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TRUMP E CLINTON: LA CENSURA DI CIO' CHE E' SCOMODO

DI JOHN PILGER

johnpilger.com

Un’aggressiva, ma familiare, censura sta calando sulla campagna elettorale degli Stati Uniti. Mentre Donald Trump, proprio come il cattivo delle vignette, pare quasi certo di diventare il candidato del Partito Repubblicano, Hillary Clinton e stata nominata sia come “candidata delle donne” che come campionessa del liberalismo americano nella sua eroica lotta contro il Maligno.

Naturalmente queste sono solo banalità; Hillary Clinton lascia una scia di sangue e sofferenze in tutto il mondo e un chiaro record di sfruttamento e di avidità nel suo stesso Paese. Dire questo, però, sta diventando intollerabile nella terra della libertà di parola.

La campagna presidenziale del 2008 di Barack Obama avrebbe dovuto mettere in guardia anche i più ingenui. Obama basò la sua campagna di “speranza” quasi interamente sul fatto di essere un afro-americano che aspirava a guidare il paese della schiavitù. Ed era anche “contro la guerra”.

Obama non è mai stato contro la guerra. Al contrario, come tutti i presidenti americani, era a favore della guerra. Aveva votato per il finanziamento del massacro in Iraq di George W. Bush e stava progettando di intensificare l’invasione dell’Afghanistan. Nelle settimane prima del suo giuramento da presidente, aveva segretamente approvato un assalto israeliano su Gaza, il massacro conosciuto come Operazione Piombo Fuso. Promise di chiudere il campo di concentramento di Guantanamo e non lo fece. Si impegnò a cercare di rendere il mondo “libero da armi nucleari” e fece il contrario.

Come nuovo tipo di marketing manager per lo status quo, l’untuoso Obama fu una scelta indovinata. Perfino alla fine della sua sanguinosa presidenza, mentre i droni da lui stesso autorizzati stanno spandendo infinitamente più terrore e morte nel mondo di quanto ne abbiano provocato i jihadisti di Parigi e Bruxelles, Obama è considerato “cool” (The Guardian).

Il 23 marzo scorso, CounterPunch ha pubblicato il mio articolo, “Una guerra mondiale è iniziata: rompi il silenzio”. Quindi io, come faccio da anni, ne ho seguito il percorso attraverso i network internazionali, tra cui Truthout.com, un sito liberale americano. Truthout pubblica importanti inchieste giornalistiche, come l’eccezionale dossier sulle corporazioni di Dahr Jamail.

Truthout respinse il mio pezzo perché, scrisse un editore, era apparso su CounterPunch ed aveva infranto le “linee guida”. Io risposi che questo non era mai stato un problema negli anni scorsi, e non sapevo nulla di linee guida.

Alla mia protesta è stato poi dato un altro significato. L’articolo sarebbe stato graziato a patto che io lo sottoponessi ad una “revisione” e accettassi le modifiche e cancellazioni che il “comitato di redazione” di Truthout avrebbe apportato. Il risultato è stata l’edulcorazione e la censura della mia critica di Hillary Clinton, e del suo prendere le distanze da Trump. Quanto segue è stato tagliato:

Trump è una figura di odio multimediale. Questo da solo dovrebbe suscitare il nostro scetticismo. Il punto di vista di Trump sulla migrazione è grottesco, ma non più grottesco di quello di David Cameron. Non è Trump il Grande “Deportatore” dagli Stati Uniti, ma il vincitore del Premio Nobel per la Pace, Barack Obama … Il pericolo per il resto di noi non è Trump, ma Hillary Clinton. Lei non è anticonformista. Lei incarna la resilienza e la violenza di un sistema … Mentre il giorno delle elezioni presidenziali si avvicina, la Clinton sarà salutata come il primo presidente donna, a prescindere dai suoi crimini e menzogne – proprio come Barack Obama è stato osannato come il primo presidente nero e i liberali si bevvero le sue sciocchezze sulla “speranza”.

Il “comitato di redazione” chiaramente voleva che diluissi le mie asserzioni riguardo alla Clinton, che rappresenta un comprovato estremo pericolo per il mondo. Come per tutte le censure, ciò era inaccettabile. Maya Schenwar, che gestisce Truthout, mi ha scritto che il mio rifiuto di assoggettare il mio lavoro ad un “processo di revisione” significava che doveva toglierlo dal suo “calendario”. Così parla un addetto alla sorveglianza.

