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USCITA DELLA GRECIA DALL'EURO. RIPERCUSSIONI PER L'ITALIA

DI MICHELE IMPERIO

lanotteonline.com

Però vedo che non si parla mai del fatto che la Grecia ha un debito di 350 mliiardi di euro e giacimenti gasiferi che valgono 700 miliardi di euro. Inghilterra e Israele vogliono acquisire gratuitamente questo gas greco grazie a un fallimento della Grecia e immetterlo nel gasdotto TAP dove dovrebbe convergere anche il gas israeliano con un gasdotto proveniente da Cipro. Insieme gas atzero-inglese, gas israeliano e gas greco dovrebbero formare un colosso gasifero e andare all’attacco del mercato nordeuropeo e del mercato italiano, dove puntano a distruggere Eni per acquisire con le privatizzazioni e grazie alle difficoltà dell’Italia anche questa grande società di estrazione.

In alternativa la Grecia è invitata dalla Russia a realizzare delle joint-venture con Gazprom per l’estrazione del petrolio e del gas dai suoi fondali. Questa prospettiva indebolirebbe il progetto TAP nei termini di cui ho detto sopra e quindi la Grecia è indotta dalla Russia a uscire dall’euro. Credo che la Russia pur di ottenere questo risultato sia disposta anche a pagare i debiti residui della Grecia e a farla entrare nel circuito della banca dei brics.
La permanenza della Grecia nell’euro è dunque una questione cui tengono principalmente Israele e Inghilterra che parlano attraverso gli Stati Uniti, non la Germania, la quale è sostanzialmente neutra rispetto al problema. .
Se la Germania punta a far restare la Grecia nell’euro è perchè sono gli Stati Uniti che glielo chiedono.

Per parte mia prevedo che il 30 giugno la Grecia uscirà dall’euro. Stamperà nuovamente dracme rifiuterà i nuovi aiuti del FMI e andrà ad attingere i nuovi prestiti dalla muova Banca Internazionale dei Brics.

Sicuramente se ci sarà questo esito della vicenda greca si riaprirà il dibattito in Italia su euro si e su euro no. Non conosco gli esatti termini della questione greca ma ritengo che siano gli stessi di quella italiana.

In Italia non è l’euro in sé che ha fatto danni, quanto il modo con cui siamo entrati nell’euro con un cambio 1 euro = 1.900 lire.

Anche l’uomo della strada si è reso conto che questa quotazione era artefatta, che un euro valeva in realtà 1.000 lire e non 1.900 lire, quanto allora è stato quotato.

Com’è noto però i parametri di Maastricht prescrivevano che per entrare nell’euro il debito pubblico non doveva essere superiore al 60% rispetto al p.i.l.

Dunque l’ingresso nell’euro andava rinviato a quando il rapporto debito/pil fosse stato ridotto. Gli altri nostri parametri erano invece in linea con quelli degli altri paesi europei : le entrate delle nostre amministrazioni pubbliche erano pari al 46% del prodotto interno lordo, quindi rispetto agli altri stati europei erano inferiori di 1 punto, le spese primarie pari al 40%,e gli interessi, erano rispettivamente, inferiori e superiori di 3 e 73 punti gli interessi pari al 6%. Con un indebitamento annuale ormai molto contenuto, inferiore al 2%, L’unica grande divaricazione rispetto agli altri paesi europei era riconducibile alla dimensione del debito pubblico: la media europea era pari a 61% del prodotto interno lordo contro il valore di 109% riferito all’Italia. Se quindi avessimo attuato un piano di risanamento del debito e fossimo rimasti nella lira, il debito si sarebbe potuto risanare, nonostante le grandi rapine straniere attuate nel 1993 attraverso le stragi e il crollo della lira.

Ora però se noi avessimo cambiato un euro a mille lire il nostro debito pubblico sarebbe rimasto tal quale. Invece cambiando mille lire a mezzo euro il nostro debito pubblico si dovrebbe essere dimezzato. E quindi per questo siamo potuti entrare da subito nell’euro.

