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VIOLENZA E CAOS IN YEMEN MADE IN USA

DI STEPHEN LENDMAN

counterpunch.org

La situazione in Yemen è il derivato di ciò che succede quando si seguono gli illeciti interventi degli USA.

Obama ha condotto una guerra di droni in Yemen durante tutto il suo mandato – uccidendo indiscriminatamente centinaia di vittime, la maggior parte civili.

Proprio come in Afghanistan, Iraq, Siria, Libia e Palestina, inYemen il calderone di violenza e instabilità minaccia di andare completamente fuori controllo.

A gennaio, le forze di Huthi hanno rovesciato il regime di Ab-Rabbu Mansour Hadi sostenuto dagli USA. Queste forze hanno preso il palazzo presidenziale.

Hanno esteso il loro contro su altre zone del paese. L’anno scorso, Obama aveva sbandierato ridicolosamente lo Yemen come una storia di successo.

Per dirla secondo la strategia degli USA “per tenere fuori i terroristi che ci minacciano, mentre supportiamo altri alleati in prima linea, uno dei più grandi successi raggiunti sono in Yemen e in Somalia.

La strategia interventista statunitense ha creato violenza, instabilità e caos in entrambi i paesi – esattamente come Washington interviene illegalmente da altre parti.

Gli Huthi controllano la capitale Sanaa, Taiz (la terza più grande città dello Yemene), e altre aree e stanno quasi per prendere Aden.

A febbraio, Hadi si è rifugiato là da Sanaa. Dichiarandosi ancora presidente.

Alcuni dossier oggi indicato che lui sia fuggito dal paese dopo che le forze di Huthi sono giunte a Aden.

Hanno fatto la base aerea ad al-Annad vicino Lahij – circa 60 chilometri da Aden. Hadi l’ha scelta come capitale temporanea.

Il personale americano era stato fatto evacuare dal paese. Testimoni hanno visto un convoglio dei veicoli presidenziali lasciare la residenza di Hadi su una collina che guarda il Mar Arabico.

Altri dicono che lui sia scappato su una barca appena le forze di Houthis hanno avanzato. AP ha detto che il presidente avrebbe lasciato il paese attraverso degli aiuti alle 15.30 circa, ora locale, di mercoledì – su due imbarcazione sotto stretta sorveglianza.

La sua destinazione non è data. C’era in programma un vertice dei paesi arabi questo fine settimana in Egitto.

AP ha dichiarato che gli Huthi “stanno per chiudersi in Aden…la caduta della città è imminente” questo a mezzogiorno di mercoledì.

Lo Yemen si dirige verso l’esplosione in una brutta guerra civile. Coinvolgendo i combattenti dello Stato Islamico per buona parte – fiancheggiatori degli USA che solitamente aiutano Washington a riprendere il controllo.

Se le cose diventassero come in Afganistan, Iraq, Libia e Siria, potrebbero susseguirsi anni di combattimenti dopo quello che già è successo.

Hadi ha chiesto ai funzionari delle Nazioni Unite di autorizzare un intervento militare straniero.

Il ministro degli esteri saudita Saud Al Faisal ha avvisato che Riyadh potrebbe prendere “misure necessarie” se gli Huthi non risolveranno la questione pacificamente – senza ulteriori sviluppi. Sotto i dettagli.

Gli stati del Golfo alleati con Hadi hanno evacuato i loro funzionari diplomatici da Aden. Precedentemente li avevano rilocati là per andarsene da Sanaa.

Gli Huthi hanno occupato la capitale dello Yemen lo scorso agosto. Arrivando al palazzo presidenziale in gennaio, hanno forzato le dimissioni di Hadi.

Il cugino del leader degli Huthi Abdel Malik al Huthi, Mohammed Ali al Huthi è stato dichiarato presidente.

Hadi è stato messo agli arresti domiciliari. È scappato a Aden, ha organizzato delle truppe di sostegno militare e adesso sono apparentemente fuggiti dallo Yemen insieme.

Il Supremo comitato rivoluzionario degli Huthi ha richiamato le forze dell’ordine e i civili a combattere contro quelli che chiama “i terroristi in tutta la nazione”.

Obama si assume la piena responsabilità per il caos in Yemen. Ciò è dovuto alla guerra dei droni seguita dopo il suo attacco missilistico al vilaggio di Majan nel dicembre del 2009.

Così uccidendo dozzine di civili, donne e bambini inclusi.

Un consigliere dell’ONU in Yemen, Jamal Benomar ha parlato di emergenza in una sessione del Consiglio di Sicurezza sullo Yemen, attraverso una video conferenza.

Le cose si stanno dirigendo verso una “rapida spirale negativa”, ha così riferito.

