Home / ComeDonChisciotte / TROPPO BENESSERE CI HA FATTO TROPPO MALE
12231-thumb.jpg

TROPPO BENESSERE CI HA FATTO TROPPO MALE

DI MASSIMO FINI
ilfattoquotidiano.it

A noi servirebbe una crisi molto più profonda di quella che stiamo attraversando. Una guerra, meglio ancora. Ma noi occidentali le guerre le facciamo agli altri, non le subiamo più. In Afghanistan ci sono più di tremila soldati italiani, ma la cosa non tocca la nostra vita quotidiana. Viviamo nelle retrovie. Piuttosto comodamente, tutto sommato. Eppure in giro è tutta una lagna. Le famiglie che non arrivano alla fine del mese. I giovani che non trovano lavoro. Ma nessuno è mai morto, in Italia, perché non ha trovato lavoro. Caso mai è vero il contrario. I giornali sono zeppi di notizie economiche, di Ftsi, di spread, di Fed, di Eurostock, di imprese che chiudono. Ma l’economia non è tutto nella vita dell’uomo e di una comunità. “Non si vive di solo pane” ha detto qualcuno, che non è stato l’ultimo della pista, in un’epoca in cui il pane non abbondava. La verità è che il benessere ci ha fatto male. Abbiamo perso ogni capacità di soffrire, dimenticando che la privazione è pedagogica e che, come scrive Nietzsche, “ogni malattia che non uccide il malato è feconda”. Perché ci aiuta a riscoprire, o a scoprire, l’autentica gerarchia dei valori, a distinguere fra ciò che è essenziale e quello che non lo è. Durante una guerra un amore va fino in fondo a se stesso, fa piazza pulita delle stronzate, non ci si logora perché uno schiaccia il tubetto del dentifricio dalla testa e l’altra dalla coda.

Durante una guerra depressione e nevrosi, malattie della Modernità, crollano quasi a zero. Nel Dopoguerra noi italiani, sconfitti, eravamo infinitamente più poveri di quanto lo si sia ora anche negli strati più bassi della popolazione. Ma eravamo anche infinitamente più sereni e più allegri. Dopo essere scampati ai bombardamenti angloamericani e ai rastrellamenti tedeschi ci bastava d’esser vivi, di gustare l’inestimabile piacere di sentirsi vivi. Tutti fumavano. I film erano pieni di attori con la sigaretta perennemente in bocca (Casablanca e Humphrey Bogart valgano per tutti). Non era ancora nato il terrorismo diagnostico, il terrorismo della medicina preventiva. Si viveva nel presente, non nel sempre imperscrutabile futuro. “I nostri ragazzi non hanno futuro”. Non si è mai sentita sciocchezza più grossa.

Un ragazzo di vent’anni ha comunque più futuro di un uomo di 70 pieno di quattrini. Ci siamo inventati diritti inesistenti: al lavoro, alla salute e persino alla felicità, com’è scritto nella Dichiarazione d’indipendenza di quegli eterni e pericolosi fanciulloni che sono gli americani (per la verità in quella Dichiarazione è affermato un meno irragionevole “diritto alla ricerca della felicità” che però l’edonismo straccione contemporaneo ha introiettato come un vero e proprio diritto alla felicità).

Diritti di tal genere non esistono perché nessuno, foss’anche Domineddio, può garantirli. Esiste, quando c’è, la salute, non un suo diritto.

Esiste, in rari momenti della vita di un uomo, un rapido lampo, un attimo fuggente e sempre rimpianto, che chiamiamo felicità, non il suo diritto. In quanto al lavoro: o c’è o non c’è. E sarebbe più saggio affermare se non il diritto almeno la legittimità a battere la fiacca e a oziare. Invece siamo qui tutti, Stati, popoli e individui a sbranarci per “competere” economicamente, a ciò indotti da un modello demenziale, per poi renderci conto, alla fine dell’esistenza, che abbiamo vissuto per il niente.

Ecco perché credo che, in mancanza di una guerra, una crisi economica vera non potrebbe farci che bene.

Massimo Fini
Fonte: www.ilfattoquotidaino.it
21.09.2013

Pubblicato da Davide

  • Valdez

    A noi servirebbe una crisi molto più profonda di quella che stiamo attraversando. Una guerra, meglio ancora.

