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Ogni tanto vale la pena di ricordare che il gioco del Monopoli è stato costruito...


Davide
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https://twitter.com/gzibordi/status/1215675982125858822


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Sirius
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Certo! Soldi gratis e infiniti! Cosa potrebbe andar storto?

Forse caro Zibordi agente del caos, il gioco del Monopoli è stato costruito da qualcuno che conosceva la propaganda e ha pensato bene di cominciare dai bambini...evidentemente tu ci hai giocato tanto, troppo forse


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MarioG
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Post: 3029
 

Mi sembra che sia lei a non aver afferrato. Certo che i soldi sono potenzialmente infiniti, se è vero che non sono un bene, ma la registrazione di un rapporto dare-avere. O lei pensa che i soldi siano un bene, come le patate?


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sandrez
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chissà se prima o poi si comprenderà che i soldi non si possono mangiare.

~certevolteilsolebatteanchesulculodiuncane~


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Truman
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@sandrez

Credo che da Mida in poi questo concetto possa esere capito. Forse un'interessante aggiunta è che i soldi possono essere usati per affamare le persone e anche i popoli.


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GioCo
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Post: 1539
 
Credo che chi ha inventato il gioco potrebbe pure essere del tutto inconsapevole dei meccanismi monetari, ha solo schematizzato alcuni principi che riguardano la concorrenza sleale e gli ha portati alla massima conseguenza.
Di fatto però in una società mascherata da "Happy Days" dove il premio va al miglior bastardo di sempre (che si chiami Paperon de' Paperoni o Fonzarelli fa poca differenza nella sostanza basta che faccia simpatia) è buon modo per educare le giovani generazioni a prepararsi spiritualmente alla libera società che li attende.
Personalmente avrei fatto però di meglio, aggiungendo l'acquisto di guerre colorate e variopinte più o meno gretine, traffico di organi umani per migliorare ospedali, agenzie segrete per scambio "libero" di tecnologia e religioni che richiedono sacrifici per scacciare il demonio e rinforzare il consenso di massa. Sarebbe stato molto più istruttivo e divertente.
Poi diciamocelo, a parte la tombola non c'è niente di più monotono di un monopolio. 🙃 

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Platypus
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Nella versione più aggiornata del gioco, noto anche come "Piccoli Capitalisti Crescono", è stata introdotta anche la carta di credito.

chissà che in una versione futura non introducano anche le criptovalute.


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Platypus
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@gioco

quelle cose cui tu alludi esistono già in altri giochi sul computer tipo Civilization; ricordo una versione piuttosto datata, roba anni '90, nella quale partivi dalla preistoria come leader di un piccolo villaggio mentre altre civiltà si sviluppavano parallelamente alla tua. dovevi sviluppare armamenti e tecnologie sempre più sofisticate, tenerti buona la popolazione costruendo templi o facendoli divertire e mantenere un'economia efficiente. man mano che procedevi con la storia dovevi anche aggiornare la forma di governo, da quello monarchico fino alla democrazia, sempre per tenerti buono il popolo e penso che questo sia un dettaglio molto istruttivo su come le cose funzionino davvero nella politica reale.

lo scontro con le altre civiltà era inevitabile quindi, dopo qualche millennio di buoni rapporti, potevi finire col combattere un conflitto nucleare ad esempio con i babilonesi o con gli egiziani, l'importante era arrivare al progetto Manhattan prima di loro.

scopo del gioco era costruire una potente astronave per andare a colonizzare un pianeta abitabile orbitante attorno alla stella alfa centauri. altro nome del gioco: Piccoli imperialisti. 


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GioCo
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Postato da: @derwanderer

@gioco

quelle cose cui tu alludi esistono già in altri giochi sul computer tipo Civilization;

[...] altro nome del gioco: Piccoli imperialisti. 

Pur essendo un appassionato di giochi (solo tutti) e pur vantando una discreta conoscienza di quelli elettronici (anche se prederisco di gran lunga gli "old game" cioé i famosi cabinati da Bar) devo dire che mi sono tenuto accuratamente distante da quelli on-line. Ok, civilization è nato col DOS e in modalità singola, ma il suo sviluppo per la rete era quasi naturale, più che il pluriblasonato DOOM che pure è sbarcato in rete con i deathmatch (che non amo a meno che non siano fatti in presenza e in LAN) facendo molto più seguito (in termini di emulazioni e popolarità).

