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UNGHERIA: IL NAZIONALISMO COME ANTIDOTO

DI ANDREA PERRONE
ilribelle.com

Patria, difesa della cultura nazionale e della tradizione magiara dall’unilateralismo di stampo americano e dall’usura internazionale. Sono in sintesi i pilastri sui quali si fonda l’intervento tenuto il 26 luglio scorso in Romania dal premier ungherese Viktor Orban al cospetto dei suoi connazionali, nel corso della 24esima Balvanyos Hungarian Summer University a Baile Tusnad (Tusnádfürdő).

Dinanzi a un folto gruppo di giovani connazionali il capo del governo magiaro non ha temuto di esaltare i valori supremi della nazione contro quelli del danaro e del mondo unipolare che punta a distruggere le differenze di natura culturale, etnica, politica e linguistica. Lo stesso premier ha ricordato che questo dominio unipolare era rappresentato fino alla Prima guerra mondiale dalla Gran Bretagna per poi incardinarsi, dopo l’epilogo di quel conflitto, sugli Stati Uniti.
Un dominio raggiunto attraverso un passaggio di consegne che ha portato gli Usa a trasformarsi, con il loro ingresso in guerra contro la Germania guglielmina, il 6 aprile 1917, da debitore dell’Europa a creditore della stessa. Una strategia ben precisa, quella di Washington, nel decidere per l’intervento bellico nonostante la gran parte dell’opinione pubblica fosse assolutamente contraria.

Fu il presidente americano dell’epoca, Thomas Woodrow Wilson, coadiuvato da banchieri e società connesse come la J.P. Morgan & Co. a favorire l’entrata in campo statunitense a fianco degli Alleati per combattere l’Intesa, e soprattutto quella Germania imperiale di Guglielmo II che insidiava l’egemonia inglese e americana sul mare e sul suolo del Vecchio Continente. Gli attacchi tedeschi contro gli Usa ebbero il loro primo episodio di grandissima risonanza con l’affondamento, il 7 maggio 1915, della nave passeggeri Lusitania, di produzione statunitense, che nascondeva nella stiva armi e munizioni inviate in gran segreto al Regno Unito, come era già avvenuto in precedenza con altre imbarcazioni e scafi provenienti dagli Usa. Per tutta risposta Berlino diede ordine ai suoi U-boot per tutto il conflitto di eliminare qualsiasi nave che raggiungesse la Manica in direzione della Gran Bretagna proveniente dal mondo americano.

Negli anni Trenta la Commissione statunitense guidata dal senatore repubblicano del Nord Dakota, Gerald Nye, venne incaricata di ricostruire gli avvenimenti che portarono all’entrata in guerra degli Usa, ed evidenziò il ruolo dei fabbricanti di esplosivi e dei banchieri che erano esposti nei confronti della Gran Bretagna per 2,5 miliardi di dollari.

Ma torniamo alla realtà contemporanea, riprendendo a narrare l’interessante e coraggioso discorso del premier magiaro diretto a condannare lo sfruttamento dei popoli e la distruzione della loro sovranità nazionale, economica e alimentare. L’attuale unipolarismo di marca statunitense – ha proseguito infatti il primo ministro di Budapest – mira a stravolgere ogni aspetto dell’umana realtà favorendo la diffusione di Organismi geneticamente modificati (Ogm) attraverso le multinazionali come la Monsanto. Per questo la battaglia del governo ungherese contro gli Ogm e il divieto assoluto che vengano importati è una lotta legittima contro i danni provocati alla salute dei compatrioti da parte di tecnocrati e multinazionali d’Oltreoceano senza scrupoli.

Ma Orban non si è fermato qui e nel suo intervento ha condannato il piano del mondo unipolare tutto proteso a distruggere non solo le nazioni e le rispettive Costituzioni, ma il principio stesso che anima la famiglia, che rappresenta nel contesto nazionale la componente essenziale e imprescindibile senza la quale non potrebbe esistere l’idea stessa di patria, la continuità della stirpe e quindi la tradizione magiara. Il progetto di sudditanza delle nazioni viene imposto dall’unipolarismo di stampo americano, dai Signori del danaro, dalle lobby della finanza internazionale, dai tecnocrati e da tutti quei poteri forti nemici della sovranità nazionale, avvalendosi di strategie e tecnologie che mirano a modificare radicalmente le leggi della natura e della stessa società in nome di un presunto “progresso” che rappresenta invece un’involuzione completa dell’essere umano e della realtà fenomenica, di cui la natura è una componente imprescindibile.

L’azione dell’usura internazionale allo stesso tempo si estrinseca creando ulteriori debiti attraverso prestiti particolarmente onerosi, che finiscono per convogliare le nazioni in un circolo vizioso da cui non escono se non con un’economia devastata dalla recessione e da una povertà endemica diffusa in quasi tutte le classi sociali.

