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TEST DI GUERRA IL RAID AEREO D'ISRAELE

DI MICHELE GIORGIO
ilmanifesto.it

«La finestra per l’attacco all’Iran è tra marzo e la prossima estate, tra l’invio degli Stati Uniti di mezzi e uomini nel Golfo e le presidenziali iraniane». Amir Rappaport, editorialista ed uno dei più noti esperti militari di Israele, risponde alle nostre domande con voce calma, senza tradire alcuna emozione. «In questo quadro – aggiunge Rappaport – l’attacco aereo di martedì notte contro la Siria è un messaggio forte inviato (al presidente) Bashar Assad e allo stesso tempo è il segnale che qualcosa di importante si sta preparando nella regione».

Israele, ha concluso l’esperto «non è mai stato così vicino ad una guerra alla frontiera settentrionale dalla fine del conflitto con Hebzollah nel 2006».
Poche frasi ma chiarissime, che non lasciano spazio ad intepretazioni. Il mondo segue distratto ciò che accade in Medio Oriente mentre Israele prepara le sue forze armate. E che qualcosa sia cambiato lo hanno capito proprio i cittadini israeliani che fino alla scorsa estate non credevano alla minaccia di guerra all’Iran lanciata un giorno sì e uno no dal premier Netanyahu. La pausa elettorale è terminata e tornano ad affollarsi i centri del «fronte interno» dove si distribuiscono le maschere antigas.

A rendere più pesante il clima è anche il cambio di tono dell’Amministrazione Obama all’inizio del secondo mandato. Il nuovo segretario alla difesa Chuck Hagel ha già messo da parte le ali della colomba e le ha sostituite con quelle del falco. Noto fino a qualche settimana fa come un sostenitore della linea del dialogo con Tehran – e per questo attaccato dai neocons Usa e dalle lobby filo-Israele – Hagel ha subito lanciato un avvertimento alla Repubblica islamica: si sono accorciati i tempi per un accordo diplomatico sul programma nucleare iraniano. E ieri, davanti ai senatori della commissione delle forze armate, è stato fin troppo esplicito quando ha promesso che non esiterà «ad usare tutta la forza militare degli Stati Uniti per garantire la sicurezza del paese». Ha confermato che nel caso dell’Iran tutte le opzioni sono sul tavolo, quindi anche la guerra, e che opererà per assicurare che Israele mantenga la sua superiorità militare in Medio Oriente. Si è parlato non poche volte di «rapporti difficili» tra Barack Obama e il premier israeliano Netanyahu. Ma quando in ballo ci sono interessi strategici comuni, Israele e Usa sono fratelli gemelli. Tel Aviv aveva informato Washington della sua intenzione di attaccare in Siria, stando a quanto rivelato da funzionari Usa al New York Times. Ottenendo, evidentemente il via libera, come nel 2007 quando i cacciabombardieri israeliani colpirono un presunto reattore nucleare in costruzione nel nord della Siria. Gli Stati Uniti ieri hanno preso apertamente le parti di Israele intimando a Damasco di non «destabilizzare la regione con trasferimenti di armi agli Hezbollah».

Secondo il Wall Street Journal, Israele prima di lanciare il raid aereo – resta un mistero l’obiettivo: un convoglio con batterie di missili antiaerei SA17 diretto in Libano o un centro di ricerche vicino Damasco – avrebbe ridimensionato le possibilità di una reazione siriana nonchè di Hezbollah e dell’Iran. Ieri in verità Damasco e Tehran hanno fatto la voce grossa. «Ci saranno serie conseguenze per la città israeliana di Tel Aviv», ha avvertito il viceministro degli esteri iraniano. Una minaccia rilanciata dall’ambasciatore siriano in Libano, Ali Abdul Karim, che ha affermato che Damasco si riserva il diritto di compiere una rappresaglia «a sorpresa». Il governo siriano si è anche rivolto all’Onu per invocare un intervento di «forze internazionali». Si è probabilente riferito all’Undof, la forza d’interposizione delle Nazioni Unite, schierata dal 1974 sulle Alture del Golan siriane occupate da Israele. Per ora la reazione è arrivata solo dall’«Esercito elettronico siriano», gli hacker siriani che ieri hanno aggredito decine di siti israeliani. Si registrano poi le reazioni della Lega araba che con il suo segretario generale, Nabil al Araby, ha parlato di «aggressione odiosa» contro la Siria che ha il diritto di proteggere la sua sovranità territoriale. E dell’Egitto che ha condannato il raid aereo. Molto «preoccupata» si è detta la Russia alleata del presidente siriano Bashar Assad.