    Che dire… Te la auguro…

  • Primadellesabbie

    Non ho mai badato agli amici quando, ogni tanto, se ne escono con: “ci vorrebbe una guerra”. Il ricordo dei racconti dei maschi adulti, la sera attorno alla tavola, appena finita l’ultima, dalle nostre parti, é ancora nitidamente impresso nella mia memoria e, credo, in quella di molte altre persone attente.

    É evidente a tutti che si é instaurato uno stile di vita decadente, e sul discorso dei diritti si potrebbero legittimamente proporre molte considerazioni insolite, diciamo così.

    Per il resto sfido l’accusa di noioso-brontolone e mi allineo.

    Un’ultima cosa. Fini, ricordi lo “sciopero” messo in atto dalle mogli & fidanzate dei piloti che, partendo dal Belgio mi pare, andavano a bombardare la Serbia, causa le troppe ore di “lavoro” cui erano costretti i loro cari ? Ti dice niente ?

    Anche l’effetto di una guerra potrebbe riservare delle sorprese, al punto in cui siamo, alle nostre latitudini.

  • alvise

    “Eppure in giro è tutta una lagna. Le famiglie che non arrivano alla fine del mese. I giovani che non trovano lavoro.”

    e basta!!Proprio da te poi!

    queste frasi banali, da astanti di antiche osterie, poteva risparmiarsele, anzi ne ha dimenticate un paio.

    “Tutti sono in bolletta ma durante le vacanze ci sono le autostrade intasate”

    “la benzina continua ad aumentare di prezzo ma in città non si riesce ad andare spediti”

    Fini, hai dimenticato una cosa, stiamo talmente bene, che nemmeno nel dopoguerra ho mai visto persone, come oggi, “ravattare” nei bidoni della spazzatura.Ovvio, a quel tempo non c’erano, azz… ho scritto una cazzata!

    Hai anche dimenticato che, lo schiavo non devi farlo morire, devi garantirgli il cibo, un po di sanità, possibilmente efficiente, perchè lo schiavo lo devi sfruttare, se muore non lo puoi più sfruttare e far lavorare per te.Sei un filosofo, chissà se avrai recepito….

  • nic

    Applausi e ovazioni dal terzo mondo.

  • Santamonica

    Semplicemente ridicolo. Quelle sparate che quando le senti al bar non commenti neanche. Pace, diritti e benessere sono le nostre più sane e legittime ambizioni, la guerra la facesse fini, se vuole dimagrire.

  • Georgejefferson

    Aspettiamo l’esempio di Fini alla poverta’,miseria,disperazione come pedagogia.Cosi come davano l’esempio,tutti i pedagoghi passati ad insegnare la sofferenza come maestra di vita,in tv o nei media di allora..dopo un primo,secondo e dessert…Il tanto peggio,tanto meglio..lo accetto solo da un gesu in croce,non da un arrogante manipolatore di coscenze dal conto in banca nascosto,l’unico diritto che certi “presunti filosofi” si arrogano come “naturale”.

  • Sokratico

    Gli articoli di Fini sono sempre sgradevoli di impatto, raschiano come un coltello sulla ceramica. Eppure toccano spesso (dai, non sempre) dei punti problematici che è difficile spazzare via con il disprezzo o il fastidio

    c’è un’acculturazione al benessere che non è certo prodotto del benessere in sé ma piuttosto è la strategia socio-economica del potere per costruire da un lato una forza lavoro che per necessità è sempre più educata e tecnicamente competente e dall’altro per evitare le rivendicazioni più strettamente sociali e progressive (vedi anni ’70). Non è un caso se Foucault scriveva che il potere politico, qualunque sia la sua struttura istituzionale, è “un colpo di stato permanente.”

    Insomma il benessere concesso alla gente del primo mondo è proprio quella cosa che dice Fini: un modo per evitare che le persone possano prendere consciamente atto che la loro vita è una merda, pur continuando a lavorare con una frenesia che può venir solamente dalle motivazioni più meschine e dolorose della competizione, dell’avidità e della nevrosi.

