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UN INFANTE PALESTINESE BRUCIATO? BE’, E ALLORA?


DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info

Si sa, gli UNTERMENSCHEN (sub-umani) palestinesi che Moshe Dayan chiamò “cani” sono bruciati vivi a ogni età, in ogni epoca, da decenni, bambini, donne, uomini, per colpa tua. Compri qualsiasi cosa made in USA? Sì, un sacco di roba.

E allora. La bomba al fosforo che ha ridotto così il bambino della foto qui sotto, è stata fatta in America, da CACI, da Hewlett-Packard, da Textron, da General Electric, da Raytheon, da Boeing, su cui voli per le tue vacanze…

Nella foto: Ali Said Dawabsheh aveva 18 mesi, è morto bruciato vivo nella sua casa a Duma, Nablus

Sai, sti tizi fanno un sacco di roba che sta nei tuoi cellulari, micronde, pc, lavatrici, frigoriferi, banda larga corta mezza moscia, stocazzo, insomma un sacco di roba. E tu la compri no?

Oggi una Molotov brucia un UNTERMENSCHEN di 18 mesi? Allora? Ti sei mai scomposto per quello qui sotto?
No. Allora siamo coerenti. Non rompiamo il cazzo per un infante negro palestinese che muore, dai, voi merde di La Repubblica, voi merde dei TG, voi merde a casa. Ma chissenefotte. Aveva 18 mesi, era negro, UNTERMENSCHEN, e voi domani fate la cacca come sempre, poi il tramezzino e l’aperitivo.

Ah! A proposito. Il Web lo gestiscono quelli che ho citato sopra. Cioè il Pentagono. Che ridere. Tutti a indignarsi con un click per il negro infante bruciato, arricchendo a ogni click chi ha ridotto così migliaia di infanti negri palestinesi, iracheni, afghani, come quello di oggi.

E allora? Un negro UNTERMENSCHEN di meno. Ti cambia la vita? No. E allora va a farti dare in culo, e non cliccare un cazzo, che ogni volta che clicchi costruisci una bella bomba al fosforo.

Hai mai detto in pubblico che Israele è Auschwitz replicato in Palestina? Bè, io sì, e l’ho pubblicato con la Rizzoli, Barnard morto. Ops! Ok, non 6 milioni di morti in Palestina. Ma misuriamo la barbarie a quintali di morti? Sì?
Ok, allora adesso Israele deve bruciare vivi altri 5 milioni di UNTERMENSCHEN palestinesi, preferibilmente sotto 1 anno di età, poi io e altri potremo parlare.

Date un’occhiata qua sotto. Carini i bebè negri ancora più neri per le bombe al fosforo? Eh?

Palestinian


Paolo Barnard

Fonte: www.paolobarnard.info

Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=1252

31.07.2015

Pubblicato da Davide

  • andriun

    Bardard, dovrebbe stare più attento con le cifre, perchè quelle che ha elencato non sono nemmeno ufficiali. Non esiste una cifra ufficiale perchè attualmente non esiste nemmeno la prova che vi sia stato lo sterminio nazista. Non alimentiamo quindi, come oramai fanno gli effeminati e il popolo lobotomizzato del web e non, la macchina della propaganda governativa a servizio di Israele  contribuendo a diffondere false e/o quantomeno tendenziose informazioni. 

  • Teopratico

    Quell’immagine del mozzicone di bimbo già in croce andrebbe messo nei nostri Presepi a Natale, tra il bue e l’asinello. Sic… Sigh…

  • Gil_Grissom

    Guardi che Barnard non e’ un negazionista, sostiene che l’Olocausto sia esistito veramente e che sei milioni sia un cifra ragionevole, non lo confonda col pseudo storico Mattogno.

  • andriun

    Mattogno più che uno pseudo storico, lo definirei un tecnico. E’ stato colui che nero su bianco ha dimostrato le contraddittorie quanto fantasiose testimonianze fornite nel 1992 da un certo Shlomo Venezia che affermava di aver assistito personalmente ai fatti summenzionati(quasi fosse stato l’unico a provarci). Ovviamente come accade per le denunce di violenza fasulle inoltrata dalle donne, anche in quel caso si è fatto un bel baccano quanto si è trattato di divulgare la notizia della testimonianza, ma non altrettanto baccano è stato fatto quando è sopraggiunta la smentita e/o che si trattasse di un falso testimone: nel mondo effeminato e decadente in cui siamo immersi come dico e dirò sempre, è sufficiente l’apparenza per credere a qualsiasi cosa. Dal momento che però sono sempre ben disposto verso la verità, mi aspetto che un domani si possa affermare con assoluta certezza che quelle cose siano accadute realmente, ma fino a quel momento mi trovo persino d’accordo con Priebke quando in una sua ultima intervista ha affermato che se ancora dopo più di 70 anni non si è ancora trovato uno straccio di prova pur rovistando su documenti più o meno originali e segreti(compresi quelli di origine russa), dubito che ci si possa ancora aspettare di trovare qualcosa in tal senso. Quindi tanto di cappello a Carlo Mattogno e alla gente "con le palle" della sua risma, Priebke compreso.  

  • Gil_Grissom

    Ma il fatto che gli stessi gerarchi nazisti al processo di Norimberga non abbiano negato l’Olocausto non le fa sorgere il sospetto che forse qualcosa di vero ci fosse? Essi si difesero sempre dicendo che eseguivano degli ordini, non dissero mai che era tutta una menzogna. Lo stesso Eichmann processato anni dopo rispose in tedesco al giudice che gli chiedeva conto dello sterminio ebraico "Nicht meine schulte", cioe’ non fu colpa mia, non disse l’Olocausto e’ una bugia.iNSOMMA perfino i nazisti lo ammisero, non so quale altra prova serva.Quanto a Priebke era solo un povero garzone di bottega mandato dal droghiere a incassare i sospesi, cioe’ la fucilazione di 330 innocenti italiani fra i quali il colonnello Montezemolo, zio del decano della Ferrari, medaglia d’oro al valor militare concessagli dalle stesse autorita’ tedesche. Priebke era un assassino, vuole davvero chiedere ad un assassino di consegnarci le prove dei suoi crimini? Mi sembra davvero pretendere troppo. 

     

  • natascia

    L’uomo, se non educato, resta un animale che lotta con violenza  per il cibo, il territorio, la prole.  Anche i commenti qui presenti lo dimostrano.  Questa foto, in tempi in cui si educava  alla convivenza  e al rispetto della vita,  non sarebbe nemmeno stata divulgata. Il denaro e’ una malattia che infine toglie anche l’educazione . Da curare, da estirpare se usato contro l’umanità. 

  • Teopratico

    Scusa Natascia, non ti seguo. Non so se ti riferivi al mio commento, ma cosa c’entra la maleducazione fra questi commenti? Ho scritto una forte provocazione, riferita ai bombardamenti natalizi di due anni fa mentre qui si mangiavano panettoni. Se si educassero le persone alla convivenza e al rispetto non è che non sarebbe stata divulgata la foto, ma non sarebbe stato bruciato un bimbo. Certe immagini sono troppo forti per me, come spero per tutti, e non riesco a reagire con un "poverino, che pena mi fa". Ma non vederle, non divulgarle nei luoghi adatti ( questo è un blog d’informazione, non siamo su fb mi sembra, anzi lì non le tollero proprio immagini così devastanti perchè si mischiano con le foto della zia e del risotto agli scogli creando un effetto spappola-cervello) vorrebbe dire non conoscere, non essere informati sulla crudeltà e le traagedie che avvengono ad un ora di volo da qui.

  • natascia

    Non so se la provocazione , o la reazione cinica e fintamente  distaccata sia efficace contro  chi vorrebbe un’ulteriore incivilimento della nostra società. Queste azioni unite  all’impatto dell’ immagine, possono  essere paralizzanti e quindi inutili all’informazione e alla conoscenza.  Non si tratta di una precisa critica al tuo commento ma all’andazzo generale di questo articolo, peratro già discutibile, ma anche comprensbile dato dal Signor Barnard fin dall’inizio. E’ chiaro, come  questa tragedia  possa essere il campanello di altre piu’ violente future,  frutto dell’invasione israeliana dei territori palestinesi. Il problema, e l’ho anche detto, deriva dalla mercificazione universale del tutto. Quindi se io clicco per osservare, o  acquisto certi prodotti   non avvallo nessun omicio, lo fa chi riesce a speculare su questo e gli viene permesso di farlo. Suo malgrado e’ quello che fa il Signor Barnard. A forza porre tutto in termini economici passerà il messaggio che  quella e’ la regola, anche se da  da applicare  con segno opposto.  E’ questo schema mentale  che io contesto. Forse non sono sono stata chiara, ma no ho inteso criticarti  personalemente.  

  • cardisem

    Ti aspettavo… ah ah ah Ero sicuro che saresti intervenuto sul tema e la cosa mi conferma che tu sia ciò che sospetto… Non posso interessarmi della tua “anima”, ma metto in guardia il tuo interlocutore, per il quale riporto un brano di  Ilan Pappe da un libro appena uscito, che estraggo dal seguente istruttivo link:
    http://civiumlibertas.blogspot.it/2015/07/ero-pagato-per-fare-il-troll-sionista.html

    Il mondo accademico, come sempre, è una ruota dell’ingranaggio.
    L’Interdisciplinary Center Herzliga, una prestigiosa università privata,
    ha istituito un ‘quartiere generale per i civili” dove gli studenti
    possono per andare a lavorare all’estero come volontari nelle campagne
    di propaganda, e diversi altri istituti offrono allo Stato l’aiuto dei
    loro studenti per diffondere la narrazione israeliana nel cyberspazio e
    sui media alternativi»
    (Palestina e Israele: che fare?, giugno 2015, Fazi Editore).

    In conclusione, se il fenomeno del trollismo sionista – o come altrimenti lo si voglia comunque chiamare – esiste sul web di lingua inglese, NON È PENSABILE che non sia presente anche sul più ristretto e limitato web in lingua italiana. Si pone perciò il problema per gli Internauti indipendenti (fra i quali mi colloco) di individuare questi soggetti la cui funzione provocatrice sfocia poi in denunce penale e repressione poliziesca e carceraria (i casi ci sono ed hanno nomi e cognomi e anni di carcere inflitti). La Rete, una Rete che vuole essere libera, deve porsi il problema e individuare simili agenti….

    Chiaro il concetto?

  • andriun

    Sappiamo bene come è stato istituito il processo a Norimberga, sappiamo anche che è stato inventato un crimine proprio per poter incriminare la Germania ed inoltre sappiamo anche come i testimoni o coloro che dovevano essere processati venivano precedentemente "trattati": minacciati di morte sia a loro che ai loro famigliari, nonchè torturati. Goering che ha sempre smentito lo hanno poi trovato avvelenato e/o impiccato nella sua cella. Le cose che lei dice fanno pensare è vero, ma se fossero le uniche successe. Ora dal momento che non è così le chiedo a lei invece queste cose che le ho accennato solo per cominciare, non le lasciano qualche dubbio sulla loro veridicità di quanto si va affermando? Non le fa pensare che gli unici fatti storici su cui non si possa indagare siano quelli relativi all’Olocausto? E non mi dica che lo si sta facendo per rispetto dei morti, perchè questa oltre che essere una balla colossale, ha la stessa valenza della legge sul femminicidio: sarebbe come confermare che i morti ebrei sono morti "speciali". 

    Sarebbe come affermare che ad esempio quelli dei gulag staliniani sono morti di serie b(nonostante che anche li siano morti diversi ebrei).
    Ma arriviamo a Priebke. A prescindere che tutti i militari sono soggetti ad errori, si tratta solo di vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, quello che secondo me non va dimenticato, è che lui al contrario di molti, non si mai pentito per quel che ha fatto. Questo fatto genera un sentimento ostile e di rabbia nei suoi confronti semplicemente perchè non si ricorda o non si vuol ricordare che l’attentato di via Rasella, che poi ha indotto una rappresaglia da parte dei tedeschi versando altro sangue innocente, sono stati gli stessi partigiani ad averli voluti/sacrificati per la causa, come da loro stessi ammesso, ma guarda a caso ancora oggi in Italia vengono ricordati come degli eroi. Inoltre Priebke nella sua dichiarazione quasi in punto di morte(quindi se hanno confessato tutti, a lui confessare quello che tutti ritengono verità, non sarebbe costato nulla, è in questa coerenza che alla fine si trova la sua credibilità), ha anche accennato che, parlando con un alto ufficiale suo amico, era venuto casualmente a conoscenza attraverso il lavoro di intelligence dei servizi segreti, che gli alleati si stavano preparando a propagandare la diffusione di notizie false/gravi allo scopo di minare il morale dei soldati tedeschi. Inoltre dovrebbe farle pensare che Priebke ha anche detto di esserci stato in quel campo per incontrare/interrogare il figlio di Badoglio e che proprio in quel frangente ha potuto girare in lungo ed in largo quel campo senza trovare nulla di quanto si racconta. Poi dovrebbe farle pensare che Primo Levi non era certo quel che si dice un lavoratore "privo di acciacchi" e nonostante questo alla fine finì sempre per essere curato. A questo punto ci si dovrebbe chiedere perchè visto il costo che i tedeschi sostenevano nel curarlo non sia finito per il camino come lui stesso racconta di aver chiesto alle infermiere e dottori del campo faccendosi così deridere dagli stessi(evidentemente gli stessi erano al corrente delle storie che circolavano ma giustamente assegnavano lo stesso credito di un quando un bambino ti racconta di aver visto un elefante volare: lo si asseconda). Infine come mai la popolazione locale non aveva mai avuto alcun sentore di quello che succedeva, quando da noi per quanto si faccia di tutto per mantenere un segreto, non si riesce proprio? 
    Insomma l’elenco delle cose che non tornano sono molte oserei dire, troppe per credere ad una favola, con lo spirito da stadio "chi non salta un nazista è" o solo perchè ci fa comodo credere così o perchè ci viene proposta come unica verità. 
    Concludo, ma di cose da dire ce ne sarebbero davvero molte, con il chiederle: considerando che in un processo ci finiscono imputati e testimoni come mai tra quelle che si definivano vittime(solo una decina mi pare e forse anche meno), le versioni dei fatti e degli oggetti descritti  risultavano del tutto discordanti tra loro? 
  • giannis

    Il male uccide se stesso : Tanti soldati israeliani si suicidano ( e li posso capire )

  • Gil_Grissom

    L’unica cosa a me chiara e’ che lei dovrebbe studiare un po’ di maieutica aristotelica e di logica in generale, oltre ovviamente a sistemare un attimo la sua sgangherata consecutio temporum(questo e’ latino, non e’ ebraico e nemmeno aramaico).

  • Gil_Grissom

    Certamente i morti hanno tutti la medesima dignita’, questo nessuno lo vuole mettere in dubbio, si tratta solo di stabilire se nei confronti degli ebrei ci fu un trattamento particolarmente duro da parte dei nazisti o se trattarono tutti allo stesso modo, fermo restando il fatto che comunque molti(non tutti) di loro commisero dei crimini orrendi non solo a danno degli ebrei ma anche ad esempio contro gli stessi italiani, si pensi all’eccidio di Cefalonia in cui i tedeschi, senza essere in guerra con gli italiani, presero prigioniera un’intera divisione e la fucilarono quasi per intero, mentre lei sa benissimo che e’ assolutamente vietato da ogni convenzione internazionale fucilare degli uomini catturati con la divisa del proprio esercito(né tantomeno lo si puo’ fare se non si e’ in guerra). Tornando al discorso Olocausto si Olocausto no, non so lei, ma io non mi farei in alcun modo convincere ad ammettere un crimine che non ho commesso se la pena prevista per quel crimine e’ la morte: insomma perché mai nessuno dei gerarchi nazisti ha mai negato l’Olocausto, Eichmann compreso il quale spiego’ nei dettagli la riunione di Wansee in cui decise la endlosung o soluzione finale, tutti si difesero dicendo eseguivo degli ordini?Ma nessuno smenti’. La faccenda delle minacce alle famiglie, visto che ai tempi non esisteva il Mossad, mi sembra davvero una forzatura: perché mai i russi di Stalin, che certamente non era un amico degli ebrei, avrebbero dovuto torturare un tedesco per fargli ammettere che l’Olocausto era una realta’, che interesse avevano i russi in questo? Il fatto poi, come asseriscono molti negazionisti, che non esista un ordine scritto di Hitler per lo sterminio degli ebrei e’ vero, ma questo non e’ un motivo sufficiente a ritenere che non sia avvenuto: non esiste nemmeno l’ordine scritto per la strage delle Fosse Ardeatine eppure sappiamo bene che essa avvenne e sappiamo chi ne fu respansabile, o perlomeno corresponsabile visto che molta responsabilita’ fu dei partigiani che compirono incautamente un attentato ben conoscendone le conseguenze. Quanto a Primo Levi fu certamente curato e non trascurato dai nazisti non certo per compassione ma perché pensavano che la sua evidente intelligenza sarebbe prima o poi tornata loro utile: stia tranquillo che se i tedeschi avessero avuto tra le mani alcuni dei ragazzi di via Panisperna , che contribuirono all’invenzione della bomba atomica, non li avrebbero certamente mandati ad Auschwitz nonostante le loro chiare origini ebraiche.

     

  • andriun

    Come dicevo il bicchiere può essere visto sempre come mezzo pieno o mezzo vuoto. Lei sa benissimo che alcuni eccidi sono stati attribuiti ai tedeschi proprio con la complicità dei russi, come è avvenuto per il massacro di katyn, dove circa 20000 soldati tra cui un 1000 di ufficiali polacchi sono stati freddati da un colpo di pistola alla nuca. Per parlare di massacri inutili avvenuti potrei accennare persino ai bombardamenti effettuati dagli alleati sulle città germaniche a guerra oramai finita, provocando la strage di un sacco di civili. 

    Ma veniamo ai fatti dell’Olocausto. Io credo che se lei venisse torturato giurerebbe qualsiasi cosa per essere lasciato in pace o tanto da desiderare la morte. Questo oltre che una verità sacrossanta è anche, come ben sa, il succo dell’opera di Silvio Pellico "le mie prigioni". Se quindi non crede che chi ha testimoniato lo ha fatto a seguito di maltrattamenti e imbevuto di alcool, dovrebbe leggersi le dichiarazioni di rilasciate da Rudolf Hoss che dopo tre giorni di tortura della polizia britannica era pronto a confessare qualsiasi cosa. Anche il falso! Come ha effettivamente fatto(e si può dire che sia stata una fortuna più o meno volontaria) in quanto ha prodotto una confessione manoscritta  apparentemente perfetta, peccato che riportasse cifre di persone gassate spropositate, avvenute  in luoghi al tempo inesistenti(Belzec e Treblinka). Tanto per renderle l’idea poi di cosa abbia subito Hoss dopo la sua cattura(avvenuta dietro minacce di morte della moglie perchè ne rivelasse il nascondiglio), le basti sapere che lo stesso ufficiale sanitario, ammoni i boia che se avessero continuato lo avrebbero trasportato morto. Le aggiungo anche, sebbene farà fatica crederlo, che molte delle dichiarazioni rilasciate da ufficiali e non, venivano fatte sul sentito dire, ovvero semplicemente riportando quanto la propaganda post bellica stessa aveva messo in circolazione. Lo stesso Shlomo, se ricorda bene, aveva agito allo stesso modo, appoggiando le proprie dichiarazioni di testimone oculare, persino su figure e immagini fasulle/incomplete di pittori e grafici, solo che ebbe la sfortuna di essere smascherato dal buon Mattogno. Perchè allora nonostante queste dichiarazioni e queste prove ci si ostina ancora a credere alle chiacchere?. Perchè qualcuno disse che se una bugia la ripeti per molto tempo, quella alla fine diventa verità. E aveva ragione. 
    Lo sanno bene le donne/effeminati quando parlano di parità e poi va a finire che gli devi pagare gli alimenti, per errori che magari non hai commesso e lasciarle(con il benestare dello Stato) la casa perchè si possa rifare una vita con l’amante, mentre tu che quella casa che te la eri sudata con la fatica e con il lavoro di anni, per bene che ti vada finisci in uno stello o sotto un ponte.
    Per quanto riguarda le fosse ardeatine. Che non ci sono stati ordini scritti non è del tutto vero ed in ogni caso nessuno ha mai smentito quel che poi è avvenuto, perchè sarebbe stato impossibile farlo: visto il numero di prove esistenti. Ma delle camere a gas ha mai sentito qualcuno che sia stato in grado di descriverle senza contraddirsi o contraddire qualcuno prima o dopo di lui? 
    Vuole la verità vera. La Germania ha interessi forti di tipo economico/militare con Israele da salvaguardare, così come molti Paesi Europei(visto che è legata a doppio filo con USA). Questo è il solo motivo che li spinge e stare zitti pagare l’obolo e a non rivendicare una verità storica. Quello che non sanno e che fanno finta di ignorare è che la verità si può censurare, ma non si può fermare. 
  • Gil_Grissom

    Ma l’Olocausto non riguarda solo le camere a gas, e’ un discorso molto piu’ generale: in pratica esisteva o meno la volonta’ dei nazisti di sterminare il popolo ebraico, o meglio quelli che i nazisti consideravano ebrei? Se si appurasse ad esempio che invece di sei milioni di ebrei ne sono stati uccisi cinque e che invece che nelle camere a gas li avessero uccisi mediante fucilazione, impiccagione o altro sarebbe meno grave? Non sarebbe comunque un crimine? Di Hitler si puo’ dire di tutto e il contrario di tutto ma che fosse un uomo coerente(nella sua lucida follia) e’ fuori dubbio: gia’ leggendo Mein Kampf, scritto durante la detenzione dovuta al fallito golpe del 1923, si puo’ capire chiaramente quali sono le sue intenzioni che vengono annunciate con estrema precisione. Se a questo aggiunge le successive leggi razziali e le tonnellate di documenti scritti e testimonianze della conferenza di Wansee, a mio avviso appare abbastanza chiaramente il disegno di deportazione e sterminio degli ebrei: che poi questo sia avvenuto mediante camere a gas o altri tipi di esecuzioni poco importa, ma il disegno di fondo e’ chiaro.

  • andriun

    Anche in questo c’è un sacco di confusione a mio avviso. Le leggi razziali nei confronti degli ebrei come le discriminazioni erano più o meno le stesse che esistevano a quel tempo in altri stati come in america nei confronti dei negri. Nemmeno in russia gli ebrei erano propriamente ben tollerati. Però basta porsi la domanda da che data il popolo tedesco cominciò a odiarli dando poi vita a quella che fu definita "la notte dei cristalli"? Semplicemente da quando un giovane ebreo(Hershel), attentò alla vita di diplomatico tedesco che si trovava in Francia per lavoro. Da li in avanti hanno cominciato a deportarli nei campi e a depredare le loro ricchezze(come ripeto fecero altri stati). Va detto pure che Hitler, ha con le sue politiche di contenimento, sempre invitato l’ebreo a lasciare la Germania ed alcuni di loro lo hanno anche fatto, vedendo di non essere ben accetti in quel Paese. La famosa "soluzione finale" secondo alcuni storici e visto le premesse e assenza di documentazione verso lo sterminio, avrei anche pochi dubbi in proposito, sarebbe stata quella di creare una colonia in da qualche parte nel Madagascar e lasciarceli lì: come ripeto che non piacessero a nessuno, era fuori discussione. Sullo sterminio ho diversi dubbi in quanto ho persino trovato documenti che riportavano che la Germania stava costruendo a quel tempo dei campi di concentramento speciali, per coloro che non erano atti al lavoro(infermi/donne/bambini/anziani). La domanda è semplice: perchè lo avrebbero fatto se come dice lei la soluzione era già stata trovata con le camere a gas, ed il numero di vittime passate per il camino era così alto come dichiarato(però impossibile tecnicamente parlando e consultando gli stessi documenti delle case di produzione dei forni crematori)? Anche quanto avvenuto a Wansee collima con i fatti da me riportati, se non si tiene conto delle smentite successive, per le motivazioni che le è facile immaginare: manipolazione della verità. 

    Quindi riassumendo se guardiamo esclusivamente ai fatti, non c’è stato alcun atto in Germania che sia stato diverso da quello attuato ad esempio in Africa con l’Apartheid ed in vigore fino in epoche relativamente recenti(1993). 
    Nonostante ciò si procede a credere ancora alle "favole" Perche? Le ricordo che queste organizzazioni hanno un sacco di interessi a mantenere la propaganda pro camere attiva(questo solo per distinguersi per atrocità commesse durante e post conflitto, altrimenti risulterebbero sullo stesso piano e quindi altrettanto sanzionabili) e non mancano di minacciare uccidere coloro che vi si oppongono, quando non possono comprarlo per metterlo al proprio servizio pagandolo profumatamente sia con contratti/visibilità che in moneta sonante. La "legge bavaglio", ma anche i testi di storia scritti facendo riferimento a fotografie manipolate e fuori contesto, firmate da illustri personaggi storici, che di tedesco non conoscono una parola solo al fine di sostenere una tesi inesistente, ne sono la conferma più evidente. 
    Wansee rientra in quel filone di manipolazione, in cui l’unico documento originale riporta esattamente l’opposto di quanto si vada affermando, ovvero che l’intenzione non era quello di uccidere, ma piuttosto di discriminare, ovvero sfruttare l’ebreo come manovalanza/forza lavoro a basso costo.   
  • cardisem

    Tu fuggi…. Io ho posto e formulato un sospetto che tu confermi sempre più… Quanto poi a linguaggi posso darti tutte le lezioni che vuoi: in cinque lingue moderne, due antiche, qualche dialetto, oltre che in linguistica e semnantica… ma va!

  • cardisem

    Post Scriptum: aggiustami pure tu i verbi, che dici… sarà per me una nuova occasione per apprendere, non mi offendo mica… Riscrivi pure i miei testi con i verbi a tuo parere giusti… È vero che scrivo sempre di getto, ma in genere chi legge mi capisce perfettamente…. ed è questa la sola cosa che importi…. almeno in questa sede… Ma questa della consecutio temporum l’ho sentito da qualche altra parte e non mi stupirei che si trattasse della stessa persona… Non voglio però lanciarmi troppo in sospetti… Mi basta attenermi ai fatti che qui sono “linguistici”, ossia ciò che tu scrivi e che io mi limito ad esaminare logicamente, filosoficamente, storicamente ed anche linguisticamente… ah ah ah… Tu risulta o no che ci cia il “trollismo sionista”? e se esiste, dove si trova?

  • cardisem

    "Certamente…”, sono passati 70 anni da un “genocidio” assurto ad articolo di fede e divenuto "industria” assai lucrosa… Ma vi è un altro “genocidio” che si svolge davanti ai nostri occhi (e di ieri il bruciamento di un bambino di 18 mesi per mano… “ebraica”), ed ecco invece che il Troll a busta paga ci parla non dell’oggi, certo, sicuro e davanti agli occhi di tutti, ma ci riporta a 70 anni fa, dove se non la si pensa come il Troll sionista scatta una denuncia penale…

  • cardisem

    Andriun, non voglio entrare nel merito, ma vorrei chiederle: si è chiesto lei chi può essere il suo interlocutere e quale i suoi scopi? Lo sa che in Germania, Francia e si vorrebbe anche in Italia, sono migliaia e migliaia le persone che vengono penalmente perseguite perché non ossequiana quella che ormai è diventata una questione di fede, non una questione storica? Ormai il trattamento giuridico delle questioni riconducibili a Olocausto/Shoa/Auschwitz superano di gran lunga il fatto a cui si riferiscono e ed è diventato esso stesso la Somma Barbarie Orwelliana… Dunque, ormai, a 70 anni e passi, non interessano più quei fatti, ma il fatto che di essi NON si possa parlare se non sottoscrivendo la narrazione ufficiale… È questo il punto, non l’altro. Se poi si interessa di “genocidi” ne ha uno sotto gli occhi, in Palestina, un “genocidio” che quale che sia il parametro che si voglia considerare, supera ed avanza di gran lunga quell’Altro…. Non dia spago al suo interlocutore: è probabilmente uno di loro, mandato apposta…

  • cardisem

    Ti interessa la questione della «intenzionalità»? Bene! Chiediti se vi sia o non vi sia "intenzionalità” nel bruciamento del bambino di 18 mesi…. Se quella “intenzionalità” può essere quanto mai dubbia e controversa, non vi dovrebbe essere nessun dubbio sulla “intenzionalità” del bruciamento del bambino di 18 mesi, una “intenzionalità” che inizia da almeno il 1882, cioè assai prima che Hilter nascesse e il nazismo fosse?…. Come vanno i miei verbi? ah aha ah

  • cardisem

    Analisi del testo:
    Tu scrivi:
    "pseudo storico Mattogno"
    E perché mai “pseudo”? Perché lo dici tu o ve lo hanno detto negli Uffici dove presumibilmente ti hanno ammaestrato?
    È uno storico "vero” in cosa è “vero” e perché è “vero”?
    E chi stabilisce cosa è "vero” e cosa è "falso”?
    Lo decidono a Tel Aviv e poi ve lo comunicano?
    Quello che ho appena fatto si chiama (o chiamò, chiamerò, chiamasse… se tu il linguista dei verbi e delle consecutio, fai tu…) analisi logica del testo…

    Per essere Mattogno "pseudo” vuon forse dire che tu sei un “vero” storico, al cui sapere possiamo abbeverarci? O non cerchi qui piuttosto di provocare e il tuo vero mestiere è quello di Troll provocatore?

  • cardisem

    Ma il fatto….
    ——

    Ma perché tu ritorni a tanta noia? A fatti che probabilmente conosci per aver orecchiato da qualche parte…. mentre hai davanti una prova evidente di genocidio commesso da… chi ben sappiamo….

    È una tecnica distorstiva e distrattiva assai grossonala….

    Ma tu che sei bravo, e conosci la consecutio temporum, lo hai letto il capitolo di Gilad Atzmon proprio sulla “temporalità”? Cosa dice? A uno bravo come te che sa tutto (indicativo presente) sarebbe (condizionale presente) un grave insulto dire a lui quello che certamente sa….

  • cardisem

    Ma la “maieutica” non era socratica e tutt’al più platonica?
    Di Aristotele cultore della maieutica veramente mi riesce insolito… Ma si è sempre ignoranti, come appunto diceva Socrate, e non è mai troppo tardi per imparare…

    A parte gli scherzi, anche questo tentativo di insulto, di offesa, sperando di far degenerare la discussione, corrisponde alle tecniche descritte nelle "Confessioni di un troll pentito”, cioè non stare alla discussione, ma tentare di offendere l’interlocutore nella sua vanità (consecutio temporum, abilità linguistica), o anche nella sfera sessuali (ancora non ci siamo arrivati, ma non mi stupirei che fosse questo il tuo prossimo passo)….

  • cardisem

    L’unica cosa che ti dovrebbe essere chiara è il sospetto che io ho formulato su di te…. Ma tu svicoli sulla consecutio temporum… Un sospetto che ho argomentato in modo logico e non offensivo… Quello che tu dovresti fare è fugare i miei sospetti, farmi capire che non sono fondati… Ed invece me li confermi sempre più con la consecutio temporum, con la neo maieutica aristotelica (?)—- Uno dice Roma l’altro intende toma…

  • cardisem

    Tuo testo:

    Guardi
    che Barnard non e’ un negazionista, sostiene che l’Olocausto sia
    esistito veramente e che sei milioni sia un cifra ragionevole, non lo
    confonda col pseudo storico Mattogno.

    —-

    E se è "esistito veramente”, sapresti tu spiegare perché sarebbe successo quel che è successo e nel modo in cui è successo, consecutio temporum permettendo?

  • cardisem

    "Nicht meine schulte"
    ——
    Non ho gli atti del processo di cui si parla, ma possiedo un vocabolario tedesco e per “colpa, responsabilità, e simili”, trovo Schuld che è sostantivo (e si scrive con la maiuscola, come sempre in tedesco tutti i sostantivi). Schuld è femminile e nella sua declinazione non ha una forma “schulte”…. Non mi azzardo però a fare le pulci a uno che sa di “consecutio temporum”…. Evidentemente Eichmann non sapeva bene il tedesco, o chi ha trascritto il suo interrogatorio non lo sapeva a lui… A me, insomma non mi suona bene l’espressione tedesca qui citata.

  • cardisem

    La Logica (in generale, senza distinguere, fra dialettica o formale, o qualsiasi altro genere di logica) conferma i miei sospetti, garbatamente enunciati.

    Se tu a questo punto che dovresti dirci chi sei (tipologicamente parlando, la tua identità con nome e cognome non interessa), cosa vuoi, quali sono le tue precise tesi, ad esempio rispondendo a queste domande che non lasciano scampo:
    il sionismo è una forma di "primatismo razziale a carattere globale”, secondo la definizione di Atzmon? O cosa altrimenti dici che sia?
    Tu poi da che parte stai?
    Dalla parte dei palestinesi, che sono vittime sacrificali in un ben diverso “Olocausto”? o dalla parte degli Israeliani? Dico "israeliani” per evitare altri termini che potrebbero accendere polemiche distorsive…. E sei “neutrale”? Di quelli che dicono che hanno ciascuno le loro colpe, carnefice e sua vittima?

    Insomma, se credi di poter prendere per i fondelli con un poco di "latinorum”, sei capitato piuttosto male…

    Se i miei sospetti sono fondati, ciò che per sarebbe di somma interesse è una tua “confessione”: chi ti ha arruolato, come vi addestrano, quanto vi pagano, quale il tuo stato di servizio, quante identità hai finora assunto, e così via… Sarebbe davvero ma davvero tanto interessante…

  • cardisem

    Volutamente, NON intervengo sulle questioni assai malamente toccate, e per le quali rinvio allo “pseudo” storico Mattogno che ogni cosa ha sviscerato… Davvero questa materia mi rattrista e credo che la sua importanza sia oggi di gran lunga superata dall’apparato repressivo che ci hanno costruito sopra… Quando si infliggono 12 anni di carcere ad una persona che ha come sola colpa quella di aver scritto un libro su eventi di 70 anni or sono, una simile pena che da noi non si infligge neppure ai più gravi reati di mafia, a me non interessa più cosa sia successo nei campi di concentramento della seconda guerra mondiale… È appunto una faccenda di storici, che dovrebbero essere liberi di poter fare gli storici…

    Trovo disgustoso non voler vedere il presente, ossia il carcere per chi scrive libri di storia, e l’assassinio genocidario di un bambino di 18 che è propriamente oggetto dell’articolo di Barnard….

    Invece, si ritorna a un dettaglio storico di 70 anni fa…

    Insomma….

  • Gil_Grissom

    Lei e’ un filonazista oltre che un anarchico della grammatica, perfettamente inutile discutere con lei.

  • Gil_Grissom

    Mattogno ha la stessa credibilita’ tra gli storici di quanta possa averne Renzi ad una festa dei 5 stelle, cioe’ zero. 

  • Gil_Grissom

    Spiegare cosa? Di grazia potrebbe essere un attimo piu’ preciso anche utilizzando modi e tempi magari in maniera non perfetta? Cosa mai dovrei spiegarle?

  • Gil_Grissom

    Egregio signore le ripeto io non ho mai parlato di camere a gas, ho parlato di piano di deportazione e di sterminio di un popolo, i mezzi coi quali si e’ tentato di attuare tale sterminio SONO ASSOLUTAMENTE IRRILEVANTI, che uno venga gasato, fucilato, fatto morire di stenti o impiccato poco importa, importante e’ la volonta’ di uccidere. Del resto se lei avesse occasione di andare nei pressi di Monaco di Baviera e di visitare l’ex campo di Dachau, che ora e’ un museo gestito dalle autorita’ ebraiche, noterebbe che all’ingresso della camera a gas presente nel campo c’e’ un cartello affisso dalle stesse autorita’ che dice che quella camera a gas non e’ mai entrata in funzione e che nessuno vi e’ morto dentro. Nonostante cio’ nel campo furono eseguiti esperimenti medici che a volte si concludevano con la morte del prigioniero e per tali esperimenti si dovevano utilizzare, secondo una circolare del Reichsfuhrer delle ss Heinrich Himmler, solo prigionieri slavi ed ebrei, cioe’ subumani o untermenschen come li chiamavano loro. Si puo’ sterminare in varie maniere come vede. Quanto alla legge bavaglio sull’Olocausto sono perfettamente concorde con lei, e’ un aborto giuridico, non si puo’ imporre la verita’ per legge e le opinioni non possono essere reato. Se uno vuole sostenere che la seconda guerra mondiale non e’ mai esistita deve poterlo fare, uno ha diritto ad avere un’opinione e a poterla esprimere anche se sbagliata. Oltretutto tale legge e’ un’arma di propaganda formidabile per i negazionisti e i complottisti i quali dicono:"Avete visto? Diciamo la verita’ e per questo ci mettono a tacere". Tale legge mi ricorda molto la legge Scalfarotto contro l’omofobia in base alla quale se io asserisco che la vera famiglia e’ composta da un uomo e una donna posso essere perseguito penalmente: le lobby gay e le lobby ebraiche sono molto potenti. Ma tornando al discorso principale, il fatto stesso che lei paragoni l’Olocausto all’Apartheid la dice lunga. L’Apartheid e’ stata una delle piu’ grandi vergogne dell’umanita’ insieme alle leggi razziali: una legge non puo’ stabilire la superiorita’ di una razza sull’altra. E anche solo la segregazione o la deportazione di un popolo costituiscono un crimine e i nazisti erano dei criminali che ne combinarono di cotte e di crude non solo contro gli ebrei ma anche contro gli italiani, i russi, gli jugoslavi, gli zingari, i greci, i francesi, gli inglesi, i danesi, i norvegesi e si potrebbe continuare ad infinitum. Dalle forche di Norimberga non penzolo’ alcun galantuomo.

  • Gil_Grissom

    Ovviamente non includendo quella italiana dove hai gia’ dato ampia dimostrazione di insipienza.

  • Gil_Grissom

    Infatti sono il primo a dire che gli ebrei oggi si comportano coi palestinesi come i nazisti fecero con loro, ma questo non ha nulla a che vedere col fatto che l’Olocausto sia vero o falso. Riesce ad afferrare il concetto del no-linkage come dicono gli inglesi?

  • Gil_Grissom

    Nemmeno a me mi come ha scritto lei suona bene, anzi in italiano e’ un errore grave. E fare errori nelle lingua madre e’ abbastanza grave.

  • Gil_Grissom

    Certamente esiste il trollismo sionista, quello nazista, quello negazionista, esiste il trollismo di ogni genere: forse e’ lei ad essere un troll nazista piuttosto che io ad essere un troll sionista.

  • Gil_Grissom

    Ma perché mai io dovrei dimostrare qualcosa a lei? Dove e’ scritta questa regola, nel regolamento del sito?

  • Gil_Grissom

    Ma lei non si rende conto di scrivere cose ridicole? Ha mai riletto un suo post?

    Si rilegga e inorridisca(congiuntivo esortativo)

  • Gil_Grissom

    Se uno storico e’ un pseudo storico o un vero storico lo stabiliscono gli storici e nella comunita’ accademica Mattogno conta meno di zero, infatti nessuna casa editrice importante ha mai pubblicato i suoi scritti che sono editi solo da sconosciute case editrici filonaziste.

  • Gil_Grissom

    Aristotele ha inventato i sillogismi e le propongo un esempio di sillogismo che sicuramente le piacera’: i negazionisti sono nazisti, cardisem e’ un negazionista ergo cardisem e’ un nazista. Le piace come esempio di sillogismo?

  • MarioG

    Signori, ci saranno una ventina almeno di pagine di forum dedicate all’argomento…

    Tutto sommato, visto il tenore delle repliche, ritengo che cardisem abbia inquadrato il suo pollo…
  • cardisem

    Non riesco ad afferrarlo e mi riesce nuova l’espressione…

  • cardisem

    Potrei essere anche un marziano o un vegetale, se il mio essere o non essere dovesse dipendere da te… Il tuo insistere in qualificazione del genere, roba da delazione penale, mi conferma nei miei sospetti: tu sei un agente pagato o risalente ad Israele per fare le intrusioni che fai nelle discussioni dove si tocca l’immagine di Israele, che per “crimini” (durata del crimine in anni, intensità con quantificazione di danni e numero di vittime, intenzionalità del crimine) supera di gran lunga tutto quello che la Narrativa attribuisce al Nazismo… Ho spiegato altre volte, filologicamente, che NESSUNO in senso proprio può essere qualificato o tacciato di “nazismo” per l’elementare fatto che questo regime è cessato definitivamente nel 1945… Di certo NON posso essere pagato dal suo Ufficio propaganda per accreditarne l’immagine, come del tutto certamente fa Israele con giornalisti, politici, agenti in busta paga per avvalorare la sua immagine all’estere… Non riesco a superare il mio sospetto che tu sia uno di questi agenti a libro paga, ma anche per vocazione… L’unico dubbio è questo: ti pagano o sei tu stesso parte in causa, moralmente complice dell’assassinio genocidiario del bambino di 18 mesi, ultimo omicidio di un serie infinita….

  • cardisem

    Tu il primo? Se mai buon ultimo… ed è da correggere: non “come” ma “assai peggio”….

