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WALL STREET JOURNAL: L'EGITTO HA BISOGNO DI UN PINOCHET

FONTE: ONLINE.WSJ-COM

“Gli egiziani sarebbero fortunati se i loro generali avessero la tempra del cileno Augusto Pinochet, che arrivò al potere in pieno caos ma seppe coinvolgere dei riformatori liberali e introdusse una transizione democratica. Se il generale egiziano Abdel Fattah al-Sissi cercherà di ripristinare il regime di Hosni Moubarak, gli toccherà lo stesso destino di Mohamed Morsi.”

Editoriale, non firmato, sul Wall Street Journal di giovedì 4 luglio 2013

Fonte: www.ticinolive.ch
Link: http://www.ticinolive.ch/2013/07/09/wall-street-journal-legitto-ha-bisogno-di-un-pinochet/
9.07.2013

Pubblicato da Davide

  • Tao

    LA CONTRO-RIVOLUZIONE IN EGITTO E LE SUE RIPERCUSSIONI IN MEDIO ORIENTE

    DI ERNEST SULTANOV
    geopolitica-rivista.org

    L’Egitto è la chiave di lettura dei cambiamenti nel Medio Oriente. Si tratta non soltanto del Paese arabo più popolato dell’area, ma anche di quello più progredito dal punto di vista dello statalismo. A differenza dagli altri Paesi della zona che divennero autonomi nel corso del Novecento, l’Egitto conobbe l’esperienza dello Stato già nei primi dell’Ottocento. A metà del secolo passato, con il Presidente Nasser, per un certo periodo il Cairo rimase il centro dell’integrazione del mondo arabo. Contemporaneamente in Egitto nasceva il movimento dei Fratelli Musulmani, che si proponeva come progetto d’integrazione alternativo nel Medio Oriente, rappresentando in primis gli interessi della classe media. Infine era proprio la rivoluzione d’Egitto che ha dato una spinta definitiva alla Primavera araba. In tale contesto quanto sta avvenendo in Egitto avrà conseguenze di lungo respiro per l’intera partita mediorientale.

    L’attuale colpo di stato è per molti versi il proseguimento della situazione venutasi a creare dopo la detronizzazione del re egiziano Faruk nel 1952. La rivoluzione antimonarchica si rese possibile grazie allo sforzo congiunto dell’esercito e della Fratellanza musulmana. Allora la Fratellanza era rappresentata dal generale Naghib, che divenne il primo Presidente d’Egitto. Ebbene, subito dopo la vittoria scoppiò una lotta tra gli alleati, in cui gli interessi dei militari erano manifestati dal giovane e ambizioso Nasser. In effetti, Naghib, come pure Morsi, rimase Presidente all’incirca per un anno, fu deposto e passò il resto della vita ai domiciliari. I vertici della Fratellanza musulmana furono rinchiusi in carcere o giustiziati, e l’organizzazione stessa fu formalmente bandita.

    Da una parte la Fratellanza musulmana ha tratto una lezione dalla storia. Dopo aver vinto le elezioni, Morsi ha voluto utilizzare l’instabilità sul Sinai per allontanare i vertici dell’esercito vicini a Mubarak, mettendone a capo il «suo uomo» – generale al-Sisi, il più giovane del Consiglio Supremo delle Forze Armate. Con questo la Fratellanza pensava di formare un’alleanza con la forza chiave del Paese che sono i militari. Che tale alleanza fosse possibile era confermato dall’alto grado di religiosità che si registra nell’esercito. In effetti, a differenza dall’esercito laico turco, nell’esercito egiziano i riti di fede sono universalmente d’obbligo.

    D’altra parte la Fratellanza non ha tenuto conto del carattere (collettivo anziché personale) di quegli interessi che il loro governo metteva in serio pericolo. Il fatto è che la maggior parte dell’economia nazionale è controllata dai militari. Quindi ogni tentativo di adottare misure di riforma o ammodernamento non è possibile senza che siano coinvolti gli interessi dei militari. Oltre a ciò al termine del servizio gli alti ufficiali, per tradizione, godono di un’indennità di congedo alquanto buona. Si tratta non solo dei vertici aziendali; numerosissimi sono i funzionari pubblici con alle spalle il servizio militare: la maggior parte dei governatori regionali sono ex militari. Quindi, ogni cambiamento promosso dalla Fratellanza, comprese le autentiche elezioni locali, in realtà minava gli interessi dell’elite militare.