  • Georgejefferson

    C’e’ modo e modo di dire le cose,non sempre si hanno di fronte masse di ragazzini figli di papa col telefonino incoscenti,saper diatinguere tra la disperazione e la fame dal consumismo usa e getta.Se perdo lavoro e casa ed ho tutta la famiglia alla disperazione che abbia il coraggio di dirmele in faccia a me certe cose.Che cazzo vuol dire il lavoro c’e’ o non c’e’…strade fatiscenti,ospedali sempre peggio,cura anziani insufficente,analfabetismo dilagante,spazio di natura e assetto idrogeologico devastati,milioni di case fatiscenti…ma il lavoro c’e’ o non c’e’…vaffanculo.Cosa e’ che manca?il lavoro?O qualcosa d’altro?Scusa lo sfogo

  • karson

    sono completamente d’accordo con te! il nostro fini sta troppo bene… come i nostri politici… quindi è fuori dalla realtà! chissà se dovesse vivere mangiando una tazza di latte con un pò di pane inzuppato al giorno… se direbbe ancora tutte le cazzate che ha scritto ora… mio padre ti direbbe: vai a zappare fini… che a fine giornata sei stanco e dormi.

  • karson

    Quoto!

  • ericvonmaan
  • Georgejefferson

    Una verita’ e’ che non vogliono farci lavorare per mantenerci,da secoli cercano di indurre nelle coscenze che la disoccupazione sia “naturale” e non pianificata per scopi ben precisi.Sovaproduzione di merci,vero..di merci non di lavoro,come esci di casa vedi che lavoro da fare c’e’ e fin troppo.Anche la cura degli anziani e’ lavoro,del territorio,della ricerca.I soldi servono per lavorare cazzo..ci servono per lavorare,ci servono per lavorare!

  • Giaurro

    Massimo, hai ragione. Ma sei, tuo malgrado, nato postumo. I peoni del benessere materialistico non lo capirebbero nemmeno se domani un redivivo contadino del XIV sec. venisse a raccontargli che, ai suoi occhi, anche i meno abbienti di noi vivono nel leggendario Paese di Bengodi descritto dal Boccaccio. Non lo capirebbero, parimenti, se il medesimo contadino li interrogasse, stupito, sul perché altrettanti cittadini di Bengodi siano, da quando Bengodi esiste, tanto psicologicamente disperati, tanto individualmente segnati da tristi passioni, ma di una disperazione e di una tristezza che i suoi umili occhi non avevano mai potuto osservare nella sua povera – ma va da sé, forse solo “materialmente” povera – terra d’origine.

  • Giaurro

    Tra l’altro. I pagliacci occidentali non si vergognano minimamente a millantare povertà laddove distribuirne nel resto del mondo a piene mani, e di quella VERA, è stato uno dei loro destini storici da almeno 170 anni?

  • Coilli

    Complimenti. Un articolo di una profondità e di una lucidità assolutamente fuori dal comune. Proprio per questo destinato a non essere capito dai più.

  • Georgejefferson

    Tu che hai capito tutto perche di persona non vai da un disoccupato che ha perso il lavoro a 50 anni,con figli e genitori malati?Magari lo puoi consolare,visto che “capisci ma i piu non capiscono”?

  • Georgejefferson

    Come vive il “filosofo” della poverta’ (degli altri) fini?Tu lo sai?

  • Giaurro

    Sì, lo so. E voglio presumere che anche tu lo sappia. Quello che non posso presumere, dato che non ne scorgo nemmeno lontanamente la ragione, è cosa questa domanda si prefigga di dimostrare o supporre.

  • Giaurro

    Di consolare gli umili e i diseredati si occupa In Onda di La7 ogniqualvolta il porcellino Telese li inviti a sbraitare contro i mali del piccolo mondo che abitano. Forse se ne occupa anche Georgejefferson, dato che il tenore delle insinuazioni (travestite da domande) che pone riflette una profondità di pensiero del tutto attinente a quella dell’insipiente polemica televisiva. Al contrario, i filosofi – o generalmente chiunque si occupi di pensare la totalità – non si curano della particolarità, e non potrebbero farlo nemmeno volendo, perlomeno finché vestano quei panni. Le sofferenze individuali stanno su un piano di alterità rispetto al procedere della storia.

