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USCIRE DALL’EURO ? IL CASO DELLA GRECIA

DI VICENC NAVARRO
vnavarro.org


Questo articolo analizza la posizione del maggiore partito dell’opposizione nel Parlamento greco, il partito Syriza (Coalizione della Sinistra Radicale n.d.t.), relativamente alla continuità e permanenza della Grecia nell’Eurozona. L’articolo evidenzia che, nonostante sia possibile, è poco probabile che la struttura di governo dell’euro possa consentire i cambiamenti proposti dal partito. Sarebbe auspicabile che Syriza, una volta assunto il governo, considerasse l’alternativa di uscire dall’euro, utilizzando tale misura come una strategia per rafforzare la posizione della Grecia nei confronti dell’establishment dell’Eurozona.

Alexis Tsipras (nella foto), dirigente del partito greco Syriza, ha visitato gli Stati Uniti tenendo dibattiti in diversi centri accademici e gruppi di riflessione, presentando le proposte del suo partito affinché il suo paese esca dall’enorme crisi nella quale si trova.Questo partito è quello che ha un maggiore consenso popolare, ed è probabile che vinca le prossime elezioni. Infatti, la crescita di questo partito è stata straordinaria, è passato dal 4,6% di preferenze nel 2009 al 27% nel 2012.

Ora mi trovo negli U.S.A., dove insegno all’Università di Hopkins. E devo ammettere che ascoltare Tsipras è stato come un afflato di aria fresca. La nota distintiva della sua analisi risiede nel porre le radici del problema nella compagine di potere della Grecia (che ha originato e perpetua le cause della crisi) così come nelle politiche neoliberali promosse dalla Tròika – la Commissione Europea, la Banca Centrale Europea ed il Fondo Monetario Internazionale – che tengono il paese soffocato ed imbrigliato, politiche sviluppate poi dai Governi greci di orientamento liberale, espressione degli establishments finanziari ed economici del paese, i quali sono chiaramente avviluppati con lo Stato greco, in conseguenza dell’enorme supremazia che le forze conservatrici hanno avuto storicamente in Grecia.

La conseguenza di tutto questo è che la Grecia ha un Stato povero, con politiche fiscali estremamente regressive, che introita scarse risorse (anche per la spesa militare che è sproporzionatamente alta, in conseguenza del conflitto con la Turchia) e con la classe dominante che a mala pena paga le imposte (la sua frode fiscale raggiunge niente meno che l’86% di quello che lo Stato dovrebbe raccogliere, una percentuale molto maggiore della media dell’OCDE, un 12%). (OCDE = OCSE – Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico – n.d.t.). Questa è stata una delle cause dell’enorme indebitamento dello Stato, indebitamento che è avvenuto con l’incentivazione e la complicità della banca europea e in particolare della banca tedesca.

Per uscire da tale indebitamento, la Tròika sta imponendo alcune politiche di austerità che hanno introdotto tagli eccessivi ed una diminuzione marcata dei salari creando un enorme problema di calo della domanda, responsabile della flessione dell’economia greca del 20% dal 2008. Oggi, la disoccupazione (26,7% ) è maggiore di quella Spagnola (26,1%), senza prospettive di miglioramento.

Di fronte a questa situazione, il partito Syriza ha avanzato proposte concrete che transitano per due ambiti, quello nazionale, e quello europeo. Il primo include politiche pubbliche avviate a correggere l’enorme squilibrio di potere esistente in Grecia, che ha una distribuzione dei redditi e della proprietà estremamente concentrata, che, congiuntamente alla frode fiscale, giustifica gli enormi déficits di entrate allo Stato.

Ed a livello europeo, la misura di maggiore urgenza ed importanza è quella di rinegoziare il debito pubblico, impossibile da pagare per la Grecia, e che sta agendo come un freno allo sviluppo economico. Ed ancora, questo debito, come molti stiamo segnalando, è un debito artificialmente elevato, che non concorda con le necessità e le realtà del paese. Non è solo inefficiente economicamente, ma anche immorale, perché il suo incremento risponde agli interessi particolari e non a quelli generali di quel paese, interessi specifici che investono principalmente la banca europea, ed in particolare la banca tedesca.

