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TUTTI CHIEDONO VERITA' PER GIULIO REGENI. MA SIAMO PROPRIO SICURI DI VOLERLA SAPERE ? E A QUALE PREZZO ?

DI MAURO BOTTARELLI

rischiocalcolato.it

Era l’8 febbraio di quest’anno quando il New York Times rilanciava la notizia in base alla quale il caso Regeni sarebbe stato al centro degli incontri di alto livello, a Washington e a Il Cairo, tra esponenti dell’amministrazione Usa e del governo egiziano. “I colloqui diplomatici a Il Cairo e Washington questa settimana probabilmente contribuiranno a concentrare l’attenzione internazionale sulla morte del dottorando italiano il cui corpo, con segni di pesanti percosse, è stato trovato la settimana scorsa a Il Cairo”, scriveva l’influente quotidiano americano

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Di più, il giornale newyorchese faceva notare come l’occasione per unirsi al pressing italiano sarebbero state una visita del ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, a Washington e il viaggio a Il Cairo di Sarah B. Sewall, la più alta in grado al Dipartimento di Stato per i diritti umani. Durante questi incontri, stando al New York Times, “probabilmente sarà dicusso anche il caso Regeni, visto da alcuni in Egitto e all’estero come un nuovo, allarmente segnale degli abusi da parte delle forze di sicurezza in un Paese, dove è sempre più comune la detenzione arbitraria, come indicano gli osservatori dei diritti umani”. Nella capitale Usa, Shoukry aveva in agenda appuntamenti con il segretari di Stato John Kerry, la consigliera presidenziale per la sicurezza nazionale Susan E. Rice e vari esponenti di punta del Congresso. Mentre a Il Cairo, Sewall avrebbe incontrato vari funzionari di governo.

Sewall, che in precedenza è stata a capo del Carr Center for Human Rights Policy alla scuola di governo Kennedy di Harvard, ha dichiarato di avere l’intenzione di “apprendere di più sulle sfide che l’Egitto deve affrontare e i progressi che il Paese ha fatto in questa direzione”. Immediata fu la reazione del Dipartimento di Stato Usa alle indiscrezioni del quotidiano: dopo aver offerto le più profonde condoglianze alla famiglia e agli amici del ricercatore friulano, si limitò a dire che “osserviamo che le indagini ufficiali sull’omicidio di Regeni sono in corso con la partecipazione degli investigatori italiani”.

Come mai tutto questo interesse per un dottorando italiano, seppur ucciso brutalmente in Egitto? Come mai scomodare il Dipartimento di Stato? E se le indiscrezioni del New York Times erano vere, cosa è emerso da quegli incontri? Il nostro governo, l’intelligence e gli inquirenti sono stati informati di qualche cosa dagli americani? Domande lecite, penso, dopo la straziante conferenza stampa di martedì dei genitori di Giulio Regeni in Senato insieme al presidente della Commissione per i diritti umani, Luigi Manconi, in cui si è chiesto al governo di prendere posizione netta verso Il Cairo se dall’incontro tra gli inquirenti atteso per il 5 aprile non arriveranno novità serie sul caso, dopo la ridda di bufale e depistaggi propinati finora dalle autorità e dalla polizia egiziana.
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Come mai Manconi, che è politico di lungo corso, non ha chiesto che il governo riferisca su quell’interessamento americano così repentino – il corpo era stato trovato da una settimana – e che mobilitava i piani all’altissimi dell’amministrazione Usa? Forse perché è più facile attaccare Al-Sisi, i metodi brutali dei suoi servizi segreti e del suo esercito (come se quelli delle altre nazioni ci andassero per il sottile, quando serve) che fare domande serie. E, forse, scomode.

