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TRUMP E CLINTON: LA CENSURA DI CIO' CHE E' SCOMODO

DI JOHN PILGER

johnpilger.com

Un’aggressiva, ma familiare, censura sta calando sulla campagna elettorale degli Stati Uniti. Mentre Donald Trump, proprio come il cattivo delle vignette, pare quasi certo di diventare il candidato del Partito Repubblicano, Hillary Clinton e stata nominata sia come “candidata delle donne” che come campionessa del liberalismo americano nella sua eroica lotta contro il Maligno.

Naturalmente queste sono solo banalità; Hillary Clinton lascia una scia di sangue e sofferenze in tutto il mondo e un chiaro record di sfruttamento e di avidità nel suo stesso Paese. Dire questo, però, sta diventando intollerabile nella terra della libertà di parola.

La campagna presidenziale del 2008 di Barack Obama avrebbe dovuto mettere in guardia anche i più ingenui. Obama basò la sua campagna di “speranza” quasi interamente sul fatto di essere un afro-americano che aspirava a guidare il paese della schiavitù. Ed era anche “contro la guerra”.

Obama non è mai stato contro la guerra. Al contrario, come tutti i presidenti americani, era a favore della guerra. Aveva votato per il finanziamento del massacro in Iraq di George W. Bush e stava progettando di intensificare l’invasione dell’Afghanistan. Nelle settimane prima del suo giuramento da presidente, aveva segretamente approvato un assalto israeliano su Gaza, il massacro conosciuto come Operazione Piombo Fuso. Promise di chiudere il campo di concentramento di Guantanamo e non lo fece. Si impegnò a cercare di rendere il mondo “libero da armi nucleari” e fece il contrario.

Come nuovo tipo di marketing manager per lo status quo, l’untuoso Obama fu una scelta indovinata. Perfino alla fine della sua sanguinosa presidenza, mentre i droni da lui stesso autorizzati stanno spandendo infinitamente più terrore e morte nel mondo di quanto ne abbiano provocato i jihadisti di Parigi e Bruxelles, Obama è considerato “cool” (The Guardian).

Il 23 marzo scorso, CounterPunch ha pubblicato il mio articolo, “Una guerra mondiale è iniziata: rompi il silenzio”. Quindi io, come faccio da anni, ne ho seguito il percorso attraverso i network internazionali, tra cui Truthout.com, un sito liberale americano. Truthout pubblica importanti inchieste giornalistiche, come l’eccezionale dossier sulle corporazioni di Dahr Jamail.

Truthout respinse il mio pezzo perché, scrisse un editore, era apparso su CounterPunch ed aveva infranto le “linee guida”. Io risposi che questo non era mai stato un problema negli anni scorsi, e non sapevo nulla di linee guida.

Alla mia protesta è stato poi dato un altro significato. L’articolo sarebbe stato graziato a patto che io lo sottoponessi ad una “revisione” e accettassi le modifiche e cancellazioni che il “comitato di redazione” di Truthout avrebbe apportato. Il risultato è stata l’edulcorazione e la censura della mia critica di Hillary Clinton, e del suo prendere le distanze da Trump. Quanto segue è stato tagliato:

Trump è una figura di odio multimediale. Questo da solo dovrebbe suscitare il nostro scetticismo. Il punto di vista di Trump sulla migrazione è grottesco, ma non più grottesco di quello di David Cameron. Non è Trump il Grande “Deportatore” dagli Stati Uniti, ma il vincitore del Premio Nobel per la Pace, Barack Obama … Il pericolo per il resto di noi non è Trump, ma Hillary Clinton. Lei non è anticonformista. Lei incarna la resilienza e la violenza di un sistema … Mentre il giorno delle elezioni presidenziali si avvicina, la Clinton sarà salutata come il primo presidente donna, a prescindere dai suoi crimini e menzogne – proprio come Barack Obama è stato osannato come il primo presidente nero e i liberali si bevvero le sue sciocchezze sulla “speranza”.

Il “comitato di redazione” chiaramente voleva che diluissi le mie asserzioni riguardo alla Clinton, che rappresenta un comprovato estremo pericolo per il mondo. Come per tutte le censure, ciò era inaccettabile. Maya Schenwar, che gestisce Truthout, mi ha scritto che il mio rifiuto di assoggettare il mio lavoro ad un “processo di revisione” significava che doveva toglierlo dal suo “calendario”. Così parla un addetto alla sorveglianza.