L’impennata della tensione dopo l’attacco israeliano non poteva non avere riflessi nella guerra civile siriana. Il movimento sciita libanese Hezbollah, indicato come il presunto destinatario del convoglio di armi che Israele avrebbe distrutto, afferma in un comunicato che l’accaduto rivela le vere ragioni del conflitto in Siria, ossia indebolire le forze armate di Bashar Assad e il loro ruolo nella resistenza (contro Israele) e completare «il grande complotto contro i nostri popoli arabi e musulmani».

Al contrario il capo della Coalizione delle forze di opposizione siriana ha colto l’occasione per lanciare un nuovo duro attacco al regime. «Bashar vergognati… lasci l’aviazione israeliana colpire la Siria… mentre i tuoi aerei sanno bombardare solo forni per il pane, moschee, università e civili…», ha scritto Ahmad Muaz al Khatib sul suo profilo in Facebook.

I ribelli siriani, armati e pagati dai paesi del Golfo (che non hanno commentato in alcun modo l’attacco aereo israeliano), temono che il raid israeliano offra al governo siriano nuovi argomenti per accusare gli oppositori di far parte di un complotto regionale ed occidentale volto a colpire prima la Siria, l’Iran e Hezbollah. D’altronde gli stessi israeliani pensano di aver fornito un «assist» a Bashar Assad. «Ora Assad può citare l’attacco come esempio del complotto contro di lui e il suo regime», ha scritto il quotidiano Haaretz.

Michele Giorgio

Fonte; www.ilmanifesto.it

102.2013

Pubblicato da Davide

  • vraie

    era solo per festeggiare in allegria la giornata della memoria

  • cardisem

    Appunto!

  • geopardy

    Non ci preoccupiamo delle guerre tra nazioni a colpi di navi, aerei e quant’altro, perchè nessuno se le può permettere oggi.

    Assisteremo, invece, a mille guerricciole simili a guerre civili, inaugurate il giorno 11 settembre 2001.

    Israele non farà alcun attacco all’Iran, almeno non come lo intendiamo di solito, aspetteranno le elezioni per fare delle azionj asimmetriche, un po’ come sta avvenendo in Egitto.

    Il problema è sino a quando eserciti potentemente armati come quello dell’Iran potranno sopportare tutto ciò senza scatenare loro un immenso olocausto; questo sì che sarebbe un problema enorme da risolvere e per chiunque, nella zona più strategica del mondo.

    Gli Usa, se facessero un attacco sullo stile di quello contro Saddam del 1991, di cui ancora ne pagano le conseguenze finanziarie, dovrebbero spendere e senza certezza di risultato, 100 volte tanto, quindi, il fallimento totale assicurato, non so se ne valga la pena.

    Se l’Iran sfida così apertamente Israele e la Nato è perchè ne ha la certezza di ciò che ho testè affermato.

    Significherebbe il tramonto completo di euro-usrael.

    Fategli dare qualche colpetto ogni tanto, di più non credo possano fare per ora.

    Stiano, però, ben attenti, perchè esiste anche il resto del mondo non solo gli Usa e parte dell’Europa.

