Home / ComeDonChisciotte / TOO MANY SECRETS
11711-thumb.jpg

TOO MANY SECRETS

DI EUGENIO BENETAZZO
eugeniobenetazzo.com

La festa è finita. L’era del segreto bancario e della riservatezza finanziaria hanno ancora pochi anni di vita o forse fanno già parte del passato. Basta con i segreti, soprattutto quelli bancari. La road map che abbiamo davanti ha stimato per il 2020 la nascita degli Stati Uniti d’Europa, sempre che le prossime elezioni germanesi non rappresentino un secondo caso eclatante di ingovernabilità e destabilizzazione politica a fronte della continua escalation di gradimento e consenso del nuovo partito antieuropeista, Alternativa per la Germania, mi riprometto di tornarci ancora più avanti.

L’idea su cui stanno convergendo tutte le economie europee, con il solo veto del Regno Unito, è una confederazione di stati accomunati da una stessa politica bancaria, fiscale ed economica, e per fare questo è obbligatorio rispettare alcuni steps che sono stati decisi proprio la scorsa estate. Nonostante i proclami e le risoluzioni degli organismi sovranazionali, gaudenti ispiratori di questa politica di convergenza, due paesi chiave per il loro ruolo storico in Europa, come Italia prima e Germania poi, potrebbero compromettere tuttavia questa visione da realizzarsi negli anni successivi.

I primi obiettivi a breve termine sono il coordinamento ed il rafforzamento del sistema bancario dal punto di vista patrimoniale, soprattutto delle grandi banche transazionali, e successivamente l’inasprimento delle politiche di bilancio, al fine di arrivare ad una maggior tenuta dei vari paesi membri. Costi quel che costi, questo è quello che ci aspetta nei prossimi anni, l’Europa, soprattutto e sopra tutti. In questo outlook si inserisce anche la lotta con qualsiasi mezzo contro il segreto bancario, reo di creare forme di concorrenza sleale tra le varie nazioni oltre che essere il principale strumento a supporto dell’evasione fiscale. La presenza del segreto bancario in questo momento di crisi sistemica sta avvantaggiando alcuni stati a danno di altri, pensiamo solo ai fenomeni di delocalizzazione finanziaria (non ufficiali) che si stanno perpetrando in questi ultimi due anni, i quali hanno subito un continuo e progressivo aumento nei volumi. Molti piccoli risparmiatori stanno correndo da mesi ad aprire conti di deposito in Svizzera, Lussemburgo ed in Austria credendo che questi stati siano e soprattutto saranno in grado ancora di proteggerli, tuttavia per loro ormai la Caporetto per il segreto bancario sembra sempre più vicina.

Dopo il Lussemburgo, adesso anche l’Austria si è inchinata alla nuova Europa, dichiarandosi molto disponibile ad un’intesa con Bruxelles sullo scambio automatico di informazioni concernenti i depositi bancari detenuti in paesi esteri. La proposta di accordo identifica il 2015 come anno di massima entrata in vigore dello scambio di dati simultaneo. Dopo tutto, questo tipo di intervento strutturale (stile Big Brother) è piuttosto comprensibile se si vuole far digerire veramente alle popolazioni le tanto denigrate politiche di austerity, trasmettendo così l’idea che nessuno potrà esimersi dal versare le imposte nel paese di origine, soprattutto se avrà delocalizzato in paesi scudo. Sul fronte svizzero, il clima è tutt’altro che sereno, dopo la sottomissione austriaca, la vecchia Helvetia si trova da sola contro tutti, persino contro gli USA, un paese che ha ben pensato di colpire i suoi contribuenti che detengono illegalmente o legalmente fondi al di fuori dei confini statunitensi attraverso il FATCA (Foreign Account Tax Compliance Act). In buona sostanza si tratta di un dispositivo di legge di recente introduzione (2010) che obbliga tutti i contribuenti dello Zio Sam a denunciare tutte le attività finanziarie detenute all’estero direttamente all’IRS.

Quest’ultimo acronimo identifica l’Internal Revenue Service, ovvero la corrispondente Agenzia delle Entrate negli USA. Il FATCA è la bestia nera per le banche che sono obbligate, assieme ad altri intermediari finanziari come broker e investment house, a comunicare al Tesoro Americano i vari importi in deposito oltre ai vari movimenti in entrata e in uscita, saldi periodici e così via discorrendo. Utile sapere che alcune tra le più grandi banche del mondo, HSBC, Deutsche Bank, ING e Credit Suisse hanno chiuso d’ufficio i conti dei loro clienti americani pur di non dover essere soggetti a tale normativa e dover perdere gran parte delle loro caratteristiche distintive come discrezionalità, riservatezza e segretezza. L’America ha sempre fatto da apri pista, pertanto tra qualche anno anche in Europa si arriverà ad un meccanismo di controllo e supervisione delle transazioni e risorse finanziarie di ogni contribuente, sia esso italiano o tedesco o francese. Come dice il titolo, too many secrets, i troppo segreti devono finire e con essi purtroppo anche quelle poche certezze che davano ad ogni individuo alcune sicurezze, almeno sul piano finanziario: in futuro, infatti e purtroppo, le certezze saranno una prerogativa esistenziale dei grandi organismi sovranazionali a cui saremmo tutti asserviti.

Eugenio Benetazzo
Fonte: www.eugeniobenetazzo.com
Link: http://www.eugeniobenetazzo.com/addio-segreto-bancario.htm
3.05.2013

Pubblicato da Davide

  • gelsomino

    Elezioni “germanesi ” mi mancava.

  • Truman

    Articolo vuoto, che non dice il fatto essenziale: le banche ormai comandano sui governi nazionali, che devono spremere sempre di più i cittadini per garantire profitti finanziari alle sanguisughe. Allora, visto che le banche sono ormai padrone degli stati, il segreto bancario non ha più senso.

    Sotto altro aspetto, il segreto bancario è un residuo dell’epoca in cui banche e governi erano enti separati, un passato in cui i cittadini potevano fare buona parte degli affari in contanti. Adesso siamo costretti, con le leggi emanate dai dipendenti delle banche, a fare tutte le transazioni tramite banche. Non possiamo sfuggire. Ecco perchè l’entità unificata banche-governi non ha più interesse a proteggere la privacy dei correntisti.