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TRILATERAL: L’ESIBIZIONE DEL POTERE IRRESPONSABILE

FONTE: ANARCHISMO. COMIDAD

Un’associazione di consumatori ha denunciato il Presidente del Consiglio Renzi all’Antitrust per pubblicità “occulta” nei confronti della Apple. L’aggettivo “occulta” deve essere stato molto frustrante per Renzi, il quale in questi ultimi due anni aveva fatto davvero di tutto per farsi notare mentre esibiva spudoratamente i suoi gadget di marca Apple.

L’esibizionismo non trova purtroppo i dovuti riconoscimenti, perciò i media ufficiali si ostinano a catalogare come materiale per complottisti la carnevalata romana della “Trilateral Commission” del mese scorso.

Il termine “complottismo” è diventato ormai in mano ai media un fattore di disturbo costante della comunicazione e del pensiero, un modo per aggirare sistematicamente le evidenze. Per molti commentatori le frequentazioni para-“trilateraliste” del dirigente Cinque Stelle Luigi Di Maio costituirebbero uno scandalo a causa del passato complottista del movimento: tu che individuavi nella Trilateral una centrale della cospirazione sovranazionale, ora vai a cena con i suoi esponenti. Sembrerebbe di capire che per un non complottista una frequentazione di tal genere non sarebbe disdicevole. In realtà per qualsiasi politico, complottismo o meno, risulterebbe screditante frequentare grandi banchieri e dirigenti di multinazionali, poiché ciò inevitabilmente offre un’immagine di servilismo verso i potenti; e si dice “servilismo” per non adoperare l’espressione icastica che sarebbe più adatta a definire comportamenti del genere. In questo caso si tratta di un’evidenza tale che persino la stampa amica è costretta a riferire con un po’ di ironia sulla gita dei renziani nella tana dei potenti.

Giustificare certe frequentazioni con la scusa di voler acquisire informazioni su ciò che pensano i potenti, appare puerile dato che se quelli pensassero qualcosa non lo verrebbero certo a dire a te; inoltre i potenti possono permettersi il lusso di non pensare poiché fanno riferimento sempre agli stessi schemi: vittimismo di fronte alle presunte pretese dei poveri, e conseguente direttiva agli Stati di tagliare salari, pensioni e sanità per incrementare l’assistenzialismo per i ricchi, poiché solo da questi potrebbe derivare la salvezza del mondo. Sociologi ed economisti possono poi incaricarsi di conferire a queste banalità una veste pseudo-scientifica ma la sostanza non cambia.

La beata irresponsabilità del potere ha trovato nello sviluppo tecnologico vertiginoso degli ultimi sessanta anni un supporto ed un incentivo. Molti si chiedono come mai, a fronte di tanta disponibilità di nuove tecnologie, oggi la maggioranza delle persone stia peggio. In realtà quell’assurdità finanziaria e contabile costituita dai titoli derivati era impensabile prima delle meraviglie dell’informatica, che consentono calcoli astrusi in frazioni di secondo. Lo sviluppo delle comunicazioni rende inoltre superfluo quel ceto medio più o meno istruito che faceva da raccordo e collante sociale; perciò l’istruzione pubblica può essere liquidata, magari introducendo anche il rating degli insegnanti, che non è un nuovo modello di gestione del personale ma pura destabilizzazione.

La tecnologia può sostituire la civiltà e le istituzioni se chi la controlla ha come esclusiva finalità la propria ricchezza ed il proprio potere senza doversi preoccupare delle conseguenze. Le “opposizioni” possono fare la loro parte idealizzando il potere e attribuendogli una vocazione progettuale che in effetti non ha; semmai, come dimostra la famosa “lezione di management” all’università LUISS dell’AD di ENEL, Francesco Starace, ci si trova di fronte a semplici criminali comuni. La distruzione ed il saccheggio di aziende storiche viene venduta come “cambiamento”.

La potenza mediatica può intanto incaricarsi di costruire i miti negativi da offrire in pasto all’opinione pubblica, figure di “tafferuglisti” professionisti, i “pendolari della violenza”, che spaziano dagli Expo alla Val di Susa con l’unico scopo di creare caos, mentre dal canto suo il potere destabilizzante e irresponsabile può spacciarsi come un “ordine”, per quanto ingiusto ed elitario.