  • Georgejefferson

    Visto che lo sai,presumo lo conoscerai,con cosa campa?Presumo anche che interesserebbe a molti sapere come si guadagna la pagnotta..normale,quando si pontifica sulla poverta uguale bello,degli altri,alludendo che siano tutti consumisti usa e getta,auspicando la guerra,la fame e la sofferenza del vivere come ideale e valore per “disciplinare”.E perche non va dai suddetti disperati a parlare di questo.Mica sara un codardo che scrive da dietro la scrivania,non credi?Guarda che in molti comprendono la stupidita del consumismo usa e getta,ma da li ad auspicare piu poverta,miseria e guerra come “disciplinante” e’ ben diverso.Si mostri dai disperati veri,se ne ha il coraggio,non verso i ragazzini dei cellulari.

  • Georgejefferson

    Si certo la Storia,la storia dei ricchi finti filosofi che pontificano delle virtu’ della poverta (degli altri),che non si occupano del “particolare” tranne quando e’ il suo di “particolare” ad essere scosso,allora indietreggiano,chissa come mai.Mi aspetto Fini in cattedra durante la guerra a consolare i disperati perche “insegna a vivere”.Si metta una barriera protettiva prima pero…Il “riflette la polemica televisiva del cameriere telese” dillo a tua sorella,in primis.Potrei dirti lo stesso…”rifletti l’ideologia delle elite deviate che vogliono il ritorno alla divisione netta tra gli ultra poveri da una parte,e loro dall’altra che pontificano sulla giustezza di tale situazione,perche per natura cosi era e sempre sara’ “.Ti do una notizia,i camerieri in Tv lavorano per quell’ideologia,consapevoli o meno.

  • karson

    Beh.. se questa è la tua opinione io ho l’impressione che in parlamento abbiamo troppi filosofi e pochi realisti… io la penso come Georgejefferson, io penso che con la pancia piena potremmo essere tutti dei buoni filosofi… e quando si hanno i crampi alla pancia che diventa più difficile sparare cazzate

  • mazzam

    ….che è esattamente il tema del pezzo di Fini.

  • Georgejefferson

    Certo,scritto con termini quali:

    “più guerra per disciplinare…A noi servirebbe una crisi molto più profonda di quella che stiamo attraversando. Una guerra, meglio ancora. “

    “Ma nessuno è mai morto, in Italia, perché non ha trovato lavoro”

    ,a lasciar intendere che le lotte emancipative degli ultimi secoli,seppur non risolutive e parziali…siano state tutte sbagliate perche abbiamo i consumisti usa e getta e i viziati figli di papa.Quindi,il gioco dei padroni ti antica memoria:”non guardare a noi elite che pontifichiamo,e al nostro stile di vita,ma consolati della povertà perchè ti disciplina al sacrificio,ai valori veri” che piu che valori veri sembrano un feticcio di religiosa memoria del senso di colpa per il peccato.

  • Georgejefferson

    la MANCATA comprensione dei fondamentali dell’economia e’il massimo apice della sottomissione delle masse verso alcune elite.Diffondere maggiore comprensione dovrebbe essere il preludio al ritorno dell’etica in predominio sul mero strumento dell’economia.Ma e’un cammino lungo di cui il problema non sta nel sperare al mondo migliore domani,o nell’arco della nostra vita,ma ostacolare le intenzioni della retrocessione in atto,pianificata per il lungo termine.
    Il progresso civile vero e’cosa lunga,ma come vederlo nei pur minimi piccoli passi realizzati se,per profitto/egemonia,si attua retrocessione nella consapevolezza?

    Una riflessione personale mi induce a convincermi che l’uomo in se avrebbe tutte le potenziabilita di creare un mondo migliore,non perfetto,ma piu equo e di vita dignitosa,se solo ci fosse piu cooperazione,senso di responsabilità,ma prima di questo dovrebbe cambiare l’uomo ponendone le basi,accrescere culturalmente ed eticamente ed allontanare le abitudini genetiche deviate costruite,volontariamente o no,dal susseguirsi delle abitudini negli eventi storici del passato.