Alla radice di questo episodio c’è un qualcosa di irriferibile. È il bisogno, la compulsione direi, di molti liberali statunitensi di caldeggiare un leader all’interno di un sistema dimostrabilmente imperiale e violento. Come la “speranza” di Obama, l’essere femmina della Clinton non è altro che una facciata conveniente.

Questa è frenesia storica. Nel suo saggio del 1859 “On Liberty”, a cui i liberali moderni sembrano rendere un instancabile tributo, John Stuart Mill descrisse il potere dell’impero. “La tirannia è una modalità di governo legittima quando si tratta con i barbari”, scrisse, “a condizione che il fine sia il loro miglioramento, ed i mezzi giustificati dal fatto di raggiungere tale fine.” I “barbari” erano grandi porzioni di umanità a cui era stata richiesta “implicita obbedienza”.

“È un mito piacevole e conveniente che i liberali siano operatori di pace e i conservatori guerrafondai”, scrisse nel 2001 lo storico britannico Hywel Williams, “ma l’imperialismo liberale può essere più pericoloso, a causa della sua natura aperta – della sua convinzione di rappresentare una forma superiore di vita [mentre rinnega il proprio] fanatismo.” Pensava ad un discorso di Tony Blair a seguito degli attacchi dell’11 settembre, in cui Blair promise di “riordinare questo mondo intorno a noi “, secondo i propri “valori morali”. Il risultato fu la carneficina di un milione di persone in Iraq.

I crimini di Blair non sono anomali. Dal 1945, circa 69 paesi – più di un terzo dei membri delle Nazioni Unite – hanno sofferto alcune o tutte le seguenti cose. Sono stati invasi, i loro governi rovesciati, i loro movimenti popolari soppressi, le elezioni sovvertite e la loro gente bombardata. Lo storico Mark Curtis stima che il numero di morti si conti a milioni. Con la scomparsa degli imperi europei, questo è stato il progetto dei portatori della fiaccola liberale, gli “eccezionali” Stati Uniti, il cui celebre presidente “progressista”, John F. Kennedy, secondo una nuova ricerca, aveva autorizzato il bombardamento di Mosca durante la crisi cubana del 1962.

“Se usiamo le maniere forti”, ha detto Madeleine Albright, un tempo segretario di Stato nell’amministrazione liberale di Bill Clinton e oggi un’attivista appassionata per la moglie, “è perché noi siamo l’America. Siamo la nazione indispensabile. Siamo grandi. Vediamo più avanti nel futuro.”

Uno dei crimini più atroci di Hillary Clinton è stato la distruzione della Libia nel 2011. Su sua sollecitazione, e con il supporto logistico degli Stati Uniti, la NATO lanciò 9.700 missioni d’assalto contro la Libia, secondo i propri registri, di cui più di un terzo finalizzate a colpire obiettivi civili. Sono stati usati anche missili con testate all’uranio. Guardatevi le fotografie delle macerie di Misurata e Sirte, e le fosse comuni individuate dalla Croce Rossa. Leggetevi il rapporto dell’UNICEF sui bambini uccisi, “la maggior parte [di essi] sotto i dieci anni”.

In studi insegnati nelle scuole anglo-americane e servilmente seguiti dai media liberali su entrambi i lati dell’Atlantico, teorici influenti conosciuti come “liberali realisti” hanno a lungo sostenuto che gli imperialisti liberali – un termine che non usano mai – sono i mediatori di pace del mondo e i gestori delle crisi, anziché la causa di una crisi. Hanno tolto l’umanità allo studio delle nazioni e l’hanno schematizzata in un gergo che serve il potere guerrafondaio. Sottoponendo intere nazioni ad autopsia, hanno identificato gli “stati falliti” (nazioni difficili da sfruttare) e “stati canaglia” (nazioni resi
stenti al dominio occidentale).

Che il regime preso di mira sia una democrazia o una dittatura è irrilevante. In Medio Oriente, i collaboratori del liberalismo occidentale sono stati a lungo islamici estremisti, ultimamente al-Qaeda, mentre le ciniche nozioni di democrazia e di diritti umani servono come copertura retorica alla sottomissione e al caos – come in Iraq, Afghanistan, Libia, Siria, Yemen, Haiti, Honduras. Guardate i risultati di quei buoni liberali Bill e Hillary Clinton. Il loro è uno standard a cui Trump può solo ambire.

