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TENTATIVO DI DISCUSSIONE SULL’ANNICHILIMENTO COLLETTIVO

DI CLACK
comedonchisciotte.org

Articolo pubblicato nel forum di comedonchisciotte.org il 9.09.2013

Poco più di cento anni fa, a causa della tassa sul macinato, il generale Bava Beccaris fu costretto a prendere a cannonate la popolazione milanese in rivolta.
Oggi, si abbuonano somme enormi ai gestori del gioco d’azzardo, tra i quali si annidano partiti e loro clientele, il che equivale a scaricarle sulle spalle dei cittadini. Oppure, nello stesso tempo, in seguito alle dichiarazioni di una delle più potenti centrali finanziarie globali, che trova troppo limitanti le Costituzioni promulgate dopo l’ultima guerra mondiale, ci si accinge ossequiosamente a manomettere quella italiana. Si vuole iniziare proprio dall’articolo che indica le modalità di intervento e modifica su di essa, ma senza rispettarne l’enunciato, poiché lo si ritiene troppo farraginoso e non in linea con le necessità attuali.

Nella foto: Beltrame, dipinto, scontri fra manifestanti ed e esercito a Milano nel 1898Al di là dei motivi in base ai quali si esegue una cosa simile, che contribuiscono ad aggravare la situazione descritta, l’insieme delle due cose ha se vogliamo conseguenze maggiori rispetto all’odiosa tassa sul macinato.

Eppure, a parte una raccolta di firme da parte di una testata della quale è ben nota l’ambiguità, non solo non c’è stata alcuna protesta al riguardo, ma neppure una presa di posizione al riguardo da parte della collettività.
Ma come, ai tempi di Bava Beccaris il tasso di analfabetismo era enormemente maggiore di quello attuale, mentre invece oggi, chi più chi meno hanno tutti studiato. E spesso proprio tra quelli che lo hanno fatto di più si trova il maggior numero di incapaci a comprendere.
E’ anche vero che se uno studio recente ha stabilito che olte il 70% della popolazione attuale si trova in condizioni di analfabetismo funzionale, ovvero non è in grado di rapportarsi correttamente alla complessità della realtà quotidiana.
Malgrado questo, si dovrebbe presumere che l’abbondanza dei mezzi di informazione oggi disponibili sia più che sufficiente a far si che la popolazione abbia la percezione di ciò che avviene attorno a lei.
Invece tutto sembra indurre a supporre il contrario.

La maggioranza delle persone probabilmente non sa neppure cosa sta accadendo, mentre la parte che sulla carta dovrebbe essere culturalmente più attrezzata e dotata di un minimo di preparazione a livello politico, sembra trovare la sua piena soddisfazione nello scagliarsi contro Berlusconi e tutto quanto vi attiene.
Non credo sia necessario ripetere ancora quanto sia impresentabile la sua figura sotto molti punti di vista, ma allo stesso tempo appare ragionevomente improbabile che tutta la disfunzionalità attuale della cosa pubblica possa essergli imputata.

Allora il dubbio è che si stia assistendo a quella che si potrebbe definire “Sindrome di Goldstein”. Ovvero il personaggio che in “1984” di George Orwell è l’oggetto dei “due minuti d’odio”, rituale collettivo mediante il quale i membri del partito interno, ovvero quelli di basso rango dell’Ingsoc arrogatosi un potere totalizzante, sono chiamati a scaricare il loro malessere esistenziale. Goldstein è identificato come causa unica dei problemi di Oceania, sorta di superstato che comprende i territori di lingua anglosassone e buona parte dell’Europa continentale.

Il suo parallelo con Berlusconi è evidente: entrambe le figure hanno la medesima valenza per un’ampia parte della popolazione italiana, che in tutta evidenza non solo trova uno sfogo improprio al suo malcontento, ma anche un modo sbrigativo, e che non necessita di sforzare più di tanto la propria materia grigia, per dare una soluzione ai problemi del paese.
Dunque, se da un lato il potere politico si comporta al pari dell’Ingsoc orwelliano, possiamo sostenere con altrettanta ragione che il processo di istupidimento collettivo è pressoché completato, e abbia attecchito sul 99% della popolazione o forse più.
A livello di frequentatori di questo spazio forse non ce ne rendiamo conto. Dato che siamo una minoranza fin troppo rumorosa e in gran parte autoreferenziale. Ma isolata e confinata in spazi ristretti ed evitati da chi ha subito quel processo, più simili a una riserva indiana o meglio a un ghetto di lebbrosi.
Tutto questo grazie a un’azione eseguita da un lato a livello propagandistico, e dall’altro su una lenta ma perenne deriva annullatrice delle coscienze, affermatasi a livello semantico prima ancora che ideologico, che ha distrutto, o riposizionato mediante un disassamento di ampiezza mai sperimentata prima, tutti i punti di riferimento in base ai quali era possibile rapportarsi in maniera ragionevolmente corretta a eventi, progetti, idee e azioni.
Essa ha fatto in modo che chi non ne è stato coinvolto o lo è stato solo in parte, e quindi insista a non voler sottostare anche solo ad alcune delle mistificazioni proprie della narrazione diffusa a livello di massa, per analizzare i fatti da un punto di vista autonomo e possibilmente non influenzato dagli stereotipi oggi imperanti, sia identificato dai più come un maoista, un pericoloso eversore. O più semplicemente un pazzo delirante da manicomio criminale, un mitomane. E prima ancora come un totale e irrecuperabile indottrinato, in quanto tale portatore di idee e significati da non tenere in alcuna considerazione.

