Conte e la soluzione ILVA

DI FABIO CONDITI

comedonchisciotte.org

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in una intervista di Marco Travaglio del Fatto Quotidiano, annuncia: “Sto invitando tutti i ministri secondo le loro competenze, le autorità e i comitati locali e tutte le forze produttive del Paese a proporre progetti da inserire in un piano articolato per il rilancio economico, sociale, ambientale e culturale di Taranto“.

È un ennesimo caso di sincronicità.

Come ho scritto nel mio ultimo libro “La Mossa del Cavallo” : “Si possono definire “sincronicità” quelle coincidenze, che non sono infrequenti, tra stati soggettivi e fatti oggettivi che non possono essere spiegati l’uno come causa dell’altro, almeno con le nostre risorse attuali, ma che comunque sembrano in qualche modo collegati tra di loro“.

Proprio ieri avevamo deciso con il mio gruppo Moneta Positiva, di inviare a Giuseppe Conte una lettera con “mail certificata pec”, contenente una proposta innovativa, concreta e realizzabile per l’ILVA, che è arrivata certamente prima della copia del Fatto Quotidiano, con l’invito del Premier Conte “a proporre progetti per il rilancio economico, sociale, ambientale e culturale di Taranto“.

A questo punto, visto che l’invito di Giuseppe Conte è stato fatto pubblicamente a tutti, abbiamo deciso di rendere pubblica la nostra proposta, anche per verificare se il paese è pronto a fare un cambio di paradigma, ed accetta di confrontarsi anche su soluzioni completamente diverse da quelle utilizzate finora.

Questo perchè, parafrasando Albert Einstein, “Non si può risolvere il problema dell’ILVA con le stesse soluzioni che lo hanno generato“.

In questo senso, il nostro è solo un modesto contributo verso soluzioni innovative che rientrano nelle politiche fiscali di un stato, quelle che ha sollecitato anche Mario Draghi nella conferenza stampa del 12 settembre 2019 (vedi precedente articolo su Comedonchisciotte https://comedonchisciotte.org/la-moneta-e-un-bene-pubblico-che-appartiene-alla-gente/ ), consapevoli e convinti che il nostro Premier Giuseppe Conte saprà farne buon uso per il bene del nostro amato paese.

Analisi situazione ILVA

L’Ilva di Taranto è la più grande acciaieria d’Europa, con un fatturato di circa 2,2 miliardi di euro e circa 14.000 dipendenti (dati 2016). Nel 2012 una vasta inchiesta per reati ambientali e di inquinamento (“Fabbrica fonte «di malattia e morte» scrivono i giudici”) porta la Procura di Taranto ad ordinare il sequestro senza facoltà d’uso degli impianti dell’area a caldo.

Per salvaguardare lo stabilimento e l’occupazione, lo Stato ha avviato la procedura di commissariamento dell’azienda e avviato una gara internazionale per una riassegnazione della stessa.

La Am Investco, cordata formata da ArcelorMittal e Marcegaglia è stata scelta per avviare le trattative di acquisizione. Nel novembre 2018 diventa ufficialmente di proprietà di ArcelorMittal e prende il nome di ArcelorMittal Italy.

ArcelorMittal, colosso nato nel 2006 dalla fusione tra la francese Arcelor e l’indiana Mittal steel company, con quartier generale in Lussemburgo, si è aggiudicato la società italiana con un’offerta di acquisto di 1,8 miliardi e 2,4 miliardi di investimenti (circa 2,1 miliardi al netto del contributo del gruppo Riva) su un periodo di sette anni, di cui 1,3 miliardi per il piano industriale e 1,1 investimenti ambientali. Per la parte ambientale 300 milioni destinati al “pile coverage”, 200 ai “coke ovens” 200 al “trattamento dei rifiuti”.

Nel gennaio 2019 la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo accoglie i ricorsi presentati nel 2013 e 2015 da 180 cittadini che vivono nei pressi dello stabilimento di Taranto e condanna l’Italia per non aver tutelato il diritto alla salute dei cittadini. Il 5 novembre 2019 Arcelor Mittal comunica l’intenzione di recedere dal contratto di cessione, procedendo alla restituzione ad Ilva, in amministrazione straordinaria, entro 30 giorni.

Come salvare ILVA

Moneta Positiva propone a Giuseppe Conte di nazionalizzare l’ILVA, salvaguardando la produzione, i lavoratori e il benessere dei cittadini delle aree vicine allo stabilimento.

La produzione dell’acciaio è uno di quegli asset strategici dai quali un paese che vuole crescere non può e non deve  prescindere, tra l’altro anche per lanciare un grande piano di investimenti per rendere resistenti al sisma gli edifici italiani.

Prendendo per base le cifre indicate nell’aggiudicazione di Arcelor Mittal per il polo siderurgico, dobbiamo stimare un intervento complessivo di  5 miliardi di euro complessivi, così suddivisi:

  • 2 miliardi per riacquisto piena proprietà da gruppo AM;
  • 3 miliardi per investimenti produttivi e ambientali, spalmati su 3 anni

Il pagamento dei salari e degli stipendi per i dipendenti comporterà un esborso pari a circa 300 milioni di euro all’anno, supponendo un numero di addetti oggi pari a circa 10.000 unità, ed un salario medio di 1.500 euro mensili.

