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TUTTI NE PARLANO, MA L'ITALIA PUO' FALLIRE DAVVERO ?

DI RAFFAELE ZENTI
it.adviseonly.com

Purtroppo sono di nuovo qui a parlare di default dell’Italia. Vediamo perché:

Inevitabile essere un po’ preoccupati dopo questo bombardamento di notizie quando si vede lo spread tra BTP decennale e Bund tornare a veleggiare intorno a quota 300 (ricordiamo che è possibile consultare lo spread dei Paesi europei quotidianamente su Advise Only). Manteniamo la testa a posto e ragioniamo.

Beppe Grillo e il fantasma del default italiano

Occupiamoci subito delle opinioni meno circostanziate da un punto di vista economico e finanziario. Quindi occupiamoci di Grillo, che dichiara:

“O ristrutturiamo il nostro debito pubblico, di cui la parte all’estero è in prevalenza in mano a Germania e Francia, o ci aspetta il fallimento insieme alla distruzione del tessuto produttivo.”

Al leader del Movimento 5 Stelle sfugge che la ristrutturazione del debito e il default non sono opzioni alternative, bensì sono esattamente la stessa cosa a livello giuridico (in matematica si parlerebbe di “identità” e per i mercati si tratta del famigerato “Chapter 11”). Il fatto che Grillo evochi il default dell’Italia con tale disinvoltura mi fa pensare che abbia sottovalutato l’impatto nucleare di questo evento. Se volete farvi un’idea potete dare una lettura a questo post: “L’Italia davanti all’incubo default. Cosa succederà?”. Mi auguro solo, per il bene di questa povera penisola e dei suoi abitanti, che questa bizzarra idea di ristrutturare il debito “per non fare default” non abbia troppi proseliti.

I derivati del Ministero del Tesoro

La questione è solo lievemente più profonda della precedente: i Governi di tutto il mondo hanno sempre stipulato derivati. Di solito a ragione, in quanto comprare un’assicurazione che protegga i conti pubblici da aumenti vertiginosi dei tassi d’interesse è del tutto normale. Bene, questa cosa si fa con un contratto derivato. Se poi i tassi scendono, come auspicabile, l’assicurazione non serve ed è quindi normale che il contratto sia in perdita.

Non vorrei essere troppo buonista, ma tendo a pensare che i contratti siano stati stipulati con quest’ottica. Tranquilli, non credo faremo bancarotta per questo.

Il dossier di Mediobanca

Veniamo al rapporto di Mediobanca che ha fatto scalpore. Parte dall’osservazione che esiste una differenza di rendimento positiva tra BTP e BOT. In particolare, tra i BTP emessi molti anni fa ma con solo sei mesi di vita residua ed i BOT a sei mesi: in teoria tale differenza di rendimento non dovrebbe esistere. Se esiste, argomenta l’analista Mediobanca, è perché i mercati stanno distinguendo tra i bond a rischio ristrutturazione (BTP) e quelli non soggetti a ristrutturazione (BOT). Detto altrimenti, conclude, gli operatori si attendono che nei prossimi sei mesi l’Italia possa dichiarare una parziale bancarotta sul suo debito.

Noi di Advise Only abbiamo analizzato queste differenze di rendimento tra BTP e BOT con scadenze simili. Su un orizzonte pari a sei mesi, per esempio, il BTP 15/12/2013 rende l’1,03%, mentre il BOT 13/12/2013 rende lo 0,92% (tassi di rendimento lordi annui): non mi pare una gran differenza. Anche allungando di circa tre mesi l’orizzonte, la situazione non cambia un granché: il BTP 01/04/2014 rende l’1,29% e il BOT 14/04/2014 l’1,27%. Simili differenze sono giustificate molto banalmente dal fatto che i BTP “vecchi”, cioè a fine corsa (detti anche “off the run”), sono mediamente meno liquidi dei BOT di pari scadenza e quindi offrono un piccolo premio di rendimento per il rischio liquidità. Bella lì.

L’Italia farà default?

Va bene l’ottimismo, ma non raccontiamoci storie: l’economia italiana è in contrazione, vive la più lunga recessione dalla Seconda Guerra Mondiale, è tornata (sulla carta) ai livelli di vent’anni fa e un sacco di gente tosta e preparata è a casa senza lavoro o emigra all’estero. Il Governo è tutto meno che solido e ancor più incerta è la situazione politica generale italiana, piena di personaggi inquietanti e inadeguati. L’Europa, nel complesso, arranca.