  • cardisem

    se lei avesse occasione di andare nei pressi di Monaco di Baviera e di visitare l’ex campo di Dachau,
    —-
    Tu ci sei stato?
    (omissis)

  • cardisem

    Intanto avresti capito che sono… “un filonazista”, e dunque vuol dire che qualcosa hai capito dalla mia scrittura…
    Sono invece io che non capisco questa tua maniacale insistenza sulla mia grammatica…
    Non ho mai preteso di stare sui livelli letterari di Manzoni, Leopardi, i classici italiani che pure ben conosco…
    Un Forum non è poi una accademia letteraria dove uno si esibisca per i posteri,,,

    Pensi forse di ferirmi nella mia vanità?
    Sei capitato proprio male… Questo tuo tentativo corrisponde invece alle regole d’ingaggio dei troll sionisti…. Scendere all’insulto personale, per far degenerare la discussione, per produrre una qualche reazione che possa permettere di introdurre l’accusa penale di “antisemitismo”, come succede in tanti Forum di discusssione…

    Ma, mio caro, se proprio non riesci a capire quel che scrivo, i miei verbi, la mia consecutio, non hai che da chiedermi ciò che non capisci ed io vedrò di venirti incontro…
    Quanto alla tua scrittura, che trovo insignificante, io non ho problemi di comprensione… Qualche svarione te l’ho trovato sopra quanto ti cimenti con la lingua tedesca… quanto poi alla “maieutica” ho il sospetto che tu faccia qualche confusione…

    Mah!

  • cardisem

    Sono persino d’accordo sul “perfettamente inutile”, ma se non te ne sei accorto io qui mi limito ad analizzarti come sospetto agente del regime genocidario che tu sai….
    Se esistono, come ritengo che esistono, gli “agenti”, in ultimo dichiarati da Pappe in un brano da me citato, per me si tratta una volta individuati, di studiarli, di analizzarli…
    Tu per me sei interessante in quanto io suppongo tu rientri in questa categoria…
    Di “discutere con te” (ed io che sono democratico discuto in linea di principio con tutti, perdendo anche del tempo prezioso) non vi è materia…

    Di cosa dovremmo discutere io e te? Manca l’oggetto.

  • cardisem

    Esco per un momento dalla polemica di cui sopra, per dire che ho appena finito di leggere due libri usciti in giugno (di Chomsky Pappe e di Tradardi ed altri sul regime Israeliano, per Tradardi è già uscito un anatema dell’«ebreo» (si può dire?) che taccia Tradardi del solito «antisemitismo»). Ho anche analizzato (oltre al presunto Troll di cui sopra) il modo in cui i media riportano la notizia che hanno fatto rientare equiparando il “terrorismo” ebraico (che viene perseguito e punito) dal terrorismo palestinese che invece non è perseguito…

    È uno schifo assoluto.

    Si tratta di capire che l’Infante è stato ucciso e viene ucciso continuamente non IN Palestina / Israele, ma qui da noi, da parte dei nostri governati, dalla Lobby che si è insediata nelle nostre istituzioni, nel sistema delle nostre comunicazioni, perfino in questo Forum….

    Si tratta di capirre che il sionismo non è cosa che sta lì, ma che invece sta qui ed è da qui che trae la sua forza e il suo nutrimento…

    Se la mia scrittura non è chiara rinvio a quella di Atzmon, di cui anche in questo Forum appaiono parecchi scritti….

    Adesso non ho più tempo e passo il testo al mio Interlocutore sionista per la correzione della consecutio temporum…. Spero che gli altri abbiano capito, ma sono disponibile a esprimermi meglio per tutti gli altri che avessero bisogno di chiarimenti ulteriori…

  • cardisem

    Quello che tu pensi io sia, analizzalo pure… Io mi sotto pongo volentieri all’analisi. La mia analisi del tuo testo prosegue dicendo che è inconsistente, antiscientifico, delatorio… il termine “negazionista” (usato giusto dai troll sionisti) ed storicamente assurdo e anacronistico quello di “nazista” (usato sempre dai troll sionisti, come da regole di ingaggio). Per quello che può servire l’autocertificazione non mi competono né l’uno né l’altro, ma non sono io il padrone del linguaggio e non posso impedire ad altri di usare i termini che megio credono: non avranno forse problemi di “consecutio temporum” ma certamente ne hanno di arbitrio linguistico, appunto nello spirito della “neolingua” che a Tel Aviv ha il suo massimo centro….

  • cardisem

    Non voglio farti l’esame scolastico, ma tu hai parlato di “maieutica aristotelica”… Ogni Studente di primo liceo sa che la maieutica era il metodo che Socrate (nella versione di Platone) seguiva… Adesso mi parli di sillogismo…. Sembri una studentello che avendo toppato da una parte cerca di correre ai ripari…. Sei forse uno di quegli studenti (italkim) che a sentire Pappe sarebbero stati mobilitati dalle università israeliane per servizi di propaganda? Direi di si, o almeno me ne offri un indizio… Non sembra che nelle università israeliane si studi molto bene la filosofia se fai di queste confusioni…

    A meno che, tu non sappia (e possa documentare) una “maeutica aristotelica", dopo di che tanto di cappello da parte mia con "socratica” umiltà… Ma se non è così, sei allora bocciato in filosofia, dopo essere bocciato in lingua tedesca…

    Quanto alla mia grammatica (che non ti piace), è curioso come sia finora tu il solo a farmi di queste osservazioni…. ma qui non si parla e non intendo parlare di grammatica, ma di un bambino di 18 mesi bruciato in Palestina giusto l’altro ieri… Anche qui è un altro indizio il fatto che tu voglia far deviare il discorso da un fatto che è gravissimo e che a qualcuno deve pur essere imputato… Non si tratta qui di consecutio temporum, ma della tua posizione intellettuale di fronte a questo fatto… A giudicare da altri tuoi interventi io ti annovero fra gli agenti complici di Israele… Naturalmente posso sbagliarmi, ma tu anziché fugare i miei sospetti li confermi più e mi parli di “consecutio temporum” (!), mi dai del “nazista", del “negazionista”…. I terzi che leggono badino: non un solo insulto è venuto da parte mia… Mi sono solo limitato ad enunciare ed argomentafre un “sospetto” che la controparte non ha fugato per nulla, ma ogni volta ha confermato di nuovo… Se è come penso, NON mi interessano i miei supposti crimini di “consecutio temporum”, la le “regole di ingaggio” del mio interlocutore…

  • cardisem

    Boh! Per è grave, infinitamente grave e imperdonabile, l’uccisione di un bambino di 18 mesi… Sembra che la tua preoccupazione principale sia di sviare il discorso da questo fatto…. Ed è per me questo un ulteriore indizio del fatto che tu sia un "agente” israeliano… Per il termine lascio a te la scelta: troll, infiltrato, spia… a me interessa la definizione linguistica non l’insulto… Se sei il “diavolo” scegli tu come vuoi essere chiamato…

  • cardisem

    Tu non devi dimostrare a me nulla… Io mi sono già fatto una idea della tua natura e del tuo ruolo… Se ritiene che io sia in errore, grave errore, io concedo a te, democraticamente, la facoltà di confutarmi… Dopodiché, se la cosa a te non interessa, io ho tutto il diritto di rubricarti secondo le mie risultanze linguistiche, dove la tua consecutio temporum o la tua “eccellenza” (presunta e autoreferenziale) non interessa minimamente… quando ho tempo leggo Leopardi, Manzoni, Dante (“antisemita”), ma non un troll israeliano…

    Ho da fare…

  • cardisem

    ANALISI DEL TESTO:
    «Lei e’ un filonazista oltre che un anarchico della grammatica, perfettamente inutile discutere con lei.»
    ——
    Dimostro NON all’autore del testo, ma alla Totalità degli studiosi dei metodi e delle forme con cui i servizi israeliani di propaganda intervengono nei media. NON ho nessun interesse a una polemica “personale”.

    1°) L’accusa di “nazismo” o “filonazismo”.
    Quale reazione ci si aspetterebbe da parte mia?

    I casi possibili sono:

    a) Chi io nazista???!!! Una reazione indignata che serve per lo meno a confermare la Narrazione che del Nazismo è stata fatta dal 1933 ad oggi, o dal 1945. Sono nato dopo quelle date, come l’agnello alla fonte nel celebre colloquio con il lupo…
    La reazione indignata ha per lo meno lo scopo di confermare la Narrazione…. Ma chi è che ha scritto questa Narrazione? Non è lo stesso soggetto sionista? Non è lo stesso ufficio dell’Hasbara, di cui qui vi è un presunto agente?
    Chi io nazista?! Ma io ho tanti amici “ebrei” e perfino parenti medaglie d’oro della Resistenza, parenti partigiani, io ho sofferto persecuzioni…. bla bla bla…

    Questa reazione contrappone nazismo e sionismo… come se le due cose non potessero essere equiparate e il secondo non potesse essere considerato addirittura peggiore del primo, sempre che se ne accetti la demonizzazione e si escluda a priori qualsiasi analisi storica-decumentario del regime al potere in Germania dal 1933 al 1945.

    È una tecnica propagandistica che serve a produrre un vasto consenso aprioristico in favore dello «Stato ebraico di Israele», a criticare il quale in qualche marginale suo aspetto viene generosamente lasciata libertà, ma senza mettere minimamente in discussione il fondamentale diritto di Israele ad esistere ed alla sua sicurezza: un diritto ad esistere e alla sicurezza che chiaramente NON esiste per il popolo palestinese, che anzi non esiste neppure come popolo…

    Una volta mi trovavo davanti a un ministro degli esteri italiano che cantava la solita litania: “la sicurezza di Israele”… Di impulso, quasi senza rendermene conto, ma con il mio avvocato accanto, che mi teneva a bada, chiesi al Signor Ministro: “E la sicurezza dei palestinesi? Quella non esiste? Non hanno diritto di vivere in sicurezza?”…. Vi fu nella sala un trambusto…

    b) La reazione gradita e provocata sarebbe invece un’altra:
    un’apoteosi del nazismo… che lo si difenda in ogni suo aspetto… che se ne faccia “apologia”…
    In questo caso scattano immediatamente le sanzioni penali previste per le «apologie» dei cessati regimi…
    Potrebbe anche darsi che si tratti di un gioco delle parti: 1. Uno accusa l’altro di “filonazismo” 2. L’accusato recita la parte del “filonazista” 3. Ne fanno le spese il sito (in questo caso Come Don Chisciotte) e tutti i suoi abituali frequentatori…

    La perdidia, scientifica, di questi Signori è tale che simili eventualità sono la norma…

    c) Per quanto mi riguarda dico brevemente che le questioni storiche vanno lasciate ai cultori di storia… e non sono più materia “politica”, cosa che riguarda ogni cittadino che opera NEL presente, non nel passato.

    —-
    Il mio presunto conflitto con la grammatica italiana…

    Quella dell’insulto fa parte della tecnica delle regole di ingaggio, descritte nelle "Confessioni di un troll”…
    In questo caso si tenta di colpire la vanità dello scrivente, per provocare reazioni che poi possano far scattare la consueta accusa di “antisemitismo”…
    Ovviamente, la cosa mi fa sorridere, e tutto sommato posso considerami fortunato del fatto che non sia stata toccata la sfera sessuale e dell’onore familiare: non ne esistono gli appigli, altrimenti sono ben certo che questo sarebbe stato il capo di accusa…

    Mi fa sorridere la critica alla mia scrittura, alla presunta improprietà nell’uso dei verbi e della grammatica italiana, per un altro motivo:
    – in altro ambito di studi mi ero imbattuto in una “Platea” del Settecento, assai importante per la storia locale, tanto importante quanto sgrammatica al punto da comprometterne seriamente la comprensione…
    – La cosa divertente è che lo stesso estensore della Platea era ben consapevole delle sue insufficienze linguistiche e così risponde ai suoi immaginari interlocutori:
    – Si, è vero, sono sgrammaticato, ma la Grammatica non è il mio mestiere, ed io qui ho ben altri scopi che scrivere un testo letterario…

    Parimenti, io potrei dire: sono ben consapevole dei miei studi linguistici, lunghi ed approfonditi, per cui giudico una balla le critiche del genere di cui sopra, ma ove fosse la cosa non mi tange in alcun modo. Ed in ogni caso sono ben disposto a riscrivere o spiegare meglio ciò che nel mio testo non è linguisticamente chiaro… Questo non è un’accademia letteraria, ma una discussione nata su un crimine terribile, l’uccisione (ennesima) di un bambino palestinese di 18 mesi, un crimine seriale che supera tutte le narrative sul nazismo… Ho detto “narrative” che io prendo di peso… quanto poi alla “storia scientifica e documentale del Nazismo” non è il mio mestiere e non è di cui intendo occuparmi, ma se io NON sono uno storico, meno che mai puà dirsi tale il mio Interlocutore, che è certamente un DIFFAMATORE, non saprei se a pagamento o per vocazione e spontaneo coinvolgimento, magari in solidarietà morale con gli uccisore del bambino palestinese di 18 mesi… un bambino di cui già il giorno dopo ci si è mediaticamente dimenticati grazie agli interventi dello stesso genere di quelli del mio interlocutore, raffinato linguista e cultore della consecutio temporum.

  • cardisem

    No, non mi rendo conto…
    Specifica TESTUALMENTE le cose di cui dovrei inorridire, e poi posso risponderti per le rime… Evito di consultare il dizionario degli insulti e te ne lascio a te il libero uso.

  • cardisem

    Non voglio entrare in una discussione nella quale mi vuoi chiariamente trascinare, ma una facile obiezione è la seguente:
    – sei per caso tu uno storico?
    – quali storici?
    – vi è qualche storico che ritiene di essere lui uno storico e di aver lui ragione per il semplice fatto che se uno sostiene una tesi diversa dalla sua finisce in galera? Dodici di carcere per aver scritto un libro, di storica, con tutti gli altri storici che se ne stanno zitti, significa semplicente che NON esiste più una scienza storica, ma che la storiografia ufficiale è precipata al più basso livello del giornalismo di propaganda…. «Non possum scribere contra eum qui potest proscribere”…

    Magari sarai un fine e raffinato linguista, ma per favore non spacciarti anche per uno storico…

  • cardisem

    Sciocchezze che se mai dimostrano il contrario di ciò che sostieni: ossia che il controllo dell’editoria e della stampa da parte di… Israele è pressoché TOTALE….

    Per aver constatato questo fatto, il povero Vattimo, e per aver trovato in questo singolo aspetto, verosimili le pagine dei "Protocolli” (anno 1906), si è subito ritrovata addosso da parte della stampa e dell’accademia la patente di “antisemita”…

    Su quali sono le preoccupazioni dell’Accademia, tutta tesa alla carriera, si è pronunciata anche di recente Ilan Pappe, costretto ad emigrare in Inghilterra a seguito di minacce ricevute…

    Ma, vedi, se sei capace di aprire la bocca e mettere lingua per tua scienza propria, fallo…. Ma se non ne sei capace per tua propria scienza, fai più figura a stare zittooooooo

    Io, in ogni caso, NON mi occupo degli scritti di Mattogno e altri sparsi per il mondo: come cittadino e come studioso mi basta che abbia il diritto di poter scrivere quello che vuole senza finire in galera per questo o essere marginalizzato e messo alla gogna per le sue opinioni…

    La comunità degli Storici, per non aver saputo garantire questo diritto, all’ultimo studioso della loro Corporazione ha gravemente e irrimedialmente delegittimata se stessa….

    Infine, a scrivere libri di storia, ci vuole assai poco…. Non è neppure necessario saper scrivere e conoscere la consecutio temporum….

  • cardisem

    Leggi quel che è scritto e che mi è chiaro nel suo senso… Se poi non capisci l’italiano, io non ho altro tempo da dedicarti….

  • cardisem

    Distolto dal troll sionista, che come un avvoltoio compare tutte le volte che sono in gioco interessi sionisti, ho trascurato il seguente brano di Barnard che richiede un serio commento:
    —-
    Hai
    mai detto in pubblico che Israele è Auschwitz replicato in Palestina?
    Bè, io sì, e l’ho pubblicato con la Rizzoli, Barnard morto. Ops! Ok, non
    6 milioni di morti in Palestina. Ma misuriamo la barbarie a quintali di
    morti? Sì?
    ——-

    Orbene, lasciamo da parte la questione del revisionismo storico, bollato come “negazionismo”. Non ci interessa prendere posizione sulla esistenza o non esistenza delle "camere a gas", dell’«Olocausto» e simili, dove sembra che Barnard abbia le idee chiare…

    Piuttosto, assunta pure la Narrazione corrente, si possono stabilire comparazione fra i parametri che costituiscono il nocciolo del dibattito storiografico, pericolosissimo dibattito dove a suon di carcere è proibito qualsiasi confronto o contraddittorio, abbiamo:

    1°) Numeri: se si raffrontanto i 6.000.000 con il numero delle vittime palestinesi, si può stabilire che dalla parte palestinese è superiore il numero se si fa la somma dei morti ammazzati, dei ripuliti, degli internati nei campi profughi, dei feriti con disabilità permanenti ed è anche un numero in costante crescita, ad ogni “falciatura del prato”, secondo una terminologia in uso. Se sotto l’aspetto "quantitativo” si include anche la durata temporale della sofferenza, allora per i palestinesi andiamo ad una sofferenza che supera il secolo…

    2°) misura della sofferenza, sua intensità, disumanità… Il confronto allora è fra la morte (presunta) per “gas” e la morte e sofferenza prodotta dalle periodiche incursioni sulla ‘prigione a cielo aperto” di Gaza, o sugli altri Lager in Cisgiordania… Non può esservi dubbio che la sofferenza inflitta ai palestinesi sia di gran lunga superiore a quella inflitta agli ebrei nei Lager nazisti: la comparazione non è per niente difficile da fare.

    3°) La questione della "intenzionalità”. Se grande è la controversia e difficile la documentazione sulla ‘intenzionalità’ nazista, è invece di assoluta evidenza ed attualità la intenzionalità sionista di fare ai palestinesi ciò che fanno, in ultimo il rogo di un bambino di mesi 18…

  • cardisem

    PS – Sento ora il Marrazzo, che adesso si trova nel paradiso dei gay in Tel Aviv, che parla di ricerca e punizione dei responsabili dell’uccisione del bambino palestinese…

    È una presa per i fondelli!
    Non è stato un caso, ma è cosa assolutamente sistematica…

    La complicità dei media consiste proprio nell’avvalorare sempre le versioni ufficiali di Israele…. I media sono organi ordinara della propaganda di Israele, che ha assoluto bisogno di coltivare presso di noi la ben nota immagine: l’unica democrazia del Medio Oriente e baggianate simili…

  • Gil_Grissom

    Non credo proprio tu non abbia piu’ tempo per me visto che intervieni solo per replicare a me.

  • Gil_Grissom

    Infatti lei e’ assolutamente libero di scrivere le sciocchezze che vuole del resto e’ da qualche anno ormai che lei va sostenendo deliranti tesi neonaziste su vari siti e non solo su questo e come vede nessuno e’ venuto ad arrestarla, nonostante la ricostituzione del partito nazista e la propaganda delle sue deliranti teorie sia un reato in tutta Europa. 

  • Gil_Grissom

    Certamente si e comunque la domanda non era rivolta a lei ma all’altro interlocutore che mi sembra molto piu’ garbato e intelligente di lei che e’ un neonazista.

  • Gil_Grissom

    No linkage e’ un’espressione utilizzata dalla diplomazia americana per dire che non c’era legame ad esempio tra la questione palestinese e l’invasione irachena del Kuwait nel 1990, analogamente non c’e’ legame tra quanto accade oggi in Palestina e e il fatto che l’Olocausto sia esistito o meno.

  • Gil_Grissom

    Questa e’ la sua opinione da neonazista ma non corrisponde certo alla realta’.

  • Gil_Grissom

    Infatti ho scritto che lei e’ un neonazista non un nazista, il Terzo Reich, che doveva essere millenario nei deliri del caporale boemo, e’ crollato sotto i colpi della grande armata rossa espressione della vera lotta di classe.

  • Gil_Grissom

    A volte la forma diventa sostanza: come puo’ esprimere concetti profondi una persona che non padroneggia nemmeno la propria lingua madre? Ovviamente chi fa confusione con la grammatica e la sintassi puo’ facilmente confondersi con altri concetti un attimo piu’ complessi.

  • Gil_Grissom

    Un neonazista che si dice democratico e’ il sintomo della confusione mentale che la ottunde.

  • Gil_Grissom

    Infatti se lei la smettesse di leggermi io non mi lagnerei affatto ma al contrario ne sarei entusiasta.

  • Gil_Grissom

    Se io sono un troll, come lei sostiene, perché perde tempo con me e non si dedica magari a rivedere qualche testo di grammatica italiana?

  • Gil_Grissom

    Non ho letto Gilad Atzmon ma ho letto il diario di Anna Frank e anche i libri di Primo Levi, li trovo piu’ interessanti.

  • Gil_Grissom

    Si puo’ essere seguaci di un’ideologia anche se tale ideologia e’ vetusta, il fatto che il nazismo sia stato rovinosamente sconfitto nel 1945 grazie soprattutto alla grande armata rossa non significa che non possa esservi ancor oggi qualche fanatico imbecille che ne segue e propaganda le idee, la qual cosa costituisce peraltro un reato in Italia e non solo. E si ricordi che la padronanza della lingua madre per uno storico e’ condizione necessaria ma non sufficiente a svolgere bene il proprio lavoro, usando un temine caro ai matematici. Mattogno ad esempio non soddisfa questa condizione e pertanto viene pubblicato solo da oscure case editrici della periferia romana.

  • Gil_Grissom

    La maieutica aristotelica e’ citata anche nella Divina Commedia del sommo poeta, nonché in due tragedie shakespeariane, se lei e’ ignorante, ma senza offesa intendo nel senso latino del termine cioe’ di persona che non sa, purtroppo non posso farci nulla.

  • Gil_Grissom

    Negazionista e’ un termine coniato invece dagli studiosi italiani per descrivere quegli scellerati che negano l’oLOCAUSTO  come lo scellerato pseudo storico Mattogno, nazista e’ un termine che trova ovunque sui giornali, sui libri, in televisione alla radio in tutto il globo Germania compresa dove la Merkel viene ritratta ogni giorno vestita da caporale boemo(il caporale boemo e’ come veniva chiamato con disprezzo Hitler dai generali tedeschi).

  • Gil_Grissom

    E questo nella sua mente contorta dovrebbe significare che non se ne deve piu’ parlare siccome e’ successo 70 anni fa? Ma si non parliamo piu’ neanche dei morti delle due guerre mondiali provocate dalla Germania, tanto sono passati molti anni. Proprio un bel ragionamento da storico. 

  • cardisem

    Visto. Non raccolgo. Vale quanto già detto. L’altro interlocutore è stata da me già allertato sulla tua dubbia identità e natura sospetta. I miei sospetti vengono sempre più confermati. Quanto ad insulti, provocazioni e scortesie sono unidirezionale, a senso unico, dalla parte tua verso di me che non raccolgo…

  • cardisem

    Il fatto che tu sappia cosa sia "no linkage” mi illumina sulla tua “cultura” e “provenienza”…. Anche questo conferma i miei sospetti sulla tua qualficazione. Che poi vi sia LEGAME fra lo sfruttamento dell’«Olocausto» e ciò che è successe e succede in Palestina, è cosa assolutamente certa ed evidente…. Ma non voglio spendere parole e tempo su questo: mi basta solo prendere atto del fatto che per te, e solo per te, questo “legame” non esista… E dunque i miei sospetti trovano conferme continue.

  • cardisem

    Visto. Non reputo necessario perdere altro tempo a confutare simili bestiali sciocchezze…

  • cardisem

    Visto. Niente di nuovo che non abbia già confutato… Si potrebbe continuare all’infinito. Questa reiterazione mi convince di trovarmi davanti a uno di quegli… “agenti” (termine neutro e non offensivo) della propaganda israeliana in Italia: si sa che esistono, ma non se ne ha l’elenco nominativo. Pertanto, bisogna arguirlo volta per volta dalle posizione espresse, dalla natura delle provocazioni, dal genere di insulti…

  • cardisem

    Se sei quel che io penso, e non fai nulla per convincermi del contrario, tu hai la stessa responsabilità morale di quelle persone che in ultimo hanno bruciato un infante di 18 mesi… Simili criminali io ritengo debbano essere perseguiti, respinti, individuati, isolati…. Se tu invece vuoi attribuire a me “crimini” (presunti) compiuti oltre 70 anni fa, è dura metterla con la logica: non ero nato… Invece, stando alla logica, non si può escludere che tu abbia buttato la molotov dentro la casa del palestinese… Naturalmente, ragiono per assurdo, ma la logica eslcude che io fossi vivo ed esistente 70 anni fa, mentre la stessa logica astrattamente non esclude che tu fosse in Palestina e lanciassi la Molotov dentro la casa…

  • cardisem

    Naturalmente, ti lascio dire tutto quello che vuoi sulla mia “lingua madre”… Trovo maniacale questa tua insistenza… So che nelle tue presunte regole di ingaggio è previsto l’insulto… Tutto sommato è meglio che tu ti incaponisca sul mio linguaggio (che nessun altro eccetto te trova sgradevole o non comprensibile) piuttosto che su questioni sessuali o di altro genere… Non ne hai spunti, altrimenti sono certo che ti saresti appuntato su di queste…

    Bah! Mi sembra di averti spremuto abbastanza…
    Peccato, che tu non voglia rivelare le tue regole di ingaggio, quanto ti pagano, il tuo curriculum…. È materia che giudico molto interessante… E comunque non penso di aver perso il mio tempo se ho potuto in qualche modo analizzarti… Le informazioni che si desiderano possono esserfe ricavate anche in modo indiretto…

  • cardisem

    Quale opinione?

    Quanto al "neonazista” non fai che ripetere i luoghi comuni della propaganda sionista/israeliana:

    – Il Nazismo come il Male Assoluto con il quale il Sionismo non disdegnava di fare affari e concludere accordi: esiste perfino una medaglia celebrativa delle relazioni sionismo-nazismo.
    – Come ho già scritto, il meccanismo credo studiato negli uffici dell’Hasbara è quello di produrre la “reazione confermativa” del Tabù, ossia io dovrei reagire indignato alla qualifica di “neonazista”. In questo modo ti darei una conferma implicita del Tabù, e su questo Tabù nei vostri uffici di addestramento vengono formulati nuovi schemi di “dialogo”…

    Visto che a Dachau dici di esserci stato (e chissà perché dovrebbe essere importante l’esserci stato), posso anche immaginarti fra quegli israeliani che si godevano lo spettacolo mentre veniva bombardato un altro Lager, quello di Gaza, periodicamente soggette a “falciature del prato”…

    Che dici?

    Stavano megli gli ebrei internati a Dachau o i palestinesi rinchiusi a Gaza?
    Io penso che a Dachau si stesse meglio di come oggi stanno 1.800.000 palestinesi a Gaza.

    Ma convengo con te: è una mia “opinione”….

  • cardisem

    Ma se non hai letto Atzmon, come fai a dire che sono più interessanti i libri che dici… Sarebbe stato più logico che tu rispondessi: non conosco quel libro, non mi è stato indicato nei centri di addestramento, i libri di testo sono quest’altri… E tuttavia nel contesto del nostro discorso avviato dall’articolo di Barnard i tuoi Manuali non hanno nessuna relazione con l’evento del giorno, cioè il rogo di un bambino palestinese, un fatto così atroce che sta mettendo in crisi tutto il sistema della propaganda israeliana (al cui servizio tu suppono lavori). Anzi, Atzmon nel suo blog è intervenuto proprio sul rogo del bambino palestinese… O forse intendi dire che la signorina Frank o Primo Levi avrebbero messo il loro sigillo sul rogo del bambino palestinese, che magari parodiando Primo Levi (Se questo è un uomo…), non è neppure un bambino…. Come non pensare a quel famoso Salmo che invita ad uccidere i bambini, a sbatterli sulla pietra, a farne schizzare le cervella… Se l’identità “ebraica” è fondata principalmente sulla Bibbia, come non pensare che dei “fanatici” possano prendere alla lettera il Salmo biblico? E no, mio caro, quel bambino di 18 mesi, non può essere dimenticato… E tu ne sei in parte responsabile: dillo ai tuoi capi! Insisti pure sul mio “neonazismo” dopo che ti sarai stancato della mia “grammatica”, io ti getto in faccia quel bambino di 18 mesi che aspetta giustizia e che la tua ipocrisia non puà continuare ad offendere impunemente…

  • cardisem

    In altra occasione mi hai rimproverato di non stare io sul merito… Io qui ho davanti agli occhi il bambino palestinese si 18 mesi, bruciato vivo dai tuoi referenti…  Tu sei intervenuto per distrarre l’attenzione da questo fatto: hic et nunc….Se devo occuparmi di storia (e ne so tanta), decido io quando e come occuparmente, quali archivi e documenti consultare, quale interpretazione ricavare dai fatti, certamente non sto a discutere con te di cose di cui hai solo la vaga idea che ti hanno dato i tuoi istruttori…

  • cardisem

    A te che sei un raffinato linguista, una maestro della lingua italiana di fronte al quale si inchinano tutti gli scrittori e poeti italiani, da Dante in poi, ti riporto il contesto da cui mi citi il “democratico” da me usato:
    —-
    Di “discutere con te” (ed io che sono democratico discuto in linea di
    principio con tutti, perdendo anche del tempo prezioso) non vi è
    materia..
    ————–

    Se conosci l’analisi linguistica ne dovresti concludere che qui “democratico” significa "tollerante” (ex art. 3 cost. italiano)…. Sarebbe qui lungo il discorso e mi risparmio una fatica inutile…

    Ma è certo che se dovessimo parlare seriamente di Democrazia, tu non sapresti da che parte annaspare…

    Che fai? Cresci in insulti (ottunde…)? Il tuo manuale non ti è più di aiuto? Prova a telefonare ai tuoi Capi e mettemi direttamente in contatto con loro…

  • cardisem

    Certo io replico a te! A chi altro? E perché lo faccio? Perché so dell’esistenza di un esercito di troll (o come altro li vuol chiamare… non ne faccio una questione di termini). Che esistano, è certo. Chi siano, non è noto. Ma rappresentano un pericolo per la nostra “democrazia”, da te sopra incautamente e offensivamente citata. Ti piaccia o no, io sono e mi dichiaro democratico e difendo la democrazia, la nostra democrazia, quanta ne è ancora rimasta, come il bene più prezioso: se tu questo lo chiami “neonazismo”, affar tuo… Che io ti analizzi, come un “pollo” da spennare, non significa che debba stare addietro alle tue scemenze… I metodi dell’analisi li decido io, la diagnosi pure, le conclusione pure…

    Dunque, se tu sei uno di quella “armata” messa in campo dallo stato ebraico di Israele per influenzare le opinioni pubbliche dei paesi europei, fra cui l’Italia, io posso ritenermi soddisfatto se sono riuscito ad isolarne uno….

    Se ti senti scoperto, probabilmente assumerai altra identità… Gli schemi però restano gli stessi… Gli Uffici israeliani per quanto “scientifici” nei loro perversi metodi non potranno mai giungere all’autolesionismo…. Quindi, ci si introduce nel discorso magari facendosi passare per un “sinistro”, che formula timide e marginali critiche al governo di Israele, ma che sta ben attento a non mettere e far mettere il discussione i Supremi Sacri Dogmi: il diritto di Israele all’esistenza, Israele si difende sempre, anche quando ammazza bambini inermi, e se questi muoiono è sempre colpa dei loro genitori, che li educano all’odio contro gli invasori, che dico contro gli antichi abitanti che dopo 2000 anni sono tornati con un contratto di proprietà siglato dalla Immobiliare Geova Balfour & C.  —- Non ho più tempo…. se permetti vado a pranzo… e poi mi godo le mie vacanze al mare…

  • cardisem

    Continua l’analisi. Piuttosto che parlare di “negazionismo” e dello “psedo storico”, perchè non ti confronti con il bambino di 18 mesi ucciso dai tuoi… commintenti? È tipico della propaganda israeliana fad distogliere lo sguardo dal vero e proprio genocidio che compiono sul popolo palestinese, dal 1948 ad oggi, ma pure da prima. per buttarla sul nazismo, l’Olocausto, il negazionismo… Proprio ci campano! E nel modo più infame possibile. Norman G. Finkelstein non si è pronunciato – ch’io sappia – sul ‘negazionismo”, ma ha denunciato l’evidentissima strumentalizzazione che dell’Olocausto viene fatta: ho scritto Olocausto senza virgolette; in Francia un giudice ha recriminato addirittura il fatto che si scrivesse «Olocausto» con le virgolette e forse in questo modo si insinuasse il dubbio, neppure quello consentito… A tanta barbarie giuridica era difficile giungere. In effetti, si deve a Israele e alle sue lobby quinte colonne la distruzione non solo del diritto internazionale, ma anche quella del diritto interno e la trasformazione del diritto penale in uno strumento di vendetta e persecuzione nelle mani di ben note minoranze che però controllano la Superpotenza che ha vinto l’ultima guerra mondiale… scrivendo perciò la storia, secondo la massima secondo cui i vincitori scrivono la storia.

  • cardisem

    Continua l‘analisi. Innocenti? Chi gli israeliani che hanno appena finito di bruciare un bambino di18 mesi, palestinese. Innocente chi? Tu che probabilmente sei pagato da qualche ufficio israeliano per la promozione dell’immagine di Israele all’estero? Di “assassini” quanti ne trovi in Israele? E vengono mai puniti? E gli “omicidi mirati” che sono perfettamente legali in Israele in cosa si distinguono dalla peggiore narrativa nazista? Cosa significa aver dichiarato la prigione di Gaza “territorio ostile”? E tu la butti sull’Olocausto, su Priebke…. Ma vai!

  • cardisem

    Riporto qui dalla Rete un interessante quanto  documento tradotto dall’Inglese e disponibile alla fonte con Introduzione e commento. La pertinenza del documento con la discussione finora condotta non credo debba essere dimostrata o illustrata. Secondo l’analisi da noi condotta, il nostro… Interlocutore, detrattore, diffamatore, denigratore… ha tutte le caratteristiche descritte nel Documento. Siamo disposte ad accoglierne le “confessioni”, ed a perdonare i “peccati”, se accompagnati da “pentimento operoso”, cioè se “vuota il sacco”.

     Ero pagato per fare il Troll sionista pro-Israele

    Scrivo per uscire allo scoperto circa il mio passato come Troll pagato.

    Per un periodo di oltre sei mesi sono stato pagato per diffondere disinformazione e provocare polemiche politiche su Internet.

    Ho lasciato quel lavoro, un impiego fisso, verso la fine del 2011, perché ero disgustato con me stesso. Non riuscivo più a guardarmi allo specchio.

    Se questa confessione innescherà una sorta di vendetta contro di me, così sia. Parte di essere un uomo vero in questo mondo è avere valori reali per i quali combattere, quali che siano le conseguenze.

    La mia storia inizia nei primi mesi del 2011. Ero disoccupato da quasi un anno, dopo aver perso il mio ultimo lavoro nel campo dell’assistenza tecnica. Sempre più disperato e scoraggiato, ho colto al volo l’occasione quando una ex collega mi ha chiamato e mi ha detto di avere una potenziale miniera d’oro per me.

    «Quello che ti propongo è un lavoro insolito  – spiegò la mia ex collega –  che richiede segretezza. Ma lo stipendio è buono. So che scrivi bene, e questo è un lavoro che fa per te».
    (Vero: scrivere è sempre stato un hobby per me).

    Mi diede un numero di telefono e un indirizzo in uno dei quartieri più squallidi di San Francisco, la città in cui vivo.

    Incuriosito, ho chiesto alla mia ex-collega quale fosse il sito internet dell’azienda e qualche informazione in più. Lei si è messa a ridere: «Loro non hanno un sito web. E neanche un nome. Vedrai: ti basterà presentarti e dire che ti mando io».

    OK, sembrava sospetto, ma la disoccupazione di lunga durata genera disperazione, e la disperazione induce ad accantonare i sospetti quando si tratta di mettere il cibo in tavola.

    Il giorno dopo mi sono recato all’indirizzo in questione.

    La ditta si trovava al terzo piano di un edificio in cattive condizioni. L’aspetto non ispirava fiducia. Dopo aver attraversato un lungo corridoio coperto di linoleum e fiocamente illuminato dal neon, sono arrivato all’ingresso della sede in questione: una pesante porta di metallo con un cartello che diceva ‘United Amalgamated Industries, Inc.’

    In seguito mi resi conto che la ‘ditta’ cambiava nome su base quasi mensile, sempre utilizzando nomi blandi come quello, che non fornivano alcun indizio sulla natura delle attività reali dell’azienda.

    Non troppo pieno di speranza, entrai nella sede.

    L’interno era alquanto scarno. C’erano alcuni tavoli con sedie su cui una dozzina di persone scriveva usando computer obsoleti. Non c’erano decorazioni, nemmeno le solite piante finte per dare un tono allegro.
    Che squallore! Ma hey, un mendicante non può fare lo schizzinoso, giusto?

    Il manager, un uomo calvo sulla quarantina, si alzò dalla scrivania e mi venne incontro con un sorriso rassicurante.

    «Devi essere Chris, mi disse. Yvette mi ha detto che saresti venuto».
    (Yvette e Chris non sono ovviamente i nostri veri nomi).
    «Benvenuto. Permettimi di darti qualche informazione su quello che facciamo qui».

    Non ci fu alcun colloquio preliminare per decidere se assumermi. In seguito appresi che impiegavano solo persone raccomandate da altre che già svolgevano questa attività, in più addestrate a individuare candidati sulla base di fattori specifici, tra cui  la capacità di tenere la bocca chiusa, l’abilità a scrivere, e la necessità impellente di un impiego.

    Ci siamo seduti alla scrivania del manager, e lui iniziò a farmi domande sul mio background e in particolare sulle mie idee politiche (che erano praticamente inesistenti). Poi cominciò a spiegare il lavoro.

    «Qui lavoriamo per influenzare le opinioni della gente. I nostri committenti ci pagano per postare commenti nei forum, nelle chat più popolari e nei social network come Facebook».
    Chi erano questi committenti?
    «Oh, varie persone», disse vagamente. «A volte aziende private, a volte gruppi politici».

    Soddisfatto che le mie opinioni politiche non fossero forti, mi disse che sarei stato assegnato ai forum politici.
    «I candidati ideali per tali attività sono persone come te, senza ideali politici precisi», disse ridendo. «Può sembrare un controsenso, ma in realtà abbiamo scoperto che è proprio così».

    OK. Finché pagano bene, accetterò di credere a tutto ciò che vorranno farmi credere.
    Dopo avermi comunicato l’ammontare dello stipendio (che era molto più alto di quanto mi aspettassi) e pochi altri dettagli, il manager sottolineò la necessità di assoluta riservatezza e segretezza.

    «Non puoi raccontare a nessuno quello che facciamo qui. Non a tua moglie e nemmeno al cane…» (Non avevo né l’uno né l’altro, si dà il caso). «Ti cuciamo addosso un’identità di copertura, ti diamo un numero di telefono e ti creiamo un sito web finto che potrai utilizzare. Dovrai dire alla gente che sei un consulente. Dal momento che il tuo background nella vita reale è il supporto tecnico, questa sarà anche la tua attività di copertura. E’ un problema per te?»

    Nessun problema, gli assicurai.
    «Allora OK. Vogliamo cominciare?»
    «Adesso?», chiesi, un po ‘sorpreso.
    «Non c’è momento migliore del presente!», rispose con una risata.

    Il resto della giornata fu dedicato alla mia formazione.
    Un altro membro del team, una donna sulla trentina dalle maniere spicce, sarebbe stata il mio istruttore, e la mia formazione doveva durare due giorni.
    «Sembri un tipo sveglio, mi disse, e credo che imparerai in fretta».

    E infatti, il lavoro era più facile di quanto avessi immaginato.
    Il mio compito era semplice: mi avrebbero assegnato a quattro diversi siti web, con l’obiettivo di entrare in determinate discussioni e promuovere determinati punti di vista.

    Seppi poi che una parte del personale (come me) era assegnato ai commenti nei forum. Altri, invece, lavoravano su Facebook, e altri ancora nelle chat.
    Mi resi conto che per ognuno di questi tre mezzi di comunicazione venivano adottate specifiche strategie di ‘trolling’, e ogni troll si concentrava su una di esse in particolare.

    E in cosa consisteva il mio compito?

    «Dare supporto a Israele, e contraddire i commentatori anti-israeliani e anti-semiti».
    Mi stava bene.
    Non avevo opinioni in un modo o nell’altro su Israele – e poi, a chi piacevano gli anti-semiti o i nazisti? Non a me, comunque.
    Ma non sapevo molto sull’argomento. «Va benissimo», rispose la mia istruttrice. «Imparerai man mano che procedi. All’inizio ti dedicherai soprattutto a ciò che chiamiamo ‘sorveglianza tematica’. E’ alquanto semplice. In seguito, se mostri di avere talento, verrai addestrato per compiti più complessi, che richiedono una conoscenza più approfondita».

    La
    mia istruttrice mi consegnò due raccoglitori con fogli infilati in apposite schede trasparenti.

    IL  RACCOGLITORE  ‘ISRAELE’

    Il primo raccoglitore era semplicemente etichettato ‘Israele’.
    Era suddiviso in due sezioni.

    La prima sezione conteneva informazioni di base sull’argomento. Avrei dovuto leggere e imparare a memoria alcune di queste informazioni. La sezione comprendeva link a siti con materiale da leggere, articoli e interviste, e brani tratti da libri di storia.

    La seconda sezione, più voluminosa della prima, aveva il titolo: ‘Strategie’.
    Conteneva una lunga lista di ‘coppie di dialoghi’.
    In altre parole, erano modelli di dialogo con specifiche risposte a specifici commenti nei forum.
    Se un lettore commentava nel forum qualcosa di simile al modello di commento ‘X’, bisognava rispondere seguendo le indicazioni della risposta correlata.
    «Dovrai però diversificare un po’ le risposte di volta in volta – disse la mia istruttrice – altrimenti si noterà».

