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WASHINGTON D.C.: LA VENERAZIONE DEL DENARO

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DI THOMAS FRANK

Tomdispatch.com

So cosa vuol dire estorsione. Mi ci sono scontrato spesso, in un modo o nell’altro, dall’Asia all’Africa.

A volte la corruzione è sottile. A volte è evidente. A volte basta mettere qualche banconota piegata nel palmo della mano di qualcuno. A volte esistono procedure più ufficiali. A volte si chiede di pagare e poi non se ne parla più (anche se qualche volta ci vuole una pistola, per convincere meglio …..) Altre volte, tocca a voi a suggerire che, in qualche modo, ci si può mettere d’accordo per risolvere le cose in privato.

Per fortuna, io vivo negli Stati Uniti, e se la campagna presidenziale 2016 mi ha ricordato qualcosa, è che l’America è, per definizione (e a differenza di tanti altri paesi del pianeta), una zona corruption-free. Intendiamoci bene, nessuno dei candidati in corsa per la Sala Ovale verrebbe mai votato, se mostrasse di essere privo di comportamenti etici.

E’solo che qui, qualsiasi azione o qualsiasi sforzo necessario per arrivarci …. non viene considerato “corruzione”.

Prendiamo la denuncia della Associated Press (AP) della scorsa settimana. Ha spiegato che la campagna del candidato repubblicano Donald Trump ha “raggranellato 6 milioni di dollari” – circa il 10% del totale delle spese – “che sono rientrate come fatture per prodotti e servizi aziendali della TRUMP”. Per esempio la campagna elettorale per TRUMP ha speso 520.000 dollari per l’affitto e l’uso della sede del Trump Tower di Manhattan e ha speso addirittura altri 4.6 milioni di dollari per la TAG Air, la holding degli aerei dello stesso candidato miliardario.
L’indagine della AP ha scoperto che la campagna di Trump non ha avuto nessun “timore nel mischiare insieme sforzi politici e sforzi economici come mai era successo prima”, pur rilevando che – effettivamente – non c’è “niente di illegale nel farlo.” In altre parole, anche se può sembrare pittosto oscuro, anche se odora di imbroglio, e – per prendere in prestito un Trumpism – se ha il suono di una campana fessa, tutto procede in linea con il nostro unico (ed eccezionale) sistema americano.

Oggi, Thomas Frank, autore del suo ultimo libro A tutti i Liberal: Oppure, Che fine ha fatto il Partito del Popolo? ci accompanga in un tour dove scopriremo un altro angolo di America, vista a luce bassa e senza corruzione, un mondo completamente legale ma piuttosto immorale che ci viene proposto come una guida per un giro turistico: si tratta d una newsletter che racconta delle quotidiane schermaglie condite da denaro, alcool e influenza politica. Anche se può sembrare un mondo estraneo a quelle perssone che – come noi – vivono al di fuori della campana di vetro del Beltway, questo è il mondo che influenza e condiziona la nostra vita quotidiana in una miriade di modi.

Immaginatevi un circuito che si estende tra “ore del cocktail” e “cocktail party” dove si entra e si esce attraverso delle porte girevoli ben oleate; una serie infinita di eventi sociali a cui partecipano persone influenti, persone che influenzano, e persone che cercano qual è il giusto prezzo per essere influenzare e per essere influenzati.

Se vi sembra che stia usando questa parola – influenza – un po’ troppo, non è per caso. Lasciate che sia l’influente Thomas Frank a spiegare come l’influenzare e come l’Influenza abbia condizionato e deformato sia Washington che il resto del mondo.

Nick Turse

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La vita dei Partiti
L’ Influenza di Influence a Washington
di Thomas Frank

Anche se è difficile tornare a ricordare quei giorni di otto anni fa, quando i democratici sembravano rappresentare qualcosa di ideale ed erano pieni di speranza e di coraggio, prendiamoci un momento di tempo e cerchiamo di ricordare la posizione che Barack Obama, prese, una volta, contro i lobbisti. Quelli erano i giorni in cui la nazione stava rendendosi conto che la Washington di George W. Bush era diventata, in sostanza, un grande parco giochi per i lobbisti e che ogni operazione fatta dal governo era un effetto del potere esercitato dal denaro. Un giusto disgusto riempiva l’aria.

