Draghi indica il futuro ma dribbla una domanda: 
chi pagherà questa crisi?

Emiliano Brancaccio

Ilsole24ore.com

Tra le inettitudini di chi insiste nel considerarla una recessione passeggera e ritiene di poterla gestire con i consueti strumenti di politica economica, Mario Draghi ha avuto il merito sul Financial Times di sgombrare il campo dalle illusioni e di riconoscere la dimensione effettiva di questa crisi senza precedenti.

L’ex presidente della BCE dichiara che siamo “come in guerra”, e come è sempre accaduto durante e dopo le guerre la risposta di politica economica “dovrà consistere in un aumento significativo del debito pubblico”. A suo avviso, “la perdita di reddito sostenuta dal settore privato dovrà essere assorbita, in tutto o in parte, dai bilanci pubblici”. Draghi aggiunge che dalle finanze pubbliche bisognerà tirar fuori anche il capitale di cui le banche avranno bisogno per coprire i debiti privati divenuti inesigibili: un modo discreto per chiarire che gli Stati potrebbero esser costretti a riacquisire una parte consistente delle banche, e non solo di quelle. Per queste ragioni, “livelli di debito pubblico molto più elevati diventeranno una caratteristica permanente delle nostre economie e saranno accompagnati dalla cancellazione del debito privato”.

Persino alcuni tra i più arcigni nemici del debito pubblico oggi riconoscono che quella suggerita da Draghi è l’unica via in grado di scongiurare una depressione di lungo periodo. Nell’indicarla, tuttavia, l’ex presidente della BCE elude una questione cruciale: anche se si eviterà la deflazione da debiti e la connessa depressione, i costi di questa crisi saranno pesanti. Chi li pagherà? Su quali gruppi sociali ricadrà l’onere del tracollo in corso? Sostenere che il debito pubblico assorbirà l’impatto non è sufficiente. Prendendo spunto da un’altra recente proposta pubblicata sul Financial Times, è possibile approfondire la questione sotto quattro aspetti cruciali.

schermata-2020-03-28-alle-22-31-31

In primo luogo, affinché l’espansione del debito pubblico sia governabile non basta sperare, come fa Draghi, che i tassi d’interesse resteranno bassi “probabilmente” anche in futuro. Come ho sostenuto in una discussione con Olivier Blanchard, diversamente da quel che pensano gli economisti mainstream il tasso d’interesse è questione non di “probabilità” ma di politica: si tratta cioè di una variabile che va tenuta ai minimi livelli possibili con una politica di governo dei mercati che consiste nel blocco della speculazione, nel controllo dei movimenti di capitale e più in generale in quella che va sotto il nome di “repressione finanziaria”. Questo tipo di politica sposta l’onere della crisi sui rentiers e sui gamblers della finanza mentre salvaguarda le attività produttive, i beneficiari del welfare e i lavoratori.

In secondo luogo, l’uso delle risorse derivanti dall’espansione del debito pubblico non può basarsi su forme più o meno surrettizie di “helicopter money”. Oggi questa formula viene considerata una benefica eresia ma pochi ricordano che essa trae origine da un approccio alla teoria e alla politica monetaria di tipo conservatore, che era fondato sulla “neutralità degli effetti distributivi”: ossia erogazioni uguali per tutti, ricchi o poveri che fossero. Attuare questa politica, come si tenta di fare negli USA, è sbagliato. Piuttosto, combinate con una politica fiscale nuovamente progressiva, le risorse finanziarie derivanti dall’espansione del debito pubblico dovrebbero esser distribuite in modo selettivo, sostenendo in primo luogo i redditi dei gruppi sociali più svantaggiati e la solvibilità delle imprese situate al centro delle catene input-output.

