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UN GIOCO DI POTERE ORCHESTRATO DAL CORRIERE

DI PIERGIORGIO GRECO
Il Sussidiario

Intervista a Giulio Sapelli

Non è tanto l’iniziativa di Napolitano, che nella calda estate del 2011 già sondava Mario Monti per un cambio al vertice del governo quattro mesi prima della caduta di Berlusconi, a sorprendere un fine analista come il professor Giulio Sapelli: no, ricevere personaggi come l’ex commissario europeo, con cui tra l’altro aveva lavorato insieme nei palazzi di Bruxelles, era per Napolitano una cosa piuttosto normale, che non dovrebbe scandalizzare. Piuttosto, il professore è sorpreso dalla grande attenzione che il Corriere della Sera ha scelto di riservare al presidente della Repubblica, che pure in tempi non sospetti aveva sostenuto e spalleggiato nelle sue iniziative politiche per scansare Berlusconi: “In via Solferino hanno scelto un cambio di strategia, mettendo in moto dinamiche inevitabili in tempi come quelli attuali, quando la crisi economica è peggiore di quella del 2011. Dinamiche che vogliono innescare cambiamenti o riassestamenti di blocchi di potere, in un contesto sociale davvero difficilissimo“.Professor Sapelli, che idea s’è fatto sulla vicenda portata alla luce da Alan Friedman? Un presidente della Repubblica che lavora dietro le quinte…

Guardi, che Napolitano chiami Monti, che quest’ultimo incontri prima De Benedetti e poi Prodi, non mi sembra un grande problema. Piuttosto, mi sono chiesto come mai oggi la notizia sia uscita in contemporanea sul Financial Times e sul Corriere della Sera, con due tagli completamente diversi: il primo ha trattato la vicenda in maniera molto asciutta, accompagnando la notizia con un grafico sull’ascesa e il declino di Monti, mentre il quotidiano di via Solferino ha preso di mira Napolitano.

Che risposta s’è dato?

Mi pare evidente che questi due giornali sono espressione di gruppi differenti: il Financial Times è legato al mondo economico-finanziario anglo-americano, di cui Friedman è espressione, mentre il Corriere, con la scelta di accendere i riflettori sul Quirinale, si sta riposizionando. Un tempo, infatti, spalleggiava Napolitano e le sue scelte, mentre ora non si capisce bene a quale gruppo di potere faccia riferimento. Sono piuttosto sconcertato.

Perché?

Perché evidentemente via Solferino ha scelto di abbandonare il sostegno ai gruppi di potere filotedeschi e filofrancesi, cui Napolitano e Monti sono sempre stati legati, e ha deciso combattere una battaglia tutta interna al nostro Paese, i cui contorni non sono ancora ben definiti. Il fatto che Napolitano abbia scelto di replicare con una lettera a De Bortoli per dire che non c’è stato nel 2011 nessun complotto non fa altro che confermare questa cosa: è un braccio di ferro tutto italiano. Da un lato il Corriere, dall’altro Napolitano e Monti, il cui legame fortissimo è tra l’altro confermato dal fatto che in tanti anni il presidente ha scelto di andare più volte all’inaugurazione dell’anno accademico della Bocconi, mai a quello di università statali.

Non solo lo stesso Monti, ma anche De Benedetti e Prodi hanno confermato che nell’estate del 2011 Napolitano si stavano muovendo: è solo una coincidenza?

Direi proprio di no: sono tutti esponenti dello stesso gruppo di interesse, che in quell’estate aveva messo nel mirino l’Italia e il governo guidato da Berlusconi, la cui caduta a novembre, come ho scritto più volte, è stata una cosa senza precedenti, visto che mai si è verificato che un esecutivo si veda costretto a lasciare pur avendo una maggioranza parlamentare.

Quindi anche la famosa lettera della Bce dell’estate 2011 nasce in questo contesto in cui gruppi di potere ben precisi lavorano al cambiamento?