Alla radice di questo episodio c’è un qualcosa di irriferibile. È il bisogno, la compulsione direi, di molti liberali statunitensi di caldeggiare un leader all’interno di un sistema dimostrabilmente imperiale e violento. Come la “speranza” di Obama, l’essere femmina della Clinton non è altro che una facciata conveniente.

Questa è frenesia storica. Nel suo saggio del 1859 “On Liberty”, a cui i liberali moderni sembrano rendere un instancabile tributo, John Stuart Mill descrisse il potere dell’impero. “La tirannia è una modalità di governo legittima quando si tratta con i barbari”, scrisse, “a condizione che il fine sia il loro miglioramento, ed i mezzi giustificati dal fatto di raggiungere tale fine.” I “barbari” erano grandi porzioni di umanità a cui era stata richiesta “implicita obbedienza”.

“È un mito piacevole e conveniente che i liberali siano operatori di pace e i conservatori guerrafondai”, scrisse nel 2001 lo storico britannico Hywel Williams, “ma l’imperialismo liberale può essere più pericoloso, a causa della sua natura aperta – della sua convinzione di rappresentare una forma superiore di vita [mentre rinnega il proprio] fanatismo.” Pensava ad un discorso di Tony Blair a seguito degli attacchi dell’11 settembre, in cui Blair promise di “riordinare questo mondo intorno a noi “, secondo i propri “valori morali”. Il risultato fu la carneficina di un milione di persone in Iraq.

I crimini di Blair non sono anomali. Dal 1945, circa 69 paesi – più di un terzo dei membri delle Nazioni Unite – hanno sofferto alcune o tutte le seguenti cose. Sono stati invasi, i loro governi rovesciati, i loro movimenti popolari soppressi, le elezioni sovvertite e la loro gente bombardata. Lo storico Mark Curtis stima che il numero di morti si conti a milioni. Con la scomparsa degli imperi europei, questo è stato il progetto dei portatori della fiaccola liberale, gli “eccezionali” Stati Uniti, il cui celebre presidente “progressista”, John F. Kennedy, secondo una nuova ricerca, aveva autorizzato il bombardamento di Mosca durante la crisi cubana del 1962.

“Se usiamo le maniere forti”, ha detto Madeleine Albright, un tempo segretario di Stato nell’amministrazione liberale di Bill Clinton e oggi un’attivista appassionata per la moglie, “è perché noi siamo l’America. Siamo la nazione indispensabile. Siamo grandi. Vediamo più avanti nel futuro.”

Uno dei crimini più atroci di Hillary Clinton è stato la distruzione della Libia nel 2011. Su sua sollecitazione, e con il supporto logistico degli Stati Uniti, la NATO lanciò 9.700 missioni d’assalto contro la Libia, secondo i propri registri, di cui più di un terzo finalizzate a colpire obiettivi civili. Sono stati usati anche missili con testate all’uranio. Guardatevi le fotografie delle macerie di Misurata e Sirte, e le fosse comuni individuate dalla Croce Rossa. Leggetevi il rapporto dell’UNICEF sui bambini uccisi, “la maggior parte [di essi] sotto i dieci anni”.

In studi insegnati nelle scuole anglo-americane e servilmente seguiti dai media liberali su entrambi i lati dell’Atlantico, teorici influenti conosciuti come “liberali realisti” hanno a lungo sostenuto che gli imperialisti liberali – un termine che non usano mai – sono i mediatori di pace del mondo e i gestori delle crisi, anziché la causa di una crisi. Hanno tolto l’umanità allo studio delle nazioni e l’hanno schematizzata in un gergo che serve il potere guerrafondaio. Sottoponendo intere nazioni ad autopsia, hanno identificato gli “stati falliti” (nazioni difficili da sfruttare) e “stati canaglia” (nazioni resi
stenti al dominio occidentale).