In terzo luogo, al di là dei problemi di debito, di solvibilità e di domanda, non va dimenticato che questa è una crisi che investe anche il lato dell’offerta. Se le misure di distanziamento sociale dureranno a lungo, ci sarà un impatto inevitabile sull’efficienza complessiva dei sistemi economici, con una caduta della produttività del lavoro e degli altri input e un conseguente aumento dei costi di produzione e distribuzione. Questi maggiori oneri potranno ricadere sulle rendite, sui profitti oppure sui salari a seconda del tipo di politica adottata. Minori saranno i tassi d’interesse rispetto all’andamento dei redditi nominali, maggiore sarà la possibilità di alleggerire le attività produttive da carichi fiscali, e quindi maggiore sarà il carico sulle rendite piuttosto che sui profitti d’impresa e sui salari. In ogni caso, una politica di salvaguardia dei salari, delle pensioni e di tutte le forme di sussidio contro eventuali fiammate inflazionistiche si renderà necessaria per tutelare il potere d’acquisto dei lavoratori e dei soggetti sociali più deboli.

Infine, c’è il rischio che prolungati distanziamenti sociali diano anche luogo a problemi di “disorganizzazione” dei mercati, con strozzature nelle catene della produzione e difficoltà di approvvigionamento che potrebbero estendersi ben al di là del settore sanitario. Per contenere tali strozzature e impedire che diventino occasioni di speculazione, è necessario provvedere a una “riorganizzazione” dei mercati tramite moderne forme di pianificazione pubblica, ove e quando necessario anche con amministrazioni mirate delle catene produttive e dei prezzi.

schermata-2020-03-28-alle-22-32-45

Ovviamente, maggiore sarà il coordinamento internazionale, maggiore sarà l’efficacia delle misure anti-crisi. Tuttavia, come sappiamo, il coordinamento non si sta verificando, men che meno nell’Unione europea. Eppure gli eventi presto saranno soverchianti, e bisognerà agire comunque. Credo sia indicativo, in questo senso, che proprio Draghi nel suo articolo non abbia mai accennato all’Europa unita: lui che la salvò dal tracollo, con questo silenzio sembra suggerire che stavolta potremmo vederci costretti a farne a meno per salvare noi stessi.

L’espansione del debito pubblico è dunque l’unica prospettiva razionale, ma non basta. Occorre chiarire come saranno gestiti i costi di questa crisi inedita e tremenda. Un piano che sposti l’onere principale sui rentiers, contrasti ogni forma di speculazione e salvaguardi i lavoratori e i soggetti sociali più deboli potrebbe rivelarsi necessario per la rinascita non semplicemente economica, ma civile e democratica. Proprio come accade alla fine di una guerra, quando le forze illuminate della società escono vittoriose.

 

Fonte: https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2020/03/29/draghi-crisi-futuro/?uuid=96_sZoSu1HJ

Pubblicato il 29.03.2020

Pubblicato da Riccardo Donat-Cattin

Sociologo e media analyst. Consiglia Kropotkin e Malatesta.
Precedente Marzo in Grecia – manovra a tenaglia
Prossimo Italia e UE: 14 giorni a bagnomaria

16 Commenti

  1. Chi pagherà la crisi? Se non si applica una patrimoniale del 10% (come minimo) sulle rendite d’oro a pagarla saranno i soliti noti. Infatti qualsiasi misura intrapresa diversa dalla patrimoniale farà pagare il conto soprattutto ai lavoratori, ai pensionati, ai giovani ecc. ecc. ecc. E lo dice nientepopodimeno che il redivivo Beppe Grillo e Putin l’ha già fatto.
    Più passa il tempo è più i numeri confermano che questa epidemia influenzale non è poi tanto diversa delle altre che si sono avute negli anni scorsi quando nessuno si sognava di fare tamponi o autopsie per veificare la vera causa dei decessi. Quindi continuo a ritenere che tutto questo eccessivo allarme sia un alibi per nascondere il fallimento del sistema capitalistico sotto tutte le sue forme (neoliberale occidentale e capitalista di stato degli ex paesi comunisti). Un alibi, dunque, per nascondere il fallimento di un paradigma che si è rivelato insostenibile sotto tutti i punti di vista e far passare, con la formula del “mututis mutandis”, tutte le misure necessarie alla restaurazione borghese. Qualcuno dice che niente sarà come prima! E’ vero! Infatti penso che tutto sarà peggio per la povera gente e per l’ambiente.
    Ad alimentare i mei dubbi c’è anche una notizia fresca “di stampa”: Il governo pensa ad un aprile blindato. Possibile riapertura dopo il 4 maggio! E continua a dire, il governo, che ogni decisione sulla riapertura sarà presa solo quando gli scienziati diranno: ora è possibile. Gli scienziati! Affidano il destino di milioni di persone a delle persone (molti fanno parte della casta) che spesso basano le loro affermazioni su postulati e altrettanto spesso nascondono la verttà (tranne le eccezioni ovviamente).
    In Ungheria sono andati direttamente al sodo: il Premier con la scusa del Virus, ha accentrato tutti i poteri su di sè. In Italia non lo possono fare direttamente ma con il terrorre del virus si che lo possono fare! Occhio, neh!

