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UN LUTTO VERAMENTE GRANDE PER NOI

DI GIANFRANCO LA GRASSA
conflittiestrategie.it

So adesso della morte di Costanzo Preve avvenuta questa mattina. L’avevo sentito al telefono un paio di settimane fa all’incirca; non certo bene, ma comunque senza che ne avessi una sensazione di precipitazione degli eventi. Sono riuscito infine a parlare con la moglie, ma non ho voluto insistere nei particolari per ovvii motivi. Purtroppo ancora un incidente, una caduta disatrosa e poi, insomma, condizioni generali per cui il cuore non ha retto. E’ passato dal sonno a quello più lungo e sempre eguale a se stesso. Non ho gran che voglia di scrivere molto al momento. Circa 40 anni di conoscenza con non so quanti eventi in comune: culturali, politici, di frequentazione di tipo famigliare, ecc.

A seguito, “IN MEMORIA DI COSTANZO PREVE”, EUGENIO ORSO; “IN MEMORIA DI PREVE”, DIEGO FUSARO, (lospiffero.com)Non mi metto, scusatemi, a biascicare la solita retorica del cameratismo, della lotta comune, degli ideali coltivati insieme (e delusi) ecc. ecc. Dico solo che sempre più odio il tempo che tutto corrode e guasta. Sono rimasto perplesso nel leggere in facebook alcune litanie con in mezzo il solito Dio che lo dovrebbe accogliere, ecc. Non ho nulla contro i credenti, mai avuto nulla; tuttavia, non ho mai conosciuto Preve in quanto credente (se non nell’Uomo, credenza su cui non eravamo d’accordo, ma è altra cosa). In ogni caso, non mi sento di onorarlo augurandogli di essere ricevuto in chissà quali luoghi misteriosi.

Il mio augurio sincero è che il Nulla lo avvolga come tutti noi, che egli divenga appunto polvere che si mischia ad altra polvere. E che invece restino i suoi pensieri, i suoi scritti; e che chi l’ha conosciuto ne porti in serbo il ricordo e, se può, lo tramandi. Il ricordo, quando è positivo e financo bello, in fondo duole sempre; e l’idea che mai più si rivedrà una persona con cui si è discusso, riso, mangiato e bevuto, litigato e poi rappacificato, ecc. provoca un senso di straniamento e di vera inutilità e mancanza di senso di questa nostra esistenza, che non ha nulla di essenziale e non risponde ad alcuna finalità conosciuta e non soltanto fantasticata.

Non amo consolazione alcuna: l’amico morto non vede né sente più nulla e nessuno lo rivedrà più se non nella memoria, cioè in una “non esistenza”. Non c’è nessuno che lo accolga da qualche altra parte, non c’è altro luogo in cui si riposerà e non patirà più affanni. Resta solo ciò che può averci insegnato e nemmeno sappiamo oggi quanto questo insegnamento durerà, se fruttificherà o inaridirà. L’unica certezza è che passerà poco tempo (un “istante” per me, appena “qualche secondo” in più per i “ragazzi” che lo conoscevano) e poi, uno alla volta, andremo a mischiarci anche noi alla polvere o alle onde della Terra (che durerà certo molto più a lungo, ma anch’essa farà una “brutta fine”). Mi dispiace, ma non mi sento di avere pensieri consolatori, mi hanno sempre irritato e ho sempre fatto disperare il mio padre confessore fin da piccolo (pur essendo battezzato, comunicato, cresimato). In ogni caso, ricorderò sempre Costanzo, fa parte integrante della mia vita per una buona metà (e più) del suo percorso; e mi crea come sempre un profondo affanno il pensiero: non ho più possibilità di vederlo (e nemmeno di telefonargli).

Comunque anche questo affanno alla fine non sarà più perché non esisterà più il suo portatore. E questo è tutto, non so dire altro.