Non è che l’interessamento Usa e la pressione diplomatica erano per conto terzi, ovvero per il potente alleato degli americani nel Golfo, quel Qatar che non disdegna il supporto all’estremismo sunnita ma che ospita la più grande base aerea Usa fuori dagli Stati Uniti? Proprio il segretario di Stato, John Kerry, ha creato in tre anni un rapporto molto stretto con i diplomatici del Qatar, usati come messaggeri nelle relazioni con Hamas nei territori palestinesi, con i talebani in Afghanistan e con i gruppi ribelli in Siria e Libia. Washington, ad esempio, ha ringraziato il Qatar per aver mediato, nell’estate del 2014, tra Israele e Hamas dopo l’offensiva dello Stato ebraico, oltre che per il suo ruolo nella liberazione di alcuni ostaggi occidentali, tra cui il sergente dell’esercito Bowe Bergdahl, scambiato con cinque comandanti talebani.
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I funzionari Usa che ritengono fondamentale l’alleanza con il Qatar considerano l’emirato indispensabile nella lotta contro lo Stato islamico visto che, per esempio, i raid statunitensi contro gli estremisti partono da una base del Qatar e che la forza aerea dell’emirato fornisce sostegno logistico e sorveglianza. Il Qatar, però, fornisce anche sostegno diplomatico e finanziario ai gruppi ribelli in Medio Oriente, compresi quelli che hanno legami con al Qaida, stando molte fonti arabe e statunitensi citate dal Wall Street Journal. Il Qatar, inoltre, si trasforma in un rifugio sicuro per i leader di Hamas e dei Fratelli musulmani, guarda caso chi era al potere prima di Al-Sisi in Egitto e che avevano un rapporto privilegiato con il Qatar, tanto da portare Doha verso l’isolamento tra gli stessi Paesi del Golfo. Il precedente emiro, Hamad bin Khalifa al Thani, aveva infatti promesso entro il 2018 investimenti per circa 21 miliardi di dollari in favore dell’ex leader egiziano Mohamed Morsi, attualmente in carcere e dei Fratelli Musulmani, bollati ora come organizzazione terroristica.
Egitto
Un sostegno totale, tanto che il ministro di Stato per gli Affari Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Anwar Gargash, chiese ufficialmente a Doha di prendere le distanze dalle dichiarazioni di Yusuf al-Qaradawi, teologo casualmente egiziano ma naturalizzato qatarino e presidente dell’Unione internazionale degli studiosi musulmani, che proprio dal Qatar invitava gli egiziani alla rivolta contro i militari, criticando aspramente sia l’Arabia Saudita sia gli Emirati Arabi Uniti. La replica ufficiale del Qatar non ha incluso alcuna presa di distanza dalle dichiarazioni di al-Qaradawi, né garanzie sul fatto che, in futuro, le esortazioni del teologo saranno più contenute. Non è un caso che l’Egitto di Al-Sisi sia sempre più nel mirino (benevolo, per ora) dell’Arabia Saudita, la quale lo scorso dicembre ha stanziato un piano di aiuti da 8 miliardi di dollari per Il Cairo.
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Di più, Re Salman ha recentemente definito Egitto, Arabia Saudita e Turchia come i tre Paesi più importanti della regione, vedendo il ricompattamento del fronte sunnita in chiave anti-iraniana come una priorità assoluta. Guarda caso, tra pochi giorni il presidente egiziano sarà a Istanbul, su invito ufficiale del governo, per il summit annuale dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica, mentre nei giorni scorsi alcuni quotidiani turchi hanno reso noto che il presidente Erdogan sarebbe intenzionato a coinvolgere il Cairo in un working-group sulla questione libica.