    È palese come in Egitto si riproduca la situazione degli anni 1952-1953. I militari hanno dato la possibilità al Presidente Morsi di assumersi la responsabilità di governo, fatto tuttavia che gli ha creato numerosi nemici e ha indotto i militari contro la Fratellanza. In questa situazione il nuovo ministro della difesa, al-Sisi, si è trovato di fronte alla scelta: o sostenere il presidente Morsi, che l’aveva nominato a ministro, o appoggiare gli interessi della propria collettività. Come risultato i Fratelli hanno perso ogni vantaggio tattico ottenuto con il licenziamento dell’ex ministro della difesa Tantawi. Non hanno voluto epurare l’esercito, non hanno istituito strumenti di controllo su di esso. I servizi segreti che sotto Mubarak erano bravi a fare questo tipo di attività dopo la rivoluzione sono stati in sostanza distrutti. Mentre gli organismi di sicurezza militari, rimasti indenni dopo la deposizione di Mubarak, sin dall’inizio erano comandati dal generale al-Sisi. Oltre a questo il presidente egiziano non ha voluto rafforzare le proprie posizioni attraverso la nomina agli incarichi chiave nell’esercito di suoi sostenitori. Di conseguenza al-Sisi si è trovato in una situazione in cui disponeva di ogni mezzo possibile per un classico colpo di stato. Per di più il ministro della difesa si era fatto assicurare il sostegno dell’Arabia Saudita in cui aveva passato diversi anni in qualità di addetto militare.

    Contemporaneamente si era resa favorevole al golpe anche la situazione interna. I facoltosi imprenditori, che all’epoca di Mubarak prosperavano, con il presidente Morsi sono finiti in prigione (vedi il magnate dell’acciaio Ahmed Ezz), oppure costretti a emigrare perché minacciati di essere processati (vedi la famiglia Sawiris). In quest’ottica hanno preferito investire massicciamente negli avversari della Fratellanza musulmana, innanzitutto nei partiti costituiti dai personaggi rappresentativi (El Baradei, Amr Moussa). Contro Morsi si pronunciava la maggior parte dei mass media nazionali, controllati dai miliardari vicini al precedente regime. Per di più gli avversari della Fratellanza sono riusciti a far assumere alla lotta un contenuto religioso. Da un lato sotto le pressioni dei Sawiris una notevole parte dei leader copti aveva respinto l’islamista Morsi, dall’altro – alla Fratellanza si sono opposti i salafiti del partito Nur.

    Anche la modesta esperienza amministrativa della Fratellanza ha fatto il gioco degli avversari. Va considerato, infatti, che il movimento per tutta la durata della propria esistenza era rimasto all’opposizione. Quindi vi erano fra i Fratelli molti esponenti del mondo PMI, ma non vi erano personaggi che avessero l’esperienza di grossi progetti infrastrutturali. Come pure gli mancavano i quadri da destinare al sistema burocratico: in effetti, all’epoca di Mubarak i Fratelli semmai potevano arrivare ai vertici dei sindacati.

    La situazione economica è diventata una sorta di trappola per il governo nominato dal Presidente Morsi. In effetti, già nel 2010 il debito esterno del paese aveva raggiunto l’80% del PIL. E dopo la rivoluzione l’economia era andata a picco. Oggi il deficit del bilancio costituisce il 15% del PIL. Oltre 20 miliardi di dollari (poco meno del 10% del PIL) vengono spesi dall’Egitto in sovvenzioni per l’agroalimentare e i carburanti. Ogni tentativo del governo atto a ridurre la spesa del bilancio e quindi raggiungere accordi con il FMI, si bloccava dalla minaccia della rivolta sociale. In questa situazione Standard & Poor’s ha tagliato il rating dell’Egitto da BB+ a CCC+. L’unico sponsor e investitore da considerare affidabile, che la Fratellanza era riuscita a coinvolgere, è stato il Qatar (nell’anno, che è durata la presidenza Morsi, Doha ha messo a disposizione del Cairo circa 10 miliardi di dollari). Nello stesso tempo i tentativi di contrarre amicizia con Cina e Russia s’imbattevano in discordanze sulla questione siriana. Come risultato nel 2012 la crescita del PIL (circa 2%) è risultata commisurabile alla crescita della popolazione, mentre la disoccupazione è salita fino al 13%.

    A questi problemi va aggiunta la situazione nel Medio Oriente, estremamente negativa per l’Egitto. La dura presa di posizione della Fratellanza riguardo al conflitto in Siria, ha provocato la carica di tensione fra l’Egitto da una parte e l’Iran e i suoi alleati dall’altra. Contemporaneamente si acuivano i contrasti con le ricche monarchie del petrolio con l’avvicinarsi della Primavera Araba al Golfo. La rivoluzione guidata dalla Fratellanza ha vinto nello Yemen. Il movimento dei Fratelli è la forza chiave che si oppone al debole regime giordano. In effetti, si sta ripetendo la situazione degli anni cinquanta, in cui l’Arabia Saudita lottava attivamente contro il crescente influsso esercitato dall’Egitto, il quale a sua volta sosteneva i «princìpi progressisti». Se al-Riyad non ha fatto dichiarazioni ufficiali contro la Fratellanza musulmana, gli Emirati l’hanno espressamente dichiarata “fuori legge”. Quanto al Kuwait, lì la Fratellanza è considerata la forza d’opposizione più importante nel parlamento.