Gianfranco La Grassa
Fonte: www.conflittiestrategie.it
Link: http://www.conflittiestrategie.it/un-lutto-veramente-grande-per-noi
23.11.2013

LEGGI ANCHE: COSTANZO PREVE, UN BORGHESE OTTOMANO

Pubblicato da Davide

  • totalrec

    Io lo conoscevo solo tramite i suoi scritti ed è anche per me un lutto enorme. Preve e La Grassa, per quanto spesso in disaccordo e in aperta lite, sono due intellettuali veri, di quelli rari come le mosche bianche, tra i pochissimi capaci ancora di esporre idee degne di questo nome, cioè degne di ricevere lettura. Mi dispiace tantissimo, sono desolato, non so che dire.

    (GF)

  • nigel

    Ho perso recentemente anch’io un amico fraterno e duole vedere come l’articolo riesca ad emanare gelo, disperazione e sensazione di inutilità del tutto, persino della stessa esistenza di Preve, tanto caro a La Grassa.
    Seneca, a proposito della morte – traguardo che si raggiunge spesso dopo inenarrabili sofferenze – scrive “… torneremo nella pace in cui eravamo immersi prima di nascere..”. E infatti, guardando le immagini di orrori realizzatisi PRIMA della nostra nascita, è opportuno chiedersi: dov’ero, io, allora? Qualcuno o qualcosa poteva farmi del male? Potevo temere qualcosa o qualcuno? NON ero – almeno come corpo mortale – e non potevo soffrire. Con che animo, dopo una giornata faticosa, carica di sofferenza, ci accingiamo a riposare? Io personalmente con immenso sollievo, augurandomi che il mattino giunga il più tardi possibile. Noi non piangiamo perciò la sorte di Preve, del resto comune a noi tutti: piangiamo noi stessi, privati di Preve, che dovremmo imparare ad amare in modo diverso, sentendolo dentro di noi, anche se la memoria è dolore, ed è indubbiamente meno doloroso dimenticare. E riguardo all’aspetto metafisico del destino umano, pur non essendo credente sensu strictu, ho la sensazione (che era anche di Seneca) di un SENSO che ci sfugge, ma si può percepire, che dà significato al TUTTO.

  • yakoviev

    Dispiace il fatto che sia morto uno che ho sempre considerato una persona a posto, intellettualmente onesto e, malgrado molti e malgrado forse anche lu stesso, un compagno nel senso politico e umano del termine, e soprattutto dispiace il fatto che non potrò più ascoltarlo nè leggere ulteriori suoi scritti e interventi, cosa che ho sempre fatto con grandissimo interesse e giovamento.

  • Ercole

    Che dire uno dei tanti ” intellettuali comunisti”in cui ha aderito a una molteplice di gruppi politici che a chiacchere si richiamavano al Marxismo ma in realtà erano solo degli opportunisti borghesi ,peccato che non ci abbia capito nulla pure il” FILOSOFO PREVE” ennesima perla di opportunismo che non ha fatto avanzare di un centimetro la lotta di classe, con buona pace di chi lo rimpiange….

  • Tao

    Riceviamo e volentieri pubblichiamo

    DI EUGENIO ORSO

    Questa mattina avevo intenzione di scrivere un post dal titolo “Un’altra Europa non è possibile”, per smentire tutti coloro che ammettano la negatività dell’euro e delle “istituzioni unioniste”, puntelli della dittatura europoide, ma credono che “un’altra Europa sia possibile”, buona, giusta, democratica, e farneticano sulla possibilità futura dei cosiddetti stati uniti d’Europa.

    Purtroppo, a metà mattinata mi ha telefonato l’amico Luigi Tedeschi, di Roma, per comunicarmi una triste notizia.

    La morte del filosofo Costanzo Preve, da qualche tempo gravemente malato, sottoposto a chemioterapia e ormai quasi allettato.