Ne ho potuto prendere coscienza in questi giorni, dato che su uno spazio di discussione pubblico ho provato a smontare alcuni luoghi comuni tra i più frequentati dal cosiddetto popolo della (falsa) sinistra, mediante la puntualizzazione della valenza concreta delle azioni eseguite da un politico di SEL di mia frequentazione giovanile, che fa parte di quanto ruota attorno alla giunta Marino.
Nel farlo ho circostanziato una ad una le motivazioni alla base della mia tesi con dovizia di argomenti e particolari. In modo da renderne chiaro il significato per chiunque sia in grado di effettuare la lettura di un testo e di comprenderne il significato, andando a formare un quadro di strema chiarezza.
I risultati che ho ottenuto sono quelli appena descritti. Non fosse che per il fatto che le persone comuni sono state portate alle condizioni di non essere più capaci di affrontare un discorso minimamente complesso. Il limite è ormai quello del Tweet o dell’SMS, dopodiché non si riesce più ad applicare la concentrazione necessaria a comprendere un qualsiasi significato.
Tutto questo è il prodotto di un’azione propagandistica martellante, condotta anche mediante la diffusione forzata di strumenti di comunicazione che sembrano essere stati progettati proprio a quello scopo, dalla quale l’individuo non può avere tregua in alcun momento della sua vita cosciente e va avanti da decenni.

Gli ultimi due centrati esclusivamente sulla questione berlusconiana, che a questo punto ritengo la madre di tutte le armi di distrazione di massa utilizzate in questo paese. E non a caso, non appena terminata la discussione ed esauriti i suoi strascichi, i miei interlocutori sono tornati a puntuare il dito pubblicamente sulle diverse sfaccettature inerenti la questione berlusconiana, scambiandosi reciprocamente cenni di apprezzamento, rigorosamente contenuti in un numero di caratteri il più ridotto possibile, comunque inferiore ai 100.

Questo è ciò che si è ottenuto non limitandosi a sfruttare il mero potenziale distraente della questione che riguarda l’uomo di Arcore e il suo utilizzo degli strumenti mediatici, come si potrebbe immaginare. Bensì la si è dotata di tutti i mezzi necessari, curando che operassero sempre più in condizioni di monopolio, affinché potesse materializzare fino in fondo il suo potenziale di annichilimento delle coscienze. Facendo in modo che acquisisse il predominio culturale del paese, con il suo tramite si è prodotto regresso mentale, degenerazione valoriale e idiotizzazione collettiva.
Proprio perché la sua modalità di comunicazione degenerata e volta ad annichilire coscienze e valori è divenuta egemone, mentre la sua narrazione è andata a issarsi al primo posto assoluto nell’immaginario collettivo della parte più influenzabile del paese, che poi è la maggioranza.
Tutto questo è stato fatto per poterne sfruttare i risultati ai fini della concretizzazione del progetto autoritario in base al quale è stato deciso di utilizzarla.
Ne deriva l’abolizione della contrapposizione ideologica o programmatica, rispetto alla quale il governo PD-PDL è paradigmatico.
Pertanto, se essa esiste tuttora, è tale solo per mere questioni di immagine o di tifoseria pro o contro Berlusconi, che vengono sfruttate ai fini di divisione quale mezzo atto a facilitare l’esercizio del potere.
Una volta scremate le differenze apparenti, che per l’appunto sono solo di facciata, quel che rimane è una poltiglia indistinta e indistinguibile, non solo in termini politico-governativi ma anche soprattutto a livello umano. Di qui la mancanza di reazioni anche di fronte a eventi e questioni di importanza fondamentale, che in altri tempi avrebbero causato una risposta forte dalla parte più consapevole della cittadinanza. Che proprio per quanto detto finora è stata eliminata o comunque ridotta a una minoranza insignificante. Tutto il resto è stato reso pilotabile in remoto e secondo volontà, su questioni insignificanti e marginali o comunque di portata molto inferiore rispetto a quelli che sono i veri problemi e scandali del paese.