Civilization è una delle infinite furbissime spacconate alla Microsoft (insieme ai suoi O.S.) di cui il suo ex Boss (CEO) ci ha abituato direi pure in fase di pandemia (tanto perché ama non farsi mancare niente) per dirci che è il più fico di tutti i propinatori di qualsiasi cagata gli venga in mente e ci riesce (direi fin troppo bene) sfruttando la spazzatura migliore che raccatta. Tipo un Archimede della Disney per intenerci (ma in negativo) e a noi piace fare i Paperinik con la (SUA) spazzatura migliore, no?

Poi devo essere onesto, il genere di videogame che (personalmente) non mi piace è proprio quello in stile Risico di cui forse questo titolo è il capostipite in forma digitale. Nel senso che andando a memoria non ne trovo uno precedente nel genere della concquista (prevalentemente territoriale) che ha come radice non il mercanteggio (che invece ha come "papà" il mercante in fiera ben più nobile del Monopoli) ma gli schacchi e i giochi di cappa e spada (comunque di ben altro spessore etico). Un altro titolo più recente sulla scorta è "Dominion" che non a caso prende le mosse da un termine che indicava colonie inglesi che godevano ci una certa autonomia.

Comunque, Monopoli si concentra sul dissesto finanziario non sulla conquista militare e non è un dettaglio da poco. Il territorio (della mente come dello spazio fisico) è associato sempre alla stirpe e alla fertilità (per ovvi motivi logici ma anche per questioni di eredità e potere). Se vogliamo può fare conto sul motto non molto edificante "mors tua vita mea" anche se tra potenti è dura dimostrare che vi sia un bisogno (non generato dalla prepotenza) per ciò si passa allegramente alle guerre giustificate da una femmina di mitica memoria, a quelle moderne dove se non pensi come me sei da sterminare con ogni mezzo ipertecnologico lecito e illecito e tale condanna cade invariabilmente sul pensiero autonomo, soprattutto se ha un seguito. Mentre vincere al monopoli non comporta una conquista anche se si mette in pratica comprando terreni e case, perché non c'è la componente armata e perché del tuo avversario non te ne frega niente (non esiste la "carità") se non per dimostrare quanto sei bravo a ridurlo in miseria portandolo al fallimento.

Ecco, qui prendo decisamente le distanze da chi giustifica tali merde come "è solo un @Gioco". Se è solo un @Gioco allora perché è così tanto più noioso che divertente? Non esiste niente che sia più serio del @Gioco. Niente che sia più pedagogico. Il digitale non ha fatto successo "tra il popolo" per cose serie, ma perché dava accesso a tanti bei giochini divertenti. Tu giochi e introietti, come guardando la pubblicità ma molto meglio. Il bambino cresce giocando e giocando introietta l'etica, non in via diretta (se giochi coi soldatini non diventi ne Conan il Barbaro ne Rambo) ma in via indiretta e controintuitiva perché lo fai seguiendo codici propri della logica emotiva.

Quindi, se dico che avrei fatto il Monopoli molto più divertente è perché semplicemente avrei reso palese quello che viene nascosto (cosa non necessaria in un genere di conquista) e questo avrebbe fatto ridere (come ogni sovraccarico di significato) e chi avrebbe perso avrebbe riso della assurdità dell'intera faccenda: non ho mai visto ridere nessuno in una partita di Monopoli!!! Invece giochi elettronici come Civilization semplicemente li avrei vietati come il massimo della diseducazione a meno che la guerra non fosse stata esplicitamente concepita per essere vissuta dal giocatore come oggettivamente ributtante (per esempio con abbondanza di immagini repellenti) in ogni singolo frame del @Gioco.


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Platypus
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Postato da: @gioco

Il bambino cresce giocando e giocando introietta l'etica, non in via diretta (se giochi coi soldatini non diventi ne Conan il Barbaro ne Rambo) ma in via indiretta e controintuitiva perché lo fai seguiendo codici propri della logica emotiva.