I potenti della “Trilateral” si riuniscono per discutere seriamente delle sorti del mondo, pubblicano documenti seriosi sul loro sito ufficiale, magari complottano: questa è la fiaba che ci si vuole propinare. Si ha l’impressione invece che le parate di potenti abbiano proprio lo scopo principale di sollecitare nelle classi dirigenti locali quei comportamenti che La Boétie definiva “servitù volontaria”. Anche la servitù volontaria non va però sopravvalutata nella sua importanza, poiché, se i potenti sono tutti da un parte, allora il servilismo si concentra nei loro confronti; ma se vi fossero altri potenti da compiacere, allora il servilismo potrebbe distribuire le sue prestazioni ed equilibrare il tutto.

Si è detto che l’ultima riunione della Trilateral avesse come argomento proprio il modo di contrastare il potente emergente oggi considerato il maggiore avversario del Sacro Occidente, cioè Putin. A parte il fatto che l’iniziativa internazionale di Putin non è certo effetto di velleità personali ma della diminuzione del peso di Gazprom a vantaggio dell’esercito (che in Russia è un vero soggetto politico), c’è proprio da figurarselo uno come Rockefeller a cercare di contrastare un marpione come Putin. I ricconi di nascita non sanno neppure abbottonarsi i pantaloni da soli e quindi devono appaltare il lavoro sporco ai veri praticoni del potere sul campo, quelle persone di origini più umili che compongono i servizi segreti, i tanti Gianni De Gennaro che trascinano quotidianamente la carretta. Lo stesso George Soros, il principale nemico della Russia, non nasce miliardario, ma componente di una famiglia ungherese di collaborazionisti del nazismo; poi da giovane venne arruolato dalla CIA e, per suo conto, diventò finanziere e provocatore internazionale, con una fasulla identità ebraica ad oscurare il passato nazista. L’umiltà delle origini non implica necessariamente solidarietà con la propria classe, ed anche qui il servilismo c’entra solo in parte, poiché solo in base ad un umanesimo astratto e sdolcinato si può pensare che il potere per il potere non costituisca per molti il principale scopo della vita. Se si volesse sapere cosa rischia davvero Putin, è nell’ambito dei servizi segreti che bisognerebbe indagare, ma lì non ci trovi certo la Boschi o Di Maio.

Fonte: www.comidad.org

Link: http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=725

12.05.2016

Pubblicato da Davide

  • natascia

    Contro l’umanità. Contro l’umanità si assiste ad azioni impostate ad un preciso metodo. Un metodo pedofilo. Il pedofilo, è attratto dalla purezza e dalla fiducia del bambino, desidera eroticamente distruggerla forse senza rendersi conto di minare  le fondamenta  di un seme umano e con esso  la stessa umanità. Il pedofilo carpisce la fiducia  del bambino a piccoli passi.  Non si espone perchè pauroso della denuncia del bambino educato, o della sorveglianza degli adulti a questo preposti. Il pedofilo compromette il bambino e la sua purezza scaricando le responsabilità  degli atti compiuti sul bambino stesso abusando della sua innata  integrità morale.  A piccolo passi l’agire pedofilo corrompe  coloro che  l’umanità bambina, ormai violata, crede adulti preposti alla sorveglianza: leader e rappresentanti politici. A piccoli passi entra nelle Università  e, minando l’educazione, spiega come ormai la purezza sia irrimediabilmente proprietà del pedofilo-mercato. A piccoli passi la  costringe all’immobilità mentale grazie alla sua onnipresenza occulta e pervasiva. A piccoli passi la costringe alla transumanza e alla solitudine per paura della denuncia.  Si trata di un metodo malato. L’umanità è in pericolo e il  potere per il potere o  la brama di denaro sono solo strumentali a crimini contro di essa.

  • Unaltrouniverso

    Geniale accostamento.

  • Capra

    Realtà difficile da accettare. 

    La prospettiva che bramino il male di tutti per il potere di pochi appare come un delirio. Nonostante la fiducia sia in calo si dà la colpa all Incompetenza della classe politica, che è invece efficientissima nello svolgere il suo compito.
  • geopardy

    Bel paragone!

  • A-Zero

    Un’osservazione ai compagni di comidad. Potrei recapitare semplicemente la domanda per email, ma perchè, per  le poche volte che capita a un ambito così quanitativamente ristretto come l’anarchismo, una volta tanto dunque non parlare a molti di ciò che riguarda tantissimi?