Dunque sì: l’Italia può fallire. Ma con probabilità, secondo me, molto bassa.

Il lato positivo della faccenda include il fatto che il Paese ha un surplus primario (incassa più di quel che spende, interessi dei titoli di Stato a parte) ed ha conti pubblici in ordine, anche se a discapito dell’economia reale. Il rendimento del BTP decennale ad agosto del 2012, nemmeno un anno fa, era 6,55% mentre ora è 4,69%. Il rischio di contagio, misurato con il nostro indicatore proprietario non è certo basso, ma è molto lontano dai massimi degli ultimi tre anni.

Del resto, Mario Draghi ha appena dichiarato:

“La BCE è stata molto attiva nel rispondere alla crisi”
e
“siamo pronti ad agire di nuovo, se necessario”.

Non so voi, ma io tendo a credergli. L’importanza economica e geo-politica dell’Italia fanno sì che il suo eventuale fallimento non convenga a praticamente a nessuno. E questo ne riduce in modo drastico la probabilità di accadimento.

Raffaele Zenti
Fonte: http://it.adviseonly.com
Link: http://it.adviseonly.com/blog/economia/italia-puo-fallire-davvero/#.Ucs79YWJXQw
26.06.2013

Pubblicato da Davide

  • alvise

    Mi scuso per questo lungo post, ma lo faccio sperando che qualcuno mi suggerisca quanto chiedo.Il blog del giornale della mia città, ilsecoloxix, ha pubblicato un’articolo proprio sul tema di questo thread.Fino ad un certo punto riesco a capire qualcosa, tuttavia vista la mia non sufficiente cooscenza della finanza, molte volte, come questa, non ho capito bene l’articolo, però ho qualche dubbio sulla correttezza della analisi, e quindi chiedo a chi ne sa più di me, dove e se, ci sono punti non veri, o comunque non riscontrabili.Il testo del giornale è questo, quindi un ringraziamento a chi vorrà specificarmi le proprie analisi, che poi girerò al blog del giornale della mia città.

    ****************** Testo ******************

    Roma – «Non esiste alcun pericolo per i conti dello Stato». Lo scrive il Tesoro in una nota a proposito delle potenziali perdite legate ai derivati emersi da alcuni articoli di stampa: «è assolutamente priva di ogni fondamento l’ipotesi che la Repubblica Italiana abbia utilizzato i derivati alla fine degli anni Novanta per creare le condizioni richieste per l’entrata nell’euro».

    Il Tesoro – si legge nella nota di Via Venti Settembre – «fornisce regolarmente ogni sei mesi alla Corte dei Conti tutta la documentazione relativa alle operazioni condotte in strumenti di finanza derivata. La Corte dei Conti nel mese di marzo 2013, tramite la Guardia di Finanza, ha chiesto la documentazione inerente alla sola attività di chiusura di un gruppo consistente di operazioni con Morgan Stanley. A fronte di tale richiesta, il Tesoro ha fornito tutta la documentazione richiesta, secondo tempi concordati con la Guardia di Finanza stessa, per ciascuna operazione, inclusi i contratti pregressi dai quali ciascuna operazione ha avuto origine (copia di ciascun contratto e relativo decreto ministeriale con il quale ogni singola operazione è stata formalmente approvata) corredata da una circostanziata relazione esplicativa».

    «La filosofia di fondo dell’operatività in derivati della Repubblica – viene spiegato – si basa su criteri ispirati al perseguimento dell’interesse dello Stato, mirando alla protezione dai rischi di mercato, primi fra tutti il rischio di cambio e il rischio di tasso di interesse.

    Con riferimento in particolare a quest’ultimo, l’attività in derivati è stata mirata a conseguire l’allungamento della durata complessiva del debito, al fine di proteggere da un eventuale rialzo dei tassi, pagando tasso fisso e ricevendo variabile. Tale funzione prettamente assicurativa è stata perseguita attraverso Irs (interest rate swap) e opzioni su tassi di interesse (swaption), fissando tassi a lungo termine che, al momento della sottoscrizione, risultavano storicamente ai minimi per la scadenza cui si riferivano».