Parlando delle comunità ungheresi, il primo ministro ha detto che «allo stato attuale delle cose» la coesione tra loro «non può essere promossa su base territoriale, ma attraverso i legami di cittadinanza». In sostanza, attraverso il principio della nazione e di una comunità di destino di cui tutti gli appartenenti a una tradizione nazionale si sentono parte. Ma Orban ha avuto il coraggio di condannare anche gli attacchi dei banksters nazionali ed internazionali: dalla Banca centrale magiara – in passato diretta da un avversario dello stesso premier – e dalle banche straniere coadiuvate dai tecnocrati europei e dagli addetti del Fondo monetario internazionale, insieme ai colossi delle telecomunicazioni, che sperano di sottomettere l’Ungheria ai voleri delle lobby economico-finanziarie per lucrare su giovani e famiglie, portando il Paese al crack. Il primo ministro ha voluto ricordare di aver incaricato il ministro dell’Economia nazionale di ripagare il prestito negoziato dall’Ungheria nel 2008 con il Fmi, la potentissima istituzione mondialista con sede a Washington, entro la metà di agosto. In più, ha sottolineato che i fondi necessari sono disponibili poiché i magiari hanno lavorato duramente per accumulare quel danaro nel corso degli ultimi tre anni.

Per quanto riguarda il blocco dei Ventotto, Orban ha puntato il dito contro le istituzioni guidate dagli eurocrati, per come rispondono alle sfide che riguardano la comunità degli Stati europei, esprimendo la convinzione che le risposte a questi problemi debbano essere concepite prima di tutto e assolutamente nel proprio ambito nazionale, per poi tradursi in accordi a livello generale.

Un modo cortese e indiretto per esprimere la sua contrarietà a qualsiasi soluzione all’interno dell’Ue imposta dai tecnocrati europei, priva di una visione che sia rispettosa delle tradizioni dei singoli Stati membri e delle Costituzioni come quella magiara, più volte attaccata dai Soloni europei per la sua impostazione legata alla difesa del principio della nazione e della famiglia. Una visione in netto contrasto con le scelte dei tecnocrati Ue che si stanno adoperando per creare un Superstato europeo, totalmente prono agli interessi dei Signori del danaro e dell’unilateralismo dei gendarmi d’Oltreoceano.

Andra Perrone

www.ilribelle.com
9.08.2013

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Pubblicato da Davide

  • Arcadia

    Onore ad Orban.

  • albsorio

    CDC mi preoccupa perche non scegliere un articolo dove si ricordi che Orban aveva subito un incidente prima di arrivare a pronunciare quel discorso? C’erano tanti articoli come questo ad esempio :—-> http://www.nexusedizioni.it/geopolitica/tag/incidente-orban/

  • Behemot

    … purtroppo abbiamo in Europa solo uno così ….

  • ericvonmaan

    I politici alla fine fanno tutti i loro interessi, comunque, positivo che un capo di governo cominci a parlare liberamente di questi argomenti “tabù”

  • cardisem

    Resto del parere che l’intrusione anglosassone in Europa dal 1914 in poi non ha portato nulla di buono… Se liberazione sarà ancora possibile, ciò significa mandare fuori di casa lo straniero e tornare padroni in casa propria… Vanno rigettati tutti gli ideologismi idioti che hanno il solo scopo di farci disarmare intellettualmente e spiritualmente allo stesso modo in cui già sul piano militare siamo stati messi sotto il tallone dello zio Sam…

  • tania

    Ora , a me dispiace deludere i fascisti di ComeDonChisciotte ma , poichè noto che nessuno osa dirvelo , vi invito a riflettere sul fatto che la “cultura ungherese” , la “cultura italiana” , la “cultura californiana” e qualsiasi altra cultura spacciata come collettiva è sempre immaginata e inventata : narrare le “culture” come se fossero dati di natura , invece che come un prodotto dell’attività umana , un prodotto delle relezioni per forza dianamiche tra individui che pensano prima di tutto a vivere ( e non a preservare un racconto di fantasia ) è un “equivico” in cui inciampano sempre i distratti razzisti . Ma ( tenetevi forte ) le culture non parlano tra loro , non discutono , non confliggono : sono le persone che lo fanno . Parlare di conflitti o di incompatibilità tra culture , significa da un lato reificare le culture , sclerotizzarle e privarle della loro naturale continua modificabilità , dall’altro equivale ad identificare le persone come degli automi che eseguono un programma : la cultura . Ora , e mi rivolgo agli involpevoli visitatori , la globalizzazione è insita nella merce , qualsiasi merce , anche quella ungherese , anche quella italiana che i rossobruni nostrani vogliono proteggere ; l’unica differenza è quella tra capitale e lavoro , non tra inesistenti culture collettive . Rigettate al mittente questa propaganda nera .