Risposta di Truthout e lettera dell’editore di Truthout
http://www.truth-out.org/speakout/item/35422-on-regrettable-and-false-accusations-of-censorship

Caro Jeffrey,
scrivo in risposta alla pubblicazione su Counterpunch di un articolo altamente fuorviante e inaccurato di John Pilger per quanto riguarda Truthout e il nostro capo redattore Maya Schenwar, “Trump e Clinton: la censura di ciò che è scomodo”.

L’idea che Truthout sopprima le critiche ad Hillary Clinton non ha senso, e ci vuole poco tempo a verificarlo. Ho allegato qui sotto i link ad alcuni dei molti articoli di sana critica che abbiamo pubblicato su di lei.

La storia di ottimo giornalismo di John Pilger è fuori di dubbio. Tuttavia, la realtà di questa situazione è che ogni singolo scrittore che sottopone il proprio lavoro a Truthout per pubblicazione o ri-pubblicazione deve lavorare con i nostri redattori, e trattarli con un po’ di cortesia professionale di base. Ciò non è accaduto in questo caso.

È stato a lungo la politica di Truthout che gli articoli, per essere presentati come originali Truthout, devono essere esclusivi nel contenuto oppure devono essere sostanzialmente versioni riviste e riscritte di contenuti apparsi altrove. Ciò è stato comunicato a John Pilger, e il suo rifiuto di riconoscere questo o di impegnarsi in una discussione civile con i nostri redattori hanno portato alla nostra decisione di non ri-pubblicare il suo pezzo.

Come Pilger afferma, l’articolo era già stato pubblicato altrove. Chiamare censura la decisione di non pubblicarlo di nuovo è impreciso – Truthout giudica ogni giorno ciò che è il caso di ri-pubblicare, e la decisione di non pubblicare un articolo non significa che stiamo implicitamente denigrando quel pezzo, altroché censurarlo. Dicendo che la decisione di non ri-pubblicare sia censura politica derivante dal desiderio di proteggere Hillary Clinton è estremamente, maliziosamente impreciso e facilmente dimostrabile come falso.

Questo articolo è un travisamento di Truthout, un travisamento di Maya Schenwar, e un travisamento di ciò che comporta la “censura” e non rende giustizia al concetto. La credibilità di Counterpunch sarà in discussione finché questo articolo rimarrà sul suo sito nella sua forma attuale.

Ringrazio per la pronta attenzione a questo tema,
Joe Macaré
Editore, Truthout
www.truthout.org
jmacare@truthout.org

Allego i link:

http://www.truth-out.org/news/item/35011-hillary-the-hawk
http://www.truth-out.org/opinion/item/35006-hillary-clinton-s-faux-feminism
http://www.truth-out.org/opinion/item/34941-secretary-of-state-hillary-clinton-enabled-the-coup-in-honduras
http://www.truth-out.org/opinion/item/34913-with-hillary-clinton-corporate-america-defines-the-limits-of-acceptable-opinion
http://www.truth-out.org/buzzflash/commentary/hillary-clinton-used-henry-kissinger-war-criminal-to-burnish-her-foreign-policy-credentials
http://www.truth-out.org/news/item/33868-what-we-can-expect-from-hillary-clinton-on-israel-palestine
http://www.truth-out.org/news/item/33869-hillary-clinton-s-ghosts-a-legacy-of-pushing-the-democratic-party-to-the-right
http://www.truth-out.org/opinion/item/33686-hillary-clinton-goes-bush-league
http://www.truth-out.org/news/item/32754-clinton-proposes-campaign-finance-reform-while-raking-in-millions-from-wall-street
http://www.truth-out.org/news/item/34499-hillary-clinton-declares-war-on-single-payer-health-care

John Pilger

Fonte: http://johnpilger.com

Link: http://johnpilger.com/articles/trump-and-clinton-censoring-the-unpalatable

29.03.2016

Tradotto per www.comedonchisciotte.org da GIANNI ELLENA

Pubblicato da Davide

  • annibale51

    Vedere gli USA ridotti così un po’ dispiace. Da paese della libertà si son trasformati in poco tempo in paese dell’ oppressione: Droni che "giustiziano" a go go, primavere colorate di rosso sangue, guerre preventive da milioni di morti, popolazione carceraria decuplicata in 20 anni, QE per salvare una finanza fallita e impoverire l’ economia reale; politicamente sembrano diventati  una monarchia, da 30 anni votano sempre quelli, ora la Clinton, candidata alla presidenza, a parlare di guerra alla Russia, dico io, con tutte le donne che ci sono in America una  pò  più calma no?…io voglio gli USA di happy days!!! Sveglia America! Dove sei finita?

