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USA CONTRO VENEZUELA: LA GUERRA FREDDA SI SCALDA

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strategic-culture.org

Durante il recente carnevale in Venezuela, delle sacche isolate di proteste studentesche che avevano manifestato in molte grandi città, come per magia, sono svanite. O, per essere più precisi, hanno smesso di manifestare nei quartieri più residenziali. Gli organizzatori di queste proteste anti-governative avevano assicurato al mondo che quest’anno non ci sarebbe stato nessun carnevale e che la gente non sarebbe scesa sulle spiagge dei Caraibi, come si è sempre fatto, perché «l’insoddisfazione del popolo» aveva ormai raggiunto il suo apice. Ancora un po’ e il regime sarebbe venuto giù, il presidente Nicolás Maduro e i suoi compagni sarebbero scappati tutti a Cuba, e il paese sarebbe tornato a vivere «una vera democrazia».

Le proteste sono state seguite con ampi servizi dai principali canali televisivi in tutto l’Occidente, e adesso un completo silenzio. Intanto i Venezuelani ballavano, facevano festa e si riposavano.

Le agenzie di intelligence USA hanno avuto un ruolo importante nella informazione e nella guerra psicologica contro il Venezuela. Tutto il periodo della presidenza di Hugo Chavez è stato gravato dal peso di una pressante informazione guerrafondaia messa in atto dagli Stati Uniti che hanno sempre cercato di compromettere l’idea stessa di Chavez, di costruire un socialismo del 21° secolo in Venezuela. Chavez non aveva mai promesso a nessuno che la sua strada sarebbe stata veloce e piena di successi, ma con una sua politica sociale, ben congegnata, ha realizzato molte cose. Secondo i sondaggi, i venezuelani sono considerati tra le persone più felici dell’emisfero occidentale.

Le conquiste della Rivoluzione Bolivariana nel campo della sanità, dell’istruzione e della costruzione di alloggi a prezzi accessibili hanno garantito a Chavez il sostegno popolare ed un fronte interno solido ha permesso a Chavez di contrastare con successo le operazioni sovversive dell’America non solo in Venezuela, ma anche su tutta l’arena internazionale. Uno dei punti focali di questa guerra dell’informazione è stata la creazione del canale TV TeleSur con il sostegno dei paesi latini-alleati-degli-americani, e la successiva creazione di RadioSur. Queste reti televisive e radiofoniche locali raggiungono tutto il Venezuela, ed è stato anche creato uno studio cinematografico nazionale, che produce lungometraggi su temi patriottici. Quasi ogni settimana esce sugli schermi un nuovo film venezuelano, capace di attrarre tanti spettatori quanti ne può attrarre un film d’azione di Hollywood, inoltre vengono prodotti e distribuiti film documentari che rivelano la politica USA nell’America Latina in pratiche come la cessione di giacimenti petroliferi (ndt – nazionali) o la rimozione di certi politici che Washington ritiene poco graditi.

Dopo la morte di Chavez, la guerra dell’informazione e la propaganda contro il suo successore Nicolás Maduro sono diventate ancora più invasive. Washington ha deciso che è arrivato il momento opportuno per rovesciare il regime e per questo si è messo in moto l’intero arsenale destabilizzatore di Washington Infiltrazioni in Venezuela di paramilitari colombiani per compiere attacchi terroristici, atti di sabotaggio economico e finanziario, uso di siti di social network su Internet.

Parlando alle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri del Venezuela Elias Jaua ha detto che i media di opposizione sia venezuelani che stranieri sono coinvolti in una continua campagna per rovesciare il presidente Maduro. Jaua ha poi spiegato che le sue parole si «riferivano a campagne ben preparate che venivano diffuse su influenti reti televisive». Ha anche fatto presente che dei noti personaggi del mondo artistico USA ed europeo «che difficilmente saprebbero individuare la posizione del Venezuela su una carta geografica» sono stati utilizzati per danneggiare il governo. Le recenti dichiarazioni fatte alla cerimonia di premiazione degli Oscar ne sono un esempio.

In particolare questo si riferisce alla CNN-TV channel, che non solo è stato usato dalla CIA per raccontare a tutto il mondo informazioni false sul Venezuela, ma anche per presentare degli stereotipi negativi del governo venezuelano e del Presidente Maduro.

C’è stata anche una copertura televisiva distorta delle proteste di piazza fatte dagli studenti, che la CNN ha descritto come manifestazioni tranquille, senza fare cenno alle proteste dei gruppi militanti di studenti che hanno bloccato le strade, dato fuoco alle automobili, attaccato agenti di polizia, e fatto danni ai servizi della rete urbana, inclusa la metropolitana. Tra le altre cose, gli attivisti dell’opposizione hanno sparso sulle strade dei chiodi dentati di ferro che hanno provocato un forte aumento degli incidenti stradali, ed hanno teso dei fili di nylon trasparente da un lato all’altro delle strade per bloccare i passaggio delle motociclette che portano merci, medicinali, posta ecc. Questi motociclisti, che di solito sono fedeli alle autorità, sono per questo considerati una forza ostile dall’opposizione.

La CNN, comunque, non ha detto mai niente di questi particolari.

Anche tutti i media internazionali non dicono mai nulla sugli sforzi del presidente Maduro per instaurare un dialogo pacifico e per ricercare una reciproca comprensione con l’opposizione e con quegli ambienti oligarchici del paese che hanno organizzato e che stanno finanziando privatamente una campagna prolungata di disobbedienza civile. Questa tolleranza delle autorità venezuelane è sempre più percepita come una loro debolezza.