    Classe 1943, di padre piemontese e di madre greco-armena, laurea in filosofia alla Sorbona di Parigi, studi di ellenistica ad Atene e laurea in scienze politiche all’università di Torino, dove viveva e dove ha insegnato nei licei, Costanzo ha rappresentato, in particolare dal 1999 in poi, una delle rare voci critiche, libere e autenticamente anticapitaliste nate nel mondo marxiano e marxista europeo-mediterraneo.

    Silenziato dai media, costretto, in Italia, a pubblicare le sue opere con piccole case editrici, accusato talora di rosso-brunismo dalle piccole tacche postcomuniste della pseudocultura asservita al nuovo capitalismo, Costanzo, come tutte le grandi personalità – nel nostro paese, ad esempio, Antonio Gramsci – ha semplicemente seguito la sua strada, in solitudine e coerenza, con grande determinazione e coraggio personale, senza badare ai costi che avrebbe dovuto sopportare. Per lui il silenziamento, l’isolamento e talora gli attacchi denigratori e gratuiti, per Gramsci ai suoi tempi la prigione.

    In seguito all’attacco militare americano-nato in Serbia e nei Balcani per i torbidi in Kossovo, al servilismo del tristo D’Alema, che ha messo il territorio italiano a disposizione degli aggressori, e soprattutto per l’adesione incondizionata alla “guerra umanitaria” di intellettuali di sinistra della notorietà di Bobbio, Costanzo ha aperto definitivamente gli occhi e ha deciso di seguire fino in fondo la scomoda via della critica senza appello all’anticapitalismo, della completa rilettura della filosofia occidentale dagli Elleni ai giorni nostri, della costruzione delle basi filosofiche per un’alternativa al pensiero unico imperante.

    Costanzo Preve è ripartito dalla dialettica hegeliana, dal pensiero originale di Marx e dalla filosofia classica degli Elleni. “Ripensare Marx” e non rinnegarlo o edulcorarlo non ha rappresentato un semplice slogan, per Costanzo e per i pochi che l’hanno seguito, ma un punto di partenza ineludibile per poter comprendere le dinamiche del capitalismo del terzo millennio. E per poter iniziare a delineare i contorni di un’alternativa possibile.

    Oltre Marx, ripartendo da lui e da Hegel, c’è Costanzo Preve, il più grande filosofo dell’Europa mediterranea (e non solo) all’inizio del terzo millennio. Per lo scrivente, Costanzo è stato un Maestro e un amico. Il debito di gratitudine nei suoi confronti è grande e non potrà mai essere ripagato.

    L’originalità del pensiero filosofico previano, la sua solitaria e incessante ricerca di un’alternativa al capitalismo ultimo e al pensiero unico imperanti, rivalutando la funzione veritativa che gli antichi attribuivano alla scienza filosofica, è testimoniata dall’unione delle due espressioni Comunismo e Comunità. Padre riconosciuto del comunismo comunitario in Italia, Preve è stato capace di cogliere, con uno sguardo dall’alto, la sostanza dissolutoria di questo capitalismo dei vincoli solidaristici fra gli uomini, comunitari e di classe, per isolare l’essere umano e sfruttarlo nei circuiti della creazione del valore finanziario. Contrapporre al lavoro capitalistico, oggi precarizzato, super sfruttato e svalutato culturalmente, il lavoro comunistico-comunitario e un nuovo lavoratore collettivo cooperativo e associato, andando oltre Marx, come ha fatto Costanzo Preve, è un’operazione rivoluzionaria, dai contenuti trasformativi. Più di ogni altro, in quanto filosofo e pensatore tradizionale, Preve ha accolto e fatto proprio l’appello di Karl Marx, e cioè che non basta comprendere ma è necessario cambiare.

    Chi scrive è certo che quanto ci ha insegnato Costanzo Preve, nella sua quarantennale opera di studioso, di pensatore indipendente, di buon Maestro, non andrà perduto. Decine di libri e di saggi illuminanti, pubblicati non solo in Italia, ma anche in Francia e in Grecia. Un’opera che si è conclusa con la pubblicazione di Una nuova storia alternativa della filosofia. Il cammino ontologico-sociale della  filosofia (Petite Plaisance, 2013), autentico testamento di Costanzo Preve.

