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Think different ?

DI MATTHIEU BUGE

rt.com

Alla fine Parigi non avrà la sua via Steve Jobs. Non è un male, ma potrebbe trattarsi di una festa rimandata. Secondo il cronista Matthieu Buge il culto verso il creatore dell’iPhone è sintomatico della nostra epoca.

C’è tristezza nel cuore degli Ifans. Malgrado la brillante iniziativa di Jérôme Comet, sindaco socialista del XIII arrondissement di Parigi, la capitale francese non avrà la sua «via Steve Jobs». Almeno per il momento. Potrebbe semplicemente trattarsi di una festa rimandata. È stato detto, secondo quanto riporta l’AFP [Agence France-Presse], che questa proposta non godeva dell’unanimità a causa «degli scandali fiscali e delle condizioni di lavoro nelle fabbriche subappaltate […] messi in luce dai comunisti e dagli ecologisti». Diamine! Affrettiamoci a intitolare un viale Rockefeller! La rinuncia, così come la scelta di intitolare una via a Steve Jobs, è motivata dalle ragioni sbagliate.

Jobsmania

Ero in Corea del sud quando Steve Jobs è morto e mi ricordo molto bene, nei negozi, le biografie scritte a caldo e fresche di stampa, a cadavere non ancora freddo. Frenesia totale. Tutti le volevano. Mi sono detto che quest’isteria ricordava quella seguita alla morte di Michael Jackson, che era dovuta al consumismo asiatico e che non sarebbe durata a lungo. Avevo torto. Parigi non è la prima (e certamente non sarà l’ultima) a essere stata tentata dalla jobsmania patrimoniale. Così la assai banale casa californiana nella quale il Nostro ha ideato con un amico il primo computer Apple è ora monumento storico. Uno scultore serbo ha realizzato una statua di Jobs per il quartiere generale della Apple a Cupertino. Un’altra ne esiste a Budapest. Un’orribile mano metallica squarciata dal logo della società si trova a Odessa con quest’iscrizione «Spasibo[grazie], Steve». Anche la Russia ha ceduto al fascino della cyber-umanità erigendo un monumento 2.0 nella corte dell’università di tecnologia di San Pietroburgo. Questo monumento è stato poi demolito, per la gioia dei media occidentali che hanno così potuto, ancora una volta, accusare la Russia di tutti i mali. In effetti, questo smantellamento ha avuto luogo dopo il coming-out di Tim Cook, l’erede del gruppo. Sporca Russia omofoba! Anche se la decisione dello smantellamento era stata presa prima delle dichiarazioni di Tim Cock ed era dovuta al mal funzionamento del cyber-monumento e alla potenziale collusione tra la Apple e la NSA. Ma questa è un’altra storia.

Le vie e la Storia

Ritorniamo agli omaggi immobiliari in onore del genio degli smartphones. Diderot, a suo tempo, si lamentava del moltiplicarsi, nelle città, delle statue e dei busti in onore dei grandi uomini. Aveva il sospetto che più si cedesse a questa tentazione più le città somigliassero a dei cimiteri. Nonostante ciò, le statue non hanno smesso di essere erette e le strade ribattezzate in onore dei grandi uomini. È finito il tempo in cui si dava alla via un nome simbolico del luogo, dell’istituzione o un’associazione di idee che finiva per essere misterioso e affascinante. A Parigi la strada del “Gatto che pesca” o quella del “Grande vagabondaggio”  sono molto più suggestive del viale Presidente Wilson o della piazza del Generale Beuret (non dimentichiamo che la Georgia del filo-atlantista Saakachvili ha intitolato nella capitale una via «George W. Bush»). Ma dare ai luoghi il nome di una persona che ha fatto la Storia è ancora comprensibile, anche se la ragione è principalmente politica e risponde più alla propaganda che alla Storia. Il fatto che Parigi abbia un viale Franklin D. Roosevelt e Winston Churchill e nessuno dedicato a Stalin la dice lunga sulla memoria della conferenza di Jalta, uno dei momenti più importanti del secolo scorso. Si potrà sostenere che vivere o avere un negozio nella via dedicata all’artefice del grande terrore non sia molto eccitante. Ma neppure dormire o commerciare nella strada di colui che promosse i campi di concentramento in Africa del sud e fu corresponsabile del bombardamento a tappeto su Dresda.

