Home / Libri / UN LIBRO DI SINISTRA CONTRO BONO, LECCACULO DI RICCHI E POTENTI
12944-thumb.jpg

UN LIBRO DI SINISTRA CONTRO BONO, LECCACULO DI RICCHI E POTENTI

DI GIULIO MEOTTI

ilfoglio.it

La star degli U2? “Ha creato un’Africa che funziona come fantasia di redenzione per le élite occidentali”
Verso la fine dell’estate del 2010 Louis Vuitton pubblicò una pubblicità per una serie di valigie in tela Monogram prodotte in numero limitato, le Keepall 45, dal costo di mille dollari al pezzo. La pubblicità mostra Bono e la moglie, Ali Hewson, nella savana africana, portando le borse dietro di sé, come se fossero appena scesi da un aeroplanino. “Ogni viaggio comincia in Africa”, dice il sottotitolo, nel caso avessimo dubbi su quale continente fosse reso importante dalla presenza di Bono. La coppia è molto glamour (Ali mostra un velato décolleté), ma al tempo stesso risulta molto sobria, impegnata. Non sembrano in vacanza: non c’è altro da vedere se non erba, montagne basse e cielo. Il lettore è portato a immaginare che, appena fuori dall’inquadratura, ci sia un campo di rifugiati o un orfanotrofio o un pozzo, con bambini pronti a essere salvati, vaccinati o dissetati dalla grazia avvincente della coppia.

E proprio della star degli U2 e di Africa parla il libro del giornalista irlandese Harry Browne, “The Frontman”. Un volume smaccatamente che proviene dalla sinistra militante, pubblicato in Italia dalle edizioni no global Alegre e in Inghilterra dalla Verso, celebre per pamphlet di cultura alternativa e di critica al sistema. Il libro soffre dunque di eccesso di moralismo quando fa le pulci a Bono per i suoi soldi e la sua rete di banchieri, industriali e leader politici con legami con il Fmi e la Banca mondiale, come Paul Wolfowitz. Ma il libro è audace nella critica all’umanitarismo di quello che Oprah Winfrey ha definito “il re della speranza in carica”.

“Ovunque due o tre siano riuniti nel nome della ricchezza e del potere, là c’è anche Bono, a garantire per la loro bontà. Bono non si limita a riempire di belle parole posti come i meeting di Davos: lancia progetti, illustra piani d’azione, promuove cause. Tanto lavoro per l’eminenza planetaria della filantropia, per questo è certo di meritarsi il titolo”. Alcuni giorni fa anche il Daily Mail, giornale di segno ideologico opposto a quello di Browne, ha massacrato Bono con un lungo articolo che ha messo insieme tutte le incoerenze del cantante, e, soprattutto, tutte le sue sconfinate ricchezze: un patrimonio immobiliare da sceicco, un parco macchine da emiro, un tenore di vita da faraone e un’attrazione fatale per la grande finanza e per la Borsa, grazie al coinvolgimento di noti “squali” che gli permetteranno, se tutto andrà per il verso giusto, di raddoppiare in dieci anni il patrimonio personale, che lo stesso Daily Mail quantifica oggi in un miliardo di sterline.

“Ultrà dell’euro-postmodernismo”

“Da quasi tre decenni, e soprattutto nel nuovo secolo, Bono ha quasi sempre fatto da megafono ai discorsi dell’élite, difeso soluzioni inefficaci, parlato dei poveri in modo paternalistico e leccato i culi dei ricchi e dei potenti”. Browne non fa mistero di detestare la rock star: “Bono è ricco: indossa abiti firmati, vola su jet privati, guida cinque diverse automobili di lusso, adora i cibi e i vini più raffinati. Bono è famoso: è il leader del gruppo musicale più stabilmente popolare degli ultimi trent’anni, ha milioni di fan, è l’interprete di alcune delle canzoni più conosciute della nostra epoca. Indossa occhiali da sole che attirano l’attenzione su di lui anziché ripararlo dagli sguardi. Bono è potente: la sua opinione è ricercata, ascoltata e apprezzata ai più alti livelli governativi nazionali e internazionali”.

Browne è perfido con Bono, definito “ispirato cercatore di verità” e “ultrà dell’euro-postmodernismo”, campione del “filantrocapitalismo” ed esponente del “potere taumaturgico dello sviluppo dell’Africa elaborato dalle élite occidentali”. L’Africa di Bono e delle altre star come Bob Geldof, anziché essere un luogo reale, viene trasformato in “un progetto per la coscienza occidentale, una specie di vocazione”. Secondo il giornalista irlandese, “i discorsi sulla grande benevolenza, sull’impegno e la compassione dell’occidente, mentre sembrano con ogni apparenza occuparsi della vita di coloro che cercano di salvare e risollevare, in realtà collocano attivamente ‘i nostri ragazzi’ come le star dello spettacolo dello sviluppo, mentre chi è oggetto della benevolenza nazionale (e del nord del mondo) non è altro che lo sfondo di una storia che in realtà si occupa di ‘noi’, individui del Primo mondo”. In altre parole, scrive Browne, la figura della celebrità umanitaria incarnata da Bono “funziona come fantasia di redenzione in cui gli abitanti del sud del mondo sono collocati retoricamente come lo sfondo su cui ‘i bravi ragazzi del Primo mondo’ possono mettere in risalto il senso di sé”.

Per usare le parole di Alex de Waal, “è il grande carnevale umanitario, la moda delle celebrità”.

Giulio Meotti

Fonte: www.ilfoglio.it

Link: http://www.ilfoglio.it/soloqui/22061

26.02.2014

Leggi anche: Nel nome del potere

Pubblicato da Davide

  • mikaela
    Per un mondo migliore  Porto Alegre nel 2001 Paolo Barnard
    scriveva su Bono dei U2
     

    "Qualcosa, di nuovo, stride. Mi si permetta ancora un’ultima
    iniezione di fatti, e stiamo su Bono e sulla sua band, gli U2: idolo rock,
    ma sempre più attivamente impegnato per la giustizia globale, sembra avere
    la capacità di sdoppiarsi nella maniera più sorprendente, vestendo, a
    seconda dei casi, i panni del paladino dei poveri della terra o quelli di
    ‘falco’ della finanza internazionale, senza peraltro vederne l’evidente
    contraddizione. Mentre Bono, e i suoi colleghi the Edge, Adam Clayton e
    Larry Mullen riempiono i teleschermi con appelli accorati alla compassione
    e alla sobrietà nel nome di una minor sperequazione della ricchezza, basta
    scorrere le pagine del Sunday Business Post, uno dei più autorevoli
    quotidiani finanziari irlandesi, o la Business Section del londinese The
    Independent, per ritrovarli intensamente coinvolti nel meno nobile gioco
    del grande capitale, con “… un impero multimiliardario che va
    dall’edilizia all’abbigliamento, dall’high-tech ai media
    .”  Bono in
    particolare viene definito “…il più forte investitore della band” e
    un “…Venture capitalist” che controlla almeno 19 aziende, e che
    come socio nel gruppo Eleveation Partners è coinvolto in una guerra
    commerciale a suon di miliardi per l’acquisizione della Eidos, produttrice
    britannica del computer game Lara Croft. Guerriero e pure vincitore, come
    nel caso della sua partecipazione a un altro gruppo, l’americana Burst.com,
    che di recente si è intascata 45 milioni di dollari a spese del suo
    compagno di palcoscenico Bill Gates."

    http://www.paolobarnard.info/mondo_live8_doc.php            
    ">Per un mondo migliore   Porto Alegre nel 2001

  • mikaela
  • mikaela