Forse Washington agiva davvero come proxy ma resta il fatto: le nostre istituzioni hanno chiesto conto o ricevuto informazioni dagli Usa rispetto all’esito di quei colloqui, ammesso che si siano tenuti veramente? Da martedì Matteo Renzi è proprio in visita negli Stati Uniti, chiederà lumi? Magari domani e direttamente a Obama, che vedrà a Washington per il summit sulla sicurezza nucleare? Ed è vero che il governo italiano sta subendo pressioni da quello statunitense affinché rompa le relazioni con l’Egitto sul caso Regeni? E qui comincio a chiedermi anche altro: perché mai i servizi o la polizia di Al-Sisi avrebbero dovuto ritenere Giulio Regeni una minaccia, tanto da torturarlo e ucciderlo? Il suo lavoro di ricerca, soprattutto sui sindacati? Ho letto l’articolo che ha pubblicato “Il Manifesto” dopo la sua morte (delicatezza infinita) e francamente dentro non mi pare ci fossero rivelazioni tali da giustificare un omicidio di Stato, soprattutto di questa efferatezza. Una sola cosa è certa, poi: se fossero stati loro, se fosse stato il governo egiziano, il corpo non si sarebbe mai trovato, perché l’Egitto non può inimicarsi l’Italia.
Al-Sisi
E, soprattutto, l’Eni, dopo che sul finire di agosto dello scorso anno è stato scoperto il più grande giacimento a gas del Mediterraneo, il quale si trova nell’offshore egiziano presso il prospetto esplorativo denominato Zohr. Il giacimento supergiant presenta un potenziale di risorse fino a 850 miliardi di metri cubi (bcm) di gas in posto (5,5 miliardi di barili di olio equivalente) e un’estensione di circa 100 chilometri quadrati. Si tratterebbe, quindi, di un giacimento anche più grande di Leviathan, il giacimento al largo delle coste di Israele, stimato intorno ai 620 bcm e ritenuto, finora, il maggiore del Mediterraneo. Eni, attraverso la controllata Ieoc Production BV, detiene nella licenza di Shorouk la quota del 100% e ne è l’operatore.
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Nel marzo del 2015 ha siglato un accordo che prevede investimenti totali per un valore stimato di circa 5 miliardi di dollari al 100% ma l’investimento complessivo dovrebbe raggiungere addirittura i 7 miliardi di dollari, stando al responsabile della compagnia petrolifera di stato egiziana, Egyptian Natural Gas Holding Company (Egas), Khaled Abdel Badie, per il quale il solo investimento iniziale per il giacimento di gas di Zohr ammonta a circa 3,5 miliardi di dollari. Una crisi diplomatica Italia-Egitto sarebbe benedetta da molti nostri concorrenti, gli stessi che non si fecero tanti scrupoli in Libia nel 2011. O che stanno esplorando anch’essi l’offshore egiziano, avendo vinto insieme ad Eni la gara d’appalto.
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Purtroppo, il profilo professionale del povero Giulio era perfetto per creare una falsa pista o, quantomeno, un falso mandante. Perché si sa, se muore un italiano in Egitto per una rapina, nessuno invoca la rottura delle relazioni diplomatiche in caso non si trovi l’assassino ma se a venire sequestrato e torturato a morte è un giovane ricercatore, sul destino del quale la polizia egiziana gioca al depistaggio (sicuri che non ci siano settori ancora fedeli ai Fratelli Musulmani?) con i nostri inquirenti, allora sì che monta l’indignazione dell’opinione pubblica e certe ipotesi emergono e, magari, vengono anche prese in esame. Che fosse l’agenda nascosta di qualcuno farci arrivare ai ferri corti con Al-Sisi? Il quotidiano “La Stampa” ha dedicato un articolo alla Oxford Analytica, l’agenzia di intelligence inglese con cui Regeni collaborava. E di cosa si occupa questo gruppo? “Analizza tendenze politiche ed economiche su scala globale per enti privati, agenzie e ben cinquanta governi, una specie di privatizzazione di altissimo livello della raccolta di intelligence. Ha uffici, oltre che a Oxford, a New York, Washington e Parigi, e vanta una rete di 1,400 collaboratori.
Oxford_Analytica
Promette “actionable intelligence”, informazioni su cui si possa agire, senza ideologie o inclinazioni politiche”. Non esattamente un ambiente di lavoro noioso. E cosa faceva Regeni per quel gruppo? Non le fotocopie, a quanto pare: “Dal settembre 2013 al settembre 2014, Giulio ha lavorato alla produzione del Daily Brief, una decina di articoli pubblicati ogni giorno sugli eventi principali e mandata a una lista di clienti d’elite. E’ uno dei prodotti di punta del gruppo, modellato sui briefing che Kissinger preparava per Nixon”. Già, perché il fondatore di Oxford Analytica, David Young, era tra i dirigenti dei cosiddetti “idraulici”, il gruppo che doveva “tappare” le fughe di notizie e di cui facevano parte anche G. Gordon Liddy e Howard Hunt, entrambi finiti dietro le sbarre per il Watergate.
Young
“Dopo lo scandalo, Young lasciò l’America per completare un dottorato di ricerca in relazioni internazionali ad Oxford (leggenda vuole che la sua tesi fosse tenuta sotto chiave perché conteneva informazioni riservate), e nel 1975 fondò la Oxford Analytica. Nel cui board figurano anche John Negroponte, ex direttore della United States Intelligence Community e Sir Colin McColl, ex capo dell’MI6, il servizio segreto inglese”. Insomma, diciamo che non è la redazione del Gazzettino Padano.