Silicon Valley, anno zero

Con il culto di Steve Jobs, si apre una nuova epoca. Quella del culto degli inventori di gadgets. Perchè cos’è stato Steve Jobs se non un eccellente uomo d’affari e un formidabile ideatore di accessori? Non ha inventato  nè il telefono, nè il computer, nè internet. Celebrare fino a questo punto Steve Jobs non sapendo chi siano  Alexander Graham Bell e Tim Berners-Lee è un po’ come deificare Rupert Murdoch dimenticando Gutenberg o Quentin Tarantino trascurando i fratelli Lumière. Sotto un articolo del Parisien riguardante la statua di Jobs a Budapest, possiamo leggere il seguente commento: «Trovo questo meno scioccante dal costruire delle statue e degli edifici per un tipo che pretende di essere il figlio di dio». Ciò che il bravo commentatore non aveva chiaramente compreso è che ci troviamo di fronte allo stesso processo. Le statue e i nomi delle vie vanno ad aggiungersi a tutti gli Apple Stores del mondo, che sono loro stessi, se non altro per la sobrietà dello stile, dei templi eretti nei quali i fedeli si ritrovano. L’Uomo ha rimpiazzato Dio e il consumismo la spiritualità.

Questo piccolo mondo si sbaglia sulle ragioni che fanno di Steve Jobs un grande uomo. Steve Jobs era molto intelligente, è indubitabile. Se Steve Jobs merita un omaggio, è solo in quanto uomo d’affari che ha perfettamente intuito gli aspetti meno brillanti della nostra psicologia impulsiva e gregaria e in qualità di padre di non aver mai dimenticato che ciò che fabbricava e commercializzava era nocivo per la salute mentale. Proprio come Evan Williams, il creatore di Twitter, e altri simili della Silicon Valley, Steve Jobs aveva una politica estremamente rigorosa riguardo all’impiego di questi «prodigi tecnologici» da parte dei bambini. Metteva nelle loro mani un foglio e un pastello e gli intimava di pensare con la propria testa. «Think different» diceva Steve Jobs ai suoi bambini, come se parlasse alla maggior parte dei suoi clienti. Il buon senso non ha mai abbandonato il grande uomo d’affari. Ma quando vediamo la nostra luminosa Najat Vallaud-Belkacem e i suoi piccoli amici fare la promozione dell’industria dei tablet a scuola e parallelamente introducono una riforma dell’ortografia per renderla meno esigente, è evidente che quello stesso buon senso abbia disertato la maggior parte delle menti. Ma cosa importa, non abbiamo più bisogno di tutto questo, abbiamo l’iPad!

Matthieu Buge

Fonte: https://francais.rt.com

Link: https://francais.rt.com/opinions/30683-voie-steve-jobs

 

Traduzione per www.comedonchisciottelorg a cura di VOLLMOND

Pubblicato da Davide

  • furibondius

    non aveva altro da scrivere?….

    • Davide

      Vuoi proporre tu qualcosa ?

    • Filippo Gregoretti

      Ho integrato.

    • PoteriForti

      Non avevi altro da leggere?

  • Filippo Gregoretti

    Articolo interessante ma molto incompleto. Steve Jobs non era solo un inventore di gadget, e un mostro turbocapitalista, è stato colui che ha distrutto l’informatica moderna e l’industria del software. L’inventore dei sistemi chiusi, dove non passa nulla se non prima tassato del 30% da Apple. L’equivalente dell’eliminazione del contante in informatica.
    Chi sa quanti anche qui si saranno bevuti i famosi “thoughts on flash”, che portarono alla fine di una tecnologia che ha permesso a menti creative di innovare veramente il web. Le bugie dette da Jobs (che hanno portato alla perdita di lavoro di un incalcolabile numero di persone) non erano altro che la copertura di una scelta di marketing: perché dare la possibilità di fruire contenuti complessi nel browser? TUTTO deve passare per l’App Store, piattaforma di server con la quale la Apple fattura molto di più che grazie a tutte le Foxconn messe insieme. No, Flash nel browser, no. E per fare ciò si è inventato una serie di panzane tecnicamente assurde, cui ha creduto tanta gente anche nell’industria. Anche in IT si seguono le mode, con ancora più spinta egoica in quanto tanti si sentono dei geni (spesso ragazzini brufolosi convinti che l’ultima, pietosa, instabile libreria javascript salverà il pianeta).
    Poi parliamo dell’App Store, il sostituto gratuito di quelle che una volta erano le divisioni “ricerca e sviluppo” delle grandi aziende. Nella speranza di diventare miliardari in pochi mesi, tanti investono i risparmi nello sviluppo di app, il più delle volte inutili. Uno su migliaia vince la lotteria, gli altri hanno buttato soldi e vita. E Apple conta i soldi. E non deve pagare risorse interne per innovare. E noi, pecore (ben meritevoli della schiavitù che abitiamo), continuiamo a “innovare” sentendoci fichissimi nelle nostre instabili startup (altra allucinazione schiavista contemporanea). App Store che “a insindacabile giudizio di Apple” decide cosa possa e cosa non possa essere proposto al pubblico. E’ successo molte volte che la Apple, davanti a un’idea buona, abbia cancellato l’applicazione, frutto dello sforzo di persone reali, e abbia sviluppato in house una app simile. E queste decisioni non sono appellabili. Subiamo e zitti.
    Non pago dei suoi “thoughts on flash”, e arrapato dalla totale sottomissione dei pecoroni, nel 2008 Jobs decise anche di eliminare dallo Store e di non accettare più applicazioni scritte in linguaggi che non fossero il nativo (allora il solo) Objective-C. Il che vuol dire che molte applicazioni scritte ad esempio in AIR, PhoneGap, Unity, ecc. venissero dall’oggi al domani tirate giù dallo store. E di nuovo, migliaia di persone persero il lavoro. Contratti cancellati. Startup che davano lavoro a decine di persone chiuse dall’oggi al domani (in quanto l’oggetto della startup veniva in un soffio reso impossibile). Ancora, motivando con dogmi e falsità tecniche che ovviamente il gregge (anche professionisti) si beveva rispecchiando il proprio ego in quello del maledetto. Tirando le somme, anche con i contenuti dell’articolo, dobbiamo a Jobs le seguenti cose: l’invenzione dei sistemi chiusi, censurati e controllati dal produttore dell’hardware; La creazione di tecnologia che genera compulsione e dipendenza (ogni dettaglio delle interfaccia di iOS è realizzato con l’ausilio di esperti di psicologia); E l’eliminazione di una tecnologia (come plugin nel browser delle device, grazie a Dio in altri ambiti esiste ancora) che avrebbe consentito ulteriore innovazione e libertà di utilizzo.
    I miei complimenti ai decerebrati che vanno a rendere omaggio al turbocapitalista. R.I.P. sviluppo software come era: un ambito di creatività e sperimentazione infinita, e benvenuti nel mondo della “rat race”, dove si fa a gomitate lavorando gratis, sperando di essere quell’uno su un milione che si arricchisce sull’App Store.