    Le autorità egiziane con a capo Morsi non hanno voluto imparare dalla storia. A suo tempo ogni tentativo di Nasser di formare la Repubblica Araba Unita veniva ostacolato dai sauditi. C’e’ addirittura chi ipotizza che la sconfitta degli egiziani nel 1967 fosse stata coordinata dagli israeliani in combutta con i sauditi. Nello stesso modo al-Riyad ha strettamente collaborato con Tel Aviv contro il governo Hamas in Palestina. Tuttavia il regime della Fratellanza in Egitto partiva dal presupposto che per motivi di ideologia fosse più facile considerare il regime siriano come il maggior nemico. Questa posizione era dovuta anche all’attesa che dall’Arabia Saudita arrivassero gli aiuti finanziari. Per questi motivi l’attenzione dell’Egitto era concentrata sulla lotta contro il regime di Asad anziché su una graduale distribuzione della Primavera araba in tutta l’area del Golfo.

    Il golpe in Egitto è da considerarsi come un tentativo di congelare la Primavera araba. La Fratellanza ha perso il suo avamposto più importante. Nello stesso tempo i fondi finanziari a disposizione dell’Arabia Saudita, del Kuwait e degli Emirati superano di gran lunga le disponibilità del Qatar che sostiene i Fratelli. Eppure in tutto questo c’è la possibilità di una spirale nuova. Nel triangolo Iran (sciiti) – Arabia Saudita (salafiti) – Turchia (Fratellanza musulmana) può accadere un cambio di alleati piuttosto interessante. Se prima l’Arabia Saudita si univa in alleanza alla Turchia contro il pericolo sciita, ora la base della coalizione può cambiare. A fronte della «reazione» la Fratellanza e gli sciiti possono avvicinarsi. Inoltre la vittoria della reazione in Egitto non è per niente scontata. A differenza di Nasser il generale al-Sisi non ha una propria ideologia. Quanto ai leader liberali e tecnocrati, la loro autorevolezza non basta per mantenere il potere. L’attuale governo dipende dai troppo numerosi player esterni: i miliardari che desiderano far tornare non solo il capitale investito, ma farsi risarcire le perdite subite nella rivoluzione, i militari, i liberali, le minoranze religiose e i radicali – salafiti. Il governo, semplicemente, non potrà durare con tanti interessi da considerare inderogabili.

    L’avvenire economico dell’Egitto, con l’arresto di Morsi, è lungi dall’essere sereno. Se ai tempi della guerra fredda i vincitori nel golpe potevano contare sugli aiuti statunitensi o sovietici, oggi la situazione è diversa. Anche se gli USA volessero proseguire a sostenere sotto il profilo finanziario l’esercito egiziano, il Cairo non dovrebbe nutrire speranze di ottenere aiuti sostanziali. E c’è poco da sperare pure in termini di attrattività su investitori esercitata dall’economia egiziana in una situazione di permanente instabilità interna. È chiaro che l’assetto politico imposto dai militari sarà durevole se appoggiato da continue sovvenzioni da parte delle monarchie «reazionarie» del Golfo. E vengono poi dei dubbi su quanto possano durare tali aiuti sullo sfondo dei prezzi del petrolio instabili, e del numero sempre crescente dei Paesi contagiati dalla Primavera araba, anch’essi da mantenere economicamente.

    La Russia, nell’eventualità di peggioramento dei rapporti fra l’Arabia Saudita, da una parte, la Turchia e la Fratellanza musulmana, dall’altra, vede emergere nuove possibilità di gioco nel Medio Oriente. Se prima erano divisi dalle prese di posizione sulla Siria, adesso l’avversario più importante dei Fratelli è ben altro che il regime di Asad. In quest’ottica i Fratelli considereranno con più rispetto le posizioni e gli interessi della Russia. La Russia, a sua volta, potrà vedere l’avvicinamento con il movimento dei Fratelli musulmani come base per l’ampliamento della propria presenza, politica ed economica, nel Medio Oriente. Qualora la Fratellanza dovesse tornare al potere, la loro esigenza della Russia sarà ancora più forte: la stabilità in Egitto per molti versi sarà subordinata anche al prezzo del grano fornito dalla Russia.