  • GioCo

    Quando devi invadere qualcuno per qualche motivo, non gli chiedi il permesso, vai, massacri e rimani sulla sua terra a fare quel che ti pare giusto con le cose non tue. Se riesci a completare questi tre step nell’ordine della tua agenda, ovviamente.

    Dall altro lato colui che viene invaso, ti vede arrivare. Ora, noi siamo stati addomesticati a sbavare quando vediamo le truppe dello Zio Sam che arrivano e liberano dalla schiavitù, perchè ci hanno liberati del nazifascismo, e perchè ci è stato ricordato alla nausea che se non arrivavano gli alleati, noi che non sappiamo governarci, non ci saremmo mai inciviliti.

    Oggi vediamo le truppe americane che esportano la democrazia in Kosovo, Iraq, Afganistan e mille altri posti e non si può non associare questo alla giusta causa dell’interveno alleato della seconda guerra che decretò la fine del nazifascismo. Piccola postilla, non furono gli americani a iniziare la guerra, ne furono loro a finirla. La iniziarno i tedeschi, per colpa del "politicamente corretto" trattato di Versailles del 1919 voluto dai Francesi (alleati) e la finirono i Russi. Ne potevano gli Americani dare lezioni se non di stragismo, dopo la vergognosa campagna al massacro gratuito contro i nativi e la successiva vergognosa campagna al massacro gratuito delle guerre di seccessione. Tacendo ovviamente su infiniti altri episodi bruttissimi della politica guerrafondaia americana. Entrambe le campagne al massacro citate, se ci fosse stato un interlocutore (Stato Americano) di parola, erano gestibili per via diplomatica.

    Dovremmo insomma sapere che l’eccezionalismo americano è esclusivamente un prodotto pubblicitario, come i biscotti della Mulino Bianco non ha niente di naturale, anche se ci piacciono (per carità) rimangono entrambi un prodotto di "naturalità" industriale, cioè di propaganda (come si chiamava durante il nazifascismo) che serve a nascondere falsità ENORMI.

    Quando vai a conquistare qualcuno, non chiedi il permesso: vai e massacri. Se il massacrato (giustamente) non ti ha chiesto aiuto, non ha importanza se hai deciso unilateralmente che in quanto "poveretto" e "incapace di decidere per se stesso", non poteva fare a meno del tuo aiuto doverosamente giustizialista, ne tu potevi fare a meno di andare a casa sua e portare morte e massacri non richiesti per "il valore superiore" del tuo "migliore giudizio", nel nosro caso "demoniocratico". Noi occidentali siamo così, naturalmente e cristianamente generosi da secoli.
    Tanto generosi che vogliamo condividere la nostra eccezionale generosità, anche quando non ce lo chiedono. Altra postilla: l’autodeterminazione dei popoli è un invenzione occidentale della comunità internazionale, pedissequamente ignorata in praticamente tutti i casi di guerra occidentale. TUTTI.
    Perchè non si fa la guerra chidendo il permesso agli abitandi del posto che invadi. Vai e massacri.

    E’ sempre stato così e sarà sempre così. Ma sono ingiusto e lo ammetto, in effetti un eccezionalismo americano c’è ed è evidente: loro vogliono che il massacro sia saputo "giusto" a prescindere, anche da chi lo subisce. Questo a me fa un po’ vomitare. Non so voi.

  • venezia63jr

    Ottima riflessione.

  • Fischio

    Onniscienza, onnipresenza, onnipotenza. Questo è il credo degli USA: Clinton o non Clinton. Una confederazione di criminali…

  • yakoviev

    C’è un’ideologia che supporta il ruolo che gli Usa si sono auto-assegnati: la teoria del "Destino manifesto". Dal 19 secolo ad oggi ha continuato e continua a fare da "collante" appunto ideologico, viene inculcata più o meno esplicitamente nei cervelli dei cittadini fino dalle elementari, è diventata da tantissimo tempo "senso comune"

  • natascia

    Ormai la guerra corretta ai superstiti del pensiero,  è un Link a supporto. Un gioco.  Siamo asserviti ai e  dai giochi. Giochi mortali e illimitati : espressione della  nostra contemporaneità.  