  • patrocloo

    Interessante quanto hai proposto nelle ultime righe. Io pero’ ho un’idea migliore: perche’ non rigettiamo le persone che qualificano “fascista” coloro che non la pensano nello stesso modo?

  • FreiKorp

    Prima proposta: ti consiglio di rileggere varie volte quello che ai scritto, nel mentre astenendoti dal fumare. Probabilmente non hai mai fatto entrambe le cose e questo d’altronde potrebbe essere anche un punto a tuo favore. Forse ti accorgerai (tieniti forte) dell’annientamento che il marxismo ha operato in te, a livello della ragione e dello spirito.

    Seconda proposta: vai in Ungheria a parlare di capitale e lavoro come unica differenza e di marxismo come salvezza del popolo ungherese (buona fortuna).

    Onore a Orban

  • vraie

    condivido quello che dice Orban (con rischi personali) ,,, sia se – faccio un’ipotesi – emerge in me “il comunista” sia quando affiora “il fascista”
    p.s. generalmente emerge nel mio essere il fascista quando sento certi comunisti e invece appare il comunista quando sento alcuni fascisti

  • bstrnt

    Magari sarebbe consigliabile che tu ti astenga dal fumare mentre rispondi ai post, ne gioverebbe sia grammatica che sintassi.
    Inoltre il ritenersi depositario di una verità indiscutibile è indice di narcisismo quando non è egotismo.
    Purtroppo l’attuale situazione dell’Europa è derivante dall’implosione dell’URSS, quando i sicari angofoni sono riusciti a inserire nei gangli di potere dell’Unione Europea e delle singole nazioni dei quisling prezzolati.
    In questo senso il capitalismo psicopatico è di gran lunga una iattura peggiore del marxismo, anche di quello più rigido e inflessibile.
    Poi il giudizio su Orban non può essere conferito così a cuor leggero, scommetto che anche Berlusconi messo con le spalle al muro potrebbe avere le stesse reazioni, pur sapendo di rischiare, perché contro degli psicopatici si è sempre a rischio; Orban spero se ne renda conto, a meno di non essere congegnale ai piani di coloro che hanno ideato il PNAC che rischia di diventare PNCC.

  • cardisem

    Dare del “fascista” ai Lettori di CDC presupporrebbe che uno almeno sapesse cosa è stato il fascismo, ma sarebbe discorso lungo. Trovo però nelle granitiche certezze di Tania un ottimo esempio di quell’«antifascismo fascista», che mi sembra la chiave di lettura di tutta la cultura politica dal 1945… Si è cioè assunta una Narrativa del fascismo, che non deve necessariamente coincidere con la realtà storica e politica del fascismo, ma poi sulla base della Narrativa così assunta si è “fascisti”, nel senso che si è “illiberali”, non rispettosi della legalità che pure ci si è dati, e tante altre cose…

  • tania

    Grazie della preoccupazione , ma tendo a parlare di argomenti che conosco . Per quanto riguarda l’illiberalismo o liberalismo del fascismo italiano è un argomento un pochino più complicato : dal punto di vista ideologico il suo antilluminismo lo pone ovviamente fuori il liberalismo classico ; dal punto di vista istituzionale Sabino Cassese ( http://www.mulino.it/edizioni/volumi/scheda_volume.php?vista=scheda&ISBNART=13949 ) ha invece ampiamente argomentato come fosse in continuità con un certo liberalismo conservatore .

  • Allarmerosso

    Fammi capire pretendere di avere uno stato sovrano che non si faccia sottrarre il potere ,che rende uno Stato degno di questo nome è … Fascismo ????
    Leggiti la costituzione , comprendine i concetti poi torna a parlare di Fascismo, quello che invece è l’UE attuale ed il sistema schiavistico tecnocrate ed oligarchico attuale è molto più “fascista” di quanto tu stia dicendo ma forse ti piace così , chissà sarai parte delle oligarchie pure tu ?

  • tania

    Mi sembra chiaramente leggibile quello che ho scritto .

  • Primadellesabbie

    Credo sia importante tenere presente alcune informazioni, anche per apprezzare o meno la posizione di questo Orban.

    La prima guerra mondiale fu scatenata con l’intento di distruggere gli Imperi Centrali e favorire l’affermarsi dei nazionalismi.

    L’Ungheria si distinse come avanguardia di quei nazionalismi, la sua determinazione a interrompere l’invio di derrate alimentari fu determinante per la sconfitta delle truppe austroungariche. Il Regno d’Italia non ottenne alcuna vittoria, non sarebbe stato in grado di vincere alcunché, la ritirata del nemico fu causata dalla mancanza di cibo che, nell’organizzazione imperiale, doveva venire dall’Ungheria.