    • La “patrimoniale” si applica sui patrimoni, non sulle rendite; sennò si chiamerebbe in un altro modo.
      D’altra parte, tassare un patrimonio in quanto tale è un furto fino a prova contraria (cioè fino a prova che non sia illecitamente acquisito).
      Un esempio di patrimoniale è la tassa sulla casa. La casa fa certamente parte del patrimonio, ma non è una rendita. Al contrario la casa, in sè, è una fonte di spesa, non è un buono fruttifero.
      Abbiamo visto che benefici effetti ha avuto la patrimoniale sulle case…
      Ma non pretendo che lei sia d’accordo, in cerca com’è di appartamenti da confiscare!

    • Concordo su molti punti.
      Sulla Patrimoniale non son mai d’accordo per principio.
      In questa occasione, mai come prima posson esser utilizzati altri strumenti tecnici legali per creare moneta di Stato persino permessi dai Trattati, come è l’occasione di nazionalizzare le Società sensibili alla Nazione.

  2. Caro Dottore,
    ma perché porsi ancora queste ridicole domande su chi pagherà la crisi?
    La BCE con il QE ha acquistato miliardi di titoli di Stato dei vari Paesi…non potrebbe ora cancellare dal suo computer questi suoi crediti, di fatto riducendo drasticamente ed in maniera ufficiale il debito pubblico dei Paesi?
    A quel punto sarebbe solo sufficiente aumentare il deficit italiano dei miliardi necessari e nessuno ne pagherebbe il costo.

  3. Brancaccio dovrebbe spiegare chi sono, secondo lui, i “rentiers” perché siamo sempre li a battere lo stesso chiodo : la sinistra vuol far pagare ai ricchi la crisi e ridistribuire la ricchezza -> purtroppo i ricchi sono troppo pochi -> si tassa ancora di più la classe media e si alza l’IVA -> il Paese va in recessione come durante il governo Monti -> lo stato incassa meno e non può ridistribuire la ricchezza -> si ritorna al punto di partenza. L’unica cosa che potrebbe non essere recessiva sarebbe fare un taglio alla spesa pubblica cominciando dai costi della politica e usare i soldi per tagliare le tasse. Ma anche questo on basta di sicuro. Brancaccio non parla della salvaguardia del posto di lavoro che in tempi di globalizzazione significa DAZI sulle merci di importazione che possono essere invece fabbricate in Italia e eventualmente un default sul debito estero che è circa il 30% del debito italiano. Vuole colpire il “rentiers” ? Cominci dai creditori esteri che hanno già ricevuto in interessi un multiplo della somma prestata.