A questo proposito il processo a Berlusconi recentemente conclusosi verteva su un’evasione di qualche milione di euro. Mentre invece lo scandalo MPS è prezzato in decine di miliardi ma è stato ormai derubricato dalle urgenze del paese e avviato irrevocabilmente sulla strada del dimenticatoio.
Questo dimostra che si è perso non solo il senso delle proporzioni, sempre necessario per l’amministrazione della giustizia, ma si è instaurato anche il principio che solo alcuni, sempre gli stessi, debbano essere chiamati a pagare delle loro eventuali malefatte. Al di là delle loro dimensioni e del rapporto che hanno con il resto delle azioni invalse nell’abitudinario collettivo.
Nondimeno quelle malefatte, conferendo ad esse il valore di Emergenza Unica Nazionale, tornano sempre buone per coprire anche questioni di portata enormemente superiore ad esse, come il destino cui si vuole assoggettare il paese mediante il vincolo esterno, che prevede il disfacimento del tessuto sociale e produttivo del paese, per farne una regione coloniale asservita agli interessi delle potenze egemoni a livello continentale.

Di questo, però, le persone sono fermamente decise a non voler parlare, per motivi che, a parte il terrore che ne deriva, francamente mi sfuggono. Preferiscono piuttosto formulare le peggiori illazioni su chiunque si adoperi per porre tali questioni dinnanzi ai loro occhi, destituendo di veridicità il quadro che si descrive loro, per quanto o tasselli da cui è formato possano combaciare a perfezione gli uni con gli altri, oppure semplicemente rifiutandosi di osservarlo.

A tale proposito, l’illazione preferita e più diffusa è che, proprio perché si si esegue una critica nei confronti di partiti e politici che si presumono di sinistra, si sia fascisti. Al di là della valenza concreta e della direzione dalla quale quella critica proviene. Naturalmente lo si fa senza mai prendersi la briga di verificare se quei partiti e quei politici siano e soprattutto agiscano coerentemente per ciò che li si ritiene. Anche perché forse non si è più in grado di stabilirlo, se non in base allo stemma sulla loro bandiera o alla divisa che indossano.
Un’altra accusa, molto divertente, è quella di “stocazzismo”, affibbiata a chiunque adoperi un linguaggio che non si limita all’impiego dei 2-300 vocaboli e degli stereotipi più comuni. Andando ancora una volta a collimare con le dinamiche orwelliane, che proprio mediante l’eliminazione progressivamente più approfondita delle parole, di edizione in edizione del vocabolario della “Neolingua”, conseguivano il controllo del pensiero e l’impossibilità concreta di spingerlo oltre i confini dell’ortodossia stabiliti dal potere.

Ringrazio dell’attenzione prestata chiunque ha avuto la pazienza di arrivare fin qui, nella speranza che voglia contribuire alla discussione nel modo che riterrà più opportuno. Dato che si tratta di un argomento che ritengo di importanza fondamentale per le possibilità di poter fare in modo che questo paese possa essere deviato dalla direzione in cui lo si è instradato, magari solo in parte minima.

Clack
Fonte: www.comedonchisciotte.org
9.09.2013

Pubblicato da Davide

  • Truman

    Il tono del pezzo mi ricorda “Assalto a un tempo devastato e vile” di Giuseppe Genna, in particolare il punto in cui con tristezza si chiede “come si fa a dichiare guerra all’imbecillità?” (cito a memoria, ma se serve lo trovo).

    Eppure qualche elemento di conforto si trova. Anni fa il web era la cassa di risonanza dei media tradizionali, si commentavano con parole diverse gli argomenti imposti dall’alto. Oggi l’audience dei media tradizionali è crollata (la TV raggiunge meno del 50% dei giovani) mentre l’informazione web è cresciuta e riesce a portare i suoi temi alla ribalta. Adesso sono i giornalisti dei mass media che vengono sul web per capire le tendenze ed inserirle nei loro format anestetici. Cercano le notizie da noi per neutralizzarle, ma le riprendono.

    Il percorso si è invertito.

    A riscontro di questo, le ultime politiche italiane hanno visto emergere dal nulla una formazione che ha portato un 25% di voti di protesta. Non è importante qui il fatto che finora sono riusciti a neutralizzare tale protesta. E’ importante il fatto che una massa consistente nel 25% degli elettori è uscita dai ranghi. Per le elites questi sono numeri che fanno sudare freddo.