    I medesimi centri di potere (spesso vituperati in codesto blog) molto efficaci ed influenti, che sabotarono l’Impero in quella guerra, si distinsero poi nell’insurrezione di Buda-Pest contro il regime sovietico e. in occasione dello scioglimento dell’Unione Sovietica si fecero trovare talmente pronti, che i primissimi investimenti delle multinazionali occidentali fioccarono in Ungheria, talmente forte e sicuro era considerato il controllo di quel Paese. Nel centro di quella capitale troneggiavano le insegne del consumismo occidentale molto prima che si diffondesse nel resto del Patto di Varsavia.

    Si tratta di capire che senso possa avere la posizione di Obran prima di leggerla secondo i nostri schemi.

  • tania

    Non condivido solo questa frase : “La prima guerra mondiale fu scatenata con l’intento di distruggere gli Imperi Centrali” . Non la condivido perchè le responsabilità della Germania nell’aver dato inizio alla Prima Guera Mondiale è difficilmente contestabile .

  • Georgios

    Siccome questo argomento sulle culture interessa molto durante gli ultimi 3 anni la società in cui vivo (Grecia), avrei qualche cosa da chiedere alla gentile signora o signorina del commento.

    1. Dove e’ che si parla di conflitti tra culture nell’articolo? Difendere le proprie tradizioni significa disprezzare (o peggio) le altre culture? Rivendicare queste tradizioni (per esempio non accettare che il cimitero ove “riposa” mio padre diventi una discarica per rifiuti tossici dell’industria tedesca) ti rende fascista? Difendere e rivendicare come patrio suolo una foresta vergine a Skuries, Chalkidiki (Grecia del nord) che viene distrutta per allargare una miniera d’oro che fino ad oggi funzionava in base alle leggi vigenti mentre ora (a sovranità nazionale decaduta) dopo essere stata letteralmente regalata con contratti scandalosi (317.000 ettari contenenti dei minerali di certificato valore di 22 miliardi di euro venduti per 11 milioni) e’ diventata un nuovo selvaggio west con l’arsenico usato all’aperto che arriva fino al mare (Thermaikos), ti fa diventare estremista di destra? Gassare con gas da guerra la gente che protesta contro questo scempio ambientale, vecchie e bambini inclusi, lanciare questi gas nel cortile di una scuola, e’ una normale pratica di repressione capitalistica o ricorda qualcosa delle colonie di un tempo? Chiudere scuole e obbligare i bambini a scalare montagne ogni giorno per andare alla più vicina scuola e’ qualcosa alla quale Lei e’ abituata nel paese capitalista in cui vive? Partorire e vedersi trattenuto il neonato ed essere piantonata in ospedale se non ha da pagare le spese del parto e’ una normale pratica capitalistica? Chiudere la televisione pubblica con un decreto ministeriale, senza dibattito parlamentare rientra nelle abituali prassi della democrazia capitalista?

    2. Sa che secondo il diritto internazionale quello che si sta facendo in Grecia equivale ad un atto di guerra? Lo sa che il paese e’ occupato da forze straniere? Sa che nei punti chiave, ministeri, pubblica amministrazione, fisco, banca centrale etc ci sono i tedeschi? Lo sa che abbiamo anche un gaulaiter di nome Reichenbach? Lo sa che siamo i primi in una fila alla quale l’Italia si trova qualche posto più indietro?

    3. Come e’ possibile dare del fascista a qualcuno che ospita senza censura i propri commenti? Lei o e’ troppo ingenua oppure… mi dica Lei.

    4. Esiste secondo i Suoi criteri un limite numerico all’afflusso di gente disperata (che non viene qui per propria scelta ma e’ costretta a farlo) verso un paese? Siamo 10 milioni in Grecia. Quanti ne possiamo accogliere secondo Lei? Perché ci avviciniamo ai 2 milioni. Bastano o c’è posto ancora?

    5. Suppongo che Lei sia di sinistra. Pure io. Ha presente quello che Marx ed Engels pensavano dello stato nazione e della patria? Sa cosa sia l’internazionalismo? Le sembra internazionalismo l’espatrio forzato? La tratta degli schiavi? Sa che persino Bakunin aveva dichiarato di essere rispettoso del sentimento patriotico della gente?

    Avrei moltissime ancora cose da dire, specie al 1o punto di questo commento, ma sappia che semplificare questo Armageddon al cliché “differenze tra capitale e lavoro” indica una immaturità intellettuale troppo pericolosa per i tempi che corrono. Sappia anche che se le cose manterranno il corso presente, non e’ escluso niente. Neanche quello che i nostri nonni o bisnonni sono stati costretti a fare durante la 2a guerra mondiale. Perché a loro l’unificazione dell’Europa di Hitler e l’omogeneizzazione delle culture non gli era mica piaciuta. Né hanno detto “italiano o tedesco, il padrone e’ sempre padrone”. Hanno detto “Sì, il padrone e’ sempre padrone ma ognuno in casa propria. Il capitale non tiene patria. Noi sì”. E hanno preso le armi.