    Ernest Sultanov è presidente dell’Iniziativa MIR (Mosca-Istanbul-Roma)
    Fonte: http://www.geopolitica-rivista.org
    Link: http://www.geopolitica-rivista.org/23097/la-contro-rivoluzione-in-egitto-e-le-sue-ripercussioni-sul-medio-oriente/
    14.08.2013

  • marcopa

    La situazione egiziana è estremamente preoccupante e per certi versi indecifrabile.Due suggerimenti per me e gli altri——-1)Non dimenticare la crisi siriana e il legame tra al Qaida, islamismo politico (esl-e paesi a guida sunnita) e paesi occidentali.(considero questa una cosa enorme che se chiarita susciterebbe molte critiche nell’ opinione pubblica occidentale, ma ora la crisi egiziana copre questa “BOMBA”——–2) Chiarisi prima di tutto noi, poi spiegarlo agli amici ed a più persone possibile, il percorso dell’ Egitto dal gennaio 2011 ad oggi, con i militari che mai hanno abbandonato il potere. il governo Morsi aveva ministri della difesa , degli interni , degli esteri, vicini ai militari.

  • clausneghe

    Il giornale finanziario americano culla beati sogni..
    Non si ergerà nessun Pinocchietto, ma tanti, tantissimi tagliagole che faranno precipitare l’Egitto ad agonizzare accanto alla dannata Siria.
    I mestatori hanno gioco facile, più di tre quarti della loro Agenda è ormai realizzato. Dove non arriva l’odio settario ci pensano LORO a rinfocolarlo,con cecchini a noleggio ben appostati sui tetti o confusi e mascherati nelle folle turbolente. Vogliono incendiare tutto o quasi il medio Oriente, in modo da riforgiarlo secondo i LORO desideri.

  • cardisem

    Mah!
    Cosa devo credere secondo questa analisi? Che i Fratelli Musulmani siano i “progressisti” della situazione?

    Non mi convince l’analogia con gli anni Cinquanta. Allora c’erano ancora gli scampoli del colonialismo inglese e francese. Oggi è Us-rael che tiene le fila dietro tutto quel che succede.

    Il mio giudizio sui Fratelli Musulmani e su Morsi è stato fortemento condizionato dalla loro posizione contro la Siria di Assad. Mi sono parsi pupazzi di Us-rael. E dunque vedo una svolta progressiva nell’abbattimento di Morsi, ma non ho idea di quale sarà la piega ulteriore degli eventi.

  • cardisem

    Convengo sul fatto che qualcuno dall’esterno vuole fomentare la guerra civile permanente, al solo scopo di annullare politicamente l’Egitto, non importa da chi governato.

  • Jor-el

    Eh, sì…

  • Georgios

    Analisi molto dettagliata in relazione al mosaico politico, religioso e di interessi internazionali dell’area mediorientale, ma molto sistemica perché non tiene conto del fattore laico della primavera araba. Anzi, parla di primavera araba in un modo astratto e uniforme.
    Cosa ha preceduto il golpe dei militari? E’ stato un colpo di stato “abituale” o ha goduto dell’appoggio di chi era sceso in piazza a protestare contro le politiche di Morsi?
    Perché Morsi viene identificato con la primavera araba in Egitto o in generale, se i laici della primavera araba di quel paese lo accusano di averla tradita imponendo una sterzata fondamentalista rispetto alla laicità e alla tolleranza religiosa che caratterizzava fino ad allora l’Egitto?
    Come si può accettare la politica di Morsi verso Assad nel momento proprio che interessi oscuri e identificabili con la svolta imposta violentemente in Libia e la sua distruzione come paese padrone delle proprie risorse (sempre nel nome della “primavera araba”) cercano di ripetere l’esperimento in Siria?
    Come e’ possibile identificare Morsi con la primavera araba egiziana capace addirittura di contribuire alla sua “graduale distribuzione in tutta l’area del Golfo”, dal momento che nella sua dura politica verso Assad c’era la speranza “che dall’Arabia Saudita arrivassero gli aiuti finanziari”? L’Arabia Saudita che in questo preciso momento finanzia il caos e la guerra civile in Egitto? L’Arabia Saudita che e’ lo sponsor quasi ufficiale del terrorismo internazionale?
    Un’analisi forse utile per diplomatici e politici geo-strategici che capiscono la realtà in termini di “mercati” e di Pinochet.