Sappiamo e ricordiamo tutti come andò. Tutti quei virtuosi parametri saltarono per aria. Il debito pubblico anzichè dimezzarsi si dilatò, lo Stato per effetto della bolla speculativa immobiliare dovette raddoppiare gli stipendi dei pubblici dipendenti e tutte le pensioni e quindi dovette raddoppiare anche la pressione fiscale, la spesa pubblica crollò, i consumi crollarono. Gli imprenditori dovettero raddoppiare i salari e dimezzare il personale. Ma non vi voglio ulteriormente affliggere. Guardiamo al domani.

Alcuni dicono che noi non dovevamo entrare nell’euro ma che essendoci entrati non possiamo più uscirne. E’ vero invece il contrario: non dovevamo entrare nell’euro con quel cambio scellerato ma siccome ci siamo entrati solo una nuova moneta ci può salvare a condizione però che nel passare alla nuova moneta attuiamo un cambio che elimini la distorsione creata dal vecchio cambio dell’euro: cioè dobbiamo cambiare un euro = mille nuove lire, se andassimo a un euro = duemila nuove lire, non avremmo concluso niente..

Questa sarebbe una misura forte che può rilanciare le economie dei due paesi (Grecia e Italia). E che le organizzazioni internazionali dovrebbero favorire e non ostacolare. E’ risibile che le organizzazioni internazionali pretendano la’umento dell’iva in una nazione in cui molti hano perso il lavoro poi hanno perso la casa e ora dormono nei cartoni.e che si sostiuiscano alle classi dirigenti nazionali nel dettare le politiche di bilancio facendo i ragionieri. Le organizzazioni internazionali possono al più favorire misure come il taglio del debito, le politiche monetarie espansive e quant’altro è nelle loro possibilità per fornire aiuti concreti alla soluzione del debito,

Nel caso specifico la Grecia ha una situazione del tutto particolare. Ha debiti per 350 miliardi di euro (che per la Grecia sono un’enormità) ma ha anche risorse gasifere che da sole valgono sul mercato 700 miliardi di euro (cioè il doppio).

Su queste risorse scoperte nel 2010, finora si è perso tempo si sono fatti i sondaggi, si sono fatte le ricerche vere e proprie e solo da poco sono partite le gare internazionali per l’estrazione. Ma non mi pare che le organizzazioni internazionali vogliano la valorizzazione di quelle risorse quando ne chiedono le privatizzazioni e quindi il, passaggio in mani straniere.

La produzione e il commercio per prosperare hanno bisogno del consumo. Impoverire la gente col taglio delle pensioni con gli inasprimenti fiscali con l’aumento dell’IVA significa deprimere l’economia e la domanda interna che è quella cui si rivolgono le nuove aziende quando nascono (l’esportazione appartiene a una fase successiva) e quindi significa scoraggiare i nuovi investimenti. Quindi la domanda interna va sostenuta per sollecitare la nascita di nuove aziende e non mortificata.

Mi pare quindi più vantaggiosa per la Grecia la proposta che fa la Russia: costituire delle joint venture per l’estrazione e per la commercializzazione del gas e con le risorse che ne derivano pagare il debito con meno interessi con più dilazioni, debito che quindi andrebbe a saldarsi e non a rimanere per l’eternità come una spada di Damocle sulla testa dei poveri greci. Perché qui sta il punto: nell’era della globalizzazione non basta che il debito sia contenuto, occorre che sia eliminato completamente!

Michele Imperio

Fonte: http://lanotteonline.com/

Link: http://lanotteonline.com/2015/06/16/uscita-della-grecia-dalleuro-ripercussioni-per-litalia/

16.06.2015

Pubblicato da Davide

  • maxhki

    Vi faccio notare che un cambio 1 € per 1000 lire avrebbe voluto dire:
     1) per gli italiani: Sconto del 50% sui prodotti stranieri
     2) per gli stranieri: Rincaro del 100% dei prodotti italiani

    Risultato: I prodotti italiani sarebbero rimasti invenduti perché troppo cari e Le imprese italiane avrebbero chiuso quasi tutte in pochi mesi e gli italiani sarebbero emigrati in massa. La cosa sta succedendo comunque oggi in misura minore perché l’Italia ha una moneta sopravvalutata del 25-30%