    Bloccare attraverso derivati un tasso fisso «a pagare» in contropartita di un tasso variabile «a ricevere» rappresenta una protezione verso futuri shock sui tassi di interesse, situazione peraltro sperimentata dallo Stato italiano a più riprese e con un’evidenza particolarmente significativa a seguito della grave crisi monetaria e finanziaria del 1992. Infatti, se in simili frangenti si devono emettere titoli a breve termine, il rischio di aumento del tasso pagato sul debito all’atto del rinnovo dei titoli in scadenza viene neutralizzato, per la parte coperta, dalla gamba «a ricevere» dello swap (a tasso variabile) ed il costo effettivo viene limitato al corrispettivo tasso fisso «a pagare» nello swap. Come ogni assicurazione, peraltro, ove l’evento verso il quale ci si protegge non si verifichi, si sopporta un costo, che rimane tuttavia giustificato dalla priorità attribuita alla prevenzione di gravi conseguenze in caso di scenari avversi.

    Il valore di mercato degli strumenti derivati in uno specifico momento, il cosiddetto mark to market, non è in nessun caso assimilabile a una perdita realizzata.

    Esclusivamente in presenza di specifiche clausole le controparti possono reciprocamente esigerne la corresponsione secondo le modalità previste nei contratti. Per queste ragioni il ministero dell’Economia afferma che «è assolutamente priva di ogni fondamento l’ipotesi che la Repubblica Italiana abbia utilizzato i derivati alla fine degli anni Novanta per creare le condizioni richieste per l’entrata nell’euro. Le operazioni poste in essere all’epoca sono state sempre registrate correttamente secondo una prassi consolidata, nel rispetto dei principi contabili sia nazionali che europei. I controlli effettuati sistematicamente dall’Eurostat a far tempo dalla seconda metà degli anni Novanta, anche quelli conseguenti all’introduzione in più fasi di nuove linee guida sugli strumenti finanziari derivati, hanno sempre confermato la regolarità della contabilizzazione di queste operazioni».

    Le operazioni sui derivati – continua la nota del Tesoro – sono «sempre registrate correttamente nel rispetto dei principi contabili sia nazionali che europei. I controlli effettuati sistematicamente dall’Eurostat a far tempo dalla seconda metà degli anni Novanta hanno sempre confermato la regolarità» di queste operazioni.

    E il presidente della Bce, Mario Draghi, ha detto: «Il Tesoro italiano emetterà presto una dichiarazione completa per chiarire tutti gli aspetti».

  • rebel69

    Da profano mi sembra chiaro che a nessuno convenga che l’Italia fallisca visto che da gli anni 80 ad oggi ci siamo lasciati spremere e sfruttare con il consenso di tutti i nostri politici,che di volta in volta anno sottoscritto con il nostro consenso(almeno di chi li ha votati)le peggio unioni monetarie,agganci valutari,contratti(fiscal compact pareggio di bilancio mes)privatizzazioni e chi più ne ha più ne metta.Certamente i mercati non sono del tutto controllabili e non so a quali leggi rispondano,ma di certo chi controlla i rubinetti del denaro,e non è lo stato o il ministero del tesoro,ha la possibilità di tenerci così incaprettati,continuando nell’opera di smantellamento dei diritti del lavoratori privatizzazione di asset strategici e beni dello stato,senza che ci sia consapevolezza da parte dei comuni cittadini ed un eventuale seria ed organizzata rivoluzione.

  • Viator

    Eccessiva disinvoltura nel pensare che l’Italia possa fallire? La bancarotta italiana è la nostra grande speranza, e il suo senso deve consistere nel trascinare nella rovina il sistema finanziario-speculativo internazionale ed il capitalismo terminale.

    Svalutazione azionaria? Riduzione del tenore di vita delle famiglie? Ci vorranno due o tre decenni di guerre mondiali per annichilire la dittatura mondiale della plutocrazia finanziaria e del suo braccio armato, gli Stati Uniti d’America. Il fallimento dell’Italia può essere una delle scintille che innesca il grande incendio.

  • albsorio

    Prima del “fallimento” dell’Italia sarebbe utile un po di giustizia:—-> http://www.articolotre.com/2013/06/equitalia-non-riscuote-545-miliardi-evasi-da-contribuenti-top-secret/183067

  • Aironeblu

    Sono d’accordo, credo che sarà l’inevitabile destino a cui andiamo incontro, con la speranza che si risolva in tempi molto più brevi.