Per finanziare questi costi, si possono usare due strumenti a valenza fiscale :

  • Titoli di Stato Fiscali TSF a 10 anni emessi dal MEF, con un rendimento annuo pari al 4% annuo (doppio rispetto a BTP a 10 anni), che potranno essere acquistati da cittadini residenti italiani (non sono debito pubblico per ESA 2010 e Eurostat 2014, non rientrando nei Titoli di Credito AF.3, art.5.89 e 5.90 del Regolamento n.549/2013);
  • emissione di SIRE, riduzioni fiscali ad accettazione volontaria nelle regioni Puglia e Basilicata, circolanti su conti correnti fiscali gestiti dal MEF, che sono utilizzabili dopo due anni per ridurre le tasse ma sono anche scambiabili subito con carta di credito fiscale e sono utilizzabili per pagare una percentuale dei salari e stipendi per i dipendenti, delle spese per investimenti verso aziende locali e anche per abbattere il cuneo fiscale (non sono debito pubblico per gli articoli 20.167 e 20.168 del SEC 2013).

La banca pubblica Medio Credito Centrale MCC (ex Cassa del Mezzogiorno 100% di proprietà MEF) può sottoscrivere i TSF rimasti invenduti, verificando eventualmente se può partecipare alla terza serie delle operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (TLTRO-III) della BCE, perchè permette di ricevere prestiti a tasso negativo.

Differenze sostanziali tra Titoli di Stato Fiscali e BTP

Il vantaggio di utilizzare Titoli di Stato Fiscali in sostituzione dei titoli di debito (Bot,CCT,BTP), al fine di reperire risorse per lo Stato, apre uno scenario Paese completamente nuovo, rivoluzionario.

Lo Stato italiano avrà finalmente in mano un strumento idoneo a perseguire realmente, nei fatti, concretamente , il benessere dei cittadini e del popolo.

Il Titolo di Stato Fiscale non è debito pubblico, ha una remunerazione elevata, è immediatamente spendibile sul territorio italiano, non risente delle oscillazione dei mercati e dello spread, è utilizzabile, alla scadenza, per pagare le imposte allo Stato, quindi il suo valore nominale è garantito.

Invece attualmente il BTP è debito pubblico, ha una bassa remunerazione, non è spendibile, è sensibile alle oscillazioni del mercato finanziario e dello spread, non è idoneo a pagare le imposte e il suo valore non è garantito.

Fasi del salvataggio

  • Stato italiano colloca sul mercato italiano Titoli di Stato Fiscale a 10 anni al 4%;
  • Banca Pubblica MCC acquista l’invenduto dei TSF, eventualmente con TLTRO;
  • Stato emette circa 200-300 milioni di SIRE all’anno per 3 anni, caricati su carta elettronica distribuita a tutti nelle due regioni coinvolte, nelle quali distribuisce anche Pos gratuiti presso le attività produttive, commerciali, di servizi;
  • Emissione monete da collezione su ILVA per complessivi 200 milioni di euro da conferire nel capitale della MCC (richiedere autorizzazione volume di conio BCE).

Risultato finale

1) ILVA risanata, produttiva, efficiente di PROPRIETÀ dello Stato al 100%

2) Possibilità di auto produzione del fabbisogno nazionale di acciaio

3) Miglioramenti ambientali, sicurezza e trattamento economico dei dipendenti

4) Sviluppo economico delle due regioni coinvolte e stabilità finanziaria

5) Incentivare l’uso dell’acciaio per costruire o ristrutturare gli edifici e renderli più resistenti ai terremoti

In questo modo l’ILVA, caro Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, può diventare il volano per far ripartire la crescita economica nel nostro paese e realizzare finalmente un benessere equo e sostenibile per tutti.

Fabio Conditi – Presidente Moneta Positiva

Stefano Di Francesco – Vice-Presidente Monet Positiva

Sito dell’associazione Moneta Positiva http://monetapositiva.blogspot.it/

Iscrivetevi al Canale YouTube Moneta Positiva  https://www.youtube.com/c/MonetaPositiva

Fonte: www.comedonchisciotte.org

11.11.2019

10 Comments
  1. MarioG says

    MI spiace per Conditi (e soprattutto per noi), ma ho paura che questa soluzione, a base di moneta sovrana, avrà la stessa probabilità di realizzarsi che se decidessimo di uscire dall’Alleanza Atlantica dopodomani.

  2. Predator says

    Nel secolo scorso avrebbe funzionato, in questo secolo l’europa non ce lo permette.
    Cosa?

    Di emettere obbligazioni su cui non fanno la cresta i vampiri dalla finanza.

    Certo, sognare non lo si può negare a nessuno, ma la realtà è piena di lupi voraci.
    Ce lo chiede l’europa, bisogna pagare la libbra quotidiana di carne umana.