Tanti “Interessi speciali” furono denunciati. E un certo affascinante senatore dell’Illinois promise che, se fosse stato eletto presidente, la sua amministrazione non avrebbe ammesso nessun lobbista, assolutamente. La porta girevole tra il governo e K Street, lui assicurò, non avrebbe più girato.

La lezione che è arrivata alla Nazione, però, dice esattamente il contrario e cioè che gli “interessi speciali” possono ottenere tutto quello che vogliono – come la semplice solidarietà espressa tra le Università delle Ivy Leaguers quando consigliarono sia il Presidente che gli stessi soci delle Ivy Leaguers di vendere titoli derivati ​​a stranieri, ignari, che non sospettavano niente. Cosi anche noi, come quel giovane presidente ispirato abbiamo visto che la sua amministrazione si è riempita di gente di Wall Street ed abbiamo visto che quella porta girevole funziona ancora, anche se le persone che la attraversano contiuamente non sono più lobbisti matricolati, come prima.

Ma che ne è stato di quel mondo delle lobby, che un tempo sembrava essere diventato la testimonianza di una Washington tutta sbagliata? Forse non vi sorprenderà sapere che il lobbying rimane una delle industrie più prospere della nazione e che, dal 2011, questa industria è diventata il focus di Influence, una delle newsletter quotidiane inviate via email da Politico, una voce che ha fatto da eco agli anni di Obama. Influence doveva essere, come dichiarato nel suo primo numero, “una lettura obbligata per la classe influente di Washington,” con notizie sugli sviluppi dei fatti di K Street, tanto che a volte arriva a toni di compiacimento servile. Secondo me, è una creazione giornalistica che rappresenta la quintessenza del nostro tempo: il racconto ripetitivo della favola del potere preso in affitto, narrata sempre con una simpatia discreta per chi comanda.

Come servirsi della Influenza

E’ vero che gli americani sono più cinici c’è mai riguardo a Washington. Si lamentano che “il sistema è truccato” e a forza di ripeterselo è diventato il tormentone dell’anno. Ma se si legge Influence – tutte le sere – si può capire bene quanta poca differenza possono produrre certi atteggiamenti, qui, nella capitale della nazione. Per qualsiasi argomento venga toccato, è sempre pronta una schiera di lavoratori della conoscenza soddisfatti e ben curati, quel genere di persone per cui le ville in campagna e i cocktail in casa non sono mai abbastanza. Ci possiamo immaginare che vivano tutti insieme in una comunità felice fatta di favori-in-affitto, dove tutti si conoscono, dove le persone che ti aspettano sorridenti al ristorante, dove i senatori sdraiati sul triclivio si appartano con i loro appaltatori, e dove il sole splende tutti i giorni.

Le fatiche quotidiane di questa comunità che compra e vende influenza hanno trasformato l’economia di tutta la zona metropolitana di Washington in qualcosa che tutto il mondo invidia.

La newsletter racconta con una certa ammirazione ogni cigolio della porta girevole. Su Influence si può leggere tutto sui più svegli tra gli ex assistenti dei membri più importanti del Congresso e si racconta del nuovo lavoro che sono andati a fare nella K Street. Ci sono brevi ma significative comunicazioni di tutte le nuove assunzioni – come una delle ultime che annunciava che la K & L Gates, una azienda che fa parte della Lobby che raggruppa le blue-ribbon – le aziende di alto profilo – che si è portata a casa il suo quarto “ex membro del Congresso”.

Ci sono le liste dei premi che i lobbisti si riconoscono l’un l’altro e dei party sul roof-garden offerti ai clienti e poi ci sono i rituali compòimenti per le lauree rilasciate dalle Ivy League, conferite ai clienti che ottengono così riconoscimenti e rispetto. E da qualsiasi lato si guardi a Influence, sembra che le persone che hanno una qualche relazione con questa o con quell’altra autorità passino sempre per la reception dove si registrano i nuovi clienti, quelli che raccolgono fondi, e mettono insieme i contanti per Hillary Clinton.