    Prima di sperare in una cooperazione ottimale e umana negli scambi,va combattuta la propaganda che induce e stimola nell’inconscio collettivo la visone ideologica della legittimazione costruita/modellata sulla legge del piu forte,quella pseudo legge di natura che parte nell’inganno gia dal termine..
    La parola”forza” sottointende istintivamente ad una connotazione positiva..niente di piu falso in realta,perche non e’altro che l’imposizione degli ideali dell’istinto predatorio antico ed ancestrale,del piu scaltro/furbo/sleale chiamato furbamente”forza”.E’quell’impulso che portiamo tutti dentro in eredita dall’antica e millenaria lotta per la soppravvivenza,un tempo necessaria,ma che spesso tanti uomini col loro sentimento e ragione hanno cercato di ridimensionare per meglio crescere culturalmente insieme.

    l’evoluzione spacciata come naturale e progressista(di cui la globalizzazione ne e’un chiaro aspetto)non ha in realta niente di evolutivo o progressista sotto tanti aspetti allo stato attuale,umanamente parlando(nel senso alto del termine). E’spesso invece un chiaro tentativo di ripristinare gli antichi ordini.L’indietro spacciato per avanti con l’inganno.

  • FreeDo

    Un esempio di come la grettezza, la mancanza di tatto e l’assenza di profondita’ riescano a ridurre in sterco argomenti che meriterebbero approfondimenti un po’ piu’ seri.

  • FreeDo

    Ottimo Georgejefferson; dovremmo riuscire a mantenere sempre certi livelli nell’esternare i nostri punti di vista, se non altro per non sentirsi accusare di contiguita’ con le “trombe” dei potenti, ad opera di chi dimostra una buona dose di fondamentalismo nell’esprimersi.

  • yago

    Beato te che sei ricco!
    Come vorrei avere i tuoi vent’anni ed essere un morto di fame.

  • Giaurro

    “interesserebbe a molti sapere come si guadagna la pagnotta” [cit Gerogejefferson]; “con la pancia piena potremmo essere tutti dei buoni filosofi” [cit karson]; “ricchi finti filosofi che pontificano delle virtu’ della poverta (degli altri)” [cit Georgejefferson] – Ogni volta che qualcuno tenta di fare un discorso emancipato rispetto all’essere-dato deve sempre venir fuori il solito che gli ricordi come l’uomo sia e sempre sarà un bruto chiuso nei propri interessi materiali immediati, vero? Una notizia per voi: esistono persone, come il sottoscritto, che sono disoccupate e figlie di umili proletari, e non di meno non rinunciano a pensare oltre i recinti del presente.

    Se poi volessimo dire la verità, qui abbiamo la dimostrazione che molti, pur avendo la pancia piena, pienissima (sì, mi riferisco a noi quattro che discutiamo), non siano affatto buoni filosofi. Forse qualcuno si sentirà contrariato ad essere catalogato come persona con la pancia piena – ma forse questo qualcuno dovrebbe farsi un viaggio fuori dai recinti dorati del Primo mondo.

  • Giaurro

    “l’uomo in se avrebbe tutte le potenziabilita di creare un mondo migliore” –
    Se l'”uomo in sé” esistesse, forse. Ma non esiste. E il “mondo migliore”, va da sé, è soltanto il mondo migliore per qualcuno, questo o quello, non “il Mondo”. Antistene replicò a Platone: “Io vedo i cavalli, non la cavallinità”.

  • Giaurro

    “ridurre in sterco argomenti che meriterebbero approfondimenti un po’ piu’ seri” – Ti comunico che Fini, questi argomenti un po’ più seri, li ha trattati a suo tempo (quando gli opinion leader di Internet non si autoincensavano sui propri blog personali) un po’ più seriamente in almeno 7 diversi libri. Se ne cerchi l’essenza in striminziti editoriali è normale che non potrai trovarne traccia.

  • Georgejefferson

    Si chiama condivisione a maggioranza,relativa sempre,ovvio.A me personalmente basterebbe una sopravvivenza decente per tutti,senza consumismo usa e getta,come mondo migliore intendo quello.Non necessariamente prendere alla lettera le parole debba essere un obbligo,per alcuni umanita non significa nulla,come cavallinita,per altri no.Ma e’ relativo,anche il cavallo non significa come termine nulla per un’aquila.

  • Georgejefferson

    E’ lui che sceglie di scrivere un editoriale striminzito alludendo a piu guerra e sofferenza uguale bello come disciplinante,non dovrebbe stupirsi,nemmeno i suoi “opinion fans”.