  • marcopa

    OGGI GIORNATA DELLA COLLERA—-Attenzione alle notizie, sparare su chi manifesta mai è giustificato—ma attenti alle notizie, a quelle false e a quelle deformate o esagerate.——Oggi già attaccato un commissariato, quindi protesta non più pacifica, o non solo pacifica—–morti anche alcuni militari, un quarantina, pare, nel giorno della strage dei 600, almeno uno oggi—–Qualcuno soffierà sul fuoco, e quando i Fratelli avranno la solidarietà di Qatar e Erdogan non l’ avranno da chi tollera manifestazioni pacifiche di opposizione ma da chi in casa sua non ama che il dissenso manifesti.——–Ripeto questo non toglie che sparare su manifestanti sia un crimine, ma attenti alle manipolazioni.

  • Aironeblu

    Da Aurorasito, mi pare in assoluto la migliore analisi sul tentativo di balcanizzazione dell’Egitto da parte dei maiali atlantici, per mettere le mani sul Canale di Suez.

    Il 14 agosto 2013, il presidente ad interim egiziano Adly Mansur ha dichiarato un mese di stato di emergenza. Violenti scontri tra manifestanti dei Fratelli musulmani e polizia e militari egiziani sono scoppiati dopo che il ministero degli interni ha risposto ai tentativi di suscitare la guerra civile incitando violenze settarie, e dopo che dirigenti dei Fratelli musulmani hanno tentato di far assaltare le stazioni della polizia. Il governo ad interim ha risposto avvertendo i manifestanti di lasciare pacificamente il Campus dell’Università di Cairo, Nahda Square e la zona nei pressi della moschea di Cairo Rabba al-Adawia, prima di reprimere i manifestanti che si rifiutavano di andarsene. Testimoni oculari riferiscono di decine di morti e feriti, mentre manifestanti, polizia, militari e cecchini si scontravano. Analisti avvertono, da mesi, che l’Egitto è oggetto delle mire sovversive dei Paesi occidentali e dei loro alleati regionali. Lo stato di emergenza di un mese è stato dichiarato, e forse potrebbe essere l’ultima occasione per l’Egitto di evitare la sovversione e la balcanizzazione volute dalla NATO.
    Decine di morti e feriti nella repressione dei manifestanti dei Fratelli musulmani a Cairo
    Il 14 agosto decine di persone sono state uccise quando la polizia e i militari egiziani hanno iniziato a sgomberare gli accampamenti dei Fratelli musulmani in piazza Nahda e nella zona della moschea di Cairo Rabba al-Adawia. Il ministero della Sanità egiziano informa che 60 sono gli uccisi e più di 800 i feriti negli scontri del 14 agosto. I Fratelli musulmani hanno prima sostenuto che i morti fossero 600, riducendone il numero a 200 in seguito. Il numero di persone uccise in realtà è, a giudicare dai testimoni oculari che hanno contattato Nsnbc International, suscettibile di essere vicino al numero ufficiale di 60. Mentre gli scontri continuano, tuttavia, il numero di morti e feriti potrebbe salire oggi, durante la notte e nei prossimi giorni. Secondo le ultime notizie, proteste e scontri sono esplosi in altre città di tutto l’Egitto. Testimoni oculari riferiscono di cecchini e del coinvolgimento di “una mano straniera”. Gli scontri al Cairo del 14 agosto sono esplosi quando le forze di sicurezza hanno utilizzato bulldozer blindati per rimuovere i campi che i manifestanti pro-Mursi dei Fratelli musulmani hanno eretto e gestito da inizio luglio, dopo che il presidente egiziano Muhammad Mursi è stato rovesciato da un incruento e popolare colpo di Stato militare guidato dal capo di Stato Maggiore dell’Egitto, Abdel Fatah al-Sisi, il 3 luglio 2013.
    Secondo i membri dei Fratelli musulmani, i militari hanno usato proiettili veri contro i manifestanti. Il governo ad interim e i militari respingono le accuse. Nsnbc International ha sentito quattro testimoni oculari indipendenti, che hanno dichiarato che dei cecchini hanno aperto il fuoco sui manifestanti, sostanziando i sospetti che potenze straniere siano coinvolte tramite organizzazioni terroristiche e squadroni della morte, per provocare violenze tra i manifestanti pro-Mursi e i sostenitori del governo provvisorio e della cacciata di Muhammad Mursi. La repressione segue i tentativi di suscitare violenze settarie ed intercetta i piani per attaccare le stazioni della polizia. La decisione di por termine alla protesta di oltre un mese dei sit-in, avviene dopo che elementi militanti hanno aumentato gli sforzi per creare violenze settarie e politiche, e dopo aver intercettato le comunicazioni tra i leader della Fratellanza musulmana, che rivelavano i piani per attaccare le stazioni della polizia.
    Ondata di violenze settarie