 

Restando sull'argomento @gioco, quello che dici è giustissimo. se giochi con i soldatini non diventi Rambo o Conan il Barbaro ma immagina gli effetti a medio-lungo termine su psicologie immature dei cosiddetti "giochi di ruolo", quelli il cui capostipite è Dungeons & Dragons.

con i soldatini ma anche con qualsiasi videogioco vecchio stile, tipo Space Invaders, ci giochi per un po' quindi rimetti la scatola a posto, oppure appare la scritta "game over" e tutto finisce lì. con i role play (indifferentemente nella versione da tavolo o computerizzate) il personaggio diventa praticamente una vita parallela che può andare avanti mesi o addirittura anni. è l'antesignano degli avatar informatici. L'etica tipica di questi giochi è "ci sono i buoni di qua e i cattivi di la; l'obbiettivo è sterminare i cattivi coi quali non si scende a patti". C'è il bene assoluto ed il male assoluto, o è bianco o è nero. 

Il fatto poi che si possa passare in maniera fluida da un personaggio ad un altro cambiando a piacere caratteristiche, razza e genere mi ricorda qualcosa di molto più attuale (i RP vanno avanti dagli anni '70 ed ebbero un momento di grande diffusione all'inizio dei '90). ce la vogliamo vedere un po' di propaganda e di indottrinamento?


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GioCo
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Postato da: @derwanderer

[...] ma immagina gli effetti a medio-lungo termine su psicologie immature dei cosiddetti "giochi di ruolo", quelli il cui capostipite è Dungeons & Dragons.

[...]

A dire il vero ho giocato a D&D per tantissimi anni e ci ho fatto anche la tesi. Ma ogni volta mi trovo a rispondere a queste posizioni abbastanza rigide. Oggi esistono GdR complessi che non apprezzo per motivi che non approfondisco qui solo per brevità, ma che riguardano la scia cupa e opprimente di questi decenni seguita dalla maggioranza assoluta di produzioni cinematografiche e televisive.

Per i tempi di @GioCo hai ragione, ma non capisco perché a chi gioca partite infinite di scacchi (e sapessi quante gente letteralmente s'ammazza di botte in partite di scacchi!) non gli venga rinfacciato altrettanto o chi per esempio fa teatro per passione e se lo porta avanti una vita intera, non gli sia rinfacciato che "passa da un personaggio all'altro". Non nego i problemi (che ci sono e sono tanti) ma se vogliamo fare una critica cerchiamo almeno di capire di cosa stiamo parlando.

Il vecchio D&D è sempre stato ispirato alle fiabe dei nostri nonni, praticamente "Il Signore degli Anelli" (in termini GdR c'è il GiRSA - Gioco di Ruolo del Signore degli Anelli, ma ne è uscita di recente un altra versione che non conosco) solo un po' più gigioneggiante del romanzo (che si prende troppo sul serio) e decisamente sopra le righe (i "vecchi" giocatori D&D ormai brizzolati scherzano dicendo che con un 20 naturale come risultato del dado se ti girano puoi anche acchiappare la luna) tanto che se vuoi veramente capire di cosa si tratta, mettendo da parte tutte le stronzate che sono state scritte sulle psicopatologie che genererebbe (si, ho letto anche i libri di esimi dottori a riguardo) o sul fatto che sarebbe uno strumento del demonio (che detto oggi mi pare trascenda il grottesco) da gente che al solito non ne sa niente e non ha mai nemmeno partecipato a una partita di appassionati (gente che ama sganasciarsi dalle risate per le assurdità di un @GioCo inventato apposta per essere assurdo) allora guardati un video di persone che sanno veramente di cosa stiamo parlando: QUI. Video amatoriale fatto con mezzi poveri da appassionati per appassionati che però spiega bene involontariamente ai non addetti non solo le meccaniche ma molto più importante i retroscena socio-emotivi dei protagonisti. Cioè i legami tra il @GioCo e quello che poi accade nella vita privata dei giocatori anche in conseguenza del @GioCo. Quello che accade secondo logica e non secondo supposizioni "spalmate come la merda sul pavimento un tanto al chilo".