    Questa sezione conteneva anche una serie di suggerimenti per indirizzare il discorso secondo gli obiettivi da raggiungere, o per fare deragliare conversazioni che prendevano una brutta piega secondo i nostri criteri.

    Tali strategie comprendevano:
    – diverse forme di attacchi personali,
    – lamentarsi con i moderatori dei forum,
    – calunniare e mettere in cattiva luce il carattere dei nostri ‘avversari’,
    – l’uso di immagini e iconografie efficaci,
    – e perfino andare sul pesante con allusioni di carattere sessuale o pornografico, e altri trucchi del genere.

    «A volte dobbiamo giocare sporco», spiegò la mia istruttrice. «I nostri avversari non esitano a farlo, e quindi noi non possiamo tirarci indietro».

    IL  RACCOGLITORE  ‘SITI  WEB’

    Il secondo raccoglitore conteneva informazioni specifiche sui siti web a cui sarei stato assegnato.

    Si trattava dei siti con i forum più frequentati (come CNN News, Yahoo News, ecc.) e una manciata di siti più piccoli da frequentare a rotazione.

    Quando in seguito ho scritto questo ‘articolo-confessione’, l’ho proposto per  pubblicazione proprio al sito su cui avevo svolto gran parte della mia attività di troll. I gestori invece mi hanno perfino bandito dall’accesso al sito (forse vogliono perseguirmi legalmente?).

    Le informazioni specifiche per sito comprendevano la storia del sito, compresi gli scontri recenti, e le istruzioni su ciò che doveva essere evitato in ciascun sito per non essere banditi.

    Conteneva anche informazioni dettagliate sui moderatori e sui partecipanti più assidui, indicando:
    – luogo di provenienza se noto (visto che l’inglese si parla in tanti paesi),
    – tipo di personalità,
    – interessi specifici della persona
    – informazioni sulle debolezze psicologiche individuali e su come sfruttarle (!!!).

    «Concentrati sui partecipanti (o lettori) più popolari, quelli a cui abbiamo assegnato un ‘marchio d’oro’ – ha detto la mia istruttrice. Sono quelli che maggiormente influenzano gli altri. Ciascuno di loro vale 50 o anche 100 dei nomi meno noti».

    Ogni partecipante era classificato come ‘ostile’, ‘amichevole’ o ‘indifferente’ in relazione al nostro obiettivo.
    Dovevamo legare con i partecipanti ‘amichevoli’ e ingraziarci i moderatori, e c’erano anche informazioni sulle strategie da adottare per specifici partecipanti ‘ostili’.
    L’informazione era alquanto dettagliata, ma non del tutto perfetta per ciascun caso.

    «Se riesci a convertire un ‘ostile’ e a portarlo dalla nostra parte, riceverai un grosso bonus. Ma questo accade raramente, purtroppo. E quindi passerai la maggior parte del tempo ad attaccare e infangare gli ostili».

    All’inizio, come dicevo, il mio ruolo era relegato a fare il ‘poliziotto tematico’.

    Si trattava di un’attività alquanto semplice e ripetitiva. Consisteva nel contrastare le argomentazioni e deviare il discorso introducendo nuove tematiche. Ciò non richiedeva una conoscenza approfondita della materia di discussione.

    Per la maggior parte si trattava di fare uso dei modelli di ‘coppie di dialogo’ contenute nella sezione ‘Strategie’ del raccoglitore ‘Israele’. Era necessario far deragliare il filo del discorso quando andava in una direzione non favorevole dal nostro punto di vista, oppure lanciare accuse di razzismo e anti-semitismo.

    A volte dovevo forzare la mano e mentire dicendo che uno specifico commentatore aveva detto o fatto qualcosa in un’altra discussione, sapendo bene che non fosse vero. La cosa mi faceva star male, ma stavo anche peggio al pensiero di perdere l’unico lavoro che ero riuscito a trovare da quando avevo perso il mio ‘vero’ lavoro.

    In retrospettiva trovo curioso notare che, nonostante abbia iniziato questa attività sprovvisto di forti opinioni politiche, dopo alcune settimane mi sono ritrovato a essere emotivamente coinvolto nel difendere le idee pro-Israele, che stavo adottando per convinzione. Doveva essere intervenuto un qualche fattore psicologico … Immagino che un buon venditore impari ad amare sinceramente i prodotti che propone.

    «E’ un buon segno – commentò la mia istruttrice. Significa che sei pronto per il passo successivo: il dibattito complesso».

    Il ‘dibattito complesso’ prevedeva un gran numero di corsi di formazione aggiuntivi, tra cui la memorizzazione di informazioni più approfondite sulle persone chiave (amichevoli e ostili) con cui mi sarei confrontato o scontrato.

    Anche in questo caso esistevano linee-guida tematiche, ma ci era concessa maggiore libertà di argomentazione.

    Il corso formativo avanzato forniva copioni specifici e strategie molto più dettagliate. Venivano analizzati perfino aspetti come la scelta dell’avatar più appropriato o l’uso di ‘immagini demotivanti’ che circolano sul web con un bordo nero.

    Dovevamo anche fare uso di rapporti finti o falsificati, e di immagini montate ad arte mediante photoshop. Questa parte del lavoro mi metteva tuttavia alquanto a disagio.

    In virtù del mio nuovo status venni anche autorizzato e addestrato al compito di trovare nuove reclute: persone ‘come me’ con la giusta personalità, l’inclinazione alla segretezza, la capacità di scrittura analitica, e la disperazione economica necessaria per accettare questo tipo di lavoro.

    Ma di lì a poco, ho cominciato a sentirmi in colpa. Non perché mi trovassi a promuovere ed imporre opinioni (come dicevo, ero apolitico prima, e pro-Israele in seguito), ma a causa della disonestà implicita. Se le nostre argomentazioni erano tanto giuste e corrette, mi chiedevo, perché mai agire in questo modo fraudolento? La verità, in quanto tale, non dovrebbe essere propagata con naturalezza, senza necessità di falsa propaganda?

    E poi: chi si celava dietro tutta questa operazione? Chi firmava il mio assegno mensile?

    Lo stress di dover mentire ai miei genitori e agli amici sulla mia presunta posizione di ‘consulente’ cominciava a pesare alquanto.
    Infine ho detto: adesso basta. Quando è troppo, è troppo.

    Ho lasciato questo lavoro alla fine del 2011. Da allora ho svolto una serie di lavori poco affascinanti, a tempo determinato e a bassa retribuzione. Ma almeno mi guadagno da vivere senza mentire e senza molestare le persone che si rivolgono alla rete per esprimere le proprie opinioni ed esercitare la libertà di espressione.

    Giorni fa sono capitato in qu
    ella parte di San Francisco e spinto dalla curiosità sono tornato sulla ‘scena del delitto’ per vedere cosa ne fosse del mio vecchio ufficio.
    Non era più lì. Aveva cambiato sede.

    Anche questo faceva parte della strategia. Non stare in un posto troppo a lungo, non mantenere lo stesso nome troppo a lungo, traslocare ogni sei mesi circa, mantenere un basso profilo, trovare nuovi addetti mediante il passaparola: è tutto parte dell’attività ‘trollesca’.

    Ma è un modo di vivere ingannevole, e a prescindere se la causa sia nobile o no (e personalmente sono ancora in favore di Israele) il fine non giustifica mezzi tanto discutibili.

    Questa è la mia confessione.

    E penso sia giusto che si sappia: i Troll esistono. Sono reali.
    Si muovono tra voi e prendono di mira in particolare quelli che tra voi sono marcati con l’etichetta d’oro – e cioè, quelli più ‘fastidiosi’ e scomodi.
    Prendetene ben atto.
    Sta a voi decidere come al meglio fare uso di questa consapevolezza.

    Un troll pentito

  • cardisem

    In relazione alla discussione iniziale riporto qui per migliore evidenza grafica il documento che segue, preso da uno dei siti aggregati a CDC. Non sviluppo adesso l’analisi e il commento.
    ——-

     Ero pagato per fare il Troll sionista pro-Israele

    Scrivo per uscire allo scoperto circa il mio passato come Troll pagato.

    Per un periodo di oltre sei mesi sono stato pagato per diffondere disinformazione e provocare polemiche politiche su Internet.

    Ho lasciato quel lavoro, un impiego fisso, verso la fine del 2011, perché ero disgustato con me stesso. Non riuscivo più a guardarmi allo specchio.

    Se questa confessione innescherà una sorta di vendetta contro di me, così sia. Parte di essere un uomo vero in questo mondo è avere valori reali per i quali combattere, quali che siano le conseguenze.

    La mia storia inizia nei primi mesi del 2011. Ero disoccupato da quasi un anno, dopo aver perso il mio ultimo lavoro nel campo dell’assistenza tecnica. Sempre più disperato e scoraggiato, ho colto al volo l’occasione quando una ex collega mi ha chiamato e mi ha detto di avere una potenziale miniera d’oro per me.

    «Quello che ti propongo è un lavoro insolito  – spiegò la mia ex collega –  che richiede segretezza. Ma lo stipendio è buono. So che scrivi bene, e questo è un lavoro che fa per te».
    (Vero: scrivere è sempre stato un hobby per me).

    Mi diede un numero di telefono e un indirizzo in uno dei quartieri più squallidi di San Francisco, la città in cui vivo.

    Incuriosito, ho chiesto alla mia ex-collega quale fosse il sito internet dell’azienda e qualche informazione in più. Lei si è messa a ridere: «Loro non hanno un sito web. E neanche un nome. Vedrai: ti basterà presentarti e dire che ti mando io».

    OK, sembrava sospetto, ma la disoccupazione di lunga durata genera disperazione, e la disperazione induce ad accantonare i sospetti quando si tratta di mettere il cibo in tavola.

    Il giorno dopo mi sono recato all’indirizzo in questione.

    La ditta si trovava al terzo piano di un edificio in cattive condizioni. L’aspetto non ispirava fiducia. Dopo aver attraversato un lungo corridoio coperto di linoleum e fiocamente illuminato dal neon, sono arrivato all’ingresso della sede in questione: una pesante porta di metallo con un cartello che diceva ‘United Amalgamated Industries, Inc.’

    In seguito mi resi conto che la ‘ditta’ cambiava nome su base quasi mensile, sempre utilizzando nomi blandi come quello, che non fornivano alcun indizio sulla natura delle attività reali dell’azienda.

    Non troppo pieno di speranza, entrai nella sede.

    L’interno era alquanto scarno. C’erano alcuni tavoli con sedie su cui una dozzina di persone scriveva usando computer obsoleti. Non c’erano decorazioni, nemmeno le solite piante finte per dare un tono allegro.
    Che squallore! Ma hey, un mendicante non può fare lo schizzinoso, giusto?

    Il manager, un uomo calvo sulla quarantina, si alzò dalla scrivania e mi venne incontro con un sorriso rassicurante.

    «Devi essere Chris, mi disse. Yvette mi ha detto che saresti venuto».
    (Yvette e Chris non sono ovviamente i nostri veri nomi).
    «Benvenuto. Permettimi di darti qualche informazione su quello che facciamo qui».

    Non ci fu alcun colloquio preliminare per decidere se assumermi. In seguito appresi che impiegavano solo persone raccomandate da altre che già svolgevano questa attività, in più addestrate a individuare candidati sulla base di fattori specifici, tra cui  la capacità di tenere la bocca chiusa, l’abilità a scrivere, e la necessità impellente di un impiego.

    Ci siamo seduti alla scrivania del manager, e lui iniziò a farmi domande sul mio background e in particolare sulle mie idee politiche (che erano praticamente inesistenti). Poi cominciò a spiegare il lavoro.

    «Qui lavoriamo per influenzare le opinioni della gente. I nostri committenti ci pagano per postare commenti nei forum, nelle chat più popolari e nei social network come Facebook».
    Chi erano questi committenti?
    «Oh, varie persone», disse vagamente. «A volte aziende private, a volte gruppi politici».

    Soddisfatto che le mie opinioni politiche non fossero forti, mi disse che sarei stato assegnato ai forum politici.
    «I candidati ideali per tali attività sono persone come te, senza ideali politici precisi», disse ridendo. «Può sembrare un controsenso, ma in realtà abbiamo scoperto che è proprio così».

    OK. Finché pagano bene, accetterò di credere a tutto ciò che vorranno farmi credere.
    Dopo avermi comunicato l’ammontare dello stipendio (che era molto più alto di quanto mi aspettassi) e pochi altri dettagli, il manager sottolineò la necessità di assoluta riservatezza e segretezza.

    «Non puoi raccontare a nessuno quello che facciamo qui. Non a tua moglie e nemmeno al cane…» (Non avevo né l’uno né l’altro, si dà il caso). «Ti cuciamo addosso un’identità di copertura, ti diamo un numero di telefono e ti creiamo un sito web finto che potrai utilizzare. Dovrai dire alla gente che sei un consulente. Dal momento che il tuo background nella vita reale è il supporto tecnico, questa sarà anche la tua attività di copertura. E’ un problema per te?»

    Nessun problema, gli assicurai.
    «Allora OK. Vogliamo cominciare?»
    «Adesso?», chiesi, un po ‘sorpreso.
    «Non c’è momento migliore del presente!», rispose con una risata.

    Il resto della giornata fu dedicato alla mia formazione.
    Un altro membro del team, una donna sulla trentina dalle maniere spicce, sarebbe stata il mio istruttore, e la mia formazione doveva durare due giorni.
    «Sembri un tipo sveglio, mi disse, e credo che imparerai in fretta».

    E infatti, il lavoro era più facile di quanto avessi immaginato.
    Il mio compito era semplice: mi avrebbero assegnato a quattro diversi siti web, con l’obiettivo di entrare in determinate discussioni e promuovere determinati punti di vista.

    Seppi poi che una parte del personale (come me) era assegnato ai commenti nei forum. Altri, invece, lavoravano su Facebook, e altri ancora nelle chat.
    Mi resi conto che per ognuno di questi tre mezzi di comunicazione venivano adottate specifiche strategie di ‘trolling’, e ogni troll si concentrava su una di esse in particolare.

    E in cosa consisteva il mio compito?

    «Dare supporto a Israele, e contraddire i commentatori anti-israeliani e anti-semiti».
    Mi stava bene.
    Non avevo opinioni in un modo o nell’altro su Israele – e poi, a chi piacevano gli anti-semiti o i nazisti? Non a me, comunque.
    Ma non sapevo molto sull’argomento. «Va benissimo», rispose la mia istruttrice. «Imparerai man mano che procedi. All’inizio ti dedicherai soprattutto a ciò che chiamiamo ‘sorveglianza tematica’. E’ alquanto semplice. In seguito, se mostri di avere talento, verrai addestrato per compiti più complessi, che richiedono una conoscenza più approfondita».

    La mia istruttrice mi consegnò due raccoglitori con fogli infilati in apposite schede trasparenti.

    IL  RACCOGLITORE  ‘ISRAELE’

    Il primo raccoglitore era semplicemente etichettato ‘Israele’.
    Era suddiviso in due sezioni.

    La prima sezione conteneva informazioni di base sull’argomento. Avrei dovuto leggere e imparare a memoria alcune di queste info
    rmazioni. La sezione comprendeva link a siti con materiale da leggere, articoli e interviste, e brani tratti da libri di storia.

    La seconda sezione, più voluminosa della prima, aveva il titolo: ‘Strategie’.
    Conteneva una lunga lista di ‘coppie di dialoghi’.
    In altre parole, erano modelli di dialogo con specifiche risposte a specifici commenti nei forum.
    Se un lettore commentava nel forum qualcosa di simile al modello di commento ‘X’, bisognava rispondere seguendo le indicazioni della risposta correlata.
    «Dovrai però diversificare un po’ le risposte di volta in volta – disse la mia istruttrice – altrimenti si noterà».

    Questa sezione conteneva anche una serie di suggerimenti per indirizzare il discorso secondo gli obiettivi da raggiungere, o per fare deragliare conversazioni che prendevano una brutta piega secondo i nostri criteri.

    Tali strategie comprendevano:
    – diverse forme di attacchi personali,
    – lamentarsi con i moderatori dei forum,
    – calunniare e mettere in cattiva luce il carattere dei nostri ‘avversari’,
    – l’uso di immagini e iconografie efficaci,
    – e perfino andare sul pesante con allusioni di carattere sessuale o pornografico, e altri trucchi del genere.

    «A volte dobbiamo giocare sporco», spiegò la mia istruttrice. «I nostri avversari non esitano a farlo, e quindi noi non possiamo tirarci indietro».

    IL  RACCOGLITORE  ‘SITI  WEB’

    Il secondo raccoglitore conteneva informazioni specifiche sui siti web a cui sarei stato assegnato.

    Si trattava dei siti con i forum più frequentati (come CNN News, Yahoo News, ecc.) e una manciata di siti più piccoli da frequentare a rotazione.

    Quando in seguito ho scritto questo ‘articolo-confessione’, l’ho proposto per  pubblicazione proprio al sito su cui avevo svolto gran parte della mia attività di troll. I gestori invece mi hanno perfino bandito dall’accesso al sito (forse vogliono perseguirmi legalmente?).

    Le informazioni specifiche per sito comprendevano la storia del sito, compresi gli scontri recenti, e le istruzioni su ciò che doveva essere evitato in ciascun sito per non essere banditi.

    Conteneva anche informazioni dettagliate sui moderatori e sui partecipanti più assidui, indicando:
    – luogo di provenienza se noto (visto che l’inglese si parla in tanti paesi),
    – tipo di personalità,
    – interessi specifici della persona
    – informazioni sulle debolezze psicologiche individuali e su come sfruttarle (!!!).

    «Concentrati sui partecipanti (o lettori) più popolari, quelli a cui abbiamo assegnato un ‘marchio d’oro’ – ha detto la mia istruttrice. Sono quelli che maggiormente influenzano gli altri. Ciascuno di loro vale 50 o anche 100 dei nomi meno noti».

    Ogni partecipante era classificato come ‘ostile’, ‘amichevole’ o ‘indifferente’ in relazione al nostro obiettivo.
    Dovevamo legare con i partecipanti ‘amichevoli’ e ingraziarci i moderatori, e c’erano anche informazioni sulle strategie da adottare per specifici partecipanti ‘ostili’.
    L’informazione era alquanto dettagliata, ma non del tutto perfetta per ciascun caso.

    «Se riesci a convertire un ‘ostile’ e a portarlo dalla nostra parte, riceverai un grosso bonus. Ma questo accade raramente, purtroppo. E quindi passerai la maggior parte del tempo ad attaccare e infangare gli ostili».

    All’inizio, come dicevo, il mio ruolo era relegato a fare il ‘poliziotto tematico’.

    Si trattava di un’attività alquanto semplice e ripetitiva. Consisteva nel contrastare le argomentazioni e deviare il discorso introducendo nuove tematiche. Ciò non richiedeva una conoscenza approfondita della materia di discussione.

    Per la maggior parte si trattava di fare uso dei modelli di ‘coppie di dialogo’ contenute nella sezione ‘Strategie’ del raccoglitore ‘Israele’. Era necessario far deragliare il filo del discorso quando andava in una direzione non favorevole dal nostro punto di vista, oppure lanciare accuse di razzismo e anti-semitismo.

    A volte dovevo forzare la mano e mentire dicendo che uno specifico commentatore aveva detto o fatto qualcosa in un’altra discussione, sapendo bene che non fosse vero. La cosa mi faceva star male, ma stavo anche peggio al pensiero di perdere l’unico lavoro che ero riuscito a trovare da quando avevo perso il mio ‘vero’ lavoro.

    In retrospettiva trovo curioso notare che, nonostante abbia iniziato questa attività sprovvisto di forti opinioni politiche, dopo alcune settimane mi sono ritrovato a essere emotivamente coinvolto nel difendere le idee pro-Israele, che stavo adottando per convinzione. Doveva essere intervenuto un qualche fattore psicologico … Immagino che un buon venditore impari ad amare sinceramente i prodotti che propone.

    «E’ un buon segno – commentò la mia istruttrice. Significa che sei pronto per il passo successivo: il dibattito complesso».

    Il ‘dibattito complesso’ prevedeva un gran numero di corsi di formazione aggiuntivi, tra cui la memorizzazione di informazioni più approfondite sulle persone chiave (amichevoli e ostili) con cui mi sarei confrontato o scontrato.

    Anche in questo caso esistevano linee-guida tematiche, ma ci era concessa maggiore libertà di argomentazione.

    Il corso formativo avanzato forniva copioni specifici e strategie molto più dettagliate. Venivano analizzati perfino aspetti come la scelta dell’avatar più appropriato o l’uso di ‘immagini demotivanti’ che circolano sul web con un bordo nero.

    Dovevamo anche fare uso di rapporti finti o falsificati, e di immagini montate ad arte mediante photoshop. Questa parte del lavoro mi metteva tuttavia alquanto a disagio.

    In virtù del mio nuovo status venni anche autorizzato e addestrato al compito di trovare nuove reclute: persone ‘come me’ con la giusta personalità, l’inclinazione alla segretezza, la capacità di scrittura analitica, e la disperazione economica necessaria per accettare questo tipo di lavoro.

    Ma di lì a poco, ho cominciato a sentirmi in colpa. Non perché mi trovassi a promuovere ed imporre opinioni (come dicevo, ero apolitico prima, e pro-Israele in seguito), ma a causa della disonestà implicita. Se le nostre argomentazioni erano tanto giuste e corrette, mi chiedevo, perché mai agire in questo modo fraudolento? La verità, in quanto tale, non dovrebbe essere propagata con naturalezza, senza necessità di falsa propaganda?

    E poi: chi si celava dietro tutta questa operazione? Chi firmava il mio assegno mensile?

    Lo stress di dover mentire ai miei genitori e agli amici sulla mia presunta posizione di ‘consulente’ cominciava a pesare alquanto.
    Infine ho detto: adesso basta. Quando è troppo, è troppo.

    Ho lasciato questo lavoro alla fine del 2011. Da allora ho svolto una serie di lavori poco affascinanti, a tempo determinato e a bassa retribuzione. Ma almeno mi guadagno da vivere senza mentire e senza molestare le persone che si rivolgono alla rete per esprimere le proprie opinioni ed esercitare la libertà di espressione.

    Giorni fa sono capitato in quella parte di San Francisco e spinto dalla curiosità sono tornato sulla ‘scena del delitto’ per vedere cosa ne fosse del mio vecchio ufficio.
    Non era più lì. Aveva cambiato sede.

    Anche questo faceva parte della strategia. Non stare in un posto troppo a lungo, non mantenere lo stesso nome troppo a lungo, traslocare ogni sei mesi circa, mantenere un basso profilo, trovare
    nuovi addetti mediante il passaparola: è tutto parte dell’attività ‘trollesca’.

    Ma è un modo di vivere ingannevole, e a prescindere se la causa sia nobile o no (e personalmente sono ancora in favore di Israele) il fine non giustifica mezzi tanto discutibili.

    Questa è la mia confessione.
    E penso sia giusto che si sappia: i Troll esistono. Sono reali.
    Si muovono tra voi e prendono di mira in particolare quelli che tra voi sono marcati con l’etichetta d’oro – e cioè, quelli più ‘fastidiosi’ e scomodi.
    Prendetene ben atto.
    Sta a voi decidere come al meglio fare uso di questa consapevolezza.

    Un troll pentito

  • cardisem

    Dunque io sarei un “neonazista”?
    E tu che ne dici della confessione di un tuo presunto collega pentito? Ti riconosci nel quadro che segue? Io ho riscontrato in te parecchie caratteristiche, come l’insulto gratuito.
    Leggi e dimmi se "de te fabula narratur”:
    —–
     Ero pagato per fare il Troll sionista pro-Israele

    Scrivo per uscire allo scoperto circa il mio passato come Troll pagato.

    Per un periodo di oltre sei mesi sono stato pagato per diffondere disinformazione e provocare polemiche politiche su Internet.

    Ho lasciato quel lavoro, un impiego fisso, verso la fine del 2011, perché ero disgustato con me stesso. Non riuscivo più a guardarmi allo specchio.

    Se questa confessione innescherà una sorta di vendetta contro di me, così sia. Parte di essere un uomo vero in questo mondo è avere valori reali per i quali combattere, quali che siano le conseguenze.

    La mia storia inizia nei primi mesi del 2011. Ero disoccupato da quasi un anno, dopo aver perso il mio ultimo lavoro nel campo dell’assistenza tecnica. Sempre più disperato e scoraggiato, ho colto al volo l’occasione quando una ex collega mi ha chiamato e mi ha detto di avere una potenziale miniera d’oro per me.

    «Quello che ti propongo è un lavoro insolito  – spiegò la mia ex collega –  che richiede segretezza. Ma lo stipendio è buono. So che scrivi bene, e questo è un lavoro che fa per te».
    (Vero: scrivere è sempre stato un hobby per me).

    Mi diede un numero di telefono e un indirizzo in uno dei quartieri più squallidi di San Francisco, la città in cui vivo.

    Incuriosito, ho chiesto alla mia ex-collega quale fosse il sito internet dell’azienda e qualche informazione in più. Lei si è messa a ridere: «Loro non hanno un sito web. E neanche un nome. Vedrai: ti basterà presentarti e dire che ti mando io».

    OK, sembrava sospetto, ma la disoccupazione di lunga durata genera disperazione, e la disperazione induce ad accantonare i sospetti quando si tratta di mettere il cibo in tavola.

    Il giorno dopo mi sono recato all’indirizzo in questione.

    La ditta si trovava al terzo piano di un edificio in cattive condizioni. L’aspetto non ispirava fiducia. Dopo aver attraversato un lungo corridoio coperto di linoleum e fiocamente illuminato dal neon, sono arrivato all’ingresso della sede in questione: una pesante porta di metallo con un cartello che diceva ‘United Amalgamated Industries, Inc.’

    In seguito mi resi conto che la ‘ditta’ cambiava nome su base quasi mensile, sempre utilizzando nomi blandi come quello, che non fornivano alcun indizio sulla natura delle attività reali dell’azienda.

    Non troppo pieno di speranza, entrai nella sede.

    L’interno era alquanto scarno. C’erano alcuni tavoli con sedie su cui una dozzina di persone scriveva usando computer obsoleti. Non c’erano decorazioni, nemmeno le solite piante finte per dare un tono allegro.
    Che squallore! Ma hey, un mendicante non può fare lo schizzinoso, giusto?

    Il manager, un uomo calvo sulla quarantina, si alzò dalla scrivania e mi venne incontro con un sorriso rassicurante.

    «Devi essere Chris, mi disse. Yvette mi ha detto che saresti venuto».
    (Yvette e Chris non sono ovviamente i nostri veri nomi).
    «Benvenuto. Permettimi di darti qualche informazione su quello che facciamo qui».

    Non ci fu alcun colloquio preliminare per decidere se assumermi. In seguito appresi che impiegavano solo persone raccomandate da altre che già svolgevano questa attività, in più addestrate a individuare candidati sulla base di fattori specifici, tra cui  la capacità di tenere la bocca chiusa, l’abilità a scrivere, e la necessità impellente di un impiego.

    Ci siamo seduti alla scrivania del manager, e lui iniziò a farmi domande sul mio background e in particolare sulle mie idee politiche (che erano praticamente inesistenti). Poi cominciò a spiegare il lavoro.

    «Qui lavoriamo per influenzare le opinioni della gente. I nostri committenti ci pagano per postare commenti nei forum, nelle chat più popolari e nei social network come Facebook».
    Chi erano questi committenti?
    «Oh, varie persone», disse vagamente. «A volte aziende private, a volte gruppi politici».

    Soddisfatto che le mie opinioni politiche non fossero forti, mi disse che sarei stato assegnato ai forum politici.
    «I candidati ideali per tali attività sono persone come te, senza ideali politici precisi», disse ridendo. «Può sembrare un controsenso, ma in realtà abbiamo scoperto che è proprio così».

    OK. Finché pagano bene, accetterò di credere a tutto ciò che vorranno farmi credere.
    Dopo avermi comunicato l’ammontare dello stipendio (che era molto più alto di quanto mi aspettassi) e pochi altri dettagli, il manager sottolineò la necessità di assoluta riservatezza e segretezza.

    «Non puoi raccontare a nessuno quello che facciamo qui. Non a tua moglie e nemmeno al cane…» (Non avevo né l’uno né l’altro, si dà il caso). «Ti cuciamo addosso un’identità di copertura, ti diamo un numero di telefono e ti creiamo un sito web finto che potrai utilizzare. Dovrai dire alla gente che sei un consulente. Dal momento che il tuo background nella vita reale è il supporto tecnico, questa sarà anche la tua attività di copertura. E’ un problema per te?»

    Nessun problema, gli assicurai.
    «Allora OK. Vogliamo cominciare?»
    «Adesso?», chiesi, un po ‘sorpreso.
    «Non c’è momento migliore del presente!», rispose con una risata.

    Il resto della giornata fu dedicato alla mia formazione.
    Un altro membro del team, una donna sulla trentina dalle maniere spicce, sarebbe stata il mio istruttore, e la mia formazione doveva durare due giorni.
    «Sembri un tipo sveglio, mi disse, e credo che imparerai in fretta».

    E infatti, il lavoro era più facile di quanto avessi immaginato.
    Il mio compito era semplice: mi avrebbero assegnato a quattro diversi siti web, con l’obiettivo di entrare in determinate discussioni e promuovere determinati punti di vista.

    Seppi poi che una parte del personale (come me) era assegnato ai commenti nei forum. Altri, invece, lavoravano su Facebook, e altri ancora nelle chat.
    Mi resi conto che per ognuno di questi tre mezzi di comunicazione venivano adottate specifiche strategie di ‘trolling’, e ogni troll si concentrava su una di esse in particolare.

    E in cosa consisteva il mio compito?

    «Dare supporto a Israele, e contraddire i commentatori anti-israeliani e anti-semiti».
    Mi stava bene.
    Non avevo opinioni in un modo o nell’altro su Israele – e poi, a chi piacevano gli anti-semiti o i nazisti? Non a me, comunque.
    Ma non sapevo molto sull’argomento. «Va benissimo», rispose la mia istruttrice. «Imparerai man mano che procedi. All’inizio ti dedicherai soprattutto a ciò che chiamiamo ‘sorveglianza tematica’. E’ alquanto semplice. In seguito, se mostri di avere talento, verrai addestrato per compiti più complessi, che richiedono una conoscenza più approfondita».

    La mia istruttrice mi consegnò due raccoglitori con fogli infilati in apposite schede trasparenti.

    IL  RACCOGLITORE  ‘ISRAELE’

    Il primo raccoglitore era semplicemente etichettato ‘Israele’.
    Era suddiviso in due sezioni.

    La prima sezione conteneva informazioni di
    base sull’argomento. Avrei dovuto leggere e imparare a memoria alcune di queste informazioni. La sezione comprendeva link a siti con materiale da leggere, articoli e interviste, e brani tratti da libri di storia.

    La seconda sezione, più voluminosa della prima, aveva il titolo: ‘Strategie’.
    Conteneva una lunga lista di ‘coppie di dialoghi’.
    In altre parole, erano modelli di dialogo con specifiche risposte a specifici commenti nei forum.
    Se un lettore commentava nel forum qualcosa di simile al modello di commento ‘X’, bisognava rispondere seguendo le indicazioni della risposta correlata.
    «Dovrai però diversificare un po’ le risposte di volta in volta – disse la mia istruttrice – altrimenti si noterà».

    Questa sezione conteneva anche una serie di suggerimenti per indirizzare il discorso secondo gli obiettivi da raggiungere, o per fare deragliare conversazioni che prendevano una brutta piega secondo i nostri criteri.

    Tali strategie comprendevano:
    – diverse forme di attacchi personali,
    – lamentarsi con i moderatori dei forum,
    – calunniare e mettere in cattiva luce il carattere dei nostri ‘avversari’,
    – l’uso di immagini e iconografie efficaci,
    – e perfino andare sul pesante con allusioni di carattere sessuale o pornografico, e altri trucchi del genere.

    «A volte dobbiamo giocare sporco», spiegò la mia istruttrice. «I nostri avversari non esitano a farlo, e quindi noi non possiamo tirarci indietro».

    IL  RACCOGLITORE  ‘SITI  WEB’

    Il secondo raccoglitore conteneva informazioni specifiche sui siti web a cui sarei stato assegnato.

    Si trattava dei siti con i forum più frequentati (come CNN News, Yahoo News, ecc.) e una manciata di siti più piccoli da frequentare a rotazione.

    Quando in seguito ho scritto questo ‘articolo-confessione’, l’ho proposto per  pubblicazione proprio al sito su cui avevo svolto gran parte della mia attività di troll. I gestori invece mi hanno perfino bandito dall’accesso al sito (forse vogliono perseguirmi legalmente?).

    Le informazioni specifiche per sito comprendevano la storia del sito, compresi gli scontri recenti, e le istruzioni su ciò che doveva essere evitato in ciascun sito per non essere banditi.

    Conteneva anche informazioni dettagliate sui moderatori e sui partecipanti più assidui, indicando:
    – luogo di provenienza se noto (visto che l’inglese si parla in tanti paesi),
    – tipo di personalità,
    – interessi specifici della persona
    – informazioni sulle debolezze psicologiche individuali e su come sfruttarle (!!!).

    «Concentrati sui partecipanti (o lettori) più popolari, quelli a cui abbiamo assegnato un ‘marchio d’oro’ – ha detto la mia istruttrice. Sono quelli che maggiormente influenzano gli altri. Ciascuno di loro vale 50 o anche 100 dei nomi meno noti».

    Ogni partecipante era classificato come ‘ostile’, ‘amichevole’ o ‘indifferente’ in relazione al nostro obiettivo.
    Dovevamo legare con i partecipanti ‘amichevoli’ e ingraziarci i moderatori, e c’erano anche informazioni sulle strategie da adottare per specifici partecipanti ‘ostili’.
    L’informazione era alquanto dettagliata, ma non del tutto perfetta per ciascun caso.

    «Se riesci a convertire un ‘ostile’ e a portarlo dalla nostra parte, riceverai un grosso bonus. Ma questo accade raramente, purtroppo. E quindi passerai la maggior parte del tempo ad attaccare e infangare gli ostili».

    All’inizio, come dicevo, il mio ruolo era relegato a fare il ‘poliziotto tematico’.

    Si trattava di un’attività alquanto semplice e ripetitiva. Consisteva nel contrastare le argomentazioni e deviare il discorso introducendo nuove tematiche. Ciò non richiedeva una conoscenza approfondita della materia di discussione.

    Per la maggior parte si trattava di fare uso dei modelli di ‘coppie di dialogo’ contenute nella sezione ‘Strategie’ del raccoglitore ‘Israele’. Era necessario far deragliare il filo del discorso quando andava in una direzione non favorevole dal nostro punto di vista, oppure lanciare accuse di razzismo e anti-semitismo.

    A volte dovevo forzare la mano e mentire dicendo che uno specifico commentatore aveva detto o fatto qualcosa in un’altra discussione, sapendo bene che non fosse vero. La cosa mi faceva star male, ma stavo anche peggio al pensiero di perdere l’unico lavoro che ero riuscito a trovare da quando avevo perso il mio ‘vero’ lavoro.

    In retrospettiva trovo curioso notare che, nonostante abbia iniziato questa attività sprovvisto di forti opinioni politiche, dopo alcune settimane mi sono ritrovato a essere emotivamente coinvolto nel difendere le idee pro-Israele, che stavo adottando per convinzione. Doveva essere intervenuto un qualche fattore psicologico … Immagino che un buon venditore impari ad amare sinceramente i prodotti che propone.

    «E’ un buon segno – commentò la mia istruttrice. Significa che sei pronto per il passo successivo: il dibattito complesso».

    Il ‘dibattito complesso’ prevedeva un gran numero di corsi di formazione aggiuntivi, tra cui la memorizzazione di informazioni più approfondite sulle persone chiave (amichevoli e ostili) con cui mi sarei confrontato o scontrato.

    Anche in questo caso esistevano linee-guida tematiche, ma ci era concessa maggiore libertà di argomentazione.

    Il corso formativo avanzato forniva copioni specifici e strategie molto più dettagliate. Venivano analizzati perfino aspetti come la scelta dell’avatar più appropriato o l’uso di ‘immagini demotivanti’ che circolano sul web con un bordo nero.

    Dovevamo anche fare uso di rapporti finti o falsificati, e di immagini montate ad arte mediante photoshop. Questa parte del lavoro mi metteva tuttavia alquanto a disagio.

    In virtù del mio nuovo status venni anche autorizzato e addestrato al compito di trovare nuove reclute: persone ‘come me’ con la giusta personalità, l’inclinazione alla segretezza, la capacità di scrittura analitica, e la disperazione economica necessaria per accettare questo tipo di lavoro.

    Ma di lì a poco, ho cominciato a sentirmi in colpa. Non perché mi trovassi a promuovere ed imporre opinioni (come dicevo, ero apolitico prima, e pro-Israele in seguito), ma a causa della disonestà implicita. Se le nostre argomentazioni erano tanto giuste e corrette, mi chiedevo, perché mai agire in questo modo fraudolento? La verità, in quanto tale, non dovrebbe essere propagata con naturalezza, senza necessità di falsa propaganda?

    E poi: chi si celava dietro tutta questa operazione? Chi firmava il mio assegno mensile?

    Lo stress di dover mentire ai miei genitori e agli amici sulla mia presunta posizione di ‘consulente’ cominciava a pesare alquanto.
    Infine ho detto: adesso basta. Quando è troppo, è troppo.

    Ho lasciato questo lavoro alla fine del 2011. Da allora ho svolto una serie di lavori poco affascinanti, a tempo determinato e a bassa retribuzione. Ma almeno mi guadagno da vivere senza mentire e senza molestare le persone che si rivolgono alla rete per esprimere le proprie opinioni ed esercitare la libertà di espressione.

    Giorni fa sono capitato in quella parte di San Francisco e spinto dalla curiosità sono tornato sulla ‘scena del delitto’ per vedere cosa ne fosse del mio vecchio ufficio.
    Non era più lì. Aveva cambiato sede.

    Anche questo faceva parte della strategia. Non stare in un posto troppo a lungo, non mantenere lo stess
    o nome troppo a lungo, traslocare ogni sei mesi circa, mantenere un basso profilo, trovare nuovi addetti mediante il passaparola: è tutto parte dell’attività ‘trollesca’.

    Ma è un modo di vivere ingannevole, e a prescindere se la causa sia nobile o no (e personalmente sono ancora in favore di Israele) il fine non giustifica mezzi tanto discutibili.

    Questa è la mia confessione.
    E penso sia giusto che si sappia: i Troll esistono. Sono reali.
    Si muovono tra voi e prendono di mira in particolare quelli che tra voi sono marcati con l’etichetta d’oro – e cioè, quelli più ‘fastidiosi’ e scomodi.
    Prendetene ben atto.
    Sta a voi decidere come al meglio fare uso di questa consapevolezza.

    Un troll pentito

  • cardisem

    De te fabula narratur:
    ——

     Ero pagato per fare il Troll sionista pro-Israele

    Scrivo per uscire allo scoperto circa il mio passato come Troll pagato.

    Per un periodo di oltre sei mesi sono stato pagato per diffondere disinformazione e provocare polemiche politiche su Internet.

    Ho lasciato quel lavoro, un impiego fisso, verso la fine del 2011, perché ero disgustato con me stesso. Non riuscivo più a guardarmi allo specchio.

    Se questa confessione innescherà una sorta di vendetta contro di me, così sia. Parte di essere un uomo vero in questo mondo è avere valori reali per i quali combattere, quali che siano le conseguenze.

    La mia storia inizia nei primi mesi del 2011. Ero disoccupato da quasi un anno, dopo aver perso il mio ultimo lavoro nel campo dell’assistenza tecnica. Sempre più disperato e scoraggiato, ho colto al volo l’occasione quando una ex collega mi ha chiamato e mi ha detto di avere una potenziale miniera d’oro per me.

    «Quello che ti propongo è un lavoro insolito  – spiegò la mia ex collega –  che richiede segretezza. Ma lo stipendio è buono. So che scrivi bene, e questo è un lavoro che fa per te».
    (Vero: scrivere è sempre stato un hobby per me).

    Mi diede un numero di telefono e un indirizzo in uno dei quartieri più squallidi di San Francisco, la città in cui vivo.

    Incuriosito, ho chiesto alla mia ex-collega quale fosse il sito internet dell’azienda e qualche informazione in più. Lei si è messa a ridere: «Loro non hanno un sito web. E neanche un nome. Vedrai: ti basterà presentarti e dire che ti mando io».

    OK, sembrava sospetto, ma la disoccupazione di lunga durata genera disperazione, e la disperazione induce ad accantonare i sospetti quando si tratta di mettere il cibo in tavola.

    Il giorno dopo mi sono recato all’indirizzo in questione.

    La ditta si trovava al terzo piano di un edificio in cattive condizioni. L’aspetto non ispirava fiducia. Dopo aver attraversato un lungo corridoio coperto di linoleum e fiocamente illuminato dal neon, sono arrivato all’ingresso della sede in questione: una pesante porta di metallo con un cartello che diceva ‘United Amalgamated Industries, Inc.’

    In seguito mi resi conto che la ‘ditta’ cambiava nome su base quasi mensile, sempre utilizzando nomi blandi come quello, che non fornivano alcun indizio sulla natura delle attività reali dell’azienda.

    Non troppo pieno di speranza, entrai nella sede.

    L’interno era alquanto scarno. C’erano alcuni tavoli con sedie su cui una dozzina di persone scriveva usando computer obsoleti. Non c’erano decorazioni, nemmeno le solite piante finte per dare un tono allegro.
    Che squallore! Ma hey, un mendicante non può fare lo schizzinoso, giusto?