Come per tutte le voci che fanno parte della parte migliore della famiglia di Politico, Influence a sua volta viene sponsorizzato – questo mese e per tutta una emozionante settimana – è stato il turno della Federation of American Ospedali (FAH), che ha annunciato ai lettori della newsletter che, negli ultimi 50 anni, la FAH “ha sempre avuto un suo posto a tavola.” Annuncio che sembra abbastanza appropriato per una pubblicazione che si basa sulla venalità, ma Influence si è anche preso cura di raccontare del party offerto per il 50° anniversario della FAH, tenuto in una delle stanze più importanti del Campidoglio, e del quale è stata, accuratamente, divulgata la lista delle molte persone tanto importanti, quanto tutti quelli che hanno partecipato all’evento: i lobbisti più eminenti, i membri più importanti del Congresso, e Nancy-Ann DeParle, l’importante ex zarina della sanità dell’amministrazione Obama e una dei migliori campioni di porta girevole di tutta questa città.

Descrivere party come questo è uno degli argomenti preferiti per Influence, dal momento che il commercio delle influenze è per sua natura un affare gradevole, che fa sentire lusingati e desiderosi di servirsi un buon Negroni bello forte e di stuzzicarsi la gola, fantasticando durante gli antipasti. E così la newsletter ci parla dei tanti bagordi sponsorizzati in giro per la città – che servono, almeno a chi li frequenta, come luogo in cui possono avvenire queste operazioni e dove l’agenda legislativa viene influenzata e indirizzata in base alle conseguente degli scambi favoriti dall’ alcol e dal buonumore.

Il lettore regolare di Influence sa, per esempio, del grande ricevimento ospitato da Squire Patton Boggs, uno dei nomi più storici del commercio di influence-for-hire, in un certo ufficio di Cleveland durante la Convention Repubblicana… sa anche del personale e dell’ex personale del Department of Homeland Security che recentemente si è deliziato in un raduno offerto loro da un prestigioso studio legale … sa anche di un gruppo chiamato “Pac Pals” e di una lunga lista di membri dello staff e delle lobby con cui hanno condiviso tante recenti baldorie … sa anche che Debbie Wasserman Schultz, capo del Democratic National Committee si è incontrata con tutta la banda in un tanto chiacchierato bar per sorseggiare degli ottimi cocktail artigianali.

C’è una nota struggente nella storia della ex rappresentante del Congresso Melissa Bean – che una volta era considerata ovunque l’emblema dei New Democrats e che ora è Capo della JPMorgan per il Midwest – che di recente è tornata D.C per rincontrare il suo vecchio staff. Anche loro erano passati a fare altri lavori importanti in attività di lobbying, in televisione ecc. E sembra una favola la storia di un membro democratico che annuncia la sua intenzione di lanciare una raccolta fondi in un concerto Beyoncé. (“Un paio di biglietti costavano “3.500 dollari da destinare ai PAC”).

C’ è un sapore dolce-amaro nell’apprendere che ha chiuso il Johnny Half Shell, un ristorante di Capitol Hill rinomato per le innumerevoli raccolte di fondi che ha ospitato nel corso degli anni. Alla notizia della fine imminente del ristorante, Influence ha usato tutti i suoi pixel per raccontare i bei giorni gloriosi di Johnny. Un lettore con affetto ha raccontato un aneddoto in cui si parla dei manifestanti di Occupy che una volta avevano tentato di interrompere una raccolta fondi di Johnny a favore del senatore Lindsey Graham e di un gruppo di contractors della difesa. Nel più classico stile di Washington, la storiella voleva sottolineare l’intrepido storicismo di questi uomini di potere che, non battono ciglio, nemmeno quando si sentono minacciati da quattro poveracci che protestano.

