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VENETO: 2,1 MILIONI PER L'INDIPENDENZA

DI GZ
cobraf.com

Anche la ragazza che ha letto i risultati è bella (questa Anna Durigon, è la studentessa di architettura che un anno fa ha fatto lo sciopero della fame per spingere il governatore Zaia a convocare il referendum indipendentista… “La Repubblica del Leone: Intervista ad Anna Durigon di Indipendenza Veneta”, se leggi l’intervista vedi che questa ha le idee molto chiare, è determinata ed è intelligente e preparata…)

A sorpresa è successo qualcosa di bello, di genuino e di reale. Nel silenzio quasi totale dei media, senza veri soldi perchè si sono autofinanziati e nessuno dei promotori sembra ricco, tramite il lavoro volontario dal basso di gente che aveva un idea in comune, sono riusciti a far votare metà dei veneti al referendum per l’indipendenza.

Questo è un evento che ha un potenziale ora di crescere ancora e produrre risultati perchè è basato sulla cosa più reale che esista, il senso di appartenenza collettivo basato sull’identità culturale ed etnica. Una volta esisteva anche il senso di appartenenza collettivo basato sull’identità di classe o categoria sociale, i braccianti, gli operai, i lavoratori in opposizione ai padroni in genere del socialismo (o anche gli ex-combattenti o piccoli proprietari del fascismo, o i quadri della famosa marcia di Torino…).

Oggi le categorie sociali sono frantumate e confuse, hai divisioni tra chi è statale e al sicuro e chi è nel privato e colpito dalla crisi, chi è garantito da contratti e chi è precario, chi ha la pensione al 100% dello stipendio e chi ne riceverà il 40%, tra chi ha un lavoro e chi è un autonomo che sta per chiudere e fallire ecc…

Oggi la cosa più reale che ancora può dare un senso di identità rispetto al rullo compressore dell’economia globale è il senso di appartenenza etnica, che va indietro anche di un secolo o due, come dimostrano gli scozzesi che vanno al referendum, i catalani che fanno la catena umana di centinaia di migliaia per segnare il confine dalla Spagna, i fiamminghi verso i valloni, gli slovacchi, sloveni, croato, bosniaci e gli altri dieci popoli dell’est europa dagli estoni ai bielorussi a persino gli ukraini dell’este e gli ukraini dell’ovest. Gli architetti dell’Unione Europea non hanno forse fatto bene i conti: il sistema della UE in realtà favorisce le spinte a separarsi e rendersi indipendenti dei popoli che erano indipendenti prima dell’ondata nazionalista della seconda metà dell’800, perchè SE TI SEPARI ORA IN EUROPA NON SEI ISOLATO, ESCI DAL TUO STATO NAZIONE, MA RESTI ORA NELL’UNIONE EUROPEA. Il contesto sovranazionale della UE da una copertura a ukraini dell’est, catalani, scozzesi, fiamminghi e veneti.

In Italia abbiamo circa 1,400 anni di storia, dall’anno 450 circa d.c. al 1860 in cui non siamo MAI stati un unica nazione e siamo sempre stati divisi in come minimo una decina di stati (ducati, regni, repubbliche, principati…) diversi e spesso in lotta feroce tra loro. Forse lo si dimentica, ma i vari stati e repubbliche dell’Italia si sono sempre alleati con gente fuori dei confini, francesi, germani, bizantini, austriaci, inglesi… per per combattersi e imporsi, Monti, Letta e Renzi che si appoggiano a poteri esteri per stare a galle seguono una tradizione millenaria. I disastri maggiori i vari stati italiani li hanno quasi sempre avuti a causa delle rivalità con gli stati vicini. Tuttavvia abbiamo una lingua in comune, una cucina ora in comune e tante altre cose nell’arte e nel costume che ci differenziano dal resto d’europa.

In tempi di crisi vera, di una crisi che sfugga davvero di mano alle elites e in cui il sistema economica vada a pezzi però non è detto che siano sufficienti.

