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SU PUTIN

DI GABRIELE ADINOLFI
noreporter.org

…A Putin – giustamente – dell’Europa non frega niente, non ha mai promosso alcun’azione di affrancamento dagli Usa.
E’ un autocrate (il che mi sta bene) che impone un nazionalismo liberale sulla base di un neostalinismo dell’era del mercato, che fa eisensteinemente l’occhiolino allo zarismo.
Ha giustamente in testa il panslavismo, gioca da affarista sul cartello energetico (anche questo mi sta bene) e ha sì una logica eurasiatica ma questa, nel significato ideologico e pratico, nulla ha a che fare con le pugnette nostrane perché si rifà alla dottrina ctonia, tellurica e anti-europea che prese quella definizione un secolo fa.
Il mix che guida orgogliosamente è fatto di cartelli oligarchici e di revanscismo sovietico.
Mi sta comunque bene. Continuo a prenderlo in considerazione e ragionare come potenziale, probabilmente il solo potenziale, alleato futuro.

Cosa che non sarà possibile se verrà in qualche modo troncato il legame d’interesse e di divenire che lega Mosca con Berlino. E ci provano, almeno Soros; ma non credo ci riescano.

L’Ucraìna domani

Putin è un leader degno di rispetto e la Russia è il potenziale partner di complemento dell’Europa.
Qualunque altra rappresentazione del padrone del Cremlino e della potenza dell’est è fantomatica e irreale. Mentre qualunque diserzione al compito della Rivoluzione Nazionale in Europa non consente la costituzione di quella relazione.

La rivoluzione ucraìna potrà finire in mille modi. In ogni caso la spartizione in atto del Paese e l’intervento diplomatico tedesco (che si presume sia stato sollecitato sotto banco da Mosca) lasciano credere che la situazione oggettiva non cambierà di molto, tranne che per il prezzo che pagheremo per il gas. Forse Putin sarà anche sollevato dal fatto di non essere più ostaggio di funzionari ottusi e corrotti come quelli ai quali aveva lasciato, non avendo altra scelta, la direzione dell’Ucraìna. Addirittura, la probabile incorporazione dell’Ucraina dell’est potrà forse saziare i revanscismi imperialistici dell’opinione pubblica sovietizzata.
L’Ucraìna della Rivoluzione Nazionale finirà, prima o poi, per trattare comunque con Mosca, perché vi è obbligata. E sono convinto che Mosca tratterà meglio e più volentieri con uomini che rispetta, come si sono fatti rispettare in armi quelli che noi siamo soliti rappresentarci come operai e mariti di cameriere che ci arrapano. E che invece sono donne e uomini vivi e coraggiosi mentre noi siamo zombies cervellotici. Li rispetterà e si rispetteranno.

Resta però il dubbio sul futuro ucraìno nell’Europa delle banche.

Un dubbio valido perché sappiamo di cosa si tratta. Ci preoccuperemmo un po’ meno del loro futuro se ci ricordassimo che ad est c’è un liberismo regolamentato ma pur sempre di liberismo si tratta.
La Russia è nel WTO e Putin (per ragioni strategiche diverse e anche condivisibili) ha espresso due volte l’auspicio di entrare nella NATO.

Qui comunque è sicuramente peggio e noi che lo sappiamo temiamo per loro.
Ma qui c’è anche l’Ungheria che dà un esempio unico. L’Ucraìna potrebbe affiancarvisi e magari il contagio potrebbe estendersi anche ai Paesi Baltici e produrre un nostro risveglio.

Gabriele Adinolfi

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Estratto da “A quelli che hanno scoperto Putin”

1.03.2014

Pubblicato da Davide