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UN GRAFICO IMPRESSIONANTE

FONTE: EFFETTO RISORSE (BLOG)

Dal 2007, abbiamo perso il 40% della produzione industriale

Dei tre grafici questo è il più impressionante a mio avviso. Al nord le zone industriali si riempiono di capannoni vuoti e di erbacce mentre basta andare in città una mattina feriale per prendere coscienza di quanta gente è a casa! Nelle scuole i giovani sono testimoni di questo disastro e alla domanda “cosa farai dopo il diploma” la risposta più gettonata è “farmi mantenere dai genitori”. Un patrimonio immenso buttato via e tanto dolore per tutti.

Come pensare anche lontanamente una risalita da questa situazione?

Credo che saremo fortunati se riusciremo a mantenere per alcuni anni questi parametri ma il declino è inevitabile, è solo questione di tempo.

E non si tratta di essere pessimisti ma persone che sanno analizzare i fatti intorno a noi e i dati a nostra disposizione.

E infine di cosa stupirci poi, non era tutto ben spiegato e in un certo senso predetto fin dagli anni settanta nello studio “I limiti dello sviluppo”?

Questo è quello a cui stiamo andando incontro, bisogna solo adattarci, cioè imparare a essere resilienti.

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16.08.2014

Pubblicato da Davide

  • Tao

    Secondo l’Istat a luglio i prezzi al consumo sono aumentati solo dello 0,1% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Ancora più significativi sono i dati del ‘carrello della spesa’: frutta e verdura costano il 10% in meno, sempre rispetto al 2013 e i prodotti per la cura delle persone e della casa registrano un   -0,6%. L’inflazione è sotto l’1%. “Siamo legati agli oggetti, non buttiamo via mai niente” dice il sociologo dei consumi Italo Piccoli e l’economista Fausto  Panunzi aggiunge: “Si è portati a risparmiare quasi compulsivamente, a comprare solo lo stretto necessario”.

    Sembrerebbero tutte notizie positive. Se l’inflazione è all’1% vuol dire che i 100 euro che ho in tasca ne valgono 99, se l’inflazione è al 20% i miei 100 euro ne valgono ottanta così come il mio stipendio reale è il 20% in meno di quello nominale. E vorrei vedere il consumatore che si lamenta perché paga le pesche il 10% in meno. Non buttare via i frigoriferi che rendono ancora decentemente il loro servizio o non farsi attrarre, in questo caso sì ‘compulsivamente’, da ogni sciocchezza che offre il mercato, vivere del necessario invece che del superfluo  fa bene al nostro equilibrio psicologico ed è un risparmio   oltre che economico anche ecologico perché evitiamo di ammonticchiare rifiuti che poi non sappiamo come smaltire.

    E invece in termini macroeconomici tutti questi dati sono negativi. Dove sta il marcio? Nella crescita. Un modello economico basato sulla crescita quando non riesce o non può più crescere collassa (che non è la situazione solo dell’Italia ma di tutti i paesi che sono dentro questo modello, compresi anche quelli che in questo momento viaggiano col vento in poppa perché anche loro prima o poi si troveranno davanti al limite, dato che le crescite all’infinito esistono in matematica ma non in natura). E il collasso è  piuttosto rapido. E’ come la cassetta di un film che arrivata alla fine si riavvolge in pochi secondi. Se i cittadini consumano poco le imprese saranno costrette a ridurre la produzione e a liberarsi di molti lavoratori i quali, in cassa integrazione o disoccupati, consumeranno ancora meno, le imprese produrranno meno e manderanno a casa altri lavoratori in un circolo vizioso vorticoso. In un sistema come questo gli uomini sono costretti a consumare per produrre invece di produrre per consumare.

    Tutto ciò in nome della macroeconomia e del Pil, cioè della ricchezza complessiva di un Paese. Ma la ricchezza di un Paese ha poco o nulla a che fare con la ricchezza dei suoi abitanti. La Nigeria è il paese più ricco dell’Africa ma ha il più alto numero di poveri dell’ex Continente nero. E’ la ricchezza che crea la povertà come si accorse Alexis De Tocqueville che nel suo saggio ‘Il pauperismo’ del 1835 notava, con stupore, che i Paesi rimasti fuori dalla Rivoluzione industriale avevano il minor numero di poveri.