In Italia veneti hanno un maggiore chance di andare avanti e diventare indipendenti, non perchè siano in una situazione economica estrema (vedi tabella sotto, finanziariamente forse lombardi ed emiliani hanno qualcosa in più da guadagnarci), ma perchè per ragioni storiche sono più omogenei tra loro e hanno un senso di appartenenza maggiore. La cosa fondamentale è la lingua e la quantità di tradizioni che sono rimaste diverse: i catalani, i fiamminghi e gli ukraini hanno una lingua loro diversa dallo spagnolo, dal francese e dal russo. Anche se dall’esterno valloni e fiamminghi sembrano uguali, il fatto di parlare lingue diverse fa la differenza. Gli scozzesi parlano inglese, ma grazie al fatto che non c’è quasi stata emigrazione in Scozia in duemila anni, hanno mantenuto una serie impressionante di tradizioni diverse. I veneti hanno ad esempio il fatto che quasi tutti parlano veneto, che non è un dialetto come il bergamasco o il modenerse incomprensibile a chi non lo impari in famiglia, è quasi come l’italiano, ma è diverso (in Emilia o parli l’italiano o parli il dialetto sono due idiomi così diversi che di fatto oggi il 20% della popolazione è in grado di dire due frasi in dialetto, è troppo difficile per cui viene abbandonato). Anche il romano e il napoletano ovviamente hanno questa distinzione di essere facili da parlare e prendere su, ma di essere riconoscibili, ma ovviamente poi c’è tutto il discorso economico e geografico, il Veneto economicamente funzionerebbe senza problemi domattina se fosse separato e confina con Austria e Slovenia che offrono un esempio già pronto da imitare di come uno stato di 6-8 milioni di persone in Europa è la norma.

“Veneto: 2 milioni e 102mila Sì all’indipendenza dall’Italia”


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GZ

Fonte: www.cobraf.com

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22.03.2014

LEGGI ANCHE: INDIPENDENZA VENETO. UNICO MOTIVO: GLI “SCHEI”

Pubblicato da Davide

  • Tao

    Ora il gioco si fa duro.

    Gianluca Busato e l’organizzazione di Plebiscito.eu hanno fatto emergere la volontà popolare dei Veneti di liberarsi dello Stato Italiano, e guardate, io sono d’accordo con Busato la volontà espressa da oltre il 56% (compresi quelli che non hanno votato) dei cittadini Veneti aventi diritto di voto ha fondamento giuridico di per se.

    Quindi no, non si è trattato di un “sondaggio” come si è affrettato ad affermare il leghista Zaia (brucia il sederino immagino)

    Adesso però è necessario capitalizzare e passare ai fatti, non conosco quale sia la strategia di Busato e dei suoi, in cuor mio spero che i Veneti trovino la forza di sfidare davvero le istituzioni italiane e smettano di versare le tasse.

    Mi rendo perfettamente conto che è difficile e pericoloso e saranno necessari, carisma, coordinamento e appoggi di personaggi importanti e ricchi del territorio. Ma le rivoluzioni non sono mai pranzi di Gala.

    Il Veneto ogni anno scuce 70 mld di euro allo Stato Italiano e ne spende 50. Dunque la partita vale 20 mld all’anno, fatti due conti.

    FunnyKing
    Fonte: http://www.rischiocalcolta.it
    22.03.2013

  • yago

    Non credo sia il senso di appartenenza  a spingere verso il separatismo, ma il senso di disappartenenza ad uno stato governato da politici e burocrati incompetenti e da una europa angosciante. Sono due nemici di fronte ai quali ci si sente impotenti ed il separatismo è forse l’unica strada percorribile.

  • Bellerofon

    Con un’armata di "tanko" per le distese del Veneto, arriverete fino a Marte
    😀
    Per i finanziamenti, chiedete a pure a Funnyking, che è scappato in
    Svizzera e sa come fare certe cose :-DDD

  • Georgejefferson

    Si dovrebbe spiegare meglio al "moralmente superiore" trader il primo problema dei veneti,cioe’ l’euro.Quindi la PRIMA VERA CAUSA del calo di domanda.Non i meridionali sporchi e lazzaroni (che non significa SUD bello NORD brutto a prescindere)