  • Aironeblu

    Se “voi di Advise Only” provaste a leggere le pubblicazioni che contestate, magari riuscireste a produrre qualcosa di più sensaro del grafichetto con cui cercate di dare un tono alle vostre insulsaggini.

    Ad esempio riguardo alle affermazioni di Grillo, di cui evidentemente avete letto solo le prime due righe, se aveste fatto lo sforzo di 3 minuti di arrivare al fondo dell’articolo che avete citato, avreste non solo trovato un link alla pubblicazione del FMI in cui si elencano ben 95 Stati che hanno ristrutturato il debito almeno una volta (tra cui Russia e Argentina, ovvero due delle maggiori economie in espansione), ma anche la definizione ufficiale marca FMI della differenza tra default e ristruturazione del debito (Cap. II, punto B, Wath is the Difference between default and restructuring).

    E magari avreste anche capito che il messaggio chiaro e limpido di Grillo, è che con le attuali condizioni imposte dalla Troika il nostro debito cresce inesorabilmente di 120 miliardi di euro ogni anno, che vengono pagati con i tagli allo stato sociale e quella tassazione spropositata che sta distruggendo il tessuto produttivo dell’economia reale. Avreste capito che il nostro debito è in gran parte in mano a Deutsche Bank e Paribas, che a loro tempo avevano investito in BTP e BOT, e che oggi, con un gesto totalmente suicida, il Sistema bancario italiano, invece di finanziare le imprese, sta riacquistando questi titoli fallimentari, con gran sollievo degli speculatori di oltralpe: Se a loro tempo i crucchi e i galletti avevano speculato sui nostri titoli, ora che scendono, dobbiamo riprenderceli noi? Chi ce lo fa fare, il Grande Cetriolo d’Oriente?!? (figura retorica gentilmente offerta da @Calvero su luogocomune.net).

    In genere la differenza tra chi si occupa di economia per passione e chi per professione, è che i primi sono degli economisti, i secondi sono contabili del rango di “Noi di Advise Only”…

  • Hamelin

    Articolo piu’ di propaganda basato sulle prospettive del nulla.
    Facendo 2 calcoli a spanne , pagando 100 Miliardi di Interessi sul debito pubblico , ogni cittadino Italiano dovrebbe pagare all’anno solo per la quota spettandte di Interessi all’incirca poco piu’ di 1.700 Eur a testa vecchi e neonati compresi .
    Tenendo conto che I reali contribuenti che possono pagare si aggirano attorno al 50% , vorrebbe dire che si dovrebbero caricare quasi 3,500 Eur anno , sempre che gli Interessi del BTP non salgano…
    Considerato che chiudono 170 imprese al giorno ( Generatrici di ricchezza e pagatrici di tasse ) con annessi licenziamenti , entro un paio di anni I reali elementi che potranno pagare gli Interessi si ridurranno al 30% e dovranno pagare la modica cifra di 5,000 Eur a testa.
    Ora questo solo per quanto riguarda la quota spettante di Interessi sul Debito pubblico…poi ci sono le Tasse Standard per la Spesa Corrente della Mafia ehm pardon … Stato.
    Ora chi ha un minimo di sale in zucca se questa cosa non è minimamente sostenibile neanche nel breve termine…
    Gli Italiani sono cadaveri che camminano … Non lo sanno perchè nessuno glielo ha ancora detto…O forse perchè si aspettano che le varie televisionI di regime come Ballaro’ o Piazza Pulita glielo dicano cosa che ovviamente non faranno mai…
    L’Italia è già in default…La verità del default reale a differenza a quanto dicono I soliti 4 economisti da strapazzo del senno di poi è che il vero default si realizza molto prima di quando viene dichiarato.
    Il Default avviene quando ormai non c’è piu’ modo per aggiustare i conti e l’Italia questo punto l’ha ampiamente superato da un pezzo.
    C’è ancora solo un modo per risistemare le cose : Una patrimoniale Mostruosa.
    Ma credo che quando saranno alla canna del Gas preferiranno rubare ehm pardon prelevare direttamente dai conti correnti…
    Per la cronaca il nome del Default dell’Italia ha un nome ed un cognome : Mario Monti.