    Il manager, un uomo calvo sulla quarantina, si alzò dalla scrivania e mi venne incontro con un sorriso rassicurante.

    «Devi essere Chris, mi disse. Yvette mi ha detto che saresti venuto».
    (Yvette e Chris non sono ovviamente i nostri veri nomi).
    «Benvenuto. Permettimi di darti qualche informazione su quello che facciamo qui».

    Non ci fu alcun colloquio preliminare per decidere se assumermi. In seguito appresi che impiegavano solo persone raccomandate da altre che già svolgevano questa attività, in più addestrate a individuare candidati sulla base di fattori specifici, tra cui  la capacità di tenere la bocca chiusa, l’abilità a scrivere, e la necessità impellente di un impiego.

    Ci siamo seduti alla scrivania del manager, e lui iniziò a farmi domande sul mio background e in particolare sulle mie idee politiche (che erano praticamente inesistenti). Poi cominciò a spiegare il lavoro.

    «Qui lavoriamo per influenzare le opinioni della gente. I nostri committenti ci pagano per postare commenti nei forum, nelle chat più popolari e nei social network come Facebook».
    Chi erano questi committenti?
    «Oh, varie persone», disse vagamente. «A volte aziende private, a volte gruppi politici».

    Soddisfatto che le mie opinioni politiche non fossero forti, mi disse che sarei stato assegnato ai forum politici.
    «I candidati ideali per tali attività sono persone come te, senza ideali politici precisi», disse ridendo. «Può sembrare un controsenso, ma in realtà abbiamo scoperto che è proprio così».

    OK. Finché pagano bene, accetterò di credere a tutto ciò che vorranno farmi credere.
    Dopo avermi comunicato l’ammontare dello stipendio (che era molto più alto di quanto mi aspettassi) e pochi altri dettagli, il manager sottolineò la necessità di assoluta riservatezza e segretezza.

    «Non puoi raccontare a nessuno quello che facciamo qui. Non a tua moglie e nemmeno al cane…» (Non avevo né l’uno né l’altro, si dà il caso). «Ti cuciamo addosso un’identità di copertura, ti diamo un numero di telefono e ti creiamo un sito web finto che potrai utilizzare. Dovrai dire alla gente che sei un consulente. Dal momento che il tuo background nella vita reale è il supporto tecnico, questa sarà anche la tua attività di copertura. E’ un problema per te?»

    Nessun problema, gli assicurai.
    «Allora OK. Vogliamo cominciare?»
    «Adesso?», chiesi, un po ‘sorpreso.
    «Non c’è momento migliore del presente!», rispose con una risata.

    Il resto della giornata fu dedicato alla mia formazione.
    Un altro membro del team, una donna sulla trentina dalle maniere spicce, sarebbe stata il mio istruttore, e la mia formazione doveva durare due giorni.
    «Sembri un tipo sveglio, mi disse, e credo che imparerai in fretta».

    E infatti, il lavoro era più facile di quanto avessi immaginato.
    Il mio compito era semplice: mi avrebbero assegnato a quattro diversi siti web, con l’obiettivo di entrare in determinate discussioni e promuovere determinati punti di vista.

    Seppi poi che una parte del personale (come me) era assegnato ai commenti nei forum. Altri, invece, lavoravano su Facebook, e altri ancora nelle chat.
    Mi resi conto che per ognuno di questi tre mezzi di comunicazione venivano adottate specifiche strategie di ‘trolling’, e ogni troll si concentrava su una di esse in particolare.

    E in cosa consisteva il mio compito?

    «Dare supporto a Israele, e contraddire i commentatori anti-israeliani e anti-semiti».
    Mi stava bene.
    Non avevo opinioni in un modo o nell’altro su Israele – e poi, a chi piacevano gli anti-semiti o i nazisti? Non a me, comunque.
    Ma non sapevo molto sull’argomento. «Va benissimo», rispose la mia istruttrice. «Imparerai man mano che procedi. All’inizio ti dedicherai soprattutto a ciò che chiamiamo ‘sorveglianza tematica’. E’ alquanto semplice. In seguito, se mostri di avere talento, verrai addestrato per compiti più complessi, che richiedono una conoscenza più approfondita».

    La mia istruttrice mi consegnò due raccoglitori con fogli infilati in apposite schede trasparenti.

    IL  RACCOGLITORE  ‘ISRAELE’

    Il primo raccoglitore era semplicemente etichettato ‘Israele’.
    Era suddiviso in due sezioni.

    La prima sezione conteneva informazioni di base sull’argomento. Avrei dovuto leggere e imparare a memoria alcune di queste informazioni. La sezione comprendeva link a siti con materiale da leggere, articoli e interviste, e brani tratti da libri di storia.

    La seconda sezione, più voluminosa della pr
    ima, aveva il titolo: ‘Strategie’.
    Conteneva una lunga lista di ‘coppie di dialoghi’.
    In altre parole, erano modelli di dialogo con specifiche risposte a specifici commenti nei forum.
    Se un lettore commentava nel forum qualcosa di simile al modello di commento ‘X’, bisognava rispondere seguendo le indicazioni della risposta correlata.
    «Dovrai però diversificare un po’ le risposte di volta in volta – disse la mia istruttrice – altrimenti si noterà».

    Questa sezione conteneva anche una serie di suggerimenti per indirizzare il discorso secondo gli obiettivi da raggiungere, o per fare deragliare conversazioni che prendevano una brutta piega secondo i nostri criteri.

    Tali strategie comprendevano:
    – diverse forme di attacchi personali,
    – lamentarsi con i moderatori dei forum,
    – calunniare e mettere in cattiva luce il carattere dei nostri ‘avversari’,
    – l’uso di immagini e iconografie efficaci,
    – e perfino andare sul pesante con allusioni di carattere sessuale o pornografico, e altri trucchi del genere.

    «A volte dobbiamo giocare sporco», spiegò la mia istruttrice. «I nostri avversari non esitano a farlo, e quindi noi non possiamo tirarci indietro».

    IL  RACCOGLITORE  ‘SITI  WEB’

    Il secondo raccoglitore conteneva informazioni specifiche sui siti web a cui sarei stato assegnato.

    Si trattava dei siti con i forum più frequentati (come CNN News, Yahoo News, ecc.) e una manciata di siti più piccoli da frequentare a rotazione.

    Quando in seguito ho scritto questo ‘articolo-confessione’, l’ho proposto per  pubblicazione proprio al sito su cui avevo svolto gran parte della mia attività di troll. I gestori invece mi hanno perfino bandito dall’accesso al sito (forse vogliono perseguirmi legalmente?).

    Le informazioni specifiche per sito comprendevano la storia del sito, compresi gli scontri recenti, e le istruzioni su ciò che doveva essere evitato in ciascun sito per non essere banditi.

    Conteneva anche informazioni dettagliate sui moderatori e sui partecipanti più assidui, indicando:
    – luogo di provenienza se noto (visto che l’inglese si parla in tanti paesi),
    – tipo di personalità,
    – interessi specifici della persona
    – informazioni sulle debolezze psicologiche individuali e su come sfruttarle (!!!).

    «Concentrati sui partecipanti (o lettori) più popolari, quelli a cui abbiamo assegnato un ‘marchio d’oro’ – ha detto la mia istruttrice. Sono quelli che maggiormente influenzano gli altri. Ciascuno di loro vale 50 o anche 100 dei nomi meno noti».

    Ogni partecipante era classificato come ‘ostile’, ‘amichevole’ o ‘indifferente’ in relazione al nostro obiettivo.
    Dovevamo legare con i partecipanti ‘amichevoli’ e ingraziarci i moderatori, e c’erano anche informazioni sulle strategie da adottare per specifici partecipanti ‘ostili’.
    L’informazione era alquanto dettagliata, ma non del tutto perfetta per ciascun caso.

    «Se riesci a convertire un ‘ostile’ e a portarlo dalla nostra parte, riceverai un grosso bonus. Ma questo accade raramente, purtroppo. E quindi passerai la maggior parte del tempo ad attaccare e infangare gli ostili».

    All’inizio, come dicevo, il mio ruolo era relegato a fare il ‘poliziotto tematico’.

    Si trattava di un’attività alquanto semplice e ripetitiva. Consisteva nel contrastare le argomentazioni e deviare il discorso introducendo nuove tematiche. Ciò non richiedeva una conoscenza approfondita della materia di discussione.

    Per la maggior parte si trattava di fare uso dei modelli di ‘coppie di dialogo’ contenute nella sezione ‘Strategie’ del raccoglitore ‘Israele’. Era necessario far deragliare il filo del discorso quando andava in una direzione non favorevole dal nostro punto di vista, oppure lanciare accuse di razzismo e anti-semitismo.

    A volte dovevo forzare la mano e mentire dicendo che uno specifico commentatore aveva detto o fatto qualcosa in un’altra discussione, sapendo bene che non fosse vero. La cosa mi faceva star male, ma stavo anche peggio al pensiero di perdere l’unico lavoro che ero riuscito a trovare da quando avevo perso il mio ‘vero’ lavoro.

    In retrospettiva trovo curioso notare che, nonostante abbia iniziato questa attività sprovvisto di forti opinioni politiche, dopo alcune settimane mi sono ritrovato a essere emotivamente coinvolto nel difendere le idee pro-Israele, che stavo adottando per convinzione. Doveva essere intervenuto un qualche fattore psicologico … Immagino che un buon venditore impari ad amare sinceramente i prodotti che propone.

    «E’ un buon segno – commentò la mia istruttrice. Significa che sei pronto per il passo successivo: il dibattito complesso».

    Il ‘dibattito complesso’ prevedeva un gran numero di corsi di formazione aggiuntivi, tra cui la memorizzazione di informazioni più approfondite sulle persone chiave (amichevoli e ostili) con cui mi sarei confrontato o scontrato.

    Anche in questo caso esistevano linee-guida tematiche, ma ci era concessa maggiore libertà di argomentazione.

    Il corso formativo avanzato forniva copioni specifici e strategie molto più dettagliate. Venivano analizzati perfino aspetti come la scelta dell’avatar più appropriato o l’uso di ‘immagini demotivanti’ che circolano sul web con un bordo nero.

    Dovevamo anche fare uso di rapporti finti o falsificati, e di immagini montate ad arte mediante photoshop. Questa parte del lavoro mi metteva tuttavia alquanto a disagio.

    In virtù del mio nuovo status venni anche autorizzato e addestrato al compito di trovare nuove reclute: persone ‘come me’ con la giusta personalità, l’inclinazione alla segretezza, la capacità di scrittura analitica, e la disperazione economica necessaria per accettare questo tipo di lavoro.

    Ma di lì a poco, ho cominciato a sentirmi in colpa. Non perché mi trovassi a promuovere ed imporre opinioni (come dicevo, ero apolitico prima, e pro-Israele in seguito), ma a causa della disonestà implicita. Se le nostre argomentazioni erano tanto giuste e corrette, mi chiedevo, perché mai agire in questo modo fraudolento? La verità, in quanto tale, non dovrebbe essere propagata con naturalezza, senza necessità di falsa propaganda?

    E poi: chi si celava dietro tutta questa operazione? Chi firmava il mio assegno mensile?

    Lo stress di dover mentire ai miei genitori e agli amici sulla mia presunta posizione di ‘consulente’ cominciava a pesare alquanto.
    Infine ho detto: adesso basta. Quando è troppo, è troppo.

    Ho lasciato questo lavoro alla fine del 2011. Da allora ho svolto una serie di lavori poco affascinanti, a tempo determinato e a bassa retribuzione. Ma almeno mi guadagno da vivere senza mentire e senza molestare le persone che si rivolgono alla rete per esprimere le proprie opinioni ed esercitare la libertà di espressione.

    Giorni fa sono capitato in quella parte di San Francisco e spinto dalla curiosità sono tornato sulla ‘scena del delitto’ per vedere cosa ne fosse del mio vecchio ufficio.
    Non era più lì. Aveva cambiato sede.

    Anche questo faceva parte della strategia. Non stare in un posto troppo a lungo, non mantenere lo stesso nome troppo a lungo, traslocare ogni sei mesi circa, mantenere un basso profilo, trovare nuovi addetti mediante il passaparola: è tutto parte dell’attività ‘trollesca’.

    Ma è un modo di vivere ingannevole, e a prescindere se la ca
    usa sia nobile o no (e personalmente sono ancora in favore di Israele) il fine non giustifica mezzi tanto discutibili.

    Questa è la mia confessione.
    E penso sia giusto che si sappia: i Troll esistono. Sono reali.
    Si muovono tra voi e prendono di mira in particolare quelli che tra voi sono marcati con l’etichetta d’oro – e cioè, quelli più ‘fastidiosi’ e scomodi.
    Prendetene ben atto.
    Sta a voi decidere come al meglio fare uso di questa consapevolezza.

    Un troll pentito

  • cardisem

    De te fabula narratur:

     Ero pagato per fare il Troll sionista pro-Israele

    Scrivo per uscire allo scoperto circa il mio passato come Troll pagato.

    Per un periodo di oltre sei mesi sono stato pagato per diffondere disinformazione e provocare polemiche politiche su Internet.

    Ho lasciato quel lavoro, un impiego fisso, verso la fine del 2011, perché ero disgustato con me stesso. Non riuscivo più a guardarmi allo specchio.

    Se questa confessione innescherà una sorta di vendetta contro di me, così sia. Parte di essere un uomo vero in questo mondo è avere valori reali per i quali combattere, quali che siano le conseguenze.

    La mia storia inizia nei primi mesi del 2011. Ero disoccupato da quasi un anno, dopo aver perso il mio ultimo lavoro nel campo dell’assistenza tecnica. Sempre più disperato e scoraggiato, ho colto al volo l’occasione quando una ex collega mi ha chiamato e mi ha detto di avere una potenziale miniera d’oro per me.

    «Quello che ti propongo è un lavoro insolito  – spiegò la mia ex collega –  che richiede segretezza. Ma lo stipendio è buono. So che scrivi bene, e questo è un lavoro che fa per te».
    (Vero: scrivere è sempre stato un hobby per me).

    Mi diede un numero di telefono e un indirizzo in uno dei quartieri più squallidi di San Francisco, la città in cui vivo.

    Incuriosito, ho chiesto alla mia ex-collega quale fosse il sito internet dell’azienda e qualche informazione in più. Lei si è messa a ridere: «Loro non hanno un sito web. E neanche un nome. Vedrai: ti basterà presentarti e dire che ti mando io».

    OK, sembrava sospetto, ma la disoccupazione di lunga durata genera disperazione, e la disperazione induce ad accantonare i sospetti quando si tratta di mettere il cibo in tavola.

    Il giorno dopo mi sono recato all’indirizzo in questione.

    La ditta si trovava al terzo piano di un edificio in cattive condizioni. L’aspetto non ispirava fiducia. Dopo aver attraversato un lungo corridoio coperto di linoleum e fiocamente illuminato dal neon, sono arrivato all’ingresso della sede in questione: una pesante porta di metallo con un cartello che diceva ‘United Amalgamated Industries, Inc.’

    In seguito mi resi conto che la ‘ditta’ cambiava nome su base quasi mensile, sempre utilizzando nomi blandi come quello, che non fornivano alcun indizio sulla natura delle attività reali dell’azienda.

    Non troppo pieno di speranza, entrai nella sede.

    L’interno era alquanto scarno. C’erano alcuni tavoli con sedie su cui una dozzina di persone scriveva usando computer obsoleti. Non c’erano decorazioni, nemmeno le solite piante finte per dare un tono allegro.
    Che squallore! Ma hey, un mendicante non può fare lo schizzinoso, giusto?

    Il manager, un uomo calvo sulla quarantina, si alzò dalla scrivania e mi venne incontro con un sorriso rassicurante.

    «Devi essere Chris, mi disse. Yvette mi ha detto che saresti venuto».
    (Yvette e Chris non sono ovviamente i nostri veri nomi).
    «Benvenuto. Permettimi di darti qualche informazione su quello che facciamo qui».

    Non ci fu alcun colloquio preliminare per decidere se assumermi. In seguito appresi che impiegavano solo persone raccomandate da altre che già svolgevano questa attività, in più addestrate a individuare candidati sulla base di fattori specifici, tra cui  la capacità di tenere la bocca chiusa, l’abilità a scrivere, e la necessità impellente di un impiego.

    Ci siamo seduti alla scrivania del manager, e lui iniziò a farmi domande sul mio background e in particolare sulle mie idee politiche (che erano praticamente inesistenti). Poi cominciò a spiegare il lavoro.

    «Qui lavoriamo per influenzare le opinioni della gente. I nostri committenti ci pagano per postare commenti nei forum, nelle chat più popolari e nei social network come Facebook».
    Chi erano questi committenti?
    «Oh, varie persone», disse vagamente. «A volte aziende private, a volte gruppi politici».

    Soddisfatto che le mie opinioni politiche non fossero forti, mi disse che sarei stato assegnato ai forum politici.
    «I candidati ideali per tali attività sono persone come te, senza ideali politici precisi», disse ridendo. «Può sembrare un controsenso, ma in realtà abbiamo scoperto che è proprio così».

    OK. Finché pagano bene, accetterò di credere a tutto ciò che vorranno farmi credere.
    Dopo avermi comunicato l’ammontare dello stipendio (che era molto più alto di quanto mi aspettassi) e pochi altri dettagli, il manager sottolineò la necessità di assoluta riservatezza e segretezza.

    «Non puoi raccontare a nessuno quello che facciamo qui. Non a tua moglie e nemmeno al cane…» (Non avevo né l’uno né l’altro, si dà il caso). «Ti cuciamo addosso un’identità di copertura, ti diamo un numero di telefono e ti creiamo un sito web finto che potrai utilizzare. Dovrai dire alla gente che sei un consulente. Dal momento che il tuo background nella vita reale è il supporto tecnico, questa sarà anche la tua attività di copertura. E’ un problema per te?»

    Nessun problema, gli assicurai.
    «Allora OK. Vogliamo cominciare?»
    «Adesso?», chiesi, un po ‘sorpreso.
    «Non c’è momento migliore del presente!», rispose con una risata.

    Il resto della giornata fu dedicato alla mia formazione.
    Un altro membro del team, una donna sulla trentina dalle maniere spicce, sarebbe stata il mio istruttore, e la mia formazione doveva durare due giorni.
    «Sembri un tipo sveglio, mi disse, e credo che imparerai in fretta».

    E infatti, il lavoro era più facile di quanto avessi immaginato.
    Il mio compito era semplice: mi avrebbero assegnato a quattro diversi siti web, con l’obiettivo di entrare in determinate discussioni e promuovere determinati punti di vista.

    Seppi poi che una parte del personale (come me) era assegnato ai commenti nei forum. Altri, invece, lavoravano su Facebook, e altri ancora nelle chat.
    Mi resi conto che per ognuno di questi tre mezzi di comunicazione venivano adottate specifiche strategie di ‘trolling’, e ogni troll si concentrava su una di esse in particolare.

    E in cosa consisteva il mio compito?

    «Dare supporto a Israele, e contraddire i commentatori anti-israeliani e anti-semiti».
    Mi stava bene.
    Non avevo opinioni in un modo o nell’altro su Israele – e poi, a chi piacevano gli anti-semiti o i nazisti? Non a me, comunque.
    Ma non sapevo molto sull’argomento. «Va benissimo», rispose la mia istruttrice. «Imparerai man mano che procedi. All’inizio ti dedicherai soprattutto a ciò che chiamiamo ‘sorveglianza tematica’. E’ alquanto semplice. In seguito, se mostri di avere talento, verrai addestrato per compiti più complessi, che richiedono una conoscenza più approfondita».

    La mia istruttrice mi consegnò due raccoglitori con fogli infilati in apposite schede trasparenti.

    IL  RACCOGLITORE  ‘ISRAELE’

    Il primo raccoglitore era semplicemente etichettato ‘Israele’.
    Era suddiviso in due sezioni.

    La prima sezione conteneva informazioni di base sull’argomento. Avrei dovuto leggere e imparare a memoria alcune di queste informazioni. La sezione comprendeva link a siti con materiale da leggere, articoli e interviste, e brani tratti da libri di storia.

    La seconda sezione, più voluminosa della prima, aveva il
    titolo: ‘Strategie’.
    Conteneva una lunga lista di ‘coppie di dialoghi’.
    In altre parole, erano modelli di dialogo con specifiche risposte a specifici commenti nei forum.
    Se un lettore commentava nel forum qualcosa di simile al modello di commento ‘X’, bisognava rispondere seguendo le indicazioni della risposta correlata.
    «Dovrai però diversificare un po’ le risposte di volta in volta – disse la mia istruttrice – altrimenti si noterà».

    Questa sezione conteneva anche una serie di suggerimenti per indirizzare il discorso secondo gli obiettivi da raggiungere, o per fare deragliare conversazioni che prendevano una brutta piega secondo i nostri criteri.

    Tali strategie comprendevano:
    – diverse forme di attacchi personali,
    – lamentarsi con i moderatori dei forum,
    – calunniare e mettere in cattiva luce il carattere dei nostri ‘avversari’,
    – l’uso di immagini e iconografie efficaci,
    – e perfino andare sul pesante con allusioni di carattere sessuale o pornografico, e altri trucchi del genere.

    «A volte dobbiamo giocare sporco», spiegò la mia istruttrice. «I nostri avversari non esitano a farlo, e quindi noi non possiamo tirarci indietro».

    IL  RACCOGLITORE  ‘SITI  WEB’

    Il secondo raccoglitore conteneva informazioni specifiche sui siti web a cui sarei stato assegnato.

    Si trattava dei siti con i forum più frequentati (come CNN News, Yahoo News, ecc.) e una manciata di siti più piccoli da frequentare a rotazione.

    Quando in seguito ho scritto questo ‘articolo-confessione’, l’ho proposto per  pubblicazione proprio al sito su cui avevo svolto gran parte della mia attività di troll. I gestori invece mi hanno perfino bandito dall’accesso al sito (forse vogliono perseguirmi legalmente?).

    Le informazioni specifiche per sito comprendevano la storia del sito, compresi gli scontri recenti, e le istruzioni su ciò che doveva essere evitato in ciascun sito per non essere banditi.

    Conteneva anche informazioni dettagliate sui moderatori e sui partecipanti più assidui, indicando:
    – luogo di provenienza se noto (visto che l’inglese si parla in tanti paesi),
    – tipo di personalità,
    – interessi specifici della persona
    – informazioni sulle debolezze psicologiche individuali e su come sfruttarle (!!!).

    «Concentrati sui partecipanti (o lettori) più popolari, quelli a cui abbiamo assegnato un ‘marchio d’oro’ – ha detto la mia istruttrice. Sono quelli che maggiormente influenzano gli altri. Ciascuno di loro vale 50 o anche 100 dei nomi meno noti».

    Ogni partecipante era classificato come ‘ostile’, ‘amichevole’ o ‘indifferente’ in relazione al nostro obiettivo.
    Dovevamo legare con i partecipanti ‘amichevoli’ e ingraziarci i moderatori, e c’erano anche informazioni sulle strategie da adottare per specifici partecipanti ‘ostili’.
    L’informazione era alquanto dettagliata, ma non del tutto perfetta per ciascun caso.

    «Se riesci a convertire un ‘ostile’ e a portarlo dalla nostra parte, riceverai un grosso bonus. Ma questo accade raramente, purtroppo. E quindi passerai la maggior parte del tempo ad attaccare e infangare gli ostili».

    All’inizio, come dicevo, il mio ruolo era relegato a fare il ‘poliziotto tematico’.

    Si trattava di un’attività alquanto semplice e ripetitiva. Consisteva nel contrastare le argomentazioni e deviare il discorso introducendo nuove tematiche. Ciò non richiedeva una conoscenza approfondita della materia di discussione.

    Per la maggior parte si trattava di fare uso dei modelli di ‘coppie di dialogo’ contenute nella sezione ‘Strategie’ del raccoglitore ‘Israele’. Era necessario far deragliare il filo del discorso quando andava in una direzione non favorevole dal nostro punto di vista, oppure lanciare accuse di razzismo e anti-semitismo.

    A volte dovevo forzare la mano e mentire dicendo che uno specifico commentatore aveva detto o fatto qualcosa in un’altra discussione, sapendo bene che non fosse vero. La cosa mi faceva star male, ma stavo anche peggio al pensiero di perdere l’unico lavoro che ero riuscito a trovare da quando avevo perso il mio ‘vero’ lavoro.

    In retrospettiva trovo curioso notare che, nonostante abbia iniziato questa attività sprovvisto di forti opinioni politiche, dopo alcune settimane mi sono ritrovato a essere emotivamente coinvolto nel difendere le idee pro-Israele, che stavo adottando per convinzione. Doveva essere intervenuto un qualche fattore psicologico … Immagino che un buon venditore impari ad amare sinceramente i prodotti che propone.

    «E’ un buon segno – commentò la mia istruttrice. Significa che sei pronto per il passo successivo: il dibattito complesso».

    Il ‘dibattito complesso’ prevedeva un gran numero di corsi di formazione aggiuntivi, tra cui la memorizzazione di informazioni più approfondite sulle persone chiave (amichevoli e ostili) con cui mi sarei confrontato o scontrato.

    Anche in questo caso esistevano linee-guida tematiche, ma ci era concessa maggiore libertà di argomentazione.

    Il corso formativo avanzato forniva copioni specifici e strategie molto più dettagliate. Venivano analizzati perfino aspetti come la scelta dell’avatar più appropriato o l’uso di ‘immagini demotivanti’ che circolano sul web con un bordo nero.

    Dovevamo anche fare uso di rapporti finti o falsificati, e di immagini montate ad arte mediante photoshop. Questa parte del lavoro mi metteva tuttavia alquanto a disagio.

    In virtù del mio nuovo status venni anche autorizzato e addestrato al compito di trovare nuove reclute: persone ‘come me’ con la giusta personalità, l’inclinazione alla segretezza, la capacità di scrittura analitica, e la disperazione economica necessaria per accettare questo tipo di lavoro.

    Ma di lì a poco, ho cominciato a sentirmi in colpa. Non perché mi trovassi a promuovere ed imporre opinioni (come dicevo, ero apolitico prima, e pro-Israele in seguito), ma a causa della disonestà implicita. Se le nostre argomentazioni erano tanto giuste e corrette, mi chiedevo, perché mai agire in questo modo fraudolento? La verità, in quanto tale, non dovrebbe essere propagata con naturalezza, senza necessità di falsa propaganda?

    E poi: chi si celava dietro tutta questa operazione? Chi firmava il mio assegno mensile?

    Lo stress di dover mentire ai miei genitori e agli amici sulla mia presunta posizione di ‘consulente’ cominciava a pesare alquanto.
    Infine ho detto: adesso basta. Quando è troppo, è troppo.

    Ho lasciato questo lavoro alla fine del 2011. Da allora ho svolto una serie di lavori poco affascinanti, a tempo determinato e a bassa retribuzione. Ma almeno mi guadagno da vivere senza mentire e senza molestare le persone che si rivolgono alla rete per esprimere le proprie opinioni ed esercitare la libertà di espressione.

    Giorni fa sono capitato in quella parte di San Francisco e spinto dalla curiosità sono tornato sulla ‘scena del delitto’ per vedere cosa ne fosse del mio vecchio ufficio.
    Non era più lì. Aveva cambiato sede.

    Anche questo faceva parte della strategia. Non stare in un posto troppo a lungo, non mantenere lo stesso nome troppo a lungo, traslocare ogni sei mesi circa, mantenere un basso profilo, trovare nuovi addetti mediante il passaparola: è tutto parte dell’attività ‘trollesca’.

    Ma è un modo di vivere ingannevole, e a prescindere se la causa sia nobile
    o no (e personalmente sono ancora in favore di Israele) il fine non giustifica mezzi tanto discutibili.

    Questa è la mia confessione.
    E penso sia giusto che si sappia: i Troll esistono. Sono reali.
    Si muovono tra voi e prendono di mira in particolare quelli che tra voi sono marcati con l’etichetta d’oro – e cioè, quelli più ‘fastidiosi’ e scomodi.
    Prendetene ben atto.
    Sta a voi decidere come al meglio fare uso di questa consapevolezza.

    Un troll pentito

  • cardisem

    De te fabula narratur:
    —–

     Ero pagato per fare il Troll sionista pro-Israele

    Scrivo per uscire allo scoperto circa il mio passato come Troll pagato.

    Per un periodo di oltre sei mesi sono stato pagato per diffondere disinformazione e provocare polemiche politiche su Internet.

    Ho lasciato quel lavoro, un impiego fisso, verso la fine del 2011, perché ero disgustato con me stesso. Non riuscivo più a guardarmi allo specchio.

    Se questa confessione innescherà una sorta di vendetta contro di me, così sia. Parte di essere un uomo vero in questo mondo è avere valori reali per i quali combattere, quali che siano le conseguenze.

    La mia storia inizia nei primi mesi del 2011. Ero disoccupato da quasi un anno, dopo aver perso il mio ultimo lavoro nel campo dell’assistenza tecnica. Sempre più disperato e scoraggiato, ho colto al volo l’occasione quando una ex collega mi ha chiamato e mi ha detto di avere una potenziale miniera d’oro per me.

    «Quello che ti propongo è un lavoro insolito  – spiegò la mia ex collega –  che richiede segretezza. Ma lo stipendio è buono. So che scrivi bene, e questo è un lavoro che fa per te».
    (Vero: scrivere è sempre stato un hobby per me).

    Mi diede un numero di telefono e un indirizzo in uno dei quartieri più squallidi di San Francisco, la città in cui vivo.

    Incuriosito, ho chiesto alla mia ex-collega quale fosse il sito internet dell’azienda e qualche informazione in più. Lei si è messa a ridere: «Loro non hanno un sito web. E neanche un nome. Vedrai: ti basterà presentarti e dire che ti mando io».

    OK, sembrava sospetto, ma la disoccupazione di lunga durata genera disperazione, e la disperazione induce ad accantonare i sospetti quando si tratta di mettere il cibo in tavola.

    Il giorno dopo mi sono recato all’indirizzo in questione.

    La ditta si trovava al terzo piano di un edificio in cattive condizioni. L’aspetto non ispirava fiducia. Dopo aver attraversato un lungo corridoio coperto di linoleum e fiocamente illuminato dal neon, sono arrivato all’ingresso della sede in questione: una pesante porta di metallo con un cartello che diceva ‘United Amalgamated Industries, Inc.’

    In seguito mi resi conto che la ‘ditta’ cambiava nome su base quasi mensile, sempre utilizzando nomi blandi come quello, che non fornivano alcun indizio sulla natura delle attività reali dell’azienda.

    Non troppo pieno di speranza, entrai nella sede.

    L’interno era alquanto scarno. C’erano alcuni tavoli con sedie su cui una dozzina di persone scriveva usando computer obsoleti. Non c’erano decorazioni, nemmeno le solite piante finte per dare un tono allegro.
    Che squallore! Ma hey, un mendicante non può fare lo schizzinoso, giusto?

    Il manager, un uomo calvo sulla quarantina, si alzò dalla scrivania e mi venne incontro con un sorriso rassicurante.

    «Devi essere Chris, mi disse. Yvette mi ha detto che saresti venuto».
    (Yvette e Chris non sono ovviamente i nostri veri nomi).
    «Benvenuto. Permettimi di darti qualche informazione su quello che facciamo qui».

    Non ci fu alcun colloquio preliminare per decidere se assumermi. In seguito appresi che impiegavano solo persone raccomandate da altre che già svolgevano questa attività, in più addestrate a individuare candidati sulla base di fattori specifici, tra cui  la capacità di tenere la bocca chiusa, l’abilità a scrivere, e la necessità impellente di un impiego.

    Ci siamo seduti alla scrivania del manager, e lui iniziò a farmi domande sul mio background e in particolare sulle mie idee politiche (che erano praticamente inesistenti). Poi cominciò a spiegare il lavoro.

    «Qui lavoriamo per influenzare le opinioni della gente. I nostri committenti ci pagano per postare commenti nei forum, nelle chat più popolari e nei social network come Facebook».
    Chi erano questi committenti?
    «Oh, varie persone», disse vagamente. «A volte aziende private, a volte gruppi politici».

    Soddisfatto che le mie opinioni politiche non fossero forti, mi disse che sarei stato assegnato ai forum politici.
    «I candidati ideali per tali attività sono persone come te, senza ideali politici precisi», disse ridendo. «Può sembrare un controsenso, ma in realtà abbiamo scoperto che è proprio così».

    OK. Finché pagano bene, accetterò di credere a tutto ciò che vorranno farmi credere.
    Dopo avermi comunicato l’ammontare dello stipendio (che era molto più alto di quanto mi aspettassi) e pochi altri dettagli, il manager sottolineò la necessità di assoluta riservatezza e segretezza.

    «Non puoi raccontare a nessuno quello che facciamo qui. Non a tua moglie e nemmeno al cane…» (Non avevo né l’uno né l’altro, si dà il caso). «Ti cuciamo addosso un’identità di copertura, ti diamo un numero di telefono e ti creiamo un sito web finto che potrai utilizzare. Dovrai dire alla gente che sei un consulente. Dal momento che il tuo background nella vita reale è il supporto tecnico, questa sarà anche la tua attività di copertura. E’ un problema per te?»

    Nessun problema, gli assicurai.
    «Allora OK. Vogliamo cominciare?»
    «Adesso?», chiesi, un po ‘sorpreso.
    «Non c’è momento migliore del presente!», rispose con una risata.

    Il resto della giornata fu dedicato alla mia formazione.
    Un altro membro del team, una donna sulla trentina dalle maniere spicce, sarebbe stata il mio istruttore, e la mia formazione doveva durare due giorni.
    «Sembri un tipo sveglio, mi disse, e credo che imparerai in fretta».

    E infatti, il lavoro era più facile di quanto avessi immaginato.
    Il mio compito era semplice: mi avrebbero assegnato a quattro diversi siti web, con l’obiettivo di entrare in determinate discussioni e promuovere determinati punti di vista.

    Seppi poi che una parte del personale (come me) era assegnato ai commenti nei forum. Altri, invece, lavoravano su Facebook, e altri ancora nelle chat.
    Mi resi conto che per ognuno di questi tre mezzi di comunicazione venivano adottate specifiche strategie di ‘trolling’, e ogni troll si concentrava su una di esse in particolare.

    E in cosa consisteva il mio compito?

    «Dare supporto a Israele, e contraddire i commentatori anti-israeliani e anti-semiti».
    Mi stava bene.
    Non avevo opinioni in un modo o nell’altro su Israele – e poi, a chi piacevano gli anti-semiti o i nazisti? Non a me, comunque.
    Ma non sapevo molto sull’argomento. «Va benissimo», rispose la mia istruttrice. «Imparerai man mano che procedi. All’inizio ti dedicherai soprattutto a ciò che chiamiamo ‘sorveglianza tematica’. E’ alquanto semplice. In seguito, se mostri di avere talento, verrai addestrato per compiti più complessi, che richiedono una conoscenza più approfondita».

    La mia istruttrice mi consegnò due raccoglitori con fogli infilati in apposite schede trasparenti.

    IL  RACCOGLITORE  ‘ISRAELE’

    Il primo raccoglitore era semplicemente etichettato ‘Israele’.
    Era suddiviso in due sezioni.

    La prima sezione conteneva informazioni di base sull’argomento. Avrei dovuto leggere e imparare a memoria alcune di queste informazioni. La sezione comprendeva link a siti con materiale da leggere, articoli e interviste, e brani tratti da libri di storia.

    La seconda sezione, più voluminosa della prima,
    aveva il titolo: ‘Strategie’.
    Conteneva una lunga lista di ‘coppie di dialoghi’.
    In altre parole, erano modelli di dialogo con specifiche risposte a specifici commenti nei forum.
    Se un lettore commentava nel forum qualcosa di simile al modello di commento ‘X’, bisognava rispondere seguendo le indicazioni della risposta correlata.
    «Dovrai però diversificare un po’ le risposte di volta in volta – disse la mia istruttrice – altrimenti si noterà».

    Questa sezione conteneva anche una serie di suggerimenti per indirizzare il discorso secondo gli obiettivi da raggiungere, o per fare deragliare conversazioni che prendevano una brutta piega secondo i nostri criteri.

    Tali strategie comprendevano:
    – diverse forme di attacchi personali,
    – lamentarsi con i moderatori dei forum,
    – calunniare e mettere in cattiva luce il carattere dei nostri ‘avversari’,
    – l’uso di immagini e iconografie efficaci,
    – e perfino andare sul pesante con allusioni di carattere sessuale o pornografico, e altri trucchi del genere.

    «A volte dobbiamo giocare sporco», spiegò la mia istruttrice. «I nostri avversari non esitano a farlo, e quindi noi non possiamo tirarci indietro».

    IL  RACCOGLITORE  ‘SITI  WEB’

    Il secondo raccoglitore conteneva informazioni specifiche sui siti web a cui sarei stato assegnato.

    Si trattava dei siti con i forum più frequentati (come CNN News, Yahoo News, ecc.) e una manciata di siti più piccoli da frequentare a rotazione.

    Quando in seguito ho scritto questo ‘articolo-confessione’, l’ho proposto per  pubblicazione proprio al sito su cui avevo svolto gran parte della mia attività di troll. I gestori invece mi hanno perfino bandito dall’accesso al sito (forse vogliono perseguirmi legalmente?).

    Le informazioni specifiche per sito comprendevano la storia del sito, compresi gli scontri recenti, e le istruzioni su ciò che doveva essere evitato in ciascun sito per non essere banditi.

    Conteneva anche informazioni dettagliate sui moderatori e sui partecipanti più assidui, indicando:
    – luogo di provenienza se noto (visto che l’inglese si parla in tanti paesi),
    – tipo di personalità,
    – interessi specifici della persona
    – informazioni sulle debolezze psicologiche individuali e su come sfruttarle (!!!).

    «Concentrati sui partecipanti (o lettori) più popolari, quelli a cui abbiamo assegnato un ‘marchio d’oro’ – ha detto la mia istruttrice. Sono quelli che maggiormente influenzano gli altri. Ciascuno di loro vale 50 o anche 100 dei nomi meno noti».

    Ogni partecipante era classificato come ‘ostile’, ‘amichevole’ o ‘indifferente’ in relazione al nostro obiettivo.
    Dovevamo legare con i partecipanti ‘amichevoli’ e ingraziarci i moderatori, e c’erano anche informazioni sulle strategie da adottare per specifici partecipanti ‘ostili’.
    L’informazione era alquanto dettagliata, ma non del tutto perfetta per ciascun caso.

    «Se riesci a convertire un ‘ostile’ e a portarlo dalla nostra parte, riceverai un grosso bonus. Ma questo accade raramente, purtroppo. E quindi passerai la maggior parte del tempo ad attaccare e infangare gli ostili».

    All’inizio, come dicevo, il mio ruolo era relegato a fare il ‘poliziotto tematico’.

    Si trattava di un’attività alquanto semplice e ripetitiva. Consisteva nel contrastare le argomentazioni e deviare il discorso introducendo nuove tematiche. Ciò non richiedeva una conoscenza approfondita della materia di discussione.

    Per la maggior parte si trattava di fare uso dei modelli di ‘coppie di dialogo’ contenute nella sezione ‘Strategie’ del raccoglitore ‘Israele’. Era necessario far deragliare il filo del discorso quando andava in una direzione non favorevole dal nostro punto di vista, oppure lanciare accuse di razzismo e anti-semitismo.

    A volte dovevo forzare la mano e mentire dicendo che uno specifico commentatore aveva detto o fatto qualcosa in un’altra discussione, sapendo bene che non fosse vero. La cosa mi faceva star male, ma stavo anche peggio al pensiero di perdere l’unico lavoro che ero riuscito a trovare da quando avevo perso il mio ‘vero’ lavoro.

    In retrospettiva trovo curioso notare che, nonostante abbia iniziato questa attività sprovvisto di forti opinioni politiche, dopo alcune settimane mi sono ritrovato a essere emotivamente coinvolto nel difendere le idee pro-Israele, che stavo adottando per convinzione. Doveva essere intervenuto un qualche fattore psicologico … Immagino che un buon venditore impari ad amare sinceramente i prodotti che propone.

    «E’ un buon segno – commentò la mia istruttrice. Significa che sei pronto per il passo successivo: il dibattito complesso».

    Il ‘dibattito complesso’ prevedeva un gran numero di corsi di formazione aggiuntivi, tra cui la memorizzazione di informazioni più approfondite sulle persone chiave (amichevoli e ostili) con cui mi sarei confrontato o scontrato.

    Anche in questo caso esistevano linee-guida tematiche, ma ci era concessa maggiore libertà di argomentazione.

    Il corso formativo avanzato forniva copioni specifici e strategie molto più dettagliate. Venivano analizzati perfino aspetti come la scelta dell’avatar più appropriato o l’uso di ‘immagini demotivanti’ che circolano sul web con un bordo nero.

    Dovevamo anche fare uso di rapporti finti o falsificati, e di immagini montate ad arte mediante photoshop. Questa parte del lavoro mi metteva tuttavia alquanto a disagio.

    In virtù del mio nuovo status venni anche autorizzato e addestrato al compito di trovare nuove reclute: persone ‘come me’ con la giusta personalità, l’inclinazione alla segretezza, la capacità di scrittura analitica, e la disperazione economica necessaria per accettare questo tipo di lavoro.

    Ma di lì a poco, ho cominciato a sentirmi in colpa. Non perché mi trovassi a promuovere ed imporre opinioni (come dicevo, ero apolitico prima, e pro-Israele in seguito), ma a causa della disonestà implicita. Se le nostre argomentazioni erano tanto giuste e corrette, mi chiedevo, perché mai agire in questo modo fraudolento? La verità, in quanto tale, non dovrebbe essere propagata con naturalezza, senza necessità di falsa propaganda?