  • Viator

    Ora, a me spiace deluderti Tania, ma ti faccio notare che se soltanto le persone agiscono, discutono e confliggono, ne risulta che le culture sono insieme tanto fittizi quanto le classi sociali. In entrambi i casi basati su un fondamento reale: nel primo caso una lingua, una storia, una razza e una tradizione comuni. Nel secondo caso, degli interessi socioeconomici condivisi.

    Il fatto che l’individuo si ritenga legato all’una o all’altra persona ficta, a un misto delle stesse o a nessuna delle due, è scelta puramente soggettiva e arbitraria. Sta a vedere che fra le religioni della razza, della nazione, dell’umanità, del comunismo, di cristo o di allah c’è qualche differenza. Sono sistemi di pregiudizi tutti ugualmente goffi e arbitrari.

  • Primadellesabbie

    Va bene, tania. Io tendo a vedere la Prima Guerra come una conseguenza della situazione che si era determinata dopo l’esito della Guerra Civile americana. Lá si era imposto il mondo “moderno” e l’Europa doveva “aggiornarsi”. Gli Imperi Centrali costituivano il mondo vecchio e, di fatto, un insuperabile ostacolo alla nuova organizzazione sociale che si era delineata con gli avvenimenti americani. Andavano distrutti. L’attivissimo interventismo italiano era di questo stampo, per la modernità intendo e temevano di perdere il treno. La Russia un discorso a parte, si trovò in una posizione singolare per via del panslavismo.

  • tania

    Solo per chiarire . Occorre distinguere tra la Germania del Kaiser ( dove l’intreccio tra direzione militare e industria pesante ne faceva una potenza capitalista in un certo molto più moderna di Francia e Inghilterra , e inevitabilmente imperialista : il Piano Schliffen , per colonizzare Francia e Russia , era già pronto dal 1906 , per dire ) e l’Impero Austro-Ungarico ( dove , se pur esisteva una borghesia commerciale nei centri urbani , prevaleva il paradigma del contado ) . Poi , certamente gli USA sono usciti avvantaggiati dopo il 1918 , ma non hanno provocato nessuna guerra ( e come noto prevalse il loro “isolazionismo” anche a Grande Guerra finita , durante il congresso di Versailles , anzi per molti aspetti si può dire fino al ’41 ) . Le responsabilità del Kaiser sono ampiamente documentate ; scusami se riassumo brutalmente ( siamo in un forum ) : la Germania è arrivata tardi all’unificazione e non esisteva più nulla da colonizzare ; le restava l’Europa . Comunque , era solo per chiarire che la globalizzazione della mercificazione è insita nel capitale , qualsiasi capitale , cinese , tedesco , statunitense , magiaro , romagnolo eccetera eccetera

  • tania

    Sintetizzare certi temi in un forum , per lo più rossobruno , non è il massimo , non so se abbia senso , ma tant’è . Quindi .. Si , la classe non è una struttura sociale statica . Esistono dei processi ; e i processi di proletarizzazione investono ormai 4/5 del mondo ; ma sono strutture sociali ( ripeto , dinamiche ) osservabili solamente da un’angolatura sovranazionale ; l’angolatura degli Stati-nazione è il solito inganno borghese dei piazzisti di superstizione , paura e violenza .
    Poi , circa il concetto di “umanità”.. Ora , l’ umanità non è una proiezione universale di un’essenza particolare : non è come se l’è sognata l’Occidente per riassumere . L’umanità concreta è fatta di linguaggi , e come diceva Benjamin il bello di noi umani è che qualsiasi lingua è traducibile in un’altra . E che cosa c’è di traducibile ( oltre alla semantica ) ? Sempre come diceva Benjamin , di traducibile ci sono i diagrammi di potere che sono scritti dentro tutte le lingue : in tutte le lingue c’è qualcuno che esprime volontà di vita , volontà di emancipazione da qualsiasi forma di dominio . E’ questo il principio universale che dà vita al ( e si traduce con il ) concetto di umanità : la volontà di fiorire dei singoli , ciascuno come vuole , che esige che vengano respinte qualsiasi forma di dominio .

  • tania

    Poi , e concludo … Io non voglio convincervi , è solo che chi balbetta di “razza” “tradizione” e “identità” nazionali non può essere razionalmente in grado di descriverle : le può solo mitizzare o imporre/costrtuire dall’alto ( come nel caso delle lingue ufficiali di Stato ) . A me no che qualcuno non riesca a descrivermi la “razza” e l’ “identità” della nazione italiana , olandese , spagnola eccetera .. Ma non credo . Ciao

  • Primadellesabbie

    Si, la Germania costituiva un esempio di industrializzazione d’avanguardia. Si, non c’era altro da colonizzare. Si, c’era differenza tra Germania e Austria-Ungheria.