    Per il resto vale sempre Sun Tsu ( o Borrelli, il giudice di Milano) Chi è in posizione di inferiorità deve resistere. E ribattere ogni volta che è possibile, chiarirei.

  • yago

    ritengo di importanza fondamentale per le possibilità di poter fare in modo che questo paese possa essere deviato dalla direzione in cui lo si è instradato, magari solo in parte minima.

    Questo paese è ormai giunto ad un punto di tale confusione che sperare di deviarlo senza uno shock è impossibile. Un tracollo economico di stile argentino forse ci permetterà di ricominciare d’accapo. Chi occupa le cabine di prima classe sembra non rendersi minimamente conto che la nave affonda continua imperterrito a gozzovigliare convinto che se ne esca starnazzando , ma non è cosi.

  • FreeDo

    Un articolo che merita devozione. Non e’ di sterili e inutili discussioni che c’e’ bisogno, ne’ di dimostrazioni di un sapere fatto di informazioni ingurgitate quasi avidamente, ma di riflessioni come queste.

  • Georgejefferson

    Grazie Clack.Solo un appunto.Cento e rotti anni fa,le proteste erano per fame e disperazione,qui in Italia.

  • teresa

    É vero!
    Anche io mi rendo conto che molta gente comune vive al di fuori di quello che sta succedendo nel paese,non c’é molta gente interessata ai programmi sociali i quali ci informano di cose che noi mai sapremo…Questo lunedì e anche l’altro PRESA DIRETTA ci ha fatto conoscere delle realtà pesanti del nostro paese……il giorno dopo ho chiesto a varie persone se avevano visto tale programma e nessuno di loro lo aveva visto…..io rimango attonita,sembra che vivono in un’altro pianeta,il giorno che cadrà loro il mattone in testa diranno:che succede?
    PURTROPPO LA REALTÀ ITALIANA É QUESTA ,CITTADINI CHE NON SI SENTONO PATRIOTI

  • Behemot

    ” E’ anche vero che se uno studio recente ha stabilito che oltre il 70% della popolazione attuale si trova in condizioni di analfabetismo funzionale, ovvero non è in grado di rapportarsi correttamente alla complessità della realtà quotidiana.”(Clack)

    …. fantastico Clack !!! …. e qui che ci casca l’asino !!!

  • Affus

    la realtà è anche convincersi che non è necessario che il popolo capisca, intenda o approvi ,ma che la società sia fondata su principi giusti tra tutti , indipendentemente da quel che riesce a percepire il popolo bue.

  • GioCo

    Il motivo, caro Clack, per cui il tuo pubblico non ti segue in “ragionamenti banalmente più complessi di un tweet” e ferocemente semplice: la mente non funziona così.
    Essa si adatta a comprendere il mondo a cui viene preparata. In un certo senso è come se tu volessi convincere il tuo pubblico a capire il concetto della democrazia, parlando in italiano, a persone mediamente colte che sono nate in italia 500 anni fa.

    Non puoi pretendere che capiscano con tanta base storica che manca nei loro schemi. D’altronde i messaggi che ricevono giornamente e che sono diretti al loro subconscio non li preparano a ragionare diversamente. Banalmente, per comperare il latte o per trovare lavoro non c’è bisogno di sapere “nel grande” cosa accade, ogni cosa può essere risolta nel piccolo, nel vicino. La pubblicità parla continuamente del mondo piccolo e vicino e tramite l’uso (apposito) di un linguaggio infantile e uno “stile narrativo” adatto a una psicologia emotiva non più evoluta di un adolescente (volubile e costruita su relazioni fragili e contorte). Il cinema, la TV, ripropongono e rafforzano schemi comportamentali basati sulla ciclotimia e i contrasti forti (di colore e di umore). Tutto questo comporta una potente destabilizzazione del senso civico e di responsabiltà, in favore di un “prepotente” bisogno indotto di scarico delle tensioni emotive (forzate). A conti fatti e come se avessi a che fare con un branco di bambini viziati che abitano corpi (che richiderebbero responsabilità da) adulti. Sono persone psicologicamente destabilizzate e senza “l’attrezzatura” minima per ristabilizzarsi da soli. Quanche volta il processo destabilizzante si inceppa ma in generale funziona bene: riduce la mente a una radio rice-trasmittente rotta, con diversi fusibili bruciati, capaci solo di sintonizzarsi su un paio di canali di musica pop.
    Chiaro che se poi chiedi loro conto di come vanno le cose e il mondo, non possono che rispondere con la “mollezza” della “mucca nella stalla”. Potremmo chiamare tutto questo “sindrome da allevamento intensivo” ma immagino che pochi capirebbero cosa significa.
    Allora giunge la fatidica domanda: che fare? Non si possono semplicemente aprire le stalle per far fuggire le mucche, perché ti guarderebbero con aria beota senza capire. Non si può lasciare che vadano al macello come previsto dalle targhette appese sulle loro orecchie (che poi sono le stesse che alcuni di noi leggono con angoscia appese alle proprie orecchie, ben sapendo “come leggerle”).
    Beh, la risposta non è semplice, ma se Piero Angela riesce a spiegarci ancora “la vita del Cormorano” in TV appassionando qualcuno, forse non tutto il nostro “cervello medio” è fottuto. Molti andranno al macello. Credo la stragrande maggioranza. Ma l’inizio della fine non è ancora giunto. Il ticchettio della bomba risuona nelle orecchie di chi è sveglio e ci restituisce nervosismo, ma secondo me non ha senso tentare ora di disinnescare l’ordigno. Ha senso prepararsi alle conseguenze, perché è in quel momento che si giocherà la “finale” della partita: adesso è ancora una “fase preparatoria”. Quando la bomba scoppierà tutti potranno vedere la realtà mefistofelica, il lager in cui siamo immersi, ed allora la disperazione prenderà il posto di qualunque emozione in chi non era sveglio.
    Certo, un inghippo potrebbe inceppare tutto. Come “il ritardo” dell’invasione in Siria, tutto può accadere. Anche niente. Ma se “vediamo” allora la responsabilità che ci rimane tra le dita è quella di “essere pronti” anche per chi invece non ha avuto la nostra stessa “fortuna”.