  • Shivadas

    Carissimi, ennesimo (interessante) articolo su un tema ampiamente sviscerato e che ci vede più o meno tutti su posizioni simili. Quello che mi preme evidenziare è che il nostro default ad oggi (ma ancora per poco) è l’unica arma, nel caso la si volesse utilizzare, per ottenere un minimo di ossigeno dalla Troika. Attualmente i criminali non possono ancora pemettersi una bancarotta di un paese come l’Italia (per la Grecia forse, ma quello per ora è ancora il “grande laboratorio”) che significherebbe la fine dell’Euro e dell’economicidio progettato a tavolino. Pertanto spaventare frau Merkel con una possibile bancarotta è forse l’unico modo per ottenere un po’ (poco) di ossigeno, sopratutto post elezioni in Germania. La ristruttrazione del debito è cosa diversa dal default, ma in Europa non si può fare. L’esempio dell’Argentina è corretto, ma il paese sudamericano ha potuto ristrutturare proprio perchè non era soggetto ad alcun vincolo (e ha avuto comuqnue problemi internazionali ad es. con il FMI) che è invece imposto dalla UE. Una ristrutturazione è pertanto vietata nel senso che il desiderata dei criminali europei è quello di far si che uno stato acceda al MES. In questo modo lo stato membro perderebbe quel poco di sovranità e sarebbe costretto ad accettare misure economiche paragonabili al pagamento dei debiti di guerra, con l’aggravante di non potere mai pagare in quanto non si batte moneta. Ovviamente al GAU Letta non passa nenache per la mente di spaventare in qualche modo la Merkel. Purtroppo ci siamo ridotti a rimpiangere il berlusca che perlomeno la apostrofava come culona (ultimo sussulto antitedesco che si ricordi nel nostro paese). Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio.

  • Tetris1917

    Ancora con questa storia, “Se l’Italia può fallire”? Ma non è già fallita, scusate? Vive in un limbo, in un processo post-tutto lento e inesorabile. Il medioevo strisciante che ha avvolto tutto, non vi dice nulla? Ci sta bisogno di scomodare ancora dati Trilussiani sui Bot e CCT?E che caxxo….

  • nigel
  • Truman

    Un interessante approfondimento nei forum :
    Ft: l’Italia rischia 8 miliardi di perdite su derivati
    .
    In particolare mi sembrano interessanti i commenti successivi al post principale.

  • Rosberg

    L’italiano è un morto che cammina. Giusto. Ma con l’iPhone5 tra le mani però.
    Perchè fino a quando la maggior parte del popolo continuerà a chattare, a cliccare “mi piace” su fb, a dire “…..quest’anno lo scudetto è nostro”, a interessarsi su dove come e quanto caca Belen, fino a quando l’italiota non si stancherà di raddrizzare banane col didietro non cambierà nulla.
    E io credo che siamo ancora molto lontani dallo stancarci. Anzi, purtroppo credo non arriveremo mai a ribellarci. Siamo ormai da molti anni delle belle pecore che pascolano su uno dei più bei paesi del mondo. Se solo penso che al tempo dei Romani abbiamo conquistato tre quarti d’Europa Inghilterra compresa…..beh, dove sono andate a finire le nostre palle??

  • Truman

    Da quello che capisco il Ministero mente furiosamente. Le tracce sono nello storico del rapporto [ (deficit di bilancio) / PIL ]. Sto tentando di rintracciare lo storico ufficiale, ma stranamente sul sito del Ministero non riesco a trovarlo. Anche su Wikipedia manca.

    Qui il link alle immagini su rischio calcolato:
    http://www.rischiocalcolato.it/wp-content/uploads/2012/10/763x839xGPG-MONTI-DEFICIT1.jpg.pagespeed.ic.tSpYbv9bnh.jpg

    Maurizio Blondet fornisce dati molto simili. In ambedue i casi c’è un salto netto dal 1996 al 1997, il deficit di bilancio, che superava il 7% del PIL, crolla di colpo al 2,7% (quindi sotto il 3% richiesto). All’epoca sembrò un miracolo. Era invece un prestito camuffato, che andava fuori bilancio.

    No, non credo proprio fosse un’assicurazione. E’ tipico del linguaggio truffaldino dei finanzieri chiamare “assicurazioni” i titoli derivati. Ma sono scommesse più che assicurazioni. E siccome le scommesse sono difficili da contabilizzare, le hanno semplicemente messe fuori bilancio.