  • Santamonica

    Basta dire qualcosa di provocatorio, graffiante e controtendenza e sei un grande intellettuale, ammirato dagli intellettualoidi. Ma si, chi li vuole i diritti e la pace? Meglio le guerre che ti formano il carattere! Ma c’è qualcuno tra gli intellettualoidi qui presenti che oserebbe toccare un fucile? Ma di cosa blaterate??

  • ottavino

    Sono discorsi da uomini. Un gay non capirebbe.

  • Primadellesabbie

    Mi pare che i alcuni commentatori rivelino grande esasperazione, salvo scandalizzarsi per l’esasperazione manifestata da Fini. Turbato come altri, dall’apparire e dal radicarsi di ingiustificabili e allarmanti costumi.
    Alcuni, come quello che lui chiama “terrorismo della medicina preventiva”, indotti ad arte da comunità colte.

    Proviamo a superare la provocazione guerra/miseria e rileggiamo e commentiamo, pacatamente se possiamo, la parte centrale del pezzo:

    ” …Durante una guerra un amore va fino in fondo a se stesso, fa piazza pulita delle stronzate, non ci si logora perché uno schiaccia il tubetto del dentifricio dalla testa e l’altra dalla coda.

    Durante una guerra depressione e nevrosi, malattie della Modernità, crollano quasi a zero. Nel Dopoguerra noi italiani, sconfitti, eravamo infinitamente più poveri di quanto lo si sia ora anche negli strati più bassi della popolazione. Ma eravamo anche infinitamente più sereni e più allegri. Dopo essere scampati ai bombardamenti angloamericani e ai rastrellamenti tedeschi ci bastava d’esser vivi, di gustare l’inestimabile piacere di sentirsi vivi. Tutti fumavano. I film erano pieni di attori con la sigaretta perennemente in bocca (Casablanca e Humphrey Bogart valgano per tutti). Non era ancora nato il terrorismo diagnostico, il terrorismo della medicina preventiva. Si viveva nel presente, non nel sempre imperscrutabile futuro. “I nostri ragazzi non hanno futuro”. Non si è mai sentita sciocchezza più grossa.

    Un ragazzo di vent’anni ha comunque più futuro di un uomo di 70 pieno di quattrini. Ci siamo inventati diritti inesistenti: al lavoro, alla salute e persino alla felicità…
    Diritti di tal genere non esistono perché nessuno, foss’anche Domineddio, può garantirli. Esiste, quando c’è, la salute, non un suo diritto.

    Esiste, in rari momenti della vita di un uomo, un rapido lampo, un attimo fuggente e sempre rimpianto, che chiamiamo felicità, non il suo diritto. In quanto al lavoro: o c’è o non c’è. E sarebbe più saggio affermare se non il diritto almeno la legittimità a battere la fiacca e a oziare. Invece siamo qui tutti, Stati, popoli e individui a sbranarci per “competere” economicamente, a ciò indotti da un modello demenziale, per poi renderci conto, alla fine dell’esistenza, che abbiamo vissuto per il niente. … “

    Francamente, si potrà avere opinioni proprie, ma non mi sembra ci sia di che scannarsi su queste osservazioni. E se qualcuno dissente, nel merito non nel modo, provi a spiegarlo.

  • Georgejefferson

    Da quando spalare merda a merda e’ “da scandalizzati”?Mica si e’ tutti ragazzini come lascerebbe intendere fini…polli consumisti usa e getta da disciplinare con la guerra e le sofferenze,lo dica a suo cugino.

  • Georgejefferson

    guarda che io non ti do torto in tutto,solo che c’e’ modo e modo di dire le cose,e il primo a dichiarare “come e’ fatto l’uomo” e’ proprio il fini.E’ lui che esprime concetti anche ragionevoli con luoghi comuni stupidi da bar,facendo di tutta l’erba un fascio,e allora?Che scenda dalla scrivania a dirle in faccia certe fregnacce “disciplinanti”,e non si stupisca se si risponde merda a merda,a volte.La filosofia non e’ merda offensiva,nulla a a che vedere con essa,a mio avviso.

  • Primadellesabbie

    Dalla reazione perentoria ( Da quando spalare merda a merda e’ “da scandalizzati”?… ) alla mia proposta, posso intuire che l’obbiettivo che mi ero prefissato sia ingenuo e irraggiungibile, data la determinazione di qualche commentatore.