    Partiamo dalla fine per segnare un nuovo inizio, riportando di seguito una citazione di Costanzo, tratta dal Prologo di Una nuova storia alternativa della filosofia.

    “Terminato questo libro, si apre dunque la porta per un successivo cammino sul terreno della ricerca e dello studio dell’ontologia dell’essere sociale che sarà quindi apertamente anticapitalistica. Si tratterà, però, di sviluppare un anticapitalismo “comunitario” adatto al nostro tempo, che non solo rifiuti l’individualismo ipercapitalistico di oggi, ma anche le varie forme di collettivismo eterodiretto  di tipo carismatico sviluppato dal defunto comunismo storico novecentesco (1917-1991), del quale è però bene non dare un giudizio interamente negativo, secondo la moda dell’antitotalitarismo che infuria fra gli “intellettuali” di oggi. Chi scrive, infatti, non è in alcun modo un “intellettuale”, ma è un allievo critico ed indipendente di Marx, sostenitore di una interpretazione comunitaria del comunismo, ed è un filosofo che considera l’ontologia dell’essere sociale il punto più avanzato del pensiero contemporaneo.”

    I pochi fra noi che hanno avuto il privilegio di avere un tale Maestro, di aver goduto del tesoro inestimabile dei suoi insegnamenti, sanno bene che stando sulle spalle dei giganti si può guardare oltre, e scorgere in lontananza un nuovo tempo e una nuova società umana.

    Non addio, ma arrivederci a Costanzo Preve, certi che lo sviluppo del corso storico, oltre le secche del presente e il neocapitalismo distruttore, gli accadimenti e le generazioni future gli renderanno finalmente giustizia.

    Eugenio Orso
    23.11.2013
     

  • Georgejefferson

    CONDOGLIANZE DI CUORE

  • Tao

    DI DIEGO FUSARO
    lospiffero.com

    È scomparso il 23 novembre il filosofo Costanzo Preve. La sua notorietà era inversamente proporzionale alla sua statura intellettuale. Pochi (o comunque non abbastanza), anche tra gli addetti ai lavori, conoscevano il suo nome, il suo pensiero, le sue numerosissime opere. Dopo aver studiato in Francia sotto la guida di Hyppolite, Preve ha vissuto a Torino: città alle cui logiche si è sempre sentito estraneo, vivendo, di fatto, come uno straniero in patria.

     

    La città, probabilmente, non tributerà il degno ricordo al filosofo. Ed è anche per questo che ho deciso di ricordarlo io in questa sede. È per me un dovere, anche se mi costa molta sofferenza. È un dovere perché Costanzo è stato il mio maestro a Torino e perché vi era una profonda amicizia che mi legava a lui fin dal 2007. Non è facile parlarne, come sempre accade quando scompare una persona a noi vicina, a cui volevamo autenticamente bene. Con Costanzo, se ne va anche un pezzo – e non secondario – della mia vita e del mio legame con la città di Torino.

     

     Ricordo quando lo conobbi: in una gelida serata del gennaio del 2007, al bar Trianon, in piazza Vittorio. Si trattava di una serata filosofica dedicata alla presentazione del libro di Giuseppe Bailone, Viaggio nella filosofia europea. Conoscevo già Preve, sia pure indirettamente: avevo letto alcuni suoi lavori su Marx, l’autore a cui Preve ha dedicato la sua vita e di cui si può con diritto riconoscere tra i massimi esperti a livello internazionale. Ma poi avevo già sentito un suo splendido intervento su Marx qualche anno prima, a Torino, all’“Unione Culturale”. Mi colpì profondamente. Quella sera, al bar Trianon, mi avvicinai e lui, con estrema cordialità, mi invitò a passare nei prossimi giorni a casa sua a trovarlo per discutere insieme di filosofia e Marx.