    Come puoi constatare non ho detto che gli US abbiano provocato la guerra ma: “Gli Imperi Centrali costituivano il mondo vecchio e, di fatto, un insuperabile ostacolo alla nuova organizzazione sociale che si era delineata con gli avvenimenti americani.”.

    Mi sono riferito al cambio di organizzazione sociale che avrebbe favorito l’industrializzazione, cui puntava il mondo oramai vittorioso in America e che si voleva imporre in Europa.

    Gli US, allora, agirono coerentemente agli interessi del loro nuovo corso ed in sintonia con gli ambienti europei favorevoli allo stesso che, a partire da Francia e Regno Unito, coinvolsero anche strutture sociali del fronte avverso, nella fattispecie ungheresi. Gli ambienti interessati sono facilmente identificabili e, al giorno d’oggi ancora molto vivaci in Ungheria. Nel mio commento volevo mettere in rilievo questo aspetto.

    Per spiegarmi meglio, rispondendoti, ho aperto un album degli ospiti della mia famiglia (del nord est) di quel periodo di guerra dove si trova, accanto alla firma del Duca di Bergamo, quella del sottufficiale…Pignatellone (ad esempio). Pensi che si potesse trovare qualcosa del genere in Germania o in Austria-Ungheria?

  • Georgios

    Ci provo.
    Nessuno qui, almeno credo, certo non nell’articolo, ha parlato di “razza”. Di tradizione e di identità sì.
    La “razza” (naturalmente non parlo da antropologo) e’ un’inesistente invenzione nazista creata per dare addosso ed escludere i “diversi” e per avere dei capri espiatori a seconda dei casi. Qui in Grecia per esempio i “diversi” sono utili al sistema come supposta causa dei mali che affliggono la società. Della disoccupazione, dell’insicurezza sociale e della criminalità. E per questo motivo li tengono sotto condizioni disumane per esaltare la loro esasperazione e spingerli verso comportamenti antisociali.
    La tradizione e l’identità invece sono concetti autoreferenziali. Cos’è che fa sentire uno greco e l’altro italiano? Certo la lingua. Poi il modo di vivere della sua società (paesaggio sociale) – il modo di sentirsi felici o tristi, i ricordi, le canzoni, i balli, la letteratura -, il paesaggio fisico, la storia (sopratutto sociale), per moltissimi la religione anche. E poi ci sono tante cose piccole e personali ma simili e per questo comuni a tutti: per esempio episodi della storia recente raccontati dai nonni che, guarda caso, sono tutti sepolti nello stesso paese che tutti riconoscono come patria. In parole povere questa e’, secondo me, la definizione da parte del popolo della nazione come contenitore di tutte queste cose verso le quali ci si riferisce dicendo “patria”.
    C’è poi un secondo significato della patria (o della nazione) molto più sostanzialmente politico e marxista. Ed e’ quello associato all’indipendenza da qualsiasi giogo straniero, imperiale (Oh, mia patria) o nazista (Fischia il vento) che sia, e che garantisce ai suoi cittadini dei diritti scritti nella loro Costituzione. Certo, la Costituzione e’ stata il compromesso che la borghesia ha dovuto fare per garantirsi la pace sociale necessaria ma questo non toglie che il popolo se l’è guadagnata. E certo ancora il rispetto della Costituzione e’ affidato ed e’ il prodotto della lotta di classe di ogni momento per ogni società. Perché bisogna lottare per mantenere i propri diritti. Niente e’ garantito a priori.
    Fatto sta che questi diritti ognuno di noi li ha di diritto appunto solo nella propria nazione. Il suo sentirsi come cittadino con dei diritti fuori dal suo paese dipende quasi esclusivamente dal grado di maturità civile del paese ospitante. Un italiano in Francia ha certo molti diritti, un italiano da qualche altra parte del mondo ne avrà molti di meno.
    Il problema oggi e’ che per colpa degli ambienti eredi delle lotte sociali del passato recente, cioè partiti di sinistra e sindacati, le parole “patria” e “nazione” sono state “regalate” ai peggiori nemici di queste parole associandole a significati negativi e reazionari. Per esempio, qui in Grecia, la sinistra che dovrebbe avere come maggiore vanto la lotta partigiana della 2a guerra mondiale (tra le più serie allora in Europa) che era una lotta per la liberazione nazionale, ha ostracizzato dal suo vocabolario queste due parole soltanto per il fatto che erano state stra-usate dai fascisti colonnelli della dittatura 1967-1974.
    Per cui, quando oggi lo strapotere neoliberista ha deciso che e’ ora di finirla con questa storia delle Costituzioni e dei diritti di cittadinanza e ha colpito il loro cuore, cioè lo stato nazione, molti, sopratutto giovani che non hanno memorie lunghe, trovandosi in difficoltà a individuare profonde cause ed effetti, cercano di spiegare il tutto con la semplice ricetta della contrapposizione tra “capitale e lavoro”.
    Ma per capire bene non bisogna guardare nei libri. Basta guardare la società.

