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SUINI IMPASSIBILI

DI GEORGE MONBIOT

theguardian.com

Ecco un racconto d’inverno che non vi farà passare la voglia di cenare. Forse.

Non vorrete certo che rovini la vostra cena natalizia con degli articoli sull’ingiustizia e sullo sfruttamento. Durante il periodo di festa, quindi, ho deciso di raccontare, stranamente, delle storie d’inverno accadute realmente ma senza alcun fine politico.

Dopo la scuola mi sono preso un anno sabbatico. Volevo viaggiare ma non avevo soldi, quindi ho trovato un lavoro in un allevamento locale di suini.

C’erano 1400 maiali, e molti aspetti dell’allevamento mi sconcertavano. Spingere escrementi con un lavavetri per tutto il giorno, sapendo che una volta uscito dal recinto si sarebbe riempito di nuovo, non è una formula lavorativa soddisfacente. Mi sentivo come un carceriere. Non mi piacevano i recinti in cemento, il comportamento ripetitivo dei maiali, il loro mordersi la coda e la loro fiacca aggressività. Ma ho potuto sopportare tutto ciò grazie al gestore dell’allevamento.

Malcolm (ho cambiato i nomi), a modo suo, era brillante. Instillava un senso di lealtà verso l’azienda che mai avrei immaginato. E ha capito il bisogno di mantenere allenati i suoi tre braccianti.

Quando arrivavamo a lavoro, ci insegnava come passare la mattinata a comporre un brano o un poema, o come metter su uno scherzo o una farsa. I nostri sforzi erano ardui, ma non importava. Piuttosto che soffermarmi sui lavori ingrati, mi concentravo sul compito del giorno. Poi, come per magia, mi ritrovavo alla fine di un’intera fila di recinti. Ma ciò che ci manteneva in esercizio, e mi faceva agognare quelle giornate, erano i suoi scherzi pratici. Era molto autoritario e aveva un volto misteriosamente impassibile, cosicché non potevamo mai essere sicuri se stessimo seguendo un vero ordine o se ci stesse spettacolarmente prendendo in giro.

Il suo umorismo era segnato da una punta di crudeltà, ma eravamo giovani e rozzi, e non ce ne curavamo affatto. Disse a Dave, uno dei braccianti, che suo fratello stava per arrivare all’allevamento. “è sordomuto ma non preoccuparti. Quando arriva sorridi e saluta, lui si sentirà a suo agio.” Poi, Malcolm telefonò al fratello dicendogli che Dave, uno dei braccianti, era sordomuto. “Ma non preoccuparti. Quando lo vedi, sorridi e saluta.” Quando suo fratello arrivò, Dave era seduto, solo, intento a pranzare. Malcolm li presentò con gesti stravaganti. “Bene, vi lascio procedere da soli.” Tornò mezz’ora dopo: stavano ancora salutandosi e sorridendosi.

A qualche settimana dall’inizio del lavoro, il disastro colpì. Era l’inverno 1981/82, uno dei più rigidi da circa 20 anni. Una notte, la stazione metereologica locale segnò -19°C. Stavo andando in slittino con gli amici in paese, e vedemmo qualcosa di stupefacente nel cielo: bellissime colonne di luce bianca, scintillanti e cangianti, che si rompevano poi scomparivano, si stagliavano da dietro le colline verso lo zenith. Eravamo disorientati. Erano proiettori? Alieni?

Un’illusione ottica? Quindici anni dopo, svolgendo ricerche su tutt’altra cosa, ho letto che quella sera, nell’Oxfordshire, c’era stata l’Aurora Boreale.

Il mattino dopo, quando arrivai a lavoro, scoprii che il sistema di alimentazione automatico si era ghiacciato. I maiali dovevano essere nutriti a mano. Per ogni maiale ci volevano un secchio di cibo solido e due di liquido. Per le due settimane successive, cominciavamo alle sette del mattino e terminavamo alle sette di sera, correndo per tutto il giorno con i secchi. Mi sono addormentato due volte sotto la doccia. Infine, il freddo cessò, e il sistema di alimentazione automatico ricominciò a funzionare. Eravamo sopravvissuti al disastro. In qualche punto gli escrementi arrivavano all’altezza del ginocchio e c’erano maiali morti dappertutto.

