrari a impegnarsi in questo campo, o pronti a farlo solo a parole – promuovendo volantinaggi, riunioni, assemblee, dibattiti sul tema, fuori e dentro i luoghi di lavoro e presentandosi in massa all’ingresso e all’uscita dal lavoro, come avevano fatto davanti alle fabbriche gli studenti di cinquant’anni fa.

Ma per farlo bisogna prima rafforzare sul piano organizzativo la presenza del movimento nelle scuole e nei dipartimenti, mettendo all’ordine del giorno, prima dell’inizio del prossimo anno scolastico, la revisione dei programmi, dei corsi di studio e degli orari scolastici per far posto ai temi dell’emergenza climatica e ambientale, unitamente alla richiesta di interventi per rendere ambientalmente sostenibili gli edifici in cui si impartisce l’istruzione…

In terzo luogo occorre mettere a punto, non nel chiuso di un’assemblea, per quanto affollata, ma nel confronto aperto con il corpo studentesco e con le associazioni e i comitati che si riescono a raggiungere, quali sono gli interventi più urgenti per tradurre in fatti le dichiarazioni di emergenza approvate: sia le cose da fare al più presto, sia quelle da bloccare subito. E qui casca l’asino. Perché convincere un’amministrazione che la strada che sta percorrendo è sbagliata e che occorre cambiare rotta è come chiedere ai suoi esponenti di cambiare mestiere…

Tutto concorre a far credere che, tutto sommato, ce la si può cavare con poco: un po’ più di raccolta differenziata, una dieta con meno carne, un po’ più di bicicletta, un po’ di pannelli solari sui tetti, qualche viaggio aereo in meno, il vetro al posto della plastica – tutte cose sacrosante – e la vita può continuare come prima…

Non è così. Bisogna sì partire dai problemi della vita quotidiana di tutti, però entrando nell’ottica che i cambiamenti a cui andremo incontro saranno radicali: sia se si lascia che le cose continuino per il verso attuale, sia se si cercherà di riprendere in mano il nostro destino, e quello di tutte le future generazioni. Insomma, comunque vada, niente, ma proprio niente, sarà più come prima. Occorre disporci e disporre chi incontriamo, a entrare in un mondo completamente diverso.


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oriundo2006
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Salve Marco. Sia detto senza alcuna vis polemica, ma penso che Greta sia stata utilizzata per spezzare il fronte comune degli scontenti dell' Eu attuale, separando i sovranisti da chi aveva pur legittime ambizioni ecologiste e che avrebbe votato per cambiare profondamente questo mostruosa entità politica, questa 'gabbia d'acciaio' dei popoli e delle loro richieste sociali.
Temo peraltro che i verdi si uniranno contro i sovranisti, data oltretutto l'improntitudine di questi in materia ecologica, finendo per accomodarsi in una qualche poltrona e contentarsi di una qualche regulation a valere dopo l'anno 2100. E' già successo un po' ovunque in precedenza l' unione dei vedi con i partiti 'tradizionali' ( ovvero quelli del grande capitale transnazionale ) come ad esempio in Germania e con assai scarsi risultati per Madre Natura...
Vedremo comunque come le alchimie parlamentari dipaneranno alleanze e repulsioni, accettando o meno il risultato delle urne ma sopratutto tentando di modificare l'orientamento generale della politica, troppo legata ad una autoreferenzialità vuota di idee. Penso comunque che sia oramai troppo tardi per evitare conseguenze climatiche disastrose nel nostro futuro...e non parliamo di quello delle giovani generazioni.


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pingus
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non capisco bene...
vogliamo che il clima non cambi... mai? mai piu'?
Certo, una bella pretesa...
Ma e' gia' cambiato, giusto?
quindi, anche se pare impossibile tornare a come era prima (?), ci basterebbe bloccarlo a come sta ora. Imbalsamato. Per sempre. Come col termostato.
C'e' stato, pare, un periodo di lieve risaldamento globale. ma casomai stessimo assistendo ad un temparaneo, breve raffreddamento, ci starebbe anche bene fissarlo cosi' com'e' e basta.
Col 'riscaldamento globale' si rischiava di toppare, contro i 'cambiamenti climatici' tout court , per si o per no, si va piu' sul sicuro, ci sara' sempre da fare


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Pegaso
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pingus;240939 wrote:
Col 'riscaldamento globale' si rischiava di toppare, contro i 'cambiamenti climatici' tout court , per si o per no, si va piu' sul sicuro, ci sara' sempre da fare

A parlare di riscaldamento globale, di questi tempi, si rischia di divenire oggetto di vituperio e di sprofondare nel ridicolo; con la dizione 'cambiamento climatico' si va sul sicuro: ci può rientrare tutto, anche la notte più fredda del giorno.


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pingus
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Io mi trovo d'accordo con i contenuti di questo articolo, che proporrei a CDC di tradurre:
https://www.globalresearch.ca/climate-disruption-its-not-due-to-co2/5677036


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marcopa
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Pegaso, i cambiamenti climatici causati dall' uomo sono denunciati da moltissimi studiosi,

te ridici pure sopra e, se vuoi, prendi in giro chi ne parla,

sinceramente però dubito che tu abbia una cultura scientifica paragonabile a quella di migliaia di persone che denunciano questo fenomeno.


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esca
 esca
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Le anomalie climatiche repentine a partire dai primi anni del nuovo secolo, sono compatibili con esperimenti di manipolazione climatica, evidentemente divenuti uno standard stagionale, di cui non manca la documentazione a volerla ricercare.
Chissa' perche' quest'ostinazione di esperti e studiosi mainstream a omettere scientificamente anche solo di menzionare il discorso tra le cause antropiche dei mutamenti climatici del dopo duemila cosi' improvvisi, che nulla hanno a che fare con le lente e graduali oscillazioni spontanee verificatesi in passato su questo mega-sistema autoregolato che e' il pianeta.


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MarioG
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Bravo esca: se veramente c'e' una chance che un qualcosa definibile come "cambiamento climatico di origine antropica" sia effettivo, non puo' che trattarsi di ingegneria climatica.
Prima di prendere in considerazione le campagne di livello puerile che le Grete somministrano alle varie scolaresche europee (che non vedono l'ora di approffittare delle belle giornate di primavera per godersi un po' di aria aperta), sarebbe logico che si facessero le crociate contro le scie chimiche (comunque la si pensi su questo argomento). Solo che queste sono 'complottismo' mentre la CO2 e' lo spettro indiscusso!


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pingus
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L'attivita' umana produce abbastanza danni sotto forma di guerre, veleni, poverta' e distruzione dell'ambiante naturale: in una parola morte. Cose intorno a noi, addirittura dentro di noi. Cose di cui occuparsi.
I cambiamenti climatici sono il risultato di esperienti scellerati e di una deliberata manipolazione, e l'idea che questi siano un effetto dell'attivita' umana e' una contraffazione, una trappola ideologica ben studiata, riuscita, verso cui viene deviato il pensiero alternativo e antagonista


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oriundo2006
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Le due cose non si escludono a vicenda: anzi, si rinforzano. La conclusione che non possiamo evitare quale che siano i punti di vista, è che la Terra non ce la fa più. I rimedi peraltro appartengono al futuro, mentre è nell' oggi la catastrofe ambientale.


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