  • Primadellesabbie

    E per “essere pronti” bisogna aver costruito un’arca e, dopo aver individuato quanto possibile degli aspetti eterni tra i quali caracolliamo, riporveli e custodirli “anche per chi invece non ha avuto la nostra stessa fortuna”, e responsabilità !

  • stefanodandrea

    Le “persone comuni” sono sempre state così. Come i “cafoni” di Fontamara, che il signorotto di turno raggirava dividendo 10 anni in tre lustri (o qualcosa del genere).
    Le persone comuni per decenni hanno votato simboli (falce e martello, la fiamma o la croce) e messaggi semplici o slogan, spesso fondati sul contrasto dell’avversario: anticomunismo, antifascismo, anticlericalismo.
    Milioni di persone hanno votato Berlusconi nel 1994 sul presupposto che “è ricco e dunque non ha bisogno di rubare” oppure sull’assunto che “è stato un bravo imprenditore, perciò sarà anche un bravo politico”. Frasi stupide e insensate, che hanno la medesima profondità e veridicità di questa: “ha i capelli rossi quindi è un avvocato”.
    Ampliare la riserva indiana si, questo bisogna farlo. Ma non dobbiamo convincere le persone comuni, dobbiamo prima unire le persone poco comuni. Qui si avvertiranno altri disagi, in particolare la mancanza di pazienza e quindi della capacità di collocarsi nella prospettiva storica e l’avversione generalizzata alla disciplina, che rende impossibile l’unione o la comunione.
    Unire le persone non comuni, in una prospettiva paziente per ilcompimento di un’azione comune e disciplinata. Questo è ciò che occorre. Tutto il resto non serve, se non ad ampliare lentamente la riserva indiana
    Poi, creata l’offerta politica- le idee, l’organizzazione, gli uomini – ci si rivolge alle persone comuni. Serviranno simboli, slogan, polso del tempo e condizioni favorevoli. Tutto sommato il compito da svolgere in questa seconda fase è agevole. E’ la prima fase quella veramente difficile. Lo sgomento di Clack deve essere seguito da una riflessione: non è alle persone comuni che occorre parlare; e quelle non comuni bisogna invitarle non a parlare ma ad agire. A MILITARE

  • namincazza

    Condivido in pieno, ed è cosa che non dovrebbe suscitare stupore.
    Già da prima di internet era assai difficile trovare persone in grado di affrontare problemi complessi in modo efficiente.
    In campagna i nostri nonni e bisnonni si mettevano attorno al fuoco a ragionare, a valutare, a considerare pro e contro delle scelte.
    Già 20 o 30 anni fa questo modo di procedere nella vita era pressoché scomparso.

    Responsabilità? Congiunta di scuola e famiglia, a parer mio. La scuola italiana da luogo di acculturamento e palestra di vita, è diventata da lustri uno stipendificio (per chi ci lavora), ed un posto per piazzarci i figli in mancanza di meglio (per padri e madri). La famiglia ha da un bel pezzo rinunciato a svolgere il ruolo per il quale è venuta nei secoli formandosi; ed infatti si sta lentamente disfacendosi.