  • tania

    Partendo dal presupposto che condivido con te la lotta contro la mercificazione della Grecia , sono però costretta a risponderti che in realtà non esiste alcun significato “marxiano” che si possa attribuire al concetto di “patria” . E’ un termine che viene poi certamente utilizzato da alcuni “marxisti” , in precise contingenze storiche , ma mai come Valore in se : sempre e solo come un mezzo , come uno strumento di lotta . Ora , tu però sottolinei un discorso molto importante e delicato : quello della rivendicazione dei diritti che sarebbe possibile solamente tramite l’istituto della cittadinanza . Ecco , ora mi rendo conto di toccare un argomento che è ancora prematuro ( per innumerevoli questioni ) da affrontare e da esporre : ma la cittadinanza è un istituzione capitalistica perché contiene in se logiche inevitabilmente guerrafondaie ( si fonda sull’esclusione , sui rapporti di forza e dominio eccetera eccetera ) ; per fortuna però esistono molti marxisti che stimo tantissimo ( ad esempio Etienne Balibar , ma ce ne sono tanti altri ; in Italia ad esempio abbiamo il nostro Sandro Mezzadra che è bravissimo ) che smontano quest’istituto , e iniziano ad indirizzare la prassi e le teorie demercificatrici , anticapitaliste , verso l’istituto della persona , non del cittadino . Ma è un discorso un po’ lungo e prematuro da proporre . Ciao

  • tania

    “discorso un po’ lungo e prematuro da proporre” non perchè sia difficile da studiare o capire : se lo capisco io lo possono capire tutti . “Prematuro” perchè attualmente quelsiasi lotta , istituzione “democratica” e discorso politico hanno ancora come fulcro lo StatoNazione .

  • Georgios

    Esistono però innumerevoli riferimenti marxisti al concetto “nazione”. E siccome la maggior parte della gente, specie nelle condizioni attuali qui in Grecia, parla più di patria che di nazione intendendo però la stessa cosa (cosa che si vede nelle manifestazioni piene di bandiere greche), mi sono permesso la semplificazione. Comunque l’avevo dichiarato, non e’ che l’ho fatto arbitrariamente o giocando sporco.

    Sono d’accordo con te (anche se non capisco perché i marxisti sono virgolettati nel tuo commento) su un punto importante: Dato che il mondo reale e’ la società in cui viviamo, bisogna tenere presente la sua realtà per scegliere gli strumenti di lotta adatti. Cosa dirò a uno che vedendosi la casa pignorata ha messo sul terrazzo la bandiera greca? Che la patria come la nazione e i diritti di cittadinanza sono istituzioni capitalistiche e guerrafondaie? Scherziamo? Questo andava bene dirglielo durante l’autunno caldo del 69 mica ora. Che siamo? Dei preti col vangelo secondo Marx in mano?

    Io non ho detto mai che “la rivendicazione dei diritti sarebbe possibile solamente tramite l’istituto della cittadinanza”. Da dove e’ spuntato questo “solamente”? Ho detto che per questa società in cui viviamo, la società capitalista, certi diritti sono già garantiti almeno sulla carta. E che bisogna difenderli perché i neocon li stanno cancellando. Appunto, questo e’ il problema oggi. Non si lotta più per rivendicare nuove libertà ma per acquisire quello che fino a ieri si considerava scontato. Per cui anche i metodi di lotta devono adattarsi, cambiare contenuti.

    E poi finiamola col masochismo sui diritti di cittadinanza come strumento borghese e istituzione capitalistica. Lo e’ per una parte. Per l’altra però e’ quello che il servo della gleba si e’ guadagnato con la sua lotta. E’ cosi che siamo passati dal feudalesimo al capitalismo. E’ stato questo un salto in avanti nella storia o no? Si e’ guadagnato qualcosa rispetto al passato o no? E questo qualcosa bisogna difenderlo o no?

  • tania

    Ma per piacere … Marx rifiutava il nazionalismo e l’autodeterminazione delle nazioni come fini a se stessi . Per Marx la rivoluzione era essenzialmente un fenomeno internazionale , non un semplice aggregato di trasformazioni nazionali , così come essenzialmente internazionale era la loro strategia . Non per niente , “L’indirizzo inaugurale” di Marx alla Prima Internazionale si conclude con un’esortazione alle classi lavoratrici affinché penetrino i “misteri della politica internazionale” e vi prendano parte attiva . Per il resto non ci capiamo , ed evito di insistere

  • Georgios

    Ma per piacere lo dovrei dire io.
    Tu aggiungi delle frasi che ti sembrano comode ma che non hanno niente a che fare con le mie argomentazioni.
    Chi ha parlato di nazionalismo e autodeterminazione delle nazioni come fini a se stessi?
    Visto però che a quanto sembra la tua casa non corre il pericolo di pignoramento, avrai il tempo e la comodità di leggerti (o farti tradurre) questo:

    http://links.org.au/node/164

    e questo (capitolo II)

    http://www.workersrepublic.org/Pages/International/National%20Question/marxandnatquestion.html

    poi, spero, ci vediamo in piazza.