  • sfruc

    Certo, se fossi statunitense rabbrividirei di fronte all’alternativa Hillary-Trump. Peggio persino di quella nostrana, e assai più casereccia, Matteo1 (Renzi) vs Matteo2 (Salvini). Da far tremare i polsi dover scegliere negli USA tra un bullo delinquente con ciuffo posticcio e una criminale internazionale in taffettà rosa.

    Oltre ai crimini libici, a quest’ultima va ascritta l’accurata preparazione della (appena successiva) operazione ucraina di Victoria FuckEU Nuland ma soprattutto il REALE potere decisionale da lei esercitato durante il doppio mandato del marito-frontman (che in campagna elettorale disse: "con me comprate due al prezzo di uno" ossia, direi io, una presidentessa effettiva e un toyboy-immagine) con annessa guerra balcanica – ossia la fondazione di un nuovo paradigma interventista – nonché abolizione del Glass-Steagall Act e via rimembrando.
    D’altro canto, che Trump rappresenti quanto di più spregevole, crasso e raccapricciante covi nella pancia profonda di quel pezzo d’America, nessuno può dubitare.
    E allora vi propongo un interrogativo profondamente "scorretto": è meglio un nazista vestito da nazista – coi suoi bei distintivi ben in vista e gli stivali lucidati – o una nazista vestita da persona perbene, liberal, tanto attenta alla correttezza e ai diritti?
    Per me, purtroppo, la risposta è chiara seppur paradossale: se sono costretto, mio malgrado, ad aver a che fare col diavolo è meglio sia apertamente chiaro che egli lo sia, senza travestimenti.
    Dopo il nero, ora la donna – e il prossimo sarà gay o mormone o addirittura nativo – ma non cambia la loro vera natura sotto le fumisterie d’immagine dei vari travestimenti. Di questa nazista artisticamente acconciata da avvocata capacissima (più degli uomini) dei nostri diritti, da mammina premurosa della nazione-mondo e infermiera amorevole alla bisogna, da comandante in capo forte ma equo-solidale, di tutto questo ho un sano terrore.
    Sono contento di non dover essere io a scegliere tra le due scellerate alternative ma mi fa ridere – di dolore – chi inveisce (giustamente) contro il diavolo-Trump e non fa lo stesso contro il (probabilmente assai più professionale) diavolo-Hillary.
  • annibale51

    Secondo me il termine nazista è abusato. Deriva dall’ abbreviazione di nazional-socialista e ad essere sinceri io non vedo nulla di male in tale politica: una comunità (nazione) che sceglie di fare gli affari suoi nei confronti dell’ esterno ed ha  un occhio di riguardo al sociale verso le classi meno abbienti all’ interno. Dove sta il male? Poi a causa della guerra e dei pasticci combinati al termine nazista è stato dato un significato sinistro, quasi demoniaco, sempre riferito a criminali tedeschi…quelli che hanno perso! Dire ora che la Clinton è nazista…secondo me no, non guarda agli interessi della sua nazione ma solo ad una ristretta cerchia e ad Israele, quindi direi che è ammalata di sete di potere. Il Trump mi da l’ impressione di uno a cui piacciono le salsicce, gnocca e birra. Il tipico americano. Vincerà lui!

  • Senna

    Non è mai esistita ; fondata da logge massoniche, serva di Londra !

  • sandrez
  • giannis

    Ma che dici ??? Gli USA sono il male sin dalla loro nascita perche’ sono nati sterminando i pellerossa che non gli avevano fatto niente , e come se io vengo a casa tua e ti ammazzo perche’ voglio la tua casa

  • giannis

    Non ha importanza chi sara’ il nuovo presidente USA tanto l’agenda degli illuminati andra’ avanti , comandano loro

  • natascia

    Quoto in tutto.