E Giulio sarebbe dovuto tornare in Inghilterra, lo ha confermato il professore Glen Rangwala, con cui il dottorando avrebbe dovuto infatti collaborare per un corso non appena rientrato dall’Egitto. Rangwala smentì l’ipotesi che dall’Università qualcuno possa aver passato i report del ragazzo agli 007: “Per nessun motivo al mondo gli accademici di Cambridge diffondono le ricerche degli studenti ai servizi segreti”. Perché non ne hanno bisogno, visto che Oxford e Cambridge sono storicamente bacini di reclutamento per MI5, servizio segreto interno e MI6, quello per l’estero di Sua Maestà.
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E non lo dico io, lo dice la storia e lo conferma, paradossalmente, un articolo pubblicato sul sito oxfordstudent.com a firma di Catherine Edwards e dall’eloquente titolo “Oxford, spie e il servizio segreto”. In quel pezzo si fa notare, ad esempio, che quasi tutti i capi dell’MI6 provenissero da Oxford o Cambridge, che i due atenei furono usati come campi di reclutamento durante la Guerra Fredda per evitare la diffusione del comunismo in Inghilterra, che David Cornwell – più noto come John Le Carrè – aveva studiato a Cambridge e lavorò sia per l’MI5 che l’MI6, che Sir David Spedding, oxfordiano, fu responsabile per molte azioni sotto copertura in Medio Oriente e che il famoso “agente Scott”, al secolo Arthur Wynn, faceva il doppio gioco reclutando studenti per farli diventare spie del Cremlino.
LeCarrè
Giulio Regeni non era una spia ma lavorava per un’agenzia di intelligence di alto livello che intrattiene rapporti professionali con aziende e governi, quindi con servizi segreti: forse, era una spia a sua insaputa. Forse, è stato usato. Certamente, è stato tradito. Magari qualche domanda in più a Washington e Londra andrebbe fatta, se davvero si vuole la verità e si pensa di poterne sopportare il peso, prima di richiamare in fretta e furia l’ambasciatore italiano dall’Egitto come vorrebbe l’ex di Lotta Continua, Luigi Manconi. O, peggio, applicare sanzioni economiche che appaiono suicida. Ho sterminato rispetto per il dignitoso dolore dei genitori di Giulio Regeni e per la loro voglia di giustizia ma proprio per questo non intendo accodarmi al treno di ipocrisia che è partito non appena ritrovato quel corpo straziato. Giulio era finito in un guazzabuglio di interessi troppo più grande di lui, probabilmente e ne ha pagato il prezzo. Evitiamo di trasformare questa tragedia nell’ennesima farsa all’italiana, per favore. Sarebbe già questo un modo di onorare la memoria di Giulio.

Mauro Bottarelli

Fonte: www.rischiocalcolato.it

Link: http://www.rischiocalcolato.it/2016/03/tutti-chiedono-verita-giulio-regeni-sicuri-volerla-sapere-quale-prezzo.html

31.03.2016

Pubblicato da Davide

  • GioCo

    Ah, lotta continua, quella splendita confraternita di pazzerelli che con la Strage di Piazza fontana e il delitto Pinelli, non ebbero remore a scagliarsi con tutto il loro "peso" contro l’unico operatore dello stato che stava facendo MOLTO faticosamente luce su Piazza Fontana: Calabresi. Prontamente assassinato prima che combinasse danni irreparabili, dopo essere stato scaricato con opportune "false veline" provenienti dall’allora servizio segreto nostrano. Subito riprese dai "pazzerelli" come prova dei complotti di Calabresi.

    Ma adesso l’abbiamo capito che la sinistra "intelligente" nella migliore delle ipotesi è anche un po’ tantino TROPPO ingenua?!

  • annibale51

    Con tutto il rispetto per il dolore dei genitori del Regeni, ma se  aveva a che fare con i servizi segreti inglesi…uhm…chissà cosa c’ è sotto. Il fatto che Repubblica sia la testata che più tiene vivo il caso non fa altro che avvalorare la tesi di secondi fini. Motivi per i quali, secondo me, caso chiuso!

