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SULL'IMPATTO DELLE IDEE ECONOMICHE

DI ALEX MARSH
Pieria.co.uk

Ieri Noah Smith ha analizzato se le idee e gli argomenti degli economisti hanno una grossa influenza sulla politica e sulla pratica. Ha utilizzato una versione modificata di una famosa citazione di Keynes come punto di partenza. Ha poi valutato se è possibile affermare che ci sia un qualche economista vivente che abbia  un’influenza significativa sulla condotta politica. Egli ha citato Paul Krugman, Robert Barro, Martin Feldstein e Greg Mankiw. Sono economisti di alto profilo, i maggiori candidati. Se non sono influenti, allora vuol dire che forse nessun economista lo è.

Smith differenzia l’influenza sull’opinione pubblica dall’influenza sulle élite. Egli osserva che l’opinione pubblica è molto spesso fortemente contraria alle idee che hanno una forte presa all’interno della comunità economica, come il fatto che il libero scambio sia una buona idea o che l’equo canone sia una cattiva idea.

Smith conclude che, pure essernoci economisti non più viventi le cui idee sono ancora in auge – il primo esempio viene dal liberismo di Friedman – in qualunque modo si ponga la questione gli economisti viventi non hanno una grande influenza. Non sono, nell’ipotesi di Smith, neppure vicini all’essere influenti come “scrittori”.

Non ho ben capito se ciò implica il fatto che gli economisti sono, per definizione, non scrittori. Mi immagino che Deirdre McCloskey possa rispondere con un “amen” se la cosa fosse vera. Gli economisti tempo addietro sacrificavano lo stile in favore di una particolare versione della sostanza. Ma non è questo il punto.

Aspettarsi un chiaro nesso causale tra le dichiarazioni di un singolo economista e un cambiamento della politica è davvero arduo. Si tratta di una aspettativa non realistica, come potrebbe dire un qualsiasi studente dei processi politici.

È difficile valutare se l’influenza della ricerca o delle prove segua un processo di “illuminazione” invece di uno “ingegneristico”. Cioè, la ricerca e le prove di rado suggeriscono alla politica la soluzione di un problema particolare o la risposta a una domanda davvero pressante (il modello ingegneristico). Le idee filtrano nella pratica quando vengono inserite nel curriculum e poi formano l’educazione delle generazioni successive, per poi diventare decisive (il modello di illuminazione) .

Questo è quello che aveva in mente Keynes quando delineò la sua Teoria Generale, speculando sul possibile impatto delle sue idee. La citazione completa è:

Le idee degli economisti e dei filosofi politici, quelle giuste come quelle sbagliate, sono piú potenti di quanto comunemente si ritenga. In realtà il mondo è governato da poche cose se si escludono queste. Gli uomini pratici, che si credono affatto liberi da ogni influenza intellettuale, sono spesso schiavi di qualche economista defunto.

I pazzi al potere, che sentono le voci nell’aria, distillano le loro frenesie da qualche scribacchino accademico di pochi anni addietro. Sono sicuro che il potere degli interessi costituiti si esagera di molto, in confronto con l’affermazione progressiva delle idee. Non però immediatamente, ma dopo un certo intervallo; perché nel campo della filosofia economica e politica non vi sono molti sui quali le nuove teorie fanno presa dopo che essi abbiano passato l’età di venticinque o trent’anni; cosicché le idee che i funzionari pubblici e gli uomini politici e persino gli agitatori applicano agli eventi correnti probabilmente non sono le più recenti. Ma presto o tardi varranno le idee, non gli interessi costituiti, che sono pericolose sia nel bene che nel male.

Questo paragrafo si può leggere in vari modi. Uno è focalizzandosi sulla parola “defunto”. Coloro che hanno una posizione di autorità – gli “uomini pratici” – operano ancora con lo sfondo concettuale che hanno appreso nel loro percorso formativo. Hanno prestato poca attenzione a come si è mosso nel frattempo il mondo accademico. Non si tratta necessariamente di una critica, e molto probabilmente avranno avuto altre cose di cui occuparsi. Ma la cosa può avere conseguenze spiacevoli. Quando queste persone cominciano ad avere influenza, potrebbero agire basandosi su idee che sono già state pesantemente squalificate o screditate.

È utile qui, credo, allontanarsi dalla focalizzazione sui singoli autori per andare verso lo stato dell’arte della conoscenza.

Prendete il settore della politica ambientale. Si potrebbe sostenere che “l’economia” è stata enormemente influente nel modificare il modo in cui i politici pensano a come affrontare i problemi ambientali.

È forse possibile indicare singoli economisti – come Nicholas Stern – che sono stati in grado di avvicinarsi al processo politico e di influenzare il dibattito. Ma è più importante capire come il panorama intellettuale sia cambiato nel suo complesso. Ad esempio, una critica costante delle regolamentazioni centralizzate ha portato gli ambienti politici a preferire l’uso degli incentivi fiscali. Direttamente dal programma degli economisti. Capire se la pratica politica riesce poi a implementare una simile convinzione è, ovviamente, una questione diversa.

Ancora più sorprendente è il modo in cui i politici hanno condiviso gli argomenti degli economisti sui benefici dei mercati artificiali. L’idea di mettere sul mercato le emissioni di anidride solforosa fu esplorata negli Stati Uniti negli anni ’90. Ora siamo giunti alla fase tre del sistema, estremamente ambizioso, di scambio di emissioni dell’Unione Europea, che copre la produzione di energia, l’industria pesante, l’aviazione, e molto altro ancora. L’idea di inserire le regolamentazioni sugli scambi di materiali inquinanti in un quadro globale non è del tutto fuori dall’ordine del giorno.

Non sto dicendo che le politiche che favoriscono gli scambi nella gestione dell’inquinamento siano, per definizione, una cosa positiva. Ci sono un sacco di problemi quando si va sul pratico. Voglio solo dire che questo è un settore in cui il pensiero economico è preminente. Anzi, si potrebbe sostenere che le microeconomie convenzionali forniscono gran parte del quadro concettuale entro cui si svolge il dibattito politico.

Ma le cose non devono andare necessariamente così. E penso che per alcuni del movimento ambientalista sicuramente non dovrebbero. Ma ciò dimostra quanto l’economia possa, come già fatto in passato, influenzare il mondo politico.

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ALEX MARSH
Pieria.co.u

Link: ON THE IMPACT OF ECONOMIC IDEAS

19.03.2014

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da SUPERVICE

Pubblicato da supervice

  • Truman

    Ho il sospetto che l’articolo qua sopra sia uno dei tanti che prendono la rappresentazione del mondo data dai media per realtà.

    A volte bisogna calarsi nella matrice, nello stile di Neo, per combattere all’interno. Ma per capire conviene restare fuori.

    E ciò che io vedo nella pratica è sempre l’economia di Superciuk (l’antieroe dei fumetti di Alan Ford), cioè si ruba ai poveri per dare ai ricchi. “Privatizzare i profitti e socializzare le perdite” è il modo in cui la definiscono altri. Comunque esistono infinite varianti dell’economia di Superciuk, ma le differenze sono di ordine cosmetico più che sostanziale. Ecco allora che le varie “teorie” economiche si appoggiano allo Zeitgeist del tempo per giustificare il loro comportamento. Ma sono pretesti, non sostanza. La sostanza è che si ruba ai poveri per dare ai ricchi. Il pretesto è variabile a seconda del momento, in base alle idee che vanno di moda. La sostanza è sempre la stessa.