Qualunque tentativo di dare finalità "pedagogiche" dirette a un gioco conservando il fondamento (che è il divertimento, conditio sine qua non emotiva perché sia considerabile da chi lo pratica "@GioCo" che i pedagogisti si scordano di continuo) è fallito e continuerà a fallire, sia nel senso di interpretarlo come causa ex post, tipo promotore di comportamenti deviati o meno, sia ex ante, cercando di progettarne uno che possa provocare comportamenti desiderati (tipo correggere certe abitudini). Il @GioCo semplicemente è un attività che ha lo scopo atavico connaturato alla nostra evoluzione animale di allenare un certo dialogo emotivo già presente tra le parti in un ambiente (per esempio tra il Leone e la sua preda futura) ne più e ne meno della danza o della recita. Se consideri l'intero corpo come mezzo di questo dialogo emotivo i conti tornano. Non può "inventare" comportamenti che sono invece dettati da solo TUUTTO il resto che generalmente nascondiamo nelle tasche (MOOLTO) capienti dell'evidenza evidente. Ma può diventare un perfetto capro espiatorio per chi vuole risposte intuitive e immediate. Cioè le più distanti dalla coerenza.

Punto e capo.

Ti faccio un esempio. E' stato provato da alcuni docenti della mia facoltà che nel medioevo il @GioCo infantile era spesso utilizzato per preparare i bambini (maschi) nei comuni delle prealpi italiane a combattere. Hai presente "la guerra dei bottoni"? Ecco, la stessa cosa fatta con armi giocattolo (di legno) e guerre organizzate in bande a cui però poteva capitare partecipassero i genitori in qualità di spettatori (e per garantire che nessuno si facesse davvero male) in determinate occasioni, simili alle simulazioni di guerra moderne. Ora, se tanto mi da tanto, questi non giocavano a GdR seduti intorno a un tavolo a tirare dadi fantasticando su draghi, maghi perversi e belle donzelle rapite, ma menavano di brutto e lo facevano perché sapevano perfettamente che questo era fondamentale per la difesa dei loro cari e del loro territorio. Non giocavano con le spade di legno dandosele di santa ragione per guerre inventate perché questo li avrebbe trasformati in assassini, lo facevano perché imparare come si combatte fin dalla più tenera età dava loro qualche possibilità in più di sopravvivere. Non era il @GioCo a condizionarli, ma l'ambiente e la situazione storica, semplicemente quell'attività si adeguava a una condizione pre-esistente per saldare legame emotivi (e demolirne altri). Oggi, superata quella condizione socio-politica e storica, questi tipi di giochi sarebbero considerati inaccettabili, tanto perché ci consideriamo "evoluti" (=scimmie con lo smartphone) senza voler capire al solito un ca%%o di come siamo fatti. La storia ci condanna alla sua ripetizione finché non impareremo per ciò ci attende una qualche forma di medioevo.

Certamente i tempi dell'evoluzione sono lunghi e questo è un dato ormai acclarato.


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Platypus
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@gioco

i giochi di ruolo li conosco abbastanza bene, non ne parlo per sentito dire come fanno molti e non ho pregiudizi da Centro Culturale San Giorgio dove si vedono potenziali satanisti anche nei fruitori di canzonette pop (ad esempio "Fatti mandare dalla mamma" per loro sarebbe un attentato alla morale di quegli anni, forse lo è ma se il Maligno deve ricorrere a questi mezzucci beh, non sta messo troppo bene manco lui).

La mia frequentazione dei RP risale a circa 30 anni fa, oggi appartengo alla categoria dei "brizzolati" come l'hai definita nella replica ed all'epoca appartenevo al classico gruppo di nerds che si riuniva normalmente il venerdì o il sabato per sedute di gioco (inizialmente RISIKO poi D&D, Advanced D&D, GIRSA, Call of Chtulhu) con contorno di pizza e birra che si protraevano, tra interminabili tiri di dado (mitico quello da 20!) fino alle prime luci dell'alba. bei tempi.