     

    Già l’indomani, con l’impazienza che solo un ventiquattrenne può avere, lo chiamai e presi appuntamento. Da quel momento, iniziò la nostra amicizia. Andavo di continuo a trovarlo, a casa o, più spesso, al bar sotto casa. Ore di discussione filosofica sui temi della filosofia classica e dell’attualità che volavano quasi senza che ce ne accorgessimo: ci trovavamo alle 14 sotto casa sua e ci congedavamo intorno alle 18. Rispetto a tutti i docenti che avevo finora incontrato, Costanzo aveva qualcosa di diverso: non era un professore, era un filosofo. I suoi insegnamenti non si esaurivano nell’aula, ma erano un continuo dialogo con il presente e con l’attualità, con i problemi dell’oggi. Era una figura indubbiamente più simile a Platone e a Spinoza che non ai tanti grigi professori universitari che parlano di tutto e non credono in nulla.

     

    Nella verità filosofica Costanzo credeva profondamente: per lui, la filosofia era una pratica veritativa legata alla dimensione storica e sociale. Il suo pensiero, per chi vorrà approfondirlo, è un grandioso tentativo di coniugare Hegel con Marx, ossia una critica radicale della società frammentata con l’esigenza veritativa della filosofia come ricerca di una sintesi sociale comunitaria degna dell’uomo come zoon logon echon, ossia come animale dotato di ragione, di linguaggio e di giusto calcolo delle proporzioni sociali. Costanzo ha scritto più di quaranta libri, dedicati ai grandi temi della tradizione filosofica occidentale. Riteneva – me lo diceva ancora poco tempo fa al telefono – la sintesi più riuscita del suo pensiero il monumentale volume Una nuova storia alternativa della filosofia. Il cammino ontologico-sociale della filosofia (Petite Plaisance, Pistoia 2013).

     

    È da questo splendido libro – oltre che dai numerosissimi video su “Youtube” – che invito tutti a iniziare a conoscere il pensiero di Costanzo. È un invito che rivolgo anzitutto ai Torinesi, ossia a quelli che più avevano vicino Costanzo, senza saperlo. Le sue condizioni di salute non erano buone da tempo, ma non è per questo che non lo si vedeva presente ai convegni filosofici e alle discussioni pubbliche. Costanzo è stato ingiustamente ostracizzato dal “politicamente corretto” e da quella manipolazione organizzata che controlla millimetricamente cosa si può e cosa non si può dire. Costanzo ha sempre cantato fuori dal coro, preferendo – come amava dire citando Rousseau – il paradosso al luogo comune. Certi pensatori – ha detto Nietzsche – nascono postumi. Costanzo è senz’altro uno di questi.

     

    La sua epoca non l’ha capito, forse perché lui aveva profondamente capito la sua epoca. Le aveva dichiarato guerra. Aveva rinunciato all’adattamento e alla rassegnazione. Non ha mai smesso di combattere, né è passato armi e bagagli al disincantamento, alla rassegnazione e alla santificazione dell’esistente, come hanno fatto miseramente in troppi della sua generazione. È sempre rimasto legato al progetto marxiano di ringiovanimento del mondo e di perseguimento di un futuro meno indecente della miseria presente. Non ha mai rinnegato nulla ed è sempre rimasto all’altezza di se stesso. Non ha accettato compromessi, né scorciatoie. Ha sempre combattuto il presente per quello che è veramente, l’epoca della compiuta peccaminosità di fichtiana memoria. In lui il comunismo non è stato un momento magico quanto effimero della giovinezza, destinato a tradursi nella rassegnata accettazione del presente frammentato: si è, invece, sedimentato in “passione durevole”, in ricerca razionale di un altro fondamento possibile per il legame sociale dell’umanità. Così ha sempre anche inteso il “comunitarismo” (a cui ha dedicato le sue energie teoriche negli ultimi anni), come correzione democratica del comunismo.