    E poi: chi si celava dietro tutta questa operazione? Chi firmava il mio assegno mensile?

    Lo stress di dover mentire ai miei genitori e agli amici sulla mia presunta posizione di ‘consulente’ cominciava a pesare alquanto.
    Infine ho detto: adesso basta. Quando è troppo, è troppo.

    Ho lasciato questo lavoro alla fine del 2011. Da allora ho svolto una serie di lavori poco affascinanti, a tempo determinato e a bassa retribuzione. Ma almeno mi guadagno da vivere senza mentire e senza molestare le persone che si rivolgono alla rete per esprimere le proprie opinioni ed esercitare la libertà di espressione.

    Giorni fa sono capitato in quella parte di San Francisco e spinto dalla curiosità sono tornato sulla ‘scena del delitto’ per vedere cosa ne fosse del mio vecchio ufficio.
    Non era più lì. Aveva cambiato sede.

    Anche questo faceva parte della strategia. Non stare in un posto troppo a lungo, non mantenere lo stesso nome troppo a lungo, traslocare ogni sei mesi circa, mantenere un basso profilo, trovare nuovi addetti mediante il passaparola: è tutto parte dell’attività ‘trollesca’.

    Ma è un modo di vivere ingannevole, e a prescindere se la causa s
    ia nobile o no (e personalmente sono ancora in favore di Israele) il fine non giustifica mezzi tanto discutibili.

    Questa è la mia confessione.
    E penso sia giusto che si sappia: i Troll esistono. Sono reali.
    Si muovono tra voi e prendono di mira in particolare quelli che tra voi sono marcati con l’etichetta d’oro – e cioè, quelli più ‘fastidiosi’ e scomodi.
    Prendetene ben atto.
    Sta a voi decidere come al meglio fare uso di questa consapevolezza.

    Un troll pentito

  • cardisem

    De te fabula narratur?

    —–

     Ero pagato per fare il Troll sionista pro-Israele

    Scrivo per uscire allo scoperto circa il mio passato come Troll pagato.

    Per un periodo di oltre sei mesi sono stato pagato per diffondere disinformazione e provocare polemiche politiche su Internet.

    Ho lasciato quel lavoro, un impiego fisso, verso la fine del 2011, perché ero disgustato con me stesso. Non riuscivo più a guardarmi allo specchio.

    Se questa confessione innescherà una sorta di vendetta contro di me, così sia. Parte di essere un uomo vero in questo mondo è avere valori reali per i quali combattere, quali che siano le conseguenze.

    La mia storia inizia nei primi mesi del 2011. Ero disoccupato da quasi un anno, dopo aver perso il mio ultimo lavoro nel campo dell’assistenza tecnica. Sempre più disperato e scoraggiato, ho colto al volo l’occasione quando una ex collega mi ha chiamato e mi ha detto di avere una potenziale miniera d’oro per me.

    «Quello che ti propongo è un lavoro insolito  – spiegò la mia ex collega –  che richiede segretezza. Ma lo stipendio è buono. So che scrivi bene, e questo è un lavoro che fa per te».
    (Vero: scrivere è sempre stato un hobby per me).

    Mi diede un numero di telefono e un indirizzo in uno dei quartieri più squallidi di San Francisco, la città in cui vivo.

    Incuriosito, ho chiesto alla mia ex-collega quale fosse il sito internet dell’azienda e qualche informazione in più. Lei si è messa a ridere: «Loro non hanno un sito web. E neanche un nome. Vedrai: ti basterà presentarti e dire che ti mando io».

    OK, sembrava sospetto, ma la disoccupazione di lunga durata genera disperazione, e la disperazione induce ad accantonare i sospetti quando si tratta di mettere il cibo in tavola.

    Il giorno dopo mi sono recato all’indirizzo in questione.

    La ditta si trovava al terzo piano di un edificio in cattive condizioni. L’aspetto non ispirava fiducia. Dopo aver attraversato un lungo corridoio coperto di linoleum e fiocamente illuminato dal neon, sono arrivato all’ingresso della sede in questione: una pesante porta di metallo con un cartello che diceva ‘United Amalgamated Industries, Inc.’

    In seguito mi resi conto che la ‘ditta’ cambiava nome su base quasi mensile, sempre utilizzando nomi blandi come quello, che non fornivano alcun indizio sulla natura delle attività reali dell’azienda.

    Non troppo pieno di speranza, entrai nella sede.

    L’interno era alquanto scarno. C’erano alcuni tavoli con sedie su cui una dozzina di persone scriveva usando computer obsoleti. Non c’erano decorazioni, nemmeno le solite piante finte per dare un tono allegro.
    Che squallore! Ma hey, un mendicante non può fare lo schizzinoso, giusto?

    Il manager, un uomo calvo sulla quarantina, si alzò dalla scrivania e mi venne incontro con un sorriso rassicurante.

    «Devi essere Chris, mi disse. Yvette mi ha detto che saresti venuto».
    (Yvette e Chris non sono ovviamente i nostri veri nomi).
    «Benvenuto. Permettimi di darti qualche informazione su quello che facciamo qui».

    Non ci fu alcun colloquio preliminare per decidere se assumermi. In seguito appresi che impiegavano solo persone raccomandate da altre che già svolgevano questa attività, in più addestrate a individuare candidati sulla base di fattori specifici, tra cui  la capacità di tenere la bocca chiusa, l’abilità a scrivere, e la necessità impellente di un impiego.

    Ci siamo seduti alla scrivania del manager, e lui iniziò a farmi domande sul mio background e in particolare sulle mie idee politiche (che erano praticamente inesistenti). Poi cominciò a spiegare il lavoro.

    «Qui lavoriamo per influenzare le opinioni della gente. I nostri committenti ci pagano per postare commenti nei forum, nelle chat più popolari e nei social network come Facebook».
    Chi erano questi committenti?
    «Oh, varie persone», disse vagamente. «A volte aziende private, a volte gruppi politici».

    Soddisfatto che le mie opinioni politiche non fossero forti, mi disse che sarei stato assegnato ai forum politici.
    «I candidati ideali per tali attività sono persone come te, senza ideali politici precisi», disse ridendo. «Può sembrare un controsenso, ma in realtà abbiamo scoperto che è proprio così».

    OK. Finché pagano bene, accetterò di credere a tutto ciò che vorranno farmi credere.
    Dopo avermi comunicato l’ammontare dello stipendio (che era molto più alto di quanto mi aspettassi) e pochi altri dettagli, il manager sottolineò la necessità di assoluta riservatezza e segretezza.

    «Non puoi raccontare a nessuno quello che facciamo qui. Non a tua moglie e nemmeno al cane…» (Non avevo né l’uno né l’altro, si dà il caso). «Ti cuciamo addosso un’identità di copertura, ti diamo un numero di telefono e ti creiamo un sito web finto che potrai utilizzare. Dovrai dire alla gente che sei un consulente. Dal momento che il tuo background nella vita reale è il supporto tecnico, questa sarà anche la tua attività di copertura. E’ un problema per te?»

    Nessun problema, gli assicurai.
    «Allora OK. Vogliamo cominciare?»
    «Adesso?», chiesi, un po ‘sorpreso.
    «Non c’è momento migliore del presente!», rispose con una risata.

    Il resto della giornata fu dedicato alla mia formazione.
    Un altro membro del team, una donna sulla trentina dalle maniere spicce, sarebbe stata il mio istruttore, e la mia formazione doveva durare due giorni.
    «Sembri un tipo sveglio, mi disse, e credo che imparerai in fretta».

    E infatti, il lavoro era più facile di quanto avessi immaginato.
    Il mio compito era semplice: mi avrebbero assegnato a quattro diversi siti web, con l’obiettivo di entrare in determinate discussioni e promuovere determinati punti di vista.

    Seppi poi che una parte del personale (come me) era assegnato ai commenti nei forum. Altri, invece, lavoravano su Facebook, e altri ancora nelle chat.
    Mi resi conto che per ognuno di questi tre mezzi di comunicazione venivano adottate specifiche strategie di ‘trolling’, e ogni troll si concentrava su una di esse in particolare.

    E in cosa consisteva il mio compito?

    «Dare supporto a Israele, e contraddire i commentatori anti-israeliani e anti-semiti».
    Mi stava bene.
    Non avevo opinioni in un modo o nell’altro su Israele – e poi, a chi piacevano gli anti-semiti o i nazisti? Non a me, comunque.
    Ma non sapevo molto sull’argomento. «Va benissimo», rispose la mia istruttrice. «Imparerai man mano che procedi. All’inizio ti dedicherai soprattutto a ciò che chiamiamo ‘sorveglianza tematica’. E’ alquanto semplice. In seguito, se mostri di avere talento, verrai addestrato per compiti più complessi, che richiedono una conoscenza più approfondita».

    La mia istruttrice mi consegnò due raccoglitori con fogli infilati in apposite schede trasparenti.

    IL  RACCOGLITORE  ‘ISRAELE’

    Il primo raccoglitore era semplicemente etichettato ‘Israele’.
    Era suddiviso in due sezioni.

    La prima sezione conteneva informazioni di base sull’argomento. Avrei dovuto leggere e imparare a memoria alcune di queste informazioni. La sezione comprendeva link a siti con materiale da leggere, articoli e interviste, e brani tratti da libri di storia.

    La seconda sezione, più voluminosa della pri
    ma, aveva il titolo: ‘Strategie’.
    Conteneva una lunga lista di ‘coppie di dialoghi’.
    In altre parole, erano modelli di dialogo con specifiche risposte a specifici commenti nei forum.
    Se un lettore commentava nel forum qualcosa di simile al modello di commento ‘X’, bisognava rispondere seguendo le indicazioni della risposta correlata.
    «Dovrai però diversificare un po’ le risposte di volta in volta – disse la mia istruttrice – altrimenti si noterà».

    Questa sezione conteneva anche una serie di suggerimenti per indirizzare il discorso secondo gli obiettivi da raggiungere, o per fare deragliare conversazioni che prendevano una brutta piega secondo i nostri criteri.

    Tali strategie comprendevano:
    – diverse forme di attacchi personali,
    – lamentarsi con i moderatori dei forum,
    – calunniare e mettere in cattiva luce il carattere dei nostri ‘avversari’,
    – l’uso di immagini e iconografie efficaci,
    – e perfino andare sul pesante con allusioni di carattere sessuale o pornografico, e altri trucchi del genere.

    «A volte dobbiamo giocare sporco», spiegò la mia istruttrice. «I nostri avversari non esitano a farlo, e quindi noi non possiamo tirarci indietro».

    IL  RACCOGLITORE  ‘SITI  WEB’

    Il secondo raccoglitore conteneva informazioni specifiche sui siti web a cui sarei stato assegnato.

    Si trattava dei siti con i forum più frequentati (come CNN News, Yahoo News, ecc.) e una manciata di siti più piccoli da frequentare a rotazione.

    Quando in seguito ho scritto questo ‘articolo-confessione’, l’ho proposto per  pubblicazione proprio al sito su cui avevo svolto gran parte della mia attività di troll. I gestori invece mi hanno perfino bandito dall’accesso al sito (forse vogliono perseguirmi legalmente?).

    Le informazioni specifiche per sito comprendevano la storia del sito, compresi gli scontri recenti, e le istruzioni su ciò che doveva essere evitato in ciascun sito per non essere banditi.

    Conteneva anche informazioni dettagliate sui moderatori e sui partecipanti più assidui, indicando:
    – luogo di provenienza se noto (visto che l’inglese si parla in tanti paesi),
    – tipo di personalità,
    – interessi specifici della persona
    – informazioni sulle debolezze psicologiche individuali e su come sfruttarle (!!!).

    «Concentrati sui partecipanti (o lettori) più popolari, quelli a cui abbiamo assegnato un ‘marchio d’oro’ – ha detto la mia istruttrice. Sono quelli che maggiormente influenzano gli altri. Ciascuno di loro vale 50 o anche 100 dei nomi meno noti».

    Ogni partecipante era classificato come ‘ostile’, ‘amichevole’ o ‘indifferente’ in relazione al nostro obiettivo.
    Dovevamo legare con i partecipanti ‘amichevoli’ e ingraziarci i moderatori, e c’erano anche informazioni sulle strategie da adottare per specifici partecipanti ‘ostili’.
    L’informazione era alquanto dettagliata, ma non del tutto perfetta per ciascun caso.

    «Se riesci a convertire un ‘ostile’ e a portarlo dalla nostra parte, riceverai un grosso bonus. Ma questo accade raramente, purtroppo. E quindi passerai la maggior parte del tempo ad attaccare e infangare gli ostili».

    All’inizio, come dicevo, il mio ruolo era relegato a fare il ‘poliziotto tematico’.

    Si trattava di un’attività alquanto semplice e ripetitiva. Consisteva nel contrastare le argomentazioni e deviare il discorso introducendo nuove tematiche. Ciò non richiedeva una conoscenza approfondita della materia di discussione.

    Per la maggior parte si trattava di fare uso dei modelli di ‘coppie di dialogo’ contenute nella sezione ‘Strategie’ del raccoglitore ‘Israele’. Era necessario far deragliare il filo del discorso quando andava in una direzione non favorevole dal nostro punto di vista, oppure lanciare accuse di razzismo e anti-semitismo.

    A volte dovevo forzare la mano e mentire dicendo che uno specifico commentatore aveva detto o fatto qualcosa in un’altra discussione, sapendo bene che non fosse vero. La cosa mi faceva star male, ma stavo anche peggio al pensiero di perdere l’unico lavoro che ero riuscito a trovare da quando avevo perso il mio ‘vero’ lavoro.

    In retrospettiva trovo curioso notare che, nonostante abbia iniziato questa attività sprovvisto di forti opinioni politiche, dopo alcune settimane mi sono ritrovato a essere emotivamente coinvolto nel difendere le idee pro-Israele, che stavo adottando per convinzione. Doveva essere intervenuto un qualche fattore psicologico … Immagino che un buon venditore impari ad amare sinceramente i prodotti che propone.

    «E’ un buon segno – commentò la mia istruttrice. Significa che sei pronto per il passo successivo: il dibattito complesso».

    Il ‘dibattito complesso’ prevedeva un gran numero di corsi di formazione aggiuntivi, tra cui la memorizzazione di informazioni più approfondite sulle persone chiave (amichevoli e ostili) con cui mi sarei confrontato o scontrato.

    Anche in questo caso esistevano linee-guida tematiche, ma ci era concessa maggiore libertà di argomentazione.

    Il corso formativo avanzato forniva copioni specifici e strategie molto più dettagliate. Venivano analizzati perfino aspetti come la scelta dell’avatar più appropriato o l’uso di ‘immagini demotivanti’ che circolano sul web con un bordo nero.

    Dovevamo anche fare uso di rapporti finti o falsificati, e di immagini montate ad arte mediante photoshop. Questa parte del lavoro mi metteva tuttavia alquanto a disagio.

    In virtù del mio nuovo status venni anche autorizzato e addestrato al compito di trovare nuove reclute: persone ‘come me’ con la giusta personalità, l’inclinazione alla segretezza, la capacità di scrittura analitica, e la disperazione economica necessaria per accettare questo tipo di lavoro.

    Ma di lì a poco, ho cominciato a sentirmi in colpa. Non perché mi trovassi a promuovere ed imporre opinioni (come dicevo, ero apolitico prima, e pro-Israele in seguito), ma a causa della disonestà implicita. Se le nostre argomentazioni erano tanto giuste e corrette, mi chiedevo, perché mai agire in questo modo fraudolento? La verità, in quanto tale, non dovrebbe essere propagata con naturalezza, senza necessità di falsa propaganda?

    E poi: chi si celava dietro tutta questa operazione? Chi firmava il mio assegno mensile?

    Lo stress di dover mentire ai miei genitori e agli amici sulla mia presunta posizione di ‘consulente’ cominciava a pesare alquanto.
    Infine ho detto: adesso basta. Quando è troppo, è troppo.

    Ho lasciato questo lavoro alla fine del 2011. Da allora ho svolto una serie di lavori poco affascinanti, a tempo determinato e a bassa retribuzione. Ma almeno mi guadagno da vivere senza mentire e senza molestare le persone che si rivolgono alla rete per esprimere le proprie opinioni ed esercitare la libertà di espressione.

    Giorni fa sono capitato in quella parte di San Francisco e spinto dalla curiosità sono tornato sulla ‘scena del delitto’ per vedere cosa ne fosse del mio vecchio ufficio.
    Non era più lì. Aveva cambiato sede.

    Anche questo faceva parte della strategia. Non stare in un posto troppo a lungo, non mantenere lo stesso nome troppo a lungo, traslocare ogni sei mesi circa, mantenere un basso profilo, trovare nuovi addetti mediante il passaparola: è tutto parte dell’attività ‘trollesca’.

    Ma è un modo di vivere ingannevole, e a prescindere se la cau
    sa sia nobile o no (e personalmente sono ancora in favore di Israele) il fine non giustifica mezzi tanto discutibili.

    Questa è la mia confessione.
    E penso sia giusto che si sappia: i Troll esistono. Sono reali.
    Si muovono tra voi e prendono di mira in particolare quelli che tra voi sono marcati con l’etichetta d’oro – e cioè, quelli più ‘fastidiosi’ e scomodi.
    Prendetene ben atto.
    Sta a voi decidere come al meglio fare uso di questa consapevolezza.

    Un troll pentito

  • cardisem

    De te fabula narratur?
    —-

     Ero pagato per fare il Troll sionista pro-Israele

    Scrivo per uscire allo scoperto circa il mio passato come Troll pagato.

    Per un periodo di oltre sei mesi sono stato pagato per diffondere disinformazione e provocare polemiche politiche su Internet.

    Ho lasciato quel lavoro, un impiego fisso, verso la fine del 2011, perché ero disgustato con me stesso. Non riuscivo più a guardarmi allo specchio.

    Se questa confessione innescherà una sorta di vendetta contro di me, così sia. Parte di essere un uomo vero in questo mondo è avere valori reali per i quali combattere, quali che siano le conseguenze.

    La mia storia inizia nei primi mesi del 2011. Ero disoccupato da quasi un anno, dopo aver perso il mio ultimo lavoro nel campo dell’assistenza tecnica. Sempre più disperato e scoraggiato, ho colto al volo l’occasione quando una ex collega mi ha chiamato e mi ha detto di avere una potenziale miniera d’oro per me.

    «Quello che ti propongo è un lavoro insolito  – spiegò la mia ex collega –  che richiede segretezza. Ma lo stipendio è buono. So che scrivi bene, e questo è un lavoro che fa per te».
    (Vero: scrivere è sempre stato un hobby per me).

    Mi diede un numero di telefono e un indirizzo in uno dei quartieri più squallidi di San Francisco, la città in cui vivo.

    Incuriosito, ho chiesto alla mia ex-collega quale fosse il sito internet dell’azienda e qualche informazione in più. Lei si è messa a ridere: «Loro non hanno un sito web. E neanche un nome. Vedrai: ti basterà presentarti e dire che ti mando io».

    OK, sembrava sospetto, ma la disoccupazione di lunga durata genera disperazione, e la disperazione induce ad accantonare i sospetti quando si tratta di mettere il cibo in tavola.

    Il giorno dopo mi sono recato all’indirizzo in questione.

    La ditta si trovava al terzo piano di un edificio in cattive condizioni. L’aspetto non ispirava fiducia. Dopo aver attraversato un lungo corridoio coperto di linoleum e fiocamente illuminato dal neon, sono arrivato all’ingresso della sede in questione: una pesante porta di metallo con un cartello che diceva ‘United Amalgamated Industries, Inc.’

    In seguito mi resi conto che la ‘ditta’ cambiava nome su base quasi mensile, sempre utilizzando nomi blandi come quello, che non fornivano alcun indizio sulla natura delle attività reali dell’azienda.

    Non troppo pieno di speranza, entrai nella sede.

    L’interno era alquanto scarno. C’erano alcuni tavoli con sedie su cui una dozzina di persone scriveva usando computer obsoleti. Non c’erano decorazioni, nemmeno le solite piante finte per dare un tono allegro.
    Che squallore! Ma hey, un mendicante non può fare lo schizzinoso, giusto?

    Il manager, un uomo calvo sulla quarantina, si alzò dalla scrivania e mi venne incontro con un sorriso rassicurante.

    «Devi essere Chris, mi disse. Yvette mi ha detto che saresti venuto».
    (Yvette e Chris non sono ovviamente i nostri veri nomi).
    «Benvenuto. Permettimi di darti qualche informazione su quello che facciamo qui».

    Non ci fu alcun colloquio preliminare per decidere se assumermi. In seguito appresi che impiegavano solo persone raccomandate da altre che già svolgevano questa attività, in più addestrate a individuare candidati sulla base di fattori specifici, tra cui  la capacità di tenere la bocca chiusa, l’abilità a scrivere, e la necessità impellente di un impiego.

    Ci siamo seduti alla scrivania del manager, e lui iniziò a farmi domande sul mio background e in particolare sulle mie idee politiche (che erano praticamente inesistenti). Poi cominciò a spiegare il lavoro.

    «Qui lavoriamo per influenzare le opinioni della gente. I nostri committenti ci pagano per postare commenti nei forum, nelle chat più popolari e nei social network come Facebook».
    Chi erano questi committenti?
    «Oh, varie persone», disse vagamente. «A volte aziende private, a volte gruppi politici».

    Soddisfatto che le mie opinioni politiche non fossero forti, mi disse che sarei stato assegnato ai forum politici.
    «I candidati ideali per tali attività sono persone come te, senza ideali politici precisi», disse ridendo. «Può sembrare un controsenso, ma in realtà abbiamo scoperto che è proprio così».

    OK. Finché pagano bene, accetterò di credere a tutto ciò che vorranno farmi credere.
    Dopo avermi comunicato l’ammontare dello stipendio (che era molto più alto di quanto mi aspettassi) e pochi altri dettagli, il manager sottolineò la necessità di assoluta riservatezza e segretezza.

    «Non puoi raccontare a nessuno quello che facciamo qui. Non a tua moglie e nemmeno al cane…» (Non avevo né l’uno né l’altro, si dà il caso). «Ti cuciamo addosso un’identità di copertura, ti diamo un numero di telefono e ti creiamo un sito web finto che potrai utilizzare. Dovrai dire alla gente che sei un consulente. Dal momento che il tuo background nella vita reale è il supporto tecnico, questa sarà anche la tua attività di copertura. E’ un problema per te?»

    Nessun problema, gli assicurai.
    «Allora OK. Vogliamo cominciare?»
    «Adesso?», chiesi, un po ‘sorpreso.
    «Non c’è momento migliore del presente!», rispose con una risata.

    Il resto della giornata fu dedicato alla mia formazione.
    Un altro membro del team, una donna sulla trentina dalle maniere spicce, sarebbe stata il mio istruttore, e la mia formazione doveva durare due giorni.
    «Sembri un tipo sveglio, mi disse, e credo che imparerai in fretta».

    E infatti, il lavoro era più facile di quanto avessi immaginato.
    Il mio compito era semplice: mi avrebbero assegnato a quattro diversi siti web, con l’obiettivo di entrare in determinate discussioni e promuovere determinati punti di vista.

    Seppi poi che una parte del personale (come me) era assegnato ai commenti nei forum. Altri, invece, lavoravano su Facebook, e altri ancora nelle chat.
    Mi resi conto che per ognuno di questi tre mezzi di comunicazione venivano adottate specifiche strategie di ‘trolling’, e ogni troll si concentrava su una di esse in particolare.

    E in cosa consisteva il mio compito?

    «Dare supporto a Israele, e contraddire i commentatori anti-israeliani e anti-semiti».
    Mi stava bene.
    Non avevo opinioni in un modo o nell’altro su Israele – e poi, a chi piacevano gli anti-semiti o i nazisti? Non a me, comunque.
    Ma non sapevo molto sull’argomento. «Va benissimo», rispose la mia istruttrice. «Imparerai man mano che procedi. All’inizio ti dedicherai soprattutto a ciò che chiamiamo ‘sorveglianza tematica’. E’ alquanto semplice. In seguito, se mostri di avere talento, verrai addestrato per compiti più complessi, che richiedono una conoscenza più approfondita».

    La mia istruttrice mi consegnò due raccoglitori con fogli infilati in apposite schede trasparenti.

    IL  RACCOGLITORE  ‘ISRAELE’

    Il primo raccoglitore era semplicemente etichettato ‘Israele’.
    Era suddiviso in due sezioni.

    La prima sezione conteneva informazioni di base sull’argomento. Avrei dovuto leggere e imparare a memoria alcune di queste informazioni. La sezione comprendeva link a siti con materiale da leggere, articoli e interviste, e brani tratti da libri di storia.

    La seconda sezione, più voluminosa della prim
    a, aveva il titolo: ‘Strategie’.
    Conteneva una lunga lista di ‘coppie di dialoghi’.
    In altre parole, erano modelli di dialogo con specifiche risposte a specifici commenti nei forum.
    Se un lettore commentava nel forum qualcosa di simile al modello di commento ‘X’, bisognava rispondere seguendo le indicazioni della risposta correlata.
    «Dovrai però diversificare un po’ le risposte di volta in volta – disse la mia istruttrice – altrimenti si noterà».

    Questa sezione conteneva anche una serie di suggerimenti per indirizzare il discorso secondo gli obiettivi da raggiungere, o per fare deragliare conversazioni che prendevano una brutta piega secondo i nostri criteri.

    Tali strategie comprendevano:
    – diverse forme di attacchi personali,
    – lamentarsi con i moderatori dei forum,
    – calunniare e mettere in cattiva luce il carattere dei nostri ‘avversari’,
    – l’uso di immagini e iconografie efficaci,
    – e perfino andare sul pesante con allusioni di carattere sessuale o pornografico, e altri trucchi del genere.

    «A volte dobbiamo giocare sporco», spiegò la mia istruttrice. «I nostri avversari non esitano a farlo, e quindi noi non possiamo tirarci indietro».

    IL  RACCOGLITORE  ‘SITI  WEB’

    Il secondo raccoglitore conteneva informazioni specifiche sui siti web a cui sarei stato assegnato.

    Si trattava dei siti con i forum più frequentati (come CNN News, Yahoo News, ecc.) e una manciata di siti più piccoli da frequentare a rotazione.

    Quando in seguito ho scritto questo ‘articolo-confessione’, l’ho proposto per  pubblicazione proprio al sito su cui avevo svolto gran parte della mia attività di troll. I gestori invece mi hanno perfino bandito dall’accesso al sito (forse vogliono perseguirmi legalmente?).

    Le informazioni specifiche per sito comprendevano la storia del sito, compresi gli scontri recenti, e le istruzioni su ciò che doveva essere evitato in ciascun sito per non essere banditi.

    Conteneva anche informazioni dettagliate sui moderatori e sui partecipanti più assidui, indicando:
    – luogo di provenienza se noto (visto che l’inglese si parla in tanti paesi),
    – tipo di personalità,
    – interessi specifici della persona
    – informazioni sulle debolezze psicologiche individuali e su come sfruttarle (!!!).

    «Concentrati sui partecipanti (o lettori) più popolari, quelli a cui abbiamo assegnato un ‘marchio d’oro’ – ha detto la mia istruttrice. Sono quelli che maggiormente influenzano gli altri. Ciascuno di loro vale 50 o anche 100 dei nomi meno noti».

    Ogni partecipante era classificato come ‘ostile’, ‘amichevole’ o ‘indifferente’ in relazione al nostro obiettivo.
    Dovevamo legare con i partecipanti ‘amichevoli’ e ingraziarci i moderatori, e c’erano anche informazioni sulle strategie da adottare per specifici partecipanti ‘ostili’.
    L’informazione era alquanto dettagliata, ma non del tutto perfetta per ciascun caso.

    «Se riesci a convertire un ‘ostile’ e a portarlo dalla nostra parte, riceverai un grosso bonus. Ma questo accade raramente, purtroppo. E quindi passerai la maggior parte del tempo ad attaccare e infangare gli ostili».

    All’inizio, come dicevo, il mio ruolo era relegato a fare il ‘poliziotto tematico’.

    Si trattava di un’attività alquanto semplice e ripetitiva. Consisteva nel contrastare le argomentazioni e deviare il discorso introducendo nuove tematiche. Ciò non richiedeva una conoscenza approfondita della materia di discussione.

    Per la maggior parte si trattava di fare uso dei modelli di ‘coppie di dialogo’ contenute nella sezione ‘Strategie’ del raccoglitore ‘Israele’. Era necessario far deragliare il filo del discorso quando andava in una direzione non favorevole dal nostro punto di vista, oppure lanciare accuse di razzismo e anti-semitismo.

    A volte dovevo forzare la mano e mentire dicendo che uno specifico commentatore aveva detto o fatto qualcosa in un’altra discussione, sapendo bene che non fosse vero. La cosa mi faceva star male, ma stavo anche peggio al pensiero di perdere l’unico lavoro che ero riuscito a trovare da quando avevo perso il mio ‘vero’ lavoro.

    In retrospettiva trovo curioso notare che, nonostante abbia iniziato questa attività sprovvisto di forti opinioni politiche, dopo alcune settimane mi sono ritrovato a essere emotivamente coinvolto nel difendere le idee pro-Israele, che stavo adottando per convinzione. Doveva essere intervenuto un qualche fattore psicologico … Immagino che un buon venditore impari ad amare sinceramente i prodotti che propone.

    «E’ un buon segno – commentò la mia istruttrice. Significa che sei pronto per il passo successivo: il dibattito complesso».

    Il ‘dibattito complesso’ prevedeva un gran numero di corsi di formazione aggiuntivi, tra cui la memorizzazione di informazioni più approfondite sulle persone chiave (amichevoli e ostili) con cui mi sarei confrontato o scontrato.

    Anche in questo caso esistevano linee-guida tematiche, ma ci era concessa maggiore libertà di argomentazione.

    Il corso formativo avanzato forniva copioni specifici e strategie molto più dettagliate. Venivano analizzati perfino aspetti come la scelta dell’avatar più appropriato o l’uso di ‘immagini demotivanti’ che circolano sul web con un bordo nero.

    Dovevamo anche fare uso di rapporti finti o falsificati, e di immagini montate ad arte mediante photoshop. Questa parte del lavoro mi metteva tuttavia alquanto a disagio.

    In virtù del mio nuovo status venni anche autorizzato e addestrato al compito di trovare nuove reclute: persone ‘come me’ con la giusta personalità, l’inclinazione alla segretezza, la capacità di scrittura analitica, e la disperazione economica necessaria per accettare questo tipo di lavoro.

    Ma di lì a poco, ho cominciato a sentirmi in colpa. Non perché mi trovassi a promuovere ed imporre opinioni (come dicevo, ero apolitico prima, e pro-Israele in seguito), ma a causa della disonestà implicita. Se le nostre argomentazioni erano tanto giuste e corrette, mi chiedevo, perché mai agire in questo modo fraudolento? La verità, in quanto tale, non dovrebbe essere propagata con naturalezza, senza necessità di falsa propaganda?

    E poi: chi si celava dietro tutta questa operazione? Chi firmava il mio assegno mensile?

    Lo stress di dover mentire ai miei genitori e agli amici sulla mia presunta posizione di ‘consulente’ cominciava a pesare alquanto.
    Infine ho detto: adesso basta. Quando è troppo, è troppo.

    Ho lasciato questo lavoro alla fine del 2011. Da allora ho svolto una serie di lavori poco affascinanti, a tempo determinato e a bassa retribuzione. Ma almeno mi guadagno da vivere senza mentire e senza molestare le persone che si rivolgono alla rete per esprimere le proprie opinioni ed esercitare la libertà di espressione.

    Giorni fa sono capitato in quella parte di San Francisco e spinto dalla curiosità sono tornato sulla ‘scena del delitto’ per vedere cosa ne fosse del mio vecchio ufficio.
    Non era più lì. Aveva cambiato sede.

    Anche questo faceva parte della strategia. Non stare in un posto troppo a lungo, non mantenere lo stesso nome troppo a lungo, traslocare ogni sei mesi circa, mantenere un basso profilo, trovare nuovi addetti mediante il passaparola: è tutto parte dell’attività ‘trollesca’.

    Ma è un modo di vivere ingannevole, e a prescindere se la caus
    a sia nobile o no (e personalmente sono ancora in favore di Israele) il fine non giustifica mezzi tanto discutibili.

    Questa è la mia confessione.
    E penso sia giusto che si sappia: i Troll esistono. Sono reali.
    Si muovono tra voi e prendono di mira in particolare quelli che tra voi sono marcati con l’etichetta d’oro – e cioè, quelli più ‘fastidiosi’ e scomodi.
    Prendetene ben atto.
    Sta a voi decidere come al meglio fare uso di questa consapevolezza.

    Un troll pentito

  • cardisem

    De te fabula narratur?

    ——

     Ero pagato per fare il Troll sionista pro-Israele

    Scrivo per uscire allo scoperto circa il mio passato come Troll pagato.

    Per un periodo di oltre sei mesi sono stato pagato per diffondere disinformazione e provocare polemiche politiche su Internet.

    Ho lasciato quel lavoro, un impiego fisso, verso la fine del 2011, perché ero disgustato con me stesso. Non riuscivo più a guardarmi allo specchio.

    Se questa confessione innescherà una sorta di vendetta contro di me, così sia. Parte di essere un uomo vero in questo mondo è avere valori reali per i quali combattere, quali che siano le conseguenze.

    La mia storia inizia nei primi mesi del 2011. Ero disoccupato da quasi un anno, dopo aver perso il mio ultimo lavoro nel campo dell’assistenza tecnica. Sempre più disperato e scoraggiato, ho colto al volo l’occasione quando una ex collega mi ha chiamato e mi ha detto di avere una potenziale miniera d’oro per me.

    «Quello che ti propongo è un lavoro insolito  – spiegò la mia ex collega –  che richiede segretezza. Ma lo stipendio è buono. So che scrivi bene, e questo è un lavoro che fa per te».
    (Vero: scrivere è sempre stato un hobby per me).

    Mi diede un numero di telefono e un indirizzo in uno dei quartieri più squallidi di San Francisco, la città in cui vivo.

    Incuriosito, ho chiesto alla mia ex-collega quale fosse il sito internet dell’azienda e qualche informazione in più. Lei si è messa a ridere: «Loro non hanno un sito web. E neanche un nome. Vedrai: ti basterà presentarti e dire che ti mando io».

    OK, sembrava sospetto, ma la disoccupazione di lunga durata genera disperazione, e la disperazione induce ad accantonare i sospetti quando si tratta di mettere il cibo in tavola.

    Il giorno dopo mi sono recato all’indirizzo in questione.

    La ditta si trovava al terzo piano di un edificio in cattive condizioni. L’aspetto non ispirava fiducia. Dopo aver attraversato un lungo corridoio coperto di linoleum e fiocamente illuminato dal neon, sono arrivato all’ingresso della sede in questione: una pesante porta di metallo con un cartello che diceva ‘United Amalgamated Industries, Inc.’

    In seguito mi resi conto che la ‘ditta’ cambiava nome su base quasi mensile, sempre utilizzando nomi blandi come quello, che non fornivano alcun indizio sulla natura delle attività reali dell’azienda.

    Non troppo pieno di speranza, entrai nella sede.

    L’interno era alquanto scarno. C’erano alcuni tavoli con sedie su cui una dozzina di persone scriveva usando computer obsoleti. Non c’erano decorazioni, nemmeno le solite piante finte per dare un tono allegro.
    Che squallore! Ma hey, un mendicante non può fare lo schizzinoso, giusto?

    Il manager, un uomo calvo sulla quarantina, si alzò dalla scrivania e mi venne incontro con un sorriso rassicurante.

    «Devi essere Chris, mi disse. Yvette mi ha detto che saresti venuto».
    (Yvette e Chris non sono ovviamente i nostri veri nomi).
    «Benvenuto. Permettimi di darti qualche informazione su quello che facciamo qui».

    Non ci fu alcun colloquio preliminare per decidere se assumermi. In seguito appresi che impiegavano solo persone raccomandate da altre che già svolgevano questa attività, in più addestrate a individuare candidati sulla base di fattori specifici, tra cui  la capacità di tenere la bocca chiusa, l’abilità a scrivere, e la necessità impellente di un impiego.

    Ci siamo seduti alla scrivania del manager, e lui iniziò a farmi domande sul mio background e in particolare sulle mie idee politiche (che erano praticamente inesistenti). Poi cominciò a spiegare il lavoro.

    «Qui lavoriamo per influenzare le opinioni della gente. I nostri committenti ci pagano per postare commenti nei forum, nelle chat più popolari e nei social network come Facebook».
    Chi erano questi committenti?
    «Oh, varie persone», disse vagamente. «A volte aziende private, a volte gruppi politici».

    Soddisfatto che le mie opinioni politiche non fossero forti, mi disse che sarei stato assegnato ai forum politici.
    «I candidati ideali per tali attività sono persone come te, senza ideali politici precisi», disse ridendo. «Può sembrare un controsenso, ma in realtà abbiamo scoperto che è proprio così».

    OK. Finché pagano bene, accetterò di credere a tutto ciò che vorranno farmi credere.
    Dopo avermi comunicato l’ammontare dello stipendio (che era molto più alto di quanto mi aspettassi) e pochi altri dettagli, il manager sottolineò la necessità di assoluta riservatezza e segretezza.

    «Non puoi raccontare a nessuno quello che facciamo qui. Non a tua moglie e nemmeno al cane…» (Non avevo né l’uno né l’altro, si dà il caso). «Ti cuciamo addosso un’identità di copertura, ti diamo un numero di telefono e ti creiamo un sito web finto che potrai utilizzare. Dovrai dire alla gente che sei un consulente. Dal momento che il tuo background nella vita reale è il supporto tecnico, questa sarà anche la tua attività di copertura. E’ un problema per te?»

    Nessun problema, gli assicurai.
    «Allora OK. Vogliamo cominciare?»
    «Adesso?», chiesi, un po ‘sorpreso.
    «Non c’è momento migliore del presente!», rispose con una risata.

    Il resto della giornata fu dedicato alla mia formazione.
    Un altro membro del team, una donna sulla trentina dalle maniere spicce, sarebbe stata il mio istruttore, e la mia formazione doveva durare due giorni.
    «Sembri un tipo sveglio, mi disse, e credo che imparerai in fretta».

    E infatti, il lavoro era più facile di quanto avessi immaginato.
    Il mio compito era semplice: mi avrebbero assegnato a quattro diversi siti web, con l’obiettivo di entrare in determinate discussioni e promuovere determinati punti di vista.

    Seppi poi che una parte del personale (come me) era assegnato ai commenti nei forum. Altri, invece, lavoravano su Facebook, e altri ancora nelle chat.
    Mi resi conto che per ognuno di questi tre mezzi di comunicazione venivano adottate specifiche strategie di ‘trolling’, e ogni troll si concentrava su una di esse in particolare.

    E in cosa consisteva il mio compito?

    «Dare supporto a Israele, e contraddire i commentatori anti-israeliani e anti-semiti».
    Mi stava bene.
    Non avevo opinioni in un modo o nell’altro su Israele – e poi, a chi piacevano gli anti-semiti o i nazisti? Non a me, comunque.
    Ma non sapevo molto sull’argomento. «Va benissimo», rispose la mia istruttrice. «Imparerai man mano che procedi. All’inizio ti dedicherai soprattutto a ciò che chiamiamo ‘sorveglianza tematica’. E’ alquanto semplice. In seguito, se mostri di avere talento, verrai addestrato per compiti più complessi, che richiedono una conoscenza più approfondita».

    La mia istruttrice mi consegnò due raccoglitori con fogli infilati in apposite schede trasparenti.

    IL  RACCOGLITORE  ‘ISRAELE’

    Il primo raccoglitore era semplicemente etichettato ‘Israele’.
    Era suddiviso in due sezioni.

    La prima sezione conteneva informazioni di base sull’argomento. Avrei dovuto leggere e imparare a memoria alcune di queste informazioni. La sezione comprendeva link a siti con materiale da leggere, articoli e interviste, e brani tratti da libri di storia.

    La seconda sezione, più voluminosa della pr
    ima, aveva il titolo: ‘Strategie’.
    Conteneva una lunga lista di ‘coppie di dialoghi’.
    In altre parole, erano modelli di dialogo con specifiche risposte a specifici commenti nei forum.
    Se un lettore commentava nel forum qualcosa di simile al modello di commento ‘X’, bisognava rispondere seguendo le indicazioni della risposta correlata.
    «Dovrai però diversificare un po’ le risposte di volta in volta – disse la mia istruttrice – altrimenti si noterà».

    Questa sezione conteneva anche una serie di suggerimenti per indirizzare il discorso secondo gli obiettivi da raggiungere, o per fare deragliare conversazioni che prendevano una brutta piega secondo i nostri criteri.

    Tali strategie comprendevano:
    – diverse forme di attacchi personali,
    – lamentarsi con i moderatori dei forum,
    – calunniare e mettere in cattiva luce il carattere dei nostri ‘avversari’,
    – l’uso di immagini e iconografie efficaci,
    – e perfino andare sul pesante con allusioni di carattere sessuale o pornografico, e altri trucchi del genere.

    «A volte dobbiamo giocare sporco», spiegò la mia istruttrice. «I nostri avversari non esitano a farlo, e quindi noi non possiamo tirarci indietro».

    IL  RACCOGLITORE  ‘SITI  WEB’

    Il secondo raccoglitore conteneva informazioni specifiche sui siti web a cui sarei stato assegnato.

    Si trattava dei siti con i forum più frequentati (come CNN News, Yahoo News, ecc.) e una manciata di siti più piccoli da frequentare a rotazione.