Ricordo, tra i manuali, soprattutto quelli dell'Advanced e ce ne era uno che tra miti, dei ed eroi illustrava un vero e proprio trattato di demonologia con le descrizioni e le statistiche di diavoli, demoni e di tutte le gerarchie infernali; il Master ce li fece incontrare praticamente tutti, ciononostante non mi risulta che qualcuno dei partecipanti a quelle sedute sia diventato satanista quindi, non è questa la mia preoccupazione.

un dettaglio che solleticava le nostre tendenze (da nerds) a filosofeggiare sul mondo di quei giochi era tutta quella dottrina degli allineamenti morali ed etici contenuta nella manualistica; ad ogni allineamento, e ce ne erano almeno nove contro i tre della versione base, c'erano correlazioni con tutto un sistema di piani di esistenza, di divinità e di razze ultraterrene... un bel casino ma , in fondo, sia quel filosofeggiare che quelle serate passate ad ingozzarci di pizza tirando dadi avevano una denominazione ben precisa: il Cazzeggio.

Postato da: @gioco

Non era il @GioCo a condizionarli, ma l'ambiente e la situazione storica, semplicemente quell'attività si adeguava a una condizione pre-esistente per saldare legame emotivi (e demolirne altri).

Quindi, applicando questa affermazione ad un'allegra brigata di cazzeggiatori impenitenti, si può concludere che se cazzeggio fu, cazzeggio rimase.

Le perplessità che ho sollevato nell'intervento precedente riguardavano, però, più il substrato culturale (sono giochi di chiara matrice anglosassone e ciò traspare in molti dettagli) e le mutazioni riguardanti l'ambiente e le situazioni storiche (continuo a citare). Personalmente preferisco i ragazzini che se le davano di santa ragione a quelli pallidi ed asettici da interfaccia video sul resto del mondo, il cazzeggio dei tempi miei  era più fisico e sociale, era sempre una parentesi tra vari aspetti di una vita vissuta, un modo di stare insieme agli altri e di confrontarsi e questo ci rendeva più resistenti ai condizionamenti esterni (ci dava almeno un bonus di +2 sul tiro salvezza...). ahahah

 


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GioCo
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Postato da: @derwanderer

[...]

Le perplessità che ho sollevato nell'intervento precedente riguardavano, però, più il substrato culturale (sono giochi di chiara matrice anglosassone e ciò traspare in molti dettagli) e le mutazioni riguardanti l'ambiente e le situazioni storiche (continuo a citare). Personalmente preferisco i ragazzini che se le davano di santa ragione a quelli pallidi ed asettici da interfaccia video sul resto del mondo, il cazzeggio dei tempi miei  era più fisico e sociale, era sempre una parentesi tra vari aspetti di una vita vissuta, un modo di stare insieme agli altri e di confrontarsi e questo ci rendeva più resistenti ai condizionamenti esterni (ci dava almeno un bonus di +2 sul tiro salvezza...). ahahah

 

Messa così mi vedi d'accordo. Ma il punto rimane, se ci trovassimo in Siria, non credo ci sarebbe tempo e modo di "cazzeggiare" con D&D. Ma nemmeno nella striscia di Gaza per questo. Insomma, ci sono un sacco di posti al mondo dove "cazzeggiare" è un sogno che potrebbe benissimo rimanere tale per giovani. 

In questo senso prendo le distanze: non sono tra quelli che affermano che "prima era meglio". Ogni cosa ha un prezzo e il prezzo (ad esempio) della violenza è la povertà e il distanziamento sociale, quello etimologicamente corretto, ovvero la distanza che c'è tra poveri e ricchi, l'unico vero problema sociale di sempre. Non so se sei stato in quei musei del giocattolo bellissimi. Ce ne sono diversi in Lombardia. Quello che noti è che "giocattolo" non è un termine utilizzabile per un bambino povero. Sarebbe più corretto in quel caso parlare di utensile di gioco, nel senso che non è detto corrisponda a ciò che vuole rappresentare. Mi spiego meglio. Una delle cose che colpisce nel leggere i resoconti storici e nell'ascoltare gli anziani che possono raccontarti ancora le loro vicissitudini (da bambini poveri) tra le due guerre è la costante rarità del giocattolo. Se avevi una spada di legno che sembrava una spada, magari perché te l'aveva fatta un falegname, eri già ricco, perché la maggioranza s'accontentava di rami raccolti a casaccio e fatti su in qualche modo. L'arrangiarsi era un arte certamente e certamente questo aguzzava l'ingegno, ma non faceva felici i bambini che erano costretti a praticarla perché troppo poveri per permettersi di meglio.