Un aspetto evidenziato dal signor Alexis Tsipras è che il problema del debito è un problema di tutta l’Eurozona e non solo della Grecia, chiedendo al resto di paesi di tale area monetaria di convocare una conferenza per discutere il problema del debito pubblico, non solo della Grecia, bensì di tutti i paesi. Il dirigente di Syriza ha inoltre proposto azioni di stimolo a livello greco e a livello europeo, proponendo di cessare le politiche di austerità che sono causa della forte recessione che l’Eurozona sta attraversando.

Mi è piaciuta la sua esposizione, benché avrei preferito ritrovare maggiori specificità in queste ultime proposte di incentivo dell’economia, dato che ci sono molti modi per farlo. Credo che le sinistre dovrebbero recuperare l’impegno per raggiungere la piena occupazione attraverso lo stimolo economico, poiché l’economia può essere stimolata senza un grande impatto nella creazione di impiego.

Ma la brevità dell’esposizione ha limitato all’espositore maggiori approfondimenti.

SAREBBE MEGLIO PER LA GRECIA USCIRE DALL’EURO?

Quello che è stato interessante è stata la risposta alla domanda perché Syriza non ha considerato come alternativa uscire dall’euro. Ha spiegato che la popolazione greca non l’approverebbe ed ha giudicato un errore porre la questione adesso. Mi è sembrata una risposta intelligente e perfino convincente. Però mi sembra un errore che tale alternativa non venga presa in considerazione, almeno come tattica di negoziazione con la Tròika, perché contrariamente a quello che costantemente si dice, l’uscita della Grecia dell’euro è l’ultimo desiderio della Tròika (e del Governo Merkel). Ed ancora, Mark Weisbrot, del Center for Economic and Policy Research (economista e giornalista americano del Centro per l’economia e la ricerca politica, americano – CEPR – n.d.t.), ha enfatizzato che è più che improbabile che il sistema di Governo dell’Eurozona arrivi a rispondere alle legittime istanze di Syriza. Ed in tale evenienza, bisognerebbe convincere la cittadinanza che, nel caso di risposta sfavorevole della Tròika, l’uscita dell’euro sarebbe l’unica possibilità per la Grecia per uscire dalla crisi. Mark Weisbrot ha evidenziato che (come il fondatore del partito socialdemocratico PASOK – Movimento Socialista Panellenico n.d.t. -, Andreas Georgios Papandreu, padre dell’attuale leader del partito Georgios Andreas Papandreu, aveva indicato), l’entrata della Grecia nell’euro era stata un errore. Mark Weisbrot ha fatto riferimento all’esperienza dell’Argentina quando ruppe con la parità col dollaro. Contro tutti i vaticini di disastro, l’economia si rimise rapidamente, molto più rapidamente di quello che sarebbe successo nel caso in cui non si fosse rotta la parità del peso (valuta argentina n.d.t.) col dollaro. A partire dal 2002, l’Argentina si rimise rapidamente, con un’elevata crescita economica e diminuzione della povertà (si diminuì un 70%). E questo recupero non si basò su una crescita delle esportazioni, bensì su uno stimolo della domanda ed investimento interni. Lo Stato argentino recuperò, non solo il suo controllo sulla politica monetaria, ma anche su quella fiscale, che è quello che manca alla Grecia per uscire dalla crisi.