    La “rappresaglia” giunge dopo che l’Argentina e l’Iran in questi giorni, nonostante le inascoltate proteste di Israele, hanno raggiunto un accordo storico circa lo svolgimento del processo (che indica l’Iran come responsabile senza alcuna prova, un po’ come le varie accuse funzionali alla politica israeliana nel caso Hariri), creando una commissione indipendente per indagare sul terribile attentato alla comunità ebraica di Buoenos Aires ed in più, dopo che l’Onu ha ordinato categoricamente di fermare gli insediamenti nei territori occupati, in un momento delicato in cui per la prima volta si parla di stato di Palestina.

    L’avvertimento non è per Assad, che ne potrebbe avere dei vantaggi politici, invece, ma per tutti noi, in pieno stile “cane pazzo” tanto caro ai sionisti.

    Ciao

    Geo

  • MassimoContini

    esatto

  • reza

    Mah!!!
    L’articolo non menziona un fatto importante; Ahmad Muaz al Khatib, il capo dei “ribelli” in Siria, due giorni prima dell’attacco israeliano aveva dichiarato di essere “pronto per dialogo con Assad”, aggiungendo due condizioni a questa su proposta: 1- la liberazione dei prigionieri del libero esercito siriano. 2- il rinnovo dei passaporti dei membri siriani del libero esercito per due anni , senza parlare del fatto che “Assad sé ne deve andare” come avevano fatto finora questi mercenari!!!
    Ahmad Muaz al Khatib ha fatto questa proposta Giovedì; venerdì pomeriggio a Tel Aviv si sono riuniti tre membri dell’intelligence israeliana, turca e quella del Qatar; l’Emiro del Qatar aveva mandato a dire a Israele di intervenire militarmente contro la Siria, in cambio il Qatar riempirà Abu abbas di cosi tanto denaro in modo di impedire che egli faccia pace con Hamas e la Turchia aveva espresso il suo consenso a tutto questo ora che i Patriot della Nato sul suo territorio sono attivi.
    Israele poi ha attaccato la Siria, mentre Cia, mussad e MI6 stanno cercando di allargare la crisi siriana all’Iraq e al libano !!!
    Questo articolo è una chira propaganda filo sionista; in realtà Israele ha bisogno di una guerra subito contro la Siria o contro l’Iran, ma non può farla da sola e i suoi complici occidentali con le pezze al cu** non possono seguirla in questa avventura.
    Israele ha fato tutte le guerre che poteva; le ultime quelle di 33 giorni contro il Libano, quella di 22 giorni contro Gaza e ancora l’ultimissima di 8 giorni contro Gaza, le possibilità di fare la guerra per Israele sono ridotte ad un’attacco lampo contro la Siria; ecco tutto ciò che può fare Israele contro la Siria,figuriamoci contro l’Iran, ma ora i nazisionisti tremano dalla reazione siriana o iraniana; le conseguenze di questo atto che è solamente un tantativo israeliano per uscire dall’isolamento ci saranno e saranno molto dure, ma neanche queso cambierà la posizione dei complici occidentali di Israele che , tra l’altro, esce con le ossa rotte dalle ultime elezioni e molto probabilmente le dovrà ripetere come è avvenuto in Grecia.

  • paulo

    “Cane che abbaia non morde”, Israele è un popolo, tutto sommato pacifico, tenuto insieme da un regime pseudo-democratico che si ciba di paura e produce propaganda.

  • Tao

    Attacco israeliano: disperato tentativo di salvare la fallita campagna siriana

    Israele ha condotto dei raid aerei in Siria sulla base di “sospetti” trasferimenti di armi chimiche, in flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite, del diritto internazionale e della sovranità della Siria. The Guardian nel suo articolo “Israele compie un raid aereo sulla Siria“, afferma: “Gli aerei da guerra israeliani hanno attaccato un obiettivo vicino al confine siriano-libanese, dopo che da diversi giorni crescevano gli avvertimenti dei funzionari del governo sui depositi di armi della Siria.” Ha inoltre continuato: “Israele ha avvertito pubblicamente che avrebbe effettuato un’azione militare per impedire che le armi chimiche del regime siriano  cadano nelle mani di Hezbollah, in Libano, o dei “jihadisti globali” che combattono in Siria. L’intelligence militare israeliana dice che monitorava continuamente via satellite la zona in cui possibili convogli trasportano armi.”