  • AlbertoConti

    Ma sì, ben venga la verità, tutta la verità e soltantanto la verità, così da sputtanare l’esercito di piagnoni che se la prendono con l’Egitto liberato dai fratelli musulmani. Un esercito mediatico che imperversa su tutti i fronti, svolgendo il ruolo di utili cretini ad un sistema che ci rema contro e ci getta sul lastrico.

    Che si rotolino poi dalla vergogna ed emigrino in massa negli USA e nel democraticissimo Israele.

  • AlbertoConti

    errata corrige, a scanso d’equivoci: "liberato dai fratelli musulmani" s’intende "liberato dalla presenza dei fratelli musulmani"

  • ProjectCivilization

    Le attuali richieste di "verita’" , specificano , senza mezzi termini , che la verita’ DEVE essere che Al Sisi e’ cattivo .

     E’ bene ricordare chi e’ Al Sisi . Al Sisi , e’ uno degli uomini piu’ Responsabili e capaci della forza di potere principale dell’ Egitto .

     Ha avuto il torto di chiudere la porta in faccia ai Fratelli Musulmani ( e massonici ) lanciati da Erdogan e Obama , nella , famosa , "primavera araba " , che aveva l’obboiettivo di creare il caos ANCHE IN EGITTO .

    Regeni , lavorava per la massoneria della capitale dell’impero massonico .

    Quel che non hanno ottenuto con il ragazzo , vogliono ottenerlo con le proteste calunniose .

  • Vetter

    A meno di una confessione dei diretti esecutori del sequestro di Giulio Regeni, credo oramai si sia detto tutto il possibile su questa ennesima triste vicenda.

    L’ennesima triste vicenda che alimenta ed accresce il disprezzo verso questo ipocrita impero che consuma ed abusa della vita di esseri che nascono liberi e muoiono incatenati all’ignoranza che il sistema garantisce loro in sostituzione di quei diritti naturali di cui altrimenti avrebbero goduto.
    Regeni consapevole o no del suo ruolo, è sicuramente una vittima, i suoi genitori custodiranno fino alla fine dei loro giorni, il ricordo del loro bimbo libero, certamente non dell’ uomo incatenato all’ignoranza che determina il nostro comune futuro da carne da macello che altro non siamo.
    L’insulto alla famiglia Regeni, e il disprezzo per la morte di Giulio, è iniziato con la visita del fantoccio Mattarella all’altro fantoccio messo a ricoprire la carica di presidente dell’ipocrita impero, e con l’offerta di quest’ultimo di collaborazione per la "RICERCA DELLA VERITA’".
    I cortei purtroppo non si muovono in risposta a questo insulto, ma guidati dall’ignoranza si scende in piazza a chiedere giustizia contro il carnefice fornito ad arte dall’ipocrita impero.
    All’inizio di questa triste vicenda, mi ero chiesto come mai al tempo di rapimenti di italiani all’estero, finiti poi con la morte di connazionali ben più noti del Regeni, non si fosse levata come per questo caso l’indignazione pubblica e non fu chiesta con tanta insistenza giustizia per le vittime…tanto per citarne una, in occasione dell’assasinio di Vittorio Arrigoni dov’erano i cortei organizzati da Amnesty International ? 
    Oggi, dopo i vari articoli come questo di Bottarelli, letti nei circoli dell’informazione non di regime, sono felice che i fantocci dell’ipocrita impero non abbiamo abusato di Vittorio come stanno facendo con Giulio, anche dopo la morte.
  • AlbertoConti

    …. oppure in senso ironico, "(precedentemente) liberato dai fratelli musulmani", che va ancora meglio.

    Sti stronzi (parlo dei nostri giornalai) ci vogliono far schierare coi "buoni" scelti da loro, anzi da chi li mantiene a sparge cazzate a piene mani. Si meritano di diventare essi stessi vittime del manicheismo riveduto e corretto.

  • helios

    Tutti vorrebbero sapere la verita ma ci sono di mezzo i servizi e la verita nin puo essere detta.