  • lopinot

    Io personalmente ho preso la malattia in un martedì di novembre del 2000, ero andato a letto con risultati rassicuranti di almeno due grossi stati a favore di Al Gore.
    Poi come un presentimento e dopo un’oretta ritornai a guardare l’ineffabile Mentana e tutto era cambiato.
    FoxTv stava propinando dati alternativi a quelli ufficiali e imparammo il termine fino ad allora sconosciuto di Too close to call.
    Come è andata lo sappiamo bene, e come è andata la notte lo so io, una imbiancata da sabbia negli occhi al lavoro.
    Avevo da poco perso mio padre che da buon comunista a ogni elezione ammoniva che: "un presidente americano è un presidente americano", e in quell’ovvietà c’è tanta verità da chiudere ogni discorso.
    E l’ovvietà ritorna nella nostra letteratura: "Dagli atri muscosi dai fori cadenti…un volgo disperso che patria non ha", dedicato al popolo italiano sempre in cerca di un Re, un dominatore buono, un filantropo, attesa sempre rinnovata e sempre tradita.
    A parte la ridicolaggine dei nostri provincialissimi media che trattano ogni singolo Caucus dell’Indiana come se fosse cronaca italiana da allora siamo sempre stati in attesa den presidente giusto che facesse finire le guerre, che bastonasse i ricchi e i potenti e che alla fine dei giochi ripristinasse lo Stato Sociale che chissà perchè abbiamo gettato via come uno straccio vecchio, e che donasse ricchezza e benessere a tutti. Oltre beninteso anche a un po’ di fortuna con le ragazze.
    Davvero non riusciamo a capire che un buon presidente americano sarà magari un buon presidente per gli americani ma quel che darà agli americani è più che probabile che lo leverà a noi.
    Ma noi affetti dalla sindrome dello Sciuscià attendiamo un Paul, un Mike, un John, un Larry che ci riportino nella finzione Hollywoodiana dell’arrivano i nostri.
    Io credo di essere guarito dal morbo oscuro, mi sforzerò di dormire quella notte del prossimo novembre, non credo più che qualcuno mi salvi, anche perchè non c’è più nulla da salvare.
    Il wellfare europeo è stato distrutto, le guerre sono inarrestabili e si svolvono in scenari tanto complessi da rendere impossibile una qualche mobilitazione.
    Le masse sono tanto stanche impoverite, depresse e spaventate da non essere refrattarie a qualunque appello.
    Attendo il nuovo Re del pianeta con la rassegnazione di un condannato a morte che può davvero solo sperare che si rompa la corda, l’albero o il mondo.
    Beh, a dover scommettere punterei sull’ultima possibilità.

     

  • geopardy

    Questi non sono propriamente nazisti, la cui ideologia economica non hanno, semmai li accomuna la voglia imperiale del possesso e del comando sul mondo e l’idea di una sorta di supremazia razziale (che li rendeva entrambi eccezionali ai propri occhi).
     Anche nei mezzi differiscono a metà, poichè non sono  quelli esclusivamente militari, come nel nazismo.
     Differiscono anche nel sistema politico: totalitario manifesto quello nazista, semi-totalitario e oligarchico, ma mascherato da democrazia, quello liberista.

  • whugo

    È finita esattamente dove è sempre stata. 

  • illupodeicieli

    Come riportato in un adesivo appiccicato in un paraurti d’auto ,negli anni 70, e relativamente all’elezione del sindaco di New York : "per fortuna non possono essere eletti entrambi" .Per la Clinton e Trump , penso valga lo stesso, non possono essere presidente nello stesso momento: da noi sarebbe diverso, forse, perché tra inciuci e combine e altre cose dove siamo maestri (vedi il non esserci stato permesso di votare o averci imposto Monti e gli altri… a seguire) possono governarci, per conto terzi e con piacere (loro), anche gruppi di persone che non amano e non sono fedeli al proprio paese. Da noi è così. Da loro , negli Usa, e anche altrove , forse no.

  • natascia

    Ache qui quoto in toto.

  • bstrnt

    La Clinton non è sola, ma in buona compagnia; gli USA sono farciti di laide carampane dedite a creare problemi in tutto il globo terracqueo: Nula, Palin, le Rice …. spero no serva continuare, ognuno può farlo per conto proprio!

  • Earth

    "Come Pilger afferma, l’articolo era già stato pubblicato altrove. Chiamare censura la decisione di non pubblicarlo di nuovo è impreciso."


    Questo puo’ essere vero solo nella forma in cui entrambi i siti hanno gli stessi identici visitatori, basterebbe anche solo uno diverso per poterlo considerare censura. Ovviamente gli allocchi ci possono credere, poi tecnicamente e’ una grandissima presa per il culo.