    Re travicello la farà pagare a tutti noi, come sempre.

  3. giovanni says

    solo un appunto di ben poca rilevanza nel progetto, 14.000 stipendi in media 1.500 euro cadauno sono, oneri fiscali, previdenziali e t.f.r. inclusi, non meno di 600 milioni di euro.
    purtroppo non credo nella volontà dell’attuale governo di esplorare la via da lei illustrata.

  4. Pfefferminz says

    È un’ottima proposta, vediamo se Conte & Co. hanno veramente a cuore il bene del Paese. Ho apprezzato molto l’idea di riservare i TSF ai cittadini italiani residenti. Grazie a Conditi e al suo team.

  5. Rossi Mario says

    Innanzitutto,l’acciaio è a livello mondiale in sovra produzione,per cui poi a chi lo vendi?Nell’economia,mai sentito parlare di domanda e offerta?Se poi diventa statale,un’altra azienda zombie da mantenere.Gran bella soluzione del cavolo.Seguendo le leggi del libero mercato,l’ilva di taranto è da chiudere.Gli operai che ci sono dovrebbero lavorare per bonificare l’area e una volta bonificata,vedrete che di acquirenti ce ne saranno.Si potrà ampliare il porto oppure destinare l’area per un’altro tipo di struttura,altrimenti sarà un’azienda statale mangia soldi come l’alitalia.

  6. Rossi Mario says

    “Sto invitando tutti i ministri secondo le loro competenze, le autorità e i comitati locali e tutte le forze produttive del Paese a proporre progetti da inserire in un piano articolato per il rilancio economico, sociale, ambientale e culturale di Taranto“.Allora cosa stai lì a percepire uno stipendio principesco se non capisci niente,forse perchè hai paura che una tua decisione personale fallisca e preferisci dare l’incombenza ad altri,allora dimettiti che è meglio per tutti gli italiani.

  7. Sirius says

    Conditi è la perfetta immagine di uno che vuole spegnere una foresta in fiamme con un secchiello d’acqua bucato.
    Sull’ILVA, ma se non è più competitiva, con l’offerta d’acciaio mondiale al top e altre parti del mondo che lo producono più convenientemente, deve fallire e basta. Non è che puoi nazionalizzare e operare in perdita per il bene comune scaricando come al solito i costi su altri tar-tassati cittadini.
    Mi sembra così ovvio. Magari è ora di entrare nel nuovo millennio.

  8. ton1957 says

    Serve a poco concentrarsi sull’ILVA, è il paese che deve riflettere su quale strada vuole percorrere, si vuole un paese con industria pesante e relativo terziario avanzato o si vuole un paese che torni all’agricoltura ?
    L’ambiente e la salute pubblica sono fattori importanti e vanno perseguiti, ma non possono essere unico argomento per chiudere aziende e licenziare operai, non può esistere industria senza impatto ambientale, lo si può contenere, limitare ma non è possibile eliminarlo del tutto…..non inquina solo chi non fà nulla, non rischia di morire di morte bianca solo il disoccupato, ma il disoccupato muore di fame. La ricchezza del passato creata anche sull’inquinamento, prima o poi finirà……quale strada prendere, quella della decrescita o quella della crescita ?

  9. ranen says

    Dopo aver letto la proposta dell’ottimo dr. Conditi e le altre nei vari commenti, mi permetterei di suggerire un’altra alternativa al pagamento dei 2,1 mld per riacquisire la proprietà dell’ILVA, ipotizzando il seguente scenario:
    1. Arcelor/Mittal rifiuta di dar seguito all’accordo con la scusa del ritiro dello scudo legale, pone la questione degli esuberi di 5.000 dipendenti, il sindacato e il governo si oppongono e impongono il rispetto dell’accordo e la ripresa del piano industriale/ecologico sottoscritto. A/M si rifiuta ed esce dalla produzione.
    2. A questo punto gli operai e il sindacato (???) occupano la fabbrica in autogestione e poiché la produzione non può essere interrotta, il governo è costretto a sostenerla per la fornitura di materie prime, energia, salari e stipendi ecc., con finanziamenti ad hoc attraverso la cdp o altri strumenti come quelli suggeriti da Conditi
    3. La proprietà torna di fatto all’Italia (nella forma del commissariamento) e garantisce la continuità della produzione, mentre le quote azionarie (la proprietà) possono andare a farsi friggere e diventare junks nelle mani degli speculatori.

    Il punto critico di tutto lo scenario è questo: esiste in Italia un sindacato o un partito o almeno un gruppo di persone decise ad affrontare in questi termini la questione operaia?

  10. mingo says

    Mi piacerebbe sperare che tale richiesta sia almeno presa in esame e discussa ,per dare una soluzione , ma sappiamo che non la guarderanno neanche ,imbevuti fino la midollo di quelle regole UE che non sono disposti a mettere in discussione .
    troveranno una soluzione tappa buchi dove se va bene dopo una cassa integrazione riassumono la metà sei dipendenti (e sono stato ottimista), siamo in mano a dei venduti o servi del mantra Europeista cosa vi aspettate mai.

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