Home / ComeDonChisciotte / UN CASINO PAZZESCO

UN CASINO PAZZESCO

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.it

Hanno avuto proprio una bella idea, dalle parti di Berlino, a “proporre” a Cipro il prelievo forzoso: una vera pensata da grandi strateghi geopolitici, dei Machiavelli della finanza e dei Metternich della strategia.

E – pesce in barile – non hanno nemmeno cercato di coprire il fattaccio con la classica foglia di fico… ce lo chiede l’Europa, il patto di stabilità, altre facezie del genere che richiamino l’Europa… no, qui è la Germania a fare le grandi manovre del dominio europeo, come ebbe a dire Kohl:

“Fino al 1991 abbiamo lavorato per europeizzare la Germania, ora è il momento di germanizzare l’Europa”.

Riprendendo un vecchio adagio del Ministro degli Esteri tedesco Kinkel, ai tempi delle guerre in Jugoslavia:

“…interno, dobbiamo tornare ad essere una nazione, verso l’esterno, è realizzare qualcosa che abbiamo fallito due volte (sic!) (N. d. A): coerentemente con i nostri vicini, per trovare un ruolo che si adatta alle nostre esigenze ed al nostro potenziale. Il ritorno alla normalità in casa e fuori corrisponde a un desiderio profondo del nostro popolo dopo la fine della guerra. Ora è necessario, se vogliamo essere rispettati nella comunità internazionale…”

Non mi pare che servano commenti.

Il fatto, ben noto, è che Cipro è una specie di paradiso fiscale usato soprattutto dai russi, al punto che Limassol viene chiamata, per celia, Limassolgrad.

Così, i correntisti (russi) delle banche cipriote dovrebbero “rimpinguare” le casse dello Stato per i cervellotici conti “europei”. Calcolati a Berlino.

Il problema, dunque… che dovrebbero capire dalle parti di Bruxelles e di Berlino… è che la Russia non è il Portogallo, l’Italia, la Spagna… insomma, i vari “PIIGS” tanto stroncati dai tedeschi. La Russia ha sempre il rubinetto dell’energia: anzi, sta seduta proprio dove c’è una diramazione del condotto.

Una porta in Europa, l’altra verso la Cina. Ahi, ahi, ahi…un “rubinetto” che ha fatto saltare le rivoluzioni “arancione” (leggi: USA & UE) in Ucraina, ed ha consentito una “mazzolata” in Georgia che non ha precedenti.

Così nasce il presupposto dell’accordo con Putin (al momento non sappiamo come e se andrà in porto) perché per i russi (leggi: Gazprom) tirare fuori qualche miliardo per le banche cipriote (soldi che, comunque perderebbero) non muove nemmeno un peluzzo sulla crapa. Il problema è un altro.

Come potrete notare dalla cartina, il giacimento a Sud di Cipro si trova pressappoco nella zone dove fu assalita la Mavi Marmara (ricordate?): sono acque internazionali, ma d’internazionale oramai – proprio per le trivellazioni petrolifere e, in secondo piano, per la pesca – esiste ben poco.

Un tempo c’erano le classiche 12 miglia delle acque territoriali (storicamente, ancor meno), poi ampliate a 24 con la zona “contigua” (all’inizio, soprattutto per la pesca, in ogni modo spesso contestata, vedi i pescherecci italiani nel Canale di Sicilia) e infine giunse il “botto” con la Convenzione ONU di Montego Bay e l’istituzione di una zona di “interesse economico esclusivo” (EEZ) di ben 200 miglia nautiche.

Aprendo una parentesi, un tempo quando eri fuori delle classiche 12 miglia potevi navigare tranquillo: adesso – chiunque – può chiederti i documenti e farti tutta una serie di rilievi tecnici sullo scafo, sulle attrezzature e sulla strumentazione, foss’anche una motovedetta croata in mezzo al mare. Il problema è: su quale legge di quale Stato si basano questi rilievi? Va beh.

Il problema è che non tutti gli Stati hanno accettato la convenzione di Montego Bay: Turchia ed Israele sono fra gli Stati (ci sono anche gli USA) che non la riconoscono.

E qui inizia il casino.

Secondo Montego Bay il giacimento cipriota è nella zona EEZ di Cipro, poiché fa fede – se il mare è interno come il Mediterraneo – la minor distanza dalle coste: il giacimento è più vicino alle coste cipriote. Ma Israele e la Turchia non hanno riconosciuto Montego Bay.

La Turchia, quindi, potrebbe non riconoscerlo perché la parte greca vorrebbe (ovviamente) tenere tutto per sé il giacimento (a scapito della parte turca), mentre per Israele il problema è più stringente: da tempo il gasdotto che arriva dall’Egitto non è più sicuro. Non c’è più Mubarak, il vecchio faraone, e sabotaggi da parte di molti gruppi guerriglieri sono all’ordine del giorno, con continue sospensioni del servizio.

Israele, quindi, contava molto sul giacimento al largo delle sue coste ma nella zona cipriota.

Ciliegina sulla torta, i rapporti fra la Turchia ed Israele non sono più “amichevoli” come un tempo – dopo la Mavi Marmara… – e vi sono, quindi, due diverse posizioni nel rivendicare il giacimento: due atteggiamenti – si noti bene – diametralmente opposti per scopi e finalità. Il primo (turco) diciamo per inghiottire il boccone, il secondo (israeliano) per sopperire ad una futura penuria interna.

Fin qui era la situazione prima della crisi: due aziende (USA ed Israele) stanno lavorando per posizionare le piattaforme d’estrazione, ma non vi sono accordi fra Stati né cessioni di diritti per l’estrazione. Sono due aziende che lavorano nel settore petrolifero e basta.
Tutti avevano fatto i conti senza l’oste… cioè… senza l’orso russo.

La Russia – come avevamo detto – è pronta ad acquistare alcune banche cipriote ma non si tratta di un “colpo” russo, bensì di una “grana” da risolvere (i soldi russi depositati a Larnaka), poiché la Russia è molto impegnata nella gestione geopolitica del gas in Asia Centrale. Con il previsto “addio” degli USA allo scenario afgano, tornerà nuovamente in auge il Great Game d’inizio ‘900, che aveva tre attori: britannici, russi e cinesi.

Se consideriamo la parte anglo-americana un solo insieme, le cose non sono cambiate: sono variati – però – e di parecchio, i “pesi” dei vari attori, con le potenze del BRIC sostanzialmente in una posizione di maggior forza.

Mosca potrebbe spostare squadroni aerei a Limassol, per dissuadere eventuali altre “velleità”, ma non credo che si giungerà a tanto: la Russia, in ogni modo, ha mostrato di saper mostrare i muscoli in Georgia, ed è senz’altro pronta a farlo. Come si mossero (discretamente, per lasciare spazio alla diplomazia) le divisioni corazzate russe nel gelo dell’Inverno per la “crisi del gas” con l’Ucraina.

Tutto fa prevedere (se l’accordo andrà in porto) un successo diplomatico russo che conterrà delle opzioni per accontentare Israele sulle forniture future (la Siria?) e la Turchia con qualche compartecipazione.

Di certo, ci sarà uno sconfitto: la Germania. Scusate… l’Europa.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.it
Link: http://carlobertani.blogspot.it/2013/03/un-casino-pazzesco.html>
20.03.2013

Pubblicato da Davide