  4. Non so perchè ma a me Draghi ricorda Prodi. NON MI FIDO!

  5. Alla fine della guerra chi paga sempre è la popolazione, la parte più debole.

  6. Basta guardarsi intorno per capire chi pagherà (anzi stiamo già pagando)……..gli avvoltoi sono già in volo, li vediamo tutti i giorni in TV, la platea è vasta spaziano dai soliti buonisti pelosi (sempre presenti) agli amministratori locali e nazionali passando per i baroni della sanità….tutti hanno l’acqualina in bocca, tutti al momento sono impegnati a terrorizzare il popolino in attesa di fondi pubblici (del popolino) da gestire con amici ed amici degli amici (se pensate che il dopovirus sarà differente dal passato siete degli ingenui, come fù per il terremoto dell’Aquila, sono già in molti che ridono pensando ai soldi che arriveranno ed a come farli sparire )
    Resta comunque il fatto che non c’è debito pubblico capace di risanare il disastro derivante da due/tre mesi di blocco totale dell’economia, i mercati non comprano debito di uno stato prossimo al fallimento che non lavora. Senza sovranità monetaria, possibilità di stampare moneta per far lievitare l’inflazione (che è tassa per i grandi risparmiatori/speculatori) nulla si può fare se non toccando pensioni, stipendi e risparmi dei fessitaliani…….forza Draghi è il tuo momento di dare il colpo finale e pure passando da eroe.

    • Le soluzioni esistono eccome………ed anche pienamente legali.
      Dobbiam toglierci dalla mente che non sia possibile.

  7. “è necessario provvedere a una “riorganizzazione” dei mercati tramite moderne forme di pianificazione pubblica”.
    Non ci credo! Il quotidiano della Confindustria che tramite un economista invoca i piani quinquennali di Stalin! A che punto siamo arrivati! Draghi che dice cose sensate ed un economista che elogia Stalin……o tempora o mores

    • Eccolo lo punto compare villano!

      Cumo gli è pussibbile ca quisti cangiano e voltano li giuramenti de issi e li loro cridenze e nui villani sempiter adeguasse duvemo a li capricci de issi e mai ca ci facimmu li fatti nustri e sinza li cudicilli penali loro, li birri, li ducetti e li capimorra loro, li preti e li santi santi loro? Oh ca nu claru die li iettassimo tutti issi i le critenze de loro a la viva favilla una volta bbuona!

  8. Per iniettare liquidità nel sistema-paese ci sono tanti modi, e sui modi può, anzi deve, o dovrebbe è il caso di dire di questi tempi, decidere la politica.
    Ma prima di iniettarla la liquidità dev’essere creata, e qui ci sono soltanto due modi: senza debito o con debito senza interessi (la differenza è solo formale) oppure con debito gravato da interessi, meglio se variabili per chi propone questa seconda forma, o peggio la da per scontata come una TINA qualsiasi.
    Duole dirlo che un’intelligenza del livello di Emiliano dribbli questa elementare verità a fondamento di ogni distinguo politico.
    Gli Stati “occidentali” si sono separati dalla loro BC proprio per castrarsi il potere di decidere questa distinzione di fondo. La BC può ampliare il proprio bilancio all’infinito senza tema, perchè per definizione non paga interessi sulla liquidità emessa (anzi li riceve in tempi normali), gli Stati castrati invece …. lo sappiamo benissimo, vero Emiliano?

  9. L’articolo chiude con:

    “…Proprio come accade alla fine di una guerra, quando le forze illuminate della società escono vittoriose.”

    Ma dove le trovano? Si direbbe che questa cultura sia affetta da un ottimismo patologico che impedisce di distinguere la realtà, o semplicemente di vederla.

    Dopo la penultima Guerra Mondiale, le “forze illuminate della società” hanno estratto dal cilindro il fascismo, non prima di averne accuratamente predisposta un’altra, di guerra, dopo l’ultima, dalle rovine della quale sono emersi subito, spudoratamente esibiti e corteggiati, i patrimoni accumulati con la borsa nera, la ricostruzione è stata realizzata tra ingiustizie, insopportabili prepotenze e frenetici arricchimenti pilotati di singoli e categorie e, sullo sfondo, la guerra fredda con la conseguente immancabile persecuzione sorda e strisciante dei “nemici interni”, abitualmente a loro insaputa, ma con effetti tangibili.

    Le forze illuminate della società!

  10. I “rentier” sono tutti, i pensionati, i percettori di reddito di cittadinanza e welfare, i percettori di dividendi e capital gaines azionari, i percettori di interessi sul debito pubblico e sulle obbligazioni private, oltre naturalmente i proprietari affittuari di immobili. Se si devono tassare i “rentier” da quale di queste categorie si parte?