    C’è una soluzione a questo busillis infernale? Bisognerebbe avere il coraggio di decrescere, di diminuire la produzione, il lavoro, la ricchezza complessiva e di portarsi a un livello di equilibrio dove non si avanza più ma nemmeno si retrocede, redistribuendo la minor ricchezza rimasta in modo più equo. Ma ci vorrebbe un’intelligenza, una visione del futuro che le élites politiche mondiali, ansiose solo di consenso qui e ora, non possono avere.

    Massimo Fini

    Link [www.massimofini.it]

    Il Gazzettino, 22 agosto 2014

     

  • Georgejefferson
    DECRESCITA,DI COSA?
    Estratti e sintesi del Post di Bagnai sulla Decrescita
    Esiste un piacere maligno che si trae dallo spettacolo dell’altrui male.Questa pseudo soddisfazione,è in grandissima parte motivata dal poter dire “io l’avevo detto”, cioè dal trovare nell’Armageddon un valido, anzi, il più valido, alleato per l’affermazione delle proprie teorie.
    Le manovre di austerità che ci vengono proposte sono totalmente assurde, perché qualsiasi studente del secondo anno sa che in un periodo di recessione le politiche di tagli alla spesa, anche se accompagnate da paralleli tagli alle imposte, che peraltro non si vedono, hanno effetti profondamente depressivi. E questo non lo dice Piga o (umilmente) Bagnai, ma Trygve Haavelmo, che ha preso un Nobel per l’economia nel 1989. 
    Oltre a essere totalmente assurde, sono anche fuori legge, perché il Trattato sull’Unione Europea prevede che in circostanze eccezionali le regole di “disciplina” fiscale siano sospese. Sarebbe quindi il caso che il governo, invece di risparmiare, spendesse, per rilanciare, con il suo stimolo, investimenti e consumi privati. Perché la tanto deprecata “spesa pubblica” si trasforma direttamente o indirettamente in redditi, che vengono poi spesi, cioè (attenzione) consumati dai cittadini, generando altri redditi. Si chiama moltiplicatore keynesiano.
    Si fa presto a deprecare il consumo, quando si ha la pancia piena.In una trasmissione radiofonica il tema era appunto questo: la recessione ci sta imponendo un nuovo stile di vita, sarà migliore, sarà peggiore, che bello il Natale senza sprechi, riscopriamo i valori, ecc. Garruli ascoltatori e ascoltatrici di area cattopiddina intervenivano col solito sms moralista (“meno male che c’è la crisi, finalmente dovremo cambiare il nostro stile di vita insostenibile”).
    Ma prima chi ve lo impediva?
    La recessione è pericolosa, e che valutare in termini moralistici i consumi, pubblici o privati che siano, identificandoli con spreco e distruzione tagliando corto, non è una strada per uscirne. Il consumo è anche un atto fisiologico: chi non consuma muore. Certo, una parte dei consumi collettivi (spesa pubblica) rischia di trasformarsi in mazzette imboscate all’estero, e certo queste non generano redditi nel nostro paese. Ma questo problema non è stato risolto né dalla destra, né dalla sinistra, né dall’euro, dal cui gioco gli ingenui (?) si aspettavano e tuttora si aspettano anche un’azione moralizzatrice (al grido di “meno male che c’è l’euro altrimenti i nostri governi sarebbero liberi di fare quello che vogliono”. E invece ora…pensa un po).
    Distinguiamo (non: separiamo) i problemi economici da quelli politici.Se poi il problema è che siete degli esteti dal palato sopraffino e non vi piace la parola consumo, allora proponetene un’altra. Chi ha la pancia piena ha tanto tempo per pensarci su! Ma il problema ora sono le pance vuote. E questa non è demagogia.Il consumo non è sempre buono, certo, ma nemmeno sempre cattivo. E in recessione è più buono che cattivo.
    Il conduttore ,ha chiamato in causa una persona che ha immediatamente lanciato il grido “non siamo delle termiti” (insetto sociale visto come metafora del consumo irresponsabile… ma perché, poveretto?).Era un ideologo della decrescita felice. Il quale, ovviamente, si è subito dato all’ elogio della crisi,che per fortuna ci sta impedendo di consumare il nostro pianeta. Certo. E poi, basta con il Pil, che non è un indicatore attendibile del benessere di una popolazione! Già. E si possono fare mille esempi di riduzione del Pil che costituiscono un aumento del benessere. Bene.