    Comunque a una domanda, per quanto provocatoria sia, si può scegliere di rispondere: ho usato il termine scandalizzati anziché irati o rancorosi, ecc., per dare una possibilità dialogica al mio invito. Data l’attitudine che emerge dal linguaggio fin lí usato in alcuni interventi.

    Il linguaggio trasmette molti messaggi oltre a quello principale attorno al quale si srotolano le frasi. In questo caso, ad esempio, l’uso insistito del pittoresco e minaccioso vocabolo “merda” usato per indicare alcune opinioni altrui, segnala che la rancorositá sta procedendo a distillare una cupa collera, che sembra avere già preso il comando delle operazioni.

    E, giocoforza, preferisco lasciar perdere.

  • Giaurro

    E senza dubbio lui non si stupirà, ma se uno pretende di giudicare l’impegno profuso da Fini su questi argomenti tenendo conto di soltanto un editoriale, quando Fini ha prododtto libri interi sul tema, allora si sbaglia.

  • Giaurro

    Ho capito, ma se tu mi chiedi di spiegare cose simili a uno che ha perso il lavoro alla mezza età con famiglia a carico, è come se io ti chiedessi di andare a spiegare, a uno a cui è morta la moglie di recente, che però la morte è una cosa naturale e prima o poi tutti devono passarci. E’ impossibile. Quello è immerso nel dramma fino ai capelli, non potrà mai comprendere, nella condizione in cui versa, uno sforzo di pensiero che è diametralmente opposto (presupponendo questo un certo grado di sordità ai rumori del mondo). Ma il fatto che lui non possa comprenderlo non significa che il messaggio non sia dotato di senso.
    Per il resto, niente. Avremo idee diverse. Se mi sono rivolto a te in maniera ruvida, me ne scuso. Ma quando parlo di temi simili mi scaldo sempre.

  • Georgejefferson

    Vale anche per me.Le scuse e lo scaldarsi facilmente su temi sensibili.

  • Georgejefferson

    Ho letto di fini,come con tanti,alcune cose le condivido,altre no,ma non vedo perche..e lo ripeto,quando si fanno in partenza allusioni descrivendo l’uomo in generale secondo la propria visione del mondo,ci si irrita di trovare persone (anche non solo io) che non la pensano allo stesso modo.Nessuna certezza o verita’ assolute,opinioni,le sue per primo,o quelle di altri che non si intimidiscono a tuonare contro la stronzata della “guerra per disciplinare” o “imparare a soffrire” o “il lavoro o c’e’ o non c’e'”…stravolgendo totalmente anche la filosofia di alcuni filosofi prontamente strumentalizzati.Se io sono aggressivo,e’ in reazione ad aggressivita e arroganza,non per niziativa gratuita.. come questo pseudo articolo aggressivo ed arrogante su temi molto delicati .

  • Georgejefferson

    Appunto il linguaggio e’ importante (il “lo dica a suo cugino” non era riferito a te)…descrivere come incazzati verso opinioni altrui che si considera stronzate offensive e gratuite e’ diverso da “rancorosi o scandalizzati”

  • modo16

    a mio modo di vedere l’inconscio collettivo sarebbe già pronto per un superamento della fase istintuale caratterizzata fino a oggi, credo che molti ne scorgano il sentore. Sono solo questi ultimi che hanno delle intuizioni a livello subconscio ma da qui a passare al conscio..e per tutti gli altri?immersi profondamente nella sopravvivenza?Solo togliendo le necessità umane quali mangiare bere cagare dormire morire et similia potrebbe attuarsi un’evoluzione rimanendo all’uomo solo la scelta. Altro che guerra, che se la faccia Fini, poveretto

  • grillone

    augurarsi una grande crisi forse è sbagliato; ma tornare alle cose vere, reali, e tangibili, ci farebbe molto bene

  • Santamonica

    Allora tu non hai capito.

  • Jor-el

    George, il termine “filosofo” accostato al nome di Fini fa sbellicare! Io parlerei più di chiacchiere da bar, della serie: “Siamo in troppiiii!”; “Non ci sono più le stagioni!”; “Andate a lavorare!” ed altre perle di quella che viene definita “saggezza alcolica”.