    Le mie osservazioni partono dai dubbi che mi sorgono riguardo a questi pensieri:

    "Anche la servitù volontaria non va però
    sopravvalutata nella sua importanza, poiché, se i potenti sono tutti da
    un parte, allora il servilismo si concentra nei loro confronti; ma se vi
    fossero altri potenti da compiacere, allora il servilismo potrebbe
    distribuire le sue prestazioni ed equilibrare il tutto
    "

    "Non esistono poteri buoni, in compenso ce ne sono di pessimi." (questo da: http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=724)

    Non posso da queste parole attribuire alcun pensiero agli estensori di comidad. Quindi scrivo riguardo a al mio pensiero a partire da queste loro parole.

    Il mio dubbio è che il senso di questi pensieri sia quello che  – è meglio che ci siano due o più padroni invece di uno –

    Detto banalmente, oggi come oggi, è meglio che ci sia un Putin, un simbolo di contrasto al potere globale di certo preminente  capitalismo così come era meglio che c’era l’URSS.

    Certo, in definitiva, nei fatti in cui si è costretti, il cattivo è meglio del suo peggio, la democrazia è meglio del fascismo, e via esemplificando.

    Voglio fare alcune considerazioni:

    – La servitù volontaria è una considerazione sulla socialità degli esseri umani in generale, non specifica di alcuni, come se i servi volontari di un padrone emergente/antagonista (o presunto tale) siano meno servi di quelli delle più folte schiere di servi volontari del padrone più forte, più egemone.

    La servitù volontaria è una specie di epidemia culturale indotta (dall’alto) e accettata (dal basso). E’ la base di consenso e fondamneto per qualsiasi gerarchia.

    Le gerachie sono componibili fra di loro, si compongono per via gerarchica, attraverso la competizione e gli accordi fra i potenti.

    – Il teorema "tifo-putin" o tifo "nazione" oggi molto diffuso fra chi si oppone al potere "globale" passa bellamente su certi principi base, che all’anarchismo non possono sfuggire, pena l’auto-contraddizione.

    Un principio base apppunto che le diverse gerarchia possono sempre integrarsi dialetticamente, comporsi: le diverse gerarchie si assemblano gerarchicamente.

    La differenze fra una gerarchia e un’altra non riguardano mai il senso essenziale della gerarchia sociale: altrimenti non potremmo più parlare di gerarchia.

    – Dal punto di vista anarchico (anti-gerarchico) ci si può accontentare del meno peggi con gli spiragli oggettivi che provengono dall’emergenza di altri poli gerarchici o dagli equilibri dinamici fra poli gerarchici? Ci si può accontentare di variegare la gerarchia sociale e non di superarla?

    – Sempre dal punto di vista anarchico, si parla di "servitù volontaria" per mettere in luce come la somma, l’accumulo di atteggiamenti servili degli individui sottoposti costruisca la base del potere gerarchico concentrato. Al contrario l’anarchismo ha posto sempre l’accento sull’individuo che si auto-determina, della sua autonomia biologica e morale, prima di qualsiasi gerarchia morale sopra l’individuo (religione, dispositivi ideologici e culturali, tradizioni, ecc…).

    L’interesse a contrastare qualunque cultura o proposta teorica che verte sull’autonomia dell’individuo è comune a qualunque polo gerarchico. La servitù volontaria è il loro terreno fertile.

    Ad esempio, una proposta politica  storica dell’anarchismo era il federalismo a partire dagli individui (federazione di individui), non il federalismo statalista sciorinato negli ultimi decenni dallo spettacolo politico.

    Ad esempio l’internazionalismo era una proposta di solidarietà attiva, rivoluzionaria e reciproca per raccordare gli interessi di tutti gli sfruttati del mondo. L’internazionalismo rivoluzionario non era il mondialismo, malgrado oggi i settori ‘antagonisti‘ (?) di destra menano su questo aspetto schiaffando tutti nel calderone della "sinistra mondialista".

    Oggi si fa il tifo per Putin, per la nazione, per la fissazione esclusiva sull’individuo di questa o quella identità nazionale, regionale o culturale, fuori della sua auto-determinazione individuale.

    Oggi più che mai gli sfruttati di tutto il mondo sono nemici fra di loro mentre gli sfruttatori di tutto il mondo sono oggettivamente e subdolamente amici fra di loro.