    Due settimane fa, l’Egitto ha visto un improvviso aumento dei tentativi di suscitare violenze settarie e politiche. Episodi di violenze e tentativi di fomentare conflitti settari sono stati particolarmente intensi nel Sinai. Soprattutto le provocazioni contro la minoranza cristiana in Egitto sono aumentate. Il 9 agosto, Nsnbc International ha riportato di un raduno di manifestanti pro-Mursi a Cairo, dove hanno lasciato graffiti provocatori sui muri e le porte delle chiese e delle cattedrali cristiane. I leader dei Fratelli musulmani hanno tentato di porre la minoranza cristiana egiziana “tra coloro che sono dietro il complotto per cacciare Muhammed Mursi“. Tentando di sostenere le accuse, sottolineano che il leader della Chiesa cristiana era apparso insieme a Abdel Fatah al-Sisi, Adly Mansur e altri dirigenti egiziani il 4 luglio, dopo la cacciata di Mursi del 3 luglio, chiedendo ai sostenitori di Mursi e ai 14 milioni di manifestanti che chiedevano a Mursi di dimettersi o di negoziare con l’opposizione per fermare le proteste, di astenersi dalle violenze e di far tornare il Paese alla normalità. Dall’inizio dell’agosto 2013, i cristiani in Egitto sono stati oggetto di continui attacchi da parte degli islamisti. Le violenze più intense contro la minoranza cristiana riguardavano le province del Nord Sinai, Assuit e Sohag, dove numerose persone sono state uccise e case di famiglie cristiane sono state bruciate dagli islamisti. La posizione di queste province è coerente con i presunti piani per creare una situazione di emergenza nel Sinai.
    Intercettati i piani per attaccare le stazioni della polizia
    L’esercito egiziano e il governo provvisorio non solo giustificano il giro di vite sui manifestanti facendo riferimento all’aumento delle violenze e dei tentativi di suscitare violenze settarie e la guerra civile. Il ministero degli Interni egiziano ha dichiarato che i suoi funzionari hanno intercettato telefonate di esponenti dei Fratelli musulmani e dei loro sostenitori, in cui i leader della Fratellanza incaricavano i loro sostenitori di prepararsi ad attaccare le stazioni di polizia. Il sito del ministero degli Interni afferma che l’intercettazione ha permesso ai servizi di sicurezza del Paese di sventare gli attacchi. Sospesi i treni e arrestati gli esponenti di primo piano dei Fratelli musulmani. Durante un’apparizione alla TV CBC, un alto funzionario del ministero degli Interni, il generale Abdel Fatah Othman, ha dichiarato che diversi esponenti dei Fratelli Musulmani d’Egitto sono stati arrestati. Othman ha detto che era ancora troppo presto annunciarne pubblicamente i nomi. Il governo ad interim ha bloccato tutti i treni in tutto il Paese durante la repressione, per impedire all’opposizione di raggiungere le principali città del Paese, aggravando così la situazione.
    Importanti leader religiosi fanno appello a tutti gli egiziani di dar prova di moderazione. Ahmad al-Tayeb, il grande imam di al-Azhar, e altri leader religiosi di spicco si sono rivolti al popolo d’Egitto in una trasmissione televisiva in diretta. Gli alti prelati hanno fatto appello a tutti gli egiziani di dar prova di moderazione nel conflitto in corso tra il governo ad interim e i sostenitori del deposto presidente Muhammad Mursi. Ahmad al-Tayeb ha appoggiato la cacciata di Muhammad Mursi il 3 luglio.
    Un mese di stato d’emergenza per affrontare la sovversione appoggiata dall’estero
    Nel primo pomeriggio del 14 agosto, il presidente del governo ad interim Adly Mansur ha dichiarato un mese di stato di emergenza in Egitto. Lo stato di emergenza dovrebbe responsabilizzare il governo in modo da creare una situazione in cui torni la calma e che i negoziati tra tutte le parti politiche possano essere avviate, creando le basi per por fine al periodo transitorio e restituire al Paese un governo eletto appena possibile. Il governo egiziano, e in effetti anche il suo popolo, però non affrontano semplicemente la sfida di trovare una soluzione a problemi apparentemente interni. Gli analisti per mesi hanno avvertito che l’Egitto è nel mirino della sovversione di potenze straniere. La settimana scorsa, anche i leader politici dei Paesi regionali, tra cui la Siria e l’Iran, hanno avvertito che l’Egitto è nel mirino di potenze straniere, nel tentativo di suscitare una guerra civile. Il 9 agosto, il capo di Stato iraniano, l’Ayatollah Khamenei, ha messo in guardia i popoli dei Paesi della regione e soprattutto dell’Iraq e dell’Egitto, di essere vigili contro i tentativi di provocare una guerra civile nel loro Paese.
    Gli elementi principali dei tentativi di suscitare la sovversione in Egitto. Le ex-potenze coloniali e il tentativo della NATO di riaffermare il dominio sulla penisola del Sinai e il Canale di Suez