In realtà, ha sottolineato Mark Weisbrot, la Grecia è in una condizione migliore di quella Argentina per potere rompere con la parità dell’euro. Il suo PIB (PIL – Prodotto Interno Lordo n.d.t.) pro capite è tre volte superiore a quello dell’Argentina. E le esportazioni sono il doppio di quelle dell’Argentina. La svalutazione della sua moneta faciliterebbe tali esportazioni. E per pagare le importazioni può ottenere i fondi necessari da altre fonti, che non sono quelle che oggi li somministrano ad interessi esagerati. C’è oggi maggiore pluralità di fondi rispetto al 2002, quando l’Argentina ruppe col dollaro. Mark Weisbrot aggiunge che, in realtà, le necessità di capitale esterno in Grecia sono molto minori di quello che costantemente viene riportato. Se non fosse per il pagamento del debito, la Grecia avrebbe una bilancia dei pagamenti quasi equilibrata, con un deficit del solo 0,3% del PIB (PIL n.d.t.). Col gran calo che implicherebbe la svalutazione dell’euro, ci sarebbe un enorme flusso di investimenti in quel paese. Mark Weisbrot aggiunge che non è necessario guardare solo all’Argentina. La Malesia, la Corea del Sud e la Tailandia (durante la crisi finanziaria asiatica) ruppero con le direttrici date dal FMI (Fondo Monetario Internazionale n.d.t.) ed uscirono dalle loro crisi molto più rapidamente di quello che le proiezioni che il FMI hanno previsto per la Grecia.

La cosa sorprendente del caso è, così come segnala Mark Weisbrot, che nessuna forza politica con possibilità di governo sta oggi esplorando la possibilità di uscire dall’euro, assenza di dibattito, questa, che indebolisce la Grecia nella sua posizione negoziatrice di fronte alla Tròika. Una cosa simile accade in Spagna, dove l’argomento che costantemente si usa nei maggiori mezzi di informazione e persuasione è che l’uscita sarebbe un disastro, ignorando, per quanto visto, che il disastro vi è già, con l’aggravante che, se non si fa niente, questo continuerà per molti, molti anni.

Da qui l’urgenza che si introducano nel dibattito nuove alternative, includendo l’uscita della Spagna dall’euro.

Vicenc Navarro
Fonte: www.vnavarro.org
Link: http://www.vnavarro.org/index.php?p=8497
15.03.2013

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di FABIO BARRACO

Pubblicato da Davide

  • albsorio

    La mia posizione è quella di riformare l’Euro, non di abbandonarlo, così come stanno le cose il noleggio delle banconote dei privati di BCE costa troppo, per una banconota da 100 Euro lo Stato menbro che ne chiede l’emissione deve collocare sul “libero mercato” 101.20 Euro di debito pubblico. —- Questo a garanzia di una moneta FLAT. —– Se noi emettessimo a fronte di una banconota da 100 Euro 10 Euro di titoli di debito gia andrebbe meglio, questo in attesa di un Euro del popolo emesso senza debito da una BC dei popoli europei.

  • Jor-el

    Syriza ha commesso un errore tremendo alle ultime elezioni, e sta perseverando. A questo punto non è più un errore, è diventato un crimine. Syriza non è più sinistra, è “sinistra”.

  • AlbertoConti

    L’unica ragione per non uscire dall’euro è la paura. Che almeno si parli delle “ragioni” di questa paura, che essendo per il 90% irrazionale, non ha ragioni, ha solo del marcio: marcio ideologico, marcio sperequativo, marcio ricattatorio, marcio fatto di bugie e di ignoranza. Non esiste paese dell’universo che a fronte dell’equilibrio delle partite correnti non abbia tutto da guadagnare a riorganizzare la propria economia monetaria interna su basi razionali, fondandola sui propri consumi interni e sulla propria produzione interna, due beni essenziali per un’economia sana, autosostenibile, non più fonte di infiniti lutti. Perfino la disgraziatissima Grecia lo può fare, figuriamoci noi.