    In special modo i padroni sono accomunati da un UNICO modo di produzione: il cpaitalismo tecno-industriale.

    La critica al modo di produzione, all’ideologia del lavoro, all’imposizione tecnologica contro l’autonomia della scelta tecnologica (vedi Ludd) hanno segnato il passo, la critica langue sotto l’accettazione teorica e volontaria del modo di produzione unico.

    Vi faccio un esempio lampante riguardante l’odierno operaio industriale: l’operaio di uno stabilimento ha tutto l’interesse comune con il suo padrone di sfruttare tutti gli altri operai della filiera a monte e a valle dello stabilimento in cui lavora.

    Il modo di produzione, quell’assetto tecnologico (ogni tecnologia incorpora in sè dei rapporti sociali) porta alla solidairetà operio-padrone e al conflitto fra i diversi sfruttati.

    Certo gli sfruttati sono diversi, in diverse condizioni, diverso colore di pelle, diverse origini e situazioni.

    Dunque cosa hanno in comune che non hanno con i padroni?

    Quali sono i veri interessi degli sfruttati che non si possono comporre con quelli dei padroni?

  • Teopratico

    Complimenti per la similitudine, da copiare e incollare… Sulla faccia di politici e corrotti.

  • Vocenellanotte

    Non sono un filosofo, ma solo uno che pensa con la propria testa, ragiona, riflette.

    Ho studiato da geometra e faccio il poveraccio.
    Detto questo credo che esprimere un giudizio sulla servitù volontaria, ma che dico la schiavizzazione volontaria, sia un esercizio inutile e anche un pò spocchioso. In aperta contraddizione con la libertà di ognuno di vivere come più è capace.
    E non credo neanche alla asserita superiorità di chicchessia. 
  • A-Zero

    Scusa, non per il solo narcisismo di intervento, ma tanto vale parlare, che si ragiona, specie quando si è molto diversi (almeno apaprentemente).

    Dunque neanch’io sono un filosofo, però non penso con la mia testa (sai le parole non le ho inventate io), non ragiono e non rifletto e ragionare e riflettere e farlo con la propria testa e roba di chi ama sapere, avvicinarsi alla verità: in poce parole è una cosa da filosofi, coloro che amano il sapere.

    "Sulla servitù volontaria, ma che dico la schiavizzazione volontaria, sia un esercizio inutile e anche un pò spocchioso"

    Quindi se è inutile (ma chissà perchè?) facciamo finta che non esista. Se ne parlo sono uno spocchioso, uno che crede di essere chissà cosa rispetto agli altri. Ma perchè? Chissà chi lo sa.

    Purtroppo esitse, io ne ho la prova inconfutabile perchè anche io, con la mia testa, ho agito e agisco da servo volontario. Adesso di meno e cerco di migliorare. Io, per me, con la mia testa. Oh capperi, meglio non dirlo, meglio migliorare per sè e farsi i cazzi propri, sennò dicono che sono spocchioso. Ma perchè?

    Quindi se io so, e lo so, di essere un servo volontario, come me ne esistono a milioni.

    La libertà, per me, è certo vivere ognun come vuole, ma non è una astrazione. La libertà è la vita e si gioca, costa, può essere letale e dolorosa.

    Io posso vivere come mi pare, ma anche tu puoi farlo e se ti sono antipatico (ad esempio perchè spocchioso) puoi porre fine al mio fare come mi pare. Tu sei stato libero e io sono stato libero, ci siamo scontrati. Poteva accadere l’opposto.

    La servitù volontaria oltre la mia  l’ho sperimentata; sai dove? nel posto più classico … il lavoro.

    Quando vedi che la servitù volontaria degli altri sono la base per far accettare a tutti gli altri le cose che non accetterebbero allora qualche domanda sulla servitù volontaria te la fai.

    Perchè, mi rispondo da me a me per non essere spocchioso, se non riconosco la responsabilità degli altri nell’accetatre ciò che non mi stava bene allora succedera che entrerà in vigore una nuova psico-normalità per cui io sono l’anormale (es. lo spocchioso) e gli altri sono la normalità con buona pace di quanti non credono alla superiorità di chicchessia.

    Incvece la superiorità di qualcuno è data proprio dal fatto che un bel po’ di individui accettano la sua superiorità (magari per non risultare spocchiosi), altrimenti con la sua superiorità ci si farebbe un … tè .. due tè .. tre tè … col limone … o altro.