La Mente che mente sempre sceglierà la comodità dove può perché l'intensità del piacere è sempre polarizzato verso la comodità e l'emozione comanda sempre (nel senso che su 10 scelte, comunque ne perderemo 9 in favore dell'emozione). Poi, razionalmente possiamo cercare di compensare e qualche volta si può anche con la disciplina, entro certi limiti. Ma la durezza del vivere da il motivo per essere severi, senza la severità è semplicemente inapplicabile qualsiasi disciplina. Ora, personalmente non rimpiango un era e un luogo dove la severità è necessaria ma se applichi la severità dove non occorre devi avere solidissimi motivi per farlo o rischi tante pernacchie e vaffa (più che coerenti). Ad esempio ti arruoli nell'esercito dove è dato già per scontato che l'atto severo sia esattamente il metro che ti distingue da un civile.

Il problema del nostro tempo secondo me è che una certa categoria di ricchi ha trovato il mezzo per aumentare il divario arruolando in massa i meno ricchi in una specie di rituale di apoptosi sociale. Si usa un mix di ricatti, propaganda e nuove tecnologie. L'Italia è uno tra gli attori politici globali tra i più sdraiati fantozzianamente sugli allori e sul "com'è buono Lei" diretto ai padroni del discorso. Proprio domenica cercavo di far capire a un padre di una splendida fanciulla con grossi problemi di attenzione, che il vaccino non è semplicemente un passaporto per ottenere un briciolo di libertà perduta. Ma anche una cambiale in bianco sulla tua salute. Magari di covid non t'ammali, ma se questo comporta problemi immensamente più gravi, come stati di malessere che ti impediscono fisicamente di lavorare o (Dio non voglia) danni neurologici permanenti (come la paralisi flaccida) forse è il caso di pensarci. Ma lui ribatteva stanco che non voleva più lottare che si farà il vaccino e tanti saluti. Personalmente gli auguro ogni fortuna, ne avrà tanto bisogno, ma il punto è sempre lo stesso: se vieni pigliato per stanchezza al fronte e ti svegli ogni giorno sotto il tiro dei tuoi nemici solo con il desiderio di scappare, quante probabilità ti rimangono di uscirne illeso o peggio di non  riuscire ad essere responsabile di chi conta su di te per sopravvivere?

Nell'era dei buoni e delle bandiere della Pace è stata dimenticata la legge della conseguenza. Ogni atto ha una conseguenza, ivi compreso scegliere di non lottare e se non la vuoi vedere o considerare, tutto ciò che accade e che affronterai il tuo presente con gli occhi bendati e i tappi alle orecchie. La storia non ha pietà per nessuno ed è indipendente dall'innocenza.

Per quanto riguarda poi l'elenco dei demoni, il malleus maleficarum non l'ha inventato un giocatore ne tanto meno l'ars goetia. Come per le fiabe (o i racconti dell'orrore) anche questo materiale è naturale si alimenti di queste narrazioni. Ma definirlo negativamente per questo, mi sembra pacchiano. Il demonio ha sempre riempito le pagine dei libri e i racconti dei menestrelli, affascinando generazioni e generazioni, una volta coi burattini oggi con GdR. Pure Dante ci fece su un Poema che di certo non attinge a materiale molto differente. Un conto è se sta roba la pensi come seria, un altro è se la prendi come spunto per stare in compagnia, che poi sia un racconto dell'orrore attorno a un fuoco acceso in una spiaggia di notte per avere la scusa di stingersi alla tipa che ti piace, oppure un gruppo di sfegatati che si raccontano stronzate, che cosa cambia? Basta che l'emozione sia per scaldare i cuori e saldare amicizie. No?


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