Che il regime preso di mira sia una democrazia o una dittatura è irrilevante. In Medio Oriente, i collaboratori del liberalismo occidentale sono stati a lungo islamici estremisti, ultimamente al-Qaeda, mentre le ciniche nozioni di democrazia e di diritti umani servono come copertura retorica alla sottomissione e al caos – come in Iraq, Afghanistan, Libia, Siria, Yemen, Haiti, Honduras. Guardate i risultati di quei buoni liberali Bill e Hillary Clinton. Il loro è uno standard a cui Trump può solo ambire.

Risposta di Truthout e lettera dell’editore di Truthout
http://www.truth-out.org/speakout/item/35422-on-regrettable-and-false-accusations-of-censorship

Caro Jeffrey,
scrivo in risposta alla pubblicazione su Counterpunch di un articolo altamente fuorviante e inaccurato di John Pilger per quanto riguarda Truthout e il nostro capo redattore Maya Schenwar, “Trump e Clinton: la censura di ciò che è scomodo”.

L’idea che Truthout sopprima le critiche ad Hillary Clinton non ha senso, e ci vuole poco tempo a verificarlo. Ho allegato qui sotto i link ad alcuni dei molti articoli di sana critica che abbiamo pubblicato su di lei.

La storia di ottimo giornalismo di John Pilger è fuori di dubbio. Tuttavia, la realtà di questa situazione è che ogni singolo scrittore che sottopone il proprio lavoro a Truthout per pubblicazione o ri-pubblicazione deve lavorare con i nostri redattori, e trattarli con un po’ di cortesia professionale di base. Ciò non è accaduto in questo caso.

È stato a lungo la politica di Truthout che gli articoli, per essere presentati come originali Truthout, devono essere esclusivi nel contenuto oppure devono essere sostanzialmente versioni riviste e riscritte di contenuti apparsi altrove. Ciò è stato comunicato a John Pilger, e il suo rifiuto di riconoscere questo o di impegnarsi in una discussione civile con i nostri redattori hanno portato alla nostra decisione di non ri-pubblicare il suo pezzo.

Come Pilger afferma, l’articolo era già stato pubblicato altrove. Chiamare censura la decisione di non pubblicarlo di nuovo è impreciso – Truthout giudica ogni giorno ciò che è il caso di ri-pubblicare, e la decisione di non pubblicare un articolo non significa che stiamo implicitamente denigrando quel pezzo, altroché censurarlo. Dicendo che la decisione di non ri-pubblicare sia censura politica derivante dal desiderio di proteggere Hillary Clinton è estremamente, maliziosamente impreciso e facilmente dimostrabile come falso.

Questo articolo è un travisamento di Truthout, un travisamento di Maya Schenwar, e un travisamento di ciò che comporta la “censura” e non rende giustizia al concetto. La credibilità di Counterpunch sarà in discussione finché questo articolo rimarrà sul suo sito nella sua forma attuale.

Ringrazio per la pronta attenzione a questo tema,
Joe Macaré
Editore, Truthout
www.truthout.org
jmacare@truthout.org

Allego i link:

http://www.truth-out.org/news/item/35011-hillary-the-hawk
http://www.truth-out.org/opinion/item/35006-hillary-clinton-s-faux-feminism
http://www.truth-out.org/opinion/item/34941-secretary-of-state-hillary-clinton-enabled-the-coup-in-honduras
http://www.truth-out.org/opinion/item/34913-with-hillary-clinton-corporate-america-defines-the-limits-of-acceptable-opinion
http://www.truth-out.org/buzzflash/commentary/hillary-clinton-used-henry-kissinger-war-criminal-to-burnish-her-foreign-policy-credentials
http://www.truth-out.org/news/item/33868-what-we-can-expect-from-hillary-clinton-on-israel-palestine
http://www.truth-out.org/news/item/33869-hillary-clinton-s-ghosts-a-legacy-of-pushing-the-democratic-party-to-the-right
http://www.truth-out.org/opinion/item/33686-hillary-clinton-goes-bush-league
http://www.truth-out.org/news/item/32754-clinton-proposes-campaign-finance-reform-while-raking-in-millions-from-wall-street
http://www.truth-out.org/news/item/34499-hillary-clinton-declares-war-on-single-payer-health-care

John Pilger

Fonte: http://johnpilger.com

Link: http://johnpilger.com/articles/trump-and-clinton-censoring-the-unpalatable

29.03.2016

Tradotto per www.comedonchisciotte.org da GIANNI ELLENA

Pubblicato da Davide