Naturalmente, il legame è del tutto evidente.

Professor Sapelli, viviamo in un presidenzialismo di fatto?

Formalmente no, in quanto il parlamento è ancora centrale. Ma l’azione del presidente della Repubblica descrive un sistema in cui non ci sono più partiti forti e grandi imprese, e dove il Quirinale si prende un peso sempre crescente nelle decisioni che contano, puntando sulla persona che poteva piacere a Francia e Spagna, non certo a Gran Bretagna e Stati Uniti, contro cui Monti, quando è stato commissario, si è sempre schierato. Vede, oggi il potere è in mano a congreghe, circoli, club, grand commis d’etat, direttori dei ministeri, qualche alto funzionario. E al presidente Napolitano.

Un presidente forte, che fa e disfa, come ai tempi di Oscar Luigi Scalfaro.

Scalfaro, che notoriamente aveva una forte connotazione politica, in realtà era controbilanciato da poteri altrettanto forti come i partiti, che oggi non sono più come un tempo. Questa è la sostanziale differenza con quel periodo storico, caratterizzato da forti contrappesi che oggi non ci sono.

Perché proprio oggi salta fuori questa vicenda?

Perché la situazione economica è terrificante, peggiore di quella del 2011, e quindi si sono rimessi in moto quei sommovimenti che in qualche modo mirano al cambiamento o, quanto meno, al riassestamento.

Piergiorgio Greco

Fonte: www.ilsussidiario.net

Link: http://www.ilsussidiario.net/News/Politica/2014/2/11/ATTACCO-A-NAPOLITANO-Sapelli-un-gioco-di-potere-orchestrato-dal-Corriere/465939/

11.02.2014

Pubblicato da Davide

  • yago

    Eppure c’è ancora chi crede che il voto serve a qualcosa.

  • Tao

    Ieri sera Renzi è stato in riunione con Napolitano per circa due ore. Ha anticipato Letta che sarà ricevuto dal Capo dello Stato domani o dopodomani il quale Letta aveva pensato ad un incontro con Napolitano prima della riunione della direzione del PD convocata per il venti febbraio prossimo ma anche questa anticipata di una settimana. I due Letta e Renzi si sono scavalcati a vicenda come in certi giochi di ragazzi  in cui ci si scavalca l’uno con l’altro mettendosi a cavalcioni.

    Che cosa si siano detti il Capo dello Stato ed il segretario del PD per due ore non sappiamo o almeno ancora non lo sappiamo. Ma c’è una febbrile accelerazione degli eventi. Renzi non sopporta di stare lontano da Palazzo Chigi ed avendo conquistato con le primarie la maggioranza del Partito, una maggioranza che è molto alta pretende subito il malloppo. Oppure vuole azzerare tutto con le elezioni anticipate. Il giovanotto ha una premura pazzesca di raggiungere la poltrona. Teme che perdendo tempo le possa sfuggire. L’incontro naturalmente è  avvenuto fuori dal protocollo presidenziale che vuole incontri tra il Presidente della  Repubblica ed i gruppi parlamentari. Renzi non è neppure deputato. 

    Intanto scoppia lo scandalo del Financial Times. L’autorevole giornale inglese ogni tanto si occupa dell’italia e non certo con spirito benevolo. Ieri ha fatto delle anticipazioni di un libro di Alan Friedman un giornalista americano che qualche tempo fa era di casa nelle TV italiane e se mal non ricordo gestiva una rubrica a Rai3 dal titolo “Money line”.

    Il giornalista sostiene facendone uno scandalo che richiederebbe le dimissioni del Capo dello Stato  che alcuni mesi prima della sua nomina a Presidente del Consiglio Monti era stato lanciato in pista da Napolitano per cacciare via Berlusconi. Il quale era stato convinto ad andarsene  dal numero risicato di voti ricevuti dalla sua finanziaria e sopratutto dalla crescita dello spread dei titoli italiani e sopratutto dei tassi di interessi giunti quasi al limite del 7 per cento. La cosa che non è stata detta da Friedman è che Berlusconi fu indotto ad andarsene sopratutto dal violentissimo attacco subito dalla speculazione dalle azioni di Mediaset.