    Con la scoperta dei più grandi giacimenti di gas conosciuti del mondo, nel Golfo Persico, condivisi tra il Qatar e l’Iran dal 2007, e i risultati di una nuova indagine che dimostra che le riserve di gas nel Mediterraneo orientale contengono il 70% in più gas di quanto stimato dalle indagini precedenti, le potenze occidentali come Stati Uniti, Regno Unito e Francia, e i dirigenti dei governi di Turchia, Qatar e Arabia Saudita, hanno iniziato ad attuare i piani per riconformare il Medio Oriente per mezzo di due strategie. L’insediamento di un governo dei Fratelli musulmani controllato da Qatar e occidentali, laddove  possibile, come in Egitto, e la sovversione dove è impossibile operare un “cambio di regime” per mezzo della “primavera araba”, come ad esempio in Siria. Dopo il successo iniziale nell’insediare il governo dei Fratelli musulmani sotto la presidenza di Muhammad Mursi, l’Egitto è stato inizialmente risparmiato da una protratta guerra a bassa intensità, come in Siria. La balcanizzazione dell’Egitto però, fa comunque parte di un piano globale per un nuovo Medio Oriente. Gli elementi di questo piano sono, secondo molti analisti, l’annessione permanente di oltre il 90% della Palestina, la Cisgiordania, da parte d’Israele e l’istituzione di uno Stato palestinese a Gaza governato da Hamas/Fratelli musulmani. Tale Stato palestinese nella Striscia di Gaza sarebbe del tutto dipendente dall’Egitto. Parte dell’attuazione del piano è stata, tra l’altro, la dichiarazione di Hamas di Gaza quale “zona liberata”. Un altro elemento della preparazione del piano riguardo l’Egitto, nell’ambito del nuovo Medio Oriente, è l’istituzione di una zona di libero scambio nel Sinai. Il progetto era fortemente sostenuto da Qatar (Regno Unito), Hamas e Muhammad Mursi. L’accordo sulla zona di libero scambio e relativi accordi avrebbe anche dato al Qatar (Regno Unito) una notevole influenza sul canale di Suez, portando nel 2012 molti egiziani ad esprimere gravi preoccupazioni e accusando Muhammad Mursi di aver “venduto il Canale di Suez a una potenza straniera“.
    Per garantirsi che un governo filo-occidentale rimanesse allineato a Stati Uniti, Regno Unito e Francia durante la ricolonizzazione occulta dell’Egitto, il governo Mursi si sarebbe dotato di poteri che ne garantissero la permanenza al potere in modo incontrastato. Quindi, la sospensione della Camera bassa del Parlamento, la sospensione della Corte costituzionale e giudiziaria e le successive modifiche della Costituzione e della legge elettorale, da parte dell’amministrazione Mursi, avrebbero garantito la quasi impossibilità, per i partiti non islamici, anche solo di registrarsi per le prossime elezioni. Questo piano è fallito. E’ fallito quando più di 14 milioni di egiziani sono scesi in piazza il 2 luglio 2013 e, quando il capo di Stato Maggiore dell’Egitto, Abdel Fatah al-Sisi, ha estromesso Muhammad Mursi il 3 luglio e insediato Adly Mansur quale presidente ad interim.
    Dopo che il colpo di Stato per mezzo dell’abuso delle istituzioni democratiche è fallito, l’Egitto era maturo per il modello siriano
    Dato che il tentativo della NATO di garantirsi il controllo del Sinai per via occulta e la repressione delle istituzioni democratiche in Egitto non sono riuscite, l’Egitto era ormai maturo per essere oggetto della variante siriana “della soluzione totale della NATO per il Medio Oriente”. E’ importante notare che l’uso del termine NATO in questo contesto, non implica necessariamente che siano utilizzate le strutture politiche e di comando normali dell’alleanza. Piuttosto, Stati membri della NATO, soprattutto gli USA (Israele), Regno Unito e  Francia tentano di creare una situazione di crisi in Egitto, tale da giustificare l’intervento militare con il pretesto della “responsabilità di proteggere” o di costrutti analoghi. Vale la pena ricordare che i capi della NATO Ivo H. Daalder e James G. Stavridis hanno definito la Libia “Un momento di insegnamento e modello per futuri interventi“. Una chiara indicazione del piano di sovversione dell’Egitto per mezzo di squadroni della morte, incitando alle violenze settarie e diffondendo nel Paese mercenari sotto le bandiere di al-Qaida, è l’invio di Robert Ford in Egitto come ambasciatore degli Stati Uniti. Il nome dell’ambasciatore Robert Ford è sinonimo di squadroni della morte,  crisi fabbricate e di morte della tradizionale politica estera dagli USA, che va da El Salvador all’Iraq e alla Siria.
    Il mese dello stato di emergenza, è l’ultima occasione per sventare la sovversione della NATO in Egitto
    La dichiarazione dello stato di emergenza per un mese da parte del presidente ad interim Adly Mansour, il 14 agosto 2013, può senza dubbio essere considerato come l’ultima possibilità di salvare lo Stato nazione egiziano dalla sovversione e dalla balcanizzazione. L’alternativa alla sconfitta del tentativo straniero di sovvertire l’Egitto sarebbe un califfato islamico dominato da Qatar/Israele nella “zona di libero scambio del Sinai”, con un micro-Stato palestinese governato da Hamas nella Striscia di Gaza quale appendice. La NATO o truppe sotto la bandiera delle Nazioni Unite, ma comandate della NATO, occuperebbero il canale di Suez. Il restante Egitto sprofonderebbe in uno Stato di guerra civile settario per il prossimo decennio. Per quanto tragica sia la morte dei manifestanti pro-Mursi oggi; per quanto tragica sia la morte dei poliziotti e dei soldati uccisi il 14 agosto; per quanto tragica sia la morte di altri manifestanti e forze di sicurezza nel caso in cui gli scontri di oggi si  sviluppassero grazie al forte supporto esterno, l’alternativa, ovvero la sovversione dell’Egitto, avrebbe conseguenze ben più tragiche per tutti i popoli dell’Egitto e di tutti i Paesi.