    Non credo che Brancaccio intendesse risolvere la crisi con un’operazione di puro esproprio fiscale dei “rentier”, per lui: “è necessario provvedere a una “riorganizzazione” dei mercati tramite moderne forme di pianificazione pubblica, ove e quando necessario anche con amministrazioni mirate delle catene produttive e dei prezzi.” e questo richiede un maggiore coordinamento che tuttavia “come sappiamo, il coordinamento non si sta verificando, men che meno nell’Unione europea.”

    Qui sta il punto, il finanziamento della crisi deve essere fatto secondo le vecchie regole (MES) con le criticità che questo comporta per o, come propone Draghi cambiando radicalmente il sistema e finanziandosi direttamente dalla BCE, che diventa finalmente Banca centrale europea a tutti gli effetti, come prestatore di ultima istanza?
    La Germania e l’Olanda si sono opposte a quest’ultima ipotesi, non volendo perdere il vantaggio competitivo che le regole di Maastricht e l’euro gli hanno dato.
    Qui però, data la gravità della crisi, non si tratta di regolare una bega nella famiglia europea, si tratta di ristrutturare l’intero sistema finanziario mondiale, costruito sulla rendita finanziaria creata dalla globalizzazione.
    Si tratta di revisionare completamente l’estremo liberismo in economia (l’ordo liberista) per sostituirlo nei paesi del mondo occidentale, con un sistema di capitalismo statale autoritario, simile al modello cinese, che nella crisi della pandemia si è dimostrato più efficiente.
    In ogni caso il sistema della globalizzazione delle economie basato sul principio, investo dove ci sono meno costi per realizzare più profitti, che è il sistema che genera la rendita da plusprofitto è finita.
    Come funzionerà il nuovo sistema non lo sappiamo ancora, ma sicuramente sarà basato sull’indebitamento “in aeternum” degli stati dalle Banche Centrali.

  11. In questo marasma di ordinanze e decreti, ho letto che le attività agricole, non solo hobbistiche di chi si coltiva l’orticello, ma anche e soprattutto di coloro i quali lo fanno per lavoro, è considerata un’ attività non di prima necessità e pertanto vietata.

    Può capitare che in momenti come questi, chi governa, sia pressato da mille problemi e prenda uno svarione, non rendendosi conto del danno che può causare.

    Quello di vietare agli agricoltori di coltivare il nostro cibo è proprio uno di quegli svarioni che può costarci molto caro.

    Quando gli altri paesi non ci riforniranno di cibo, ci troveremo a fare la fame e allora il dito verrà puntato contro chi ha impedito la coltivazione delle derrate alimentari.

    Bisogna pertanto che il primo Ministro Giuseppe Conte emani un decreto dove consenta la coltivazione agli agricoltori, e anche a coloro producono per uso familiare.

    Questo anche per evitare che gli speculatori, che sicuramente stanno accumulando scorte di cibo, si arricchiscano sulla pelle della povera gente.

    A buon intenditor poche parole…

    • Bisogna continuare a coltivare punto e basta, non ritengo valida nessuna legge nè retorica funeraria nazionale che ce lo debba impedire. Se ci sono lavoratori agricoli che, come qualsiasi altro lavoratore, non vogliono lavorare perchè si sentono in pericolo sono liberissimi di farlo.

      Ma l’attività agricola piccola e di sussistenza può è deve essere portata avanti da chiunque senza alcun rischio surreale. In genere l’agricoltura non comporta un assembramento come uffici e fabbriche; persino la raccolta manuale di estesi campi di ortaggi o in serra si può effettuare con precauzioni organizzative.

      Forse la popolazione non ha capito la sciagura peggiore a cui rischia di andare incontro. Buttiamo tutto all’aria di questo mondo, sono il primo a sostenerlo; ma non l’agricoltura, a meno che non vogliamo affidarci e alla caccia e al cannibalismo.

      I provvedimenti dissennati secondo me non vanno ottemperati.