    Tre degli esempi.Ogni giorno gettiamo una quantità di cibo buono (cioè ancora consumabile) nelle nostre pattumiere. Se ci limitassimo a non acquistarlo il Pil diminuirebbe, perché si ridurrebbe la deprecabile spesa per consumi, ma non staremmo peggio, anzi: mangeremmo ugualmente e avremmo meno rifiuti da smaltire.Oppure Le nostre abitazioni sono estremamente inefficienti. Se avessimo delle case costruite razionalmente, come in Germania,sprecheremmo molti meno combustibili fossili per riscaldarle, e quindi il Pil diminuirebbe, perché si ridurrebbe la deprecabile spesa per consumi. Ma noi staremmo meglio e non comprometteremmo il futuro del pianeta.
    Come è vero, come parla bene, avranno pensato in tanti. Orsù, compatti, riduciamo il Pil.Avanti con i tagli.Cosa obiettare?
    L’esempio numero uno funziona benissimo, purché nella pattumiera, al posto del cibo che non sprechiamo, gettiamo i soldi che avremmo speso per acquistarlo. E l’esempio numero due funziona benissimo, purché la casa “ecologica” si costruisca da sola.Mi spiego. Il nostro stile di vita attuale è evidentemente incompatibile con la sostenibilità ambientale, nel senso che se esso venisse istantaneamente esteso oggi a tutti gli abitanti del pianeta, domani non ci sarebbe più nulla da “consumare”.
    Quindi consumo meno elettricità. Ma il Pil che c’entra? Nemmeno la più becera e oltranzista teoria mainstream della crescita, quella associata a un altro premio Nobel (Robert Solow), prevede che tutti i paesi debbano crescere “a manetta” per sempre.Ma il progresso tecnologico (cioè la crescita) è proprio… la decrescita! Già. 
    Perché è grazie al progresso tecnologico che le nostre tecnologie possono diventare meno inquinanti (vedi le case tedesche), e che i nostri consumi si riallocano da beni materiali a beni immateriali. La crescita del Pil non è più fatta solo di altoforni e centrali a carbone. È fatta anche di sviluppo software, agricoltura biologica certificata (e quindi servizi di certificazione), istruzione terziaria, energie rinnovabili, ecc. Tutti consumi ad alto valore aggiunto, che si associano a crescita del Pil (la mela biologica costa più di quella tradizionale, e forse finisce ugualmente nella pattumiera: in ogni caso, non abbiamo necessariamente decrescita, anzi…).
    Attenzione: la mia non vuole essere una posizione ingenuamente positivista. Voglio solo attirare l’attenzione su un punto ovvio, sempre lo stesso: il problema è politico, non tecnico. È ovvio che di questa “crescita” buona non ce n’è abbastanza e sarebbe meglio che ce ne fosse di più, che investiamo poco in rinnovabili, in istruzione (non sia mai la gente capisse cos’è l’inflazione!), in tutela del territorio. Se vi piace decrescere, pensate che costa meno, non più, un funerale a valle che una riforestazione a monte, quindi è il funerale che fa diminuire il Pil, mentre la spesa pubblica, correttamente indirizzata, oltre a far aumentare il Pil potrebbe evitare il funerale. In realtà "preferiamo" la crescita cattiva perché l’azione pubblica è indirizzata non da una razionalità collettiva comunque individuata, ma dall’azione di gruppi di potere (lobby), cosa pacificamente ammessa dalla teoria positiva della politica economica. E allora prendersela con il Pil nei termini che vi ho abbastanza esattamente riferito è demagogia.
    Perché in fondo il semplice fatto che ci poniamo il problema è una diretta conseguenza del fatto che grazie alla nostra tecnologia abbiamo abbastanza soldi, cioè abbastanza Pil, in tasca da poterci consenti
    re certe riflessioni.