    Quando in seguito ho scritto questo ‘articolo-confessione’, l’ho proposto per  pubblicazione proprio al sito su cui avevo svolto gran parte della mia attività di troll. I gestori invece mi hanno perfino bandito dall’accesso al sito (forse vogliono perseguirmi legalmente?).

    Le informazioni specifiche per sito comprendevano la storia del sito, compresi gli scontri recenti, e le istruzioni su ciò che doveva essere evitato in ciascun sito per non essere banditi.

    Conteneva anche informazioni dettagliate sui moderatori e sui partecipanti più assidui, indicando:
    – luogo di provenienza se noto (visto che l’inglese si parla in tanti paesi),
    – tipo di personalità,
    – interessi specifici della persona
    – informazioni sulle debolezze psicologiche individuali e su come sfruttarle (!!!).

    «Concentrati sui partecipanti (o lettori) più popolari, quelli a cui abbiamo assegnato un ‘marchio d’oro’ – ha detto la mia istruttrice. Sono quelli che maggiormente influenzano gli altri. Ciascuno di loro vale 50 o anche 100 dei nomi meno noti».

    Ogni partecipante era classificato come ‘ostile’, ‘amichevole’ o ‘indifferente’ in relazione al nostro obiettivo.
    Dovevamo legare con i partecipanti ‘amichevoli’ e ingraziarci i moderatori, e c’erano anche informazioni sulle strategie da adottare per specifici partecipanti ‘ostili’.
    L’informazione era alquanto dettagliata, ma non del tutto perfetta per ciascun caso.

    «Se riesci a convertire un ‘ostile’ e a portarlo dalla nostra parte, riceverai un grosso bonus. Ma questo accade raramente, purtroppo. E quindi passerai la maggior parte del tempo ad attaccare e infangare gli ostili».

    All’inizio, come dicevo, il mio ruolo era relegato a fare il ‘poliziotto tematico’.

    Si trattava di un’attività alquanto semplice e ripetitiva. Consisteva nel contrastare le argomentazioni e deviare il discorso introducendo nuove tematiche. Ciò non richiedeva una conoscenza approfondita della materia di discussione.

    Per la maggior parte si trattava di fare uso dei modelli di ‘coppie di dialogo’ contenute nella sezione ‘Strategie’ del raccoglitore ‘Israele’. Era necessario far deragliare il filo del discorso quando andava in una direzione non favorevole dal nostro punto di vista, oppure lanciare accuse di razzismo e anti-semitismo.

    A volte dovevo forzare la mano e mentire dicendo che uno specifico commentatore aveva detto o fatto qualcosa in un’altra discussione, sapendo bene che non fosse vero. La cosa mi faceva star male, ma stavo anche peggio al pensiero di perdere l’unico lavoro che ero riuscito a trovare da quando avevo perso il mio ‘vero’ lavoro.

    In retrospettiva trovo curioso notare che, nonostante abbia iniziato questa attività sprovvisto di forti opinioni politiche, dopo alcune settimane mi sono ritrovato a essere emotivamente coinvolto nel difendere le idee pro-Israele, che stavo adottando per convinzione. Doveva essere intervenuto un qualche fattore psicologico … Immagino che un buon venditore impari ad amare sinceramente i prodotti che propone.

    «E’ un buon segno – commentò la mia istruttrice. Significa che sei pronto per il passo successivo: il dibattito complesso».

    Il ‘dibattito complesso’ prevedeva un gran numero di corsi di formazione aggiuntivi, tra cui la memorizzazione di informazioni più approfondite sulle persone chiave (amichevoli e ostili) con cui mi sarei confrontato o scontrato.

    Anche in questo caso esistevano linee-guida tematiche, ma ci era concessa maggiore libertà di argomentazione.

    Il corso formativo avanzato forniva copioni specifici e strategie molto più dettagliate. Venivano analizzati perfino aspetti come la scelta dell’avatar più appropriato o l’uso di ‘immagini demotivanti’ che circolano sul web con un bordo nero.

    Dovevamo anche fare uso di rapporti finti o falsificati, e di immagini montate ad arte mediante photoshop. Questa parte del lavoro mi metteva tuttavia alquanto a disagio.

    In virtù del mio nuovo status venni anche autorizzato e addestrato al compito di trovare nuove reclute: persone ‘come me’ con la giusta personalità, l’inclinazione alla segretezza, la capacità di scrittura analitica, e la disperazione economica necessaria per accettare questo tipo di lavoro.

    Ma di lì a poco, ho cominciato a sentirmi in colpa. Non perché mi trovassi a promuovere ed imporre opinioni (come dicevo, ero apolitico prima, e pro-Israele in seguito), ma a causa della disonestà implicita. Se le nostre argomentazioni erano tanto giuste e corrette, mi chiedevo, perché mai agire in questo modo fraudolento? La verità, in quanto tale, non dovrebbe essere propagata con naturalezza, senza necessità di falsa propaganda?

    E poi: chi si celava dietro tutta questa operazione? Chi firmava il mio assegno mensile?

    Lo stress di dover mentire ai miei genitori e agli amici sulla mia presunta posizione di ‘consulente’ cominciava a pesare alquanto.
    Infine ho detto: adesso basta. Quando è troppo, è troppo.

    Ho lasciato questo lavoro alla fine del 2011. Da allora ho svolto una serie di lavori poco affascinanti, a tempo determinato e a bassa retribuzione. Ma almeno mi guadagno da vivere senza mentire e senza molestare le persone che si rivolgono alla rete per esprimere le proprie opinioni ed esercitare la libertà di espressione.

    Giorni fa sono capitato in quella parte di San Francisco e spinto dalla curiosità sono tornato sulla ‘scena del delitto’ per vedere cosa ne fosse del mio vecchio ufficio.
    Non era più lì. Aveva cambiato sede.

    Anche questo faceva parte della strategia. Non stare in un posto troppo a lungo, non mantenere lo stesso nome troppo a lungo, traslocare ogni sei mesi circa, mantenere un basso profilo, trovare nuovi addetti mediante il passaparola: è tutto parte dell’attività ‘trollesca’.

    Ma è un modo di vivere ingannevole, e a prescindere se la ca
    usa sia nobile o no (e personalmente sono ancora in favore di Israele) il fine non giustifica mezzi tanto discutibili.

    Questa è la mia confessione.
    E penso sia giusto che si sappia: i Troll esistono. Sono reali.
    Si muovono tra voi e prendono di mira in particolare quelli che tra voi sono marcati con l’etichetta d’oro – e cioè, quelli più ‘fastidiosi’ e scomodi.
    Prendetene ben atto.
    Sta a voi decidere come al meglio fare uso di questa consapevolezza.

    Un troll pentito

  • cardisem

    De te fabula narratur?
    ——

     Ero pagato per fare il Troll sionista pro-Israele

    Scrivo per uscire allo scoperto circa il mio passato come Troll pagato.

    Per un periodo di oltre sei mesi sono stato pagato per diffondere disinformazione e provocare polemiche politiche su Internet.

    Ho lasciato quel lavoro, un impiego fisso, verso la fine del 2011, perché ero disgustato con me stesso. Non riuscivo più a guardarmi allo specchio.

    Se questa confessione innescherà una sorta di vendetta contro di me, così sia. Parte di essere un uomo vero in questo mondo è avere valori reali per i quali combattere, quali che siano le conseguenze.

    La mia storia inizia nei primi mesi del 2011. Ero disoccupato da quasi un anno, dopo aver perso il mio ultimo lavoro nel campo dell’assistenza tecnica. Sempre più disperato e scoraggiato, ho colto al volo l’occasione quando una ex collega mi ha chiamato e mi ha detto di avere una potenziale miniera d’oro per me.

    «Quello che ti propongo è un lavoro insolito  – spiegò la mia ex collega –  che richiede segretezza. Ma lo stipendio è buono. So che scrivi bene, e questo è un lavoro che fa per te».
    (Vero: scrivere è sempre stato un hobby per me).

    Mi diede un numero di telefono e un indirizzo in uno dei quartieri più squallidi di San Francisco, la città in cui vivo.

    Incuriosito, ho chiesto alla mia ex-collega quale fosse il sito internet dell’azienda e qualche informazione in più. Lei si è messa a ridere: «Loro non hanno un sito web. E neanche un nome. Vedrai: ti basterà presentarti e dire che ti mando io».

    OK, sembrava sospetto, ma la disoccupazione di lunga durata genera disperazione, e la disperazione induce ad accantonare i sospetti quando si tratta di mettere il cibo in tavola.

    Il giorno dopo mi sono recato all’indirizzo in questione.

    La ditta si trovava al terzo piano di un edificio in cattive condizioni. L’aspetto non ispirava fiducia. Dopo aver attraversato un lungo corridoio coperto di linoleum e fiocamente illuminato dal neon, sono arrivato all’ingresso della sede in questione: una pesante porta di metallo con un cartello che diceva ‘United Amalgamated Industries, Inc.’

    In seguito mi resi conto che la ‘ditta’ cambiava nome su base quasi mensile, sempre utilizzando nomi blandi come quello, che non fornivano alcun indizio sulla natura delle attività reali dell’azienda.

    Non troppo pieno di speranza, entrai nella sede.

    L’interno era alquanto scarno. C’erano alcuni tavoli con sedie su cui una dozzina di persone scriveva usando computer obsoleti. Non c’erano decorazioni, nemmeno le solite piante finte per dare un tono allegro.
    Che squallore! Ma hey, un mendicante non può fare lo schizzinoso, giusto?

    Il manager, un uomo calvo sulla quarantina, si alzò dalla scrivania e mi venne incontro con un sorriso rassicurante.

    «Devi essere Chris, mi disse. Yvette mi ha detto che saresti venuto».
    (Yvette e Chris non sono ovviamente i nostri veri nomi).
    «Benvenuto. Permettimi di darti qualche informazione su quello che facciamo qui».

    Non ci fu alcun colloquio preliminare per decidere se assumermi. In seguito appresi che impiegavano solo persone raccomandate da altre che già svolgevano questa attività, in più addestrate a individuare candidati sulla base di fattori specifici, tra cui  la capacità di tenere la bocca chiusa, l’abilità a scrivere, e la necessità impellente di un impiego.

    Ci siamo seduti alla scrivania del manager, e lui iniziò a farmi domande sul mio background e in particolare sulle mie idee politiche (che erano praticamente inesistenti). Poi cominciò a spiegare il lavoro.

    «Qui lavoriamo per influenzare le opinioni della gente. I nostri committenti ci pagano per postare commenti nei forum, nelle chat più popolari e nei social network come Facebook».
    Chi erano questi committenti?
    «Oh, varie persone», disse vagamente. «A volte aziende private, a volte gruppi politici».

    Soddisfatto che le mie opinioni politiche non fossero forti, mi disse che sarei stato assegnato ai forum politici.
    «I candidati ideali per tali attività sono persone come te, senza ideali politici precisi», disse ridendo. «Può sembrare un controsenso, ma in realtà abbiamo scoperto che è proprio così».

    OK. Finché pagano bene, accetterò di credere a tutto ciò che vorranno farmi credere.
    Dopo avermi comunicato l’ammontare dello stipendio (che era molto più alto di quanto mi aspettassi) e pochi altri dettagli, il manager sottolineò la necessità di assoluta riservatezza e segretezza.

    «Non puoi raccontare a nessuno quello che facciamo qui. Non a tua moglie e nemmeno al cane…» (Non avevo né l’uno né l’altro, si dà il caso). «Ti cuciamo addosso un’identità di copertura, ti diamo un numero di telefono e ti creiamo un sito web finto che potrai utilizzare. Dovrai dire alla gente che sei un consulente. Dal momento che il tuo background nella vita reale è il supporto tecnico, questa sarà anche la tua attività di copertura. E’ un problema per te?»

    Nessun problema, gli assicurai.
    «Allora OK. Vogliamo cominciare?»
    «Adesso?», chiesi, un po ‘sorpreso.
    «Non c’è momento migliore del presente!», rispose con una risata.

    Il resto della giornata fu dedicato alla mia formazione.
    Un altro membro del team, una donna sulla trentina dalle maniere spicce, sarebbe stata il mio istruttore, e la mia formazione doveva durare due giorni.
    «Sembri un tipo sveglio, mi disse, e credo che imparerai in fretta».

    E infatti, il lavoro era più facile di quanto avessi immaginato.
    Il mio compito era semplice: mi avrebbero assegnato a quattro diversi siti web, con l’obiettivo di entrare in determinate discussioni e promuovere determinati punti di vista.

    Seppi poi che una parte del personale (come me) era assegnato ai commenti nei forum. Altri, invece, lavoravano su Facebook, e altri ancora nelle chat.
    Mi resi conto che per ognuno di questi tre mezzi di comunicazione venivano adottate specifiche strategie di ‘trolling’, e ogni troll si concentrava su una di esse in particolare.

    E in cosa consisteva il mio compito?

    «Dare supporto a Israele, e contraddire i commentatori anti-israeliani e anti-semiti».
    Mi stava bene.
    Non avevo opinioni in un modo o nell’altro su Israele – e poi, a chi piacevano gli anti-semiti o i nazisti? Non a me, comunque.
    Ma non sapevo molto sull’argomento. «Va benissimo», rispose la mia istruttrice. «Imparerai man mano che procedi. All’inizio ti dedicherai soprattutto a ciò che chiamiamo ‘sorveglianza tematica’. E’ alquanto semplice. In seguito, se mostri di avere talento, verrai addestrato per compiti più complessi, che richiedono una conoscenza più approfondita».

    La mia istruttrice mi consegnò due raccoglitori con fogli infilati in apposite schede trasparenti.

    IL  RACCOGLITORE  ‘ISRAELE’

    Il primo raccoglitore era semplicemente etichettato ‘Israele’.
    Era suddiviso in due sezioni.

    La prima sezione conteneva informazioni di base sull’argomento. Avrei dovuto leggere e imparare a memoria alcune di queste informazioni. La sezione comprendeva link a siti con materiale da leggere, articoli e interviste, e brani tratti da libri di storia.

    La seconda sezione, più voluminosa della prima,
    aveva il titolo: ‘Strategie’.
    Conteneva una lunga lista di ‘coppie di dialoghi’.
    In altre parole, erano modelli di dialogo con specifiche risposte a specifici commenti nei forum.
    Se un lettore commentava nel forum qualcosa di simile al modello di commento ‘X’, bisognava rispondere seguendo le indicazioni della risposta correlata.
    «Dovrai però diversificare un po’ le risposte di volta in volta – disse la mia istruttrice – altrimenti si noterà».

    Questa sezione conteneva anche una serie di suggerimenti per indirizzare il discorso secondo gli obiettivi da raggiungere, o per fare deragliare conversazioni che prendevano una brutta piega secondo i nostri criteri.

    Tali strategie comprendevano:
    – diverse forme di attacchi personali,
    – lamentarsi con i moderatori dei forum,
    – calunniare e mettere in cattiva luce il carattere dei nostri ‘avversari’,
    – l’uso di immagini e iconografie efficaci,
    – e perfino andare sul pesante con allusioni di carattere sessuale o pornografico, e altri trucchi del genere.

    «A volte dobbiamo giocare sporco», spiegò la mia istruttrice. «I nostri avversari non esitano a farlo, e quindi noi non possiamo tirarci indietro».

    IL  RACCOGLITORE  ‘SITI  WEB’

    Il secondo raccoglitore conteneva informazioni specifiche sui siti web a cui sarei stato assegnato.

    Si trattava dei siti con i forum più frequentati (come CNN News, Yahoo News, ecc.) e una manciata di siti più piccoli da frequentare a rotazione.

    Quando in seguito ho scritto questo ‘articolo-confessione’, l’ho proposto per  pubblicazione proprio al sito su cui avevo svolto gran parte della mia attività di troll. I gestori invece mi hanno perfino bandito dall’accesso al sito (forse vogliono perseguirmi legalmente?).

    Le informazioni specifiche per sito comprendevano la storia del sito, compresi gli scontri recenti, e le istruzioni su ciò che doveva essere evitato in ciascun sito per non essere banditi.

    Conteneva anche informazioni dettagliate sui moderatori e sui partecipanti più assidui, indicando:
    – luogo di provenienza se noto (visto che l’inglese si parla in tanti paesi),
    – tipo di personalità,
    – interessi specifici della persona
    – informazioni sulle debolezze psicologiche individuali e su come sfruttarle (!!!).

    «Concentrati sui partecipanti (o lettori) più popolari, quelli a cui abbiamo assegnato un ‘marchio d’oro’ – ha detto la mia istruttrice. Sono quelli che maggiormente influenzano gli altri. Ciascuno di loro vale 50 o anche 100 dei nomi meno noti».

    Ogni partecipante era classificato come ‘ostile’, ‘amichevole’ o ‘indifferente’ in relazione al nostro obiettivo.
    Dovevamo legare con i partecipanti ‘amichevoli’ e ingraziarci i moderatori, e c’erano anche informazioni sulle strategie da adottare per specifici partecipanti ‘ostili’.
    L’informazione era alquanto dettagliata, ma non del tutto perfetta per ciascun caso.

    «Se riesci a convertire un ‘ostile’ e a portarlo dalla nostra parte, riceverai un grosso bonus. Ma questo accade raramente, purtroppo. E quindi passerai la maggior parte del tempo ad attaccare e infangare gli ostili».

    All’inizio, come dicevo, il mio ruolo era relegato a fare il ‘poliziotto tematico’.

    Si trattava di un’attività alquanto semplice e ripetitiva. Consisteva nel contrastare le argomentazioni e deviare il discorso introducendo nuove tematiche. Ciò non richiedeva una conoscenza approfondita della materia di discussione.

    Per la maggior parte si trattava di fare uso dei modelli di ‘coppie di dialogo’ contenute nella sezione ‘Strategie’ del raccoglitore ‘Israele’. Era necessario far deragliare il filo del discorso quando andava in una direzione non favorevole dal nostro punto di vista, oppure lanciare accuse di razzismo e anti-semitismo.

    A volte dovevo forzare la mano e mentire dicendo che uno specifico commentatore aveva detto o fatto qualcosa in un’altra discussione, sapendo bene che non fosse vero. La cosa mi faceva star male, ma stavo anche peggio al pensiero di perdere l’unico lavoro che ero riuscito a trovare da quando avevo perso il mio ‘vero’ lavoro.

    In retrospettiva trovo curioso notare che, nonostante abbia iniziato questa attività sprovvisto di forti opinioni politiche, dopo alcune settimane mi sono ritrovato a essere emotivamente coinvolto nel difendere le idee pro-Israele, che stavo adottando per convinzione. Doveva essere intervenuto un qualche fattore psicologico … Immagino che un buon venditore impari ad amare sinceramente i prodotti che propone.

    «E’ un buon segno – commentò la mia istruttrice. Significa che sei pronto per il passo successivo: il dibattito complesso».

    Il ‘dibattito complesso’ prevedeva un gran numero di corsi di formazione aggiuntivi, tra cui la memorizzazione di informazioni più approfondite sulle persone chiave (amichevoli e ostili) con cui mi sarei confrontato o scontrato.

    Anche in questo caso esistevano linee-guida tematiche, ma ci era concessa maggiore libertà di argomentazione.

    Il corso formativo avanzato forniva copioni specifici e strategie molto più dettagliate. Venivano analizzati perfino aspetti come la scelta dell’avatar più appropriato o l’uso di ‘immagini demotivanti’ che circolano sul web con un bordo nero.

    Dovevamo anche fare uso di rapporti finti o falsificati, e di immagini montate ad arte mediante photoshop. Questa parte del lavoro mi metteva tuttavia alquanto a disagio.

    In virtù del mio nuovo status venni anche autorizzato e addestrato al compito di trovare nuove reclute: persone ‘come me’ con la giusta personalità, l’inclinazione alla segretezza, la capacità di scrittura analitica, e la disperazione economica necessaria per accettare questo tipo di lavoro.

    Ma di lì a poco, ho cominciato a sentirmi in colpa. Non perché mi trovassi a promuovere ed imporre opinioni (come dicevo, ero apolitico prima, e pro-Israele in seguito), ma a causa della disonestà implicita. Se le nostre argomentazioni erano tanto giuste e corrette, mi chiedevo, perché mai agire in questo modo fraudolento? La verità, in quanto tale, non dovrebbe essere propagata con naturalezza, senza necessità di falsa propaganda?

    E poi: chi si celava dietro tutta questa operazione? Chi firmava il mio assegno mensile?

    Lo stress di dover mentire ai miei genitori e agli amici sulla mia presunta posizione di ‘consulente’ cominciava a pesare alquanto.
    Infine ho detto: adesso basta. Quando è troppo, è troppo.

    Ho lasciato questo lavoro alla fine del 2011. Da allora ho svolto una serie di lavori poco affascinanti, a tempo determinato e a bassa retribuzione. Ma almeno mi guadagno da vivere senza mentire e senza molestare le persone che si rivolgono alla rete per esprimere le proprie opinioni ed esercitare la libertà di espressione.

    Giorni fa sono capitato in quella parte di San Francisco e spinto dalla curiosità sono tornato sulla ‘scena del delitto’ per vedere cosa ne fosse del mio vecchio ufficio.
    Non era più lì. Aveva cambiato sede.

    Anche questo faceva parte della strategia. Non stare in un posto troppo a lungo, non mantenere lo stesso nome troppo a lungo, traslocare ogni sei mesi circa, mantenere un basso profilo, trovare nuovi addetti mediante il passaparola: è tutto parte dell’attività ‘trollesca’.

    Ma è un modo di vivere ingannevole, e a prescindere se la causa
    sia nobile o no (e personalmente sono ancora in favore di Israele) il fine non giustifica mezzi tanto discutibili.

    Questa è la mia confessione.
    E penso sia giusto che si sappia: i Troll esistono. Sono reali.
    Si muovono tra voi e prendono di mira in particolare quelli che tra voi sono marcati con l’etichetta d’oro – e cioè, quelli più ‘fastidiosi’ e scomodi.
    Prendetene ben atto.
    Sta a voi decidere come al meglio fare uso di questa consapevolezza.

    Un troll pentito

  • cardisem

    De te fabula narratur?
    —-

     Ero pagato per fare il Troll sionista pro-Israele

    Scrivo per uscire allo scoperto circa il mio passato come Troll pagato.

    Per un periodo di oltre sei mesi sono stato pagato per diffondere disinformazione e provocare polemiche politiche su Internet.

    Ho lasciato quel lavoro, un impiego fisso, verso la fine del 2011, perché ero disgustato con me stesso. Non riuscivo più a guardarmi allo specchio.

    Se questa confessione innescherà una sorta di vendetta contro di me, così sia. Parte di essere un uomo vero in questo mondo è avere valori reali per i quali combattere, quali che siano le conseguenze.

    La mia storia inizia nei primi mesi del 2011. Ero disoccupato da quasi un anno, dopo aver perso il mio ultimo lavoro nel campo dell’assistenza tecnica. Sempre più disperato e scoraggiato, ho colto al volo l’occasione quando una ex collega mi ha chiamato e mi ha detto di avere una potenziale miniera d’oro per me.

    «Quello che ti propongo è un lavoro insolito  – spiegò la mia ex collega –  che richiede segretezza. Ma lo stipendio è buono. So che scrivi bene, e questo è un lavoro che fa per te».
    (Vero: scrivere è sempre stato un hobby per me).

    Mi diede un numero di telefono e un indirizzo in uno dei quartieri più squallidi di San Francisco, la città in cui vivo.

    Incuriosito, ho chiesto alla mia ex-collega quale fosse il sito internet dell’azienda e qualche informazione in più. Lei si è messa a ridere: «Loro non hanno un sito web. E neanche un nome. Vedrai: ti basterà presentarti e dire che ti mando io».

    OK, sembrava sospetto, ma la disoccupazione di lunga durata genera disperazione, e la disperazione induce ad accantonare i sospetti quando si tratta di mettere il cibo in tavola.

    Il giorno dopo mi sono recato all’indirizzo in questione.

    La ditta si trovava al terzo piano di un edificio in cattive condizioni. L’aspetto non ispirava fiducia. Dopo aver attraversato un lungo corridoio coperto di linoleum e fiocamente illuminato dal neon, sono arrivato all’ingresso della sede in questione: una pesante porta di metallo con un cartello che diceva ‘United Amalgamated Industries, Inc.’

    In seguito mi resi conto che la ‘ditta’ cambiava nome su base quasi mensile, sempre utilizzando nomi blandi come quello, che non fornivano alcun indizio sulla natura delle attività reali dell’azienda.

    Non troppo pieno di speranza, entrai nella sede.

    L’interno era alquanto scarno. C’erano alcuni tavoli con sedie su cui una dozzina di persone scriveva usando computer obsoleti. Non c’erano decorazioni, nemmeno le solite piante finte per dare un tono allegro.
    Che squallore! Ma hey, un mendicante non può fare lo schizzinoso, giusto?

    Il manager, un uomo calvo sulla quarantina, si alzò dalla scrivania e mi venne incontro con un sorriso rassicurante.

    «Devi essere Chris, mi disse. Yvette mi ha detto che saresti venuto».
    (Yvette e Chris non sono ovviamente i nostri veri nomi).
    «Benvenuto. Permettimi di darti qualche informazione su quello che facciamo qui».

    Non ci fu alcun colloquio preliminare per decidere se assumermi. In seguito appresi che impiegavano solo persone raccomandate da altre che già svolgevano questa attività, in più addestrate a individuare candidati sulla base di fattori specifici, tra cui  la capacità di tenere la bocca chiusa, l’abilità a scrivere, e la necessità impellente di un impiego.

    Ci siamo seduti alla scrivania del manager, e lui iniziò a farmi domande sul mio background e in particolare sulle mie idee politiche (che erano praticamente inesistenti). Poi cominciò a spiegare il lavoro.

    «Qui lavoriamo per influenzare le opinioni della gente. I nostri committenti ci pagano per postare commenti nei forum, nelle chat più popolari e nei social network come Facebook».
    Chi erano questi committenti?
    «Oh, varie persone», disse vagamente. «A volte aziende private, a volte gruppi politici».

    Soddisfatto che le mie opinioni politiche non fossero forti, mi disse che sarei stato assegnato ai forum politici.
    «I candidati ideali per tali attività sono persone come te, senza ideali politici precisi», disse ridendo. «Può sembrare un controsenso, ma in realtà abbiamo scoperto che è proprio così».

    OK. Finché pagano bene, accetterò di credere a tutto ciò che vorranno farmi credere.
    Dopo avermi comunicato l’ammontare dello stipendio (che era molto più alto di quanto mi aspettassi) e pochi altri dettagli, il manager sottolineò la necessità di assoluta riservatezza e segretezza.

    «Non puoi raccontare a nessuno quello che facciamo qui. Non a tua moglie e nemmeno al cane…» (Non avevo né l’uno né l’altro, si dà il caso). «Ti cuciamo addosso un’identità di copertura, ti diamo un numero di telefono e ti creiamo un sito web finto che potrai utilizzare. Dovrai dire alla gente che sei un consulente. Dal momento che il tuo background nella vita reale è il supporto tecnico, questa sarà anche la tua attività di copertura. E’ un problema per te?»

    Nessun problema, gli assicurai.
    «Allora OK. Vogliamo cominciare?»
    «Adesso?», chiesi, un po ‘sorpreso.
    «Non c’è momento migliore del presente!», rispose con una risata.

    Il resto della giornata fu dedicato alla mia formazione.
    Un altro membro del team, una donna sulla trentina dalle maniere spicce, sarebbe stata il mio istruttore, e la mia formazione doveva durare due giorni.
    «Sembri un tipo sveglio, mi disse, e credo che imparerai in fretta».

    E infatti, il lavoro era più facile di quanto avessi immaginato.
    Il mio compito era semplice: mi avrebbero assegnato a quattro diversi siti web, con l’obiettivo di entrare in determinate discussioni e promuovere determinati punti di vista.

    Seppi poi che una parte del personale (come me) era assegnato ai commenti nei forum. Altri, invece, lavoravano su Facebook, e altri ancora nelle chat.
    Mi resi conto che per ognuno di questi tre mezzi di comunicazione venivano adottate specifiche strategie di ‘trolling’, e ogni troll si concentrava su una di esse in particolare.

    E in cosa consisteva il mio compito?

    «Dare supporto a Israele, e contraddire i commentatori anti-israeliani e anti-semiti».
    Mi stava bene.
    Non avevo opinioni in un modo o nell’altro su Israele – e poi, a chi piacevano gli anti-semiti o i nazisti? Non a me, comunque.
    Ma non sapevo molto sull’argomento. «Va benissimo», rispose la mia istruttrice. «Imparerai man mano che procedi. All’inizio ti dedicherai soprattutto a ciò che chiamiamo ‘sorveglianza tematica’. E’ alquanto semplice. In seguito, se mostri di avere talento, verrai addestrato per compiti più complessi, che richiedono una conoscenza più approfondita».

    La mia istruttrice mi consegnò due raccoglitori con fogli infilati in apposite schede trasparenti.

    IL  RACCOGLITORE  ‘ISRAELE’

    Il primo raccoglitore era semplicemente etichettato ‘Israele’.
    Era suddiviso in due sezioni.

    La prima sezione conteneva informazioni di base sull’argomento. Avrei dovuto leggere e imparare a memoria alcune di queste informazioni. La sezione comprendeva link a siti con materiale da leggere, articoli e interviste, e brani tratti da libri di storia.

    La seconda sezione, più voluminosa della prima, a
    veva il titolo: ‘Strategie’.
    Conteneva una lunga lista di ‘coppie di dialoghi’.
    In altre parole, erano modelli di dialogo con specifiche risposte a specifici commenti nei forum.
    Se un lettore commentava nel forum qualcosa di simile al modello di commento ‘X’, bisognava rispondere seguendo le indicazioni della risposta correlata.
    «Dovrai però diversificare un po’ le risposte di volta in volta – disse la mia istruttrice – altrimenti si noterà».

    Questa sezione conteneva anche una serie di suggerimenti per indirizzare il discorso secondo gli obiettivi da raggiungere, o per fare deragliare conversazioni che prendevano una brutta piega secondo i nostri criteri.

    Tali strategie comprendevano:
    – diverse forme di attacchi personali,
    – lamentarsi con i moderatori dei forum,
    – calunniare e mettere in cattiva luce il carattere dei nostri ‘avversari’,
    – l’uso di immagini e iconografie efficaci,
    – e perfino andare sul pesante con allusioni di carattere sessuale o pornografico, e altri trucchi del genere.

    «A volte dobbiamo giocare sporco», spiegò la mia istruttrice. «I nostri avversari non esitano a farlo, e quindi noi non possiamo tirarci indietro».

    IL  RACCOGLITORE  ‘SITI  WEB’

    Il secondo raccoglitore conteneva informazioni specifiche sui siti web a cui sarei stato assegnato.

    Si trattava dei siti con i forum più frequentati (come CNN News, Yahoo News, ecc.) e una manciata di siti più piccoli da frequentare a rotazione.

    Quando in seguito ho scritto questo ‘articolo-confessione’, l’ho proposto per  pubblicazione proprio al sito su cui avevo svolto gran parte della mia attività di troll. I gestori invece mi hanno perfino bandito dall’accesso al sito (forse vogliono perseguirmi legalmente?).

    Le informazioni specifiche per sito comprendevano la storia del sito, compresi gli scontri recenti, e le istruzioni su ciò che doveva essere evitato in ciascun sito per non essere banditi.

    Conteneva anche informazioni dettagliate sui moderatori e sui partecipanti più assidui, indicando:
    – luogo di provenienza se noto (visto che l’inglese si parla in tanti paesi),
    – tipo di personalità,
    – interessi specifici della persona
    – informazioni sulle debolezze psicologiche individuali e su come sfruttarle (!!!).

    «Concentrati sui partecipanti (o lettori) più popolari, quelli a cui abbiamo assegnato un ‘marchio d’oro’ – ha detto la mia istruttrice. Sono quelli che maggiormente influenzano gli altri. Ciascuno di loro vale 50 o anche 100 dei nomi meno noti».

    Ogni partecipante era classificato come ‘ostile’, ‘amichevole’ o ‘indifferente’ in relazione al nostro obiettivo.
    Dovevamo legare con i partecipanti ‘amichevoli’ e ingraziarci i moderatori, e c’erano anche informazioni sulle strategie da adottare per specifici partecipanti ‘ostili’.
    L’informazione era alquanto dettagliata, ma non del tutto perfetta per ciascun caso.

    «Se riesci a convertire un ‘ostile’ e a portarlo dalla nostra parte, riceverai un grosso bonus. Ma questo accade raramente, purtroppo. E quindi passerai la maggior parte del tempo ad attaccare e infangare gli ostili».

    All’inizio, come dicevo, il mio ruolo era relegato a fare il ‘poliziotto tematico’.

    Si trattava di un’attività alquanto semplice e ripetitiva. Consisteva nel contrastare le argomentazioni e deviare il discorso introducendo nuove tematiche. Ciò non richiedeva una conoscenza approfondita della materia di discussione.

    Per la maggior parte si trattava di fare uso dei modelli di ‘coppie di dialogo’ contenute nella sezione ‘Strategie’ del raccoglitore ‘Israele’. Era necessario far deragliare il filo del discorso quando andava in una direzione non favorevole dal nostro punto di vista, oppure lanciare accuse di razzismo e anti-semitismo.

    A volte dovevo forzare la mano e mentire dicendo che uno specifico commentatore aveva detto o fatto qualcosa in un’altra discussione, sapendo bene che non fosse vero. La cosa mi faceva star male, ma stavo anche peggio al pensiero di perdere l’unico lavoro che ero riuscito a trovare da quando avevo perso il mio ‘vero’ lavoro.

    In retrospettiva trovo curioso notare che, nonostante abbia iniziato questa attività sprovvisto di forti opinioni politiche, dopo alcune settimane mi sono ritrovato a essere emotivamente coinvolto nel difendere le idee pro-Israele, che stavo adottando per convinzione. Doveva essere intervenuto un qualche fattore psicologico … Immagino che un buon venditore impari ad amare sinceramente i prodotti che propone.

    «E’ un buon segno – commentò la mia istruttrice. Significa che sei pronto per il passo successivo: il dibattito complesso».

    Il ‘dibattito complesso’ prevedeva un gran numero di corsi di formazione aggiuntivi, tra cui la memorizzazione di informazioni più approfondite sulle persone chiave (amichevoli e ostili) con cui mi sarei confrontato o scontrato.

    Anche in questo caso esistevano linee-guida tematiche, ma ci era concessa maggiore libertà di argomentazione.

    Il corso formativo avanzato forniva copioni specifici e strategie molto più dettagliate. Venivano analizzati perfino aspetti come la scelta dell’avatar più appropriato o l’uso di ‘immagini demotivanti’ che circolano sul web con un bordo nero.

    Dovevamo anche fare uso di rapporti finti o falsificati, e di immagini montate ad arte mediante photoshop. Questa parte del lavoro mi metteva tuttavia alquanto a disagio.

    In virtù del mio nuovo status venni anche autorizzato e addestrato al compito di trovare nuove reclute: persone ‘come me’ con la giusta personalità, l’inclinazione alla segretezza, la capacità di scrittura analitica, e la disperazione economica necessaria per accettare questo tipo di lavoro.

    Ma di lì a poco, ho cominciato a sentirmi in colpa. Non perché mi trovassi a promuovere ed imporre opinioni (come dicevo, ero apolitico prima, e pro-Israele in seguito), ma a causa della disonestà implicita. Se le nostre argomentazioni erano tanto giuste e corrette, mi chiedevo, perché mai agire in questo modo fraudolento? La verità, in quanto tale, non dovrebbe essere propagata con naturalezza, senza necessità di falsa propaganda?

    E poi: chi si celava dietro tutta questa operazione? Chi firmava il mio assegno mensile?

    Lo stress di dover mentire ai miei genitori e agli amici sulla mia presunta posizione di ‘consulente’ cominciava a pesare alquanto.
    Infine ho detto: adesso basta. Quando è troppo, è troppo.

    Ho lasciato questo lavoro alla fine del 2011. Da allora ho svolto una serie di lavori poco affascinanti, a tempo determinato e a bassa retribuzione. Ma almeno mi guadagno da vivere senza mentire e senza molestare le persone che si rivolgono alla rete per esprimere le proprie opinioni ed esercitare la libertà di espressione.

    Giorni fa sono capitato in quella parte di San Francisco e spinto dalla curiosità sono tornato sulla ‘scena del delitto’ per vedere cosa ne fosse del mio vecchio ufficio.
    Non era più lì. Aveva cambiato sede.

    Anche questo faceva parte della strategia. Non stare in un posto troppo a lungo, non mantenere lo stesso nome troppo a lungo, traslocare ogni sei mesi circa, mantenere un basso profilo, trovare nuovi addetti mediante il passaparola: è tutto parte dell’attività ‘trollesca’.

    Ma è un modo di vivere ingannevole, e a prescindere se la causa si
    a nobile o no (e personalmente sono ancora in favore di Israele) il fine non giustifica mezzi tanto discutibili.

    Questa è la mia confessione.
    E penso sia giusto che si sappia: i Troll esistono. Sono reali.
    Si muovono tra voi e prendono di mira in particolare quelli che tra voi sono marcati con l’etichetta d’oro – e cioè, quelli più ‘fastidiosi’ e scomodi.
    Prendetene ben atto.
    Sta a voi decidere come al meglio fare uso di questa consapevolezza.

    Un troll pentito

  • cardisem

    Io conosco Socrate, Platone, Aristotele… per me la maietica resta "socratica”. Visto che sei così bravo, riportami i brani di Dante (che parla pure di ebrei) e di Shakesperare che non era certo uno studioso né di Aristotele nè di Platone…

    Ma intanto dimmi: de te fabula narratur?

    —–

     Ero pagato per fare il Troll sionista pro-Israele

    Scrivo per uscire allo scoperto circa il mio passato come Troll pagato.

    Per un periodo di oltre sei mesi sono stato pagato per diffondere disinformazione e provocare polemiche politiche su Internet.

    Ho lasciato quel lavoro, un impiego fisso, verso la fine del 2011, perché ero disgustato con me stesso. Non riuscivo più a guardarmi allo specchio.

    Se questa confessione innescherà una sorta di vendetta contro di me, così sia. Parte di essere un uomo vero in questo mondo è avere valori reali per i quali combattere, quali che siano le conseguenze.

    La mia storia inizia nei primi mesi del 2011. Ero disoccupato da quasi un anno, dopo aver perso il mio ultimo lavoro nel campo dell’assistenza tecnica. Sempre più disperato e scoraggiato, ho colto al volo l’occasione quando una ex collega mi ha chiamato e mi ha detto di avere una potenziale miniera d’oro per me.

    «Quello che ti propongo è un lavoro insolito  – spiegò la mia ex collega –  che richiede segretezza. Ma lo stipendio è buono. So che scrivi bene, e questo è un lavoro che fa per te».
    (Vero: scrivere è sempre stato un hobby per me).

    Mi diede un numero di telefono e un indirizzo in uno dei quartieri più squallidi di San Francisco, la città in cui vivo.

    Incuriosito, ho chiesto alla mia ex-collega quale fosse il sito internet dell’azienda e qualche informazione in più. Lei si è messa a ridere: «Loro non hanno un sito web. E neanche un nome. Vedrai: ti basterà presentarti e dire che ti mando io».

    OK, sembrava sospetto, ma la disoccupazione di lunga durata genera disperazione, e la disperazione induce ad accantonare i sospetti quando si tratta di mettere il cibo in tavola.

    Il giorno dopo mi sono recato all’indirizzo in questione.

    La ditta si trovava al terzo piano di un edificio in cattive condizioni. L’aspetto non ispirava fiducia. Dopo aver attraversato un lungo corridoio coperto di linoleum e fiocamente illuminato dal neon, sono arrivato all’ingresso della sede in questione: una pesante porta di metallo con un cartello che diceva ‘United Amalgamated Industries, Inc.’

    In seguito mi resi conto che la ‘ditta’ cambiava nome su base quasi mensile, sempre utilizzando nomi blandi come quello, che non fornivano alcun indizio sulla natura delle attività reali dell’azienda.

    Non troppo pieno di speranza, entrai nella sede.

    L’interno era alquanto scarno. C’erano alcuni tavoli con sedie su cui una dozzina di persone scriveva usando computer obsoleti. Non c’erano decorazioni, nemmeno le solite piante finte per dare un tono allegro.
    Che squallore! Ma hey, un mendicante non può fare lo schizzinoso, giusto?

    Il manager, un uomo calvo sulla quarantina, si alzò dalla scrivania e mi venne incontro con un sorriso rassicurante.

    «Devi essere Chris, mi disse. Yvette mi ha detto che saresti venuto».
    (Yvette e Chris non sono ovviamente i nostri veri nomi).
    «Benvenuto. Permettimi di darti qualche informazione su quello che facciamo qui».

    Non ci fu alcun colloquio preliminare per decidere se assumermi. In seguito appresi che impiegavano solo persone raccomandate da altre che già svolgevano questa attività, in più addestrate a individuare candidati sulla base di fattori specifici, tra cui  la capacità di tenere la bocca chiusa, l’abilità a scrivere, e la necessità impellente di un impiego.

    Ci siamo seduti alla scrivania del manager, e lui iniziò a farmi domande sul mio background e in particolare sulle mie idee politiche (che erano praticamente inesistenti). Poi cominciò a spiegare il lavoro.

    «Qui lavoriamo per influenzare le opinioni della gente. I nostri committenti ci pagano per postare commenti nei forum, nelle chat più popolari e nei social network come Facebook».
    Chi erano questi committenti?
    «Oh, varie persone», disse vagamente. «A volte aziende private, a volte gruppi politici».