    L’EURO ha ammazzato Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda, Italia, e già anche peggiorato Francia. ecc..
    Non il "debito pubblico" "la corruzione" "gli sprechi", 
    Certo hanno anche quelli qualche responsabiltà, ma non sono la causa principale. Noi abbiamo sempre finanziato un Paese con sprechi ecc. Perchè sprecavamo ma facevamo PIL. Ce li mantenevamo gli sprechi ecc… Dovevamo migliorare, questo è un altro discorso.. Dopo L’EURO non abbiamo più fatto PIL.E senza l’Italia l’Euro non si sarebbe nemmeno fatto,data la nostra forza storica competitiva fuori confine.
     Quindi ci siamo indebitati. Ma dove? 
    L’EURO lo ha fatto creando una voragine nei conti con l’estero di ognuno, e nell’indebitamento privato che in parte ne è conseguito, perchè l’EURO ha distrutto anche parte del mercato interno non difeso più da una valuta debole aprendo cioè la strada a import anche da Paesi forti che ora sono diventati competitivi, mentre prima no, i loro prodotti erano cari, essendo in valuta forte, e quindi non penetravano, cioè avevano prezzi troppo alti, e quindi la LIRA difendeva industria anche interna, non solo quella votata a export.
    L’Italia aveva sempre avuto come problema da risolvere una quota maggiore,nei confronti con altri paesi occidentali,di inefficienza, corruzione, disorganizzazione, mancanza di strutture, burocrazia eccessiva, conflittualità ecc… che si tramutavano poi in costi maggiori per un prodotto.
    Però è vero anche che prima se la permetteva questa quota di costi, e proprio grazie alla LIRA. 
    Con l’EURO non più. Ma infrastrutture, regolamentazioni, efficienza burocatica ecc..(quelle chiamate riforme strutturali) sono processi lunghi, contrastati, anche decennali. 
    E qui ci volevano però cose anche più svelte, per compensare il calo di domanda dovuto all’EURO, perchè quello era immediato. 
    E quindi riduzione del costo del lavoro, delle tutele, delle pensioni ecc…Quella che viene chiamata svalutazione interna. O austerity. 
    A sua volta però la compressione dei redditi si tramuta nel calo dei consumi e del PIL e quindi del gettito fiscale, a cui si è fatto fronte aumentando le aliquote fiscali, che però diminuiscono ancor più il reddito disponibile in una spirale negativa continua. 
    Perchè il punto principale è creare ricchezza. E nel caso Italia questa in buona parte derivava da export e da indotto. Sul quale l’Italia in decenni aveva creato una struttura industriale adatta, e non per capriccio.
  • Tao

    Il referendum sull’indipendenza del Veneto – se ne parla un po’ da noi, per nulla in Italia contrariamente al dibattito che è in corso in Spagna e nel Regno Unito per le iniziative analoghe di Catalogna e Scozia (anche se nelle Highlands sarà  un referendum vero) –  porterà ad un “sì” abbastanza scontato. In fondo, anche per chi non è veneto da molte generazioni, è più facile riconoscersi nel leone marciano – segno tangibile di una Repubblica durata mille anni e che ha salvato l’Occidente come noi oggi lo conosciamo dal dominio musulmano – che non in un guazzabuglio di problemi, apparentemente irrisolvibili, come sembra oggi la giovane e fragile Repubblica italiana.

    Tante considerazioni politiche e sociologiche sul disagio dei veneti, ma proviamo a metter giù qualche cifra e vediamo cosa diventerebbe un Veneto indipendente e che peso potrebbe conquistarsi nel mondo.
    Partiamo dal prodotto interno lordo, base di ogni calcolo e valutazione politica.
    Dopo cinque anni di crisi il Pil veneto per abitante si è portato attorno ai 26mila euro pro-capite, vuol dire che ogni anno produciamo e vendiamo beni e servizi per 130 miliardi di euro. Questo se il Veneto fosse solo nella richiesta di indipendenza, se invece aggregasse con se il Friuli Venezia Giulia e la provincia di Trento (Bolzano, a quel punto, immaginiamo chiederebbe di tornare all’Austria) si arriverebbe a 190/200 miliardi di euro, considerando che Friuli e Trentino hanno un Pil per abitante leggermente più alto.

    Questo vorrebbe dire essere cinquantottesimi nella classifica mondiale per Pil; lontanissimi dal G-20 e in “competizione” con la Repubblica Ceca. Saremmo davanti, tutto il Nordest, a Paesi come Romania, Ungheria, Croazia, Slovenia ed a tutte le tigri baltiche.

    Saremmo davanti anche  al Portogallo (che fa di Pil poco più di 160 miliardi di euro) ed alla Grecia  (attorno ai 190 miliardi), ma lontani dall’Austria che viaggia sui 300 miliardi.
    Considerando che i Paesi con Pil rendicontato sono circa 190, possiamo dire che non butterebbe malissimo.                                                                                                                                                                  
    Debito pubblico. Difficile pensare ad un distacco formale da Roma senza accollarci la nostra parte di debito pubblico (siamo sui 2100 miliardi di euro, il 130% circa del pil nazionale). Come calcolarlo? Valutare bene per bene non è cosa semplice, partiamo da un conteggio più facile dividendo il debito per abitante. Ebbene, il Veneto dovrebbe accollarsi170 miliardi; il Nordest poco più di 230.