  • Suntsu

    Sono d’accordo col primo commento ma assolutamente non col secondo. Penso che euro ed eurozona debbano essere conservati, ma modificati dalle fondamenta. E l’Europa debba trasformarsi in unione politica e sociale, prima che economica. Anche perché un uscita spontanea di singoli stati membri non verrà mai concessa dall’establishment, almeno in modo incruento. Non possono permetterselo malgrado le fesserie che raccontano. Ma i paesi del sud avevano ed hanno ancora due armi formidabili per costringere quelli del nord a darsi una calmata e cedere: nominare commissioni internazionali indipendenti per valutare quanto del debito pubblico contratto, possa definirsi “Odioso” (mi riferisco al termine tecnico di diritto internazionale) e di conseguenza non esigibile (vedi Rafael Correa in Ecuador o Stati Uniti in Iraq) e “minacciare” un referendum per un uscita dall’euro. Fa sempre paura. Syriza ha capito questo e cerca di usarlo. Non è una “sinistra” radicale. E’ una sinistra normale che fa il suo mestiere. Certo, avrebbe tutt’altro peso se i governi del sud Europa (soprattutto le sinistre) si comportassero in modo compatto, ma i nostri dirigenti lavorano per altre squadre, perché il problema non è una guerra tra nord e sud, ma tra oligarchi e plebei…

  • Mondart

    “Banche” e “Euro” sono le parti BILATERALMENTE sacrificabili di un sistema che si continua a prospettare nell’ immaginario come “contrapposto” e non si vuol vedere in termini di “unione”. Unione effettiva intendo, non millantata su scartoffie di trattati economici farlocchi, vero capestro di entrambe le idee ( sia di nazione che di unione … Ma sono puoi davvero dicotomiche, anzi sono puoi davvero due cose o non una sola ? Il GUSCIO dell’ uovo è cosa “altra” dal contenuto ? … boh ).

    Uscire dall’ Euro come VINCOLO STRANGOLANTE DI CAMBIO è sacrosanto e necessario; ciò detto, la sovranità monetaria può benissimo restare ad una BCE PUBBLICA con funzioni puramente amministrative e compensative. Infatti la cosa che davvero conta è che all’ interno di ogni nazione sia sempre garantito il circolo della “giusta” massa monetaria. Come in Trentino vs. Italia ( e funziona ).

    Poi ovvio che se si consente ad una banca di mettere in atto un moltiplicatore virtuale sul 2% del reale, NIENTE può stare in piedi … LA FINANZA VA DEL TUTTO RIDIMENSIONATA ( con buona pace di chi vedrà sfumare un lucro peraltro illecito ), e riportata al puro necessario che ne so, per costruire infrastrutture. E STOP.

    E chi vuole giocare al casinò vada a farlo a Sanremo: qui non è più la terra dei cachi.

  • AlbertoConti

    c.v.d.

  • AlbertoConti

    La moneta è finalizzata all’economia, o l’economia è finalizzata alla moneta? Nel caso 2 teniamoci questo cazzo di euro di m. Nel caso 1 invece occorre riconoscere che questo vincolo è veramente mostruoso. Il vincolo non è la moneta in se, sono i trattati che obbligano le economie a farsi schiave di questa moneta, o meglio dei furti con scasso che rappresenta-no. Farci scippare il mercato interno è una porcata galattica, come ammazzare le vacche per poter comprare il latte di vacche estere. Le “libertà” imposte dai trattati “europei” (ma quale “europei”, sono coercizioni imposte da un fondamentalismo religioso senza alcuna ragione ragionevole!) corrispondono esattamente a legare mani e piedi a un povero disgraziato e buttarlo a mare, così se annega è colpa sua, che non sa nuotare! Per stare insieme occorre rispettarsi. Se viene meno il rispetto reciproco è colpa sia del prevaricatore che del prevaricato, di Germania e Italia. Siamo colpevolissimi di farci massacrare lodando i legacci a mani e piedi, mai spiegati, mai votati, mai compresi per ciò che sono, prevaricazioni belle e buone indorate con la parolina magica “libertà”. Ma quale libertà? Quella di suicidarsi perchè non ce la si può fare? Ma vaffanculo, non è questa la libertà. La libertà è lavorare per stare bene insieme localmente, e poi, ma solo poi, globalmente. Vogliamo tenerci l’euro, moneta “straniera”? OK, usiamolo solo ed esclusivamente per gli scambi internazionali. L’avessimo fatto dal principio, col cazzo che il target2 avrebbe “consentito” i mostruosi disavanzi monetari tra Bundesbank e PIIGS, col cazzo che il “credito al consumo” sarebbe decollato nella primissima fase della “moneta unica”, col cazzo che avremmo accettato tutto quello che è successo sui “liberi mercati” senza neppure accorgecene, fino al default nostro e la strapotenza ricattatoria altrui. Diamoci una svegliata, questa UE ha tradito il principio di sussidiarietà su cui era teoricamente fondata, ed ora si è incistata una eurocrazia irriformabile in perfetto stile monetario-fascista. Per quanto tempo ancora vogliamo piangerci addosso mentre ci diamo le martellate sui coglioni? Per chi non l’avesse capito, questo è un discorso europeista, l’unico discorso europeista possibile in questo momento!