    Soddisfatto che le mie opinioni politiche non fossero forti, mi disse che sarei stato assegnato ai forum politici.
    «I candidati ideali per tali attività sono persone come te, senza ideali politici precisi», disse ridendo. «Può sembrare un controsenso, ma in realtà abbiamo scoperto che è proprio così».

    OK. Finché pagano bene, accetterò di credere a tutto ciò che vorranno farmi credere.
    Dopo avermi comunicato l’ammontare dello stipendio (che era molto più alto di quanto mi aspettassi) e pochi altri dettagli, il manager sottolineò la necessità di assoluta riservatezza e segretezza.

    «Non puoi raccontare a nessuno quello che facciamo qui. Non a tua moglie e nemmeno al cane…» (Non avevo né l’uno né l’altro, si dà il caso). «Ti cuciamo addosso un’identità di copertura, ti diamo un numero di telefono e ti creiamo un sito web finto che potrai utilizzare. Dovrai dire alla gente che sei un consulente. Dal momento che il tuo background nella vita reale è il supporto tecnico, questa sarà anche la tua attività di copertura. E’ un problema per te?»

    Nessun problema, gli assicurai.
    «Allora OK. Vogliamo cominciare?»
    «Adesso?», chiesi, un po ‘sorpreso.
    «Non c’è momento migliore del presente!», rispose con una risata.

    Il resto della giornata fu dedicato alla mia formazione.
    Un altro membro del team, una donna sulla trentina dalle maniere spicce, sarebbe stata il mio istruttore, e la mia formazione doveva durare due giorni.
    «Sembri un tipo sveglio, mi disse, e credo che imparerai in fretta».

    E infatti, il lavoro era più facile di quanto avessi immaginato.
    Il mio compito era semplice: mi avrebbero assegnato a quattro diversi siti web, con l’obiettivo di entrare in determinate discussioni e promuovere determinati punti di vista.

    Seppi poi che una parte del personale (come me) era assegnato ai commenti nei forum. Altri, invece, lavoravano su Facebook, e altri ancora nelle chat.
    Mi resi conto che per ognuno di questi tre mezzi di comunicazione venivano adottate specifiche strategie di ‘trolling’, e ogni troll si concentrava su una di esse in particolare.

    E in cosa consisteva il mio compito?

    «Dare supporto a Israele, e contraddire i commentatori anti-israeliani e anti-semiti».
    Mi stava bene.
    Non avevo opinioni in un modo o nell’altro su Israele – e poi, a chi piacevano gli anti-semiti o i nazisti? Non a me, comunque.
    Ma non sapevo molto sull’argomento. «Va benissimo», rispose la mia istruttrice. «Imparerai man mano che procedi. All’inizio ti dedicherai soprattutto a ciò che chiamiamo ‘sorveglianza tematica’. E’ alquanto semplice. In seguito, se mostri di avere talento, verrai addestrato per compiti più complessi, che richiedono una conoscenza più approfondita».

    La mia istruttrice mi consegnò due raccoglitori con fogli infilati in apposite schede trasparenti.

    IL  RACCOGLITORE  ‘ISRAELE’

    Il primo raccoglitore era semplicemente etichettato ‘Israele’.
    Era suddiviso in due sezioni.

    La prima sezione conteneva
    informazioni di base sull’argomento. Avrei dovuto leggere e imparare a memoria alcune di queste informazioni. La sezione comprendeva link a siti con materiale da leggere, articoli e interviste, e brani tratti da libri di storia.

    La seconda sezione, più voluminosa della prima, aveva il titolo: ‘Strategie’.
    Conteneva una lunga lista di ‘coppie di dialoghi’.
    In altre parole, erano modelli di dialogo con specifiche risposte a specifici commenti nei forum.
    Se un lettore commentava nel forum qualcosa di simile al modello di commento ‘X’, bisognava rispondere seguendo le indicazioni della risposta correlata.
    «Dovrai però diversificare un po’ le risposte di volta in volta – disse la mia istruttrice – altrimenti si noterà».

    Questa sezione conteneva anche una serie di suggerimenti per indirizzare il discorso secondo gli obiettivi da raggiungere, o per fare deragliare conversazioni che prendevano una brutta piega secondo i nostri criteri.

    Tali strategie comprendevano:
    – diverse forme di attacchi personali,
    – lamentarsi con i moderatori dei forum,
    – calunniare e mettere in cattiva luce il carattere dei nostri ‘avversari’,
    – l’uso di immagini e iconografie efficaci,
    – e perfino andare sul pesante con allusioni di carattere sessuale o pornografico, e altri trucchi del genere.

    «A volte dobbiamo giocare sporco», spiegò la mia istruttrice. «I nostri avversari non esitano a farlo, e quindi noi non possiamo tirarci indietro».

    IL  RACCOGLITORE  ‘SITI  WEB’

    Il secondo raccoglitore conteneva informazioni specifiche sui siti web a cui sarei stato assegnato.

    Si trattava dei siti con i forum più frequentati (come CNN News, Yahoo News, ecc.) e una manciata di siti più piccoli da frequentare a rotazione.

    Quando in seguito ho scritto questo ‘articolo-confessione’, l’ho proposto per  pubblicazione proprio al sito su cui avevo svolto gran parte della mia attività di troll. I gestori invece mi hanno perfino bandito dall’accesso al sito (forse vogliono perseguirmi legalmente?).

    Le informazioni specifiche per sito comprendevano la storia del sito, compresi gli scontri recenti, e le istruzioni su ciò che doveva essere evitato in ciascun sito per non essere banditi.

    Conteneva anche informazioni dettagliate sui moderatori e sui partecipanti più assidui, indicando:
    – luogo di provenienza se noto (visto che l’inglese si parla in tanti paesi),
    – tipo di personalità,
    – interessi specifici della persona
    – informazioni sulle debolezze psicologiche individuali e su come sfruttarle (!!!).

    «Concentrati sui partecipanti (o lettori) più popolari, quelli a cui abbiamo assegnato un ‘marchio d’oro’ – ha detto la mia istruttrice. Sono quelli che maggiormente influenzano gli altri. Ciascuno di loro vale 50 o anche 100 dei nomi meno noti».

    Ogni partecipante era classificato come ‘ostile’, ‘amichevole’ o ‘indifferente’ in relazione al nostro obiettivo.
    Dovevamo legare con i partecipanti ‘amichevoli’ e ingraziarci i moderatori, e c’erano anche informazioni sulle strategie da adottare per specifici partecipanti ‘ostili’.
    L’informazione era alquanto dettagliata, ma non del tutto perfetta per ciascun caso.

    «Se riesci a convertire un ‘ostile’ e a portarlo dalla nostra parte, riceverai un grosso bonus. Ma questo accade raramente, purtroppo. E quindi passerai la maggior parte del tempo ad attaccare e infangare gli ostili».

    All’inizio, come dicevo, il mio ruolo era relegato a fare il ‘poliziotto tematico’.

    Si trattava di un’attività alquanto semplice e ripetitiva. Consisteva nel contrastare le argomentazioni e deviare il discorso introducendo nuove tematiche. Ciò non richiedeva una conoscenza approfondita della materia di discussione.

    Per la maggior parte si trattava di fare uso dei modelli di ‘coppie di dialogo’ contenute nella sezione ‘Strategie’ del raccoglitore ‘Israele’. Era necessario far deragliare il filo del discorso quando andava in una direzione non favorevole dal nostro punto di vista, oppure lanciare accuse di razzismo e anti-semitismo.

    A volte dovevo forzare la mano e mentire dicendo che uno specifico commentatore aveva detto o fatto qualcosa in un’altra discussione, sapendo bene che non fosse vero. La cosa mi faceva star male, ma stavo anche peggio al pensiero di perdere l’unico lavoro che ero riuscito a trovare da quando avevo perso il mio ‘vero’ lavoro.

    In retrospettiva trovo curioso notare che, nonostante abbia iniziato questa attività sprovvisto di forti opinioni politiche, dopo alcune settimane mi sono ritrovato a essere emotivamente coinvolto nel difendere le idee pro-Israele, che stavo adottando per convinzione. Doveva essere intervenuto un qualche fattore psicologico … Immagino che un buon venditore impari ad amare sinceramente i prodotti che propone.

    «E’ un buon segno – commentò la mia istruttrice. Significa che sei pronto per il passo successivo: il dibattito complesso».

    Il ‘dibattito complesso’ prevedeva un gran numero di corsi di formazione aggiuntivi, tra cui la memorizzazione di informazioni più approfondite sulle persone chiave (amichevoli e ostili) con cui mi sarei confrontato o scontrato.

    Anche in questo caso esistevano linee-guida tematiche, ma ci era concessa maggiore libertà di argomentazione.

    Il corso formativo avanzato forniva copioni specifici e strategie molto più dettagliate. Venivano analizzati perfino aspetti come la scelta dell’avatar più appropriato o l’uso di ‘immagini demotivanti’ che circolano sul web con un bordo nero.

    Dovevamo anche fare uso di rapporti finti o falsificati, e di immagini montate ad arte mediante photoshop. Questa parte del lavoro mi metteva tuttavia alquanto a disagio.

    In virtù del mio nuovo status venni anche autorizzato e addestrato al compito di trovare nuove reclute: persone ‘come me’ con la giusta personalità, l’inclinazione alla segretezza, la capacità di scrittura analitica, e la disperazione economica necessaria per accettare questo tipo di lavoro.

    Ma di lì a poco, ho cominciato a sentirmi in colpa. Non perché mi trovassi a promuovere ed imporre opinioni (come dicevo, ero apolitico prima, e pro-Israele in seguito), ma a causa della disonestà implicita. Se le nostre argomentazioni erano tanto giuste e corrette, mi chiedevo, perché mai agire in questo modo fraudolento? La verità, in quanto tale, non dovrebbe essere propagata con naturalezza, senza necessità di falsa propaganda?

    E poi: chi si celava dietro tutta questa operazione? Chi firmava il mio assegno mensile?

    Lo stress di dover mentire ai miei genitori e agli amici sulla mia presunta posizione di ‘consulente’ cominciava a pesare alquanto.
    Infine ho detto: adesso basta. Quando è troppo, è troppo.

    Ho lasciato questo lavoro alla fine del 2011. Da allora ho svolto una serie di lavori poco affascinanti, a tempo determinato e a bassa retribuzione. Ma almeno mi guadagno da vivere senza mentire e senza molestare le persone che si rivolgono alla rete per esprimere le proprie opinioni ed esercitare la libertà di espressione.

    Giorni fa sono capitato in quella parte di San Francisco e spinto dalla curiosità sono tornato sulla ‘scena del delitto’ per vedere cosa ne fosse del mio vecchio ufficio.
    Non era più lì. Aveva cambiato sede.

    Anche questo faceva parte della strategia. Non stare in un posto troppo a lungo, non ma
    ntenere lo stesso nome troppo a lungo, traslocare ogni sei mesi circa, mantenere un basso profilo, trovare nuovi addetti mediante il passaparola: è tutto parte dell’attività ‘trollesca’.

    Ma è un modo di vivere ingannevole, e a prescindere se la causa sia nobile o no (e personalmente sono ancora in favore di Israele) il fine non giustifica mezzi tanto discutibili.

    Questa è la mia confessione.
    E penso sia giusto che si sappia: i Troll esistono. Sono reali.
    Si muovono tra voi e prendono di mira in particolare quelli che tra voi sono marcati con l’etichetta d’oro – e cioè, quelli più ‘fastidiosi’ e scomodi.
    Prendetene ben atto.
    Sta a voi decidere come al meglio fare uso di questa consapevolezza.

    Un troll pentito

  • cardisem

    Ben detto, solo che io troll non sono, mentre di ho forti riscontri che de te fabula narratur:
    —-

     Ero pagato per fare il Troll sionista pro-Israele

    Scrivo per uscire allo scoperto circa il mio passato come Troll pagato.

    Per un periodo di oltre sei mesi sono stato pagato per diffondere disinformazione e provocare polemiche politiche su Internet.

    Ho lasciato quel lavoro, un impiego fisso, verso la fine del 2011, perché ero disgustato con me stesso. Non riuscivo più a guardarmi allo specchio.

    Se questa confessione innescherà una sorta di vendetta contro di me, così sia. Parte di essere un uomo vero in questo mondo è avere valori reali per i quali combattere, quali che siano le conseguenze.

    La mia storia inizia nei primi mesi del 2011. Ero disoccupato da quasi un anno, dopo aver perso il mio ultimo lavoro nel campo dell’assistenza tecnica. Sempre più disperato e scoraggiato, ho colto al volo l’occasione quando una ex collega mi ha chiamato e mi ha detto di avere una potenziale miniera d’oro per me.

    «Quello che ti propongo è un lavoro insolito  – spiegò la mia ex collega –  che richiede segretezza. Ma lo stipendio è buono. So che scrivi bene, e questo è un lavoro che fa per te».
    (Vero: scrivere è sempre stato un hobby per me).

    Mi diede un numero di telefono e un indirizzo in uno dei quartieri più squallidi di San Francisco, la città in cui vivo.

    Incuriosito, ho chiesto alla mia ex-collega quale fosse il sito internet dell’azienda e qualche informazione in più. Lei si è messa a ridere: «Loro non hanno un sito web. E neanche un nome. Vedrai: ti basterà presentarti e dire che ti mando io».

    OK, sembrava sospetto, ma la disoccupazione di lunga durata genera disperazione, e la disperazione induce ad accantonare i sospetti quando si tratta di mettere il cibo in tavola.

    Il giorno dopo mi sono recato all’indirizzo in questione.

    La ditta si trovava al terzo piano di un edificio in cattive condizioni. L’aspetto non ispirava fiducia. Dopo aver attraversato un lungo corridoio coperto di linoleum e fiocamente illuminato dal neon, sono arrivato all’ingresso della sede in questione: una pesante porta di metallo con un cartello che diceva ‘United Amalgamated Industries, Inc.’

    In seguito mi resi conto che la ‘ditta’ cambiava nome su base quasi mensile, sempre utilizzando nomi blandi come quello, che non fornivano alcun indizio sulla natura delle attività reali dell’azienda.

    Non troppo pieno di speranza, entrai nella sede.

    L’interno era alquanto scarno. C’erano alcuni tavoli con sedie su cui una dozzina di persone scriveva usando computer obsoleti. Non c’erano decorazioni, nemmeno le solite piante finte per dare un tono allegro.
    Che squallore! Ma hey, un mendicante non può fare lo schizzinoso, giusto?

    Il manager, un uomo calvo sulla quarantina, si alzò dalla scrivania e mi venne incontro con un sorriso rassicurante.

    «Devi essere Chris, mi disse. Yvette mi ha detto che saresti venuto».
    (Yvette e Chris non sono ovviamente i nostri veri nomi).
    «Benvenuto. Permettimi di darti qualche informazione su quello che facciamo qui».

    Non ci fu alcun colloquio preliminare per decidere se assumermi. In seguito appresi che impiegavano solo persone raccomandate da altre che già svolgevano questa attività, in più addestrate a individuare candidati sulla base di fattori specifici, tra cui  la capacità di tenere la bocca chiusa, l’abilità a scrivere, e la necessità impellente di un impiego.

    Ci siamo seduti alla scrivania del manager, e lui iniziò a farmi domande sul mio background e in particolare sulle mie idee politiche (che erano praticamente inesistenti). Poi cominciò a spiegare il lavoro.

    «Qui lavoriamo per influenzare le opinioni della gente. I nostri committenti ci pagano per postare commenti nei forum, nelle chat più popolari e nei social network come Facebook».
    Chi erano questi committenti?
    «Oh, varie persone», disse vagamente. «A volte aziende private, a volte gruppi politici».

    Soddisfatto che le mie opinioni politiche non fossero forti, mi disse che sarei stato assegnato ai forum politici.
    «I candidati ideali per tali attività sono persone come te, senza ideali politici precisi», disse ridendo. «Può sembrare un controsenso, ma in realtà abbiamo scoperto che è proprio così».

    OK. Finché pagano bene, accetterò di credere a tutto ciò che vorranno farmi credere.
    Dopo avermi comunicato l’ammontare dello stipendio (che era molto più alto di quanto mi aspettassi) e pochi altri dettagli, il manager sottolineò la necessità di assoluta riservatezza e segretezza.

    «Non puoi raccontare a nessuno quello che facciamo qui. Non a tua moglie e nemmeno al cane…» (Non avevo né l’uno né l’altro, si dà il caso). «Ti cuciamo addosso un’identità di copertura, ti diamo un numero di telefono e ti creiamo un sito web finto che potrai utilizzare. Dovrai dire alla gente che sei un consulente. Dal momento che il tuo background nella vita reale è il supporto tecnico, questa sarà anche la tua attività di copertura. E’ un problema per te?»

    Nessun problema, gli assicurai.
    «Allora OK. Vogliamo cominciare?»
    «Adesso?», chiesi, un po ‘sorpreso.
    «Non c’è momento migliore del presente!», rispose con una risata.

    Il resto della giornata fu dedicato alla mia formazione.
    Un altro membro del team, una donna sulla trentina dalle maniere spicce, sarebbe stata il mio istruttore, e la mia formazione doveva durare due giorni.
    «Sembri un tipo sveglio, mi disse, e credo che imparerai in fretta».

    E infatti, il lavoro era più facile di quanto avessi immaginato.
    Il mio compito era semplice: mi avrebbero assegnato a quattro diversi siti web, con l’obiettivo di entrare in determinate discussioni e promuovere determinati punti di vista.

    Seppi poi che una parte del personale (come me) era assegnato ai commenti nei forum. Altri, invece, lavoravano su Facebook, e altri ancora nelle chat.
    Mi resi conto che per ognuno di questi tre mezzi di comunicazione venivano adottate specifiche strategie di ‘trolling’, e ogni troll si concentrava su una di esse in particolare.

    E in cosa consisteva il mio compito?

    «Dare supporto a Israele, e contraddire i commentatori anti-israeliani e anti-semiti».
    Mi stava bene.
    Non avevo opinioni in un modo o nell’altro su Israele – e poi, a chi piacevano gli anti-semiti o i nazisti? Non a me, comunque.
    Ma non sapevo molto sull’argomento. «Va benissimo», rispose la mia istruttrice. «Imparerai man mano che procedi. All’inizio ti dedicherai soprattutto a ciò che chiamiamo ‘sorveglianza tematica’. E’ alquanto semplice. In seguito, se mostri di avere talento, verrai addestrato per compiti più complessi, che richiedono una conoscenza più approfondita».

    La mia istruttrice mi consegnò due raccoglitori con fogli infilati in apposite schede trasparenti.

    IL  RACCOGLITORE  ‘ISRAELE’

    Il primo raccoglitore era semplicemente etichettato ‘Israele’.
    Era suddiviso in due sezioni.

    La prima sezione conteneva informazioni di base sull’argomento. Avrei dovuto leggere e imparare a memoria alcune di queste informazioni. La sezione comprendeva link a siti con materiale da leggere, articoli e interviste, e brani tratti da libri di
    storia.

    La seconda sezione, più voluminosa della prima, aveva il titolo: ‘Strategie’.
    Conteneva una lunga lista di ‘coppie di dialoghi’.
    In altre parole, erano modelli di dialogo con specifiche risposte a specifici commenti nei forum.
    Se un lettore commentava nel forum qualcosa di simile al modello di commento ‘X’, bisognava rispondere seguendo le indicazioni della risposta correlata.
    «Dovrai però diversificare un po’ le risposte di volta in volta – disse la mia istruttrice – altrimenti si noterà».

    Questa sezione conteneva anche una serie di suggerimenti per indirizzare il discorso secondo gli obiettivi da raggiungere, o per fare deragliare conversazioni che prendevano una brutta piega secondo i nostri criteri.

    Tali strategie comprendevano:
    – diverse forme di attacchi personali,
    – lamentarsi con i moderatori dei forum,
    – calunniare e mettere in cattiva luce il carattere dei nostri ‘avversari’,
    – l’uso di immagini e iconografie efficaci,
    – e perfino andare sul pesante con allusioni di carattere sessuale o pornografico, e altri trucchi del genere.

    «A volte dobbiamo giocare sporco», spiegò la mia istruttrice. «I nostri avversari non esitano a farlo, e quindi noi non possiamo tirarci indietro».

    IL  RACCOGLITORE  ‘SITI  WEB’

    Il secondo raccoglitore conteneva informazioni specifiche sui siti web a cui sarei stato assegnato.

    Si trattava dei siti con i forum più frequentati (come CNN News, Yahoo News, ecc.) e una manciata di siti più piccoli da frequentare a rotazione.

    Quando in seguito ho scritto questo ‘articolo-confessione’, l’ho proposto per  pubblicazione proprio al sito su cui avevo svolto gran parte della mia attività di troll. I gestori invece mi hanno perfino bandito dall’accesso al sito (forse vogliono perseguirmi legalmente?).

    Le informazioni specifiche per sito comprendevano la storia del sito, compresi gli scontri recenti, e le istruzioni su ciò che doveva essere evitato in ciascun sito per non essere banditi.

    Conteneva anche informazioni dettagliate sui moderatori e sui partecipanti più assidui, indicando:
    – luogo di provenienza se noto (visto che l’inglese si parla in tanti paesi),
    – tipo di personalità,
    – interessi specifici della persona
    – informazioni sulle debolezze psicologiche individuali e su come sfruttarle (!!!).

    «Concentrati sui partecipanti (o lettori) più popolari, quelli a cui abbiamo assegnato un ‘marchio d’oro’ – ha detto la mia istruttrice. Sono quelli che maggiormente influenzano gli altri. Ciascuno di loro vale 50 o anche 100 dei nomi meno noti».

    Ogni partecipante era classificato come ‘ostile’, ‘amichevole’ o ‘indifferente’ in relazione al nostro obiettivo.
    Dovevamo legare con i partecipanti ‘amichevoli’ e ingraziarci i moderatori, e c’erano anche informazioni sulle strategie da adottare per specifici partecipanti ‘ostili’.
    L’informazione era alquanto dettagliata, ma non del tutto perfetta per ciascun caso.

    «Se riesci a convertire un ‘ostile’ e a portarlo dalla nostra parte, riceverai un grosso bonus. Ma questo accade raramente, purtroppo. E quindi passerai la maggior parte del tempo ad attaccare e infangare gli ostili».

    All’inizio, come dicevo, il mio ruolo era relegato a fare il ‘poliziotto tematico’.

    Si trattava di un’attività alquanto semplice e ripetitiva. Consisteva nel contrastare le argomentazioni e deviare il discorso introducendo nuove tematiche. Ciò non richiedeva una conoscenza approfondita della materia di discussione.

    Per la maggior parte si trattava di fare uso dei modelli di ‘coppie di dialogo’ contenute nella sezione ‘Strategie’ del raccoglitore ‘Israele’. Era necessario far deragliare il filo del discorso quando andava in una direzione non favorevole dal nostro punto di vista, oppure lanciare accuse di razzismo e anti-semitismo.

    A volte dovevo forzare la mano e mentire dicendo che uno specifico commentatore aveva detto o fatto qualcosa in un’altra discussione, sapendo bene che non fosse vero. La cosa mi faceva star male, ma stavo anche peggio al pensiero di perdere l’unico lavoro che ero riuscito a trovare da quando avevo perso il mio ‘vero’ lavoro.

    In retrospettiva trovo curioso notare che, nonostante abbia iniziato questa attività sprovvisto di forti opinioni politiche, dopo alcune settimane mi sono ritrovato a essere emotivamente coinvolto nel difendere le idee pro-Israele, che stavo adottando per convinzione. Doveva essere intervenuto un qualche fattore psicologico … Immagino che un buon venditore impari ad amare sinceramente i prodotti che propone.

    «E’ un buon segno – commentò la mia istruttrice. Significa che sei pronto per il passo successivo: il dibattito complesso».

    Il ‘dibattito complesso’ prevedeva un gran numero di corsi di formazione aggiuntivi, tra cui la memorizzazione di informazioni più approfondite sulle persone chiave (amichevoli e ostili) con cui mi sarei confrontato o scontrato.

    Anche in questo caso esistevano linee-guida tematiche, ma ci era concessa maggiore libertà di argomentazione.

    Il corso formativo avanzato forniva copioni specifici e strategie molto più dettagliate. Venivano analizzati perfino aspetti come la scelta dell’avatar più appropriato o l’uso di ‘immagini demotivanti’ che circolano sul web con un bordo nero.

    Dovevamo anche fare uso di rapporti finti o falsificati, e di immagini montate ad arte mediante photoshop. Questa parte del lavoro mi metteva tuttavia alquanto a disagio.

    In virtù del mio nuovo status venni anche autorizzato e addestrato al compito di trovare nuove reclute: persone ‘come me’ con la giusta personalità, l’inclinazione alla segretezza, la capacità di scrittura analitica, e la disperazione economica necessaria per accettare questo tipo di lavoro.

    Ma di lì a poco, ho cominciato a sentirmi in colpa. Non perché mi trovassi a promuovere ed imporre opinioni (come dicevo, ero apolitico prima, e pro-Israele in seguito), ma a causa della disonestà implicita. Se le nostre argomentazioni erano tanto giuste e corrette, mi chiedevo, perché mai agire in questo modo fraudolento? La verità, in quanto tale, non dovrebbe essere propagata con naturalezza, senza necessità di falsa propaganda?

    E poi: chi si celava dietro tutta questa operazione? Chi firmava il mio assegno mensile?

    Lo stress di dover mentire ai miei genitori e agli amici sulla mia presunta posizione di ‘consulente’ cominciava a pesare alquanto.
    Infine ho detto: adesso basta. Quando è troppo, è troppo.

    Ho lasciato questo lavoro alla fine del 2011. Da allora ho svolto una serie di lavori poco affascinanti, a tempo determinato e a bassa retribuzione. Ma almeno mi guadagno da vivere senza mentire e senza molestare le persone che si rivolgono alla rete per esprimere le proprie opinioni ed esercitare la libertà di espressione.

    Giorni fa sono capitato in quella parte di San Francisco e spinto dalla curiosità sono tornato sulla ‘scena del delitto’ per vedere cosa ne fosse del mio vecchio ufficio.
    Non era più lì. Aveva cambiato sede.

    Anche questo faceva parte della strategia. Non stare in un posto troppo a lungo, non mantenere lo stesso nome troppo a lungo, traslocare ogni sei mesi circa, mantenere un basso profilo, trovare nuovi addetti mediante il passaparola: è tutto parte dell’attività ‘trollesca’.

    M
    a è un modo di vivere ingannevole, e a prescindere se la causa sia nobile o no (e personalmente sono ancora in favore di Israele) il fine non giustifica mezzi tanto discutibili.

    Questa è la mia confessione.
    E penso sia giusto che si sappia: i Troll esistono. Sono reali.
    Si muovono tra voi e prendono di mira in particolare quelli che tra voi sono marcati con l’etichetta d’oro – e cioè, quelli più ‘fastidiosi’ e scomodi.
    Prendetene ben atto.
    Sta a voi decidere come al meglio fare uso di questa consapevolezza.

    Un troll pentito

  • cardisem

    a proposito di maieutica aristotelica, hai ragione, chiedo scusa, ho trovato un riscontro, secondo quanto tu dice che se ne parla in Dante.  Qui il riscontro:

    MAIEUTICA DI DI RAZZA GIUSEPPE

    Via Alighieri Dante 18 – 20017 Rho (MI)

    Ma mi interessa ben altro riscontro: de te fabula narratur?

     Ero pagato per fare il Troll sionista pro-Israele

    Scrivo per uscire allo scoperto circa il mio passato come Troll pagato.

    Per un periodo di oltre sei mesi sono stato pagato per diffondere disinformazione e provocare polemiche politiche su Internet.

    Ho lasciato quel lavoro, un impiego fisso, verso la fine del 2011, perché ero disgustato con me stesso. Non riuscivo più a guardarmi allo specchio.

    Se questa confessione innescherà una sorta di vendetta contro di me, così sia. Parte di essere un uomo vero in questo mondo è avere valori reali per i quali combattere, quali che siano le conseguenze.

    La mia storia inizia nei primi mesi del 2011. Ero disoccupato da quasi un anno, dopo aver perso il mio ultimo lavoro nel campo dell’assistenza tecnica. Sempre più disperato e scoraggiato, ho colto al volo l’occasione quando una ex collega mi ha chiamato e mi ha detto di avere una potenziale miniera d’oro per me.

    «Quello che ti propongo è un lavoro insolito  – spiegò la mia ex collega –  che richiede segretezza. Ma lo stipendio è buono. So che scrivi bene, e questo è un lavoro che fa per te».
    (Vero: scrivere è sempre stato un hobby per me).

    Mi diede un numero di telefono e un indirizzo in uno dei quartieri più squallidi di San Francisco, la città in cui vivo.

    Incuriosito, ho chiesto alla mia ex-collega quale fosse il sito internet dell’azienda e qualche informazione in più. Lei si è messa a ridere: «Loro non hanno un sito web. E neanche un nome. Vedrai: ti basterà presentarti e dire che ti mando io».

    OK, sembrava sospetto, ma la disoccupazione di lunga durata genera disperazione, e la disperazione induce ad accantonare i sospetti quando si tratta di mettere il cibo in tavola.

    Il giorno dopo mi sono recato all’indirizzo in questione.

    La ditta si trovava al terzo piano di un edificio in cattive condizioni. L’aspetto non ispirava fiducia. Dopo aver attraversato un lungo corridoio coperto di linoleum e fiocamente illuminato dal neon, sono arrivato all’ingresso della sede in questione: una pesante porta di metallo con un cartello che diceva ‘United Amalgamated Industries, Inc.’

    In seguito mi resi conto che la ‘ditta’ cambiava nome su base quasi mensile, sempre utilizzando nomi blandi come quello, che non fornivano alcun indizio sulla natura delle attività reali dell’azienda.

    Non troppo pieno di speranza, entrai nella sede.

    L’interno era alquanto scarno. C’erano alcuni tavoli con sedie su cui una dozzina di persone scriveva usando computer obsoleti. Non c’erano decorazioni, nemmeno le solite piante finte per dare un tono allegro.
    Che squallore! Ma hey, un mendicante non può fare lo schizzinoso, giusto?

    Il manager, un uomo calvo sulla quarantina, si alzò dalla scrivania e mi venne incontro con un sorriso rassicurante.

    «Devi essere Chris, mi disse. Yvette mi ha detto che saresti venuto».
    (Yvette e Chris non sono ovviamente i nostri veri nomi).
    «Benvenuto. Permettimi di darti qualche informazione su quello che facciamo qui».

    Non ci fu alcun colloquio preliminare per decidere se assumermi. In seguito appresi che impiegavano solo persone raccomandate da altre che già svolgevano questa attività, in più addestrate a individuare candidati sulla base di fattori specifici, tra cui  la capacità di tenere la bocca chiusa, l’abilità a scrivere, e la necessità impellente di un impiego.

    Ci siamo seduti alla scrivania del manager, e lui iniziò a farmi domande sul mio background e in particolare sulle mie idee politiche (che erano praticamente inesistenti). Poi cominciò a spiegare il lavoro.

    «Qui lavoriamo per influenzare le opinioni della gente. I nostri committenti ci pagano per postare commenti nei forum, nelle chat più popolari e nei social network come Facebook».
    Chi erano questi committenti?
    «Oh, varie persone», disse vagamente. «A volte aziende private, a volte gruppi politici».

    Soddisfatto che le mie opinioni politiche non fossero forti, mi disse che sarei stato assegnato ai forum politici.
    «I candidati ideali per tali attività sono persone come te, senza ideali politici precisi», disse ridendo. «Può sembrare un controsenso, ma in realtà abbiamo scoperto che è proprio così».

    OK. Finché pagano bene, accetterò di credere a tutto ciò che vorranno farmi credere.
    Dopo avermi comunicato l’ammontare dello stipendio (che era molto più alto di quanto mi aspettassi) e pochi altri dettagli, il manager sottolineò la necessità di assoluta riservatezza e segretezza.

    «Non puoi raccontare a nessuno quello che facciamo qui. Non a tua moglie e nemmeno al cane…» (Non avevo né l’uno né l’altro, si dà il caso). «Ti cuciamo addosso un’identità di copertura, ti diamo un numero di telefono e ti creiamo un sito web finto che potrai utilizzare. Dovrai dire alla gente che sei un consulente. Dal momento che il tuo background nella vita reale è il supporto tecnico, questa sarà anche la tua attività di copertura. E’ un problema per te?»

    Nessun problema, gli assicurai.
    «Allora OK. Vogliamo cominciare?»
    «Adesso?», chiesi, un po ‘sorpreso.
    «Non c’è momento migliore del presente!», rispose con una risata.

    Il resto della giornata fu dedicato alla mia formazione.
    Un altro membro del team, una donna sulla trentina dalle maniere spicce, sarebbe stata il mio istruttore, e la mia formazione doveva durare due giorni.
    «Sembri un tipo sveglio, mi disse, e credo che imparerai in fretta».

    E infatti, il lavoro era più facile di quanto avessi immaginato.
    Il mio compito era semplice: mi avrebbero assegnato a quattro diversi siti web, con l’obiettivo di entrare in determinate discussioni e promuovere determinati punti di vista.

    Seppi poi che una parte del personale (come me) era assegnato ai commenti nei forum. Altri, invece, lavoravano su Facebook, e altri ancora nelle chat.
    Mi resi conto che per ognuno di questi tre mezzi di comunicazione venivano adottate specifiche strategie di ‘trolling’, e ogni troll si concentrava su una di esse in particolare.

    E in cosa consisteva il mio compito?

    «Dare supporto a Israele, e contraddire i commentatori anti-israeliani e anti-semiti».
    Mi stava bene.
    Non avevo opinioni in un modo o nell’altro su Israele – e poi, a chi piacevano gli anti-semiti o i nazisti? Non a me, comunque.
    Ma non sapevo molto sull’argomento. «Va benissimo», rispose la mia istruttrice. «Imparerai man mano che procedi. All’inizio ti dedicherai soprattutto a ciò che chiamiamo ‘sorveglianza tematica’. E’ alquanto semplice. In seguito, se mostri di avere talento, verrai addestrato per compiti più complessi, che richiedono una conoscenza più approfondita».

    La mia istruttrice mi consegnò due raccoglitori con fogli infilati in apposite schede trasparenti.

    IL  RACCOGLITORE  ‘ISRAELE’

    Il primo raccoglitore
    era semplicemente etichettato ‘Israele’.
    Era suddiviso in due sezioni.

    La prima sezione conteneva informazioni di base sull’argomento. Avrei dovuto leggere e imparare a memoria alcune di queste informazioni. La sezione comprendeva link a siti con materiale da leggere, articoli e interviste, e brani tratti da libri di storia.

    La seconda sezione, più voluminosa della prima, aveva il titolo: ‘Strategie’.
    Conteneva una lunga lista di ‘coppie di dialoghi’.
    In altre parole, erano modelli di dialogo con specifiche risposte a specifici commenti nei forum.
    Se un lettore commentava nel forum qualcosa di simile al modello di commento ‘X’, bisognava rispondere seguendo le indicazioni della risposta correlata.
    «Dovrai però diversificare un po’ le risposte di volta in volta – disse la mia istruttrice – altrimenti si noterà».

    Questa sezione conteneva anche una serie di suggerimenti per indirizzare il discorso secondo gli obiettivi da raggiungere, o per fare deragliare conversazioni che prendevano una brutta piega secondo i nostri criteri.

    Tali strategie comprendevano:
    – diverse forme di attacchi personali,
    – lamentarsi con i moderatori dei forum,
    – calunniare e mettere in cattiva luce il carattere dei nostri ‘avversari’,
    – l’uso di immagini e iconografie efficaci,
    – e perfino andare sul pesante con allusioni di carattere sessuale o pornografico, e altri trucchi del genere.

    «A volte dobbiamo giocare sporco», spiegò la mia istruttrice. «I nostri avversari non esitano a farlo, e quindi noi non possiamo tirarci indietro».

    IL  RACCOGLITORE  ‘SITI  WEB’

    Il secondo raccoglitore conteneva informazioni specifiche sui siti web a cui sarei stato assegnato.

    Si trattava dei siti con i forum più frequentati (come CNN News, Yahoo News, ecc.) e una manciata di siti più piccoli da frequentare a rotazione.

    Quando in seguito ho scritto questo ‘articolo-confessione’, l’ho proposto per  pubblicazione proprio al sito su cui avevo svolto gran parte della mia attività di troll. I gestori invece mi hanno perfino bandito dall’accesso al sito (forse vogliono perseguirmi legalmente?).

    Le informazioni specifiche per sito comprendevano la storia del sito, compresi gli scontri recenti, e le istruzioni su ciò che doveva essere evitato in ciascun sito per non essere banditi.

    Conteneva anche informazioni dettagliate sui moderatori e sui partecipanti più assidui, indicando:
    – luogo di provenienza se noto (visto che l’inglese si parla in tanti paesi),
    – tipo di personalità,
    – interessi specifici della persona
    – informazioni sulle debolezze psicologiche individuali e su come sfruttarle (!!!).

    «Concentrati sui partecipanti (o lettori) più popolari, quelli a cui abbiamo assegnato un ‘marchio d’oro’ – ha detto la mia istruttrice. Sono quelli che maggiormente influenzano gli altri. Ciascuno di loro vale 50 o anche 100 dei nomi meno noti».

    Ogni partecipante era classificato come ‘ostile’, ‘amichevole’ o ‘indifferente’ in relazione al nostro obiettivo.
    Dovevamo legare con i partecipanti ‘amichevoli’ e ingraziarci i moderatori, e c’erano anche informazioni sulle strategie da adottare per specifici partecipanti ‘ostili’.
    L’informazione era alquanto dettagliata, ma non del tutto perfetta per ciascun caso.

    «Se riesci a convertire un ‘ostile’ e a portarlo dalla nostra parte, riceverai un grosso bonus. Ma questo accade raramente, purtroppo. E quindi passerai la maggior parte del tempo ad attaccare e infangare gli ostili».

    All’inizio, come dicevo, il mio ruolo era relegato a fare il ‘poliziotto tematico’.

    Si trattava di un’attività alquanto semplice e ripetitiva. Consisteva nel contrastare le argomentazioni e deviare il discorso introducendo nuove tematiche. Ciò non richiedeva una conoscenza approfondita della materia di discussione.

    Per la maggior parte si trattava di fare uso dei modelli di ‘coppie di dialogo’ contenute nella sezione ‘Strategie’ del raccoglitore ‘Israele’. Era necessario far deragliare il filo del discorso quando andava in una direzione non favorevole dal nostro punto di vista, oppure lanciare accuse di razzismo e anti-semitismo.

    A volte dovevo forzare la mano e mentire dicendo che uno specifico commentatore aveva detto o fatto qualcosa in un’altra discussione, sapendo bene che non fosse vero. La cosa mi faceva star male, ma stavo anche peggio al pensiero di perdere l’unico lavoro che ero riuscito a trovare da quando avevo perso il mio ‘vero’ lavoro.

    In retrospettiva trovo curioso notare che, nonostante abbia iniziato questa attività sprovvisto di forti opinioni politiche, dopo alcune settimane mi sono ritrovato a essere emotivamente coinvolto nel difendere le idee pro-Israele, che stavo adottando per convinzione. Doveva essere intervenuto un qualche fattore psicologico … Immagino che un buon venditore impari ad amare sinceramente i prodotti che propone.

    «E’ un buon segno – commentò la mia istruttrice. Significa che sei pronto per il passo successivo: il dibattito complesso».

    Il ‘dibattito complesso’ prevedeva un gran numero di corsi di formazione aggiuntivi, tra cui la memorizzazione di informazioni più approfondite sulle persone chiave (amichevoli e ostili) con cui mi sarei confrontato o scontrato.

    Anche in questo caso esistevano linee-guida tematiche, ma ci era concessa maggiore libertà di argomentazione.

    Il corso formativo avanzato forniva copioni specifici e strategie molto più dettagliate. Venivano analizzati perfino aspetti come la scelta dell’avatar più appropriato o l’uso di ‘immagini demotivanti’ che circolano sul web con un bordo nero.

    Dovevamo anche fare uso di rapporti finti o falsificati, e di immagini montate ad arte mediante photoshop. Questa parte del lavoro mi metteva tuttavia alquanto a disagio.

    In virtù del mio nuovo status venni anche autorizzato e addestrato al compito di trovare nuove reclute: persone ‘come me’ con la giusta personalità, l’inclinazione alla segretezza, la capacità di scrittura analitica, e la disperazione economica necessaria per accettare questo tipo di lavoro.

    Ma di lì a poco, ho cominciato a sentirmi in colpa. Non perché mi trovassi a promuovere ed imporre opinioni (come dicevo, ero apolitico prima, e pro-Israele in seguito), ma a causa della disonestà implicita. Se le nostre argomentazioni erano tanto giuste e corrette, mi chiedevo, perché mai agire in questo modo fraudolento? La verità, in quanto tale, non dovrebbe essere propagata con naturalezza, senza necessità di falsa propaganda?

    E poi: chi si celava dietro tutta questa operazione? Chi firmava il mio assegno mensile?

    Lo stress di dover mentire ai miei genitori e agli amici sulla mia presunta posizione di ‘consulente’ cominciava a pesare alquanto.
    Infine ho detto: adesso basta. Quando è troppo, è troppo.

    Ho lasciato questo lavoro alla fine del 2011. Da allora ho svolto una serie di lavori poco affascinanti, a tempo determinato e a bassa retribuzione. Ma almeno mi guadagno da vivere senza mentire e senza molestare le persone che si rivolgono alla rete per esprimere le proprie opinioni ed esercitare la libertà di espressione.