    Parliamone. L’idea di fondo sembra essere che occorra un cambiamento di stile di vita o un investimento iniziale per ridurre i consumi, ponendo le basi di una decrescita, unica strada possibile per la sostenibilità ambientale. Bene, ripartiamo dalla pattumiera. Cambio il mio stile di vita e compro la quantità giusta di cibo, per cui non lo spreco, i consumi si riducono, io sto meglio, ecc. Ma… mi sono rimasti dei soldi, giusto? Perché se ho comprato meno cibo per nutrire la pattumiera, ho più soldi in tasca, no? E con quei soldi cosa ci faccio?Ma non ci vuole molta fantasia per fare delle ipotesi, visto che le possibilità sono due: o li spendo (e allora ho solo sostituito un consumo, indubbiamente dannoso, con un altro, forse meno dannoso, chissà…), o li risparmio. Se li consumo, ovviamente non c’è stata decrescita.
    Attenzione: non sto dicendo che non ho fatto la cosa giusta: riducendo uno spreco ho fatto la cosa giusta, solo che se poi i soldi li spendo in altro modo il Pil quello era e quello rimane: sarà un Pil migliore, ma non è decresciuto. Se invece risparmio i soldi accantonati riducendo lo spreco, si aprono due scenari: 
    nel caso A il sagace sistema finanziario indirizzerà i sudati risparmi verso il solerte imprenditore che realizzerà qualche suo meritevole progetto (nel qual caso allo spreco di cibo si sostituisce l’acquisto di capitale fisso, e quindi non c’è decrescita, anzi, forse maggiore crescita nel medio periodo);
    nel caso B la finanza userà questo denaro fresco per gonfiare qualche bolla in giro per il mondo. E quindi da una buona decrescita sarà nata una pessima crescita.Lo stesso discorso vale per la casa tedesca. A parte il fatto che costruirla costa soldi (ed è un bene spenderli, perché così si dà lavoro), e necessita, tra l’altro, l’importazione di tecnologie e materiali che non abbiamo, immaginiamo che si sia costruita da sola. Poi abitandoci risparmiamo. E con questi risparmi cosa ci facciamo? Mistero.
    Primo, capisco la necessità di essere diretti, soprattutto operando nei tempi radiofonici, cerco di esserlo anch’io quando mi intervistano, ma essere diretti non implica necessariamente essere demagogici, cioè privilegiare la capacità di persuasione rispetto alla coerenza logica. Probabilmente nella teoria della decrescita c’è di più di quanto vi ho riferito, ma questo è stato riferito a me e agli altri ascoltatori,non mi fermarmerei al primo anello di un ragionamento. Ci sarà pure un modo di essere coerenti e sintetici. Non sto dicendo che chi parlava avesse torto, sto dicendo che non mi ha fatto capire le sue ragioni (e io vorrei capirle), e secondo me non me le ha fatte capire perché ha cercato la scorciatoia del consenso.
    Secondo, non esagererei con la retorica dei comportamenti individuali. Certo, è persuasiva, perché ci sentiamo tutti in colpa. Lo sappiamo benissimo che non c’è un singolo motivo al mondo per il quale siamo stati partoriti in Italia anziché in Burkina Faso. È andata così non per nostro merito, ma per caso.E così se abbiamo sete basta che apriamo il frigo, ma sappiamo che altrove le cose non sono così semplici. E allora l’idea che dobbiamo “punirci” un po’, riformando i nostri consumi, ha un ovvio appeal, e magari è anche giusta, non so. Ma non perdiamo di vista il fatto che oggi il problema globale è non solo e non tanto nel circuito del consumo e quindi nei comportamenti individuali, ma in quello del risparmio e quindi nella struttura del sistema finanziario, cioè in cosa viene fatto coi soldi che individualmente risparmiamo (magari “decrescendo” virtuosamente).
    Terzo, starei un po’ attento alle teorie “della Provvidenza”.Le “teorie della Provvidenza” hanno un solo risultato: quello di spianare la strada all’“uomo della Provvidenza”. La cosa più eversiva oggi in Occidente è il buon senso. Quel buon senso dal quale ci vogliono sviare a botte di “neoquesto” e “neoquello”, cercando di convincerci che le “ricette” keynesiane sono antiquate e errate. Purtroppo la decrescita è oggettivamente un pezzo di questo contrattacco.Ma rimane il fatto che quelle ricette keynesiane, quel buon senso, sono quanto ha permesso all’Europa del secondo dopoguerra di essere, con tutti i suoi limiti, la società più decente mai sperimentata nella storia dell’umanità. Come dice il solito Krugman (Nobel economia)
  • albsorio