    In realtà, questi “jihaidisti globali” sono armati e finanziati da Stati Uniti, Arabia Saudita e Israele almeno dal 2007. E sono anche, infatti, i beneficiari diretti della recente aggressione d’Israele. I “sospetti” israeliani sui “trasferimenti di armi”, ovviamente, restano confermati perché lo scopo dell’attacco non era impedire il trasferimento di “armi chimiche” a Hezbollah in Libano, ma provocare un conflitto più ampio volto non a difendere Israele, ma a sostenere le sconfitte forze dei terroristi inviate dall’occidente in Siria per tentare di sovvertire e rovesciare la nazione siriana.

    Il silenzio delle Nazioni Unite è assordante. Mentre la Turchia ospita apertamente i terroristi stranieri, armati e finanziati dall’occidente, dall’Arabia Saudita e dal Qatar per condurre incursioni nella vicina Siria, qualsiasi attacco siriano in territorio turco avrebbe come conseguenza immediata la mobilitazione delle Nazioni Unite. Al contrario, alla Turchia viene consentita, da anni, condurre attacchi aerei e persino parziali invasioni terrestri nel vicino Iraq, per attaccare i gruppi curdi accusati di minacciare la sicurezza turca. E’ chiaramente lo stesso doppio standard da tempo applicato in favore d’Israele.

    Israele, insieme ad Arabia Saudita e Stati Uniti, è tra i principali sponsor di al-Qaida

    Va ricordato che nel lontano 2007, come è stato ammesso da funzionari degli Stati Uniti, dell’Arabia Saudita e libanesi che Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita hanno intenzionalmente armato, finanziato e organizzato questi “jihadisti globali” con legami diretti con al-Qaida, con l’esplicito scopo di rovesciare i governi di Siria e Iran. Come riportato dal vincitore del premio Pulitzer, il giornalista Seymour Hersh, nel suo articolo del New Yorker, “The Redirection“: “Per indebolire l’Iran, che è prevalentemente sciita, l’amministrazione Bush ha deciso, in effetti, di riconfigurare le sue priorità in Medio Oriente. In Libano, l’amministrazione ha collaborato con il governo dell’Arabia Saudita, sunnita, nelle operazioni clandestine destinate ad indebolire Hezbollah, l’organizzazione sciita sostenuta dall’Iran. Gli Stati Uniti hanno inoltre preso parte ad operazioni segrete contro Iran e Siria, sua alleata. Una conseguenza di queste attività è stato il rafforzamento dei gruppi estremisti sunniti che sposano una visione militante dell’Islam e sono ostili agli USA e vicini ad al-Qaida“. Di Israele viene specificamente indicato: “Il cambiamento di politica ha portato l’Arabia Saudita e Israele a un abbraccio strategico, soprattutto perché entrambi i Paesi vedono l’Iran come una minaccia esistenziale. Sono coinvolti in colloqui diretti e i sauditi, che credono che la stabilità maggiore in Israele e Palestina darà una leva regionale in meno per l’Iran, sono sempre più coinvolti in negoziati arabo-israeliani.” Inoltre, funzionari sauditi hanno menzionato l’attento bilanciamento della loro nazione quando deve operare in modo da nascondere il suo ruolo di sostegno alle ambizioni USA-Israele nella regione: “Il saudita ha detto che, secondo il suo Paese, vi è un rischio politico nell’appoggiare gli Stati Uniti contro l’Iran: Bandar viene visto nel mondo arabo come troppo vicino all’amministrazione Bush. “Abbiamo due incubi”, mi ha detto l’ex diplomatico. “L’Iran che acquisisce la bomba e gli Stati Uniti che attaccano l’Iran. Preferirei che gli israeliani bombardino gli iraniani, in modo che possiamo condannarli. Se lo fanno gli USA, non potremmo condannarli“.