Pulire era noioso ma semplice, finché non arrivammo alle enormi scrofe che erano morte congelate nel capanno da parto. Erano gonfie come mongolfiere, quasi da riempire il loro rifugio bloccando gli ingressi. Eravamo tutti di fronte al primo rifugio, grattandoci il mento. Una zampa posteriore, enorme e verdognola, sporgeva attraverso la porta. “Bene,” disse Malcolm, “volontari? Ah, George. Grazie.”

“Ehm, no, grazie”, dissi. “Ma ti ho sentito dire chiaramente ‘Mi sacrifico per la Regina e per il paese’. Dave? Tracey?” Gli altri annuirono. “Abbiamo i testimoni.” Malcolm si voltò verso di me. “Ti sei offerto per una bella cosa, e il tuo atto d’altruismo non verrà dimenticato.” “Bene”, dissi. “Mi serve un bastone, un coltello e qualche corda. Costruirò una lancia.”

Se ci fu un barlume negli occhi di Malcolm, non me ne accorsi. “No, non puoi fare così. C’è un modo preciso. C’è solo un punto preciso in cui puoi sgonfiare un maiale. Aspetta qui.”

Tornò provvisto di un bisturi con una lama di tre centimetri. Mi parlò di un punto preciso posto nella cavità corporale dietro l’ascella del maiale. Dovevo semplicemente spingere la lama finché non lo avrei trovato, dopodiché il gas sarebbe uscito e avremmo potuto tirar fuori il maiale.

C’era uno spazio di circa trenta centimetri tra il maiale gonfio e il tetto del capanno. Mi sono introdotto con cautela, adagiandomi sul fianco del maiale che oscillava sotto di me come un materasso ad acqua. L’odore era più che un odore. Era un attacco al cervello che s’impadroniva delle mie emozioni e mi riempiva con un’irresistibile voglia di andarmene.
Ma ero un piccolo macho idiota e non mi sarei mai tirato indietro. Ho cominciato ad affondare la lama nella pelle. La carne si spostava come fosse un budino, resa soffice e gassosa dalla putrefazione. Ho continuato a tagliare finché la metà del mio avambraccio non fu inghiottita. L’appiccicaticcio si aggrappava a me. Sembrava quasi mi stesse risucchiando. Più andavo in profondità, più la mia faccia si avvicinava all’apertura. Non sentivo più niente. All’improvviso ho realizzato. Avevo abboccato. Il mio nome avrebbe risuonato in tutti i pub della contea negli anni a venire. Proprio in quel momento, toccai il punto preciso.

Dal maiale esplose un geyser di budella liquefatte. Mentre la scrofa si sgonfiava, dovevo spingere con la mano contro il retro del capanno per non finire nella cavità corporale. Uscii indietreggiando e mi alzai. Ero completamente imbrattato di melma verde e gialla. “Ben fatto,” disse Malcolm. Gli altri due erano piegati in due, grugnivano come maiali. “Bastardi.” Ma Malcolm non accennò per un attimo a sorridere. “Bene,” dissi, “chi vuole un abbraccio?”

Malcolm fece retromarcia col trattore e attaccammo una catena alla zampa sporgente. Il trattore avanzò lentamente e il maiale cominciò a spostarsi. Ci fu un biascicamento prolungato mentre il quarto posteriore dell’animale si staccava dal resto del corpo. “Hmm,” disse Malcolm. “Mi sembra ci sia da scavare. Volontari? Ah, bravo George.”
Visto? Non vi ho assolutamente fatto passare la voglia di cenare.

George Monbiot

Fonte: www.monbiot.com

Link: http://www.monbiot.com/2014/12/23/piggery-pokery/

23.12.2014

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ELISA BERTELLI

Pubblicato da Davide

  • giannis
    L umanita’ di oggi merita di essere decimata e i sopravvissuti di vivere come
    1000 anni fa’

  • rebel69

    Credo che purtroppo che ci auto distruggeremo da soli anche senza mangiare carne o derivati animali.Comunque l’articolo mi ha fatto ridere.

  • giannis

    siamo una razza parassita che rovina ,inquina , distrugge e uccide tutto quello che ha intorno

  • makkia

    1.000 anni fa non si viveva poi così male. Bastava nascere nobile o farsi prete.

    A parte questo, cosa c’entra l’umanità col racconto? Sembra una pagina di Dickens, Twain o (scambiando capodogli con maiali) di Moby Dick.