  • tania

    Non capisco perchè mi metti il link di Benedict Anderson che ripete le stesse mie parole ( anzi sono io che ripeto le sue ) . Tra l’altro Andarson smonta ancor di più i nazionalismi nel suo famoso “Comunità Immaginate” . Per il resto tu non sai nulla della mie condizioni economiche .

  • Georgios

    Il link non era per Anderson perché il sito non c’entra con Anderson. Anche Stalin e’ nominato nell’articolo. E allora? Il link l’ho dato per tutto ciò che e’ riportato come testimonianza al II capitolo.
    Tanti capoccioni si meravigliano e si grattano il capo per oltre un secolo come mai quei due hanno messo nello stesso paragrafo da una parte “i lavoratori non hanno una propria nazione” e dall’altra “il proletariato e’ nazionalista e la sua lotta e’ in primo luogo nazionale”.
    E ci fanno anche delle teorie sulle varie ipotesi scrivendo dei libri.
    Nessuna però che dica l’ovvio. Che bisogna lottare nell’ambito della vera società per prevalere come “stragrande maggioranza” e per rompere tutte le catene del passato nazionalismo incluso.
    Se poi ti ho offesa per il fatto dei pignoramenti scusami. Volevo ancora una volta sottolineare i bisogni reali della gente perché qui e’ una tragedia. Altro che teorie. Come tradurre in concreto la tua condivisione sulla lotta contro la mercificazione della Grecia? Voglio dire in pratica. Non intendo personalmente, ma una che la pensa come te ma che vive qui. Che deve fare se scende in piazza e ci sono le bandiere nazionali? Torna a casa?

  • tania

    No , non tornerei a casa , ma chi ha come simbolo una bandiera nazionale , ha come simbolo un’invenzione borghese , potrebbe allearsi tranquillamente con Alba Dorata , ed è un mio nemico . I miei amici sono quelli che hanno le bandiere anarchiche e comuniste . Dal punto di vista istituzionale darei poi il mio sostegno a Syriza .
    Tornando a Marx , il famoso passaggio che qualcuno reputa “ambiguo” del Manifesto recita così ( ora non l’ho qui con me , vado a memoria , se c’è qualche virgola sbagliata porta pazienza ) : “I lavoratori non hanno patria. Non si può togliere loro ciò che non hanno. Ma dovendo anzitutto conquistare il potere politico, il proletariato deve elevarsi a classe nazionale, ma per nulla affatto nel senso in cui lo è la borghesia”
    Ma non c’è nulla di ambiguo perché Marx usava in maniera interscambiabile i termini “società” e “nazione” , ignorandone la differenza ( la sociologia specifica sul tema inizia ai primi del Novecento ) ; poi , e soprattutto , perché il Manifesto non è un testo religioso : è stato scritto per le contingenze storiche europee del 1848 . Ma il pensiero di Marx è un pensiero dialettico (“I rapporti giuridici , come le forme statali , non possono essere compresi per se stessi , ma affondono le loro radici nei rapporti materiali di vita” ; in “Per la critica all’Economia Politica” ) : oggi , 2013 , i processi di proletarizzazione e borghesizzazione sono osservabili solamente dal punto di vista dell’economia-mondo capitalista .
    Poi certo , come dici tu , rimane il problema di agire concretamente e nell’immediato e le istituzioni della rappresentanza ruotano ancora tutte attorno alla forma dello StatoNazione : e ti ho già espresso cosa penso che farei , nell’immediato , se fossi in Grecia .

  • Georgios

    Certe cose che scrivi e’ come se le avessi scritte io.
    Certe altre… lasciamo perdere. Che ci staresti a fare in piazza con i tuoi nemici?
    Sei proprio sicura che Marx ignorava la differenza tra società e nazione perché… la sociologia non aveva ancora fatto i passi necessari? Ne hanno scritte tonnellate di cose con Engels sulla società, ne hanno descritto l’evoluzione dai tempi delle tribù primitive, che certamente non si possono definire nazioni, fino alla comparsa dello stato borghese e della nazione.
    A proposito di SYRIZA però sei capitata male. Se hai la pazienza e la curiosità dai un occhiata qui. Niente di quello che immagini. E stavolta gioco in casa.

    http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=11848

    e il primo commento qui

    http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&thold=-1&mode=flat&order=0&sid=12173#141538

    Stammi bene.