    Può interessare i lettori sapere che mentre la Francia invade e occupa vaste aree del Mali in Africa, accusando il Qatar di finanziare e armare gruppi terroristici nella regione legati ad al-Qaida,  Francia, Stati Uniti e Israele cooperano con il Qatar per finanziare e armare questi stessi gruppi in Siria. In effetti, il think-tank statunitense Brookings Institution ha letteralmente un “Doha Centre” in Qatar, mentre il “Saban Centre” della Brookings del cittadino USA-israeliano Haim Saban, indice  conferenze e ha molti membri del suo consiglio di amministrazione anch’essi residenti a Doha, in Qatar. Doha è anche sede della più recente invenzione dell’occidente, la “Coalizione siriana” guidata da un sostenitore impassibile di al-Qaida, Moaz al-Qatib.

    Tutto ciò fa parte della montatura materiale della cospirazione documentata da Seymour Hersh nel 2007. Il Wall Street Journal, sempre nel 2007, ha riferito dei piani degli Stati Uniti di Bush per creare una partnership con Fratelli musulmani della Siria, gruppo noto per essere d’ispirazione ideologica per le organizzazioni terroristiche collegate, tra cui al-Qaida stessa. Nell’articolo intitolato “Per controllare la Siria, gli Stati Uniti ricercano dei legami con i Fratelli musulmani“, si afferma: “In un pomeriggio umido di fine maggio, circa 100 sostenitori del più grande gruppo d’opposizione in esilio della Siria, il Fronte di Salvezza Nazionale, si riuniscono davanti all’ambasciata di Damasco per protestare contro il regime del presidente siriano Bashar Assad. I partecipanti hanno gridato slogan anti-Assad e alzato striscioni che proclamano: “Modificare il regime adesso”. Il FSN riunisce democratici liberali, curdi, marxisti e ex-funzionari siriani nel tentativo di trasformare il regime dispotico del presidente Assad. Ma la protesta di Washington è anche collegata a un paio di giocatori assai improbabili: il governo degli Stati Uniti e i Fratelli musulmani.” L’articolo segnalava anche: “Diplomatici e politici statunitensi hanno anche incontrato i deputati di partiti collegati ai Fratelli musulmani in Giordania, Egitto e Iraq, negli ultimi mesi, per ascoltare le loro opinioni sulle riforme democratiche in Medio Oriente, dicono i funzionari degli Stati Uniti. Il mese scorso, l’unità dell’intelligence del dipartimento di Stato ha organizzato una conferenza di esperti sul Medio Oriente per esaminare la fondatezza dell’impegno con i Fratelli, in particolare in Egitto e in Siria.” Descrive i legami ideologici e operativi tra la Fratellanza e al-Qaida: “Oggi, il rapporto tra la militanza della Fratellanza islamista e al-Qaida in particolare è la fonte di molte discussioni. Usama bin Ladin e altri leader di al-Qaida citano le opere del massimo intellettuale della Fratellanza, Sayyid Qutb, quale fonte d’ispirazione per la loro crociata contro i dittatori occidentali e arabi. I membri dei rami della Fratellanza egiziano e siriano continuato ad avere ruoli direttivi nel movimento di bin Ladin.”