A seguito di una copertura distorta e a volte perfino provocatoria data sugli eventi che accadono in Venezuela, i corrispondenti della CNN sono stati espulsi dal paese. Ma anche i giornalisti della Associated Press, di France-Presse, della Agencia EFE, della Reuters e altri stanno dando una interpretazione di parte su tutto quanto sta avvenendo in Venezuela. Non riesco a pensare come facciano, tutti i giornalisti occidentali accreditati in Venezuela, a presentare dei resoconti pressoché unanimi, senza nessuna valutazione personale che si differenzi dalle altre nel raccontare gli eventi di questi giorni. Un allineamento generale con il modo di pensare di Washington nel valutare gli eventi politici internazionali, sembra essere diventata la caratteristica di quasi tutto il corpo di giornalisti occidentali nel paese.

Il governo di Maduro sta facendo tutto il possibile per contrastare la propaganda ostile con cui Washington sta cercando di far aggravare la situazione del Venezuela, dando spazio così a possibili pretesti per interferire direttamente negli affari interni del paese. Infatti al governo venezuelano sono arrivate parecchie minacce e avvertimenti lanciati dall’amministrazione statunitense che ha chiesto la liberazione degli studenti arrestati durante le proteste di piazza e di sedersi ad un tavolo per dei colloqui con l’opposizione.

Barak Obama ha parlato di questo nel corso di una riunione con i colleghi canadesi e messicani a Toluca (Messico) il 20 febbraio 2014. Una dichiarazione del senatore repubblicano John McCain è suonata come un ultimatum: « Dobbiamo essere pronti ad usare la forza militare per entrare in Venezuela e ristabilire la pace.» Il senatore ha fatto presente che l’operazione potrebbe comportare l’invio di soldati da Colombia, Perù e Cile.

Ha inoltre sottolineato che già ci sono dei leader democratici in Venezuela che sono pienamente preparati ad assumere la responsabilità del governo del paese con il pieno consenso dell’ America pur di portare libertà al paese. McCain ha anche spiegato esattamente il motivo per cui Washington ha bisogno di questi « democratici fantoccio» in Venezuela. Per prima cosa, e la più impofrtante, per garantire una consegna rapida degli idrocarburi agli Stati Uniti. Le forniture di petrolio provenienti dal Nord Africa e Medio Oriente impiegano di solito 45 giorni, ma solo settanta ore dal Venezuela.

Per spiegare la situazione delpaese e quella del governo Venezuelano, il Ministro degli Affari Esteri Elias Jaua ha fatto un giro nei paesi dell’America Latina e dell’Europa, mentre il Ministro venezuelano dell’Energia, Rafael Ramirez, ha incontrato il President russo Vladimir Putin e alcuni rappresentanti del Governo Cinese.

Il Presidente Argentino Cristina Fernández de Kirchner ha detto che esite una vera minaccia di un «soft coup» in Venezuela: «Non sono qui per difendere il Venezuela, o il Presidente Nicolás Maduro. Sono qui per difendere il sistema democratico di un paese, proprio come abbiamo fatto con la Bolivia, con l’Ecuador o con qualsiasi altro paese della regione, non importa se sia di sinistra o di destra. La democrazia non appartienealla destra né alla sinistra, la democrazia deve sempre mostrare rispetto per la volontà popolare. Sarebbe fatale, per i tanti grandi progressi che l’America Latina ha fatto negli ultimi anni nel campo dell’integrazione regionale, se lasciassimo che venti stranieri spazzino via e distruggano un paese nostro fraterno vicino».

Cristina Fernández ha anche ricordato che ci sono state ben 19 elezioni in Venezuela negli ultimi 14 anni, e di queste solo una è stata persa dal partito di governo. In conformità con la Costituzione, si potrebbe indire un referendum abrogativo nel 2016 e questo è l’unico modo legittimo per cambiare il governo. La stragrande maggioranza dei leader latino-americani sono della stessa opinione, la pensano come Cristina Fernández.

Molti analisti politici stanno guardando con attenzione al “timing delle operazioni americane” che tentano di rimpiazzare i governi di Venezuela e Ucraina. Washington vuole mostrare al mondo di essere una superpotenza ancora in grado di guidare il corso degli eventi in diverse parti del mondo, orientandoli in qualunque direzione ritenga conveniente.

Obama vorrebbe concludere la sua presidenza con delle spettacolari vittorie in Europa dell’Est e in America Latina: facendo diventare l’ Ucraina uno stato satellite degli USA, che garantirebbe la presenza militare americana sulle frontiere con la Russia, e mettendo a segno un importante cambiamento di regime in Venezuela, per mettere finalmente fine a tutti i progetti di integrazione latino-americani, che potrebbero portare anche all’indipendenza

Nil Nikandrov

Fonte: http://www.strategic-culture.org

Link: http://www.strategic-culture.org/news/2014/03/08/us-against-venezuela-cold-war-goes-hot.html

8.03.2014

Scelto e tradotto per www.ComeDonChisciotte.org da Bosque.Primario

Pubblicato da Bosque Primario

  • Ercole

    Ma in Venezuela che fine ha fatto il " socialismo "del defunto  Chavez ? Solo gli idioti non fanno i conti con la storia .

  • maurydek

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  • Lestaat

    A leggere i commenti ci si sente rilassati.

    Si ha la certezza che nulla cambierà mai.
    Potranno esserci centinaia di Libie, di Sirie, di Ucraine o di Quelchevipare ma per molti resta più importante se l’etichetta è o non è la stessa della propria.
    Che tristezza.