    Quando è nato il web ne ho seguito con estremo interesse crescita e diffusione, giacché intravvedevo enormi potenzialità di accesso alle informazioni e di divulgazione delle stesse. Ma quelle speranze erano solo pie illusioni.

    Da un paio di generazioni, in questo Stivale dei miei stivali, la regola numero uno è: se hai da fare una scelta, fai quella più facile. Il motivo per cui questa regola è così diffusa e generalmente praticata, risiede nella regola numero due: qualsiasi cosa accada, la responsabilità è sempre degli altri.

    on queste premesse che ti aspetti?

  • ervalvola

    Il mio primo commento su questo sito che leggo da parecchio tempo, per ringraziare l’autore di questo articolo!

    ” l’illazione preferita e più diffusa è che, proprio perché si si esegue una critica nei confronti di partiti e politici che si presumono di sinistra, si sia fascisti” …e questo sono riuscito finalmente a sopportarlo, ma quando mi dicono “ma tu vuoi fare la rivoluzione!” solo perchè sto provando a RAGIONARE… quello è troppo.

    Lo “stocazzismo” è una chicca! Ne soffro da anni e non avevo mai trovato un etichetta migliore; grazie per la definizione, me la venderò!

    Volevo però aggiungere che se è vero che stiamo perdendo la capacità di affrontare le questioni complesse, è anche vero che molte questioni sono complicate artificialmente per renderne difficile la comprensione.
    Forse è tramite uno sforzo di semplicità che possiamo ritrovare uno spazio culturale sofisticato.

  • Nauseato

    PAROLE SANTE

    Berlusconi lo trovo letteralmente insopportabile e ancor più di lui in persona, i suoi elettori e i suoi cortigiani. Ma detto questo non posso che condividere parola per parola. Anche avendo provato sulla mia stessa pelle esattamente quello che denuncia l’autore dell’articolo.
    E purtroppo di proposte non ne ho nemmeno mezza. O forse sì. Pensare alla salute.
    Non saprei davvero cosa poter aggiungere di più e che dire di altro. Se non che tristezza e che pena.

    Che sfacelo.

  • Primadellesabbie

    In Italia le persone per bene hanno paura. Le persone per bene, che appartengono ad ogni ceto sociale, che si trasmettono di generazione in generazione la scelta di una vita onesta e misurata, l’attenzione per le esigenze del prossimo, una capacità di sacrificio che altri non immaginano, l’affetto per la famiglia, lo scrupolo in ogni loro azione. Queste persone, che sfuggono alle classificazioni, che non saranno mai solo borghesi grandi o piccoli o solo proletari, cristiani, animisti o atei, che costituiscono la defilata e solida intelaiatura di qualsiasi contesto sociale, oggi, nel nostro Paese, hanno paura.

    Certo le notizie riguardo la situazione economica che da trent’anni hanno preso il sopravvento su tutto il resto, sono allarmanti (trent’anni or sono i bimbi hanno cominciato a ricevere in regalo dei mostriciattoli con cui trastullarsi, al posto dei consueti giocattoli: sarà un caso ?). Venti di guerra seguono venti di guerra in un crescendo wagneriano. Gli spettacoli ossessivi, le immagini raccapriccianti, le problematiche irrisolvibili assediano ciascuno di noi.

    Apro una parentesi.

    I portavoce di un personaggio politico di primo piano che non riescono a pronunciare due frasi senza insinuarvi una qualche minaccia, donnacce scosciate e urlanti che strepitano a bocca spalancata non avendo nulla da dire che la lezioncina mandata a memoria, giornalisti che amministrano con disinvolta spregiudicatezza il disordine che ci circonda, il diffuso clima “da caserma” (si può fare quel che si vuole ma, all’occorrenza, esistono mille regole per dare una lezione…), l’evidenza di essere governati da bande che non rispettano alcuna regola: non vi sembra un po’ troppo?

    E non si continui a impallinare l’antiberlusconismo ! L’individuo non si può ignorare, ha preso la scena e non la molla ed é sempre fuori tono, onnipresente. Ci sono persone, nel suo entourage, eleganti e misurate nei modi: quindi sa quello che fa e vuole che si noti !
    Mi sembra una vigliaccata criticare chi ne é esasperato.

    Quando gli insetti ricoprono il parabrezza ci si ferma e si ripulisce per bene il vetro, per poi riprendere il viaggio.

    Chiusa parentesi.