    Pertanto si continua la sceneggiata senza soluzione di sorta.
    Ma che non si dica che era una spia a sua insaputa, almeno un po di decenza ci vorrebbe.
  • IVANOE

    Una domanda forse un pò sciocca… ma che nessuno vuole fare :
    ma regeni in egitto che ci stava a fare ?
    ma lui i suoi genitori che lo ha mandato non sapeva che è un paese a rischio ?
    non sapevano tutti, come lo sò io o come lo sapete voi che mandare un figlio, un civile  nel medio-oriente è come diventare pilota di formula 1…dove tutto và sempre bene…ma se per mestiere vai oltre a 300 km orari sempre..forse c’è il rischio che ci puoi lasciare la pelle ?
    Ecco quando chi deve rispondere a questo, risponderà, poi possiamo approfondire sul caso Regeni…

  • mda1

    Se romperemo con Egitto a perderci chi sarà?

    Eni. e atre aziende italiane. e i lavoratori.
    Chi ci guadagnerà ?
    Londra.
    Fine della storia e delle ricostruzioni su delitto Regeni.
  • edoro

    Fallito il piano siriano ne iniziano un altro.

    Non ho mai sentito come nelle ultime settimane una demonizzazione come quella che viene espressa dai media nostrani nei confronti delle autorità egiziane, come se volessero preparare il terreno o formare il substrato per la nuova avventura.
    La stanca voce di Bianca Berlinguer (moglie di Manconi e direttrice del TG3) quotidianamente forma, prepara, spinge le coscienze contro il nuovo dittatore-canaglia.
    Sono stanchi e confusi, spero.
  • PietroGE

    La cosa che lascia perplessi è  la tortura. Chi lo ha ucciso  era quindi convinto che sapesse qualcosa di importante. Non si tortura così qualcuno, sapendo poi che l’Italia avrebbe fatto pressioni per sapere la verità, senza che ci sia di mezzo qualche informazione importante. Non è detto neanche che sapesse qualcosa di importante, forse lo ha solo fatto credere.

    Ho l’impressione che Oxford Analytica sappia più di quello che ha detto, ma queste sono solo speculazioni. Se Regeni fosse stato veramente furbo avrebbe capito che con certe cose non si scherza.

  • Mattanza

    Se lo avessero torturato solo perché sapeva qualcosa poi lo avrebbero fatto sparire, lo hanno ridotto così per motivi mediatici.

  • calliope

    o per avvalorare una pista.

  • spadaccinonero

    non è una domanda sciocca, anzi è talmente azzeccata che aprirebbe il vaso di pandora..

  • makkia

    da dare appunto in pasto ai media

  • Truman

    Ho avuto un minimo di scambio con Vittorio Arrigoni ed era un caso ben diverso da quello di Regeni. In particolare i genitori sono di un’altra pasta: sapevano ciò che pensava e faceva il figlio ed il cadavere di Vittorio mi risulta che è rientrat in Italia senza passare per Israele. Vorrei essere esplicito: secondo me per i genitori di Vittorio era ben chiaro chi fossero gli assassini e non avevano voglia di dar loro corda.

  • makkia

    Purtroppo non hanno abusato di Vittorio Arrigoni per motivi tutt’altro che nobili.

    – Prima di tutto era un pacifista. Quindi stava sul cazzo a tutti (anche a molti "anti" qui su CDC).
    – Era un oppositore di Israele. Che non si tocca se no Lehrner, Travaglio e pure Saviano piangono. E se loro tacciono, le poche voci pro-Palestina superstiti qui in Italia tacciono pure loro
    – Era un pacifista VERO e MILITANTE. Quindi scordati copertura mediatica dal Manifesto: a loro piacciono i pacifisti che chiaccherano, quelli che fanno i fatti… mica tanto. Pur avendo Vik scritto sul Manifesto, non era uno comodo neanche per loro.
    – Vittorio era contro Israele ma anche contro Hamas, per il loro vile buttare nella mischia i ragazzini ma tenendosi ben al sicuro. Vittorio capiva le ragioni dell’Intifada ma capiva anche certe strane prese di posizione o azioni in momenti "strategici" che facevano più comodo a Israele che alla causa dei palestinesi. Quindi, oltre ai media italiani, aveva contro anche il silenzio delle autorità palestinesi.
    – Nessuno sa chi ha ucciso veramente Arrigoni. Di sicuro Israele e Hamas non si sono messe a piangere. E Hamas aveva movente, mezzi e occasione (già…).
    E Hamas significa Fratelli Musulmani, che significa Washington, Endowment for Democracy, Soros, massoneria, Skull&Bones, ecc

    E, purtroppo, non è così vero che non hanno abusato di lui dopo morto. A parte il fango che gli hanno tirato addosso dopo motro, fai un Google con "restiamo umani" e leggerai tante di quelle cazzate da far venire voglia di piangere.