    Eppure, nonostante tutto questo, Stati Uniti, Arabia Saudita e Qatar, insieme a Israele e Turchia cospirano apertamente con essi, e da anni armano e finanziano questi i gruppi estremisti settari e terroristici in tutto il mondo arabo, dalla Libia all’Egitto, e ora in Siria e dintorni. I timori d’Israele che questi terroristi acquisiscano “armi chimiche” sono assurdi. Le hanno già acquisite con l’aiuto di Stati Uniti, NATO, dei britannici, sauditi, qatarioti e anche israeliani, in Libia nel 2011. In realtà, molti di questi terroristi libici guidano i gruppi stranieri militanti che si riversano in Siria attraverso il confine turco-siriano.

    Che cosa significa davvero l’attacco d’Israele

    In effetti, la spiegazione del perché Israele abbia colpito la vicina Siria è debole come non mai, non considerando la sua lunga relazione con la realtà documentata del finanziamento e armamento di molti “jihaidisti globali” di cui teme che possano impossessarsi di armi. I suoi timori su Hezbollah sono parimenti infondati. Se Hezbollah, i siriani o gli iraniani fossero stati interessati a inviare armi chimiche in Libano, l’avrebbero già fatto, e certamente l’avrebbero fatto con mezzi diversi dai grandi convogli che semplicemente “attraversano il confine”. Hezbollah ha già dimostrato di essere capace di sconfiggere l’aggressione di Israele con armi convenzionali, come dimostrato durante l’estate del 2006.
    In realtà, la pressione esercitata sulle frontiere della Siria sia da Israele che dal suo partner la Turchia del primo ministro Recep Tayyip Erdogan, a nord, fa parte di un piano documentato per alleviare la pressione sui terroristi armati e finanziati da sauditi, qatarioti occidentali ed israeliani che operano in Siria. Il già menzionato think-tank in politica estera degli Stati Uniti finanziato da Fortune 500, il Brookings Institution, ha stilato dei progetti per un cambiamento di regime in Libia così come per  la Siria e l’Iran, e l’ha pubblicato in particolare nel suo rapporto intitolato “Valutazioni per le opzioni di un cambio di regime ( http://www.scribd.com/doc/108893509/BrookingsSyria0315-Syria-Saban )“.

    La Brookings descrive come gli sforzi israeliani nel sud della Siria, in combinazione con la Turchia che allinea grandi quantità di armi e truppe lungo il confine a nord, potrebbe contribuire a un violento cambiamento del regime in vigore in Siria: “Inoltre, i servizi segreti d’Israele hanno una forte conoscenza della Siria, così come delle attività nel regime siriano che potrebbero essere utilizzate per sovvertire la base di potere del regime e avviare la rimozione di Assad. Israele può posizionare forze su o vicino le alture del Golan e così facendo, potrebbe deviare le forze del regime dalla repressione dell’opposizione. Questa posizione può evocare delle paure nel regime di Assad su una guerra su più fronti, in particolare se la Turchia è disposta a fare lo stesso sul suo confine, e se l’opposizione siriana viene rifornita costantemente di armi e addestramento. Tale mobilitazione potrebbe forse convincere la leadership militare della Siria a cacciare Assad al fine di preservarsi. Consiglieri sostengono che questa pressione supplementare potrebbe far pendere la bilancia contro Assad in Siria, se altre forze vi si allineano in modo corretto“. Pagina 6, “Valutazione delle opzioni per un cambio di regime”, Brookings Institution.

    Naturalmente, gli attacchi aerei sulla Siria vanno oltre gli “atteggiamenti” e indica forse il livello di disperazione in occidente, che sembra aver scelto il suo teppista preferito, Israele, per incrementare gli “interventi”, proprio come aveva previsto in riferimento a un attacco all’Iran, anch’esso documentato in un rapporto della Brookings dal titolo “Quale Via per la Persia? ( http://www.scribd.com/doc/108902116/Brookings-Institution-s-Which-Path-to-Persia-Report ) “