    Giorni fa ho ascoltato alla radio qualche frase dell’ondivago Cacciari che mi sembrano condivisibili. Diceva che i partiti impartivano un tirocinio ai loro affiliati, una specie di preparazione utile quando assumevano cariche pubbliche. Questa funzione si é esaurita e se ne può constatare la mancanza. Rilevava anche, prendendone le distanze e proponendo altre strade, che Grillo ha constatato e preso atto di questo fenomeno e si é attrezzato per fare politica con il materiale umano a disposizione.

    Per quanto riguarda il rimbambimento collettivo il sistema scolastico, in cui tutti, compresi gli analfabeti, pretendono di mettere le mani, ha grandi responsabilità, fa mostra di perseguire obbiettivi siderali e razzola rasoterra, tranne qualche eccezione, in sintonia con il sistema Italia: raggiungiamo vette incredibili in ogni campo ma non siamo capaci di diffonderle, di diffonderne la fruizione se non a parole e…a statistiche.

    Si vive in un Paese che sappiamo evoluto fruendo di servizi e strutture da terzo mondo. Progettiamo la Ferrari ma disponiamo di auto che si fermano quando piove.

    E adesso continuiamo pure a dissertare sulla pochezza e l’ottusità “della sinistra”, così siamo sicuri di non uscirne più: “last nail in the coffin” dicono da queste parti.

  • GioCo

    L’arca può essere un semplice aspetto del proprio credo. Non necessariamente religioso. Personalmente non credo molto nella necessità di custodire gli “aspetti eterni”, che se ci sono, proprio perché eterni, possono custodirsi da sé. Tuttavia mi pare sia più concreto salvaguardare la mia individuale capacità di giudizio. Poiché è sulla base di quella che si prospettano le mie possibilità di affrontare il presente, responsabilmente.

  • Primadellesabbie

    Nulla da eccepire, ovviamente.
    Io mi sono fatto guidare da una tua frase, cui evidentemente tu hai destinato un senso diverso da quello che percepisco io.

    A volte succedono di questi scherzi.

    ” …Ma l’inizio della fine non è ancora giunto. Il ticchettio della bomba risuona nelle orecchie di chi è sveglio e ci restituisce nervosismo, ma secondo me non ha senso tentare ora di disinnescare l’ordigno. Ha senso prepararsi alle conseguenze…Quando la bomba scoppierà tutti potranno vedere la realtà mefistofelica, il lager in cui siamo immersi, ed allora la disperazione prenderà il posto di qualunque emozione in chi non era sveglio… . “

    La tua frase può richiamare la fine di un ciclo, nonostante tu intendessi altro, e ciò che é destinato a sopravvivere del ciclo che scompare e servirà ad iniziare il nuovo sarà “salvato” da qualcuno in grado di percepirne l’importanza, l’eternità e custodirlo in un”arca”, che potrebbe essere lui stesso, la sua memoria, la sua intuizione.

    Proprio come descritto nella favola biblica, in cui i simboli abbondano.

  • Viator

    Non si devono aprire le stalle, le si deve bruciare. La grande massa di bestiame umano morirà e morirà male. I pochi superstiti dovranno riadattarsi alla vita brada e questo significherà rimanere stupidi come prima, ma senza più avere una televisione al posto del cervello. E per riadattarsi soffriranno, che è l’unica cosa che sanno fare bene.

  • Viator

    Non è così solo in Italia, è così in tutto l’occidente americanizzato. L’inebetimento caratteriale, la voglia di non pensare, la decadenza delle istituzioni e l’adorazione non del dio Denaro (quello lo adorava la borghesia classica) ma del Denaro facile (quello che si consegue colla speculazione finanziaria anziché cogli investimenti produttivi) sono tratti caratteristici della decadenza indotta dal benessere.

    L’altro fattore è costituito dalla continua crescita della complessità dei problemi. I nonni si mettevano attorno al fuoco per risolvere i problemi di un pascolo o di un’officina; oggi ogni problema si proietta su scala nazionale e planetaria e presenta implicazioni tecnologiche che sopraffanno l’orizzonte della gente comune.

    Ciò che è cambiata non è la ferrea legge delle élites e degl’istinti aggregativi del gregge – che è la base della sopravvivenza dell’animale umano come di ogni specie vivente – ma il fatto che le une e l’altro (le une ancor più dell’altro) si sono gettate alle spalle ogni spirito di sacrificio e ogni interesse verso una progettualità a lungo termine. Stiamo cominciando a vedere cos’accade quando si privilegia il principio di godimento su quello di prestazione e Narciso prende il sopravvento su Orfeo, per dirla nel linguaggio degli esponenti (tutti giudei) della scuola di Francoforte.