    Vorrebbe dire che la Repubblica italiana, d’un botto, porterebbe il suo rapporto attorno al 92-93% – un vero affare! –  mentre Veneto e Nordest partirebbero con un debito maggiore del Pil di circa 25 punti.

    Come pagarlo?

    Un piano di ammortamento decennale a colpi di venti miliardi l’anno lo azzererebbe, ma siccome nessuno è obbligato ad andare sotto quota 60% (quello che chiede l’Ue, vorrebbe dire che bisogna rientrare di almeno  93 miliardi, e in dieci anni vuol dire pagare rate mensili da 7/800 milioni di euro, pari appunto a poco più di 9 miliardi l’anno.
    Soltanto il Veneto paga di tasse 72 miliardi, che rientrano come versamenti e pagamenti statali per circa 50. Resterebbe un free-capital nominale di circa 20 miliardi l’anno.
    Vorrebbe dire che i primi dieci, difficili anni, di indipendenza da Roma brucerebbero il 50% del gap attuale fra pagamenti e incassi fra Venezia e Roma.

    Oggi il bilancio regionale viaggia sui 13,5 miliardi (la spesa più grossa è la sanità che ne brucia quasi nove), ma con 72-75 miliardi di ricavi annui di cose se ne farebbero tantine, anche pagando quote annuali importanti del vecchio debito nazionale.
    Attenzione però: Venezia, e immaginiamo sempre con lei Friuli Venezia Giulia e Trento, dovrebbero automaticamente investire nella propria difesa nazionale (costa all’Italia tutta 20 miliardi l’anno, fanno 327 euro a testa l’anno, per il Nordest marciano che di abitanti fa 6.7 milioni vuol dire spendere più di due miliardi), nella sicurezza, ordine pubblico, amministrazione giudiziaria, welfare, diplomazia e via via tutte le cose che uno Stato fa.
    Quanto inciderebbero? Non poco, certamente.
    Quindi del free-capital di cui sopra resterebbe probabilmente poco.
    Resta una grande incognita: come si gestisce la fuoriuscita dall’Italia?                                                                                                                                                                  
    La Commissione europea ha già fatto sapere a Barcellona ed a Edimburgo che se diventano indipendenti vanno automaticamente fuori dall’Unione. Potranno poi però fare una nuova domanda di ammissione che dovrà essere accolta da tutti – tutti – gli altri Stati membri. E quindi basterà il singolo voto di Italia, e/o della Spagna, e/o del Regno Unito per non accogliere i nuovi Stati nell’Unione.

    Ora è vero che fa ridere un’Europa senza Catalogna, Scozia e Triveneto ma dalla Jugoslavia in poi (sino in Crimea) di idiozie fatte in nome del più disparato ultranazionalismo ne abbiamo viste tante, anzi troppe. Fuori dall’Europa vuol dire fine della libera circolazione delle persone e delle merci, dazi che colpirebbero l’export veneto e magari la perdita di buona parte del mercato domestico, ovvero l’Italia.

    Ed è questa, il mercato spagnolo, la leva che gli industriali catalani usano col governo Mas di Barcellona per evitare strappi e rotture: senza il resto della Spagna una Catalogna ora gigante economico potrebbe tornare alla desolazione degli Anni Quaranta. Anche gli industriali stranieri in Catalogna, molti i tedeschi, si son fatti avanti per dire che loro, fuori dalla Ue, non ci vogliono stare e quindi, nel caso, chiuderebbero tutto.
    Allora? Non se ne fa nulla? Ognuno fa le considerazioni che crede. Ma sembrava interessante farci sopra due conti. Così tanto per vedere.

    Beppe Giuliano

    Fonte: http://www.lofficina.org [www.lofficina.org]

    Link: http://www.lofficina.org/post_dett.php?id=532dd0c498968 [www.lofficina.org]

    22.03.2014

  • ascanio

    Non credo sia l’intenzione del Veneto libero quella di ripagare un debito che non esiste. Verrà fatto default e il debito sarà ridpedito a chi l’ha creato dal nulla: le banche. Si ritornerà ad una moneta sovrana emessa da una banca nazionale non privata.Altrimenti che servirebbe l’indipendenza? Portarsi via la porzione di debito?

    Credo che sia stato frainteso il movente della manovra.
  • Georgejefferson

    Quanti risparmiatori veneti hanno sottoscritto titoli italiani?Sono gia stati informati che non verranno ripagati sul debito che "non esiste"?