“Le reazioni stanno diventando estreme e, a meno che la soluzione non sia trovata, il paese piomberà in ulteriori scontri di violenza”.

“Gli eventi in Yemen stanno portando il paese fuori dalla configurazione politica e sulla soglia di una guerra civile”.

Le condizioni di crisi umanitarie infliggono oltre il 60% della popolazione. Alcune fonti dell’ONU chiamano lo Yemen “ un mosaico di feudi bollente”.

Il 20 marzo, alcuni kamikaze colpiscono le moschee di Sanaa durante le preghiere del venerdì – uccidendo almeno 126 persone, ferendone altrettanti.

Lo Yemen diventa ogni giorno più violento e caotico. Un insensato Consiglio di sicurezza ha dichiarato:
“la soluzione della situazione in Yemen è attraverso un pacifico, inclusivo e ordinato processo di transizione della guida politica yemenita che trovi il consenso delle legittime aspirazione e domande del popolo yemenita per un cambiamento verso la pace e una sensata riforma politica, economica e sociale.”

La violenza continua senza sosta. La scorsa settimana, i sauditi e gli altri stati del Golfo hanno dichiarato di sostenere il regime di Hadi.

Hanno annunciato la loro volontà di usare “ogni sforzo” per difenderlo.

L’Arabia Saudita ha schierato armi pesanti lungo il confine con lo Yemen. Un confine poroso di 1800 chilometri separa le due nazioni.

Le condizioni restano caotiche. Gli Huthi mirano ad Aden. Reuters dice che il ministro della difesa di Hadi è stato arrestato.

Fino ad oggi, i sauditi non hanno attraversato il confine. I missili aerei potrebbero essere pianificati – forse insieme a quelli di Washington.

Hadi vuole l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza per l’intervento – per garantire immediato supporto alle legittime autorità con tutti i mezzi e misure per proteggere lo Yemen e fermare l’aggressione degli Huthi” ha detto.

I militari yemeniti si sono nominati come Supremo Comitato per la preservazione delle forze armate e la sicurezza rigettando ogni intervento dall’estero, dichiarando:

“Esprimiamo il nostro totale e assoluto dissenso su ogni tipo di interferenza esterna negli affari yemeniti sotto ogni pretesto, forma e da qualsiasi posizione politica venga”.

“Tutti i membri delle forze armate e dell’ordine e tutti i figli del fiero popolo dello Yemen in tutti i suoi componenti si confronterà con la sua forza e il suo eroismo contro ogni tentativo di dissacrare il puro suolo della nostra patria, la sua indipendenza o la sua sovranità o minacciare la sua unità e integrità territoriale”.

Lo scorso mese, il capo degli Huthi Abdel Malik al Huthi ha accusato l’Arabia Saudita di voler dividere lo Yemen in due lungo la linea delle minoranze interne, dicendo:
“la nostra più anziana sorella, il Regno Saudita, non rispetta gli Yemeniti e vuole imporre qui in Yemen la stessa sequenza di eventi e divisioni che sono accaduti in Libia”.

Se le forze saudite intendono attaccare lo Yemen, questo resta da vedere. Cosa Obama abbia in mente non importa.

Lui è sprofondato nei conflitti e nel caos in molte parti di questa regione. Forse potrà peggiorare il tutto con un bell’intervento in Yemen.

Stephen Lendman

Fonte: www.counterpunch.org

Link: http://www.counterpunch.org/2015/03/26/violence-and-chaos-in-yemen/

26.03.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ALRSSANDRO GAUTIER

Pubblicato da Davide

  • Tao

    L’apertura di un nuovo fronte, quello yemenita, nel vicino Oriente, mette a nudo tutto il viluppo di contraddizioni create da una politica dissennata. Appare con evidenza l’imbarazzo di Obama e della sua Amministrazione davanti a un conflitto che vede come veri antagonisti Arabia Saudita e Iran, rispettivamente alla testa dello schieramento sunnita e di quello sciita.

    Ogni Presidente ambisce a lasciare una traccia nella storia. Obama sta vantando nella sua politica interna l’uscita dalla crisi drammatica apertasi nel 2008 e l’inizio della ripresa economica. Il fatto che sia una ripresa fragile e drogata non gli impedisce di attribuirsene il merito e di spacciarla come una svolta profonda e duratura. Gli manca un grande successo nella politica estera, quella che più si imprime nella memoria storica. Un successo che giustifichi il premio Nobel attribuitogli sulla fiducia.