    • Tonguessy

      grazie per l’esaustiva disamina di quanto fatto ( strafatto e rifatto) dal Jobs Act

      • Filippo Gregoretti

        prego 🙂 ricordare non fa mai male…

    • cdcuser

      Bravo.

  • Tonguessy

    Giusto per rifarsi al concetto di “ineguale sviluppo”: Jobs si è creato un impero, ma quell’impero di cui era il capo non è stato in grado di sottrarlo al degrado fisico che l’ha portato in tomba. Se è vero il motto secondo cui “siamo ciò che mangiamo”, cosa avrà mangiato il miliardario Jobs di così costoso quanto letale per ridurlo in fin di vita?
    C’è chi sostiene che la dieta fruttariana sia alla base della sua prematura dipartita
    http://www.greenstyle.it/ashton-kutcher-ricoverato-colpa-della-dieta-fruttariana-di-steve-jobs-14396.html

    • Filippo Gregoretti

      Possibilmente anche il livore e la bile che aveva dentro. Era un vendicativo, pieno di rancori… quando sogni di divorare, non è detto che te non dia vita a qualcosa che ti divori da dentro.

      • stefano passa

        bhe è ecclatante quando voleva distruggere android ……. ha perso

    • RenatoT

      Io credo si sia intossicato negli anni… magari faceva anche uso di
      vaccini, medicine… oltre che stupefacenti. Probabilmente, essendo
      amante dell’oriente, yoga, filosofie varie, faceva uso di Incenso, che
      notoriamente emette diossina e altri prodotti della combustione. Era
      anche un abituè di un locale bio che vendeva latte nelle varie forme,
      yogourt e simili e il latte, ormai si sá fa solo male.
      Ha inventato
      un piatto giapponese, spaghetti con sopra sanshimi crudo… `credo
      amasse il sushi… e il tonno è notoriamente ricco di metalli
      pesanti…. o forse l’hanno preso in giro e usato come sponsor per la
      chemio… notoriamente metá dei cancri non sono cancro e sono di solito
      gli unici che riescono a guarire.
      Montanari ha analizzato diversi
      cancri nel suo libro, e spesso trova nano particelle di metalli,
      dall’uranio al litio, in grappoli… chissá.. magari abitava in una zona
      altamente intossicata da monsanto e simili.
      Prima del cancro era in sovrappeso, magari faceva uso di dolci bio… visto che cio’ che alimenta il cancro è lo zucchero.
      Sempre montanari ha scoperto che una piccola fabbrichetta di ceramiche, emette uranio sotto forma di nano particelle durante la cottura.
      Questo fece venire il cancro al fergato ad una donna per del radicchio selvatico contaminato proprio dalla fabbrichetta nelle montagne che da 50 anni era li a spargere uranio sulle colture…. ambientino stile Heidi.

      E’ comunque strano … e un po preoccupante, di sicuro faceva attenzione, probabilmente non a tutto.

  • stefano passa

    zio steeve il piu grande venditore di pentole della storia

  • pop

    Al paragrafo Jobsmania possiamo aggiungere anche il Post.
    comunque ho letto che anche berlu vietava ai figli di vedere tv.
    Forse perchè cosi si elimina facilmente la concorrenza…

  • sandrez