    In questo contesto io vedo la disarticolazione della famiglia e della scuola e l’influenza instupidente dei media come aspetti organici del processo, più che strumenti manipolati dalle élites dirigenti. E’ far loro troppo onore pensare che siano capaci di operare su scala decennale.

  • Primadellesabbie

    Quanta fretta. Benedetta gioventù !

  • sisifo

    Sul fatto che Berlusconi funga da specchietto per le allodole, mi pare che non ci siano dubbi.
    Però, da un articolo che pretende di fare informazione, mi aspetterei che riportasse i fatti correttamente, e non edulcorati come sui media che si vuole criticare.
    Il processo a Berlusconi riguardava una gigantesca frode fiscale di 300 milioni di Euro cui solo l’ultima parte di 7 milioni si sono salvati alla prescrizione e alle leggi ad peronam, che lo stesso Berlusconi si era promulgato in evidente stato di conflitto di interessi.
    Quindi, le due questioni citate nell’articolo (processo Mediaset e MPS) sono ambedue gravissime.

    Non è certo raccontando parzialmente fatti importanti che si può pretendere di essere credibili. Anzi, sono proprio queste omissioni che generano confusione e sospetto, e che finiscono per ottenere l’effetto opposto di quel che si voleva raggiungere.

  • makkia

    Il web, il web.
    Era ed è uno strumento, potentissimo ma solo… in potenza. La struttura della Rete sta cambiando.
    E’ partita come un meraviglioso strumento per lo scambio delle idee. Ed era duplice:
    da un lato era profondo e intenso come lo scambio epistolare (le cakkiate rimangono nero su bianco a farsi sbeffeggiare e quindi cerchi di evitarle), ma col vantaggio dell’immediatezza, dell’ampia diffusione (non scrivevi a una persona ma a una comunità) e dell’interattività (le botte e le risposte erano a minuti di distanza). Si chiama[va] newsgroup e poi forum, le “bacheche virtuali”.
    Dall’altro, se la necessità era di interazione immediata e “operativa”, ci sono [c’erano] le chat.
    Su tutto, il sito web, con minima interattività ma libertariamente a disposizione di tutti, uno sforzo di singoli nel donare le proprie conoscenze agli sconosciuti.

    Oggi il sito web è sempre più spesso una trappola commerciale che usa le (scarse e dosate) info utili come scusa e specchietto per attirare clienti ai quali proporre qualcosa da vendere.
    Il blog, prima “evoluzione” negativa della rete, nasce per solleticare la vanità personale, ci illude di essere tutti Stendhal, narratori sagaci del mondo che ci circonda. Così le opinioni in libertà soverchiano le solide informazioni e il blog assorbe le energie che si mettevano nel controbuire al “vecchio” sito web libertario e informativo (o al forum).

    I social network (altra pestilenza) sono la morte della Rete. Sono la chat al cubo, dove la necessità di interazione veloce si finge sostuto valido ed evoluto della ponderosità, la profondità e il senso di appartenenza del forum. Ma il messaggio è da “sindrome del pesce rosso”, non fai in tempo a leggerne uno che se ne sovrappone un altro. Dopo un po’ (non ti accorgi più che) non stai “interagendo” affatto. Comunicazione aridamente funzionale, della quale non rimane niente. La sensazione è quella di avere degli amici e partecipare a una comunità, l’effetto è l’intelligenza “da formicaio”. Stimola i partecipanti sfrecciare conformisticamente nel flusso comunicativo, scrivendo quello che presumono sia bene accetto nel gruppo, pena l’irrilevanza, in un infinito e assordante feedback di auto-censura inconsapevole.
    E così, il Minimo Comun Denominatore di un gruppo è dato dal più stupido dei partecipanti, come in quell’aberrazione di comunità che chiamiamo Riunione di Condominio, che odiamo di cuore, ma che in Facebook è la normalità accettata e benvenuta perché “possiamo scegliere i partecipanti”.

    I giovani non guardano più la TV? Vero. Ma è anche vero che stanno smettendo di usare il computer, attaccati allo smartphone, coll’esigenza di rispondere al tweet che è più pressante del parlare con l’amico che gli siede fisicamente davanti nel pub: lui può aspettare, Twetter no.

    Sono sempre “mezzi”, sono sempre potenzialmente utili, ma purtroppo la Rete può andare sia verso la massificazione che verso la collettività virtuale. E la spinta non sembra andare nella direzione auspicata da Grillo e Casaleggio (anche perché non prendono in considerazione i “software” giusti).

  • Truman

    Tutto vero, ma da questo punto di vista il web resta meglio della TV.

    Il problema reale è che sul web si possono controllare molto meglio le persone. Tutto ciò che fanno può essere tracciato. Ma questo è un discorso lungo.