    A parte questo, non mi risulta che i dettagli richiesti siano stati forniti alla Corte dei conti.

  • Truman

    La frase

    la ristrutturazione del debito e il default non sono opzioni alternative, bensì sono esattamente la stessa cosa a livello giuridico (in matematica si parlerebbe di “identità” e per i mercati si tratta del famigerato “Chapter 11”)

    come già notato da altri utenti, è molto discutibile. In realtà il fallimento vero e proprio (insolvenza seguita da liquidazione) è regolato dal “chapter 7”.

    Comunque il Chapter 11 [it.wikipedia.org] è specifico del diritto fallimentare degli USA e si riferisce alle aziende, non agli Stati.

    Va detto che si è già visto che il default vero e proprio è diverso dalla ristrutturazione. La Grecia sarebbe fallita da tempo, ma ciò non è consentito esplicitamente, altrimenti le grandi banche USA dovrebbero pagare i CDS sul debito greco, il che le farebbe fallire. Quindi la Grecia non poteva fallire né tantomeno può fallire l’Italia.

  • nigel

    L’Italia, fallita, non può quindi fallire. Il Paese è quindi “non morto”, o, per dirla con Poe, mesmerizzato, congelato nell’attimo di una morte immanente, ma impossibile perchè non conveniente ad altri. Eppure potrebbe esserci qualcuno che, mosso a pietà, stacchi la spina del ventilatore, sospenda la flebo e ci dichiari morti. Si è costretti a pensare che tutto abbia un senso e che tutti questi bei cadaveri allineati debbano essere utilizzati quali donatori d’organi, per i panini Mac Donalds o per le fabbriche di cibo per gatti

  • nigel

    Quoto. Purtroppo siamo in amministrazione controllata

  • karson

    Neanche io mi intendo di economia ma ascoltando spesso radio24 anche a me sembra di capire che i derivati sono più che altro scommesse e non assicurazioni.
    comunque l’Ecuador il suo debito qualche anno fa l’ha rinegoziato… e l’ha saputo fare anche molto bene visti i risultati ad oggi.
    Ma li hanno Rafael Correa… nn Monti Berlusconi Letta etc etc…

  • alvise

    Ti tingrazio, penso che il tuo giudizio su quanto ho postato sia autorevole.Adesso ho qualcosa da mettere in discussione sul blog del secoloxix

  • Truman

    aggiungo qui quanto dice Repubblica riguardo ai chiarimenti chiesti dalla Corte dei conti (http://www.repubblica.it/economia/2013/06/26/news/italia_otto_miliardi_a_rischio-61861023/ ):

    la Corte …. lo scorso aprile ha inviato la Guardia di Finanza in via XX settembre, con un mandato di esibizione di documenti in cerca delle confirmation letter, i contratti di stipula di quei derivati, che risalgono in buona parte agli anni Novanta. Finora, però, il Tesoro non ha mostrato quegli
    originali alle Fiamme Gialle.

    La Relazione è molto laconica nella descrizione dei contratti derivati oggetto di riassetto, una dozzina, tra febbraio e maggio 2012. Alla richiesta di maggiori dettagli, avanzata da Repubblica, il Tesoro non ha voluto commentare o illustrare i dati e le operazioni,

  • Aironeblu

    Questi purtroppo sono i fatti.

  • Ercole

    parole sacre….

  • alvise

    Ancora più preciso, e sopratutto confortato dalle poco chiare non-notizie, come dici tu, dal Ministero del tesoro.Mi chiedo perchè certi giornali, in questo caso il maggior giornale di genova, non pubblica anche quello che tu specifichi.Per non allarmare?Perchè acquisiscono notizie da agenzie di stampa spin-off?O perchè è il giornalista che scrive l’articolo ad essere ignorante, ignorando quanto tu dici, con tanto di riferimenti?Non è la prima volta che in tema di economia-finanza, sul secoloxix leggo incogruenze, mi chiedo se sono pagati per farlo, visto che questo giornale asserisce di non prendere finanziamenti pubblici.Sarebbe bello se qualche utente di CDC, ferrato in materia, si registrasse sul nostro giornale, e sputtanasse l’articolista, come nel caso che ho riportato pari pari

  • Allarmerosso

    In un sistema normale nessuno si sognerebbe di parlare di fallimento di uno Stato ma si sa qui sono diventati tutti matti !!!