     

    Vi è un’immagine in cui, più che in ogni altra, può essere compendiato l’atteggiamento filosofico e intellettuale di Costanzo: immaginate un immenso banco di pesci che nuotano compatti seguendo la corrente; immaginate, poi, un unico pesce che si avventura nella direzione opposta, controcorrente e in solitudine. Costanzo ha sempre nuotato così, controcorrente, seguendo non le mode del momento e le visioni di comodo, collaudate e funzionali al presente: si è sempre opposto al banco di pesci degli intellettuali organici allo status quo. E ha pagato sempre sulla propria pelle le conseguenze della propria dissonanza ragionata e del proprio spirito di scissione: offeso, calunniato, marginalizzato, ridicolizzato, non è mai stato affrontato sul suo terreno, cioè nell’arena della discussione filosofica e del logon didonai. Non cercava il successo, ma la verità; non il riconoscimento, ma un mondo più giusto.

     

    Forse un giorno verrà capito e l’antipatia organizzata contro di lui si convertirà nel giusto riconoscimento per il suo magistero, per la sua lucidità critica e per la sua passione durevole per la filosofia. Ora è troppo presto. Quel che è certo – al di là di ogni retorica a buon mercato – è che con Costanzo se ne va un filosofo, un filosofo vero, uno dei pochissimi che ancora abitavano il mondo. Al dolore causato da ciò, in me si aggiunge quello dovuto al fatto che, con Costanzo, se ne va anche un vero maestro e un vero amico, una persona che mi ha dato più di quanto io non sia stato in grado di dare a lei. Le parole non bastano a esprimere la sofferenza e la nostalgia, i momenti trascorsi insieme e le interminabili discussione filosofiche al bar sotto casa.

    Voglio concludere questo mio breve e sentito ricordo personale di Costanzo con i versi di Franz Grillparzer, che Costanzo stesso appose come esergo al suo splendido libro Un’approssimazione al pensiero di Karl Marx, del 2007: “se il mio tempo mi vuole avversare, lo lascio fare tranquillamente. Io vengo da altri tempi, e in altri spero di andare”.

    Diego Fusaro
    Fonte: http://www.lospiffero.com
    Link: http://www.lospiffero.com/cronache-marxiane/in-memoria-di-costanzo-preve-13657.html
    23.11.2013

  • Truman

    Nei forum altri commenti:
    Morto Costanzo Preve?

  • Black_Jack

    È vero, il senso c’è m esisterá davvero solo se lo troveremo insieme come comunità.
    L’affetto e l’amicizia sono le molecole del senso e unendole insime tutti noi lo renderemo vivo e reale.

  • biancorosso

    MI DISPIACE TANTO…

  • eresiarca

    Con la “lotta di classe” ci possiamo tranquillamente sciacquarci le palle.

  • Ercole

    A ciascuno il suo mestiere ,io resto internazionalista .Tu continua a fare la cosa che ti riesce meglio: il reggicoda della borghesia assieme ai suoi servi.

  • eresiarca

    E tu cosa sei bravo a reggere? Ah, sì, le tue pallette in mano mentre te le sciacqui con la “lotta di classe”.

  • eresiarca

    Di fronte al lutto, ognuno (tanto più un amico) ha il sacrosanto diritto di prenderla come vuole. Tuttavia questo commento di La Grassa è davvero “disperante”… Atteggiarsi in questo modo di fronte al mistero della morte è da disperati (filosoficamente parlando). L’alternativa non sarà una qualche favola “consolatoria”, ma da qui a non vedere nulla in fondo al tunnel ce ne corre…

  • AlbertoConti

    Caro Diego, hai avuto un grande maestro, e si vede. Fa che il tuo dolore do oggi diventi la tua forza e la tua guida di domani e per sempre, come solo la filosofia può fare.

  • AlbertoConti

    Se muore la filosofia muore l’uomo. Preve ci dimostra con la sua eperienza terrena che abbiamo ancora una chanche.