    http://aurorasito.wordpress.com/2013/08/15/stato-di-emergenza-in-egitto-per-sventare-la-sovversione-della-nato/

  • Aironeblu
  • Blackrose4400

    Seguo tantissimo aurora, ma devo dire che in questo articolo mi trovo in disaccordo con le conclusioni tratte. Perché l’ autore definisce il Gen. Sisi l’ ultimo baluardo contro la balcanizzazione dell’ Egitto da parte dell’ occidente. Ora credo che la situazione sia più complessa. La biografia di Sisi parla chiaro: è stato addestrato nelle accademie militari americane ed inglesi, ed ha ricevuto finanziamenti dal pentagono, a quanto dicono. In questi giorni si vede spesso Obama che parla di imminente rottura della collaborazione con l’ esercito egiziano a causa dell’ esagerata violenza contro i manifestanti, ammettendo quindi che una collaborazione c’è. Considerando che gli americani hanno volutamente destabilizzato il nord maghreb ed il medio oriente con le primavere arabe per cercare di tamponare l’ entrata dei russi e dei cinesi, non mi riesce difficile poter pensare che in Egitto hanno favorito la Fratellanza e poi l’ esercito, tentando il colpaccio del ’54, quando allora al posto di Sisi c’ era Nasser. Ma credo che questa volta la situazione gli sia sfuggita di mano. Io penso che Sisi abbia tradito a causa dell’ enorme perdita di potere, rispetto al ’54 per esempio, degli Stati Uniti nella zona, ed abbia abbracciato la causa russa. Quindi è vero che Sisi è un baluardo, ma non contro la balcanizzazione, bensì contro l’ occidente. E la morale rimane comunque la stessa: cambiano i belini, ma i culi son sempre gli stessi.

  • lucamartinelli

    quello che scrive il Wall Street è semplicemente criminale…….

  • ebertuol

    Pinochet…quel servitore di satana non serve a nessuno essere umano di buona fede. Assassino saguinario, senza morale o etica. Nel giorno della sua morte la gente usci per la strada a festeggiare, dapertutto il mondo. CANAGLIA!!!

  • Aironeblu

    Tutto corretto, ma per “balcanizzazione” si intende ufficialmente “una situazione interna instabile e condizionata da continue disgregazioni e problemi che causano la frammentazione dello Stato in più regioni o statuti autonomi” (da Wikipedia), non abbracciare la causa russa o occidentale.

    Diciamo che Sisi, come Saddam, magari ha deciso di occuparsi del suo paese invece che degli interessi atlantici.

  • siletti86

    L’Egitto ha bisogno di un Pinochet?! Ma allora perché non tenersi Mubarak? Oramai l’occidente ed i suoi “accoliti finanziari” di Wall Street e della City fanno solo ridere… amaramente.

  • wheaton

    Infatti non capisco come la gente possa vedere la mano sionista dietro questo evidente e veemente tentativo di riconquista della sovranità. E poi nessuno calcola l’intervento dell’Arabia Saudita? L’esercito egiziano ormai non dipende più economicamente dagli USA:

    http://aurorasito.wordpress.com/2013/07/19/rottura-senza-precedenti-tra-sauditi-e-washington-sullegitto/