    Il problema è la ridistribuzione mancata, si dovrebbe lavorare meno e lavorare tutti, nella produzione primaria e secondaria, non nel terziario.

    Abbiamo un sistema burocratico finanziario sproporzionato, quindi perdere produzione vuol dire spostare il gettito sulle poprita e i consumi, accelerando la caduta.
  • marcello1991

    t’o’ fateve du risate…..


    https://www.youtube.com/watch?v=tjaKFX1mzEA

    https://www.youtube.com/watch?v=MYZlBvmtJSM

    che tanto la decrescita c’è già stata….  nel cervello di sicuro..!

  • Zret

    E’ una crisi artificiale, programmata. 

  • marcello1991

    Ahó! … questa è pure meglio..!!


    https://www.youtube.com/watch?v=21qju7zGi8E

  • Gil_Grissom

    Una volta tanto Massimo Fini sembra dire cose di buonsenso.

  • falkenberg1

    Perfectum est, stimatissimo!! Non c’è altro da aggiungere!!!

  • gigio
    Condivido pienamente Zret:
    "E’ una crisi artificiale, programmata. "

    Persino il peggior governante si sarebbe reso conto delle politiche autolesioniste attuate solo negli ultimi 10 anni. Purtroppo abbiamo a che fare con una classe dirigente nell’ambito dell’istruzione, del legislativo e dell’esecutivo venduta a padroni stranieri; non di meno lo sono tanti contemporanei che si vantano di essere capitani d’industria.

    Non me la sento di condannare tanti imprenditori di piccole e medie imprese che han preso il largo per paesi anche limitrofi come Svizzera, Croazia, Slovenia, etc… Con il livello non solo di tassazione da pizzo, ma anche di vessazione burocratica e psicologica cui sono sottoposti, i tanti che han preso il largo avevano come altra opzione una più o meno lenta agonia.

    C’è anche chi non se n’è andato ed ha perso tutto e con esso l’Italia ha perso patrimoni esperienziali più che meramente materiali.

    Sarebbero da considerare altri dati, quelli riferiti alle menti che se ne sono già andate e a quelle che sono in procinto di andarsene. Questi sono i dati peggiori.
    Alla fine della seconda guerra mondiale, il paese era distrutto, molti erano morti, ma di  menti ce n’erano ancora e quelle hanno permesso all’Italia di riprendersi.

    Purtroppo le decisioni sono state già prese, altrove. L’Italia diverrà un paese cuscinetto verso il nord Africa, fornitore di manodopera a bassissimo costo, buono per essere trasformato in reti di resort per stranieri. Già ora pezzi di Italia, tombini compresi, sono di proprietà di gruppi stranieri.

    E gli italiani?
    Vedrete appena verrà meno il Servizio Sanitario Nazionale di cui tanto ci si lamenenta, ma che resta il migliore al mondo, per il momento. Ridotta di numero, la maggioranza verrà relegata in aree urbane trasformate in favelas.

    Questo paese potrebbe aspirare ad un futuro migliore se vi fosse senso di identificazione del suo popolo alla patria, senso civico e rispetto del lavoro altrui. Purtroppo, tanto han fatto per distruggere quel poco che c’era rimasto di identità nazionale che l’unico senso di appartenenza è alla squadra di calcio.

    P.S.