    Una cosa analoga é successa alla Germania Est che con adottando il marco dell’ovest con cambio 1:1 ha di fatto rivalutato del 450% e di conseguenza nessuno comprava i suoi prodotti. Le sue imprese sono tutte fallite in pochi mesi e sono state rilevate per due soldi da cittadini dell’ovest. In poco tempo la disoccupazione è passata da 0 al 25% e un quarto della popolazione è emigrato all’ovest. Dopo 25 anni di riunificazione non si sono ancora ripresi

  • Cartesio

    Non riesco a capire il fondamento delle tue due affermazioni.  Che c’entra il valore di cambio euro/lira? Se la quotazione fosse stata di un euro/1000 lire avresti ricevuto metà euro per le lire del tu conto in banca e ci avresti comprato esattamente le stesse cose che ci compravi prima ed avresti ricevuto anche metà euro di stipendio mantenendo quindi un pari potere di acquisto.  Ragionamento opposto e stesso risultato per gli acquirenti dei nostri prodott dall’estero.

    Mi cadono le braccia se per discutere dell’opportunità o meno di rimanere nell’euro bisogna partire da qui.
  • Cartesio

    Rimane inteso, sia chiaro, che Il cambio tra le varie monete europee e l’euro non poteva che essere legato al tasso di cambio tra le le stesse monete tra di loro prima della conversione. Così  è  stato e non poteva essere differente o ci sarebbe stata una ingiustificabile svalutazione della ricchezza di alcune nazioni rispetto ad altre (ho voluto puntualizzarlo anche se mi sembra ovvio )

  • mincuo

    E’ incredibile ("ma anche no". Copyright by Walter Veltroni)  come si possano postare articoli del genere. Noi siamo entrati con un LIT EUR troppo rivalutato, cioè l’esatto contrario. Questo qui lo voleva ancora più rivalutato, a 1000 invece che 1900. Dovevamo entrare a 3000 invece. Tanto per dire una cosa semplice tu avevi  un debito pubblico (+ quello privato cioè debiti di famiglie e imprese) che rispetto all’estero ti conveniva che fosse in LIT più "svalutate" possibile.
    (Quindi precedentemente al change-over, in cui sarebbe divenuto un debito TUTTO in valuta estera, avresti dovuto manovrare per svalutare più possibile la LIT (invece si fece, cioè ci fecero fare, il contrario dal 1996 in poi in cui DEM LIT che era poi il cambio centrale da cui derivano tutti gli altri cross lo portarono a 990 dai 1500 che era). Entrando per dire a 3000 invece che 2000 tu avresti avuto i debiti, ora denominati in EUR, ridotti di un terzo in valore assoluto. Considerato che invece l’adeguamento di salari e prezzi nel tempo sarebbe stato vischioso (come è stato) oltre che parziale, questa posizione sarebbe stata vantaggiosa. Cioè il contrario dell’articolo. Non è tra l’altro l’unica caxxata che scrive, ma….

  • Ossimoro

    "solo una nuova moneta ci può salvare a condizione però che nel passare
    alla nuova moneta attuiamo un cambio che elimi la distorsione creata dal
    vecchio cambio dell’euro: cioè dobbiamo cambiare un euro =  mille nuove
    lire, Se andassimo a un euro = duemila nuove lire, non avremmo concluso
    niente..
    "

    e perché non più semplicemente 1 euro = 1 nuova lira?

  • Ossimoro

    "Se la quotazione fosse stata di un euro/1000 lire avresti ricevuto metà euro per le lire del tu conto in banca"

    scusi ma:

    1 euro = 1936.27 lire
    c/c di 25.000.000 di lire = 12.911,42 euro

    1 euro = 1000 lire
    c/c di 25.000.000 di lire = 25.000 euro

  • adriano_53

    quoto la prima riga di mincuo

  • Dario88

    Infatti, il cambio 1:1 euro/nuova lira, che serve per farci uscire dall’eurozona è una proposta di Warren Mosler (MEMMT).

  • cipperimerlo

    Non conosco gli esatti termini della questione greca ma ritengo che siano gli stessi di quella italiana.


    Nel frattempo, però, fesserie a gogò..
  • Ossimoro

    Va bene, ma francamente non avrebbe senso nulla di diverso. Con cosa dovrebbe essere parametrato il cambio di una nuova valuta, se non con la valuta stessa?

    1:1 è logico, qualunque altra variabile non ha senso.
    Poi il cambio con l’euro fluttuerà….