Una Beata Comunità del Denaro

Influence è caratteristicamente scritto in uno stile con tante abbreviazioni, un dato di fatto stilistico, ma i suoi brevi articoli ci raccontano la realtà della politica americana. C’è, per esempio, il racconto di una battaglia di alto profilo su come i transgender americani debbano ottenere l’accesso ai bagni pubblici. Ma anche il racconto di avventure, del denaro sporco che circola in mezzo ai nostri capitali, che lasciano senza fiato, come l’eterno dramma che deve vivere la plutocrazia che tenta di restare sempre lontana da quei misteriosi moneymen che provano a trasmettere i loro misteriosi desideri, tutte situazioni da cui vorrebbero restare fuori, come impone la loro buona fede da perfetti democratici.

“Un gruppo che si dichiara una lobby di cittadini comuni contro le grandi compagnie di assicurazione è in realtà orchestrato dalla stessa industria ospedaliera” e si occupa di un argomento tipico. Il solito lettore regolare sa anche quante centinaia di migliaia di dollari vengono spesi da sconosciuti per bloccare la riduzione del debito portoricano e di quel misterioso gruppo che ha sperperato somme di denaro ingenti per assalire il Consumer Financial Protection Bureau (CFPB).

Quando però qualcuno ha intervistato i manifestanti che partecipavano alla protesta davanti agli uffici della CFPB, questi hanno candidamente ammesso di essere “lavoratori a giornata, pagati protestare in quel posto.”

Avrete notato, cari lettori, la natura curiosamente bipartisan di tutto quello che abbiamo detto fin qui. Ma in realtà questo non dovrebbe sorprendere nessuno, dopo tutto, per questa parte di Washington, l’unica vera ideologia intorno a cui tutto gira è il denaro – quanto denaro e quanto tempo ci vuole per essere pagati.

Il denaro è la divina di questa industria, e forse è per questo che Influence è tanto affascinato dal libertarismo, una frangia di fede nel libero mercato che (grazie alla sua popolarità tra i miliardari americani che lavorano duro) è pesantemente sovrarappresentata a Washington. I lettori di Influence conoscono il Competitive Enterprise Institute e i suoi party “Notti di Casablanca”, conoscono il R Street Institute e i suoi party “Alice nel Paese delle Meraviglie” , sanno come l’ex procuratore generale della Virginia, Ken Cuccinelli, è arrivato a firmare con la FreedomWorks, e come certi libertari hanno preso il volo dai loro ex nidi verso le imprese del vasto, sovvenzionato libero mercato e verso la nuova moda del Niskanen center.

Ci sono anche una quantità di storielle sulle tante situazioni imbarazzanti create da lobby meno professionali, come quando un rappresentante del Congresso, ancora in carica, inviò un pizzino a un ex senatore che ora è un funzionario dell’American Motorcyclist Association. O quella volta che due esperti resero delle “dichiarazioni scritte quasi identiche”, durante una testimonianza a Capitol Hill. Oops!

Ma ciò che più impressiona chi legge abitualmente Influence è la sfacciataggine di tutto questo sistema. Per dire quanto le persone di cui abbiamo parlato, sembra che non provino nessuna vergogna nel contrattare l’andamento di processi democratici, come se non fare certe cose significasse per loro non essere all’altezza della situazione.

Quello che fanno, questo comportsamento per loro, è motivo di orgoglio, come è motivo di orgoglio potersi incontrare con tanti nomi importanti in un certo ristorante troppo costoso e potersi fare una foto con amici che contano mentre brindano insieme per promuovere una qualche iniziativa che produrrà sempre, ovviamente, un buon affare per loro e risultati terribili per tutti gli altri .

Non è un’industria, come suggerisce lo stile ottimista e le tante citazioni di Influence. Si tratta di una comunità – forse di una comunità di corrotti – ma comunque una comunità: una comunità felice, prospera, e gioiosamente incurante della situazione del paese, quel paese che una volta era conosciuto come il paese dove viveva una larghissima classe media.

Thomas Frank autore di Listen, Liberal: Or, What Ever Happened to the Party of the People?

Fonte: Tomdispatch.com

Link : http://www.tomdispatch.com/post/176159/tomgram:_thomas_frank,_worshipping_money_in_d.c./#more

30.06.2016

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione Bosque Primario

Pubblicato da Bosque Primario