  • Suntsu

    Concordo, questo è un discorso filoeuropeista, pro-unione. Ma chi lo metterà in atto ?

  • Giancarlo54

    Syryza ha commesso e continua a commettere lo stesso errore che si appresta, seppur con numeri assai più piccoli, Ingroia. Non si vuole prendere atto di cosa è l’euro, perchè sia stato adottato e quali siano le prospettive. Syriza ed Ingroia mi sembrano come quei contadini che di fronte all’assalto dei lupi, miagolavano al gregge che avrebbero rinegoziato, con il lupo, le condizioni dello sbranamento. A questo punto sorge spontanea la domanda o Syriza e Ingroia sono ingenui o sono dei traditori. Tertium non datur.

  • reio

    la grecia ha un export decente da poter dire tranquillamente che uscendo tutto si aggiusterà?

  • AlbertoConti

    Il turismo è in un certo qual modo una forma di “export” “interno”.

  • nigel

    Quoto 100%

  • mincuo

    Ma che caxxo dici “noleggiare”. E 101virgola. Ma dove le leggete queste cose, su Topolino?

  • mincuo

    Noi abbiamo di gran lunga la più alta convenienza comparativa a uscire dall’EUR rispetto agli altri, e su questo sono concordi tutti gli studi e gli scenari che conosco. Per la Grecia meno conveniente, ma solo nel breve, e a bocce ferme. Ma peggiorerà la Grecia così. Chi ci rimette sono Olanda, Germania ecc..Ed è da notare che anche alla Francia convererrebbe già ora. E della Francia ne sentirete parlare tra un po’.

  • mincuo

    La Grecia ha un tipo di export che deve poter fare interscambio con Paesi come Turchia, Magreb ecc….e inoltre deve poter competere con quelli nei confronti dell’ export in Europa o USA. Perciò deve avere una moneta più debole.
    Oltre a quello c’è anche il turismo, come ricordava Alberto.

  • mincuo

    Lo paghiamo noi Italiano il Trentino. Quale “giusta massa monetaria”?

  • Mondart

    Mincuo, vatti a vedere le risposte che ti ho già dato in altre occasioni, SCASSAMINCHIA !!

  • albsorio

    http://www.iconicon.it/blog/2013/01/la-struttura-della-truffa-europea/ si legge:—->”L’Economia Attuale è una Truffa Legalizzata

    La questione economica è diventata il centro di ogni interesse politico e mediatico. Tutto, ormai, ruota attorno all’informazione economica e al molok del famigerato “debito pubblico”, cioè il debito che un intero stato contrae con un terzo a fronte di un prestito di danaro, solitamente un’istituzione bancaria a partecipazione privata, tipo la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, la Federal Reserve e la Banca Centrale Europea.

    Se un governo ha la facoltà di emettere moneta per conto proprio, perchè normalmente chiede in prestito i soldi di cui ha bisogno, gravati con un tasso di interesse e determinando un indebitamento nei confronti di un terzo?
    La questione nasce nel momento in cui i governi occidentali hanno ceduto la facoltà di creare la moneta ai banchieri, i quali, sotto le mentite spoglie di istituti di diritto pubblico (cioè di proprietà dei cittadini), hanno creato le cosiddette Banche Centrali, istituti bancari che, grazie ad un gioco di scatole cinesi, sono di proprietà privata.