    Per quanto riguarda l’Iran, la relazione “Quale Via per la Persia?” della Brookings afferma specificamente: “Israele sembra aver effettuato accuratamente pianificazione e addestramento per un attacco, ed i suoi aerei si sono probabilmente già posizionati il più vicino possibile all’Iran. Quindi  Israele potrebbe essere in grado di lanciare l’attacco nel giro di settimane o addirittura giorni, a seconda del tempo e delle condizioni d’intelligence di cui necessita. Inoltre, dal momento che Israele avrebbe assai meno bisogno (o interesse) nel garantirsi un sostegno regionale per l’operazione, Gerusalemme probabilmente si sentirebbe meno motivata ad attendere una provocazione iraniana prima di attaccare. In breve, Israele potrebbe muoversi molto velocemente per implementare questa opzione, se i leader israeliani e statunitensi vogliano che accada. Tuttavia, come osservato nel capitolo precedente, gli stessi attacchi aerei sono in realtà solo l’inizio di questa politica. Anche in questo caso, gli iraniani senza dubbio ricostruirebbero i loro siti nucleari. Avvierebbero probabilmente ritorsioni contro Israele e potrebbero anche rivalersi contro gli Stati Uniti, (che potrebbero creare un pretesto per attacchi aerei o addirittura un invasione statunitensi)”. Pagina 91, “Quale Via per la Persia?”, Brookings Institution?

    E in questa affermazione possiamo raccogliere l’intuizione dietro l’altrimenti irrazionale atteggiamento belligerante d’Israele nel corso della sua breve storia, così come nella sua ultima aggressione non provocata contro la Siria. Il ruolo d’Israele è quello del “teppista”. Come  testa di ponte regionale degli interessi aziendali e finanziari occidentali, fornisce il “piede nella porta” per i molti conflitti ricercati dall’occidente. Bombardando la Siria, spera di provocare un grande conflitto e l’intervento dell’occidente voluto e progettato da quando è esploso il violento conflitto in Siria nel 2011.

    Per la Siria e i suoi alleati l’obiettivo, ora, deve essere scoraggiare ulteriori aggressioni israeliane ed evitare ad ogni costo che il conflitto si amplifichi. Se le forze terroristiche delegate dalla NATO sono deboli come appaiono, incapaci di vantaggi tattici o strategici, e si estinguono in disperati attacchi terroristici, sarà solo questione di tempo prima che la campagna della NATO sia bloccata. Come detto in precedenza, ad esempio un fallimento parziale della NATO sarà l’inizio della sua fine, e degli interessi occidentali che l’hanno usata come strumento per avere l’egemonia geopolitica.

    Israele dovrebbe tentare di compiere atti sempre più disperati per provocare la Siria e l’Iran, essendo la sua leadership un’espressione diretta degli interessi aziendali-finanzieri stranieri, e non del popolo israeliano o dei suoi migliori interessi (tra cui la pace e perfino la sopravvivenza). Il popolo israeliano deve rendersi conto che la sua leadership, in effetti, non lo rappresenta e nenache rappresenta i suoi interessi, poiché vuole e desidera dissiparne vite e risorse al servizio degli interessi e dell’egemonia globale corporativo-finanziari stranieri.

    Versione originale:

    Tony Cartalucci
    Fonte: http://landdestroyer.blogspot.it/
    Link: http://landdestroyer.blogspot.it/2013/01/israeli-attack-desperate-bid-to-save.html
    31.01.2103

    Versione italiana:

    Fonte: http://aurorasito.wordpress.com/
    Link: http://aurorasito.wordpress.com/2013/01/31/attacco-israeliano-disperato-tentativo-di-salvare-la-fallita-campagna-siriana/
    1.02.2013

    Traduzione di Alessandro Lattanzio

  • bstrnt

    Israele, per me, ha un regime etnocratico con evidenti pulsioni nazional- socialiste.

  • Bloodow

    Trovo strano che il tuo commento non abbia ricevuta una sequela di risposte contenenti improperii, non tanto perche’ sia sbagliato, anzi e’ giustissimo, quanto perche’ diversi filonazisti infestano l’etere.