    "Italia, popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori e …", tutto insieme. Vero!
     La maggioranza tanto presa a saperne di più del lavoro altrui che non è in grado di fare il proprio, che la minoranza risponde con un "Ma va a cagher!"

    La maggioranza si merita quello che accadrà.

  • roberto4321

    dal 1996 (quando ci siamo agganciati al marco) e poi dal 2001 (entrata nell’Euro) l’Italia ha adottato una moneta non sua (ma quelle della germania) troppo forte per le nostre esportazioni (*), in più ha perso la sovranità monetaria, quindi la capacità di attuare politiche economiche espansive nel caso fosse investita da una crisi. Nel 2008 ci ha investito la crisi dei subprime americana e noi non abbiamo potuto fare niente se non metterci nelle mani dei banchieri (Draghi e Monti) chiedendogli in ginocchio di aiutarci (in cambio di lacrime e sangue del popolo italiano). Ringraziate Prodi e Ciampi e se avete votato PD (quello che poi ha invocato Monti per "salvarci") sentitevi bene in colpa.

    (*)http://se2.cdn.fluidworks.it/wp-content/uploads/2014/01/Produzioneind.png

  • luiginox

    pare che lo spazio necessario a fornire le giuste risorse ad una coppia di aquile reali sia 100kmq.in casi estremamente ,per loro,favorevoli ne basterebbero 40/50.per la specie homo sapiens il dibattito è aperto.per gli ottimisti il problema neanche si pone,per gli altri siamo già alla frutta.le risorse per l’uomo sono finite o infinite?il vecchio concetto nazista di lebensraum aveva si o no qualche fondamento?mettendoci daccordo sulle premesse del contendere forse potremmo addivenire ad una soluzione condivisa sulla gestione dell’economia che non porti all’estinzione dell’umanita.

  • Hamelin
    Qui i limiti dello sviluppo non sono determinanti .
    Il Grafico in questione è dovuto al meccanismo a cambi fissi chiamato EURO e alle regole imposte da Bruxelles .

    Se mettessimo a paragone lo stesso grafico della Germania vedremmo chiaramente dove la produzione industriale italiana è andata a finire .

    Non c’è modo di adattarsi a un genocidio economico .
    Prima o poi sfocia sempre in un genocidio sociale .
    In ultima istanza in un genocidio fisico ( dovuto alla battaglia per le risorse base per la sussistenza ) .

  • uomospeciale

    L’economia, l’occupazione, il P.I.L, il mercato immobiliare, i risparmi delle famiglie, i prezzi al consumo, ecc ecc ecc ……..Chissà perché  "decresce" tutto, tranne la mia pancia.
    Malgrado la dieta, la ginnastica, i sollevamenti pesi,  le passeggiate da 10 chilometri al giorno, quella non mi decresce mai.
    Volevo dimagrire e sono solo riuscito a diventare un ciccione muscoloso.

  • marcello1991

    e dovremmo anche smetterla di chiamarla crisi…. sennò facciamo il loro
    gioco… le etichette sono importanti!

  • Ercole

    Come è possibile pensare ala decrescita senza mettere in discussione il sistema di produzione capitalista  e la legge del profitto  è utopia allo stato puro : cosa non si fa per aggirare il vero ostacolo!

  • madelmo

    Crisi creata per distruggere i nostri diritti le nostre identità il nostro futuro per creare una razza di schiavi pezzenti disposti a tutto per un pezzo di pane. Il bello o o il brutto e che ci stanno riuscendo 

  • Nauseato

    D’accordo. Ma (e non certo per difendere l’indifendibile PD … ) tutto era cominciato ancor prima. Con il divorzio tra Banca Italia e Tesoro… 

  • Nauseato

    A chi fosse sfuggito, l’articolo di CounterPuch citato nella pagina del blog di Bardi, era apparso tradotto su CdC …

  • pasquale50

    A me quello che ha più impressionato invece non è il grafico ma il commento dell’utente Beppe sul blog di Ugobardi, lo riporto se non lo aveste letto:

    Caro Prof.re
    complimenti per il livello del suo blog, l’unico in
    Italia a comparare il fattore di crescita economico e industriale alla
    primaria fonte che regola un sistema chiuso, ovvero l’energia (in questo
    caso chimica legata alla combustione del petrolio).
    Come lei saprà
    meglio di me, esistono varie forme di energia oltre a quella prodotta
    dalla combustione e il nostro pianetino è del tutto simile a un sistema
    euleriano in cui vi sono enne componenti e il divenire di ogni singola
    particella (individuo) è regolato da leggi molto simili ai principi
    della termodinamica.
    Chi governa l’economia si è reso conto da tempo che la termodinamica è applicabile anche all’economia,
    ad esempio
    Q+L = I+Ec+Eg+…
    in termodinamica
    Q=è il calore fornito al sistema => in economia è la disponibilità di energia elettrica, materie prime, know
    L= è il lavoro sul sistema=> in economia il lavoro che ogni singola persona è in grado di dare al sistema
    I = è l’entalpia => in economia la ricchezza prodotta e disponibile
    Ec= è l’energia cinetica => la crescita numerica della popolazione
    Eg= è l’energia gravitazionale (potenziale) => il livello di sviluppo
    ..etc

    Come vale il Primo principio, vale anche il Secondo:
    TdS= dQ+dLw
    T= è la temperatura disponibile => in economia la disponibilità di moneta (la liquidità tot immessa nel sistema)
    dS= è l’entropia => il disordine sociale
    dQ= è la variazione di energia sul sistema=> se aumenta l’energia aumenta la ricchezza reale
    dLw= è la variazione del lavoro legato agli attriti => conflitti sociali, guerre..

    Se
    considera l’andamento delle borse come un pistone sa che in un motore
    esiste un punto morto superiore e un punto morto inferiore, in Economia
    sono i picchi di minimo e di massimo,
    sa che per funzionare la
    camera ha bisogno di carburante e che il carburante per trasformarsi in
    energia ha bisogno di un comburente e di una scintilla.
    il carburante=> è la liquidità,
    il comburente=> sono le persone
    la scintilla=> è la crisi.
    Esistono
    varie forme per immettere liquidità: creare moneta Qe, Ltro,
    Derivati,equity, Mutui a soggetti non affidabili (subprime)..etc

    I
    cicli economici sono controllati e durano in media tra i 7 anni e i 10
    anni, hanno bisogno però di scintille perchè il motore economico possa
    funzionare.
    Le posso fare 2 esempi che sono palesi a tutti 11
    settembre 2001 (torri gemelle) -15 settembre 2008 (fallimento
    Lehman)..potrebbe credere che questo valga solo per il dopo 2000, ma
    posso presentarle altri casi= 1911,1929,1939,1950(inizio guerra fredda
    con la guerra di Corea),1960 (Vietnam)..etc

    Poco prima della
    scintilla si immette liquidità in massa, possiamo ricordarci nel 2001 la
    liquidità immessa con il boom informatico, nel 2007 con derivati e
    subprime, a fine 2013 con i vari Qe, Giappone, Usa e ora Europa.
    Il
    tempo di immissione liquidità può durare in media da 1 a 3 anni, ad
    esempio crisi del 2007, si può vedere in Cina che la creazione della
    bolla è durata 8 mesi, mentre in America 24 mesi.

    Oggi siamo in
    piena immissione di liquidità tramite politiche di alleggerimento e di
    Ltrlo, in Asia sono in creazione bolla da luglio 2013, circa 13 mesi, in
    America da Aprile 2012, circa 29 mesi, In Europa da maggio 2014
    direttamente, indirettamente da fine del 2012.
    Maggiore è la
    liquidità immessa, maggiore è il comburente necessario per la
    combustione, maggiore è il livello di energia (generata e consumata dal
    sistema), maggiore è il livello di entropia generato, maggiore è il
    disordine e conflitto.

    Il problema per noi singoli individui è
    che ogni esplosione, influisce sui fattori del primo principio, alcuni
    aumentano e altri diminuiscono.

    Chi detiene i fili
    dell’economia, sa benissimo che esiste anche il terzo principio e che
    perché il sistema continui a funzionare si deve avere un’espansione del
    volume.

    ALLORA, QUAL E’ IL FINE ULTIMO.