    L’operazione dei “mercati” è costata lacrime e sangue all’Italia che continuiamo a pagare e pagheremo ancora non si sa per quanto tempo. E’ stata agevolata dal killeraggio delle società di Rating che si sono opportunamente prestate ad abbassarci la pagella. Inutile dire che  molti banchieri di Wall Street e della City hanno lucrato veri e propri tesori. I Mercati si sono placati soltanto quando Monti ha preso il comando di Palazzo Chigi. Non subito perchè c’era ancora sangue da succhiare dall’Italia.

    Il Friedman americano racconta la storia come se un fatto puramente italiano che si sviluppa tra Napolitano Berlusconi e Monti e che Napolitano sia stato mosso per cercare di mettere in sicurezza l’Italia dalla speculazione internazionale ma agendo fuori dalla Costituzione.

    A suo tempo ho  scritto una mia interpretazione dei fatti profondamente diversa oggi confermata dalla parziale rivelazione del Friedmann e cioè che Napolitano fu soltanto un passa carte, un esecutore. In effetti la liquidazione di Berlusconi fu ordinata dalla Casa Bianca e tutto il mondo finanziario euroatlantico collaborò alla operazione attaccando i titoli italiani e mediaset. Sarcozy e la Merkel furono della partita in un quadro di degradazione dell’economia italiana importante nel campo manifatturiero ed agroalimentare. Insomma la sostituzione di Berlusconi fu anche una occasione per banchettare con pezzi succulenti del patrimonio industriale e finanziario italiano.

    Le rivelazioni di Alan Friedmann riprese dal Financial Times hanno alimentato la richiesta di impeachment di Napolitano proposto da Cinque Stelle alla quale potrebbe aderire Forza Italia. Nel talk show di Formigli di ieri sera si è anche saputo di una riunione segreta di Prodi, Passera e De Benedetti (che non manca mai quando succedono cose nel cuore dello Stato) che stilarono addirittura il programma adottato da Monti. Il quale Monti ha confermato tutto naturalmente nella versione fornita da Friedman e cioè di una iniziativa tutta italiana per migliorare l’efficienza del governo. In effetti si è trattato di ben altro e cioè della conquista dei “mercati” internazionali e del potere euro-atlantico del governo italiano con un loro uomo di fiducia. Monti è uomo della Goldmann Sacs. Berlusconi era insofferente  e non subiva con docilità le voglie  USA-UE cosa invece che fa molto volentieri Letta e che sicuramente farà pure Renzi che è omino della Merkel.

    Resta un grosso interrogativo: perchè il Financial Times è tornato dopo circa due anni ad attaccare l’Italia? A che cosa preludano le rivelazioni scandalistiche sul governo Monti e su Napolitano? Che cosa significa l’attacco a Napolitano che è stato finora fedelissimo esecutore dei dicktat dei poteri occidentali? Che cosa stanno preparando per l’Italia ?

    Pietro Ancona
    11.02.2014

  • Cataldo

    A che titolo Napo ha ospitato Renzi ? E’ pazzesco vedere come ormai la gerontocrazia italica faccia strame della costituzione per tenere in piedi questo regime, basato sulla propagana a reti e giornali unificati.

  • roz

    E’ un riposizionamento da leggersi in europa in chiave antitedesca, secondo me.
    In Italia si sta formando questo fronte.
    http://vocialvento.altervista.org/blog/cui-prodest/ [vocialvento.altervista.org]

  • Giaurro

    Davvero scandaloso. Ma ancora peggio quelli che credono che il voto SIA MAI servito a qualcosa. Su questo c’aveva ragione un teorico politico fascista, di cui non ricordo il nome, quando affermava che la democrazia liberale è il sistema sociale che si auto-governa in virtù del proprio solo funzionamento (e non di qual che sia pulsione umanistica degli ingranaggi o servo-unità che ospita).