  • pasquale50

    L’italia era già in crisi prima dell’euro (sono 30 anni che è in crisi , questo maledetto paese)..il problema è che con una moneta non sovrana tutti i difetti della classe politica , amministrativa e del nostro popolo sono diventati evidenti e dei fardelli insopportabili…

    l’unico modo per salvarsi è rieducare tutti gli italiani, dare il senso civico,l ‘appartenenza, i veri valori, l’amore di patria, l’umiltà,la solidarietà
    …la via della salvezza è tutti uniti contro ogni soppruso e contro la germatocrazia..non devono essere sempre gli umili a pagare e a prostrarsi davanti al potente di turno..
    non dovevano fare un referendum per l’indipendenza del veneto, ma per sancire che non si riconoscevano più in questa classe politica e in questo stato.

  • geopardy

    Nell’era del bluf è legittimo chiedersi, quale organo di garanzia avrebbe presieduto e certificato l’autenticità di sì tanti votanti?

  • Georgejefferson

    Dal 1979..per l’esattezza.Cerca il discorso di Napolitano alla camera in quella data,sui rischi del legame troppo stretto delle valute (l’euro e’ il compimento finale del legame)

  • alvise

    Essere indipendenti senza avere l’autonomia monetaria, cioè la sovranità, oggi mi pare anacronistico. Non si risolve il problema non pagando le tasse a roma ladrona, perchè questo è uno degli slogan ed intendimenti primari di chi vuole il veneto libero. Chi pagherebbe la quota del debito pubblico cui mancherebbe, se il veneto ottenesse l’indipendenza?io ligure? No ghe penso nianca. Quindi se fossero indipendenti pensano davvero che il debito non lo pagherebbero più? E per quale ragione valida?Quindi i cento miliardi di interessi annuali, li dobbiamo pagare solo  noi, poveri schiavi di roma?Mi piacerebbe saperlo. Ed i consumi come li pagherebbero, con i dinar arabi, o con i marabottini?Non so, c’è qualcosa che non mi quadra in questa loro pretesa.Io sarei d’accordo sull’indipendenza, ma col concetto che approvo, spiegato da Grillo, allora si. Ma ovviamente è solo utopia. A genova, in dialetto diciamo odore di "rinfrescume", il puzzo uguale a quello che esce dall’acqua di venezia. Mi sa che è rinfrescume anche la loro velleità.

  • robertoz

    non l’ho letto su "la Padania" ma su Repubblica o l’Espresso : " in Sicilia c’è una pensionne ogni due abitanti" ciò vuol dire che essendo una media vengono erogate pensioni anche di chi è morto da un pezzo e chi percepisce anche doppie pensioni o triple, per non parlare dei fini invalidi. Ho letto, sempre nello stesso giornale, che i dipendenti pubblici possono andare in pensione anche dopo 20 anni  di lavoro se a casa hanno un congiunto che abbisogna di cure, sapendo poi come sono le certificazioni mediche è tutto un dire. Qualche annetto fa , non so ora, se un insegnante rimaneva a casa per malattia, al nord doveva rimanere a casa tutto il giorno per la possibile, quasi certa, visita del medico fiscale, al sud era  <<l’ammalato>> a recarsi dal medico fiscale, magari abbronzati. La Calabria ha più forestali dell’intero Canada. Poi ci sono cose che non si leggono sui giornali, ma che si conoscono se si conosce uno del posto, sempre in Calabria gli zingari non hanno la vita relativamente facile come da noi, rischiano grosso se fanno quello che fanno al nord. 

  • robertoz

    Sabato sera ho visto su Rai news un personaggio de La Sapienza di Roma vantarsi del fatto che esso stesso ha votato per ben tre volte fornendo false generalità. Non so se gli iniziali 2.500.000 voti sono diventati 2.100.00 per effetto delle verifiche, comunque sono tanti, visto che il Veneto conta 4.900.000 compresi minorenni, extracomunitari, meridionali, ecc.  Stavo dicendo che quel personaggio che ha votato tre volte lo vorrei presentare a quell’imprenditore che intervistato la sera seguente ridotto alla disperazione con cartelle esattoriali  da pagare che non hanno alcun nesso logico e la fabbrica chiusa, fallita, che magari ha votato vedendo nel plebiscito la sua unica ed ultima carta da giocare!!! Sempre quel personaggio de La Sapienza, se c’è una cosa che gli manca è proprio la sapienza, mentre che ha in eccesso è la panza piena.