    Il suo obiettivo era legare il nome della sua presidenza a un accordo di pace fra Israele e i palestinesi. L’intransigenza di Netanyahu ha frustrato questo disegno, il che fa comprendere il motivo dei rapporti personali tesi fra i due. Allora Obama ha ripiegato su quella che sarebbe stata un’altra svolta storica, la riconciliazione fra USA e Iran. La guerra nello Yemen rende più difficile anche il conseguimento di questo obiettivo.

    Obama non vorrebbe pregiudicare il possibile accordo con l’Iran sul nucleare, accordo strumentale che dovrebbe aprire la strada a un’intesa più ampia rivolta ad allentare i legami che l’Iran ha con Russia e Siria, ma nel contempo non può rompere con l’Arabia Saudita, alleato preziosissimo e insostituibile in quello scacchiere decisivo per gli equilibri internazionali e per le sorti del mondo. Lo schieramento sunnita anti sciita e quindi anti iraniano comprende tutte le pedine che gli USA utilizzano da decenni: Egitto, che deve schierarsi con l’Arabia Saudita perché sono i suoi petrodollari che lo tengono in piedi, Giordania, Qatar, Emirati, la stessa Turchia, più defilata ma comunque solidale con la causa sunnita e membro della NATO.

    D’altra parte un impegno militare diretto americano accanto ai sunniti comprometterebbe ogni dialogo con l’Iran. I pasticci combinati dalle ripetute aggressioni imperialiste si manifestano nel posizionamento del governo iracheno. Essendo fortemente connotato dalla preponderanza sciita, che non può rinunciare agli ottimi rapporti con l’Iran, necessari anche per impedire che il Califfato giunga fino a Baghdad, quel governo, che pure fu insediato dagli americani, non può schierarsi col fronte sunnita.

    Un’altra conseguenza probabile dello scontro fra sauditi e iraniani in Yemen è l’allentamento della morsa sul Califfato. I guerrieri dello Stato Islamico sono i più feroci nemici dello sciitismo, quindi possono fare comodo allo schieramento sunnita. Inoltre l’impegno delle forze aeree arabe sul fronte yemenita sottrae un supporto ai bombardamenti, del resto tutt’altro che intensi, che USA e alleati occidentali effettuano contro le basi dello Stato Islamico.

    Non è inoltre da trascurare l’ipotesi che una guerra prolungata nell’area del Golfo faccia di nuovo schizzare in alto il prezzo del petrolio, vanificando la manovra che americani e sauditi hanno presumibilmente concordato per farne crollare il prezzo e mettere in ginocchio la Russia.

    Infine si allontana l’obiettivo di allentare i legami fra Iran e Russia. Anzi, l’immediata presa di posizione a favore dell’Iran da parte del governo russo, consolida un’alleanza di fatto. Fra Russia, Iran, Siria ed Hezbollah libanesi si rinsalda una comunità di intenti e di solidarietà operativa, mentre l’altro schieramento è attraversato da continui sbandamenti.

    Si evidenzia così come la strategia di seminare il caos attraverso una serie di devastanti aggressioni abbia imprigionato la diplomazia americana in una ragnatela in cui ogni movimento in qualsivoglia direzione non fa altro che invischiarla più saldamente nella rete.

    C’è un solo attore che continua a trarre giovamento dalla strategia del caos, un attore che ha operato con intelligenza strategica e coerenza, assistendo compiaciuto alla disintegrazione degli Stati confinanti e non mostrando la minima preoccupazione per l’espansione dello Stato Islamico e dei suoi tagliagole: Israele. Tuttavia il caos è per definizione ingestibile. Dal caos può scaturire qualunque cosa, anche la più imprevedibile. Di questo dovrebbero tener conto anche a Gerusalemme, dove tramano cervelli più informati sulle dinamiche di quell’area e più lungimiranti di quelli che gravitano attorno allo sprovveduto Obama.

    Luciano Fuschini

    Fonte: http://www.ilribelle.com

    Link [www.ilribelle.com]

    31.03.2015

     

  • Servus

    Come da post che ho inviato ieri dal titolo "La Compagnia degli Assassini" gli USA non si smentiscono.

  • cardisem

    «…in Afganistan, Iraq, Libia e Siria…».

    Vorrei quasi essere un arabo o un islamico, non dico per guidare la “riscossa araba”, ma per rappresentare il punto di vista dell’unità e della (vera) liberazione araba, abbattendo tutti i governi fantoccio (e gli stati fantoccio) insiediati da un secolo a questa parte…
    Come “italiano”, perfino “europeo”, non ritengo di avere nessun controinteresse alla formazione di un popolo arabo, di 300 milioni di abitanti, con una sola lingua, una sola religione, con la piena sovranità sulle sue risorse… Mattei aveva preso la strada giusta… Lo hanno ammazzato… Nessuno ha pagato per questo…