    Chissà se esiste una spocchia a chiacchiere come la mia, individuabile e stigmatizzabile e una spocchia sottotraccia, che non si percepisce, ma che si accetta fino in fondo, nel fondo della propria testa.

    Chissà? Chi lo sa?

  • A-Zero

    Toh, a proposito di servitù, chissà com’è vera o meno o quanto questa notizia

    http://contropiano.org/news/internazionale-news/2016/05/16/bagno-vietato-operai-al-lavoro-col-pannolino-079184

    Mettiamo che sia vera: quale è il confine fra servitù volontaria e involontaria?

    Quello che volevo dire ai compagni del comidad è che se non dobbiamo sopravvalutare il concetto di servitù volontaria, manco la possiamo sottovalutare.

    Rifletterci sopra, con o senza spocchia (o presunta tale), riportare e assediare la servitù nei suoi confini semantici giusti magari ci aiuta.

  • natascia

    L’attuale  condizione di servitù volontaria è destinata a scomparire, non  dal sopraggiungere dell’emergente  servitù gratuita, ma perché la tecnica  ha quasi sostituito ogni  attività umana nella produzione di merci e a breve anche nei servizi. Molti degli attuali sistemi di forza sono destinati a cambiare  al deflagrare della bolla finanziaria che sta  praticando  terapia intensiva  a produzioni inutili e dannose necessarie alle ben note  coreografie finanziarie ormai  in metastasi. Esiste un mondo diverso là fuori. Un mondo in cui il servizio sociale può essere gratuito e non fonte di business. Un mondo in cui il padrone  o il leader è riconosciuto tale per le sue doti morali e umane.

  • A-Zero

    Natacia non capisco il tuo concetto di "servitù gratuita": è un livello qualitativo ulteriore della  servitù? E’ lo schiavismo? E’ un’altra forma di relazione dominato-dominante?

    Mi sembra, se non sbaglio, che riguardo al concetto di servitù volontaria ci sia un po’ di confusione. In rete il testo e i pensiero del giovane Etienne de la Boetie si trova facile. Si può leggerlo e rileggerlo a piacere. Faccio un copia incolla (tratto per restarein tema da questa fonte: https://archivio.edizionianarchismo.net/library/etienne-de-la-boetie-la-servitu-volontaria) di un passaggio che mi sembra fondamentale del discorso di Etienne:

    "Giungo ora a un punto che, a parere mio, è la molla segreta del potere,
    il sostegno e il fondamento di ogni tirannide. Chi pensasse che sono le
    guardie, le alabarde, le sentinelle a proteggere i tiranni, cadrebbe in
    grave errore.
    Secondo me, essi vi ricorrono per la forma e come a uno
    spauracchio, più di quanto vi facciano affidamento. Gli arcieri sbarrano
    le porte del palazzo agli incapaci privi di qualsiasi possibilità di
    nuocere, non già agli audaci bene in armi.

    È facile constatare che fra
    gli imperatori romani sono meno numerosi quelli sfuggiti al pericolo
    grazie ai loro arcieri che quelli uccisi per mano degli stessi. Infatti
    non sono gli squadroni a cavallo, le compagnie di fanti, le armi che
    difendono un tiranno, ma sono sempre quattro o cinque uomini che lo
    sostengono (benché da principio si faccia fatica a crederlo, è
    l’assoluta verità) e gli consegnano l’intero paese.
    È sempre stato così:
    cinque o sei hanno ottenuto di venire ascoltati dal tiranno e gli si
    sono avvicinati spontaneamente, oppure sono stati chiamati da questi per
    diventare i complici delle sue crudeltà, i compagni dei suoi piaceri, i
    lenoni della sua lussuria, i beneficiari delle sue rapine. Questi sei
    istigano così abilmente il loro capo, che egli si comporta iniquamente
    verso il popolo, con la propria malvagità, ma accresciuta dalle loro.
    Questi sei hanno sotto di loro seicento che corrompono proprio come
    hanno corrotto il tiranno. E questi seicento hanno alle loro dipendenze
    seimila che innalzano di grado. Fanno dare loro il governo delle
    province o la gestione delle finanze allo scopo di tenerli in pugno,
    facendo leva sulla loro cupidigia o sulla loro crudeltà
    , perché essi le
    esercitino al momento opportuno e facciano del resto tanto male da non
    potere più sostenersi se non alla loro ombra, da sfuggire alle leggi e
    alle sanzioni solo grazie alla loro protezione. Grande è la serie di
    quelli che vengono dopo e chi vorrà dipanare la matassa, vedrà che non
    già seimila, ma centomila, ma milioni rimangono vincolati al tiranno per
    mezzo di questa catena ininterrotta che li lega indissolubilmente a
    lui,
    così come Giove si vantava, secondo Omero, di attirare a sé,
    tirando su questa catena, tutti gli dèi. Qui sta l’origine
    dell’accresciuto potere del Senato sotto Giulio Cesare, l’instaurazione
    di nuove cariche, l’istituzione di nuovi uffici, non già per
    riorganizzare la giustizia, ma per dare nuovi sostegni alla tirannia.
    Insomma, a causa dei vantaggi e dei favori strappati ai tiranni, si
    arriva a un punto ove quelli che traggono vantaggio dalla tirannia sono
    quasi numerosi come quelli che aspirano alla libertà.