    Per esempio, l’azionariato della BCE è composto dalle Banche Centrali sia dei paesi dell’area euro, che da altri stati. Se però andiamo a vedere chi sono gli azionisti delle Banche Centrali Nazionali, scopriamo una serie di istituti bancari privati che di “diritto pubblico” non hanno proprio nulla.

    Nel caso dell’Italia, l’azionariato della Banca d’Italia, uno dei maggiori soci della BCE, è composto da istituti di credito che hanno come oggetto sociale il profitto e non il bene della comunità nazionale.

    Ciò significa che ogni volta che la BCE presta denaro all’Italia, l’interesse applicato al prestito servirà a creare un utile che verrà diviso tra i vari azionisti. Ecco, allora, che una parte delle tasse pagate al governo servirà ad arricchire i banchieri che partecipano al capitale delle Banche Centrali. Diabolico!

    Ma il problema è molto più profondo e richiede di esaminare almeno due conseguenze estremamente nefaste di questo assurdo sistema monetario: l’incongruità tra il valore materiale e valore nominale della moneta, e l’inestinguibilità del debito pubblico.

    1. Incongruità tra valore materiale e valore nominale

    Attualmente, la materia di cui è fatto il denaro è di tipo cartaceo per le banconote e di metallo per le monete. Per come è concepito attualmente il sistema monetario, il valore del denaro non è determinato dal tipo di materiale utilizzato per il conio, ma dal valore nominale, cioè dal numero di crediti segnato sulla banconota o sulla moneta. Per esempio, una banconota vale 5 euro non per la quantità e la qualità della carta utilizzata per fabbricarla, ma per il numero “5” scritto su di essa.

    In passato, invece, il valore del denaro era determinato dal materiale utilizzato per coniare le monete, solitamente oro o argento, metalli riconosciuti unanimemente come “preziosi”. La rottura del legame tra “valore materiale” e “valore nominale” del denaro è avvenuta nel 1971, con il definitivo superamento degli accordi di Bretton Woods. Operazione estremamente diabolica. Perchè?

    Mettiamo che il governo italiano, per far quadrare il bilancio del 2013, abbia bisogno di 100€. Non potendolo emettere autonomamente, lo chiede in prestito alla BCE. La BCE, dopo aver chiesto per l’ennesima volta le riforme strutturali per garantire il ritorno del debito, decide di concedere il prestito di 100€ all’Italia, con un aggravio di interesse pari al 2%.

    La BCE, magia delle magie, creerà dal nulla i 100€, stampandoli (così come avrebbe potuto fare il governo). Per stampare la banconota da 100€, la BCE spenderà tra carta, inchiostro, elettricità, trasporto e manodopera circa 0,01€ (un centesimo di euro). Essendo un ente privato, ci si aspetta che la BCE venda la banconota all’Italia ad un prezzo ottenuto dalla somma del costo di produzione (0,01€), più un lecito ricarico di guadagno (un altro 0,01€, per esempio). Quindi, in un mondo logico e sano, la banconota costerebbe all’Italia 0,02€.

    Invece, la BCE che fa? Ecco la diabolicità dell’operazione: la Banca Centrale Europeascriverà nelle voci in uscita del suo bilancio “100€” e non “0,01” come ci si aspetterebbe. Mentre nelle voci in entrata scriverà “102€” e non “0,02€” come sarebbe giusto. Ciò significa che i banchieri, a fronte di una banconota costata 0,01€, guadagneranno la bellezza di 101,99€. Sì, perchè l’Italia si indebiterà per il valore nominale della banconota, invece del suo valore materiale.

    Infatti, a fine anno, l’Italia dovrà sborsare 102€ reali spremendo i suoi cittadini con le tasse. Questo meccanismo, in termini tecnici, si chiama “Signoraggio Bancario”, mentre in termini sociali si chiama “truffa”!
    2. Inestinguibilità del debito

    Oltre alla truffa appena descritta, c’è una conseguenza ancora più grave, che poi è il vero fine di tutto questo meccanismo perverso. Come detto in precedenza, i governi nazionali hanno rinunciato, grazie alla compiacenza di politici corrotti dai banchieri, alla loro sovranità monetaria, consegnandola definitivamente nelle mani dei banchieri privati. Quali sono le conseguenze di questa consegna?

