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Cina: sembra che il potere dei soldi possa essere limitato.  


Primadellesabbie
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Trovo su Insideover questo articolo, che mi sembra fatto apposta per sollecitare commenti:
 
Condanne a morte e tycoon scomparsi: il terremoto interno che scuote la Cina
 
12 gennaio 2021

La misteriosa scomparsa di Jack Ma, l’uomo più ricco della Cina nonché 17esimo al mondo con un patrimonio di 56 miliardi di dollari. La condanna a morte di Lai Xiaomin, ex presidente di China Huarong Asset Management, una delle più grandi società di gestione patrimoniale controllate dalla Cina, per “corruzione e bigamia”. Il silenzio su Alibaba, azienda finita in una vicenda finanziaria più grande di lei. Che si tratti di un regolamento di conti interno al sistema politico cinese o di un tentativo di salvaguardarlo di fronte ad ambigue scalate, il punto non cambia. Oltre la Muraglia, è in corso una sorta di terremoto che, in un caso o nell’altro, scuoterà le fondamenta del gigante asiatico.

Per spiegare che cosa sta succedendo in Cina, e come potrebbe risolversi la faccenda, bisogna fare un’analisi molto più approfondita dei classici luoghi comuni tirati in ballo dai media negli ultimi giorni. Prima di tutto: qual è il filo rosso che lega Jack Ma e Lai Xiaomin? All’apparenza, non sembrerebbero esserci collegamenti. In realtà, le punizioni inflitte ai due paperoni cinesi convergono verso un unico punto, visto che entrambi, con le loro azioni, hanno osato mettere a repentaglio il mantenimento del sistema politico-economico alla base del successo della Cina.

Il limite da non superare

Ma ha cercato di trasformare la sua creatura, Ant Group (parte del colosso Alibaba, sempre di proprietà di Ma), in un colosso mai visto prima. Peccato che il più grande gruppo finanziario online, nonché più grande unicorno fintech al mondo, ha spaventato il Partito Comunista cinese al punto da costringerlo all’extrema ratio. Brevissima sintesi: Ant era pronta a essere quotata presso la Borsa cinese, in contemporanea a Shanghai e Hong Kong, attraverso una ipo (cioè un’offerta al pubblico dei titoli di una società che intende quotarsi per la prima volta su un mercato regolamentato). In caso di fumata bianca, Ant avrebbe raggiunto un valore di 313 miliardi di dollari e il signor Ma intascato 34,5 miliardi.

Poco prima dell’operazione finanziaria, il governo cinese ha varato nuove leggi sul microcredito che hanno ridimensionato le potenzialità del gruppo. In seguito alle critiche di Jack Ma all’indirizzo dei regolatori cinesi, si sono perse le tracce dell’imprenditore (secondo alcuni si sarebbe semplicemente defilato dai riflettori), mentre Alibaba è finita sotto inchiesta per comportamento monopolistico. È possibile che quanto successo possa essere spiegato con la volontà di Pechino di prendere le redini di Ant? Non è da escludere, anche se la spiegazione potrebbe essere un’altra.

A difesa del sistema

Il patron di Alibaba e Ant è stato punito in maniera molto soft. Soprattutto se paragoniamo la sua scomparsa alla sorte capitata a Lai Xiaomin. Il signor Lai è stato giudicato colpevole dal Tribunale Secondario Intermedio del Popolo di Tianjin di aver ottenuto 215 milioni di euro in mazzette. Non solo: i giudici hanno sottolineato che le azioni del tycoon hanno messo a rischio (e avrebbero continuato a farlo) la sicurezza finanziaria del Paese. Morale della favola: pena capitale, che potrebbe essere commutata in un più morbido ergastolo. Sia chiaro, le colpe di Ma è Lai sono ben differenti: uno ha tentato un azzardo economico, seguito da qualche parola di troppo; l’altro ha intascato tangenti, macchiandosi di un vero e proprio reato. L’errore commesso dai due ricconi è però identico: sfidare il potere statale, cercando addirittura di superarlo.

In generale, la Cina dà ampio spazio al settore privato. Ma questo non può né potrà mai essere così ampio da poter dettare le proprie preferenze allo Stato (e dunque al Partito Comunista cinese). Il terremoto provocato da Pechino, quindi, può essere considerato alla stregua di una febbre autoindotta. Il fine ultimo di questa febbre? Eliminare le minacce organiche interne. I ricchissimi imprenditori cinesi e le super aziende possono operare in tutta tranquillità, a patto che non acquistino un ruolo politico – ovvero la capacità di imporre preferenze al governo – troppo ingombrante.

Federico Giuliani

Da qui:

https://it.insideover.com/politica/condanne-a-morte-e-tycoon-scomparsi-il-terremoto-interno-che-scuote-la-cina.html


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