  • Truman

    Ho la sensazione che gli industriali, almeno quelli del nord, abbiano cominciato a capire cosa significa l’euro. Avevano creduto di ampliare i mercati e di poter combattere ad armi pari con le industrie europee. Hanno scoperto di essere solo carne da macello. E cominciano a muovere le loro pedine.

    Mi aspettavo che si muovessero prima le tre più grandi aziende nazionali, quelle del sud, mentre a quanto pare si muovono prima gli industriali.

  • Arcadia

    Da dove viene questo bel regalo a Napolitano?

    Una firma come quella di Alan Friedman
    (che fece esplodere il caso Iran-Contras, tanto per ricordare la cosa
    più nota) non si muove così a caso. [di Aldo Giannuli]
    Redazione

    martedì 11 febbraio 2014 14:

    Cappuccino, Brioche e intelligence n°43.

    di Aldo Giannuli.
    Un famoso giornalista americano, che
    scrive per il più prestigioso quotidiano finanziario inglese ("Il
    Financial Times") scrive un libro nel quale, fra l’altro, rivela che il
    Presidente Giorgio Napolitano, sin dall’estate 2011, aveva avviato
    consultazioni informali per sostituire il governo Berlusconi ancora in
    carica. Un’anticipazione del libro viene fatta da "Financial Time" che
    gli riserva una pagina intera con richiamo in prima. Il periodo dei
    fatti è tre anni fa, quando Sarkozy e la Merkel si scambiavano sorrisini
    di commiserazione se, in una conferenza stampa, qualcuno faceva il nome
    di Berlusconi e quando la stessa Merkel scavalcava il Presidente del
    Consiglio e telefonava direttamente al Presidente della Repubblica.
    La notizia, incartata nel libro, viene
    fuori solo ora, a distanza di qualche mese da quando il M5s ha
    annunciato di voler presentare richiesta di messa in stato d’accusa di
    Napolitano e di un paio di settimane da quando effettivamente l’ha
    presentata. E’ solo un caso?

    Ragioniamoci un po’ su. La rivelazione
    sembra fatta a taglio per spingere Forza Italia e la destra a
    pronunciarsi per il deferimento di Napolitano davanti all’Alta corte. Se
    questo accadesse, per Napolitano non ci sarebbe altra strada che le
    dimissioni; certo, in Parlamento potrebbe contare sui voti di Pd,
    Centristi e, probabilmente Sel, che gli garantirebbero il
    proscioglimento, ma un Presidente non può accontentarsi di un
    proscioglimento a maggioranza, magari risicata e, se tre forze politiche
    (M5s, Forza Italia e Lega) ne chiedono la messa in stato d’accusa, non
    gli resta altro fa fare che constatare la fine della sua funzione
    arbitrale e rassegnare le dimissioni.
    Dunque, non ci vuole Sherlock Holmes per
    capire che questo è proprio l’obbiettivo della manovra. Così come si
    capisce bene che una firma come quella di Alan Friedman (quello che fece
    esplodere il caso Iran-Contras, tanto per ricordare la cosa più nota)
    non si muove così a caso, al pari del "Financial Times" che dedica tanto
    spazio con tanto rilievo ad una questione italiana.
    E se il direttore del "Corriere della
    Sera" decide, a sua volta, di dare tanto spazio, non è solo per amore
    della notizia e sa di avere le spalle coperte. D’altra parte, Prodi, De
    Benedetti e lo stesso Monti hanno pienamente confermato quei contatti. E
    qualcosa, di quel che stava bollendo, doveva averla intuita lo stesso
    interessato che, senza che nessuno gliene chiedesse conto, ha avuto la
    necessità di precisare, una decina di giorni fa, che "Monti e Letta non
    sono stati un mio capriccio".