    Torniamo al nostro esempio. L’Italia, entro la fine del 2013, dovrà estinguere il suo debito con la BCE di 100€, più il 2% d’interesse, quindi dovrà pagare un totale di 102€. Domanda: se l’Italia non ha la facoltà di emettere autonomamente la propria moneta, da dove prenderà i 2€ in più che serviranno ad estinguere il debito?

    Di fatto, si tratta di un debito inestinguibile, di un sistema fondato sul debito. E’ un debito sistematico. Questo meccanismo, in termini tecnici, si chiama “Moneta Debito”, mentre in termini sociali si chiama “Schiavitù Monetaria”, fenomeno che porta tutti noi, grazie ad un sistema legale creato ad hoc, a diventare di proprietà dei banchieri. Infatti, l’Italia per risolvere la questione ha davanti a sé tre possibilità:

    A. Chiedere un altro prestito: per l’esercizio del 2014, l’Italia chiederà 100€ per quadrare il bilancio in corso, più 2€ per il debito del 2013. In tutto chiederà 102€ a cui aggiungere un ulteriore interesse di 2€. Totale: 104,04€. Ora, il debito inestinguibile è diventato di 4,04€. Questa è la via normale sulla quale si avvitano gli stati occidentali, incrementando esponenzialmente il cosiddetto “debito pubblico”, un debito praticamente eterno. Infatti, in questo diabolico circolo vizioso, per quanti tagli si facciamo allo stato sociale o per quanto patrimonio pubblico venga venduto, il debito pubblico è destinato ad aumentare per sempre.
    B. Vendere proprietà pubbliche ai privati: è un pò quello che recentemente è successo alla Grecia. Ad un certo punto, la Banca Centrale decide che un paese sovrano è troppo indebitato per poter accedere all’ennesimo prestito. Così, i banchieri sollecitano lo stato debitore a trovare i soldi per rientrare del debito, vendendo parti di patrimonio pubblico. Solitamente, queste operazioni vengono acclamate dagli ignari cittadini che non sanno quale grande “pacco” si sta consumando alle loro spalle.
    Nel momento di massima difficoltà per la Grecia, fu addirittura prospettata la possibilità che il governo ellenico vendesse pezzi di territorio, tipo qualche isola delle Cicladi, per esempio! Ciò significa che, a lungo andare, con l’aiuto di un sistema legale creato ad arte, le banche e le corporations diventeranno proprietarie di tutto, compresi i nostri territori, il nostro lavoro e le nostre vite.
    Verrà il giorno in cui anche i governi verranno privatizzati, o commissariati. In Italia ne abbiamo avuto un assaggio con l’avvento di Mario Monti, burocrate massone e uomo delle banche (ex Goldman Sacks), che ha fatto l’ultimo danno all’Italia prima di andare via [Leggere assolutamente: Modifica dell’art. 81 della Costituzione Italiana: un altro pezzo di sovranità che se ne va].
    C. Emettere moneta autonomamente: questa strada, benchè risulti risolutiva definitivamente, è assolutamente la più osteggiata e boicottata dai banchieri (che perderebbero il controllo totalitario del sistema economico e sociale), dai politici (i quali, o non si rendono conto del funzionamento del sistema, o fanno finta di non capire rendendosi complici dei banchieri, consolandosi con le briciole che cadono dalle loro ricche tavole) e gli economisti (formati nelle Università nelle quali le società segrete hanno creato la giusta mentalità). Se l’Italia emettesse moneta autonomamente e se la BCE non fosse mai esistita, oggi il suo debito pubblico sarebbe pari a 0,00€. [Leggi: Una bambina di 12 anni dà una lezione di economia equa ai Banchieri Illuminati].