    Infine, Vetter, spero che tu ti trovi a colgiere la differenza fra Vittorio Arrigoni e un Giulio Regeni che era in Egitto non per lottare per qualcosa, ma per tenere contatti con strani "sindacati", sospetta manovalanza di una possibile, ennesima, rivoluzione colorata ai danni di un governo che (con tutti i difetti che vuoi attribuirgli) sta cercando di tenere il proprio paese lontano dalle grinfie dei Fratelli Musulmani.
    Che fosse pedina inconsapevole o in malafede, Regeni era rotellina dello stesso tipo di piano che in passato ha distrutto Iraq e Libia, che sta ancora tentando di distruggere la Siria (e molto simile a quello che ha gettato nel baratro l’Ucraina).

    Paragonarlo a Vittorio Arrigoni, a QUALSIASI titolo, è sinceramente insultante e infamante per Vittorio. Ma dalla tua scrittura capisco che l’intenzione non era cattiva.

  • Vetter
    Felice di trovare altri colleghi commentatori desiderosi di mantenere vivo il ricordo di Vik. Detto questo però forse la voglia di rinverdire questo ricordo, vi hanno fatto leggere frettolosamente il mio commento, o forse vi sfugge il concetto di domanda retorica.
    Tanto per chiarire non ho mai paragonato i due personaggi e il loro operato in vita, so bene chi è Vittorio Arrigoni so molto meno di Giulio Regeni ma abbastanza da quanto letto per affermare che i due rappresentano espressioni antitetiche, uno completamente estraneo alle dinamiche del sistema mosso esclusivamente dalla passione per la giustizia e dalla consapevolezza di se stesso e del suo destino, l’altro apparentemente ben inserito nei principali flussi che alimentano questo sistema e del quale ne ignoro le aspirazioni ma che presumo non fosse consapevole del suo imminente destino.
    Quello che ho messo a confronto nel mio commento,è l’operato delle onlus che oggi scendono in piazza a chiedere giustizia, e ribadisco il concetto :" in occasione dell’assassinio di Vittorio Arrigoni dov’erano i cortei organizzati da Amnesty International ? …".
    Questo per dire che è evidente come il condizionamento dell’opinione pubblica da parte dell’ipocrita impero, avvenga anche attraverso l’utilizzo strumentale di associazioni no profit onlus comitati per l’ambiente, insomma organismi apparentemente a servizio dei deboli e gli oppressi. Sto per fare un altra domanda retorica, tanto per rafforzare il concetto, e spero che qualcun’altro non ci legga il tentativo di paragonare Vittorio ad una piattaforma di estrazione, chi è che ultimamente sta chiedendo a gran voce la cessazione delle concessioni marine entro le 12 miglia, e perchè?
  • Vetter

    Ti risulta correttamente, il libro scritto dalla madre di Vittorio, e ricco di toccanti racconti, tra i quali anche le scelta di non far passare la salma del figlio per israele, contro quanto propostogli dal governo.

    Riporto un pensiero di Egidia Beretta : "La cosa che mi turba di più è non sapere perché è morto. Noi eravamo preoccupati, ma non gli avremmo mai impedito di andare. Aveva visto violenza e atrocità, ma la sua passione per i diritti umani lo riportava sempre lì"
    Non ho messo a confronto Vittorio e Giulio, ma il differente peso che hanno avuto le richieste di giustizia per entrambe i casi. Ho scelto di menzionare Vik perchè a me particolarmente caro, ma si possono fare altri esempi, un altro eclatante è il caso Raffaele Ciriello, e la domanda (retorica) e sempre la stessa,dove erano i cortei cittadini in queste occasioni? Questo mi lascia sposare la tesi secondo cui alcune organizzazioni come Amnesty vengano utilizzate dall’ipocrita impero per condizionare l’opinione pubblica.