    Insomma, è in atto un’operazione
    politica. Allora, chi poteva avere interesse in questo momento a mandare
    questo regalino a Re Giorgio?
    Certo, molti italiani (Berlusconi,
    Grillo, Salvini forse Renzi) hanno gioito questa mattina aprendo il
    "Corriere" ma nessuno di loro aveva la possibilità di convincere il
    "Financial" ad assecondarli. Dunque: non è roba interna.
    Allora, proviamo a formulare qualche
    ipotesi facendo un cammino a ritroso e chiediamoci chi potrebbe prendere
    il posto di Napolitano. Dopo la lezione di aprile, si capisce che il Pd
    non può pensare di farcela da solo con l’aiuto dei centristi (ormai
    sbriciolati), del Ncd e di Sel. Il Pd ha la compattezza di un budino
    Elah, per cui non ci si proverà nemmeno a proporre un suo nome. Quindi, o
    deve cercare l’intesa con il M5s o con Forza Italia. Escluso che ci
    siano le condizioni di un accordo con il m5s dopo gli scontri di questi
    mesi, non resta che Fi.

    Quindi occorre trovare un nome di
    compromesso fra i due. E quale nome migliore di Draghi? Se ne era
    parlato già ad aprile, ma non se ne era fatto nulla, perché Draghi aveva
    fatto sapere di non essere per niente interessato. Ma è ovvio che, se
    ci fosse una sua disponibilità, sarebbe il successore naturale. Ma
    perché Draghi dovrebbe aver cambiato idea? Forse dobbiamo tener presente
    qualche altro fatto recente.
    Come si sa, da molti mesi la Bce era in
    sofferenza per le decisioni che la Corte Costituzionale Tedesca avrebbe
    assunto sulle misure in tema di acquisto di debiti sovrani dei paesi
    eurozona. Si sapeva bene che la Corte di Karlsruhe era da sempre gelosa
    custode dell’autonomia nazionale e vedeva come il fumo negli occhi le
    misure di Draghi. Il 7 us la Corte doveva giudicare una nuova tranche di
    provvedimenti e molti paventavano una sonora bocciatura che avrebbe
    mandato in crisi tutta la politica di Draghi, ma, a sorpresa, la Corte
    decideva di rimettere tutto alla Corte Europea per competenza, pur con
    motivazioni che non nascondevano affatto il giudizio ostile nel merito.

    Era la prima volta che la Corte tedesca
    accettava di passare la mano a quella di Lussemburgo (il cui
    orientamento è notoriamente molto più permissivo) e molti giornali hanno
    parlato, perciò, di resa dei giudici costituzionali tedeschi.
    Ma forse non era affatto una resa. A ben
    pensarci, se al posto di Draghi ci fosse un altro governatore, magari
    tedesco, proveniente dalla Buba (e dopo un presidente olandese, uno
    francese, uno italiano, pare difficile negare questa volta il posto ai
    tedeschi, ma magari potrebbe andare un finlandese o un austriaco) il
    problema sarebbe risolto in radice. Ma come sbarazzarsi di Draghi? Ad
    esempio facendolo Presidente della Repubblica in Italia, cosa per la
    quale occorre liberare il posto. appunto.
    Non so se le cose stiano esattamente
    così e vedremo gli sviluppi, ma possiamo provare a leggere quanto sta
    accadendo in queste ore con questa chiave, poi vediamo che succede.
  • yago
  • GRATIS

    il Corriere (e la Stampa) sono i gruppi editoriali a disposizione FIAT e come tali sono a    supporto alla politica M5S assai più che il Fatto Quotidiano.

  • consulfin

    ?

  • consulfin

    di Mario Monti non so. Ma che Napolitano fosse più legato a gruppi di interesse franco-tedeschi che anglosassoni …
    Ma quindi non era il comunista preferito di Kissinger!