    Quale sistema ci piacerebbe?
    Quando i soldati degli illuminati devono trovare un modo per difendere il sistema attuale, tendono ad usare l’argomento dell’inflazione incontrollata, secondo il quale, se uno stato emettesse moneta senza nessun limite, il denaro perderebbe di valore, poichè ce ne sarebbe talmente tanto in giro, da far aumentare i prezzi a dismisura.
    Questo problema è reale, ma costoro non dicono che il sistema attuale è una soluzione falsa e truffaldina, poichè la BCE e la Federal Reserve immettono indiscriminatamente denaro liquido nel sistema, non facendo altro che aumentare il debito pubblico degli stati e, di conseguenza, alimentare l’inflazione, in quanto i prezzi dei prodotti sono gravati dalle tasse che servono a rientrare nel debito.
    E allora, quale possibile sistema alternativo? Come trovare una soluzione reale ad un problema reale? Un sistema a “sovranità monetaria” deve basarsi su tre punti fondamentali:

    1) Lo stato deve emettere la moneta nel nome del Popolo Italiano. Sulla banconota dovrebbe esserci la firma del Presidente della Repubblica e la dicitura “di proprietà del portatore”. In questo modo, la banconota non viene “prestata” al cittadino, ma viene “accreditata”, cioè è sua; non è più una moneta-debito, ma una moneta-credito. Attualmente, invece, sulla banconota c’è la firma del governatore della Banca Centrale (un privato cittadino), volendo significare che quella banconota non è del cittadino, ma che gli è stata prestata dietro interesse, e che, prima o poi, dovrà ridarla al suo proprietario, cioè la banca.
    2) Lo stato deve emettere una quantità di moneta pari al valore del PIL, cioè a quanto prodotto dai cittadini in un anno Esempio: se lo stato fosse composto da due persone, Mario, che in un anno ha prodotto due mele, e Giorgio, che in un anno ha prodotto due pere, sarebbe necessario avere in circolo una quantità di denaro minima da consentire a Mario e a Giorgio di scambiarsi i relativi prodotti. In questo modo, il valore sarebbe attribuito al lavoro dei cittadini e non al danaro in quanto tale, che per sua natura è uno strumento di scambio. La vera ricchezza risiede nel lavoro e non nella moneta. Quest’ultima è solo un’illusione. Il paradosso che ci troviamo a vivere è assurdo, in quanto ci troviamo magazzini e negozi pieni zeppi di prodotti che, però, non possiamo scambiarci per scarsità di moneta, cioè dello strumento di scambio. Naturalmente si tratta di una scarsità studiata a tavolino, con l’intento di indebitare sempre più i governi e porre il valore sulla moneta e non sul lavoro.
    3) La tassazione statale non deve servire a finanziare i servizi pubblici, ma a regolare la quantità di moneta, in base a quanto si è prodotto in un anno. Naturalmente, questo tipo di tassazione non mette al riparo dall’ingiustizia sociale, in quanto rimarrebbe nella sensibilità delle singole forze politiche promuovere una vera progressività fiscale, secondo la quale chi guadagna di più partecipa in misura maggiore alla stabilità del sistema rispetto a chi guadagna meno.

    Riusciremo mai a vedere una cosa del genere? Non posso e non voglio escluderlo! Non possiamo arrenderci a diventare proprietà di un manipolo di manigoldi che non hanno nessun altra capacità umana se non quella del raggiro, dell’avidità e dell’individualismo bieco.Non a caso, per rendere ancora più invasivo il sistema economico, uno dei prossimi progetti di questi “illuminati” è la riduzione progressiva dell’uso del denaro contante, rispetto ad un’espansione del denaro elettronico, così da poter risparmiare anche quel centesimo per stampare una banconota e controllare sempre di più la vita dei cittadini occidentali.
    Tratto da Il Navigatore Curioso http://ilnavigatorecurioso.myblog.it/archive/2013/01/10/se-un-governo-puo-creare-mille-miliardi-di-dollari-dal-nulla.html