    Secondo i medici, benché nulla sembri mutato nel nostro corpo, non
    appena si manifesta un tumore in una parte di esso, tutti gli umori vi
    vengono attratti. Parimenti, allorché un re si dichiara tiranno, tutto
    il marcio, tutta la feccia del paese,
    e non parlo di un mucchio di
    piccoli malfattori e manigoldi, incapaci di fare del bene o del male al
    loro paese, ma di uomini dominati da una sfrenata ambizione e da
    notevole avidità, gli si radunano intorno e lo sostengono per avere una
    parte del bottino e per diventare, all’ombra di un grande tiranno, tanti
    piccoli tiranni.
    "

    Fin qui parla di quella fenomenologia umana che io chiamo "gerarchia sociale".

    Ma parla anche di come i dominati, i sottoposti si abituano al nuovo giogo e che la generazione successiva sia indotta a credere che quello stato di sudditanza sia lo stato naturale e primoridale da tramandare, aggiungendo tutta una mitologia di auto accettazione del sacrificio volontario, ecc…

    Ecco questo secondo me è il nocciolo della servitù volontaria. Ma se ne può discutere, non tanto per menarsela con le conoscenze culturali ma per fare i conti con noi stessi e noi stessi col mondo e magare scoprire di venire ai ferri corti con tale mondo.

    Ma volgio puntualizzare una cosa del tuo pensiero quando scrivi:

    "Esiste un mondo diverso là fuori … in cui il padrone 
    o il leader è riconosciuto tale per le sue doti morali e umane.
    "

    Si, caoisco che per molti esite, è esistito ed esisterà il padrone buono con il suo potere buono. Io ci credo poco, anzi quasi  niente, non ostante riconosco le doti umane.

    Le doti umane sono qualità proprie del soggetto. Il potere è un sistema di relazioni e di rapprti di forza, non una persona in carne, ossa e aureola. Penso che sia un errore trasfigurare una qualità umana individuale a una astrazione della persona (il re buono).

    Se penso alle doti umane, alle mie, penso a una dotazione personale di facoltà di qualità diverse, anche moralmente diverse:

    – ci sono persone capaci, malvage e ambiziose che possono comandare
    – ci sono persone capaci, buone e generose che possono comandare
    – ci sono quelli che sono bravi, buoni e non vogliono comandare
    – ci sno quelli malvagi, cattivi, ma che non vogliono comandare

    insomma possiamo combinare le qualità come vogliamo che le riscontriamo poi tutte nella realtà. Ma che ne diciamo di questa categoria qualitativa:

    – ci sono persone incapaci o capaci, ignave, senza coraggio, che desiderano essere comandate, gestite, eccc…

    Insomma la fuori, Natascia, ci sono ci sono tanti altri mondi oltre i tuoi due mondi (potere buono e potere cattivo). Ci sono persone che vogliono rapportarsi da pari e liberi che non volgiono e non desiderano stare nei tuoi due mondi.

    In fondo, anche se il testo di Etienne de la Boetie non ne tratta, si apre anche una riflessione sulla necessità e sul modo di convenire a un consorzio sociale (la società).

    Per quel che ne sappiamo noi, che nasciamo e viviamo in società che non sono un consorzi volontari (d’altronde impossibile biologicamente fra milioni di individui). La chiamiamo società, ma sembra più un allevamento, una domesticazione umanicola.