    Giorni fa sono capitato in quella parte di San Francisco e spinto dalla curiosità sono tornato sulla ‘scena del delitto’ per vedere cosa ne fosse del mio vecchio ufficio.
    Non era più l&igrav
    e;. Aveva cambiato sede.

    Anche questo faceva parte della strategia. Non stare in un posto troppo a lungo, non mantenere lo stesso nome troppo a lungo, traslocare ogni sei mesi circa, mantenere un basso profilo, trovare nuovi addetti mediante il passaparola: è tutto parte dell’attività ‘trollesca’.

    Ma è un modo di vivere ingannevole, e a prescindere se la causa sia nobile o no (e personalmente sono ancora in favore di Israele) il fine non giustifica mezzi tanto discutibili.

    Questa è la mia confessione.
    E penso sia giusto che si sappia: i Troll esistono. Sono reali.
    Si muovono tra voi e prendono di mira in particolare quelli che tra voi sono marcati con l’etichetta d’oro – e cioè, quelli più ‘fastidiosi’ e scomodi.
    Prendetene ben atto.
    Sta a voi decidere come al meglio fare uso di questa consapevolezza.

    Un troll pentito

  • cardisem

    Io "neonazista"? E da cosa lo desumi? Invece, dimmi tu se de te fabula narratur?
    —-

     Ero pagato per fare il Troll sionista pro-Israele

    Scrivo per uscire allo scoperto circa il mio passato come Troll pagato.

    Per un periodo di oltre sei mesi sono stato pagato per diffondere disinformazione e provocare polemiche politiche su Internet.

    Ho lasciato quel lavoro, un impiego fisso, verso la fine del 2011, perché ero disgustato con me stesso. Non riuscivo più a guardarmi allo specchio.

    Se questa confessione innescherà una sorta di vendetta contro di me, così sia. Parte di essere un uomo vero in questo mondo è avere valori reali per i quali combattere, quali che siano le conseguenze.

    La mia storia inizia nei primi mesi del 2011. Ero disoccupato da quasi un anno, dopo aver perso il mio ultimo lavoro nel campo dell’assistenza tecnica. Sempre più disperato e scoraggiato, ho colto al volo l’occasione quando una ex collega mi ha chiamato e mi ha detto di avere una potenziale miniera d’oro per me.

    «Quello che ti propongo è un lavoro insolito  – spiegò la mia ex collega –  che richiede segretezza. Ma lo stipendio è buono. So che scrivi bene, e questo è un lavoro che fa per te».
    (Vero: scrivere è sempre stato un hobby per me).

    Mi diede un numero di telefono e un indirizzo in uno dei quartieri più squallidi di San Francisco, la città in cui vivo.

    Incuriosito, ho chiesto alla mia ex-collega quale fosse il sito internet dell’azienda e qualche informazione in più. Lei si è messa a ridere: «Loro non hanno un sito web. E neanche un nome. Vedrai: ti basterà presentarti e dire che ti mando io».

    OK, sembrava sospetto, ma la disoccupazione di lunga durata genera disperazione, e la disperazione induce ad accantonare i sospetti quando si tratta di mettere il cibo in tavola.

    Il giorno dopo mi sono recato all’indirizzo in questione.

    La ditta si trovava al terzo piano di un edificio in cattive condizioni. L’aspetto non ispirava fiducia. Dopo aver attraversato un lungo corridoio coperto di linoleum e fiocamente illuminato dal neon, sono arrivato all’ingresso della sede in questione: una pesante porta di metallo con un cartello che diceva ‘United Amalgamated Industries, Inc.’

    In seguito mi resi conto che la ‘ditta’ cambiava nome su base quasi mensile, sempre utilizzando nomi blandi come quello, che non fornivano alcun indizio sulla natura delle attività reali dell’azienda.

    Non troppo pieno di speranza, entrai nella sede.

    L’interno era alquanto scarno. C’erano alcuni tavoli con sedie su cui una dozzina di persone scriveva usando computer obsoleti. Non c’erano decorazioni, nemmeno le solite piante finte per dare un tono allegro.
    Che squallore! Ma hey, un mendicante non può fare lo schizzinoso, giusto?

    Il manager, un uomo calvo sulla quarantina, si alzò dalla scrivania e mi venne incontro con un sorriso rassicurante.

    «Devi essere Chris, mi disse. Yvette mi ha detto che saresti venuto».
    (Yvette e Chris non sono ovviamente i nostri veri nomi).
    «Benvenuto. Permettimi di darti qualche informazione su quello che facciamo qui».

    Non ci fu alcun colloquio preliminare per decidere se assumermi. In seguito appresi che impiegavano solo persone raccomandate da altre che già svolgevano questa attività, in più addestrate a individuare candidati sulla base di fattori specifici, tra cui  la capacità di tenere la bocca chiusa, l’abilità a scrivere, e la necessità impellente di un impiego.

    Ci siamo seduti alla scrivania del manager, e lui iniziò a farmi domande sul mio background e in particolare sulle mie idee politiche (che erano praticamente inesistenti). Poi cominciò a spiegare il lavoro.

    «Qui lavoriamo per influenzare le opinioni della gente. I nostri committenti ci pagano per postare commenti nei forum, nelle chat più popolari e nei social network come Facebook».
    Chi erano questi committenti?
    «Oh, varie persone», disse vagamente. «A volte aziende private, a volte gruppi politici».

    Soddisfatto che le mie opinioni politiche non fossero forti, mi disse che sarei stato assegnato ai forum politici.
    «I candidati ideali per tali attività sono persone come te, senza ideali politici precisi», disse ridendo. «Può sembrare un controsenso, ma in realtà abbiamo scoperto che è proprio così».

    OK. Finché pagano bene, accetterò di credere a tutto ciò che vorranno farmi credere.
    Dopo avermi comunicato l’ammontare dello stipendio (che era molto più alto di quanto mi aspettassi) e pochi altri dettagli, il manager sottolineò la necessità di assoluta riservatezza e segretezza.

    «Non puoi raccontare a nessuno quello che facciamo qui. Non a tua moglie e nemmeno al cane…» (Non avevo né l’uno né l’altro, si dà il caso). «Ti cuciamo addosso un’identità di copertura, ti diamo un numero di telefono e ti creiamo un sito web finto che potrai utilizzare. Dovrai dire alla gente che sei un consulente. Dal momento che il tuo background nella vita reale è il supporto tecnico, questa sarà anche la tua attività di copertura. E’ un problema per te?»

    Nessun problema, gli assicurai.
    «Allora OK. Vogliamo cominciare?»
    «Adesso?», chiesi, un po ‘sorpreso.
    «Non c’è momento migliore del presente!», rispose con una risata.

    Il resto della giornata fu dedicato alla mia formazione.
    Un altro membro del team, una donna sulla trentina dalle maniere spicce, sarebbe stata il mio istruttore, e la mia formazione doveva durare due giorni.
    «Sembri un tipo sveglio, mi disse, e credo che imparerai in fretta».

    E infatti, il lavoro era più facile di quanto avessi immaginato.
    Il mio compito era semplice: mi avrebbero assegnato a quattro diversi siti web, con l’obiettivo di entrare in determinate discussioni e promuovere determinati punti di vista.

    Seppi poi che una parte del personale (come me) era assegnato ai commenti nei forum. Altri, invece, lavoravano su Facebook, e altri ancora nelle chat.
    Mi resi conto che per ognuno di questi tre mezzi di comunicazione venivano adottate specifiche strategie di ‘trolling’, e ogni troll si concentrava su una di esse in particolare.

    E in cosa consisteva il mio compito?

    «Dare supporto a Israele, e contraddire i commentatori anti-israeliani e anti-semiti».
    Mi stava bene.
    Non avevo opinioni in un modo o nell’altro su Israele – e poi, a chi piacevano gli anti-semiti o i nazisti? Non a me, comunque.
    Ma non sapevo molto sull’argomento. «Va benissimo», rispose la mia istruttrice. «Imparerai man mano che procedi. All’inizio ti dedicherai soprattutto a ciò che chiamiamo ‘sorveglianza tematica’. E’ alquanto semplice. In seguito, se mostri di avere talento, verrai addestrato per compiti più complessi, che richiedono una conoscenza più approfondita».

    La mia istruttrice mi consegnò due raccoglitori con fogli infilati in apposite schede trasparenti.

    IL  RACCOGLITORE  ‘ISRAELE’

    Il primo raccoglitore era semplicemente etichettato ‘Israele’.
    Era suddiviso in due sezioni.

    La prima sezione conteneva informazioni di base sull’argomento. Avrei dovuto leggere e imparare a memoria alcune di queste informazioni. La sezione comprendeva link a siti con materiale da leggere, articoli e interviste, e brani tratti da libri di sto
    ria.

    La seconda sezione, più voluminosa della prima, aveva il titolo: ‘Strategie’.
    Conteneva una lunga lista di ‘coppie di dialoghi’.
    In altre parole, erano modelli di dialogo con specifiche risposte a specifici commenti nei forum.
    Se un lettore commentava nel forum qualcosa di simile al modello di commento ‘X’, bisognava rispondere seguendo le indicazioni della risposta correlata.
    «Dovrai però diversificare un po’ le risposte di volta in volta – disse la mia istruttrice – altrimenti si noterà».

    Questa sezione conteneva anche una serie di suggerimenti per indirizzare il discorso secondo gli obiettivi da raggiungere, o per fare deragliare conversazioni che prendevano una brutta piega secondo i nostri criteri.

    Tali strategie comprendevano:
    – diverse forme di attacchi personali,
    – lamentarsi con i moderatori dei forum,
    – calunniare e mettere in cattiva luce il carattere dei nostri ‘avversari’,
    – l’uso di immagini e iconografie efficaci,
    – e perfino andare sul pesante con allusioni di carattere sessuale o pornografico, e altri trucchi del genere.

    «A volte dobbiamo giocare sporco», spiegò la mia istruttrice. «I nostri avversari non esitano a farlo, e quindi noi non possiamo tirarci indietro».

    IL  RACCOGLITORE  ‘SITI  WEB’

    Il secondo raccoglitore conteneva informazioni specifiche sui siti web a cui sarei stato assegnato.

    Si trattava dei siti con i forum più frequentati (come CNN News, Yahoo News, ecc.) e una manciata di siti più piccoli da frequentare a rotazione.

    Quando in seguito ho scritto questo ‘articolo-confessione’, l’ho proposto per  pubblicazione proprio al sito su cui avevo svolto gran parte della mia attività di troll. I gestori invece mi hanno perfino bandito dall’accesso al sito (forse vogliono perseguirmi legalmente?).

    Le informazioni specifiche per sito comprendevano la storia del sito, compresi gli scontri recenti, e le istruzioni su ciò che doveva essere evitato in ciascun sito per non essere banditi.

    Conteneva anche informazioni dettagliate sui moderatori e sui partecipanti più assidui, indicando:
    – luogo di provenienza se noto (visto che l’inglese si parla in tanti paesi),
    – tipo di personalità,
    – interessi specifici della persona
    – informazioni sulle debolezze psicologiche individuali e su come sfruttarle (!!!).

    «Concentrati sui partecipanti (o lettori) più popolari, quelli a cui abbiamo assegnato un ‘marchio d’oro’ – ha detto la mia istruttrice. Sono quelli che maggiormente influenzano gli altri. Ciascuno di loro vale 50 o anche 100 dei nomi meno noti».

    Ogni partecipante era classificato come ‘ostile’, ‘amichevole’ o ‘indifferente’ in relazione al nostro obiettivo.
    Dovevamo legare con i partecipanti ‘amichevoli’ e ingraziarci i moderatori, e c’erano anche informazioni sulle strategie da adottare per specifici partecipanti ‘ostili’.
    L’informazione era alquanto dettagliata, ma non del tutto perfetta per ciascun caso.

    «Se riesci a convertire un ‘ostile’ e a portarlo dalla nostra parte, riceverai un grosso bonus. Ma questo accade raramente, purtroppo. E quindi passerai la maggior parte del tempo ad attaccare e infangare gli ostili».

    All’inizio, come dicevo, il mio ruolo era relegato a fare il ‘poliziotto tematico’.

    Si trattava di un’attività alquanto semplice e ripetitiva. Consisteva nel contrastare le argomentazioni e deviare il discorso introducendo nuove tematiche. Ciò non richiedeva una conoscenza approfondita della materia di discussione.

    Per la maggior parte si trattava di fare uso dei modelli di ‘coppie di dialogo’ contenute nella sezione ‘Strategie’ del raccoglitore ‘Israele’. Era necessario far deragliare il filo del discorso quando andava in una direzione non favorevole dal nostro punto di vista, oppure lanciare accuse di razzismo e anti-semitismo.

    A volte dovevo forzare la mano e mentire dicendo che uno specifico commentatore aveva detto o fatto qualcosa in un’altra discussione, sapendo bene che non fosse vero. La cosa mi faceva star male, ma stavo anche peggio al pensiero di perdere l’unico lavoro che ero riuscito a trovare da quando avevo perso il mio ‘vero’ lavoro.

    In retrospettiva trovo curioso notare che, nonostante abbia iniziato questa attività sprovvisto di forti opinioni politiche, dopo alcune settimane mi sono ritrovato a essere emotivamente coinvolto nel difendere le idee pro-Israele, che stavo adottando per convinzione. Doveva essere intervenuto un qualche fattore psicologico … Immagino che un buon venditore impari ad amare sinceramente i prodotti che propone.

    «E’ un buon segno – commentò la mia istruttrice. Significa che sei pronto per il passo successivo: il dibattito complesso».

    Il ‘dibattito complesso’ prevedeva un gran numero di corsi di formazione aggiuntivi, tra cui la memorizzazione di informazioni più approfondite sulle persone chiave (amichevoli e ostili) con cui mi sarei confrontato o scontrato.

    Anche in questo caso esistevano linee-guida tematiche, ma ci era concessa maggiore libertà di argomentazione.

    Il corso formativo avanzato forniva copioni specifici e strategie molto più dettagliate. Venivano analizzati perfino aspetti come la scelta dell’avatar più appropriato o l’uso di ‘immagini demotivanti’ che circolano sul web con un bordo nero.

    Dovevamo anche fare uso di rapporti finti o falsificati, e di immagini montate ad arte mediante photoshop. Questa parte del lavoro mi metteva tuttavia alquanto a disagio.

    In virtù del mio nuovo status venni anche autorizzato e addestrato al compito di trovare nuove reclute: persone ‘come me’ con la giusta personalità, l’inclinazione alla segretezza, la capacità di scrittura analitica, e la disperazione economica necessaria per accettare questo tipo di lavoro.

    Ma di lì a poco, ho cominciato a sentirmi in colpa. Non perché mi trovassi a promuovere ed imporre opinioni (come dicevo, ero apolitico prima, e pro-Israele in seguito), ma a causa della disonestà implicita. Se le nostre argomentazioni erano tanto giuste e corrette, mi chiedevo, perché mai agire in questo modo fraudolento? La verità, in quanto tale, non dovrebbe essere propagata con naturalezza, senza necessità di falsa propaganda?

    E poi: chi si celava dietro tutta questa operazione? Chi firmava il mio assegno mensile?

    Lo stress di dover mentire ai miei genitori e agli amici sulla mia presunta posizione di ‘consulente’ cominciava a pesare alquanto.
    Infine ho detto: adesso basta. Quando è troppo, è troppo.

    Ho lasciato questo lavoro alla fine del 2011. Da allora ho svolto una serie di lavori poco affascinanti, a tempo determinato e a bassa retribuzione. Ma almeno mi guadagno da vivere senza mentire e senza molestare le persone che si rivolgono alla rete per esprimere le proprie opinioni ed esercitare la libertà di espressione.

    Giorni fa sono capitato in quella parte di San Francisco e spinto dalla curiosità sono tornato sulla ‘scena del delitto’ per vedere cosa ne fosse del mio vecchio ufficio.
    Non era più lì. Aveva cambiato sede.

    Anche questo faceva parte della strategia. Non stare in un posto troppo a lungo, non mantenere lo stesso nome troppo a lungo, traslocare ogni sei mesi circa, mantenere un basso profilo, trovare nuovi addetti mediante il passaparola: è tutto parte dell’attività ‘trollesca’.

    Ma &e
    grave; un modo di vivere ingannevole, e a prescindere se la causa sia nobile o no (e personalmente sono ancora in favore di Israele) il fine non giustifica mezzi tanto discutibili.

    Questa è la mia confessione.
    E penso sia giusto che si sappia: i Troll esistono. Sono reali.
    Si muovono tra voi e prendono di mira in particolare quelli che tra voi sono marcati con l’etichetta d’oro – e cioè, quelli più ‘fastidiosi’ e scomodi.
    Prendetene ben atto.
    Sta a voi decidere come al meglio fare uso di questa consapevolezza.

    Un troll pentito

  • cardisem

    "crimini orrendi"
    —-
    Sono quelli che tuttora vengono commessi in Israele e che superano altri crimini dalla Narrazione in oggetto. Comunque, sia si tratta di narrazione "obsoleta”, che dovrebbe essere lasciata interamente a chi si occupa di cose obsoleti, cioà gli storici, fra i quali non annovera un orecchiante come te… In fatto poi di dignità sarebbe meglio restare a bomba, e cioè alla dignità del bambino di 18 messi ammazzato di fresco…. Ho visto ridere di cuore il suo presunto assassino: sa di essere ben protetto e di esprimere al 100 per cento i sentimenti della popolazione… diciamo israeliana, in Israele e all’estero…

    Il latte alle ginocchio con questa storia arcisfruttata, esaurita…

    Ma credi davvero che scusa le tue cazzate siano degne di attenzione? A chi ti rivolgi?
    Prima chiedi a chi sai che facciano uscire dalle galere i diversamente pensanti, poi impara ad aver rispetto per chi la pensa diversamente, e poi stai a discutere con loro fino al XXII secolo…. Io, noi, preferiamo guardare ai crimini attuali, al bimbo di mesi 18 e sua famiglia…
    Ti ostini a voler tener cattedra, quando non è questa la sede, e non trovi qui gli intercoturori (sono tutti in carcere, o sono candidati al carcere).

    Non è nemmeno consentito avere opinioni al riguardo. Subito scatta l’accusa di antisemitismo, nazismo… nefandezze di ogni genere e tu sei il primo mandato qui a fare provocazioni.

  • cardisem

    Ho fatto un rapido censimento degli insulti a me da te rivolti: una lunga lista, alla quale non ho replicato con altri insulti… È ovvio che se tu scrivi che io ho rapinato una banca (e simili), ed io non rigetto l”addebito, ciò non significa che io abbia rapinato una banca…. È chiaro? Invece, questa tua propensione all’insulto, alla provocazione, mi offre invece ripetute conferme circa le regole di ingaggio (da te osservate) che si trovano nella seguente “Confessione di un troll pentito”, alla cui autenticità io presto fede… Se anche tu volessi fare una analoga confessione, o almeno riconoscere di essere un addetto al servizio, la discussione potrebbe avere ben altro interesse e rilevanza… Così è un menar il can per l’aia, sperando che ci caschi qualche sprovveduto… Non è che non sia in grado di renderti la pariglia in fatto di insulti, ma è esattamente quel che tu vorresti a giudicare dalle regole di ingaggio, sotto descritte. Degenerando nella provocazione e reazione, vi sarebbe poi la solita accusa di antisemitismo, negazionismo, nazismo, quindi la cosa passa a un giornale di grande tiratura (dove ci sono altri agenti), poi alla televisione (altri agenti), poi al parlamento (altri agenti), poi ai pm e magistrati (altri agenti)… Ritornando alla definizione data da Atzmon al sionismo come "primatismo razziale a carattere GLOBALE", il "globale” significa tutte le connessioni che ho detto… Sempre Atzmon dice di credere all‘esistenza dei “sayanim”, di cui ebbe a parlare l’ex spia del Mossad Ostrogorsku, nel suo libro “Attraverso l’inganno”, un “inganno”, al cui ufficio sembra essere impiegato il nostro Insultatore ad oltranza…

     Ero pagato per fare il Troll sionista pro-Israele

    Scrivo per uscire allo scoperto circa il mio passato come Troll pagato.

    Per un periodo di oltre sei mesi sono stato pagato per diffondere disinformazione e provocare polemiche politiche su Internet.

    Ho lasciato quel lavoro, un impiego fisso, verso la fine del 2011, perché ero disgustato con me stesso. Non riuscivo più a guardarmi allo specchio.

    Se questa confessione innescherà una sorta di vendetta contro di me, così sia. Parte di essere un uomo vero in questo mondo è avere valori reali per i quali combattere, quali che siano le conseguenze.

    La mia storia inizia nei primi mesi del 2011. Ero disoccupato da quasi un anno, dopo aver perso il mio ultimo lavoro nel campo dell’assistenza tecnica. Sempre più disperato e scoraggiato, ho colto al volo l’occasione quando una ex collega mi ha chiamato e mi ha detto di avere una potenziale miniera d’oro per me.

    «Quello che ti propongo è un lavoro insolito  – spiegò la mia ex collega –  che richiede segretezza. Ma lo stipendio è buono. So che scrivi bene, e questo è un lavoro che fa per te».
    (Vero: scrivere è sempre stato un hobby per me).

    Mi diede un numero di telefono e un indirizzo in uno dei quartieri più squallidi di San Francisco, la città in cui vivo.

    Incuriosito, ho chiesto alla mia ex-collega quale fosse il sito internet dell’azienda e qualche informazione in più. Lei si è messa a ridere: «Loro non hanno un sito web. E neanche un nome. Vedrai: ti basterà presentarti e dire che ti mando io».

    OK, sembrava sospetto, ma la disoccupazione di lunga durata genera disperazione, e la disperazione induce ad accantonare i sospetti quando si tratta di mettere il cibo in tavola.

    Il giorno dopo mi sono recato all’indirizzo in questione.

    La ditta si trovava al terzo piano di un edificio in cattive condizioni. L’aspetto non ispirava fiducia. Dopo aver attraversato un lungo corridoio coperto di linoleum e fiocamente illuminato dal neon, sono arrivato all’ingresso della sede in questione: una pesante porta di metallo con un cartello che diceva ‘United Amalgamated Industries, Inc.’

    In seguito mi resi conto che la ‘ditta’ cambiava nome su base quasi mensile, sempre utilizzando nomi blandi come quello, che non fornivano alcun indizio sulla natura delle attività reali dell’azienda.

    Non troppo pieno di speranza, entrai nella sede.

    L’interno era alquanto scarno. C’erano alcuni tavoli con sedie su cui una dozzina di persone scriveva usando computer obsoleti. Non c’erano decorazioni, nemmeno le solite piante finte per dare un tono allegro.
    Che squallore! Ma hey, un mendicante non può fare lo schizzinoso, giusto?

    Il manager, un uomo calvo sulla quarantina, si alzò dalla scrivania e mi venne incontro con un sorriso rassicurante.

    «Devi essere Chris, mi disse. Yvette mi ha detto che saresti venuto».
    (Yvette e Chris non sono ovviamente i nostri veri nomi).
    «Benvenuto. Permettimi di darti qualche informazione su quello che facciamo qui».

    Non ci fu alcun colloquio preliminare per decidere se assumermi. In seguito appresi che impiegavano solo persone raccomandate da altre che già svolgevano questa attività, in più addestrate a individuare candidati sulla base di fattori specifici, tra cui  la capacità di tenere la bocca chiusa, l’abilità a scrivere, e la necessità impellente di un impiego.

    Ci siamo seduti alla scrivania del manager, e lui iniziò a farmi domande sul mio background e in particolare sulle mie idee politiche (che erano praticamente inesistenti). Poi cominciò a spiegare il lavoro.

    «Qui lavoriamo per influenzare le opinioni della gente. I nostri committenti ci pagano per postare commenti nei forum, nelle chat più popolari e nei social network come Facebook».
    Chi erano questi committenti?
    «Oh, varie persone», disse vagamente. «A volte aziende private, a volte gruppi politici».

    Soddisfatto che le mie opinioni politiche non fossero forti, mi disse che sarei stato assegnato ai forum politici.
    «I candidati ideali per tali attività sono persone come te, senza ideali politici precisi», disse ridendo. «Può sembrare un controsenso, ma in realtà abbiamo scoperto che è proprio così».

    OK. Finché pagano bene, accetterò di credere a tutto ciò che vorranno farmi credere.
    Dopo avermi comunicato l’ammontare dello stipendio (che era molto più alto di quanto mi aspettassi) e pochi altri dettagli, il manager sottolineò la necessità di assoluta riservatezza e segretezza.

    «Non puoi raccontare a nessuno quello che facciamo qui. Non a tua moglie e nemmeno al cane…» (Non avevo né l’uno né l’altro, si dà il caso). «Ti cuciamo addosso un’identità di copertura, ti diamo un numero di telefono e ti creiamo un sito web finto che potrai utilizzare. Dovrai dire alla gente che sei un consulente. Dal momento che il tuo background nella vita reale è il supporto tecnico, questa sarà anche la tua attività di copertura. E’ un problema per te?»

    Nessun problema, gli assicurai.
    «Allora OK. Vogliamo cominciare?»
    «Adesso?», chiesi, un po ‘sorpreso.
    «Non c’è momento migliore del presente!», rispose con una risata.

    Il resto della giornata fu dedicato alla mia formazione.
    Un altro membro del team, una donna sulla trentina dalle maniere spicce, sarebbe stata il mio istruttore, e la mia formazione doveva durare due giorni.
    «Sembri un tipo sveglio, mi disse, e credo che imparerai in fretta».

    E infatti, il lavoro era più facile di quanto avessi immaginato.
    Il mio compito era semplice: mi avrebbero assegnato a quattro diversi siti web, con l
    ‘obiettivo di entrare in determinate discussioni e promuovere determinati punti di vista.

    Seppi poi che una parte del personale (come me) era assegnato ai commenti nei forum. Altri, invece, lavoravano su Facebook, e altri ancora nelle chat.
    Mi resi conto che per ognuno di questi tre mezzi di comunicazione venivano adottate specifiche strategie di ‘trolling’, e ogni troll si concentrava su una di esse in particolare.

    E in cosa consisteva il mio compito?

    «Dare supporto a Israele, e contraddire i commentatori anti-israeliani e anti-semiti».
    Mi stava bene.
    Non avevo opinioni in un modo o nell’altro su Israele – e poi, a chi piacevano gli anti-semiti o i nazisti? Non a me, comunque.
    Ma non sapevo molto sull’argomento. «Va benissimo», rispose la mia istruttrice. «Imparerai man mano che procedi. All’inizio ti dedicherai soprattutto a ciò che chiamiamo ‘sorveglianza tematica’. E’ alquanto semplice. In seguito, se mostri di avere talento, verrai addestrato per compiti più complessi, che richiedono una conoscenza più approfondita».

    La mia istruttrice mi consegnò due raccoglitori con fogli infilati in apposite schede trasparenti.

    IL  RACCOGLITORE  ‘ISRAELE’

    Il primo raccoglitore era semplicemente etichettato ‘Israele’.
    Era suddiviso in due sezioni.

    La prima sezione conteneva informazioni di base sull’argomento. Avrei dovuto leggere e imparare a memoria alcune di queste informazioni. La sezione comprendeva link a siti con materiale da leggere, articoli e interviste, e brani tratti da libri di storia.

    La seconda sezione, più voluminosa della prima, aveva il titolo: ‘Strategie’.
    Conteneva una lunga lista di ‘coppie di dialoghi’.
    In altre parole, erano modelli di dialogo con specifiche risposte a specifici commenti nei forum.
    Se un lettore commentava nel forum qualcosa di simile al modello di commento ‘X’, bisognava rispondere seguendo le indicazioni della risposta correlata.
    «Dovrai però diversificare un po’ le risposte di volta in volta – disse la mia istruttrice – altrimenti si noterà».

    Questa sezione conteneva anche una serie di suggerimenti per indirizzare il discorso secondo gli obiettivi da raggiungere, o per fare deragliare conversazioni che prendevano una brutta piega secondo i nostri criteri.

    Tali strategie comprendevano:
    – diverse forme di attacchi personali,
    – lamentarsi con i moderatori dei forum,
    – calunniare e mettere in cattiva luce il carattere dei nostri ‘avversari’,
    – l’uso di immagini e iconografie efficaci,
    – e perfino andare sul pesante con allusioni di carattere sessuale o pornografico, e altri trucchi del genere.

    «A volte dobbiamo giocare sporco», spiegò la mia istruttrice. «I nostri avversari non esitano a farlo, e quindi noi non possiamo tirarci indietro».

    IL  RACCOGLITORE  ‘SITI  WEB’

    Il secondo raccoglitore conteneva informazioni specifiche sui siti web a cui sarei stato assegnato.

    Si trattava dei siti con i forum più frequentati (come CNN News, Yahoo News, ecc.) e una manciata di siti più piccoli da frequentare a rotazione.

    Quando in seguito ho scritto questo ‘articolo-confessione’, l’ho proposto per  pubblicazione proprio al sito su cui avevo svolto gran parte della mia attività di troll. I gestori invece mi hanno perfino bandito dall’accesso al sito (forse vogliono perseguirmi legalmente?).

    Le informazioni specifiche per sito comprendevano la storia del sito, compresi gli scontri recenti, e le istruzioni su ciò che doveva essere evitato in ciascun sito per non essere banditi.

    Conteneva anche informazioni dettagliate sui moderatori e sui partecipanti più assidui, indicando:
    – luogo di provenienza se noto (visto che l’inglese si parla in tanti paesi),
    – tipo di personalità,
    – interessi specifici della persona
    – informazioni sulle debolezze psicologiche individuali e su come sfruttarle (!!!).

    «Concentrati sui partecipanti (o lettori) più popolari, quelli a cui abbiamo assegnato un ‘marchio d’oro’ – ha detto la mia istruttrice. Sono quelli che maggiormente influenzano gli altri. Ciascuno di loro vale 50 o anche 100 dei nomi meno noti».

    Ogni partecipante era classificato come ‘ostile’, ‘amichevole’ o ‘indifferente’ in relazione al nostro obiettivo.
    Dovevamo legare con i partecipanti ‘amichevoli’ e ingraziarci i moderatori, e c’erano anche informazioni sulle strategie da adottare per specifici partecipanti ‘ostili’.
    L’informazione era alquanto dettagliata, ma non del tutto perfetta per ciascun caso.

    «Se riesci a convertire un ‘ostile’ e a portarlo dalla nostra parte, riceverai un grosso bonus. Ma questo accade raramente, purtroppo. E quindi passerai la maggior parte del tempo ad attaccare e infangare gli ostili».

    All’inizio, come dicevo, il mio ruolo era relegato a fare il ‘poliziotto tematico’.

    Si trattava di un’attività alquanto semplice e ripetitiva. Consisteva nel contrastare le argomentazioni e deviare il discorso introducendo nuove tematiche. Ciò non richiedeva una conoscenza approfondita della materia di discussione.

    Per la maggior parte si trattava di fare uso dei modelli di ‘coppie di dialogo’ contenute nella sezione ‘Strategie’ del raccoglitore ‘Israele’. Era necessario far deragliare il filo del discorso quando andava in una direzione non favorevole dal nostro punto di vista, oppure lanciare accuse di razzismo e anti-semitismo.

    A volte dovevo forzare la mano e mentire dicendo che uno specifico commentatore aveva detto o fatto qualcosa in un’altra discussione, sapendo bene che non fosse vero. La cosa mi faceva star male, ma stavo anche peggio al pensiero di perdere l’unico lavoro che ero riuscito a trovare da quando avevo perso il mio ‘vero’ lavoro.

    In retrospettiva trovo curioso notare che, nonostante abbia iniziato questa attività sprovvisto di forti opinioni politiche, dopo alcune settimane mi sono ritrovato a essere emotivamente coinvolto nel difendere le idee pro-Israele, che stavo adottando per convinzione. Doveva essere intervenuto un qualche fattore psicologico … Immagino che un buon venditore impari ad amare sinceramente i prodotti che propone.

    «E’ un buon segno – commentò la mia istruttrice. Significa che sei pronto per il passo successivo: il dibattito complesso».

    Il ‘dibattito complesso’ prevedeva un gran numero di corsi di formazione aggiuntivi, tra cui la memorizzazione di informazioni più approfondite sulle persone chiave (amichevoli e ostili) con cui mi sarei confrontato o scontrato.

    Anche in questo caso esistevano linee-guida tematiche, ma ci era concessa maggiore libertà di argomentazione.

    Il corso formativo avanzato forniva copioni specifici e strategie molto più dettagliate. Venivano analizzati perfino aspetti come la scelta dell’avatar più appropriato o l’uso di ‘immagini demotivanti’ che circolano sul web con un bordo nero.

    Dovevamo anche fare uso di rapporti finti o falsificati, e di immagini montate ad arte mediante photoshop. Questa parte del lavoro mi metteva tuttavia alquanto a disagio.

    In virtù del mio nuovo status venni anche autorizzato e addestrato al compito di trovare nuove reclute: persone ‘come me’ con la giusta personalità, l’inclinazione alla segretezza, la capacità di scrittura analitica, e la disperazione economica necessaria per accettare que
    sto tipo di lavoro.

    Ma di lì a poco, ho cominciato a sentirmi in colpa. Non perché mi trovassi a promuovere ed imporre opinioni (come dicevo, ero apolitico prima, e pro-Israele in seguito), ma a causa della disonestà implicita. Se le nostre argomentazioni erano tanto giuste e corrette, mi chiedevo, perché mai agire in questo modo fraudolento? La verità, in quanto tale, non dovrebbe essere propagata con naturalezza, senza necessità di falsa propaganda?

    E poi: chi si celava dietro tutta questa operazione? Chi firmava il mio assegno mensile?

    Lo stress di dover mentire ai miei genitori e agli amici sulla mia presunta posizione di ‘consulente’ cominciava a pesare alquanto.
    Infine ho detto: adesso basta. Quando è troppo, è troppo.

    Ho lasciato questo lavoro alla fine del 2011. Da allora ho svolto una serie di lavori poco affascinanti, a tempo determinato e a bassa retribuzione. Ma almeno mi guadagno da vivere senza mentire e senza molestare le persone che si rivolgono alla rete per esprimere le proprie opinioni ed esercitare la libertà di espressione.

    Giorni fa sono capitato in quella parte di San Francisco e spinto dalla curiosità sono tornato sulla ‘scena del delitto’ per vedere cosa ne fosse del mio vecchio ufficio.
    Non era più lì. Aveva cambiato sede.

    Anche questo faceva parte della strategia. Non stare in un posto troppo a lungo, non mantenere lo stesso nome troppo a lungo, traslocare ogni sei mesi circa, mantenere un basso profilo, trovare nuovi addetti mediante il passaparola: è tutto parte dell’attività ‘trollesca’.

    Ma è un modo di vivere ingannevole, e a prescindere se la causa sia nobile o no (e personalmente sono ancora in favore di Israele) il fine non giustifica mezzi tanto discutibili.

    Questa è la mia confessione.
    E penso sia giusto che si sappia: i Troll esistono. Sono reali.
    Si muovono tra voi e prendono di mira in particolare quelli che tra voi sono marcati con l’etichetta d’oro – e cioè, quelli più ‘fastidiosi’ e scomodi.
    Prendetene ben atto.
    Sta a voi decidere come al meglio fare uso di questa consapevolezza.

    Un troll pentito

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  • cardisem

    L’albero è diventato illegibile e bisogna rinviare lo scontro ad altro round: non mi interessa chi possa qui vantarsi di aver vinto, o deprimersi per aver perso. Non siamo all’asilo infantile…
    Per quanto mi riguarda, è però utile (e spero lo sia non solo a ma, ma al comune lettore di CDC) trarre le somme.

    Io sono partito dal sospetto, via via sempre più confermato dal mio interlocutore, che si tratta di uno di quei soggetti (troll o comunque li si voglia chiamare) reclutati (in varie forme, con varie tipologie di contratti e di impegno) da Israele per condurre un’azione sul web, in siti appunto come CDC.

    Si noti: se provate a lasciare commenti su un sito dichiaratamente e scopertamente sionisti (crescono come i funghi), ad esempio Rights Reporter, constaterete subito il blocco… Passano solo i commenti a sostegno, non quelli contro… Meglio così: se la cantano e se la sentono da soli, fra di loro… Non è così – direi – per Come Don Chisciotte, dove chiunque si può registrare: valgono le comunu regole della Netiquette.

    Ed è su siti come questi che si “infiltrano” gli agenti mediatici al servizio del governo israeliano… Io ho qui riportato le “Confessioni di un troll pentito”, che io ritengo veritieri e poco importa che il troll pentito dia le sue generalità… Ha diritto alla sua incolumità… Che gli israeliani non abbiano scrupoli ad uccidere, è un fatto noto e risaputo…

    Dalle “confessioni” sono emerse regole di ingaggio che il mio contraddittore ha sempre più confermato.

    Personalmente, non ho difficoltà a confrontarmi con chiunque. Avrei preferito, ed ho chiesto questo, che il mio interlocutore avesse detto: sì, è vero, lavoro al servizio di… e ne sostengo la causa. Il “dibattito” avrebbe quindo potuto svolgersi sapendo l’uno chi è l’altro, cosa vuole, da che parte sta…

    Mentre ho sempre puntato a stare sul fatto, il mio contraddittore si ostinava a criticare la qualità della mia scrittura, come se io qui stessi facendo un compito in classe di italiano, ed a me interessasse qualcosa della presunta sublime scrittura dell’Interlocutore stesso… Invero, questa ostinazione corrisponde alla regola dell’insulto descritta nelle Confessioni… Quello che si sarebbe voluto è una reazione tale da poter fare scattare altri meccanismi, penalmente disciplinati: qualcosa di forte che possa poi far gridare all”antisemitismo sul web, e simili. Vecchio trucco dal quale ritengo di essere ormai immune. Se però facevano sorridere le critiche di carattere linguistico, di altra natura gli addebiti di (neo)nazismo… Sono certo che si sarebbe poi arrivati alla sfera sessuale… La regola è: insultare sempre, per far perdere le staffe, e provocare qualche cosa che evochi la mitologia ebraica… Scenari visti e ormai spuntati.

    E qui mi fermo, non perché sia concluso il discorso, ma perché non ho più tempo per questo tipo di scrittura, che per quanto mi riguarda è sempre di getto e a rischio refusi (o anche consecutio temporum)… A me basta che sia comprensibile a chi legge… Se non lo è, non lo è e non vi è comunicazione possibile…

  • cardisem

    È di questa mattina la notizia che è morto anche il padre del bimbo bruciato…
    Il “modo” in cui la notizia continua ad essere data è che in fondo non è successo nulla: perfino il “premier” Natanayu ha detto che si tratta di terrorismo, che lui ha condannato… e dunque il premier non è responsabile…

    Ed il Tizio, con cui ho polemizzato, sta appunto qui a dire che Israele non si tocca e tocca invece parlare di cose di oltre 70 anni fa…

    Tipica manovra distorsiva e distrattiva…

    Anche qui, noi, ora stiamo continuando una guerra: quella dell’informazione e della coscienza indotta nelle menti altrui mediante circolazione di rappresentazioni del mondo e di ciò che in questo mondo succede…

  • Gil_Grissom

    Perché non parliamo allora anche dei bambini, delle donne e degli  uccisi dai kamikaze palestinesi? O e’ un argomento vietato?

  • cardisem

    Obiezione che conferma i miei precedenti sospetti.
    Quanto ti pagano al mese? Dove sei stato reclutato  ed addestrato?
    Quanto all’obiezione: parlane pure: sono tutto orecchie, ma spostati sul più recente post sul tema. Quanto alla mia grammatica italiana, poiché sono voglioso di apprendere, fammi pure tu la correzione grammaticale e dammi la forma corretta: la studierò attentamente, e se la troverò fondata, te ne ringrazierò… Se avrò dei dubbi, chiederò la consulenza di qualche amico ordinario di linguistica… Quanto poi alla “maieutica aristotelica” di cui parlerebbero Dante e Shakespeare, mandami il brano… Io ho letto tutto Platone (ma anche Aristotele) e mi è sempre rimasto impresso che la "maieutica” era l‘arte socratica per estrarre la verità dai suoi interlocutori… Per sua natura è "dialogica”. Aristotele non ha scritto “dialoghi”, ch’io sappia… Sono perciò curioso (oltre che "ignorante) di apprendere in che senso Dante e Shakespeare possano parlare di una “maieutica socratica”….

    Mah!
    Se i miei sospetti sono fondati, come credo, faresti meglio a gettare la maschera ed a parlare da “agente” israeliano o come altrimenti tu stesso desideri essere chiamato… O vuoi dirmi che non esistono migliaia di blogger, giornalisti, politici direttamente reclutati e pagati (ma anche gratis) da Israele? Cosa ne sai tu di questo fenomeno?…

    L’argomento della “reciprocità”, della “dualità”, della “conflittualità”, della colpa di “entrambi” è tipico della propaganda sionista… Ha già replicato l’«ebreo» (pure lui “neonazista”?) Pappe, dicendo che non vi è “dualità” nel “conflitto” israelo-palestinese, ma vi è unicamente “unilateralità” dell’aggressione “coloniale” ebraica (dicono “colonialismo di insediamento” a fronte di “primatismo razziale a carattere globale" secondo la tesi di Atzmon)… In soldoni, se tu mi dai un calcio ed io ti rispondo con un calcio, non è che siamo entrambi colpevoli del fatto di aver dato un calcio… e poi tu magari me dai due, mille, per avertene dato io uno solo in risposta al calcio ricevuto…

    Per me sarebbe interessante se tu facessi la tua “Confessione”: chi ti ha reclutato, quanto ti pagano, se ti pagano…