  • totalrec

    A ciascuno il suo mestiere ,io resto internazionalista .

    Tu resti un analfabeta, incapace di usare tanto la punteggiatura quanto i pronomi relativi, mentre Preve resta il grande intellettuale che è stato. E’ impossibile per un analfabeta rendersi conto di ciò che abbiamo perso con la scomparsa di Preve: l’impegno dell’analfabeta è tutto rivolto a sputazzare su persone (meglio se defunte, non si sa mai che si facciano vive per rispondergli come merita) i cui scritti non sarebbe neppure in grado di leggere. L’unica consolazione è che nella famosa “lotta di classe” gli analfabeti come te abbiano fatto la fine che meritavano (schiacciati come scarafaggi e tornati definitivamente alle loro zappe). Sarebbe bello poter dire che la lotta l’hanno invece vinta gli ottimi borghesi come Preve; purtroppo è evidente a tutti che nemmeno questo è vero.

    (GF)

  • alvise

    Non voglio entrare nella vostra diatriba, salvo sottolineare un atteggiamento di bassa onestà intellettuale, e cioè soffermarsi e contestare chi, ammesso e non concesso, usi male la punteggiatura o i pronomi, o la grammatica in generale.Gli Egizi si esprimevano con i geroglifici, eppure hanno avuto ingegneri che hanno costruito quello che sappiamo.Chi usa questi argomenti per denigrare una persona, non si ritenga superiore solo perchè sa usare bene i pronomi e la punteggiatura. Temistocle disse agli Ateniesi: “io non suono la cetra ma farò un grande stato di una piccola città”

  • Primadellesabbie

    “…Gli Egizi si esprimevano con i geroglifici, eppure hanno avuto ingegneri…”

    Alvise non posso pensare che tu non abbia mai sentito parlare della complessità dei geroglifici, che, tra l’altro consentono di esprimersi contemporaneamente su piani diversi.

    Per ottenere qualcosa di simile, in modo più primitivo, Dante e i suoi amici hanno dovuto mettere a punto e usare una quantità di termini in codice.

  • Ercole

    I “filosofi” sono morti con la undicesima tesi diFuerbach :loro il mondo lo hanno solo interpretato ,ora si tratta di cambiarlo .Si chiama materialismo storico è dialettico questo fa tremare la borghesia è non le ideologie alla moda . LE VIRGOLE ,I PUNTI I PRONOMI, LA GRAMMATICA ,ECC.. ECC.. la lasciamo volentieri ai cialtroni che non hanno nulla da spartire con la causa rivoluzionaria è che sono già stati spazzati via dalla storia anche se nel pollaio riescono a catalizzare quelli come te che li sponsorizzano vivendo di chiacchere è fanno la vita comoda alle vostre spalle a differenza di noi operai che ci tirano il culo nelle fabbriche ,che tu neppure conosci e parli da piccolo borghese seduto sulla scirvania .

  • alvise

    Hai ragione, ma il mio esempio era per specificare che nei geroglifici non c’erano verbi, grammatica, pronomi, punteggiatura.Se poi ti riferivi alla stele di rosetta, la chiave per decifrare i geroglifici, certo che conosco la complessità di quella scrittura.Tanti anni fa, pur non condividendone la politica, andai a sentir parlare Pannella perchè come personaggio lo ritengo “curioso”.Una frase mi colpì, quando disse “la persona capace, la persona che sa, non deve portare la stella luccicante per farsi riconoscere, la persona che sa, sa, e non deve dimostare niente”. Forse non è la frase esatta, ma il concetto è questo, e questa frase me la ricoderò sempre, perchè secondo me è vera, e quindi far pesare ad altri quanto uno sia sgrammaticato o ignorante nei verbi ecc, mi fanno pensare a quella meschina stella luccicante, quindi l’importante secondo me è farsi capire, magari anche con i geroglifici

  • Primadellesabbie

    Chiaro.